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Il debito

Salve, il mio nome è Bruno, 50anni, sposato con una dolcissima e bellissima donna di 35, Manuela, e ho una figlia, Daniela, di 18 che molto ha preso da sua madre. Sono proprietario di una piccola fabbrica in quel ricco nord-est italiano che molti invidiano. La storia che vi voglio raccontare è accaduta circa tre anni fa, quando a causa di problemi finanziari fui costretto ad andare in giro per banche a chiedere un prestito per rimettermi in piedi.
Inutile dire che girai a vuoto per giorni, visto che la mia unica attività era proprio la piccola fabbrica e in quei giorni non dava garanzie sufficienti per farmi concedere quel prestito. Le banche dopotutto devono fare i loro affari, e dovrebbe essere lo stato a garantire ai cittadini la possibilità di vivere onestamente, aiutandoli dove è opportuno senza entrare troppo nell’economia privata. Dopo aver girato per una decina di Banche, inutilmente, chiesi aiuto ad un mio amico che aveva avuto problemi simili ai miei. Lui mi disse che era meglio lasciar perdere la strada da lui percorsa perché gli era costato molto e, aggiunse, non solo in termini di denaro. Essendo quella la mia unica possibilità di salvare la mia azienda ed essendo
come detto l’unica cosa che possedevo, lo convinsi a dirmi il nome della persona a cui si era rivolto e il modo per trovarlo. Avevo già capito che si trattava di uno strozzino e, pur temendo la spirale in cui stavo entrando, lo andai a trovare il giorno dopo. Mi trovai di fronte una persona gentile e affabile, che poco si accordava col quadro che mi ero fatto. Ci vedemmo in un elegante bar del centro e parlammo tranquillamente delle nostre famiglie, di quello che facevamo del tempo libero, del campionato di calcio. Cose di cui si può tranquillamente parlare con amici di vecchia data. Alla fine della conversazione ci accordammo per il prestito e per gli interessi, che non trovai particolarmente esorbitanti. Il prestito però aveva una scadenza precisa da rispettare, e se non fosse stata pagata la cifra intera per quella data, mi disse che ci sarebbe stata una denuncia e istituita una istanza di fallimento. La cosa un po’ mi spaventò ma decisi di accettare.
Passarono i mesi e, nonostante il finanziamento, la mia azienda andava sempre peggio. Avevo inoltre ricevuto due furti che mi avevano quasi tagliato le gambe, visto che la produzione ne era stata pesantemente condizionata. Il giorno del pagamento era arrivato ed io ormai avevo capito che non ce l’avrei
mai fatta a pagare tutta la cifra, se non vendendo l’azienda. Ne andai a parlare con Giorgio, il finanziatore, che adesso mi apparve diverso, quasi contento di quello che succedeva. Ebbi addirittura il sospetto che quei furti fossero stati organizzati da lui, ma senza prove non ne feci nemmeno accenno. Lui mi disse che il contratto era quello, che bisognava rispettarlo, che gli affari erano affari e che comunque ci potevano essere altri modi per pagare. L’ultima affermazione mi giunse minacciosa e alquanto strana, e non risposi nulla. Lo salutai e me ne andai. Non parlai a casa di niente, anche se sia mia moglie che mia figlia mi trovarono alquanto strano.

Arrivò infine la data del pagamento. Inutile dire che i soldi per pagare non gli avevo e l’azienda sarebbe stata valutata di meno della cifra da restituire. Sulla casa gravava un’ulteriore ipoteca e non avevo nient’altro per pagare. Dopo una notte in cui non riuscii a chiudere occhio, cercando una maniera per sfuggire alle grinfie di quella gente, mi recai da Giorgio.
Quando gli dissi tutto mi guardò con aria sorridente, sicuramente felice di ciò che era accaduto. Dopo qualche inutile discussione su altri modi per uscire, lui arrivò a fare una proposta che mi raggelò il sangue nelle vene. Mi disse che mia moglie e mia figlia sarebbero state un valido strumento di scambio, visto che aveva da regolare conti con una decina di amici che avevano una grande voglia di scopare. Io la prima volta che ci incontrammo avevo detto a Giorgio della mia famiglia e di come Manuela e Daniela fossero belle. La proposta mi fece accapponare la pelle: la mia metà e la mia bambina nelle mani di uomini sconosciuti pronti a far loro di tutto per appagare i loro istinti animali. Rifiutai categoricamente e gli dissi di citarmi in giudizio e me ne andai sbattendo la porta. Tornai a casa e spiegai finalmente a mia moglie ciò che era successo. Lei mi guardò inorridita, in verità più per quello che avevo fatto senza dir loro nulla, che per la proposta di quell’uomo. Facemmo i nostri conti e ci accorgemmo che non avremmo potuto fare niente per pagare. Nemmeno lei aveva niente da parte perché mi aveva aiutato già in precedenza con alcuni soldi che il padre le aveva lasciato prima di morire. La guardai negli occhi e mi accorsi che lei stava pensando quello che stavo pensando io, cioè che l’unico modo per andare avanti fosse quello di concedersi agli amici di Giorgio. Io dissi che non poteva fare una cosa del genere e soprattutto non poteva costringere nostra figlia a farlo. Ma lei, guardandomi dritta negli occhi, mi disse che non c’era altro modo per sfuggire a quella situazione. Avrebbe parlato lei con Daniela e magari avrebbe chiesto a quelli che sarebbe venuti di non voler troppo da nostra figlia, impegnandosi lei a fare tutto. Seppur disgustato da questa situazione andai a parlare con Giorgio e ci accordammo per la sera stessa. Mi disse che io sarei dovuto essere presente, che le uniche precauzioni sarebbero state quelle a cui avrebbero pensato le due donne, che nel caso di un pur minimo dissenso da parte mia, la questione sarebbe finita come sapevo. Me ne andai con la coda tra le gambe e mi recai a casa per comunicare alla mia famiglia quello che mi aveva detto Giorgio.

Arrivato a casa vidi che Manuela e Daniela avevano parlato e nello sguardo di mia figlia vidi odio puro nei miei confronti. Evidentemente mia moglie l’aveva convinta della necessarietà del gesto e lei aveva accettato a malincuore.
Le dissi quello che avevo saputo poco prima e allora Manuela si affretto a far prendere una pillola anticoncezionale a Daniela, che mi guardò sempre con più disprezzo. Dissi loro di prepararsi e di vestirsi in maniera più provocante possibile, come mi era stato ordinato.

Alle 20. 40 circa bussarono alla porta. Aprì e feci entrare Giorgio ed i suoi amici. Li contai: erano nove. Sicuramente Giorgio era il più curato. Gli altri invece erano trasandati, alcuni puzzavano ed avevano uno strano sguardo, come drogati. Gli introdussi nel soggiorno, la stanza che avevo destinato al meschino gesto che avrebbero compiuto. Chiamai mia moglie e lei venne con mia figlia: entrambe erano vestite in maniera molto arrapante, come Giorgio mi aveva chiesto: Manuela indossava una gonna corta e una camicetta bianca, da cui il reggiseno nero che a mala pena conteneva le sue grandi tette si vedeva perfettamente. Daniele invece aveva scelto un jeans stretto, che risaltava le forme del suo giovane culo, e sopra un top aderente che mostrava perfettamente i capezzoli del suo giovane ed acerbo seno.
Vidi negli sguardi degli uomini un palese lampo di gioia, come se non avessero mai visto due prede cosi appetitose. Effettivamente erano due bellissime donne. Mia figlia anzi allora era poco più di una bambina ma le sue forme erano già quelle di una splendida creatura. Tutto iniziò all’improvviso:
Giorgio e un paio di suoi amici si avvicinarono a Daniela mentre gli altri si misero intorno a mia moglie. Vide le loro lingue farsi strada nella bocca di mia moglie che rispondeva in modo adeguato ad ognuno di loro. Mia figlia invece era più intimorita e subiva di più l’irruenza di quei tre che le erano addosso. Uno dopo l’altro i ragazzi si tolsero i pantaloni e si denudarono completamente, mostrando i loro cazzi già più o meno pronti a tutto. Ne vidi alcuni di proporzioni enormi, soprattutto uno che era vicino a mia figlia, e che probabilmente era il più ben dotato. Mentre Manuela veniva spogliata con una foga animalesca, Giorgio usava più delicatezza con Daniela. Mia moglie già mezza duna aveva un paio di membri tra le mani e un altro paio vicino alla bocca che succhiava alternativamente. Evidentemente voleva farli venire il prima possibile per risparmiarsi altre sofferenze. Daniela invece, probabilmente alla sua prima esperienza, aveva difficoltà a tenere in bocca il cazzo che Giorgio le spingeva in gola, mentre gli altri due continuavano a spogliarla, togliendole infine anche le mutandine, lasciandola tutta nuda con i piccoli seni e la leggera peluria alla vista di tutti.
Manuela intanto era usata in tutti i modi da gli altri sei: dopo averla completamente denudata, le avevano iniziato a stringere le tette e a mordere i suoi poderosi capezzoli. Uno le era già entrato nella fica e andava su e giù senza la minima pietà. Manuela infatti non eccitata affatto dalla situazione non era per nulla bagnata e la cosa doveva essere un ostacolo per la sua vagina non lubrificata. Le grida che emetteva erano solo seconde a quelle di Daniela, che stava per essere penetrata da Giorgio. Le mie protesta non valsero nulla, anzi Giorgio mi ricordò delle cose che mi aveva detto il pomeriggio: nessuna interferenza. Mia figlia si mise a gridare che era vergine, che non voleva, che erano dei porci, ma nulla servì: il cazzo di Giorgio entrò con un violento colpo nella fica di Daniela che emise un urlò pazzesco. Nel frattempo il primo dentro Manuela era venuto ed era stato già sostituito da un altro. La faccia di mia moglie era bagnata da una quantità di sperma senza precedenti perché la scene dello sverginamento di mia figlia aveva eccitato due o tre di loro in maniera mai provata. Giorgio venne dentro Daniela ed il suo posto fu preso dal super dotato che fece gridare ancora di più la mia piccola bambina. Addirittura l’uomo la alzò impalandola sul suo gigantesco arnese e la porto vicino alla madre che intanto era messa col culo all’aria e veniva scopata nella fica da dietro mentre in bocca aveva un altro cazzo. Daniela fu costretta a leccare la sborra sul corpo della madre e un paio di altri uomini le vennero in bocca e sulla faccia. Fu girata anche lei come la madre e anche lei venne penetrata da dietro. La cosa andò avanti per un paio di ore, in cui gli uomini vennero più di una volta. Le due donne erano quasi allo stremo e soprattutto mia figlia stava per svenire.
Il colpo di grazia fu dato loro quando le girarono nuovamente, e, dopo averle inumidito il buco del culo più per facilitare l’entrata che per diminuire il dolore, due cazzi le penetrarono. Le loro urla si fecero sempre più insostenibili per me, e vidi mia figlia svenire per il dolore del cazzo del super dotato che la penetrava. Mia moglie invece, seppur non abituata a quella pratica, pareva resistere meglio al dolore. I due andarono avanti lo stesso, anche se mia figlia era senza conoscenza e vennero dentro i loro culi. Gli uomini si cambiarono e continuarono ad usare anche il culo di mia figlia.
Quando tutti ebbero goduto quanto volevano godere, anche Manuela era allo stremo e si mise vicino a nostra figlia, cercando di darle conforto. Gli uomini se ne andarono soddisfatti, il contratto venne strappato davanti ai miei occhi e tutti si complimentarono con me per la scelta che avevo fatto sposando una vacca di quel genere, come chiamarono mia moglie. Tornai nella stanza: vidi Manuela e Daniele sporche di sperma, sanguinanti. Non ebbi il coraggio di parlare con loro, ma le aiutai a lavarle e a vestirle.

Da allora i nostri rapporti sono totalmente cambiati: dall’unità e allegra famiglia che eravamo adesso siamo solo 3 persone che vivono insieme. Mia
figlia adesso andrà a studiare fuori e probabilmente anche mia moglie andrà con lei. Solo io resterò qui, a portare avanti quella maledetta fabbrica nel ricco nord-est dell’Italia che molti invidiano… FINE

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