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Il figlio del vicino è meglio del bagnino

Certo, dopo aver corso il rischio di essere “beccata” dal figlio mentre se la godeva con il giovane bagnino-istruttore Nicola negli spogliatoi della piscina, la zietta era diventata più prudente e, anche per un “guardone” ormai esperto come me, non era facile partecipare non visto ai suoi giochini proibiti, anche perché assentandomi a mia volta quando vedevo sgattaiolare via i due amanti rischiavo di insospettire il mio zelante cuginetto, che ormai mi aveva bollato come lavativo e scansafatiche.
L’insopportabile marmocchio faceva persino la “spia” con Nicky e zia Grazia, accusandomi di assenteismo: per fortuna, i due sporcaccioni erano troppo presi a godere a tempo di record per accorgersi della mia presenza nella penombra degli spogliatoi, inoltre tornavano dai loro rapidi ma intensi incontri talmente trafelati e stravolti da non associare minimamente la mia assenza con la loro, pensando probabilmente che ne approfittavo solo per “segare” qualche vasca. In realtà, le seghe me le facevo (e tante! ) godendomi di nascosto le loro porcate. Anche se si trattava di “sveltine”, erano ugualmente quanto di più eccitante potesse immaginare un adolescente pipparolo come me: di solito Nicky si sdraiava sulla panca e zia Grazia si metteva a cavalcioni su di lui facendosi fottere a spegnimoccolo.
Per ricomporsi con rapidità, mia zia non si metteva più completamente nuda, restando con gli slip e il pareo annodato al seno che le scendeva fino alle cosce: le bastava però abbassare il pareo sul petto per far schizzare fuori le sue fantastiche tettone dai lunghi capezzoli a ciuccio da offrire alla bocca e alle mani golose del suo ganzo, il quale poteva anche godersi la mia zietta sia davanti che di dietro semplicemente scostando i lembi del pareo, visto che il minuscolo perizoma che ne copriva (si fa per dire… ) le intimità non costituiva certo una barriera per lingua, dita e cazzo…
Quanto all’arrapatissimo Nicola, aveva saggiamente optato per dei bermuda sbottonabili sul davanti, che gli permettevano di fottere mia zia senza doverseli calare: già alla seconda-terza lezione, avevo imparato a prevedere il momento in cui i due ci avrebbero mollato a sudar vasche, per appartarsi, dal rigonfiamento della patta dei famosi bermuda, dal toccarselo nervosamente di Nicola e dalle occhiate golose che a quel gonfiore cominciava a lanciare zia Grazia!
Intanto, tra una sega e l’altra, l’estate scivolava via e, purtroppo, si avvicinava il giorno in cui gli zii avrebbero chiuso casa e saremmo tutti tornati in città.
Lo zio Aldo aveva ripreso a lavorare portandosi dietro il figlio più grande, mio cugino Simone: entrambi tornavano solo alla sera, durante il giorno restavo solo con il mio cuginetto più piccolo e mia zia Grazia, cosa che ovviamente non mi dispiaceva affatto. Una fresca serata di settembre, dopo cena, venne a trovarci Carlo, il figlio dei vicini, appenatornato dal campeggio; era insieme a Marco, un amico che ospitava in casa sua.
“Carlo, che gioia! Finalmente ti rivediamo! ” gongolò zia Grazia nel salutarlo, baciandolo maternamente sulle guance:
“Come sei abbronzato, chissà quante ragazzine avrai fatto impazzire, eh? “, aggiunse con una punta di gelosia che solo io potevo cogliere, avendola scoperta l’estate precedente a farsi chiavare dal muscoloso giovanotto nel giardinetto sul retro, mentre marito e figli erano in spiaggia.
“Ma no, signora Grazia, cosa dice… ” si schermiva modesto il bel ganzo,
“E poi, ” aggiunse lanciando un’occhiata golosa alle belle tettone che la zia, con uno scollato vestitino estivo, mostrava generosamente a lui e all’arrapatissimo Marco chinandosi per versargli una bibita,
“nessuna ragazzina potrebbe competere con una bella donna come lei, vero signor Aldo? ” Il cornutone, a quell’ora già ciucco di vino, ridacchiò felice per il complimento alla moglie, la quale, civettuola, si schermì a sua volta definendosi una “vecchietta in pensione”.
Seduto in disparte, sorridevo divertito ed eccitato a quello scambio di battute: quarantenne da sballo, magra con grosse tette pesanti e un culo favoloso, pelle liscia e abbronzata, la zietta non si poteva certo definire “vecchia”, né tantomeno “pensionata” visto che era sempre in cerca di cazzi (preferibilmente giovani e grossi) per soddisfare le sue voglie di ninfomane. Sapevo che fin dal giorno dopo la troia avrebbe cercato un “incontro ravvicinato” col suo stallone atteso tutta l’estate, e difatti non restai deluso. Il pomeriggio seguente, con la scusa che non mi sentivo bene, lasciai il mio cuginetto rompiballe da solo a lezione di nuoto, con un Nicola deluso e incazzato nero per la “buca” della zia, che era scappata via mollandoci soli in piscina.
Ovviamente non la trovai al nostro ombrellone, non persi tempo a cercarla in spiaggia e tornai direttamente a casa, una porzione di villetta bifamigliare (l’altra era abitata da Carlo e i suoi) con un giardino davanti e uno più piccolo e appartato sul retro.
Non senza fatica (ero un bel ciccione) scavalcai il cancelletto e attraversai il giardino principale, quindi entrai in casa dalla cucina, la cui porta non si chiudeva bene e restava quindi sempre aperta. Muovendomi con cautela, passai alla mia cameretta, la cui finestra dava sul giardinetto nel retro, usato spesso da mia zia per prendere il sole, essendo ben protetto da un alto muro di cinta che lo nascondeva da sguardi indiscreti, tranne – ovviamente – il mio.
Zia Grazia era sola, seduta sotto il sole su una sdraio di plastica: leggeva una rivista posata sulle belle gambe accavallate, fumando una sigaretta al suono di un mangianastri posato in terra che diffondeva la musica sensuale di Sade.
Si proteggeva dal sole con un cappellone di paglia da cui spuntavano i riccioli mesciati e con un paio di occhialetti scuri: insieme all’orologio, alla cavigliera d’argento e all’arrapantissima catenella d’oro intorno alla vita, era tutto ciò che indossava sul bel corpo nudo e abbronzato, ricoperto da goccioline di sudore e unto di olio solare.
Lo spettacolo della zietta nuda che prendeva il sole integrale aveva largamente ricompensato la mia delusione nel trovarla sola soletta: mi preparai a godermi una bella sega di pura “contemplazione”, quando la porticina di ferro che si apriva sul muro di confine e metteva in comunicazione le due porzioni della villetta si aprì.
Era proprio Carlo, dunque non mi ero sbagliato! La zia gli dava le spalle e non si era accorta di lui, continuando a leggere e fumare: lo smidollato, in costume e senza maglietta, si chinò su di lei afferrandole da dietro le tettone e urlando “Prese!!! “, mentre la slinguava avidamente sul collo.
Zia Grazia sobbalzò facendo cadere la rivista, fece in tempo a esclamare un “Porco, cosa fai, sono nuda!!! ” assai poco convinta, quindi iniziò a dimenarsi vogliosa sulla sdraio slinguando come una pazza col suo giovane amante, che chino su di lei la palpava tutta a piene mani peggio di un polipo.
Spiavo eccitato quegli osceni maneggi, invidiando segretamente Carlo che si godeva tutto quel ben di dio, mentre alle orecchie mi giungevano le note arrapanti di “The sweetest taboo”.
Zia Grazia cominciava ad avere voglia di “taboo”, ovvero di cazzo, e il suo stallone la accontentò all’istante: sfilatosi il costume, esibì una verga impressionante, quasi trenta centimetri di cazzo duro e dritto ben scappellato, una vera meraviglia del piacere che la porca aveva atteso tutta l’estate! In piedi accanto alla sdraio, Carlo offrì la sua nerchia pulsante alla zia, che estasiata prese a masturbarlo lentamente con una mano mentre con l’altro massaggiava e carezzava le palle voluminose:
“Che bel cazzone che hai, amore, è proprio super… mmmhh, senti che è, com’è duro, mi manda il sangue in testa solo a toccarlo… fammelo assaggiare, che buono… ” Golosa, la troia cominciò a leccare il glande gonfio e congestionato, Carlo non resistette più e glielo ficcò brutalmente in bocca, facendola quasi soffocare, cominciando a pomparglielo dentro e a insultarla oscenamente:
“Sporcacciona! Ciucciacazzi!! Ti piace il cazzo, eh? E allora succhialo, vacca, pure le palle ti faccio ingoiare, zoccola!! ” Godevo come un pazzo per quello che sentivo e vedevo, ero già venuto una volta e il pisello non mi si era neppure smosciato: Carlo pompava con vigore, i colpi ritmici e violenti mettevano in difficoltà perfino una pompinara esperta come mia zia che, reggendolo per le palle con una mano e tenendolo saldamente alla base con l’altra, faticava a ingoiare quel super-cazzo che le deformava le guance e le sfondava la gola. Ero così preso dalla scena che quasi non mi accorsi della comparsa, dalla solita porticina sul muro, di Marco, l’amico di Carlo, di cui mi ero completamente dimenticato!
Evidentemente tra i due amici c’era un accordo, infatti Marco si avvicinava già nudo, masturbandosi eccitato ed esibendo un cazzo di tutto rispetto anche se non così grosso come quello di Carlo. Impegnata nel pompino, zia Grazia non si era accorta della presenza di Marco che, ora, era in piedi al suo fianco, esattamente di fronte a Carlo. Quest’ultimo ruotò esageratamente la mano in aria spingendo in fuori le labbra e mugolando come per dire
“Che roba, non sai che ti perdi! “, poi strizzò l’occhio all’amico che, preso coraggio, afferrò una tetta della zia mungendola con gusto mentre con l’altra mano continuava a farsi una sega.
Infoiata com’era dal pisellone che le riempiva la bocca, quella porca della mia zietta ci mise qualche secondo per realizzare che, malgrado la sua vocazione da polipo, oltre alla mano con cui le spingeva la testa sul cazzo e a quella impegnata a sditalinarla, il suo Carlo non ne possedeva altre! Realizzato ciò, tentò di voltarsi ma fu trattenuta per la nuca da Carlo che, a suon di insulti e oscenità, la incitò a ciucciare ancora senza fermarsi:
“Pompa bene, troia, fammi godere… mmmhh sì, che gusto… sto venendooo… sììììì, godooo… sborroooooo!!!! ” Il porco scaricò il succo dei suoi coglioni a fiotti nella bocca di mia zia che lo ingoiò a singulti, facendoselo colare agli angoli delle labbra per quanto era abbondante: godetti anch’io, riempiendomi gli occhi della deliziosa visione della sborra gocciolante dal viso alle tettone cosparse di graziose efelidi della zia, che, cappellone sulle ventitré e occhiali a sghimbescio schizzati di sborra, finalmente riuscì a liberarsi dalla stretta di un Carlo decisamente “groggy” e a voltarsi inviperita per scoprire chi, non invitato, si stava godendo la sua tetta.
“Che cazz… ” riuscì a dire prima che, effettivamente, un altro cazzo – stavolta quello di Marco – le fosse ficcato in bocca! Marco la teneva saldamente per la nuca, aiutato da Carlo che, spingendole la testa sul cazzo dell’amico, dava il ritmo al pompino facendosi intanto tirare una sega:
“Forza, vacca, lo so che ti piacciono due cazzi insieme, facci bene ‘sta sega e ‘sto pompino che poi ti sfondiamo come piace a te!! ” Ero al settimo cielo, non ricordavo di aver mai goduto tanto, avevo ormai perso il conto delle mie godute, eppure il cazzo non accennava a smosciarsi, restava duro da far male! La mano esperta della zia aveva ben presto riportato il super-cazzo di Carlo al suo splendore, lui ne approfittò per girarle la testa e infilarglielo di nuovo in bocca, invitando Marco a fare altrettanto:
“Dài, ficchiamoglieli tutti e due insieme, vediamo quale ingoia meglio!! ” Ridendo, i due porcelloni infilarono buona parte dei loro cazzi nella bocca spalancata della zia, premendo oscenamente sulle labbra deformate: la pompinara ce la metteva tutta ma, naturalmente, non resse a lungo e pregò i suoi due stalloni di scoparla più cristianamente. Magnanimi, i due la fecero alzare, palpandola avidamente e strofinando i loro cazzi duri sulla sua pelle liscia e imperlata di sudore:
“Che bona che sei, Grazia… Senti che bel culo che ha… che tettone, ciucciale i capezzoli, mmmhhhh… che fregna, eh? “,
“Sì, è proprio un gran pezzo di fica, ‘sta vacca… che ficona pelosa, adesso gliela lecco tutta, alla faccia di quel cornutone del marito!! ” Marco le leccava la fica inginocchiato davanti a lei, mentre Carlo in piedi da dietro le mungeva le tette e le succhiava i lunghi capezzoli scuri e turgidi, erti e duri per l’eccitazione, mentre la zia continuava a masturbarlo.
“Sì cari, così… ooohhh sììì, mi fate impazzire, porci, maiali… scopatemi, riempitemi di cazzo, sfondatemi… voi sì che ce l’avete duro, altro che quel coglione impotente di mio marito!! ”
Sempre più arrapati, i due si diedero da fare per soddisfare le esigenze della troia: Carlo si stese su un materrasino, pisellone al vento, impalandovi mia zia che vi si calò a spegnimoccolo dandogli la schiena.
Mentre zia Grazia cavalcava su e giù aiutata dalle mani di Carlo che le stringevano i fianchi frementi, Marco si mise in ginocchio a cavalcioni sulle gambe distese dell’amico, proprio di fronte a mia zia: alto com’era rispetto a lei, non ebbe difficoltà – facendola chinare in avanti senza interrompere il ritmo della cavalcata – a schiaffarle il cazzo dritto e duro fra le tettone pesanti che ballonzolavano su e giù. Zia Grazia le prese in mano stringedole sul cazzo del suo giovane amante che, pazzo di godimento, cominciò a pomparlo avanti e indietro, mentre la spagnola seguiva il ritmo della chiavata dettato dalle note di “Paradise” cantata dalla sensualissima Sade!
I 3 porcelloni godevano come pazzi, mentre mi masturbavo freneticamente mi chiedevo chi stesse godendo di più: Carlo, che si fotteva mia zia sbattendole per intero la sua spanna abbondante di cazzo dentro la fica bagnata dove si preparava a sborrare copiosamente; Marco, che si godeva la più fantastica delle spagnole e non credeva ai suoi occhi mentre si guardava il cazzo pompato tra le splendide tettone della zia che fino a pochi minuti prima chiamava ancora “signora Grazia”; oppure lei, la zietta viziosa, che assaporava il gusto proibito di due giovani e vigorosi cazzi insieme, da godersi e far godere.
Mentre godevo nella mia mano indolenzita per l’ennesima volta, spillando le ultime gocce di sborra dai miei acerbi coglioni fumanti, ebbi la risposta: ero proprio io ad aver goduto più di tutti, grazie, ancora una volta, a zia Grazia! FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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