Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Gang Bang / Il miele del diavolo
copertina racconto erotico

Il miele del diavolo

Aspettando Alex….

Quando dico che spesso bisognerebbe seguire i suggerimenti che l’istinto e le sensazioni ti danno sulla pelle anche nelle situazioni in cui apparentemente la cosa potrebbe avere meno peso e significato mi riferisco per esempio a situazioni quali quella a cui, per esempio, mi ha riportato adesso il ritrovare una quasi dimenticata fotografia in un libretto degli indirizzi vecchio di anni…..

C’è una premessa da porre: sono le undici e un quarto di un lunedì che sarà comunque particolare e diverso dal solito…. Credo di non essere l’unica socia del club “odio i lunedì”; come chiunque non faccia esattamente il lavoro dei sogni e quindi faccia fatica a riadattarsi al “fuso ordinario” della settimana dopo avere viaggiato ore di meravigliose piccole cose in posti magnifici a un passo da qui… Io, per esempio, sono stata sul cucuzzolo di una montagna col mio uomo…. Siamo stati a vedere dei monconi di baite non finite in cima a questo panettone bianco, avvoltolate nel loro materasso di neve; lui doveva controllare che il vento e il ghiaccio non avessero fatto danni su quello che sino ad ora erano riusciti a fare, io lassù non ci ero mai stata… Abbiamo fatto una mangiata di quelle atomiche in un piccolo rifugio accanto a un camino di fuoco indiavolato e dopo svariate grappine al mirtillo siamo scesi con gli sci (lui) e col sedere (io) e, al solito, alla fine ero tutta bagnata (ovviamente in questo caso non per i motivi canonici…. ). Questo perché, benchè divertendomi un casino il mio nome non è Deborah e le mie frequentazioni delle discese innevate non è assidua…. E perché da otto anni non spolveravo quei due pezzi di legno una volta chiamati sci; non ero mai stata a sciare con Vale e lui, sopravvalutando il mio talento, che non è nemmeno quello di decenza minima che magari posso avere in altre situazioni, mi ha portato su un pendio che “colava a picco” sulle casette del paese sottostante per tre o quattro chilometri…. Ma tant’è, non mi manca la grinta e mi sono buttata dietro a lui. Adesso non sento le gambe, ma mi sono divertita troppo!!! Anche il dopo in Locali di cioccolate calde e balletti pseudo-tirolesi con gente del posto che conosceva lui e che mi ha fatto piroettare anche ingolfata di imbottiture com’ero….
Vabbè…. : nel mio caso, dicevo, il desiderio sarebbe adesso essere in un mio atelier , con della bella musica di sottofondo in una scintillante giornata gelida come oggi al di la di ampie vetrate; e di tepore che ti abbraccia poco vestita al di qua dei vetri…. Immagino una casetta di legno a torre a tre o quattro livelli, con l’ultimo piano del tetto con vetri su tutti e quattro i lati sul livello subito sopra le punte degli alberi ibernati… (Se si deve sognare allora meglio farlo alla grande! )… Vorrei starmene a trafficare con scalpelli e attrezzi vari e vedere che forme escono da qualche frammento di legno…. Trovo il legno estremamente sensuale… Chi ha visto “Io ballo da sola” e quei casolari adagiati sulle colline fiorentine…. e immagini di tronchi spaccati da cui uscivano volti, braccia, forme…. credo abbia un’immagine (a parte quella candidamente esplosiva come il colore della pelle di Liv Tyler al immaginando la quale confesso di essermi accarezzata molto spesso figurandomi di passare con le dita quelle labbra da stropicciare, di leccare quelle ginocchia e gambe lunghissime di una ragazza così bella eppure ancora così crisalide nei movimenti di un corpo lungo che non sa bene come muoversi… ). Beh, mi piacerebbe essere ad accarezzare del legno… Magari uno di quei frammenti di tronco sbiancati dal mare e portati sulla spiaggia di sabbia dopo mesi di sciabordio sulle onde…. L’anno scorso in una domenica di Aprile ne abbiamo raccolto e caricato in macchina uno di cui mi ero istantaneamente innamorata con l’aiuto di amici (Una follia! Si parla di una cosa che entrava a filo nel bagagliaio… la base spezzata di un tronco con frammenti di rami di radici con addirittura dei sassi incastonati dalle stesse vene del legno, e che pesava “un’eresia” anche se la consistenza originale era stata alleggerita dal lavoro dell’acqua salata che aveva sfibrato il legno e del sole che lo aveva essicato… )… Anzi no. Quello è perfetto così com’è, non ha bisogno di nessuna mano, è già un’opera compiuta… Insomma: vorrei essere a scolpire….

Però oggi è un lunedì dal sapore diverso, il sapore di un morso deciso a un limone succoso, e quel gusto aspro che lascia spazio a un senso di dolce appagante subito dopo….. Perché sto aspettando un amico. O forse lo ho già incontrato. Un amico da “grande gioco”, che ho imparato a conoscere un po’ e di cui ho imparato a fidarmi. Beh…. questo amico oggi so che passera da questo ufficio…. Conosco le evoluzioni del suo cervello; la sua gentilezza e ironia. La sua attenzione e il suo desiderio. Come lui sa alcuni dei parametri del mio mondo privato….. Solo che lui sa dove mi muovo quotidianamente; conosce le linee del mio viso. E del mio corpo. Anche di quei movimenti più scomposti quando le gambe non riescono a stare chiuse e le mani non riescono a stare ferme e la pelle brilla di un velo di perline e il viso ha espressioni non controllate… Conosce il mio modo di giocare con i vestiti quando vado a giocare in un locale che mi fa battere il cuore a colpi forti e irregolari, il mio rossetto e la mia espressione accesa…. Oggi mi troverà per come gli altri conoscono Manuela nel quotidiano, conoscerà “la brava bambina”. Faceva troppo freddo per “prepararmi” ad un “profumo di me” normale ma eccitante, ma credo che se mi troverà in ufficio quando non sono nei miei giri di routine per le piccole cose che devo accudire burocraticamente, non resterà deluso…..

Sono molto tranquilla. E molto eccitata. Il gioco prevede che non si farà riconoscere; con tutta la gente che passa di qui sarebbe impossibile senza segnali……. Ma oggi è qui per profumi, per suoni e basta….. Confesso brutalmente che fin dai primi attimi di lavoro e dalle prime persone che sono entrate oggi avevo tutti i sensi iperattivati, come a cogliere segnali…. E poco elegantemente confesso che avevo gli slip completamente fradici alle nove e mezza di mattina e che sto aspettando lo “stacco” in pausa pranzo perché ho una gran voglia di accarezzarmi…..
Sta di fatto che adesso ho rinunciato a cogliere segnali perché il lavoro è stato tanto e le persone troppe…. Mi abbandono al mio ruolo di preda spiata, di sensazioni che mi verranno carpite, e sono tranquilla, ma con brividi strani e l’emozione e il desiderio che lui riesca ad accarezzarmi con gli occhi e i desideri……. Dalle undici e un quarto non è entrata molta gente….. Una coppia, un ragazzo, uno sulla quarantina, un ragazzo di colore….. Ma non sono sola, c’è un’altra ragazza che accoglie le persone mentre io avevo da fare solo delle stampe sino ad ora e adesso è la mezza e lei e il capo sono appena andati a mangiare….. Così posso scrivere un po’…..
***
Tornando al “Miele del diavolo”, poi capirete… Stavo dicendo all’inizio… : stamattina avevo bisogno di un numero di telefono vecchio, uno di quelli che non avevo sulla mia agendina in borsa…. Mi piacciono, adolescenzialmente, le agendine degli indirizzi. Quelle scritte con mille penne, in mille momenti, possibilmente dalle mani delle persone di cui il recapito indica l’usuale luogo di movimento…. Mi piacciono le correzioni, le rettifiche, i foglietti sparsi tra le pagine; le salviette dei bar, i pezzi di sottobicchiere o di giornale su cui ci sono scarabocchiati i numeri… Fino a che non c’è più spazio, e le incollature dello scotch non possono più giustificare un’uso che non ne metta in pericolo il contenuto, fino a che l’elastico non suggerisce che le dimensioni di li in poi (e forse da molto tempo a questa parte) non sarebbero più definibili come “tascabili”…. è il triste momento del meritato pensionamento dell’agendina e del suo preziosissimo contenuto. E il drammatico momento del bando di concorso per la nuova candidata a racchiudere un altro pezzo della mia vita…. Di solito i tentativi sono sofferti e reiterati. Non vince mai la ricerca estetica migliore, l’agendina con il disegnino bello, con la misura giusta, con le sezioni ideali…. Quella che “vince” di solito non si fa notare all’inizio. Ma solo dopo un po’, quando gli episodi creano le coincidenze e le prove chiare che lei sarà lei…. quella speciale. Nell’interregno ti trovi ad avere una serie di magari bellissime agendine con tre o quattro indirizzi… Perché l’altro dramma è il ricopiare, selezionando funzionalmente, i recapiti dalla vecchia alla nuova agendina…. A parte il fatto che cerchi di darti un nuovo metodo… La scrittura ordinata, ma asettica e solo tua e di un solo colore; gli indirizzi e i telefoni che realmente avrai l’occasione, anche remota, di usare. Un uso meno a-logico dello spazio…. Una paginetta dove segnare i compleanni delle persone cui tieni non mancare in quei giorni; Un criterio di individuazione…. : sì, perché la lettera su cui cercare….. se c’è una cosa che non mi piace è il criterio della lettera del cognome… Uso il nome, di solito, o il soprannome. Ma per quelli più formali è il cognome…. così alla fine, le prime volte o dopo molto tempo, trovare il recapito è un dramma per una sbadata come me, è una ricerca….. Illogico? Forse. Ma odio le agende elettroniche (con cui comunque riesco a incasinare tutto alla stessa maniera) e mi piace girare e rigirare quelle pagine….
Insomma: di solito la nuova-cara-vecchia-agendina si rivela dopo un po’. Dopo che al telefono, parlando, hai occupato una paginetta disegnandoci un ombrello a penna bic blu, in pianta, prospetto, aperto e chiuso; dopo che hai sbagliato la collocazione di uno o più indirizzi proseguendo nella m i nomi che dovevano stare nella l e ci hai sbianchettato sopra o incollato sopra un pezzo di carta scrivibile ma magari di colore diverso; dopo che ha iniziato a essere sufficientemente carica di post-it e foglietti inutili; dopo che ci hai pinzato sopra qualche bigliettino. Il che può succedere solo in un periodo vissuto in cui non hai tempo per sofismi estetici e ceselli sull’uso di quel microcosmo di carta…..
Stamattina è successo: avevo bisogno di questo vecchio indirizzo che non era sulla nuova-cara-vecchia-agendina (perché poi succede che il dramma della trascrizione ti porta, al solito, a trascrivere indirizzi completamente inutili e a perdere indirizzi che ti servono… ); così mi trovo, dopo folgorazione, a ricordarmi della vecchia-cara-vecchia-agendina e che l’indirizzo dell’amica spagnola che cercavo è la…. Perché è una legge. Sull’agendina segni tutto in caso di quelle evenienze che, quando arrivano, non trovano mai pronti i tuoi microscopici appunti e note ad aiutarti. Li riscrivi e da li in poi non ti serviranno più’. Te ne serviranno altri, che regolarmente non avrai, o che qualche goccia di pioggia avrà reso illeggibili nelle loro grafica tratto-pen…. Ma in fondo l’agendina è un coacervo di segreti e un feticcio affettivo, difficilmente utile funzionalmente. Perlomeno per come sono fatta io….. Finisce che spesso me le porto dietro tutte edue, una nella tasca più inaccessibile, la vecchia. E una a portata di mano (cioè nel marsama di altri oggetti della borsetta……. Borsetta… : portandomi dietro tante cazzate alla fine sarebbe da fare lo stesso discorso dell’agenda anche per la borsetta, ma non è il caso!!!!!!!!! ).
(P. S. : consigli video per quanto sopra…. “CARRINGTON CROSS ROAD 184” o qualcosa di simile, con Anthony Hopkins…. Per il piacere delle e-mail e delle vecchie agende e libri…. )
***
Sulla vecchia trovo l’indirizzo di Eunate…. ed è emozionante: nella pagina c’è la scheda telefonica spagnola dell’ultima volta che ci siamo sentite quando ero passata da Barcellona senza avere il tempo sufficiente per andarla a trovare, e una fotografia che mi da un tuffo al cuore… Una foto di me, Eunate, Ela, Ale e Moira…. Una foto buffa e folle, anzi: un ritaglio di foto, perché potesse entrare nell’agenda. Un ritaglio di autoscatto polaroid vecchia di sei anni….

Erano i tempi dell’università. Loro erano le compagne del primo appartamento dove mi ero rifugiata… Un anno, il primo, indimenticabile. Ritorniamo all’ “istinto” di cui parlavo nelle prime righe… Nella penosa e drammatica ricerca di casa a Venezia avevo risposto ad un biglietto afferrato in facoltà, improbabile e divertente: “Ti cerchiamo carina, curiosa, non architetta (per via degli spazi di cui avrei necessitato), divertente e non rompipalle. Le quattro Ave Marie”. E avevo subito un autentico colloquio falsamente serio e divertente che mi aveva conquistata: loro quattro, da uno a cinque anni più di me, dietro al tavolo della cucina a mò di commissione esaminante con tra noi un caffè. E un interrogatorio folle e irrazionale…. Alla fine sguardi ammiccanti e un “Aggiudicato! “. Che mi aveva fatta felice.
In effetti erano tutte e quattro molto carine, anche di più. E molto diverse. E con una vita che definire “intensa” è dire poco. E che mi è servita a spiccare quel volo e fare tutte quelle cose che a casa mia, per dimensioni del villaggio e abitudini familiari, non mi erano mai state possibili. Ero affamata di vita…. Eunate, spagnola Madrilena di origine Basca, occhi nerissimi e vivi come pochi, capelli castani, sottile e flessibile come una molla, non altissima, ma uno splendido paio di gambe e un look da falso “trash” ricercato sempre in minigonne vertiginose anche se con scarpe dal peso impossibile e calze di lana dai colori sgargianti; frequentava come me l’Accademia di Belle Arti, un anno in più di me. Moira, mantenendo fede al nome, Triestina, capelli corvino-blu, occhi verdi, labbra carnose, seni prorompenti, molto gatta, Archi-tetta (definizione ideale), tre anni più di me. Ela, sofisticata, elegantissima, lunga, poco pratica e simpaticissima sensuale bellezza emiliana, lingue orientali, un due anni più di me. E infine Ale, statuaria. Castana, capelli ricci e attortigliati, lunghissimi e spettinati, castana, scura di carnagione, lentiggini accennate, occhi verdi, un metro e ottanta di “Jessica Rabbit”, gambe lunghe, appena mezzo chilo (ma proprio mezzo mezzo! ) in più…. quello che aggiunge il piacere di “afferrabilità” ai fianchi, splendidi addominali e -soprattutto- delle tette E_N_O_R_M_I!!!!! . Io preferisco le forme più contenute, ma li si trattava di una quinta-sesta (dipendeva dalle marche di reggiseno! ) allo stato di splendore puro dei suoi allora 27 anni (era la matriarca-matrioska della casa)… Perfette, sode, bollenti, morbide, “autoreggenti” nei limiti delle misure, capezzoli che mai ho visto così grossi e duri come giliegie… Un’opera d’arte che non ti stava tra le mani (si, ci ho pastrocciato più di qualche volta… ); archi-tettissima ma solo di nome, perché non la avrebbe mai finita, presa da mille altri interessi. Anche lei elegante, femmina al 2000% come classica icona di stile, sofisticata ma decisamente amante del suo ruolo e della seduzione, con esperienze mai stupide ma, fischia, con un sacco di ore di volo alle spalle… Di qualità ma un sacco… Detta “la locomotiva” per l’incredibile audio proveniente dalla sua stanza “segnalata occupata” durante le sue catture: sembrava la uccidessero o che all’interno della stanza fosse in atto una ristrutturazione dei muri in blocco….
La foto…. : di fronte alla porta di ingresso… Sulla porta, a mò di cornice superiore, i nostri cinque slip puntinate in fila; di lato, cornici laterali, delle autoreggenti strappate in combattimenti da letto di anni passati. Di sfondo un poster pubblicitario strappato a qualche muro veneziano di una mostra di un famoso fotografo, ritraente il dettaglio muscolare dal collo alle ginocchia di corpo sudato di un meraviglioso ragazzo di colore con un cazzo spaventoso in orgogliosa mostra nel semi-riposo. Appena stemperato da tutte le nostre foto, e foglietti a dal maestoso reggiseno reale di Ale, orgoglio della casa, che faceva bella mostra di se al centro, poco sopra l’immagine dell’incredibile attrezzo di piacere e torture. Poco sotto quello un picolo ripiano con un cero votivo, a mò di altarino…. (Si favoleggiava -ma non essendone stata : ( direttamente testimone lo riporto così come da leggenda- che uno splendido ragazzo di colore canadese avesse fatto impazzire di piacere e dolore tre delle componenti della banda, Ale, Ela e Moira, sulla “piazza principale” -il letto di Ale nella sua stanza, a due piazze, era quello adibito alle eventuali “lotte amorose” più importanti per chi ne avesse avuto bisogno e per i nostri festini “men-off-limits”, tra balli con stereo a palla, spumanti, salatini, cuscinate ed eventuali videocassette vergognose, da ricreazioni e riunioni direttive e organizzative femminili-.
Visto il soggetto (Ale principalmente) le probabilità che la cosa fosse realmente successa sono altissime: ma essendo io la matricola mi hanno sempre lasciata nel limbo della curiosità, incertezza e…. invidia!!!!!!!!
Sta di fatto che la foto ci ritraeva in calze di lana arrotolate alle caviglie, slip, e camicie spalancate con le mani a guisa di maniache, tutte con le tette fuori e la lingua sulle labbra a far da corona alla “polena” Ale. Ed era venuta benissimo, divertente e carina…. Ce ne sarebbe stata un’altra con noi a cingere e baciare le tette di un’Ale dal sorriso estasiato e con le mani scivolate ovunque sul suo corpo -anche se in una foto teoricamente scherzosa e quindi non con atteggiamenti eccessivi-, ma ovviamente non la tenevo nell’agendina, per pudore mio e per evitare strane voglie a Vale, il mio uomo, che le conosce fin troppo bene……
A Venezia, chi ne conosce le conformazioni abitative, le case sono addossate l’una all’altra. Noi eravamo a una sorta di quarto piano da raggiungersi con scalate alla Messner, un sottotetto a due livelli. In case prettamente di veneziani, e anche di un livello economico… medio alto, che ci “coccolavano” e tolleravano noi cinque pazze per tutto il casino e le feste e risate che arrivavano dal nostro nido. Anche perché…. Sapevamo di essere molto carine, ed era una delle complicità coscienti e un po’ carognesche che ci legava: sapevamo come ognuna di noi era guardata dai ragazzi, ci confidavamo e giocavamo molto sui movimenti….. E specie i vicini di finestre, quelli over cinquanta, sessanta, si godevano spesso lo spettacolo delle bambine nude o seminude che giravano per casa, e la cosa li rendeva particolarmente gentili e premurosi… Lo facevamo coscientemente e a volte scientificamente, avvisandoci di poste di avvistamento e creando divertendoci, movimenti e passaggi ad arte….
Il bello è che riuscivamo anche a studiare parecchio, a darci una mano quando una aveva bisogno di mano d’opera e aveva esami imminenti… Una squadra affiatata, complice, confidente….
L’appartamento in realtà era abbastanza “off-limits” a terzi, una scelta. A parte le “catture” o le amiche strette era il nostro esclusivo regno, non troppo frequentato.
C’erano i riti. Per esempio quando faceva caldo alle due di pomeriggio, prima di riprendere l’ “attacco” ai libri (ripeto , non eravamo tutto il tempo a fare le stronza e in media abbiamo tutte avuto risultati lusinghieri all’università), c’era il “puttan tour” alle Zattere a mangiare un gelato e prendere mezz’ora di sole. Anda aggressiva, occhiali da sole, mini vertiginose e via a provocare scientificamente a cosce schiuse e slip in mostra, protette dal gruppo e commentando tra noi tra sigarette posate sulle labbra stile Thelma e Louise buffe… Avevamo clonato il termine “puttan tour” dai ragazzi in facoltà, quelli che lo intendevano per quando andavano, alla stessa ora ed allo stesso posto a sbirciare le mini che sbocciavano repentinamente a primavera ai tavoli dei bar, turiste e studentesse come noi… La miglior difesa è l’attacco, quindi…..
O si andava a prendere il sole al Lido e a dare aria alle tette verso le dune del faro, dove al di là della spiaggia pubblica a una certa ora di mezzodì potevi far sparire anche gli slip e fare il bagno nuda e se c’erano ammiratori dare spettacolo con spalmamenti di crema da sole da infarto….
Ma questo era saltuario e raro , per lo più nel mese di giugno a piagge poco affollate ed esami non imminenti o appena finiti.
Di quotidiano c’era l’appuntamento con “l’ombra” delle sei e mezza, un bicchiere di vino in una zona del centro di passaggio umano incredibile. La pausa per rilanciare la serata di studio (spesso) o svago (frequente ma non forzato o rituale). L’ultimo rito che vi descrivo è “la spesa da Alvise”… Negozio di alimentari, piccolo e insicuro come la maggior parte delle esosissime botteghe veneziane. Piano terra, muri scrostati dall’umidità, dimensioni che se si appicca un fuocherello fai la fine del topo… Negoziante mielosamente gentile, sessantenne e viscidamente porco. Ci conosce a memoria, ci sbava dietro. La tattica è questa. Vai li a mezza mattina, quando non c’è troppa gente. Scollacciatissima e in corto o in aderente. “Alvise, i piselli sono quiiiiiiiiiii? ” , con voce da benestante viziata oca puttanale, e ti metti di profilo in punta di piedi di fianco allo scaffale. Arriva la costante battuta pesante sulla necessità di ben altro tipo di piselli per una ragazza della tua età a cui rispondi con un sorrisino e due parole tipo “Ma dai signor Alvise….. ! “. E te li indica in basso (la disposizione dopo un po’ di visite consecutive diventa studiata e scientifica da parte sua). Allora ti accovacci, schiudi le ginocchia e offri un po’ di panorama di slip in mostra. è successo, poche volte, anche senza slip…. O succede che viene lui a mostrare , e vista la ristrettezza dei corridoi, non eccessivamente ma inevitabilmente, inesorabilmente e platealmente ti si struscia sul culo o ti sfiora le tette dicendoti che hai un buon profumo. Sono istanti. Che permettono con poche moine di abbassare fortemente i costi della spesa con sconti inenarrabili. Basta maneggiare sapientemente le bottiglie e sorridere, o stare alle battute sui salami (“Vuoi assaggiare? “- “Buono! “- “Si vede che sei una esperta intenditrice! “) o sulle zucchine (“Quelle piccole sono buone ma quelle grosse hanno altre qualità”)… Un gioco, fascino dell’orrido…. è un bavoso che però capisce e sa stare in limiti volgarmente gentili…. So che Ale prima di lasciare la Serenissima è tornata su stropicciata dopo un contentino sognato per anni in cui in un quarto d’ora, venti minuti si è fatta esplorare nel retrobottega, con tanto di piccola mungitura, leccata tra le cosce, ditalino a lei e sega a lui e gran finale inginocchiata a farlo impazzire di bocca…. Una fotocopia della foto gliela abbiamo lasciata con dedica e baci al rossetto stampati sopra e firmata “le troie”.
Tutto quel movimento…. quelle provocazioni…. Per me era una scoperta; di me stessa, del sesso, come complicità naturale e progressiva. Parlavo, ascoltavo, spiavo i movimenti…. Abbiamo giocato anche forte, ma con naturalezza… Per esempio il mio battesimo….. Una sera festino inter-nos. Si balla in slip e canottiera, si beve, si mangia toasts… Poi Ale esce con la cassetta porno, tutte sul letto a fare la critica dell’ultimo affitto video.
MA-DRE DI-VI-NA!!! Giovane ipertettuta pantera nera per maschi adulti bianchi; bimba bianca per prede maggiorate nere…. Mai visto cose così… Si beve degluttendo nervose, almeno io. E mi provocano…. “Hey piccolina… saresti solo il fodero per un cazzo di quelle misure… “. Rispondo che una cosa di quel tipo mi ucciderebbe, commento sull’impossibilità. Ridono… “è bellissimo morire così…. scommetto che ti piacerebbe! “. Sto alla battuta mentre la vedo, e sono impacciata, passarsi le dita sopra gli slip… E allora Moira fa rivolgendosi alle altre: “Sarà…. ma non sentite anche voi profumo di fica bagnata? … ” E ridono. Allora Ale, sempre la capobranco, mi pianta gli occhi nei miei, lasciva. è seduta sul tappeto appoggiata al letto. Io seduta sul letto, sul bordo, sigaretta alla mano…. “Hey verginella, qui è uso sditalinarsi guardando certe cose, e commentare ad alta voce…. “. Si succhia due dita, si morde le labbra sorridendo e senza preamboli, spostati gli slip si “entra”, a fondo e inizia a fare dentro e fuori lentamente…. “Vuoi sapere cosa mi farei fare io da uno così… ? “. Un po’ brilla, impacciata e estasiata dal vedere ragazze fare quello che io ho sempre fatto di nascosto… Ale inizia a descrivere da farmi sentire freddo lungo la schiena… Moira si siede dietro me e mi bacia il collo, mi fa scivolare le spalline delle canottiera, mi accarezza le tette a scende leeeentamente tra le gambe…. “La piccolina è tutta bagnata… “. Mi prende la mano e se me la porta tra le gambe…. “Dai , toccati… “…. lo faccio in trance, ma appena accennato. Eunate mi guarda adagiata su un fianco, con sguardo da mantide e mano tra le gambe. Ela dietro lei le accarezza il culo, stesa parallela, una gamba sollevata ad allacciarla… Mi dice “tranquilla, è il tuo battesimo, devi pagare dazio…. Abbiamo tutte una gran voglia di cazzo e ogni tanto ci piace parlarne, e toccarci…. vogliamo le tue perversioni per darti accesso al circolo…. “. Moira intanto si spoglia, mi massaggia la schiena mentre a smozzichi e su imbeccate inizio a descrivere fantasie imprecise con parole inadatte. E poi mi fa gemere incollandomi le tette sulla schiena e leccandomi l’orecchio con un abbraccio bollente… Allora Ale si alza e dice “Eh no, è roba mia… Sono la più anziana, la prima passata tocca a me… “. Viene a leccarmi le ginocchia camminando a quattro zampe, famelica, mi abbassa gli slip in modo brutale (saranno quelli appesi poi sulla porta) mi divarica sgarbatamente le ginocchia e si tuffa a leccarmi la figa….. devastante!!!!!!!!!! Non mi dimenticherò, mai, quella lingua. Moira continua a lumarmi facendomi da schienale, Eunate e Ela si siedono ai lati di Ale e mi accarezzano le gambe, me le baciano, un rallentato assalto a cui mi abbandono, Ale si succhia le dita e me le caccia dentro, senza troppa attenzione ma con molta maestria… una donna sa…. Sorride e dice “Così tanta fantasia e così poche ore di volo…. sei stretta…. ma profumata, morbida… rilassati…. Questa passerina ha bisogno di cazzo…. Vero? “…. Annuisco col viso, ovattata dal piacere dappertutto come un velo… “Non ho sentito…. voi? ” , dice Ale alle altre che rispondono di no… “Di cosa hai voglia, di cosa hai bisogno… ? ” . Moira mi tiene il viso indirizzato agli occhi di Ale, che sorride “dolcemente minacciosa” ma rassicurante… “No, la bella brunetta non ha capito …. “. Passaggio di vino a canna dalla bottiglia, di bocca in bocca. Moira continua a bloccarmi gentilmente la testa con una carezza forma e mi fanno bere un interminabile sorso, che alla fine non riuscendo io più a farcela, mi straborda addosso… Solo che prima del passaggio a me Ale si è alzata in piedi di fronte a me, gambe divaricate, appena molleggiata sulle ginocchia, beve un sorso e si fa con la bottiglia. Ma poi ne fa uso improprio, si masturba un po’…. e me la forzano sulle labbra…. “Questo è miele d’ambrosia Manuela…. poi ci fai assaggiare il tuo…. Così vediamo quanto gli uomini potrebbero impazzire per te…. “… Quando il vino mi cola addosso mi leccano, mi inarco… e faccio appena a tempo a sentire la pressione…. Adesso Ale sta masturbando me con la bottiglia, piano, lenta, la fa penetrare. Moira mi blocca da dietro, Eunate e Ela le gambe, Ale dice “Allora, puttanella, di cosa hai voglia, di cosa hai bisogno…. “. Di cazzo, dico che ho bisogno di cazzo: è quello che vogliono, è quello che voglio… Ma Ale dice che non sente, e dopo il sussurrato alzo la voce, ma non basta e finisco per urlarlo, per urlare che ho bisogno di cazzo, che sono una troia, che non ne posso più, ; a occhi chiusi, piangendo. Gemo, Moira mi afferra i capelli e mi gira verso lo schermo, quel dentro e fuori, impossibile, in culo alla ragazza bianca, sottile e raffinata, sotto i colpi di quel maglio nero sono una tortura per la mia anima. Quasi come la bottiglia che mi scivola dietro, nel culo. A fondo…. Grido. Poi ci ribaltiamo sul letto, Ale mi è sopra e le altre festeggiano in modo finalmente rilassato e disteso, dicono “evviva” e “benvenuta”, ma i movimenti sono comunque frenetici e convulsi, Ale mi limona, lo fanno le altre, poi Ale mi si mette a cavalcioni del viso e mi dice “lecca, questo è miele del diavolo… imparalo, impara a usare il tuo… questo sapore, questo odore ti farà fare impazzire e governare i maschi… ” Si tiene la fica schiusa con le dita, vedo la goccia bianca colare, la succhio, mi piace da morire. E poi… poi è estasi. Le lecco il culo, mi aggroviglio con le altre. Senti i denti di una prendermi le labbra della fica, tirarle dolcemente, leccare. Mi masturbano e io loro. Siamo sul letto come porche, adesso alla pari, a guardare il video e mugolare e fantasticare, sudate, rosse in volto… Eunate si alza, mi grande una gamba, scivola a gambe aperte tra le mie gambe aperte…. Iniziamo a sfregarci le fiche…. fino a venire urlando…… Io lei e Ale ci addormentiamo li nel lettone. Quando mi alzo sono rotta…. vado in bagno che le altre dormono e vedo Ela e Moira domire abbracciate. Allo specchio vedo i succhiotti sul collo, i seni, all’interno delle cosce…. sorrido e penso “Troie! “. Mi vesto e mi avvio in facoltà. Quando torno ho un po’ paura…. “E adesso? “…. Entro… Un torta di frutta, una candelina fallica e un biglietto “Alla piccolina, benvenuta!!!! Ale, Ela, Eunate e Moira”. E loro che sorridono da stronze a braccia conserte sulla soglia della cucina. Niente parole, un abbraccio e un “Come è andata in facoltà? ” rimette tutto a posto, capisco e diventa fantastico….. Di li in avanti. Qualche altro festino lo abbiamo fatto, ma davvero confidare del mio ragazzo, ascoltare, vivere mi è dolce, mi è d’aiuto, non è eccessivo…. Banale, difficile da spiegare ma… fare la doccia assieme e insaponarsi senza per questo farsi tra noi. Vedere ed essere vista mentre facevo pipì…. Gesti che mi hanno fatto recuperare naturalezza e recuperare anni di “blocco” psicologico e di movimenti femminili….. Certo qualche altra porcata l’abbiamo fatta. Tipo spiare Ale ( che di certo volava su un altro piano inarrivabile e da me non appetito anche se mi eccitava la sua vita da impazzire…. Una sera ci ha sconvolte e fatte impazzire descrivendo di una cosa folle con un bellissimo uomo cinquantenne il quale prima aveva separatamente sedotto lei e poi la sua bellissima, ricchissima e separatissima madre allora quarantaquattrenne, per poi metterle una sopra l’altra nello stesso letto in un aggancio perverso e, secondo Ale tremendamente piacevole ed eccitante…. )… dicevo: tipo spiare Ale da una “postazione ” precostituita da una stanza a fianco: Due volte con una e una volta rispettivamente con due e tre prede contemporaneamente tra quelle che si era portata a casa e da cui si faceva montare in un modo molto diverso dal mio…. : lei è una che lotta duro a letto….. Io non sono mai stata “spiata” non avendone avuto l’occasione ne forse ancora il motivo; Eunate l’ho vista una volta….. E infine, verso Maggio, per il compleanno di Ale… usciamo verso le dieci, si beve in vari bar e dopo aver subito vari abbordaggi lei aggancia uno che sviolinava melenso e palloso a larghi giri, gli tocca l’uccello sopra i pantaloni di fronte ai pochi presenti, al banco del bar e sicura gli spara un “senti bello: io e le mie amiche abbiamo voglia di cazzo, pensi di farcela con tutte e cinque? “… Lo portiamo a casa lo facciamo morire facendoci “fiocinare” a turno (ovviamente con “cappottino”, come al solito quando si accettano caramelle da sconosciuti, e molto volentieri, ma solo se sono garantite) e lasciandolo sfinito sul lettone a dormire in mezzo a noi. Quando ci svegliamo sul lettone il bel e ben dotato quarantenne ci porta su un vassoio dei cappuccini, dei croissant caldi e delle rose; c’è lui perplesso e spiazzato che dice che ha perso un appuntamento di lavoro ma che ne valeva la pena e che…. balbetta . “Ragazze…. entrando qui… c’è odore di giovani femmine sudate, c’è odore di figa da stordire… non sono mai stato così male di voglia… ” Lo tira fuori, è durissimo … “Aprite le cosce troie, stamattina vi faccio male puttane viziate… “. Vengo afferrata per prima, mi rompe letteralmente, poi le altre…. Quando vedo in bagno e ritorno, e loro sono ancora in azione…. è vero… C’è odore di sudore. E di fighe bagnate. E di sborra…. Miele del diavolo…. FINE

About Sexy stories

Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

Leggi anche

copertina racconto erotico

La collezione

Marco è impaziente di tornare in quella bottega. – Dobbiamo tornarci! Capisci, Elisa – Dobbiamo? …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.