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Iniziazione di Marzia

Dovendo frequentare l’università e non avendo voglia di fare il pendolare, mi trasferii in un appartamentino, di proprietà di una mia zia che per motivi di salute era andata ad abitare con la figlia. La casa si trovava proprio a pochi minuti di strada dall’ateneo.

Iniziai a farmi nuovi amici, il pomeriggio ci si trovava tutti al bar di fronte all’università, per un panino e per organizzarci la giornata. Fu proprio in questo bar che notai una ragazza che per la verità era proprio bruttina, si chiamava Marzia, stava insieme a un gruppo di ragazze le quali la trattavano come se fosse la loro servetta, facendole svolgere delle mansioni come andare al banco e portare al loro tavolo quello che avevano ordinato, oppure facendole riscrivere degli appunti presi a lezione o mandandola a fare loro delle commissioni come ritirare dei vestiti dalla tintoria, fare la spesa ecc.. , lei non si lamentava ma subiva passivamente anche i loro scherzi alcuni davvero cattivi come quella volta che le fecero credere che c’era un ragazzo che aveva chiesto di lei dicendole che voleva conoscerla e quando lei ritornò al bar la fecero andare dal ragazzo in questione che la prese in giro dicendole che lui con una così non voleva averci nulla a che fare.

Io assistevo a tutte queste scene e mi venne un’idea, in quel periodo avevo letto dei libri particolari es. Storia di O, i racconti del Marchese de Sade….. , e guardando questa ragazza che subiva gli scherzi delle compagne, mi chiesi se poteva essere la ragazza che cercavo per i miei esperimenti.

Quando la incontravo al bar presi a salutarla gentilmente e mi offrivo spesso per aiutarla a portare al tavolo delle sue amiche le loro consumazioni, quando la vedevo uscire dal bar uscivo anch’io e facendo finta di andare nella sua stessa direzione la accompagnavo per un pezzo di strada, sempre trattandola molto gentilmente.

Un giorno la inviati ad uscire con me, lei non se lo aspettava, infatti credo che fosse il suo primo invito da parte di un ragazzo, ma accettò con gioia.

La portai a mangiare una pizza e dopo una breve passeggiata la riaccompagnai a casa, da quel giorno ogni volta che la incontravo avevo sempre per lei un regalino, tipo dei cioccolatini, dei pupazzetti di peluche ecc..

La invitai nuovamente ad uscire con me e la portai in un ristorante e dopo le chiesi se le andava di vedere un film, lei accettò ed io la portai in un cinema dove trasmettevano un film di paura, ci accomodammo nelle ultime file e quando spensero la luce le passai un braccio dietro le spalle, ad ogni scena spaventosa la sentivo sussultare ed allora la stringevo a me dicendole di non preoccuparsi, poi le presi il mento con una mano e le feci girare la faccia verso di me e la baciai, prima dolcemente e poi sempre più appassionatamente.

Ormai lei era cotta, stravedeva per me, il giorno dopo la accompagnai da un ottico e le feci sostituire gli occhiali che portava con delle lenti a contatto, poi la accompagnai da un mio amico che faceva il parrucchiere e quando andai a riprenderla quasi non la riconoscevo, le dissi poi che volevo regalarle dei vestiti e la portai in un negozio dove le comprai oltre i vestiti anche dei completini intimi molto ridotti ma particolarmente sexy.

Lei all’inizio non voleva ma io le dissi che ormai era la mia ragazza e che mi faceva piacere riempirla di regali.

Quando uscimmo quella sera le chiesi di indossare quello che le avevo regalato e devo dire che nell’insieme non era per niente male, la portai al cinema ma invece di guardare il film passai il tempo a baciarla, ma quando le infilai una mano sotto la camicia lei si ritrasse allora io mi staccai da lei e rimasi imbronciato fino alla fine del film, nel riaccompagnarla a casa rimasi silenzioso per tutto il tragitto lei allora mi chiese scusa dicendomi non voleva farmi arrabbiare e che mi voleva bene, allora io cambiai strada e la portai in una stradina di periferia, fermai la macchina e guardandola le dissi che anch’io le volevo bene ma che avevo le mie esigenze che non potevo passare una serata a baciare una ragazza senza poterla neppure toccare, dopotutto avevo 24 anni e gli istinti sessuali erano forti, se lei non se la sentiva di avere una relazione più intima avrei dovuto cercare altrove, lei si mise a piangere pregandomi di non lasciarla avrebbe fatto di tutto per farmi felice, non voleva ritornare come prima, quando tutti la trattavano come uno zerbino.

Le dissi che per questa volta la perdonavo, la baciai e provai di nuovo ad accarezzarle il seno, questa volta accettò le carezze, quando la sentii rilassata le misi una mano sulla coscia ed accarezzandola arrivai all’orlo delle mutandine, lei trattenne il fiato ma non aveva più il coraggio di ribellarsi per non farmi arrabbiare, le spostai con la mano l’orlo delle mutande e con un dito cominciai ad accarezzarle la figa, iniziò a bagnarsi e a sospirare, quel trattamento le piaceva sicuramente, tirai fuori il mio cazzo dai pantaloni e gli chiesi di prenderlo in mano, poi con la mia mano sulla sua le feci prendere il ritmo giusto senza smettere di masturbarla, dopo un po’ sentii che veniva allora la baciai, era stravolta era il primo orgasmo della sua vita, le chiesi se le era piaciuto lei mi disse che era la cosa più bella che le fosse capitata allora le dissi che anch’io avevo bisogno di venire lei mi disse di non sapere cosa fare allora io le presi la testa e la spinsi con la bocca sul mio cazzo lei mi guardò e obbediente aprì la bocca appena sentì che il mio cazzo cercava di entrare, poi le dissi di leccarlo per tutta la lunghezza e le insegnai come si fa un pompino, quando sborrai lei non se lo aspettava, tossì e sputò la mia sborra sul tappetino dell’auto, io mi arrabbiai e le diedi uno schiaffo sul viso dicendole che una donna innamorata non avrebbe esitato a bere tutta la sborra del suo amante e che lei non valeva niente, poi mi sistemai i pantaloni e la riaccompagnai a casa senza parlare mentre lei singhiozzava silenziosamente, arrivati davanti a casa sua fece per salutarmi con un bacio ma io girai la testa dall’altra parte, lei uscì dalla macchina chiedendomi scusa ma vedendo che non le rispondevo con un singhiozzo chiuse la portiera e se ne andò.

Per un settimana la feci restare sulle spine non la chiamavo e se la incontravo la ignoravo, al bar sentii le sue amiche che la prendevano in giro dicendole che avevano visto che l’avevo mollata, e che lei non si doveva illudere che tanto, anche se si era rifatta il look, rimaneva sempre una nullità. Pensai di averla tenuta sulla corda abbastanza, la sera le telefonai invitandola ad uscire con me, lei non credeva alle proprie orecchie, infatti non ci sperava più, e accettò con entusiasmo, le dissi di indossare uno di quei completini intimo che le avevo regalato e di mettere anche le calze con il reggicalze, quando passai a prenderla appena lei salì in macchina le dissi di alzare la gonna perché volevo controllare se mi aveva obbedito, lei si guardò intorno poi quando fu sicura che nessuno poteva vederla alzò la gonna mostrandomi quello che indossava sotto.

La portai a casa mia dicendole che quella sera avevo voglia di uscire ma volevo passare la serata tranquillo con la mia ragazza, lei mi disse che era contenta che l’avessi perdonata, allora io le risposi di dimostrarmelo, le dissi di spogliarsi perché volevo vedere come le stava il completo che le avevo regalato, lei non ebbe il coraggio di rifiutarsi e seppure a malincuore iniziò a togliersi i vestiti, rimase solo in reggiseno e mutandine che non lasciavano molto all’immaginazione, tenne anche le calze con il reggicalze e i sandali con il tacco alto, mentre stava davanti a me aveva ancora un po’ di vergogna infatti cercava di coprirsi con le mani, ma io le dissi che era la mia ragazza e che non doveva vergognarsi di me e mi spogliai a mia volta restando solo con gli slip.

Mi avvicinai a lei, la abbracciai e la baciai, sempre baciandola la accompagnai in camera da letto, lei ebbe un brivido quando la feci sdraiare sul letto, le tolsi il reggiseno e le sfilai le mutandine, poi allargandole le cosce mi misi a leccarle la figa, lei rimaneva rigida allora io le dissi di non preoccuparsi che volevo solo farla godere, ricominciai a baciarla mentre con una mano le accarezzavo la figa, tra le mie braccia sentivo che pian piano si rilassava allora ripresi a leccarle la figa, trovai il clitoride e lo strinsi tra le labbra e lei cominciò a sospirare dicendomi di non smettere finché la sentii che veniva, nel frattempo il mio cazzo mi scoppiava nelle mutande, le dissi che ora doveva dimostrarmi che mi voleva bene, lei allora mi tolse le mutande e prese il mio cazzo con la sua mano e iniziò a menarmelo, poi lo cominciò a leccarlo per tutta la sua lunghezza e alla fine lo accolse nella sua bocca, ma quella sera volevo di più non volevo accontentarmi di un pompino, la feci sdraiare e strusciai il mio cazzo contro la sua figa, lei era un po’ preoccupata, mi disse che per lei era la prima volta e aveva paura di sentire male, la rassicurai sarei stato attento a non farle sentire dolore, le baciai le tette poi mi alzai presi il mio cazzo in mano e lo guidai dentro di lei, Marzia rimaneva rigida e non riuscivo a penetrarla allora la misi alla pecorina, con una mano le accarezzavo la figa e quando sentii che stava quasi per venire spinsi il mio cazzo dentro di lei, ormai era in preda dell’orgasmo, allora diedi un colpo più forte ed entrai con tutto il cazzo nella sua figa, lei gridò ma io iniziai a scoparla dolcemente e il dolore fu presto dimenticato, riuscii a farla venire ancora due volte prima di staccarmi da lei, le dissi di farmi venire nella sua bocca e lei prese il mio cazzo tra le sue labbra e iniziò a pomparlo come le avevo insegnano finchè con un grido di liberazione sborrai nella sua bocca.

Ormai lo sentivo era innamorata pazza di me, le avrei potuto fare di tutto, con il ricatto di lasciarla.

Il giorno dopo chiesi a un mio amico che volevo fare uno scherzo a Marzia, e le dissi che doveva infastidirla quando io non c’ero, infatti quando Giorgio, così si chiamava il mio amico, arrivò al bar vide Marzia e le si sedette accanto incominciando a fare battute volgari, Marzia era imbarazzata ma non volendo fare figuracce faceva finta di ignorarlo, quando Giorgio mi vide entrare, fece finta di perdere l’equilibrio e le cadde addosso, finirono per terra, tutti nel bar ridevano, Giorgio era caduto proprio sopra a Marzia, vista la posizione favorevole si chinò e la baciò sulla bocca mentre con le mani la frugava dappertutto. “Ma bene” dissi io “non ti si può lasciare sola che subito ti metti a fare la puttana con i miei amici” poi mi girai e me ne andai.

Lei riuscì a liberarsi di Giorgio e mi corse dietro raccontandomi come erano andate le cose ma io non la ascoltavo e mi diressi verso casa mia dicendole che non volevo più vederla, lei mi implorava, mi supplicava di crederle e intanto eravamo arrivati a casa mia io aprii la porta e le dissi di andarsene che fra noi era tutto finito, lei si mise in ginocchio e mi pregò di perdonarla.

La presi per un braccio e la feci entrare, era in mio potere, sapevo che qualsiasi cosa le avrei fatto lei lo avrebbe accettato, per un po’ la ignorai poi iniziai a dirle che non era altro che una puttana e che per colpa sua non avrei più potuto andare in quel bar e che aveva bisogno di una punizione, me la misi sulle ginocchia come si fa con i bambini piccoli per sculacciarli, le alzai la gonna e cominciai a colpirla sulle natiche con tutta la forza che avevo, a ogni colpo si disegnava sul suo culo l’impronta della mia mano, lei piangeva ma non cercava di alzarsi, allora le strappai le mutande le misi un dito nella figa e trovandola bagnata la accusai di essersi eccitata tra le braccia di Giorgio, lei mi diceva che non era vero, che amava solo me ma io facevo finta di non crederle, presi un righello che si trovava sul tavolino vicino a me e continuai a colpirla, lei gridava ad ogni colpo e presto il suo culo divenne tutto rosso.

La lasciai per andare in cucina da dove tornai con lo spago che serve per legare gli arrosti e con quello la legai al tavolo facendola appoggiare con la pancia sul tavolo, le braccia tese in avanti vennero regate alle gambe del tavolo, le gambe divaricate anche loro subirono lo stesso trattamento, Marzia si lasciava fare tutto senza lamentarsi ma quando vide comparire nella mia mano un frustino iniziò a preoccuparsi ma ormai era legata come un salame e non aveva possibilità di fuga.

Le dissi che questa era la punizione che si meritava per avere fatto la civetta con Giorgio e che dopo l’avrei, forse, perdonata ma che comunque se voleva poteva decidere di andarsene e io non l’avrei più voluta vedere, ma se rimaneva doveva sopportare tutto, lei mi disse che avrebbe fatto qualunque cosa per me, che mi amava e che per restare con me potevo chiederle di tutto.

Io allora mi misi alle sue spalle e cominciai a frustarla prima piano e poi sempre più forte finchè lei non ebbe più nemmeno la forza di gridare, aveva il culo, le gambe e la schiena coperte dai segni della frusta, lei pensò che la punizione fosse finita quando sentì che la slegavo, ma io le dissi che per essere perdonata avrebbe dovuto prendere il mio cazzo nel culo.

Lei mi disse che l’avrebbe fatto, allora le ordinai di prendersi in bocca il mio cazzo e di farlo diventare duro, quando pensai che fosse sufficiente mi sdraiai sulla schiena sul divano e le dissi che doveva impalarsi da sola, lei piangeva, aveva paura, ma io le dissi che era l’unica condizione per ritornare con me, allora si mise sopra di me con le gambe divaricate e si abbassò sempre di più finchè il mio cazzo non fu contro il suo buco del culo, ma per quanti sforzi facesse non riusciva a superare il dolore che sentiva quando provava a farselo entrare, allora decisi di aiutarla, la presi per i fianchi impedendole di alzarsi poi con una spinta di reni affondai il mio cazzo dentro di lei, lei gridò come un’ossessa, dicendomi di tirarlo fuori perché faceva troppo male e lei non riusciva a resistere io la ignoravo, ma in quella posizione non riuscivo ad incularla come volevo, allora lo tirai fuori la feci mettere alla pecorina, guardando il mio cazzo lo vidi sporco di sangue, le avevo davvero rotto il culo, ma non me ne preoccupai infatti infilai di colpo il mio cazzo nel suo culo e iniziai a incularla velocemente, lei singhiozzava, allora le misi una mano sulla figa, malgrado il trattamento subito Marzia aveva la figa che gocciolava letteralmente, le infilai due dita dentro e continuai a masturbarla finché venne con le mie dita nella figa e il mio cazzo nel culo, alla fine con un ultimo colpo anch’io sborrai scaricando tutta sa sborra nel suo intestino.

La mandai a fare una doccia, quando tornò mi chiese se l’avevo perdonata, le risposi che per il momento era ancora la mia ragazza anche se in prova, infatti volevo vedere se lei era proprio la ragazza che ci voleva per me, lei mi assicurò che non mi avrebbe più deluso, allora io la baciai teneramente dicendole paroline dolci, lei era in mio potere, la prossima volta avrei fatto partecipare anche Giorgio ai nostri incontri sicuro che lei non mi avrebbe rifiutato più nulla.

FINE

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