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La caffetteria

Tutto ebbe inizio in una piovosa mattina di gennaio, in una città noiosa e indolente del sud. Erano circa le dieci del mattino e la gente camminava per le strade inseguendo il tempo e senza guardare avanti tutti avanzavano vertiginosamente per le vie rumorose e trafficate. Solo in una tiepida caffetteria all’angolo tra due strade sembrava che il tempo si potesse fermare e concedere degli attimi eterni di riposo. In quella caffetteria Marco, un trentenne fotografo, sedeva in disparte gustandosi un caffè nerissimo e bollente che gli faceva appannare gli occhiali mentre bevevo e guardava fuori dalla finestra.
In quel momento passò una ragazza avvolta in un morbido cappotto di cachemire colore blu, con al collo una lunghissima sciarpa che le avvolgeva in parte i suoi lunghi capelli nerissimi. Poteva avere 26 o 27 anni e avanzava quasi correndo su un paio di tacchi a spillo che come per miracolo sostenevano senza farle cadere due bellissime gambe, che si intravedevano dalla tendina della caffetteria. Marco si fermò a fissarla e come per incantesimo dopo un secondo lei si girò, quasi attratta magneticamente con lo sguardo all’interno di quella vetrina di una anonima caffetteria. In quell’istante che a Marco parve lunghissimo i due occhi di lei incrociarono quelli di Marco e fu come se tutto il mondo attorno fosse svanito nel nulla, assorbito nei fumi di quella città. Marco, dopo un attimo di esitazione, accennò un sorriso che non venne recepito dalla ragazza la quale subito si rivoltò e proseguì la sua corsa.
Marco rimase con gli occhi fissi nel vuoto creato da quella apparizione e non si accorse che stava continuando a bere da una tazza ormai vuota anche se ancora caldissima. Ma una grande sorpresa sconvolse Marco quando si girò a guardare verso il resto della sala e vide che quella stupenda ragazza era appena entrata nel locale, quasi inconsapevolmente (confesserà dopo lei) e si dirigeva verso un tavolino vicino. Marco riemerse in fretta dallo stato di assopimento in cui stava cadendo e si ricompose alla vista della donna.
Lei si sedette con grazia ad un tavolo e abbandonò sulla sedia la borsa nerissima, il caldo cappotto e la lunghissima sciarpa, svelando dei bellissimi capelli di seta nera luccicante e delle gambe lunghe e affusolate inguainate da calze colore grigio che le donavano una carica sensuale indifferente. Nervosamente si accese una sigaretta mentre ordinava un caffè e un bicchiere di acqua minerale. Lei non si era ancora accorta del vicino che la stava osservando con notevole interesse e quasi senza darsi conto si chinò dolcemente verso la sua caviglia sinistra per distendere la calza che aveva formato una impercettibile piega. Marco era estasiato e già aveva dimenticato il suo impegno di lavoro, il servizio fotografico per la Dutin Corporation. Quando lei si passò una mano tra i capelli per pettinarseli si accorse, sbirciando, che Marco la fissava e stavolta ricambiò lo sguardo, come se per magia anche lei adesso fosse rilassata e lontana dallo stress della città. Era abituata agli sguardi degli uomini per cui non abbassò gli occhi e attese che Marco chinasse la testa sul tavolo, con un certo imbarazzo per essere stato sorpreso a sbirciare mentre lei si stendeva la calza. Lei sorrise tra sé e pensò che era buffo quanto stava facendo, che non poteva continuare a giocare con gli uomini, a dileggiarli, insultarli, imbarazzarli con i suoi occhi impavidi. Spense la sigaretta e sorseggiò un po’ di quel liquido nero fumante che era nella sua tazzina pensando che forse quel ragazzo seduto accanto a lei non avrebbe meritato lo stesso trattamento di tutti gli altri arroganti uomini che ogni giorno incontrava sul suo cammino.
Tra questi pensieri le venne in mente che erano circa due settimane che non andava a letto con un uomo, un uomo dolce e passionale, come piacevano a lei. Quel giorno il suo oroscopo le aveva predetto che avrebbe fatto un incontro particolare e misterioso ma non ci aveva creduto e come al solito aveva sorriso appena e girato pagina su quel ridicolo oroscopo. Ma all’improvviso fu attratta di nuovo dallo sguardo di quel ragazzo vicino e stavolta si fermò a fissarlo quasi con curiosità, come per scoprire se l’oroscopo poteva dire il vero quel giorno. Anche Marco si accorse che qualcosa era successo negli occhi di lei e la fissò senza timore, senza imbarazzo, con i suoi occhi neri tra le sopracciglia folte. In un attimo Marco si sentì talmente attratto da lei che stava quasi per alzarsi dal tavolo e andare verso di lei, quando fu lei a precederlo: si alzò lentamente distendendo le sue lunghe gambe e in due passi fu al tavolo di Marco.
“Mi fai dare un’occhiata al giornale? ” gli disse, e lui, impaurito
“Certo, come no, stavo per andare via… tieni pure”. Lei si sedette al suo tavolo e cominciò a sfogliare distrattamente il quotidiano mentre allungava le gambe sotto il tavolo, quasi volesse riposarsi. Marco era quasi spaventato da quella bellissima ragazza che si era avvicinata come mai nessun’altra, ma si fece coraggio e le chiese il nome:
“Chiara, e tu? “.
In pochi attimi i due si erano conosciuti più di quanto fanno tanti ogni giorno, frettolosamente, distrattamente e ipocritamente in quella città. Marco disse che doveva andare a fare questo servizio fotografico e lei, inaspettatamente, si offrì di accompagnarlo. All’improvviso aveva deciso di cancellare tutti i suoi impegni, lei poteva.
Marco sentiva dentro di sé una eccitazione crescente per quella misteriosa e stupenda ragazza del caffè accanto e dopo pochi minuti uscirono insieme dal locale, ognuno pensando all’altro.
Alla Dutin Corporation lo attendevano tre modelle bionde dell’Est, pagate quattro soldi per un servizio su una linea di costumi da bagno per la prossima estate. Chiara si sedette in disparte su una poltroncina, accavallando con stile le sue gambe sensualissime. Marco approntò la sua Leica e le luci del set e iniziò a scattare. Le modelle si muovevano lentamente e dolcemente facendo ampia e spregiudicata mostra delle curve mozzafiato sotto striminziti costumino che le accentuavano ancora di più. Marco era abituato a quegli spettacoli, ma quel pomeriggio era diverso, c’era Chiara dietro di lui e sentiva che lei lo osservava. Le modelle erano di quelle con molta poca professionalità ma un corpo da vendere e lo sapevano, per cui non lesinavano posizioni molto lascive, non proprio da pubblicità di costumi da bagno. Il culmine si raggiunse quando una delle due, credendo di essere coperta da un telo fece scivolare la sua mano tra le cosce della collega vicina, che per niente sorpresa, strinse le gambe per trattenere quella mano impudica tra il suo sesso. Marco si accorse e fece finta di voler continuare a scattare in quella posizione per vedere fino a che punto voleva arrivare quella modella. E fu così che vide che la bionda non solo non ritraeva la mano, anzi, aveva fatto scivolare due dita sotto il costume e pareva stesse masturbando l’altra. Anche Chiara si era accorta delle due e si stava eccitando, senza pensare quasi più a Marco, che all’improvviso, un po’ infastidito dalla cosa e ricordandosi della insolita ospite, chiuse in fretta e furia il servizio e congedò le caldissime ragazze che scambiandosi occhiatine reciproche si diressero velocemente agli spogliatoi, a saziare i loro desideri saffici.
Marco si rese conto che anche Chiara si era accorta quando lei gli sorrise in maniera allusiva al fatto di prima e gli strizzò l’occhio. I due uscirono presto dalla sede della Dutin e una volta in strada Marco chiese a Chiara cosa avesse intenzione di fare, perché le due ore di scatti sotto le luci lo avevano stancato e avrebbe volentieri mangiato qualcosina. Chiara accettò subito l’invito implicito ma propose di andare a casa sua, descrivendo la magnifica e attrezzata cucina che possedeva.
La casa di Chiara era molto elegante, calda, piena di tappeti morbidissimi e con quadri dai toni molto caldi su tutte le pareti. Subito si liberò dagli abiti e si presento in salone con una vestaglietta leggera che faceva intravedere un elegante lingerie, non volgare. Marco, un po’ intimorito dall’intraprendenza di Chiara chiese dove fosse il bagno e si dileguò. Al suo ritorno trovò Chiara in cucina che armeggiava con degli antipasti vegetariani, che adorava, e con un’insalata di frutta coloratissima.
“Assaggia un po’” disse Chiara portando alla bocca di Marco un sedanino intinto in una saletta color salmone: le dita di Chiara scivolarono tra le labbra di Marco che insieme al sedanino assaporò anche quelle sensualissime dita. Chiara socchiuse gli occhi, presa in una vertigine di emozioni e Marco ne approfittò per assaggiare anche le labbra di quella misteriosa ragazza che l’aveva condotto in casa propria.
In pochi secondi si trasferirono nel salotto e Marco tolse lentamente la vestaglia a Chiara, che si adagiò sul tappeto. Il seno di Chiara prorompeva sotto un minuscolo reggiseno blu e Marco era al culmine dell’eccitazione. Si denudarono piano, assaporando ogni istante e guardandosi negli occhi finchè, completamente nudi, si abbracciarono e sentirono la calda pelle l’uno dell’altra. All’improvviso Chiara si alza e va in cucina per poi tornare subito con un vassoio con carote, cetrioli, banane e olio. Marco capì subito le sue intenzioni e dopo averla rigirata a pancia in giù prese a massaggiarla dolcemente sulle spalle, per poi scendere rapidamente sul bel culetto tondo e morbido. Chiara si inarcò subito mostrando a Marco che aveva voglia di essere presa subito e in qualsiasi modo: lui per risposta prese una carota e dopo aver lubrificato a lungo il buco dell’ano di lei, affondò la carota, che scivolò senza ostacoli in quel languido buchino rosa. Chiara fu percossa da un brivido di piacere che le attraversò la schiena e le fece emettere un gridolino sommesso. Marco, con sorpresa di Chiara, tolse la carota e la invitò a prendersi cura lei del suo culetto. Chiara era quasi sconvolta da questa richiesta , ma eccitata al tempo stesso, e quindi prese la carota e l’olio e gli riservò lo stesso trattamento. Marco aveva sempre avuto quella fantasia erotica mai confessata, una donna che lo sodomizzava… Ma Chiara ebbe un’idea: prese una carota ancora più lunga e dopo averla lubrificata se la ficcò per metà dentro l’ano e poi rigiratasi avanzò carponi all’indietro, fino ad incontrare il culetto di Marco che aspettava eccitato questo nuovo gioco. In pochi secondi, aiutata da Marco, Chiara riuscì a inserire la metà della carota rimasta fuori nell’ano di Marco e insieme raggiunsero l’orgasmo spingendosi a vicenda. Subito dopo Marco, ancora eccitatissimo si distese sotto Chiara e iniziò a leccare con avidità tra le gambe, dove grondava copiosamente il liquido della passione, caldo e acre. Chiara aprì le gambe allo spasimo per accogliere la lingua che la penetrava e in pochi secondi ingaggiarono uno stupendo 69. Ma Marco non era ancora contento e mentre si dedicava alla michetta calda di Chiara pensò bene di penetrarla ancora nell’ano con un cetriolo lunghissimo e nodoso che entrò senza fatica in quel buco ormai aperto dalla performance precedente. Chiara accolse con piacere quel doppio rapporto e per dimostrare di gradire quanto stava facendo Marco ingoiò tutto il suo membro e non lo lasciò uscire fin quando le ultime gocce di sperma non finirono sulla sua lingua avida e golosa.
Non era finita qui: Marco volle proporre a Chiara un gioco. Lei doveva masturbarsi con due cetrioli contemporaneamente nella michetta e nell’ano mentre Marco la guardava ma senza arrivare mai all’orgasmo: se avesse resistito più di 5 minuti Marco si sarebbe fatto sodomizzare ancora, ma con un cetriolo più grosso, altrimenti lui le avrebbe provato il buco di dietro con il suo cazzo marmoreo mentre un cetriolo sarebbe andato nella michetta. Inutile dire che Chiara era eccitatissima da questa situazione, le piaceva l’idea di masturbarsi così di fronte ad un uomo, e dopo appena due minuti di masturbazione Chiara raggiunse un orgasmo talmente brutale da sconvolgerla tutta e farla cadere a terra quasi senza forze. A quel punto Marco, dopo aver atteso pochi minuti per farla riprendere, la costrinse ad appoggiarsi a pancia in giù sul divano e dopo averla lubrificata dietro con l’olio, la penetrò senza sforzo doppiamente, come aveva detto. Quel pomeriggio fu talmente eccitante per entrambi che decisero di vedersi la sera stessa… a cena. FINE

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