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La camera 49

Io, mia moglie e una coppia di amici avevamo deciso di trascorrere il week end di Pasqua sulla neve.
Poiché si siamo mossi in ritardo,
l’unico posto disponibile era in un rifugio in Valle D’Aosta, all’interno di un camerone comune.
All’inizio eravamo un po’ riluttanti all’idea di dover trascorrere tre giorni senza un minimo di privacy, ma la voglia di andare a sciare ha prevalso e siamo partiti.
Il camerone comune era formato da blocchi di quattro letti a castello divisi da paratie che non arrivano fino al tetto, lasciando le persone che dormono al piano di sopra divise solamente da una listella; i soffitti del rifugio sono molto bassi e perciò chi dorme al piano di sopra quando non è sdraiato è praticamente “faccia a faccia” con lo/la sconosciuto/a del letto vicino.
Quando siamo arrivati la prima sera (era venerdì) erano già le 23 e
quasi tutti stavano già dormendo; ci è stata assegnato il primo blocco della fila che confinava da una parte con la parete del rifugio e dall’altra con un altro blocco di 4 letti a castello dove, a giudicare dal fragoroso russare che proveniva, gli occupanti stavano già tutti
dormendo.
Per non svegliare le altre persone abbiamo accesso una tenue luce del letto di sotto e ci siamo cambiati per andare a letto; nella penombra ho avuto modo di vedere il culo stupendo di mia moglie (che indossava un tanga) e le grosse tette della nostra amica che si è tolta il reggiseno e si è infilata un pigiamino sottile su cui spiccavano due capezzoloni a punta inturgiditi dal freddo.
La visione delle tette e del culo mi aveva turbato parecchio e mi sentivo estremamente eccitato.
Io e Marco siamo andati al piano di sopra, io nella parte confinante con il “blocco” vicino e lui contro la parete.
Non riuscivo a prender sonno, un po’ perché eccitato e un po’ perché affascinato dal sapere che al di là della sottile listella stava dormendo uno sconosciuto o, meglio ancora, una sconosciuta; non ce la facevo più dalla curiosità si sapere chi ci fosse al di là della listella: mi sono attaccato con il naso al legno per sentire se dall’odore riuscivo a capire di più; proveniva un’inconfondibile odore di femmina, mischiato con un odore di un profumo da donna che non riuscivo ad identificare; per fugare gli ultimi dubbi mi sono leggermente tirato su “affacciandomi” sul letto vicino: c’era una ragazza girata sul fianco verso di me riconoscibile dai lunghi capelli che spuntavano dalla coperta.
Avevo l’uccello che scoppiava, avrei voluto far passare una mano di là per provare ad accarezzarla, ma non me la sono sentita. Ho dormito male e poco e alla mattina ero smanioso di vedere in faccia la mia vicina di letto; l’ho vista a colazione: non era tanto bella, ma aveva uno sguardo torbido (o forse lo vedevo tale per colpa delle mie fantasticherie della notte precedente) che mi eccitava da morire.
Di giorno abbiamo sciato e la sera non vedevo l’ora di andare a letto per ritrovarmi nella situazione della sera prima; anche lei era con il fidanzato (o marito) e una coppia di amici e fortunatamente hanno mantenuto i posti della sera prima.
Durante la cena ci eravamo scambiati lunghe occhiate cariche di eros e prima di dormire mi sono tirato su e i nostri sguardi si sono nuovamente incrociati a lungo.
Quando tutte le luci erano spente mi è salita l’eccitazione a mille, mi batteva il cuore ed ero deciso a provare la mossa audace.
Attacandomi alla paratia potevo sentire che il suo respiro non era quello regolare di chi sta dormendo e ho dedotto che anche lei era sveglia; facendomi coraggio ho fatto passare una mano al di la della listella e ho cercato la sua mano: subito ho sentito un rumore sordo (come un salto nel letto) che mi ha fatto pensare al peggio, ma quando la mia mano si è intrecciata alla sua ho capito che aspettava quella mossa; ho cominciato a massaggiarle le dita, soffermandomi sui polpastrelli e usando il suo dito medio come il mio uccello quando mi faccio una sega; quando ho percepito che il suo respiro era accelerato ho cominciato a vagare con la mano per il suo corpo; le ho iniziato a palpare le tette da sopra il pigiama, glielo ho sbottonato e ho cominciato a giocare con i suoi capezzoli che erano di una dimensione spropositata (non ricordo di averne mai sentiti così grossi e duri); con la mano sinistra mi stavo toccando l’uccello e avevo terrore che qualcuno si accorgesse di qualcosa; sempre più eccitato sono sceso giù tra le sue cosce e le ho accarezzato l’interno cosce, massaggiando lentamente e sfregando il dorso della mano sulla zona clitoridea; dalle mutande trasudavano parecchi umori e sentivo che lei allargava sempre più le gambe e soffocava dei gemiti: probabilmente era già venuta; quando pensavo che fosse al parossismo dell’eccitazione le ho infilato la mano sotto le mutandine, le ho cercato il clitoride riuscendo a scappucciarlo; l’ho un po’ masturbato tra l’indice e il medio e poi le ho affondato tutto il medio dentro la figa che era fradicia.
Dalle contrazioni vaginali ho capito che stava venendo; ho tolto il dito e come un assatanato me lo sono portato al naso: aveva un odore fantastico, di sudore speziato con odore di piscio e unore di donna: alla terza sniffata ho sborrato.
Ho provato a prender sonno, ma l’afrore intenso che proveniva dal dito intriso dei suoi umori non mi dava pace; amo da morire l’odore del sesso delle donne, così come è “nature” senza profumi artificiali o lavande strane; nel rifugio bisogna un po’ adattarsi perché ci sono pochi bagni in comune e probabilmente lei non si era lavata recentemente e l’odore naturale era fortissimo.
Non riuscendo a dormire ho rimesso la mano al di là e l’ho trovata girata di schiena: ho cominciato a massagiarle i fianchi e poi i glutei; glieli separavo (facevo tutto con una mano) e le accarezzavo
il buchetto del culo che era molto stretto.
Le ho riaffondato un dito nella figa allagata e con gli umori le ho bagnato il buchetto; ho quindi lentamente spinto il medio muovendolo a mulinello fino a far sprofondare dentro tutto il dito; cercavo di massaggiarle dall’ano le pareti vaginali e tanto mi masturbavo con la mano sinistra.
Come prima, appena mi sono portato il dito al naso ho sborrato: l’idea di sditalinare (nella fica e nel culo) una perfetta sconosciuta e di poterne sentire gli odori più intimi mi fa impazzire.
Il giorno dopo a colazione mi sembrava piuttosto imbarazzata e io temevo fortemente che qualcuno si fosse accorto di qualcosa.
Avevo una voglia matta di leccarle la figa e di sentire direttamente quegli odori che la sera prima avevo annusato indirettamente dal mio dito.
La sala colazioni era al piano terra, i bagni (misti) al piano intermedio e la zona notte di sopra.
Quando a merà colazione le, a voce alta, ha detto si suoi amici
“scusate devo andare in bagno” ho capito che era un messaggio per me. Ho aspettato ancora 2 minuti e mi sono alzato.
Sono entrato nel bagno e c’erano 2 delle 6 porte chiuse; ho dato un colpo di tosse e dopo 5 secondi una delle due porte si è aperte e sono entrato: aveva i jeans ed era tutta nuda sopra; senza dire niente mi sono buttato sulle tette leccandogliele all’impazzata; l’odore che esalava dalla sua carne mi faceva girare la testa, le ho leccato le ascelle e le sfilato i pantaloni; finalmente mi trovavo davanti la sua fica che era pelosissima e odorosissima; gliela ho sniffata (doveva aver fatto pipì da poco senza bidè) e ho cominciato a leccarla dal basso verso l’alto con degli sconfinamenti nella zona anale (anche l’odore del suo culo era molto forte ed eccitante); quando le ho infilato un dito nel culo mi ha fermato e mi ha chiesto sottovoce di scoparla.
Mi sono seduto sul water, lei mi si è seduta sopra e ho fatto la più intensa e breve scopata della mia vita.
Avrei continuato per un’altra ora, ma avevamo già rischiato troppo e così prima lei e poi io siamo usciti e io sto vivendo con voglia incredibile che mi è rimasta di … incularla.
Non so il tuo nome… ma se per caso leggi questo racconto e riconosci la storia… scrivimi. FINE

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