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La casa di riposo

Arrivammo alla villa di Aldo verso le otto di sera. Entrati dal cancello di ingresso, parcheggiammo il furgone e portammo le borse con il denaro all’interno della casa. Il domestico le prese in consegna e ci fece accomodare in un ampio salotto. Quando tornò, chiesi notizie di mia moglie. Il domestico mi spiegò

– La sua signora è uscita. Ha accompagnato il signor Aldo, che mi ha detto di dirvi di stare tranquillo. Non so, però, dove siano andati e a che ora torneranno. Se volete, vi preparo qualcosa per cena. – Sentii pulsare il mio uccello. La mia morbosa fantasia si era già messa in moto, facendomi immaginare Dora impegnata in complesse acrobazie sessuali. Decisi di attendere gli eventi e di accettare la proposta del domestico. Pietro, il mio accompagnatore, rifiutò, dicendo che preferiva andarsene a casa. Mi salutò e se ne andò. Salvo, questo era il nome del domestico, mi accompagnò ad una piccola sala da pranzo dove si trovava un tavolo già apparecchiato per due persone. Mi accomodai. Salvo mi disse di attendere e si allontanò. Dopo pochi minuti, sentii il rumore di un’autovettura. E poco dopo, Aldo fece il suo ingresso nella saletta. Mi salutò.

– Buonasera, piccolo uomo. – Sorrise e si sedette con me al tavolo. Gli chiesi.

– Dov’è Dora? – Mi rispose con naturalezza.

– Quando siete usciti, siamo rimasti un po’ a parlare. Poi mi ha accompagnato alla casa di riposo per anziani vicino al parco, a trovare mio zio. Quando è venuto il momento di tornare, ha deciso di restare lì fino a domani. – Ero rimasto a bocca aperta. Ma lui riprese come se niente fosse.

– Mi fa piacere averti ospite a cena. Vedrai, la cucina è ottima. – Non riuscivo a capire. Gli chiesi.

– Ma, quindi, Dora dormirà alla casa di riposo? – Rise brevemente. Poi mi rispose, continuando a sorridere.

– Non so se dormirà. Di sicuro non tornerà a casa prima di domattina. Devi sapere che la casa di riposo è strutturata per ospitare i parenti degli ospiti che vogliono rimanere per qualche giorno. è un servizio utile soprattutto per chi viene da fuori. – Lo guardai fisso negli occhi. Continuavo a non capire. Anche se, come al solito, le mie fantasie e il mio cazzo si erano messi in moto. Dissi la cosa più stupida.

– Ma mia moglie non ha bisogno di dormire lì. – Aldo continuava a sorridere e a parlarmi come ad un bambino.

– Lo so, lo so. Ma vedi, quando si è trattato di venire via, ha pensato che a mio zio facesse piacere se si fosse fermata ancora un po’. Sai non è facile per lui avere la compagnia di donne così carine. In più, ricorderai che in occasione della vostra prima visita alla mia villa, la tua signora è stata un po’ scortese con mio zio. Magari ha voluto rimediare. – Ricordai immediatamente. Lo zio di Aldo aveva messo una mano sotto il vestito di mia moglie e aveva cercato di infilarle un dito nel culo mentre si trovavano vicini davanti al buffet. E lei gli aveva fatto fare la figura del maiale davanti a tutti. Cominciai ad immaginare perché Dora avesse preso una simile decisione. Sicuramente si trovava a vivere un’altra piccante avventura. Come al solito l’eccitazione prese il sopravvento sulle preoccupazioni. Il mio cazzo era ormai diventato durissimo. Rimasi in silenzio. Il grande burattinaio mi chiese.

– Come è andata a casa di Duilio? Ti sei preso la tua rivincita? E i soldi? Li avete recuperati? – Raccontai sinteticamente come erano andate le cose. Gli dissi, anche, della borsa lasciata alla moglie del bastardo e alla sua cameriera e che Salvo aveva già ritirato le altre nove. Mentre raccontavo, annuiva soddisfatto. Alla fine mi disse.

– Ottimo lavoro. Avrei bisogno di uno come te. Sei una persona corretta. Se ti va, potresti lavorare qualche altra volta per me. Ovviamente ti pagherei. – Sentii la mia voce rispondere come se fosse di qualcun altro.

– Molto volentieri. Grazie. – Incredibile. Non avevo avuto la minima esitazione. Mi era piaciuto vivere una situazione così forte e, soprattutto, la possibilità di realizzare le mie fantasie sessuali. Il resto della serata trascorse piacevolmente. Il cibo era squisito e i racconti di Aldo mi affascinavano. Ritornai a casa. Mi sentivo particolarmente euforico e, forse, ero anche un po’ sbronzo. Mi buttai sul divano senza neanche svestirmi. Pensai a mia moglie e la immaginai che correva completamente nuda inseguita da un gruppo di uomini anziani. Sorrisi. Anche stavolta se la sarebbe cavata alla grande. Crollai in un sonno profondo.

Quando aprii gli occhi Dora era davanti a me, seduta sulla poltrona. Avevo la bocca impastata. La salutai e le chiesi.

– Che ore sono? – Indossava il suo accappatoio bianco e aveva i capelli raccolti. Mi rispose.

– Sono le undici. Sono rientrata quasi un’ora fa. Mi sono fatta la doccia e ho preparato il caffè. Ne vuoi? – Mi misi a sedere e annuii. Avevo la testa molto pesante. Il caffè era nero e forte. Mi diede una piccola scossa. Dora si sedette accanto a me. Mi accarezzò i capelli. Si informò

– Com’è andata? – Le spiegai brevemente i fatti. E anche questa volta non le raccontai tutto. Di come l’istinto animale avesse preso il sopravvento con la moglie di Duilio e la sua cameriera. Mi guardò sospettosa aggrottando le sopracciglia. Non capiva.

– Ma come? Vi hanno dato tutto il denaro così facilmente? – Mentii.

– Beh, hai visto che razza di bestione è Pietro. Prima ci hanno fatto entrare pensando che fossimo amici del marito. Poi lui le ha spaventate a tal punto, che ci hanno consegnato subito i quattrini. – Alzò le spalle. Le chiesi.

– E a te com’è andata? Sono tornato alla villa e ho saputo da Aldo che ti sei fermata alla casa di riposo. Non vedo l’ora di sapere cosa è successo. – Si sistemò portando le gambe sulla poltrona.

– è una storia lunga. – Mi disse.

– Non vuoi rinfrescarti prima di sentirla? – Ero troppo curioso. La incitai.

– Comincia, comincia. Mi metto comodo, ma mi lavo dopo. – Mi spogliai, rimanendo con i soli boxer e sdraiato di fianco sul divano. Dora iniziò il racconto.

– Appena siete usciti, Aldo mi ha offerto da bere e ha messo un po’ di musica. Siamo rimasti una buona mezzora a parlare. Sa essere un interlocutore particolarmente piacevole e interessante. Mi sono rilassata. Poi all’improvviso ha cambiato tono. Ha cominciato a parlare di suo zio Vito, sottolineando il forte legame che li unisce. Aldo è rimasto orfano molto presto ed è stato lo zio a crescerlo. Devi sapere che anche la società di Aldo è stata fondata dallo zio. Insomma, il nipote è così affezionato e riconoscente, che fa di tutto per rendere estremamente piacevoli gli ultimi anni di vita dello zio. Don Vito, così si fa chiamare, è molto malato. Grazie alle costosissime cure che fa, riesce a mantenere una dignitosa forma. Ma i medici non sono ottimisti. Comunque, Aldo ha acquistato la casa di riposo e lo ha sistemato molto bene. è circondato da personale specializzato che lo tratta, ovviamente, con i guanti e alcuni suoi amici sono ospiti della casa. – Osservavo Dora che, come al solito, cominciava a manifestare la sua crescente eccitazione, mano a mano che il racconto si sviluppava. Segno che il bello stava per arrivare. Continuò.

– Colpita dal tono commosso di Aldo e avendo ricordato l’episodio del ricevimento, mi sono sentita in dovere di chiedergli se potevo rimediare. L’ho visto illuminarsi. Mi ha proposto di andare subito alla casa di riposo. Ho provato un misto di paura e di eccitazione, come al solito. Ma, dopo tutto quello che aveva fatto per noi, ho rimosso i timori e ho accettato. Siamo usciti subito e siamo arrivati a destinazione verso le sei. Aldo mi ha spiegato che era l’orario migliore perché suo zio dopo cena si sentiva spesso molto stanco e andava a dormire presto. La palazzina è strutturata su due livelli. Al piano terra ci sono la sala tv, la palestra, il refettorio e alcuni locali per ricevere le visite. Al primo piano le stanze e le sale mediche. Durante il viaggio, Aldo mi aveva chiesto di non contraddire in nessun modo suo zio. Mi sono preparata, quindi, mentalmente, ad essere dolce e accondiscendente. Don Vito era nel salone della televisione insieme ad altri anziani. Quando ci ha visto si è alzato e ha abbracciato con vigore il nipote. – Dora cominciò ad accarezzarsi, infilando nell’apertura dell’accappatoio la mano sinistra, all’altezza del seno. Poi mi chiese.

– Ti ricordi di lui? – Io mi limitai ad annuire. Ricordai l’esile figura del settantenne dal fisico asciutto. Riprese il racconto.

– Poi, si è girato verso di me e mi ha detto che era molto contento di vedermi. è riuscito a farmi arrossire. Ha detto agli amici che ero una femmina desiderosa di assaggiare una minchia siciliana e che, dopo avermi dato quello che cercavo, mi avrebbe offerto a loro. – Mi accorsi che la mano destra di mia moglie era scesa e che si stava accarezzando la figa. Ansimò leggermente.

– Già, ha detto proprio così. Come se parlasse del più e del meno. Poi si è avvicinato, mi ha abbracciato palpandomi il culo e mi ha infilato con prepotenza la lingua in bocca. Tutto questo davanti ai suoi amici e agli altri visitatori. Ho avuto un attimo di esitazione. Anche perché aveva l’alito cattivo e sapeva di aglio. Ma, ripensando alle raccomandazioni di Aldo, ho cercato di essere il più possibile naturale. Poi si è staccato e scusandosi con i presenti ha detto che dovevamo assentarci un momento, ma che saremmo tornati in tempo per la cena. Ha nuovamente abbracciato Aldo ringraziandolo e dicendogli di mandarmi a prendere l’indomani mattina. Ero sorpresa. Ma salutandomi, Aldo mi ha ricordato di assecondarlo e mi ha detto di stare tranquilla. Mentre le risate dei suoi amici accompagnavano Don Vito e me nel tragitto verso l’ascensore, ho visto Aldo avviarsi verso l’uscita. Ho sentito un brivido. Ma mi sono convinta che non potevo certo temere quel vecchietto malato e debole. Mentre salivamo, il vecchio ha premuto il tasto di arresto, bloccando la cabina a metà tra i due piani. Con una voce dura e tagliente, mi ha ordinato di spogliarmi. Ero indecisa sul da farsi quando, con una forza sorprendente, mi ha preso per un braccio e mi ha costretto in ginocchio davanti a lui. Poi, con l’altra mano mi ha colpito in pieno viso, chiedendomi se avevo intenzione di rimanere lì dentro per molti giorni. Mi ha detto chiaramente che se avessi obbedito a tutti i suoi ordini senza discutere, sarei tornata a casa l’indomani mattina. Se no, si metteva proprio male. Ho annuito, ma non gli è bastato. Mi ha detto che, se non gli avessi obbedito come una brava puttana, mi avrebbe dato una buona dose di cinghiate. Mi ha costretto a ripetere una specie di giuramento. Mi ha fatto dire che ero la sua serva, che avrei obbedito ai suoi ordini e che per ogni disobbedienza avrei gradito essere picchiata da lui. – Dora allargò le gambe e prese a sditalinarsi davanti a me. Mi tirai fuori l’uccello e cominciai a masturbarmi. Sapevo che alla fine della storia ci attendeva una delle nostre memorabili scopate. Riprese.

– A quel punto mi ha fatto rialzare e mi ha ripetuto l’ordine. Ho deciso di obbedire per non rischiare di prendermi le cinghiate. Nessuno lì dentro mi avrebbe aiutata. Quindi, mi sono spogliata completamente. Poi mi ha fatto rimettere le scarpe. Ha detto che nuda con i tacchi a spillo ero proprio una bella troiona. Mi ha tastato brutalmente le tette torturandomi i capezzoli e mi ha cominciato ad accarezzare la figa. Ero frastornata. Non so come ma, nonostante fossi molto tesa e non volessi lasciarmi andare, ho cominciato a bagnarmi. Qualcosa dentro di me stava prendendo il sopravvento e apprezzava quel trattamento. Il vecchio se ne è accorto subito e mi ha detto che fin dal ricevimento aveva capito che razza di vacca fossi. Mi ha infilato in bocca le dita bagnate dai miei umori. Poi, mi ha fatto girare e piegare in avanti e mi ha infilato un dito nel culo. Mi faceva male e mi sono lamentata. Mi ha detto di tacere, che era solo l’inizio. Che desiderava farlo fin dal giorno del ricevimento alla villa di suo nipote. E che oggi lo avrei ripagato con gli interessi per la figura da stupido che gli avevo fatto fare. Mi ha lavorato per un po’ infilandomi altre due dita e allargandomi per bene. Poi, ha premuto nuovamente il tasto e siamo saliti al primo piano. Usciti nel corridoio, mi ha guidato fino alla sua stanza. Mi ha fatto mettere a quattro zampe. Ha preso qualcosa, credo una pillola, e ha premuto il pulsante per chiamare l’infermiere di turno. è arrivato un omone alto e grosso che indossava il camice bianco. Don Vito gli ha ordinato di prepararmi che voleva farsi una scopata. Il ciccione non ha detto una parola. Mi ha preso, mi ha schiacciato la testa a terra e mi ha infilato le dita nella figa brutalmente. Ero tesa e ancora impaurita dalle minacce del vecchio. Ma quando l’infermiere ha tolto le dita e ha cominciato a leccarmi ho incominciato a trovare piacevole quella situazione. Intanto lo zio di Aldo, dopo essersi calato i pantaloni, si è seduto su una poltrona e ha cominciato a menarselo. Diceva frasi sconce in siciliano. Alcune parole le avevo già sentite, ma sarebbe bastato il tono per capire come mi considerava. Ha voluto che gli dicessi che volevo la sua minchia. Che la volevo nel culo. L’ho fatto. Non avevo certo perso la testa, ma ho pensato che assecondandolo me la sarei cavata senza danni. Intanto mi godevo la lingua del ciccione che ci sapeva proprio fare. Ad un certo punto il vecchio si è spostato e mi ha messo il cazzo davanti alla bocca. Ha detto

“Sucalo! “. Non conoscevo la parola ma il senso era chiaro. Era ancora un po’ moscio e, siccome già mi riempiva la bocca, ho temuto che mi soffocasse diventando duro. Ma don Vito non mi ha dato scampo. Mi ha bloccato la testa con entrambe le mani. E mentre il suo uccello diventava sempre più rigido, sentivo che si faceva strada verso la mia gola. Al primo conato mi ha avvisato. Se avessi rovinato la cosa, mi avrebbe preso a cinghiate sulla figa. Non l’avevo mai fatto così. Più il cazzo diventava duro e più il vecchio me lo spingeva in gola. Poi ha cominciato a muovere il bacino. Mi stava scopando in bocca, lo sentivo scorrere tra le labbra e mi sembrava di sentirlo nello stomaco. Ho chiuso gli occhi e mi sono concentrata sulla grassa lingua che mi lavorava. Sentivo avvicinarsi l’orgasmo. Don Vito, intanto, aveva accelerato il ritmo. Si ingrossava sempre di più ma si muoveva con più facilità. Per pura combinazione ho iniziato a godere quando ho sentito il primo schizzo. Mi è sembrato arrivare direttamente nello stomaco. Mentre l’orgasmo raggiungeva il suo apice, sentivo la voce del vecchio dirmi che ero una bocchinara fantastica. Poi si è sfilato, con l’affare ancora duro. Ha detto a Mauro, l’infermiere, di tirare fuori il cazzo e di mettersi a terra. Il ciccione non se lo è fatto ripetere. Ero ancora scossa quando don Vito mi ha calata di peso sul quel cazzo vibrante, che è entrato senza difficoltà. Mentre Mauro mi teneva contro il suo corpo e con le mani mi allargava le chiappe, lo zio di Aldo si è preso quello che voleva. Si è fatto strada nel mio culo parzialmente preparato dalle sue dita. A quel punto mi sono lasciata andare per godere il più possibile della situazione. Ho lasciato spazio al piacere di quella doppia penetrazione e li ho incitati a darci dentro. Si sono scatenati e mi hanno fatto godere nuovamente, mentre venivano quasi insieme dentro di me. Mauro si è rivestito subito e, senza dire una sola parola, se ne è andato. Don Vito si è buttato sul letto dicendomi di lavarmi e di indossare la divisa che era appesa in bagno. Mi sono fatta una doccia e ho indossato il camice bianco, le autoreggenti bianche e gli zoccoli da infermiera. Il vestito aveva due spacchi laterali che salivano fino a sopra il bordo delle calze. – Dora chiuse gli occhi. Il movimento delle mani scoprì completamente il suo meraviglioso corpo. Mi inginocchiai vicino a lei e iniziai a leccarle la figa. Iniziò a mugolare. Disse.

– Ecco il mio uomo preferito. Sai sempre quello che desidero. Sei fantastico. – Mi fermai. Solo un istante per chiederle di continuare il racconto. Annuì e, mentre ripresi a leccarla, ricominciò.

– Tornata nella stanza ho trovato don Vito in piedi e già vestito con la vestaglia da camera. Mi ha detto di slacciare i due bottoni in alto e i due bottoni in basso, perché dovevo sembrare la puttana che ero mentre servivo la cena a lui e ai suoi amici. Siamo usciti e ci siamo incamminati lungo il corridoio. Dovevo essere uno spettacolo molto arrapante. Ad ogni passo le tette rischiavano di saltare fuori, gli spacchi laterali si aprivano lasciando vedere il bordo di pizzo delle calze e, ogni tanto, si intravedeva il pelo del pube. Siamo saliti in ascensore con un altro anziano che ci aveva gentilmente atteso. Per ringraziarlo, don Vito mi ha fatto alzare il camice davanti, invitandolo a toccarmi la figa. L’altro, dopo aver titubato per un momento, mi ha messo una mano tra le gambe e mi ha accarezzato. Poi se l’è portata davanti al viso annusandola e assaporandola. Mentre uscivamo, giunti al piano terra, mi ha ringraziato e si è allontanato. Don Vito mi ha spiegato che quel tipo non faceva parte del gruppo dei suoi amici e che, quindi, non avrebbe cenato nella saletta riservata, bensì nel refettorio con tutti gli altri. Nella stanza, dove ci attendevano cinque uomini, tra i sessanta e i settant’anni, c’era un tavolo al centro apparecchiato per sei persone e, di fronte alla porta da cui eravamo entrati, c’era un’ampia finestra con tendaggi colorati. Su un lato, al centro della parete, vi era uno sportello da cui, mi disse il mio padrone, avrei potuto prendere le portate da servire al tavolo usando uno dei due carrelli disponibili. L’altro serviva per le bevande e, infatti, c’erano sopra diverse bottiglie. Appena lo zio di Aldo si è seduto a capotavola anche gli altri si sono accomodati. Parlavano tra di loro in dialetto siciliano molto stretto. Ma capivo che stavano parlando di me e che don Vito stava raccontando i particolari di quanto accaduto al piano di sopra. Ridevano sguaiatamente, indicandomi e guardandomi. Soprattutto l’uomo che stava seduto all’altro capo del tavolo di fronte a don Vito. Sembrava il più giovane del gruppo. Aveva un fisico imponente, con una grossa pancia. è stato il primo a parlarmi, ordinandomi di servirgli da bere. Ho preso, dal carrello delle bevande, la bottiglia di vino già aperta e mi sono avvicinata al tavolo per servirlo. Mi ha chiesto un assaggio per decidere se era di suo gusto. Gliene ho versato un dito e ho atteso. Mentre si portava il bicchiere alle labbra, con l’altra mano è risalito, attraverso lo spacco laterale, dal polpaccio lungo tutta la gamba. Quando è arrivato alla fine della calza e mi ha toccato la pelle nuda ho avuto un brivido. Se ne è accorto e ha detto agli altri che al primo assaggio sembravo molto sensibile. Svuotato il bicchiere di vino in bocca, ha cominciato ad assaporarlo facendo schioccare la lingua. Intanto la mano era passata da dietro, tra le mie gambe. Mi ha infilato un dito dentro la figa e, dopo avermi esplorato per bene, se lo è portato alle labbra e, succhiandolo, ha fatto nuovamente schioccare la lingua. Era pienamente soddisfatto. Un gusto prelibato. Si è fatto riempire il bicchiere. Intanto l’altro commensale, a lato del panzone, che si trovava davanti al naso le mie tette che faticavano a restare dentro al camice, mi ha slacciato un altro bottone facendole saltare fuori. Tutto soddisfatto, ha continuato a pizzicarmi un capezzolo fino a che sono rimasta piegata per versare il vino. Ad un tratto è suonato un campanello. Indicandomi lo sportello sulla parete, mi hanno spiegato che dovevo servire i primi. Dopo averli appoggiati sul carrello vuoto, sono tornata vicino al tavolo. Dovevo essere molto eccitante. Le tette erano completamente fuori e sforzavano l’ultimo bottone rimasto allacciato. Tutti e cinque gli amici di don Vito hanno iniziato a toccarsi l’uccello. Il panzone, dopo averlo tirato fuori, mi ha ordinato di mettermi sotto al tavolo e di servirlo. Mi sono messa carponi e, passando tra due sedie mi sono portata tra le gambe dei sei uomini. Mi sono girata verso il panzone e ho cominciato a succhiarlo. Don Vito, intanto, spiegava agli amici, nei minimi dettagli, che mi aveva scopata in gola e che ero davvero una puttana dotata per essere riuscita a farlo godere così tanto. A quel punto il cazzo che avevo in bocca ha improvvisamente cominciato a venire. Evidentemente il racconto aveva avuto un effetto notevole. Ho ingoiato tutto, per non avere problemi e, dato che nessun altro aveva tirato fuori l’affare, ho scelto a caso. Anche il secondo non ci ha messo molto a godere e, anche in questo caso, gli ho fatto un servizio completo. Ne rimanevano altri tre, ma il mio padrone, sentendo suonare il campanello, mi ha richiamato all’ordine. Mentre servivo i secondi, il tizio che mi aveva tirato fuori le tette si è alzato dicendo che al posto del secondo piatto preferiva fottermi. Mi ha girato e, dopo avermi tolto il camice, mi ha fatto appoggiare al carrello vuoto e mi ha infilato il cazzo dentro alla figa. Mentre mi scopava ho cominciato a sentirmi a mio agio e a rispondere ai suoi colpi. A quel punto, il vecchietto ha detto agli amici che ero proprio una puttana come non ne trovava da anni. Uno dei due ancora rimasti a secco, si è alzato, si è messo all’altra estremità del carrello e me lo ha infilato in bocca. L’ho lavorato per bene, facendo in modo di farlo godere insieme a quello che mi scopava. Mentre il primo mi riempiva la figa, dicendomi che ero una grande troia, e il secondo mi veniva in bocca, tenendomi con forza la testa e emettendo versi da animale, ho avuto anch’io un orgasmo incredibile. A quel punto ne restava solo uno. Si masturbava con calma attendendo il suo momento. Ma io volevo arrivare in fretta alla fine. Per eccitarlo al massimo mi muovevo per la stanza, mentre toglievo i piatti e liberavo il tavolo, sculettando tutta nuda e con le sole autoreggenti. All’improvviso don Vito ha detto che voleva scoparmi e gli ha ordinato di prendermi e di mettermelo nel culo da sotto. L’amico, con una agilità inaspettata per la sua età, mi ha preso, mi ha girato sopra di lui e, tenendomi per i fianchi ha cominciato a spingere per incularmi. è entrato all’improvviso, facendomi urlare per il dolore. Era molto grosso. Una volta entrato completamente, si è fermato dandomi il tempo di rilassarmi. Quando il dolore è passato ho cominciato a muovermi lentamente. A quel punto mi ha tirato a sé, esponendo la mia figa per farmi penetrare da don Vito che mi ha infilato immediatamente. Ormai ero al limite e cominciavo a sentirmi stanca e desiderosa di riposo. Li incitai a venire al più presto ma, mentre l’amico è venuto quasi subito ritirandosi poi velocemente, don Vito ha continuato a pomparmi come un forsennato. Ho capito che dovevo fare qualcosa e raggiungendo con la mani le sue magre chiappe gli ho infilato un dito nel culo. è venuto all’istante, dicendomi che ero la più porca delle troie che si era scopato in vita sua. Poi, mentre i cinque amici spossati recuperavano le energie, don Vito, che dopo pochi minuti era già ben presente, ha chiamato un infermiere e mi ha fatto accompagnare in una delle stanze degli ospiti. Mi sono addormentata senza neanche lavarmi. Ero sfinita. Stamattina mi sono svegliata alle nove e mi sono fatta riaccompagnare subito. Non vedevo l’ora di tornare da te. – Mi guardò con desiderio.

– Prendimi. – Disse. Ero eccitatissimo. Mentre la baciavo con calore, la penetrai dolcemente. E, come previsto, eccitati e desiderosi l’uno dell’altra, scopammo per tutta la mattinata. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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