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La governante di colore

Carmen è una ragazza domenicana che da un paio di mesi presta servizio presso la mia famiglia come domestica.
Non è molto alta e la carnagione non è molto scura, ha un visino simpatico e tutte le cose al posto giusto.
Il suo modo di vestire non è molto succinto, ma qualsiasi cosa indossi mette in risalto un culo da far venire il mal di testa.
Tutti le mattine, esclusa la domenica, dalle nove alle undici ed i pomeriggi di lunedì e venerdì me la ritrovo a girare per casa ed ogni volta che mi passa davanti non posso fare a meno di guardare il suo meraviglioso fondoschiena.
Carmen probabilmente si è resa conto di questo mio debole e a volte sembra quasi farmi a posta di mettersi a fare i lavori nelle posizioni più strane per mettermi davanti alla faccia il suo magnifico culo.
Certo di questo un giorno che mi trovavo in casa solo con lei, ho preso il coraggio a quattro mani e ho provato ad avvicinarla da dietro per poterla toccare, ma appena le ho sfiorato le chiappe lei si è rivoltata dandomi del maiale e minacciando di dire tutto ai miei.
La troia mi aveva fatto fare una figura di merda ed io mi sono ripromesso di fargliela pagare e per farlo mi sono fatto dare una mano da tre miei compagni d’università.
Sapendo dove abitava, una sera l’abbiamo attesa sotto casa all’interno di un vecchio furgone del padre di uno dei ragazzi e quando è stata vicino al portellone, complice il buio, l’abbiamo tirata all’interno , senza che nessuno si accorgesse di nulla, quindi messo in moto ci siamo recati in un vecchio capanno degli attrezzi che si trova appena fuori città nei terreni dei miei zii.
A quel punto la ragazza, che fino a quel momento era stata imbavagliata e bloccata all’interno del furgone, è stata fatta scendere ed ancor prima di entrare nel capannone, si è ritrovata praticamente nuda con in dosso solo un paio di minuscole mutandine.
Ormai non aveva più dubbi su cosa volessimo da lei ed incominciò a supplicarci, ma noi forti dei nostri cappucci e sicuri di non essere riconosciuti, abbiamo incominciato a passarcela come fosse una palla, non mancando di palparla ovunque ogni volta che ci capitava tra le braccia.
Dopo qualche minuto l’abbiamo trascinata all’interno del capanno e lì e incominciata la “festa”.
Dopo averla fatta inginocchiare, tutti e quattro abbiamo tirato fuori il cazzo e l’abbiamo costretta a succhiarli per farli diventare belli duri, quindi strappate le mutandine, a turno, mentre tre la immobilizzavano, il quarto si divertiva a palparla ovunque ed a infilarle le dita in ogni buco fino al momento di penetrarla.
Ognuno dopo averla stantufata per bene, al momento di venire usciva per sborrargli in bocca e farle bere tutto il suo seme.
Come da accordi presi precedentemente io dovevo essere l’ultimo e nessuno doveva provare a farle il culo, poiché quello era esclusivamente di mia proprietà, così, arrivato il mio momento, dopo averla palpata ovunque, ho chiesto ai miei amici di girarla a pancia sotto, quindi dopo averle insalivato ben bene il suo culetto, ho avvicinato la cappella e, tra le sue urla, ho cominciato a spingere per cercare di penetrarla ma era talmente stretta che non ci riuscivo.
A quel punto mi sono ricordato che nel capanno mio zio tiene l’olio di oliva che lui stesso frange e che sicuramente con quello avrei ottenuto il mio scopo.
Detto fatto, dopo essermi unto ben bene le mani, ho incominciato ad infilarle nel culo un dito, poi, a fatica due e quindi a provare ad allargarglielo piano fino a riuscire ad infilargli anche il terzo.
Mentre lei piangeva io continuavo a prepararmi la strada allargandole il buco del culo e quando ho ottenuto lo scopo le ho versato un po’ d’olio nello sfintere, quindi ho provato di nuovo a penetrarla e questa volta il mio cazzo si e fatto strada quasi senza problemi mentre lei urlava e si dimenava per il dolore.
Una volta entrato fino ai coglioni ho incominciato ad andare su e giù, prima lentamente e poi sempre più forte, fino ad innondarla con una colossale sborrata.
A quel punto, fatta rimettere in ginocchio, mi sono fatto ripulire il cazzo con la lingua e poi, costretta a tenere la bocca aperta chiudendole il naso, le ho pisciato in faccia ed in bocca, subito seguito dai miei compagni.
Terminato il servizio abbiamo lasciato la ragazza che si è rivestita con quello che rimaneva del suo abbigliamento, quindi caricata nel furgone l’abbiamo riportata verso casa sua e scaricata a poche centinaia di metri dal portone.
Il giorno seguente non si è presentata al lavoro. FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

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