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La mia vera natura

Mi chiamo Sonia e voglio raccontarvi quanto mi è accaduto nelle ultime settimane, perché forse solo così riuscirò a rendermi conto che sono proprio io la protagonista di questa storia.
Ho 22 anni, e lavoro da oltre sei mesi in ufficio legale di Padova presso un noto professionista, un uomo di una certa età ma ancora piacente a detta delle mie colleghe, ma che non suscitava certo in me, a prima vista nessuna attrazione particolare.
Ho un ragazzo, Claudio, mio coetaneo, bello e con tutte le caratteristiche di un giovane d’oggi, forse poco galante, ma chi ci fa più caso a queste cose oggi?
Lui invece, il mio capo era sempre pronto a smancerie e a complimentarsi con tutte noi per ogni piccolo particolare del nostro aspetto che cambiava, un vero gentleman!
Così mi capitava senza accorgermene ti paragonare il comportamento di Claudio, con quello dell’avvocato, spesso lo contestavo anche a lui, dandogli del cafone con le sue rozze maniere, con i suoi modi spicci, mi rendevo sempre più conto ogni giorno che passava che restavo via via più affascinata da quei modi galanti che tanto mancavano nel mio rapporto quotidiano.
Arrivò così l’occasione, per una cena di lavoro, di frequentare fuori dell’ufficio quello che da adesso chiamerò Mario per nasconderne l’identità.
Fu una serata splendida in cui lui mi colmò d’ogni attenzione, mi sentivo finalmente desiderata, donna e non ragazzetta come mi ero fino allora sentita.
Il giorno dopo in ufficio le cose ripresero il solito tran tran ma giunti al venerdì lui mi chiese all’improvviso se avevo voglia di passare con lui il fine settimana a Venezia, accettai di getto senza pensarci su, poi non seppi confessare a Claudio la verità e m’inventai un sacco di scuse per essere libera nel week-end.
Il Venerdì sera venne a prendermi a casa ed arrivammo in uno splendido albergo i8n poco meno di mezz’ora; in camera trovai dei fiori e con sorpresa trovai sul letto degli abiti firmati ed alcuni capi di biancheria intima, ma d’altronde un po’ me lo aspettavo, era chiaro che dietro questa uscita c’era un suo interesse per me che andava oltre la conoscenza formale, e la maniera di farmelo capire era veramente esplicita.
Iniziai a provare uno degli abiti, quando sentii bussare alla porta, il cuore mi arrivò in gola e rivestitami alla meglio aprii a Mario che sorridendo entrò come se fosse mio intimo da sempre, notai subito che il suo atteggiamento nei miei confronti era mutato ma non riuscii a definire in cosa.
Mi chiese se mi erano piaciuti gli abiti, cercai di glissare l’argomento ma non ci riuscii, mi chiese di indossarli per lui e lo feci anche se con imbarazzo scartando volutamente la busta che conteneva l’intimo.
Mi chiese cosa ne pensavo di quei regali, quelli in particolare nella busta, gli confessai il mio imbarazzo ma cercò di tranquillizzarmi invitandomi a seguirlo a cena, con la speranza da parte sua di vedermi indossare delle meravigliose calze di seta e un completo slip e reggiseno assolutamente favoloso. Rimasta sola mi vesti in fretta e lo raggiunsi con indosso un vestito lungo con un ampia scollatura posteriore che lasciava poco spazio all’immaginazione dei presenti, divenni presto la persona più osservata della sala, in quanto modestamente faccio la mia bella figura anche quando non indosso capi di alta sartoria.
Dopo cena mi accompagnò in camera e non feci resistenza, ormai soggiogata al suo fascino quando baciandomi sulla porta si introdusse nella stanza, il vestito scivolò sul pavimento in un attimo lasciandomi solo con indosso delle autoreggenti e un tanga sottilissimo, lui mi fece girare con il viso rivolto alla finestra e rimirando le mie rotondità non nascose un segno di approvazione, volevo girarmi ma non me lo consentì, raggiunse la busta con le altre mutandine e mi chiese di indossarle per lui in quella posizione facendo attenzione a farlo molto lentamente, ero molto incuriosita da questo modo di fare, a quel punto Claudio non avrebbe esitato a tirar fuori il suo lungo affare che tiene nelle gambe e mi avrebbe scopata in pochi minuti, Mario si sedette tranquillamente su di una sedia si versò del vino e attese con pazienza che io iniziassi a togliermi il tanga che indossavo.
Mi sentivo molto impacciata e i primi movimenti evidenziarono il mio stato, mi corresse e mi aiutò a superare l’impasse, in continuazione mi suggeriva posizioni da assumere e a poco poco mi sciolsi, i miei movimenti diventarono sempre più lascivi, quando toglievo le mutandine spingevo il mio culo verso di lui, e quando ne indossavo un altro paio lo facevo aderire completamente alla mia fica, quasi introducendo parte del tessuto all’interno, ormai completamente bagnato.
Cercai invano di toccarmi, solamente di sfiorarmi visto che lui non si decideva ad intervenire, ma me lo impedì, bloccandomi le mani. Continuai così per più di mezzora, sfilandomi e rinfilandomi ormai più volte le stesse mutandine intrise del mio piacere, ero in uno stato pietoso volevo che mi scopasse finalmente, non ne potevo più, sudavo abbondantemente, i capelli si erano ormai attaccati al volto, e lo pregai di farmi almeno toccare il suo cazzo, mi stupivo di me stessa, ma sembravo impazzita dal piacere, e volevo assolutamente essere riempita in ogni orifizio. Mi schiaffeggiò all’improvviso, per farmi star zitta, disse lui, delle grosse lacrime mi solcarono il viso, perché mi fai questo gli chiesi, sei mia, mi disse, da questo momento tu dovrai fare qualsiasi cosa io ti chieda, perciò rassegnati sarai la mia puttana per tutto il fine settimana.
E così fu, rimanemmo due giorni in camera, presa in tutte le posizioni e in tutti i buchi possibili, persi la mia verginità anale, alla quale il mio ragazzo aveva più volte attentato, ma alla quale mai avevo capitolato.
Tornata a casa giunsi in ufficio il lunedì mattina, non avendo nemmeno il coraggio di guardarlo in faccia, la settimana passò così senza ulteriori sviluppi al lavoro e abbastanza tranquillamente con Claudio, con il quale però mantenevo una certa freddezza data più che altro dai sensi di colpa che provavo con lui.
Il venerdì arrivò rapidamente e Mario finalmente mi rivolse di nuovo la parola, chiedendomi se avevo voglia di raggiungerlo la domenica a casa sua sul lago di Garda, cercai una scusa per rinunciare ma lui insistette a tal punto, che alla fine cedetti con la promessa di essere più gentile con me, in quanto nessuno mai mi aveva schiaffeggiato prima e nonostante avessi goduto tantissimo con lui, non ero mai stata trattata come una puttana qualunque.
Con queste rassicurazioni lo raggiunsi domenica mattina, inventandomi la solita scusa con Claudio, che cominciava però a diventare sospettoso, arrivata in camera trovai il solito mazzo di rose e un bigliettino con il quale si scusava con me e mi chiedeva di raggiungerlo in una villa poco distante, un taxi mi attendeva all’ingresso per portarmi all’appuntamento.
Nel taxi trovai altre indicazioni e una valigia nella quale vi erano gli abiti che dovevo indossare per la giornata, dovevo indossarli direttamente nel taxi, per far prima e cercando di nascondermi alla vista del guidatore, lo feci.
C’erano delle scarpe con il tacco, una mini con lo spacco laterale, e le solite mutandine di pizzo ridottissime che infilai velocemente, non mi sfuggi però lo sguardo che il conducente mi lanciò dallo specchietto alla vista di tanto ben di dio.
Arrivata alla villa trovai la porta già aperta, e all’interno una debole luce che arrivava dalla sala in fondo, entrai con timore, aspettandomi qualche scherzetto da Mario, ma non potevo certo aspettarmi di sentirmi prendere all’improvviso da forti mani alle spalle che mi obbligarono a piegare le braccia, successivamente qualcuno mi lego le mani e mi misero una benda sugli occhi e una sulla bocca.
Mi lasciarono così preda di violenti tremori in mezzo ad una sala nella quale percepivo la presenza di più persone, ma non riuscivo a localizzare dove fossero e chi fossero, poi sentii delle mani toccarmi dappertutto delle lingue leccarmi il viso e tutto il corpo scoperto, cercavo di difendermi da quelli assalti ma non avevo molte possibilità per farlo, poi via via le mani si fecero più intraprendenti qualcuno risalendo sotto la gonna cominciò ad infilarsi sotto le mutande, altre si infilavano sotto il bavaglio che copriva la mia bocca, e mi violentavano le labbra, spalmandomi poi la mia saliva dappertutto.
Fu così che in breve capii la mia vera natura di femmina d sottomettere, Mario non aveva fatto altro che scoprire in me qualcosa che neanche io conoscevo, cominciai ad eccitarmi sempre di più, non respingevo più gli assalti delle mani che stringevano le mie carni, anzi cercavo di facilitargli il compito sporgendo me stessa verso di loro.
Poi sentii la voce di Mario che mi obbligò ad appoggiarmi ad una poltrona con il sedere all’aria. Fece una breve apertura sulle mie qualità e sulle mie propensioni che fecero sorridere gli altri presenti, poi scostando il tanga e allargandomi le chiappe, orgoglioso informò tutti di essere stato il primo a passare in quel buco delizioso, poi lo leccò avidamente, più volte e io non potei fare a meno di cominciare ad assecondare le sue leccate, ansimavo spingendo il culo verso la sua lingua, volevo che mi inculasse con quella, poi inizio ad introdurre una dopo l’altra le dita di una mano all’interno, ero preda di un orgasmo incredibile, spingevo verso la sua mano cercando di farla entrare completamente, quando mi raggelò sentire Mario dire a qualcuno dei presenti: allora Claudio ti saresti mai aspettato che la tua fidanzatina fosse una troia del genere, vieni a vedere che razza di buco di culo le ho fatto!
Non potevo crederci, cercai di divincolarmi, volevo scappare ma non ero nella posizione migliore, cercai di urlare ma non ci riuscii, però mi fu data la facoltà di vedere, mi tolsero la benda, e girandomi vidi Claudio lì tra altre cinque persone che mi osservava con gli occhi di fuori, mentre ancora il mio culo era pieno delle dita di Mario, fu una esperienza irripetibile, un istante che mai cancellerò dalla mia mente, per tutto il resto della mia vita. Ma la mia libido ebbe il sopravvento, allora urlai a quegli uomini che stavano incantati a guardarmi, cosa aspettate, fatemi vedere i vostri cazzi e datemene qualcuno da succhiare qualcuno da toccare, e tu Claudio vieni qua e prendi il posto di questo stronzo e leccami il culo per bene!
Quello che segui lo potete immaginare, mi scoparono tutto il giorno tutta la notte, fino all’alba, poi chiamarono dentro anche due ragazzi del posto che passavano di lì per caso e furono invitati a farsi fare un lavoretto dalla troia che c’era all’interno, ormai non riuscivo quasi più a muovermi, non so quante volte avevano goduto nella mia fica, dentro il culo, nella mia bocca, addirittura avevo avuto la sensazione che qualcuno nel culo mi avesse pisciato, ma forse era solo una impressione. I due ragazzini vollero prima mettermelo in bocca, e poi mi vennero sulle tette, non riuscivo più ad avere la sensibilità nelle mandibole, perciò non provai neanche piacere.
Arrivata la mattina Claudio sparì senza lasciare traccia, e non l’ho più rincontrato da allora, dallo studio mi sono licenziata una settimana dopo, ma io non ho smesso di frequentare Mario, ogni tanto mi chiama, e io obbedisco alle sue richieste, come un cagnolino obbedisce al suo padrone, sono la sua schiava nei giorni in cui c’incontriamo, e forse la mia vera natura è proprio questa: una concubina, una puttana da case di tolleranza, una geisha alla quale si può chiedere ogni bassezza, e me ne hanno chieste sapete in questi mesi, ma questa è un’altra storia che forse un giorno vi racconterò. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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