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La signora Maria e il desiderio nero

La signora Maria era diventata una vera assatanata del sesso. A cinquant’anni suonati, grazie alle voglie di noi giovani vicini di casa e del figlio superdotato, aveva scoperto i piaceri che le erano stati negati in tanti anni di matrimonio, e si stava rifacendo con noi del troppo tempo perduto.
Dopo l’ultima orgia, cui avevamo partecipato io ed il mio compagno d’appartamento Enzo, ed Andrea il figlio di Maria, non tardò a prospettarsi all’orizzonte una nuova idea, per introdurre nel ménage erotico che avevamo iniziato, delle piccanti varianti.
Senza indugiare in preamboli, era da tempo che sapevamo delle voglie di Maria di farsi scopare da un uomo di colore. Infatti, preda sempre più della libidine, Maria negli amplessi si lasciava andare a sconsiderate esclamazioni, non proprio degne della facciata di perfetta madre di famiglia che la porca continuava a mantenere, e soprattutto alle soglie degli orgasmi perdeva ogni ritegno, finendo per confessare in pieno la sua troiaggine.

“Aaahhh…. sfondami… voglio un cazzo grande che mi sfondi… oohh… voglio un nero che mi chiavi come una zoccolaaahhh… ”

Poi, voleva sempre farsi venire in bocca, e bere la sborra di tutti quanti, e mentre ci spompinava chiudeva gli occhi e sgrillettandosi furiosamente con due dita continuava la sinfonia, sempre sullo stesso tema:

“Ti voglio bere… mmhh” sussurrava, sfilandosi per un attimo l’uccello di bocca, per poi riprenderlo subito fra le labbra e continuare ad agitare la testa sul mio cazzo.
“… voglio la sborra… voglio che il cazzone di un nero mi allaghi la bocca… mmh… aaahhh…. voglio bere la sborra di un nero… ”

Vista l’insistenza con cui questa voglia faceva capolino nelle esclamazioni di Maria, io ed Enzo ne parlammo una sera a cena, ed il mio amico avanzò l’ipotesi di provare a soddisfare in qualche modo il desiderio della nostra attempata amante. Passammo al setaccio le nostre conoscenze di ragazzi di colore, e dopo aver scartato per vari motivi (scarsa confidenza, poca affidabilità, pulizia carente, … ) tanti possibili canditati, la nostra attenzione si appuntò su George, che era anche uno dei primi nomi usciti in questa nostra conversazione. George era un ragazzone camerounense che studiava con noi all’università. Alto più di un metro e novanta, era tutto muscoli e potenza, faceva parte della squadra di basket dell’università e, cosa più importante, era un amico abbastanza stretto di Enzo, il quale si diceva certo della propensione al sesso dell’africano. Si trattava soltanto, a dire di Enzo, di parlare con George della questione in modo convincente, così da indurlo a soddisfare il prurito di una donna che forse non era come età fra le sue prime preferenze.

Lasciai ad Enzo l’incombenza di organizzare, se fattibile, la cosa e qualche sera dopo, al rientro da una serata di bagordi, Enzo mi annunciò trionfalmente d’essere riuscito a convincere George a fare quanto gli chiedevamo. Il ragazzo aveva solo chiesto di non partecipare ad orge e sesso di gruppo, mentre aveva acconsentito alla presenza di qualcun altro oltre a lui e Maria nella stanza dove si sarebbe consumato il rapporto.

Organizzammo il ritrovo per il sabato successivo. Io ed Enzo, che abitavamo l’appartamento sotto quello di Maria per ragioni di studio, avevamo per quel fine settimana rinunciato a rientrare alle rispettive abitazioni, avendo fissato per le nove del sabato l’appuntamento fra George e Maria.
Avvertimmo Maria di quanto le avevamo preparato, e la vacca si schermì con parole di circostanza, mentre nei suoi occhi la voglia e l’impazienza erano tradite dallo sguardo lussurioso:
“Ma ragazzi… siete matti… non lo conosco nemmeno e devo farmelo… e poi non sono mai stata con uno di colore… non so se lo vorrei… ” disse sorridendo maliziosa, facendo finta di dimenticarsi delle sue dichiarate voglie di “bere la sborra di un nero”.
Alle nove del sabato, però, la nostra signora era pronta per il servizio speciale. L’abbigliamento l’avevamo scelto noi (leggi: io, Enzo e Andrea) e consisteva in una camicetta di seta bianca, sbottonata sulle splendide tettone, sostenute magnificamente da un reggiseno anch’esso bianco. Una gonna nera che arrivava poco sopra le ginocchia le fasciava splendidamente il culo leggermente appesantito dall’età e le cosce cicciottelle che erano una meraviglia a vedersi. Le autoreggenti nere, con bordo di bizzo, erano la sorpresa preparata appositamente per George.
Andrea, il figlio di Maria, aveva una telecamera digitale, ed era sua intenzione per quella sera riprendere la madre nuda con indosso soltanto le scarpe e le autoreggenti, mentre sopra lo stallone nero si prendeva in fica il cazzo (che speravamo lungo e grosso) del nostro amico africano.

George arrivò puntuale. Vi fu un lieve imbarazzo da parte sua nelle presentazioni con Maria, ma la troia, che non vedeva l’ora di godere delle attenzioni del nuovo amante, non perse tempo in preamboli, appoggiando la mano sulla patta dei pantaloni del camerounense. Gli buttò le braccia al collo e cominciò a baciarlo facendo uscire la lingua. Limonarono per un po’, mentre Maria si dava ancora da fare con la mano sul cavallo dei pantaloni del ragazzo, che a vista d’occhio s’era gonfiato un bel po’ e prometteva di rendere ragione delle speranze che noi avevamo nutrite circa le sue dimensioni.

Intervenimmo per chiedere ai due amanti di spostarsi nella camera da letto, dove Andrea aveva predisposto lo scenario adatto alla ripresa amatoriale che intendeva effettuare.

George, intanto, cominciò a darsi da fare, palpando con le sue lunghe mani le tette di Maria, e finendo di sbottonare i pochi bottoni che mancavano per poter sfilare la camicetta. Scodellò dal reggiseno, senza toglierglielo, le tettone della nostra amante abbassandosi a leccargliele e succhiargliele. Maria mugolava al contatto di quella lingua, che spiccava molto rossa e lunga sul nero della faccia di George e il bianco dei sioi denti.
“Mmmmhhh…. voglio sentirla nella fica quella lingua… sul clito… mmmhh… ” sbrodolò con la sua voce da troia Maria.
George allora finì di spogliarla, acconsentendo alle nostre richieste di lasciarle addosso scarpe e autoreggenti. L’africano si portò con la testa in mezzo alle coscie della bionda e la sua bocca affondò sul fiore di Maria, mentre la sua testa cominciava a dimenarsi nel donare piacere alla vicina di casa. Maria gemeva nel sentirsi esplorare la fica dalla lingua del ragazzo e venne agitandosi sul letto, in un orgasmo strepitoso, i cui ansiti e le cui grida furono catturati dalle riprese del figlio della protagonista.

Maria era partita per la tangente, sembrava una cagna in calore, desiderosa soltanto d’essere montata e di placare il suo piacere. Si alzò come una furia dal letto, e con la stessa impazienza cominciò a spogliare George, togliendogli la maglietta di cotone e, inginocchiatasi presso lui, cominciò ad armeggiare con i suoi pantaloni, facendoglieli abbassare fino ai piedi. Baciò da sopra le mutande il voluminoso bozzo che vi era apparso, poi fece uscire il cazzo, esplodendo in un urletto di meraviglia alla vista di tanto bendiddio. Il nostro amico africano aveva un uccello più grosso di quello di Andrea, ed altrettanto lungo se non di più. Maria ci si tuffò sopra imboccandolo subito e facendolo sparire nella sua gola. Dopo essersi volutamente girata a favore di telecamera, cominciò un pompino fantastico, alternando i movimenti su e giù della sua testa, con improvvise uscite del fallo dalla sua bocca, per poter mostrare in modo esplicito la sua bravura di lingua. Riprendeva poi subito il frenetico va e vieni, finchè non fu George ad avvertirla:
“Signora…. sto per venire… signora devo uscire…. aaaaaahhh…. vengooo…. aaaah”. Come immaginabile, Maria non s’era neppure sognata di far uscire l’uccello del “nero” mentre stava sborrando, ingoiando per quanto aveva potuto tutto lo sperma, e togliendoselo dalla bocca soltanto per farsi schizzare sulle labbra e sul viso a beneficio delle riprese.

“Ma quanta sborra avevi in quei coglioni… ne avrò bevuta un litro! ” esclamò Maria, con il viso sorridente, mentre una riga di sperma le colava dal mento sul collo. Ma la cosa più sorprendente non fu la quantità di seme prodotta dall’amico camerounense, bensì l’erezione spaventosa che continuò a tenere alto il suo spaventoso manganello.

“Non ci posso credere” disse Maria “… questo è appena venuto ed è ancora a cazzo duro… oh ma è un sogno… vieni qui… ”
La zoccola cinquantenne fece distendere lo stallone nero sul suo letto e, inginocchiandosi a cavalcioni sopra di lui, prese in mano l’uccello e se lo guidò dentro. Prese a montarlo furiosamente, ed era una scena di una lussuria incredibile dalla postazione in cui eravamo: Il culone bianco-latte di Maria con sotto lo spacco della fica trapanato dalla nera e grossa asta dell’amico di colore. Maria si fermò un attimo nelle due posizioni estreme (con il cazzo totalmente infisso, e con il cazzo tutto fuori eccetto la cappella) per consentirci di apprezzare la lunghezza dell’uccello che si prendeva e si stava godendo, e poi riprese la sua cavalcata del piacere, condita delle solite frasi licenziose. Andrea si spostò con la telecamera sul davanti, per riprendere il ballonzolare delle tette della madre, che tanto lo eccitava durante i suoi incestuosi amplessi.

Maria venne due volte, urlando il suo piacere a pieni polmoni, mentre il martellare di George dentro di lei le squassava l’utero. Lo stallone la montò finchè fu pronto per una nuova sborrata, che Maria volle come prima fosse destinata ad irrorare la sua gola.
La serata finì con un contentino per noi: un pompino ciascuno, ripreso dalla telecamera, con ingoio finale della zoccola, che quella sera fece letteralmente il pieno di sperma. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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