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La signora Maria e l’orgia casalinga

Maria era la mia attempata vicina di casa, che ero riuscito non solo a scoparmi, ma a coinvolgere in intriganti situazioni a tre, dapprima con Enzo, mio compagno d’appartamento e d’università, poi anche con suo figlio Andrea, che si era rivelato un vero superdotato, e aveva fatto godere la madre come forse nessun altro.

Qualche giorno dopo l’avventura a tre con madre e figlio, invitai i due nel nostro appartamento nel dopocena. C’era anche Enzo, mentre Carlo, l’altro coinquilino, era fuori casa per non so quali motivi. Facemmo accomodare i due ospiti in salotto e li invitammo a prendere qualcosa. La conversazione si fece subito piccante, d’altra parte non c’era motivo per reticenze di qualsiasi genere: avevo già rivelato ad Andrea che sua madre aveva scopato con me e con Enzo, i quali eravamo stati i primi a farle assaporare le gioie della doppia penetrazione.
In particolare era Andrea che sollecitava la madre con battutine provocanti:
“Non credevo, mamma, che ti piacesse il cazzo fino a quel punto. La prima volta che me l’hai succhiato credevo di morire. Non so quanta sborra mi hai tirato fuori, e tu porcellina te la sei bevuta tutta”
“Beh, mica sapevo che eri tu… altrimenti… ” rispose piccata Maria.
“E cosa c’entra! A te piaceva il cazzo, di chiunque fosse, non ti fregava niente della faccia e del resto. Tu pensavi a succhiare e basta”
“Scemo” lo rimproverò Maria sorridendo.
“E poi, quando questo bastardo le ha tirato via la benda… lei a piangere ma senza smettere di saltarmi sul cazzo”
“Non è vero, scemo”
“E come se è vero, ne è testimone Giacomo, e soprattutto l’orgasmo che hai avuto subito dopo”
“Capirai, vorrei vedere te con due uccelli dentro, se non vieni… ”
“E allora, mamma, quelle lacrime erano ipocrisia allo stato puro”
“Non lo so, pensa quel che ti pare. Comunque adesso non me ne frega niente, morale o non morale sono stata frustrata da quel coglione di tuo padre per trent’anni, mi scopava quando voleva lui e senza farmi venire quasi mai, e adesso che posso mi riprendo quello che non ho avuto per tanto tempo”
“Che ne dite di divertirci un po’ anche stasera? ” intervenne Enzo, che da un paio di giorni era in astinenza da Maria.
“Ma non qui” risposi io, “quel cretino di Carlo potrebbe rientrare da un momento all’altro e gli prenderebbe un colpo, non è il tipo che capirebbe”
“Va bene, potete venire da noi” disse Maria, dimostrando con quelle parole di gradire la prospettiva di essere chiavata da tre cazzi diversi.

Salimmo al piano superiore, e madre e figlio ci fecero accomodare in salotto, che era una stanza grande come il nostro, seppure arredata in modo più ricercato. Non perdemmo tempo in preamboli: Enzo era infoiato e si fece vicino a Maria, avvinghiandosi a lei da dietro, appoggiando le sue mani sulle tettone della nostra amante. La baciava sul collo, con la lingua ne lambiva la pelle delicata, spingendosi fin dietro all’orecchio, dove Maria sembrava avere un punto particolarmente sensibile. Io intanto mi ero inginocchiato accanto a loro e abbassata la zip della gonna di Maria, l’avevo tirata e fatta scivolare fino ai suoi piedi. Baciai da sopra le mutandine il folto cespuglio del suo maturo fiore, poi feci fare alle mutandine la medesima fine dell’altro indumento e mi trovai con la faccia a pochi centimetri da quella fica che la mia lingua aveva già conosciuto profondamente. Baciai il ciuffetto peloso della mia procace amante, poi le feci sollevare la gamba, appoggiandogliela sopra una sedia che si trovava lì vicino. Con le mani schiusi le bellissime labbra di quella splendida fica e penetrai con la lingua in quello splendido anfratto. Maria cominciò a mugolare alle carezze vellutate che le stavo donando, e a quelle di Enzo che l’aveva denudata della maglietta e del reggiseno, portando alle luce le sue splendide tette che ora stava leccando, succhiandone i capezzoli e titillandoli con la lingua.
Continuammo così per un po’, finché l’azione di lingua portò Maria al primo orgasmo, che fece sgorgare dal suo utero una cascata di effluvi prontamente raccolti dalla mia lingua e dalle mie labbra. Il figlio di Maria, Andrea, nel frattempo s’era spogliato di tutti gli abiti e, distesosi sul divano più grande si stava menando il possente randello, trastullandosi la vista con la visione della madre troia alle prese con due uomini molto più giovani di lei.
Dopo la prima venuta, Maria fu pronta a dedicarsi anche al nostro piacere. Ci chiese di spogliarci e di metterci accanto al figlio sul divano. Assecondammo le sue richieste, denudandoci completamente e sfoderando due cazzi in pieno tiro, accomodandoci in fine, secondo le sue voglie, vicino ad Andrea. Devo dire che accanto al giovane ganzo e ai suoi duri 30 centimetri, i nostri cazzi normali di 20 centimetri (quello di Enzo un po’ più piccolo) facevano una figura non esaltante, e anche in grossezza il figlio di Maria non temeva fra noi rivali.
La bella cinquantenne si inginocchiò vicino a noi e cominciò a prenderci a turno in bocca. Il primo a subire il dolce trattamento fu il figlio, col cazzo del quale la madre si riempì la bocca, per poi cominciare un frenetico su e giù con la testa, ogni volta ingoiando un pezzetto in più di quel maestoso fallo, fino ai conati di vomito provocati dalla punta arrivata alla gola, quando fra le fauci della porca vicina di casa non era ancora riuscita ad entrare metà di quella spaventosa asta. Maria sembrava alquanto restia a staccarsi dal cazzo di Andrea, ma venne interrotta dalle pressanti richieste di Enzo, che pretese per sé qualche attenzione, ottenendo subito da Maria il medesimo trattamento riservato poco prima al figlio. Maria era diventata in poco tempo una pompinara navigata. Sapeva come muovere la lingua per donare un piacere più intenso a colui che “subiva” le sue attenzioni, e poi le sue labbra carnose e pronunciate sembravano fatte apposta per l’arte della fellatio. Enzo poteva certo testimoniarlo. A coscie larghe, accompagnava i movimenti di Maria con delle vere e proprie uggiolate, la testa rivolta al soffitto e gli occhi chiusi, quasi il piacere che la donna gli stava dando fosse troppo grande per poter essere sopportato. Non resse molto in quella situazione. Al grido di “vengo… vengooo” cominciò a sborrare in bocca a Maria, mentre con la mano sulla nuca della cinquantenne ne accompagnava in modo frenetico i movimenti della testa, agitando il bacino quasi a volerla scopare in bocca. Qualche zampillo di sperma sfuggì dalla bocca di Maria, ma venne raccolto dalla lingua e dalle mani della porca, che ingurgitò in un modo o nell’altro tutto il seme del nostro amico, che sudato e spossato si abbandonò esausto sul divano. Maria sorrise al vederlo in quello stato, beandosi dell’effetto che aveva saputo provocare, mentre la voglia cominciava di nuovo a farla da padrona in lei. Mi chiese di alzarmi in piedi e di mettermi dietro lo schienale del divano. Non capivo bene quali motivi la spingessero a farmi una tale richiesta. Le cose furono subito chiare quando la vidi appressarsi al figlio e salire a cavalcioni sopra di lui. Andrea sosteneva il cazzo dritto con la mano e Maria allargandosi la fica con tutte e due le mani si impalò, facendo sparire buona parte di quel tremendo randello nella sua caverna d’amore. La penetrazione dell’uccello di Andrea fu accompagnata dalle solite sconce esclamazioni da troia, cui Maria ormai non sapeva più rinunciare.
“Oddio Andrea, mi stai aprendo…. come mi riempi, siiiì… aaahh”
Maria cominciò a cavalcare il figlio con movimenti lenti ma profondi: il cazzo usciva quasi del tutto dalla vagina e poi vi rientrava ancora per quanto poteva. Mi avvicinai ai due da dietro il divano: l’altezza era giusta per la bocca di Maria, che non si fece pregare per imboccare il mio uccello palpitante. Il ritmo al pompino lo dava lei con la sua cavalcata, ed io che lo trovavo insufficiente presi a muovermi nella sua bocca, chiavandola quasi fosse stata una fica. Maria, che s’era scoperta grazie a noi multiorgasmica, raggiunse ancora una volta l’apice del piacere grazie al grosso uccello del figlio infisso nel suo utero, e si fermò un attimo a riprendere fiato in questa posizione, penetrata dal figlio, che però non riusciva da sotto a muoversi più di tanto, e chiavata in bocca da me, che invece la fottevo imperterrito.
Andrea propose di cambiare posizione, sfilandosi da sotto e facendo inginocchiare sul divano la madre. La penetrò di nuovo alla pecorina, mentre io riprendevo il mio posto in bocca, lasciato libero solo per pochi istanti. Andrea squassava Maria con colpi impressionanti che la donna, avendo una predilezione particolare per questa posizione, si godeva con mugolii e gemiti soffocati dal mio uccello, completamente inghiottito dalle sue fauci. Maria venne un’altra volta grazie al bastone del figlio, mentre le parole di Enzo per poco non facevano sborrare anche noi:
“Se vedeste che spettacolo, l’uccello di Andrea che le dilata la fica… e vengono giù liquidi continuamente, neanche le avesse già sborrato dentro”
In realtà era sorprendente la resistenza mia e quella di Andrea, che non eravamo ancora venuti, mentre non fu certo una sorpresa il vedere che Enzo si era ripreso ed era di nuovo in pieno tiro.
“Ragazzi mi fate posto da qualche parte? ” chiese ridendo.
Andrea uscì subito dalla fica della madre e si distese di nuovo sul divano, dal quale aveva fatto rialzare Maria. La donna venne quindi fatta salire ancora a cavalcioni del figlio, e come prima se ne impalò con gioia la grossa verga. Evidentemente Andrea non ne voleva sapere di cedere ad altri la fica della madre, la quale, d’altra parte, era ben lieta dal sentirsi penetrata da quell’immenso arnese. Enzo venne dietro il divano, accanto a me e chiese a Maria di lubrificargli la punta del cazzo. La nostra amante comprese che era arrivato il momento della doppia penetrazione, da lei ormai atteso con sempre più impazienza e insalivò con vero piacere il cazzo del mio compagno d’appartamento. Nel mentre, aveva ripreso a muoversi sul figlio che stava sotto di lei, e la splendida cavalcata con il ballonzolare delle tettone in faccia ad Andrea si arrestò soltanto quando Enzo disse che voleva entrare anche lui.
Maria si abbassò allora sul petto del figlio, il quale teneva nell’amplesso le mani avvinghiate alle sue natiche. Andrea prese a dilatarle il culo, facendo apparire bene in vista la splendida rosetta dell’ano già violato. Enzo non perse tempo in preamboli, non dandosi cura di infilare qualche dito a Maria per farla abituare all’intrusione nel deretano. Puntò la cappella al buco del culo della nostra attempata amante e con un colpo poderoso violò lo sfintere, facendo urlare Maria con quanto fiato aveva in gola. In realtà l’urlo era stato di sorpresa più che di dolore, in quanto la troia era abituata a ben altre dimensioni, visto che anche Andrea, in una scopata fra loro cui io non avevo partecipato, aveva chiesto e ottenuto il culo dalla madre. Tranquillizzatasi Maria, Enzo prese a muoversi con un ritmo sostenuto, ed anche Andrea da sotto assecondò le spinte dell’amico con un agitarsi frenetico che accresceva il piacere dato dal movimento dello stallone che occupava il posteriore della vacca attempata. Io mi avvicinai di nuovo a Maria, facendole imboccare di nuovo il mio cazzo sempre in tiro. L’orchestra era ora al completo e si muoveva in modo sincrono per il piacere di tutti quanti, ma soprattutto per quello di Maria. La mia coinquilina, squassata dai due cazzi in fica e in culo, gemeva e singhiozzava di piacere, ma tutte queste effusioni venivano soffocate dalla mia mazza che le riempiva le bocca.
Non durammo molto. Venni prima io, riempiendo la bocca di sborra a Maria, che lei si premurò di ingoiare e leccare, poi anche Andrea sborrò gemendo nell’utero della madre, mentre anch’essa raggiungeva un altro orgasmo. In realtà, nel mentre la possedevamo in tre, Maria era stata in un perenne stato di orgasmo, o per meglio dire era passata da un orgasmo all’altro con una rapidità straordinaria e senza soluzione di continuità.
Enzo durò un po’ più di noi, certamente per il fatto che già aveva eiaculato una volta. Continuò a montare Maria ancora un paio di minuti, mentre Andrea, ancora sotto di lei, ma con il cazzo mezzo moscio sfilato dalla sua fica, faceva da materasso per la sua vogliosa mamma.
“Ti voglio bere! ” sentimmo Maria esclamare perentoria, indirizzando evidentemente la richiesta all’unico stallone che ancora si stava occupando di lei. Enzo diede ancora qualche spinta, poi sentendosi pronto alla sborrata, si sfilò dall’ano e fece rialzare Maria, facendola sedere sul divano accanto al figlio. Prese a segarsi con un ritmo vertiginoso (il pompino non era proponibile, visto il luogo dal quale il cazzo era appena uscito) e Maria a bocca aperta e lingua fuori attese lo sperma, che non tardò a zampillare, finendo un po’ dappertutto: sulla lingua di Maria la maggior parte, ma anche sulla sua faccia, sulle tette, sul divano… Maria ingoiò la sua parte di seme e come ciliegina sulla torta della sua porcaggine volle baciarci tutti e tre, lingua in bocca, per suggellare questa splendida cavalcata a quattro che l’aveva vista protagonista, al centro dell’attenzione dei suoi tre giovani amanti. FINE

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