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La zia Lucy maestra di delizie

La zia, in particolare, mi si era rivelata, nei mesi trascorsi a casa sua, una gran zoccola, mi aveva fatto scopare per la prima volta (esaudendo uno dei desideri più impellenti della mia adolescenza da segaiolo) e mi aveva fatto anche sverginare la figlia, mia cugina Luisella, le cui forme piene ero stato il primo uomo a saggiare. Anche lo zio Alberto aveva partecipato ai nostri incontri intimi, in fatto di sesso in quella famiglia non esistevano taboo, e dopo il mio cazzo la procace figlioletta aveva pure dovuto sorbirsi il grosso tarello del papà, con sua grande soddisfazione.
L’estate era stata un continuo passaggio da una scopata all’altra, con zia Lucy (che rimaneva sempre al primo posto fra le mie voglie) e con Luisella, e lo zio Alberto che non di rado si univa a noi per una scatenata orgia di famiglia.
Salutai con rammarico i parenti alla fine delle vacanze, e ripartii verso casa dopo aver promesso di passare a trovarli quanto prima.
L’occasione non si ripresentò, purtroppo, prima delle vacanze di pasqua. Quei mesi trascorsero con sessioni di masturbazione solitaria, pensando alle amanti di famiglia dalle quali ero impossibilitato a recarmi di frequente.
Le vacanze pasquali giunsero quanto mai opportune, e non mi parve vero di poter aderire all’invito di mia madre, che mi sollecitava a trascorrere una settimana presso gli zii, visto che le vacanze estive secondo lei mi avevano fatto un gran bene, e non avevo mai avuto voti così buoni a scuola come quell’anno.
“Non so, dev’essere l’aria che ti ha fatto bene, Nicola, ma quest’anno sei proprio bravino, gli insegnanti dicono che sei sempre attento e studi di buona voglia…per me fatti una settimana da Lucy, a pasqua, e poi gli esami di maturità non potranno che andarti bene…”
Sì, …l’aria che mi aveva fatto bene. Sapevo io cos’era che mi aveva fatto bene… comunque accettai subito la proposta della mamma, e qualche settimana dopo mi ritrovai sul treno, diretto al paese degli zii, e con la mente persa a fantasticare sulle tette di zia Lucy.

Zia Lucy che trovai, come la volta precedente ad attendermi sulla banchina, alla stazione dei treni. Mi salutò con un bacio, che non fu casto come quello dell’estate prima, ma fu un vero lingua-in-bocca lungo un minuto, mentre un anziano signore ci guardava con tanto d’occhi, stupendosi forse della differenza d’età (io 19 anni, zia Lucy sulla quarantina), e borbottando qualche parola non certo gentile quando zia Lucy passando davanti a lui sorrise languida strizzandogli l’occhio, mentre con la mano apertamente in vista mi palpava il sedere senza alcun ritegno.

Salii sulla sua auto, che era sempre l’A112 rossa dell’anno prima. La zia indossava una camicetta bianca di cotone, abbastanza leggera visto che lasciava trasparire il reggiseno scuro, che sosteneva con fatica le sue splendide poppe. Una corta gonna, abbondantemente sopra il ginocchio, fasciava le sue splendide cosce, in carne ma ben modellate, e ai piedi portava un paio di sandali argentati con un tacco leggero, che una volta la splendida zietta si era lasciati addosso mentre facevamo l’amore.

“Te li ricordi? ” chiese la zia, mentre ci avviavamo verso casa sua, captando il mio sguardo posato sopra i suoi piedi.
“Me li ricordo, me li ricordo…” risposi. “Soprattutto mi ricordo di te sopra, mentre mi stai montando…e delle tue tette che danzano davanti ai miei occhi…oh zia, non vedo l’ora di arrivare…”.
Dicendo questo posai una mano sulla sua coscia, palpando con ingordigia quella fresca carne di donna matura. La zia allargò leggermente le gambe, e la mia mano interpretò il movimento come un invito all’affondo. Percorsi con la mano l’interno coscia fino all’inguine e qui mi fermai di colpo, al sussulto e all’esclamazione della zia:
“Sorpresa!! ”
La porca non indossava le mutandine e mi ero ritrovato sotto la mano i suoi soffici peli, bagnati di umori come spesso le accadeva. Intrufolai il medio nella tana e la zia mugolò di soddisfazione, mentre mi rimproverava con un sorriso
“Smettila o subito andiamo a sbattere…aspetta almeno che accosti”
La macchina rallentò e si fermò sul ciglio della strada. Eravamo in aperta campagna, e le auto in transito a quell’ora erano davvero poche. Mi avvicinai col volto a quello della zia. Ci guardammo negli occhi, per un lungo istante, carichi entrambi di desiderio. Poi mi prese la testa, con entrambe le mani, e mi baciò sulla bocca…un lungo bacio, appassionato, una danza di lingue, di desiderio inappagato per troppo tempo. Limonammo a lungo, mentre il mio dito imitava la danza delle lingue, insistendo sul clitoride della zia, che mugolava nella mia bocca a queste carezze, finchè giunse al punto di non ritorno, e venne in un feroce orgasmo che la fece sbrodolare nella mia mano.
Portai la mano alla bocca ed assaporai quel nettare d’ambrosia che tanto mi era mancato in quei mesi. Anche la zia mi aiutò a in quest’opera, portandosi alla bocca e leccando lubricamente le mie dita. Era l’imitazione perfetta di una sublime fellatio, e ciò non fece altro che aumentare il mio desiderio, che non mi dava tregua da quando ero sceso dal treno.
La zia posò una mano sopra la patta dei pantaloni e sorrise al trovare il suo amico bello tosto come l’aveva lasciato alla fine delle vacanze:
“Vediamo cosa c’è qui sotto…una vecchia conoscenza…eh ma che duro che sei…che bel pisellino…piccolino, piccolino…”
Mi prendeva in giro, la zia. Piccolino il mio cazzo davvero non era, soprattutto in quel momento. La zia Lucy mi sbottonò i pantaloni ed abbassò la cerniera. Il bozzo era ben evidente sotto i boxer, e la zia li abbassò prontamente, facendolo svettare in tutta la sua esuberanza. Si chinò con la testa sul mio grembo ed imboccò il glande, cominciando a muoversi su e giù in uno dei superbi pompini in cui si era dimostrata una vera virtuosa. Il suo modo di adoperare la lingua, con la quale vellicava la pelle sensibile della capocchia del mio cazzo, il suo modo di ingoiare l’uccello, che riusciva a farsi sparire per una buona parte nella gola, i suoi mugolii di soddisfazione, che testimoniavano il piacere che essa provava nel donare godimento. Tutte queste cose assieme, non permettevano al poveretto (si fa per dire! ) che subiva questi trattamenti di reggere a lungo il gioco. Anch’io non feci eccezione da questi e, senza avvisare la zia, sborrai nella sua bocca, tre fiotti di sperma abbondante che la porcellina si diede ad ingoiare finchè potè, e poi si lasciò colare dalla bocca, ai lati del mento, senza per questo farsi uscire l’uccello di bocca. Lo trattenne il lei finchè ebbe finito d’eiaculare, poi lo fece uscire, e con la lingua mulinò attorno alla bocca, a raccogliere lo sperma che non era riuscita ad ingoiare, aiutata in quest’opera dalle dita (le sue e le mie) che poi vennero doviziosamente ripulite sempre dalla sua bocca.
“Cavoli, Nicola, ma quanto hai sborrato? Credevo di affogare…” sbottò la zia, sorridendo col suo solito ghigno da puttana.
“Sei tu, che mi riduci così” risposi. “Riesci a cavarmi fuori anche l’anima…”
Ci riassestammo e ripartimmo in direzione di casa della zia, dove ad attenderci c’era il resto della famiglia. L’accoglienza fu festosa, soprattutto da parte di Luisella, che vedeva nel mio arrivo la possibilità di scopate facili ad ogni piè sospinto.
In effetti, quella sera stessa dovetti sottopormi a una lunga sessione con la cuginetta. Luisella era piena di voglia, ed anche se io preferivo la mamma, che come donna soddisfaceva meglio quelle che erano le mie aspettative in campo sessuale, mi piegai di buon grado ad assecondare i suoi desideri. La piccola, d’altra parte, era diventata davvero brava, anche di bocca, le piaceva star sopra come alla madre, e dunque io non ebbi da far altro che sdraiarmi nel mio letto e godere dell’estenuante cavalcata della mia focosa amazzone.

La mattina dopo era sabato, e lo zio Alberto, non dovendo lavorare, era rimasto a casa. Luisella aveva promesso a una sua amica di andare a trovarla nel fine settimana, e partì con rammarico, col sincero e sentito dispiacere di lasciarmi da solo con la madre, la quale si sarebbe per due giorni goduta da sola le mie grazie (e il mio cazzo! ).
Le previsioni della piccola non tardarono ad avverarsi. Zia Lucy si svegliò prima di tutti e preparò un’abbondante colazione, alla quale io e lo zio Alberto facemmo degnamente onore. La conversazione venne subito portata sul piccante: argomento preferito, come al solito, le prestazioni e le voglie di zia Lucy, che lo zio non smetteva mai di magnificare:
“Lo sai che questa troia ha una novità da farti vedere? ” chiese lo zio.
“Cioè? ” lo incoraggiai, subito attento.
“Da un paio di mesi ha perso la verginità…hai capito…l’unica verginità che le rimaneva…io e i miei amici le abbiamo spanato il buchetto…ora può entrarci di tutto…e vedrai come se la gode la porca…”
“Ma dai…Alberto…” protestò zia Lucy senza troppa convinzione, sempre sorridendo.
“Ma dai un corno! Non ho mai pensato che si potesse godere in quel modo a prenderlo nel culo, ma tu mi hai fatto scoprire un nuovo mondo…Devi vedere, Nicola, come si sgrilletta mentre l’ha tutto dentro nel buco del culo…è una gran troia, non c’è che dire…del resto la conosci bene…”

Tutti quei discorsi mi avevano eccitato, ma soprattutto mi aveva eccitato la vista di zia Lucy che, seduta in poltrona, aveva alzato e allargato le gambe, appoggiando i piedi sopra i braccioli imbottiti, donandoci la vista del suo fiore dischiuso (la porca, come al solito, sotto alla leggera vestaglia di casa, non portava biancheria intima). Zia Lucy si portò le mani alla fica e allargò le grandi labbra, facendo comparire in bella vista il cicciolo ingrossato dall’eccitazione e già bagnato d’umori
“Nico…dai…vieni qui, con quella linguaccia…” fu l’osceno invito della zia.
Accorsi subito al suo capezzale, mi inginocchiai presso lei e baciai la sua peluria abbondante, che contornava il gioiello di famiglia. Leccai le grandi labbra con delicatezza, sentendola sospirare e gemere, poi affondai con la lingua dentro al suo pube. Mi portai con la lingua sul clitoride, mordicchiandolo e succhiandolo con foga parossistica, mentre alla lingua avevo aggiunto due dita, con le quali penetravo la vagina della zietta sbrodolante. Zia Lucy venne urlando il suo godimento, mentre mi apostrofava con parole lascive:

“Oddioooo…. siiììì…. porcooo…vengoooo…aaahhh…piccolo, piccolo”

Zio Alberto applaudì la nostra performance, dicendo di trovarmi in gran forma come mi aveva lasciato alla fine dell’estate precedente.

“E questo è niente” risposi sorridendo.
Lasciai sfogare zia Lucy, poi le proposi di continuare a fare l’amore sul loro comodo lettone, nella camera che era stata durante le vacanze estive un luogo di delizie inenarrabili.
Accettò di buon grado, e poco dopo mi trovai sopra di lei, a montarla con ritmo regolare, mentre lei appoggiava la schiena sul comodo materasso e a gambe larghe si godeva a pieno la durezza del mio bastone che la penetrava in profondità e la faceva sussultare in un gemito ogni volta che toccava il punto di massima penetrazione all’interno del suo utero. Il piacere cominciò ad aumentare e zia Lucy, per godersi meglio la scopata, richiuse le gambe attorno al mio bacino, appoggiando i talloni sulle mie natiche, e assecondando con deliziose spinte al mio culo i miei affondi dentro la sua caverna d’amore. La portai a un nuovo sconvolgente orgasmo, che non si diede cura di nascondere, urlando con quanto fiato aveva in gola tutto il suo piacere. Io, invece, ero riuscito a non venire, e mi trattenni dal muovermi ancora, perché volevo prolungare in altro modo questa prima cavalcata vacanziera con zia Lucy.
Uscii da lei e le chiesi di mettersi a pecorina.
“Vuoi il culetto, eh? ” chiese zia Lucy, mentre sorrideva lasciva, con gli occhi semichiusi e la fronte imperlata di sudore, dopo il furioso amplesso appena terminato.
Non le risposi, ma con le dita raccolsi gli umori che la sua micetta aveva emesso copiosi e li portai all’ingresso del canale posteriore. Feci scivolare un dito dentro al buchetto, che trovai bello largo come aveva detto lo zio, e sentii i muscoli dell’ano contrarsi attorno ad esso. La zia gemeva, non certo di dolore, e mi incitò a deflorarle il canale posteriore:
“Dai Nicola…inculami…sono pronta…sfondami…. ”
Si era inginocchiata sul letto, abbassando la testa fino al materasso, con il culo rialzato e ben in mostra, sul quale, spiccava la rosetta dell’ano penetrata ora due dita della mia mano.
Tolsi le dita e appoggiai la cappella del cazzo sulle grandi labbra della fica della zia. Lubrificai la punta dell’uccello e la puntai all’ingresso del suo secondo segreto
“Spingi…dai…spingi” implorò la zia, ed io affondai con una certa facilità in quel canale già abituato a queste intrusioni. Presi subito un buon ritmo, sbattendola senza tante remore, con le mani avvinghiate all’abbondante sedere, e la zia mostrò di gradire il trattamento, che accompagnava, secondo quanto già lo zio mi aveva detto, con furiose sgrillettate al suo fiore dischiuso.

L’orgasmo anale che raggiunse zia Lucy fu sconvolgente, per intensità e durata. La mia mano, che si abbassò sulla sua micetta, si ritrovò inzuppata completamente dai suoi umori. La porcellina aveva sborrato come una cavalla, mugolando e gemendo come non avevo mai sentito. Le sue urla si sarebbero udite forse in tutto il vicinato, se lo zio Alberto, con un tempismo di tutto merito, non fosse entrato poco prima con il suo grande uccello in mano, completamente in erezione, e non l’avesse fatto imboccare alla troia di moglie che si stava facendo inculare dal nipote.
L’orgasmo di zia Lucy si tirò dietro a catena il mio, e per la prima volta (c’è sempre, per tutto, una prima volta) sborrai nelle viscere di una donna, inondandole di caldo sperma.
La zia terminò i giochi di quella mattinata, finendo il pompino al marito, che le riversò in gola un’abbondante razione di sperma. Superfluo dire che neppure una goccia di nettare, venne sprecata.

Zia Lucy, al solito, era la più soddisfatta di tutti. Zia Lucy, cara zia, maestra di delizie e porto sicuro dei miei desideri inconfessabili. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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