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L’altra faccia della medaglia

– Svegliati, pelandrone! Dai, che devi andare all’università son già le sette! Eh si anche quella mattina era iniziata come le altre! Mattine che scorrevano rapide tutte uguali, troppo uguali, tanto da far presagire l’arrivo di una tempesta dopo la perdurata calma; e fortunatamente la tempesta arrivò l’estate scorsa, quando mi capitò una cosa che mi sconvolse a tal punto da farmi ritenere che chiunque avesse dietro di se un’altra faccia, che si mostra soltanto quando la caduta di determinati tabù sgretola l’ordinaria faccia che appare a tutti. Tornando alla mattina in cui mi sveglio per andare a trascorrere l’ultima giornata universitaria prima delle vacanze, tranquilla come al solito, tranne qualche toccatina in più nella metro nei confronti di una signora che mi confessò dopo due mesi di reciproche attenzioni, che ormai dal giovedì al sabato quando io non andavo all’università le veniva il mal di testa in ufficio se non si masturba con l’evidenziatore pensando a me. Chi sono io? Mi chiamo Marco(nome di copertura ovviamente), 21 anni, occhi mori e capelli castani, frequento il secondo anno di Medicina, alto un metro e ottanta con larghe spalle dovute al rugby e vita snella dovuta alla piscina, una vera autorità nella mia famiglia, nella quale sono il figlio prediletto, il “nipote” prediletto, il “cugino” prediletto, e ultimo ma non meno importante fidanzato prediletto! . Eravamo rimasti alla mattina in cui, mamma e papà dovevano partire per le Canarie per festeggiare il loro 25° anno di matrimonio. A me come tutti gli anni, in quel periodo mi toccava far spola fra casa mia e quella di mia nonna. Nonna Erichetta, alta, capelli corvini, 62 anni abilmente portati, fra creme per il viso, tradimenti, e calze da skizzo solo al guardarle. Una gran bella donna, insomma cui nessuno, forse neanche il figlio(mio padre) resisteva, anzi azzardo, cui forse neanche mia madre resisteva. Arrivo come al solito con una fame da lupi e dopo averla salutata, la fame come per magia, fa posto ad un’eccitazione palpitante, una sola sfiorata di chiappe mi fa lo stesso effetto, d’un mese con la mia ragazza, devo scappare in bagno, c’è rischio d’un attacco cardiaco, i pensieri mi si accavallano, ma per fortuna in bagno ci sono le medicine. Afferro d’impulso un paio di calze le lecco con avidità son tutte sporche dei suoi umori, sono salvo l’operazione dopo due minuti di travaglio s’è risolta con una copiosa sborrata fatta a pioggia nel cesto della biancheria. Ormai calmo torno in cucina. Mangiamo con rapidità, nonno Giorgio è più nervoso del solito, gli affari non gli vanno bene da quello che capisco, lui parla e come al solito io cerco di sfiorare le calze della nonna, ma con lucidità come sempre mi trattengo al limite. Alla frutta un tintennio ci distrae , era il tel. del nonno, torna, farfuglia una bestemmia riesce senza salutare. Nonna come se nulla fosse accaduto si alza per prendere il dolce dal frigo, nel guarnirlo con la panna però si capovolge sulla tavola, è dispiaciutissima ma io, le dico senza scompormi che così lo si può mangiar meglio, intingo il medio nella spuma di caffè e lo lecco con disinvoltura, nonna ride e mi segue a ruota, verso lo fine però, sono io ad imboccarla col dito e viceversa. In due secondi mi ritrovo un Black and Decker fra le gambe, sto scoppiando inizio a trapanare lo spigolo della tavola, non mi basta, faccio un giro, e inizio a massaggiarle le spalle, mentre col pisello le drizzo la colonna vertebrale….

-Era stupendo! Troppo bello per durare oltre infatti arrivai con un fiume di caldo latte in breve tempo, per nonna naturalmente non successe nulla, ma per me che mi ritrovavo una vistosa macchia bianca su dei pantaloni grigi qualcosa era successo, infatti, adagio e con una mano sulla patta mi recai in bagno per cercar di rimediare. Dopo poco però arrivò nonna che con in mano la tovaglia da lavare cercò di aprire la serratura; io per non destar sospetti la aprii, ma nel momento in cui lei si calò per riporre la tovaglia nella lavatrice, facendomi intravedere l’orlo delle autoreggenti, un tarlo si insinuò nella mia mente, anzi nei miei pantaloni, infatti iniziai ad adagiarle per poi premere con forza crescente in mio arnese contro il suo sfintere, uno sorrisino fatto nonna mi fece capire che oramai ben poco ci divideva dall’incesto. Con indifferenza lei s’alzò, tolse dai capelli l’inutile fermaglio e mi guardò roteando con la lingua sulle labbra. La adagiai sul lavello le respiravo sulle labbra, tempo e realtà non avevano dimensione concreta, era erotismo allo stato puro a dettar le regole del gioco. Con calma le tirai su la gonna e riuscii a dir soltanto
“Nonna quanto t’ho desiderato! ” Lei con una calma che non si conformava alla situazione mi rispose
“Ti prego fammi godere, fai goder la tua nonnina prima che arrivi tua zia, ti prego facciamo presto! “. Mi sedetti sul water e mentre nonna era intenta a darmi un’anticipazione del paradiso con la bocca, io le strappai la camicetta e cercai di capir com’erano quegli slip e autoreggenti dal vivo! Uno spettacolo fantastico credetemi, indossava calze velate nere e un sottilissimo slip in coordinato, nessun freno era così forte da arrestarmi, la scaraventai all’indietro appoggiata al muro, le alzai la gonna e le puntai il cilindro sulla gonna in raso marrone, che in un sol mio gesto diventò una striscia di tessuto intorno alla sua vite. Che stava accadendo? Non lo so di preciso era il cazzo non la mente a guidarmi, pian piano dato che lei non andava oltre mi abbassai e le abbassai quel minuscolo pezzo di stoffa, iniziai a leccargliela, aveva un dolcissimo sapore, il suo bacino era un ramo in preda al vento, movimenti senza nulla di razionale, e a darle man forte c’era la mia lingua. Ma tutto ciò non mi bastava e penso neanche a lei, infatti fu lei a dirmi
“Ne voglio solo un poco ti scongiuro” Con calma me lo prese in mano mirò alla fica oramai simile al lago di Garda e spinse dolcemente col bacino e con la testa nella mia direzione. Fu dolcissimo all’inizio lentamente scese, fino a che la sua lingua si intrecciò alla mia. Due corpi in uno! Nonna ansimava come un leone di un circo arabo a dieta! Minuti resi eterni dal ricordo la violenza con cui ci stantuffavamo a vicenda fu tale da scardinare il lavabo adiacente. Nonna era capace di dir soltanto
“Vienimi dentro nipotino mio! ”
“Neanche tuo padre scopava così bene” Quelle parole furon come la soluzione d’un cruciverba che tentavo di fare da vent’anni! Avevo un preciso obbligo! Far goder la nonna più di quanto la faceva suo figlio, e al tempo stesso mio padre. Presi coraggio e mentre la riempivo con la mia mazza le infilai il tubetto del dentifricio nello sfintere! Quanto le piacque! Quanto mi piacque! Scendeva nelle profondità del suo intestino senza incontrar nessun fondale! ……

-Nulla m’avrebbe più trattenuto! Stavo arrivando lo sentivo e anche nonna mi stava arrivando abbondantemente in mano, ma qualcosa ci interruppe ahimè! Era zia Madda che abitava al secondo piano della palazzina dove abita nonno Giorgio che come di consuetudine tornava da lavoro. Io facendo a fatica finta di nulla la salutai e mi rinchiusi nel bagno a cercar di raffreddare i bollenti spiriti, usufruendo delle mutandine lasciatemi dalla nonna sul lavello. Senza far rumore mi avviai verso la cucina sapendo che nonna sotto la gonna non indossava ciò che io avevo in tasca! Ma quello che vidi fu ancor più travolgente! Zia che cercava di baciar le tette di nonna(4 misura)e nonna che le disse sottovoce
“Smettila c’è Marco di là! “. Zia Madda con i suoi 40 anni suonati, un corpo simile ad un tronco di legno con due siepi al posto delle sproporzionate tette (5 abbondante), capelli rossicci, un felice matrimonio che mi aveva regalato tre “normali” cugine era lesbica? Oramai credetemi avrei inserito in mio fardello anche in un frullatore! Entrai e dissi
“Bene, bene e così qua si festeggia! ” zia fece per allontanarsi nonna invece forse ancor più eccitata di me senza far una piega salì sul tavolo e disse
“Madda ora basta! Dedichiamoci con cura al nostro bel nipote! ” Oramai erano cadute tutte le maschere! Il grado di parentela, il familiar affetto s’erano ripiegati per far posto a sentimenti di libidine perversa. In un battibaleno, mentre mia zia iniziò a baciar la vulva di nonna che s’agitava ad ogni colpo di lingua, io le ero già dietro, intento a leccar gli aromi che le colavano giù misti a sudore. Un trenino di piacere fatto di lingue e fighe familiari! Zia era un lago di ciccia e carne di cui ero io a governar la maestosità delle onde, mi rialzai le abbassai la lampo della gonna e la scesi completamente giù, trasportandomi nel frattempo anche gli slip e soprattutto i collant color carne. La penetrai con disgusto con rabbia, con violenza, dato che era quello il prezzo da pagar, per potermi trasullare tranquillamente nonna. Scendeva giù godeva, e anche nonna godeva per la nota proprietà transitiva! E fu proprio quella che mi suggerì che cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia! Infatti dopo aver cercato inutilmente di penetrare zia analmente senza alcun risultato all’attivo, mi diressi verso nonna che nonostante i circa 20 anni in più era molto desiderabile di zia! Tolsi la testa della zia e col cazzo in tiro baciai nonna mentre zia cercava di prendermelo in bocca; Ma non era la sua bocca che m’interessava ne tantomeno la figa di nonna, era quel foro adagiato fra il tavolo e la gonna di nonna rinchiuso fra due sodissime chiappe a far da preda al mio istinto cacciatore e al tempo stesso animalesco. La feci alzare e mentre zia prese una tetta di nonna in bocca io le allargavo sapientemente lo l’ano. Tirammo avanti per un bel po’ fino a quando oramai sfiniti ci ridestammo con un bel caffè. Oramai era pomeriggio inoltrato e zio Francesco marito di zia Madda e figlio di nonna Erichetta, era intento a bussare al citofono senza che noi ce ne accorgessimo. Salì da nonna dove eravamo noi intendi a discutere su quanto tempo avevamo perso, indossando le stereotipe facce familiari, aprendo con le chiavi che riponiamo sotto all’uscio di casa. Io andai via solo quando mi accertai che era inesorabilmente terminato…………

-Non passò attimo che non ripensassi a quanto m’era accaduto. Era tutto vero? Con quali occhi avrei rivisto nonna e zia? Chiamai la mia ragazza la invitai a casa mia, scevra dei miei genitori. Lei arrivò puntualissimo, e dopo aver cenato a fatica andammo in camera e facemmo l’amore più volte, tante volte ma non aveva importanza per me, ero io l’oggetto a differenza di quanto accade ordinariamente, la mia ragazza mi ciucciava lo infilava anche moscio nel suo atrio anche se io non ne avevo assolutamente voglia, l’avrei denunciata per molestie sessuali! Avevo voglia di mia zia ma in misura ancor maggiore avevo voglia di mia nonna Erichetta. Scoppiavo al sol pensiero di star a 300 metri da quella succulenta fica impotente! Piansi ne avevo disperato bisogno, poi mi feci coraggio e la chiamai. Rispose nonno Giorgio e dopo avermela passata non so quale santo mi aiutò a dire
“Nonna stasera vado ad una festa ma la mia camicia celeste sai, quella che piace anche a te è lavata ma non stirata, mica potresti far un salto da me? ” Nonna sorrise dicendomi
“vengo al massimo far un quarto d’ora”
“Musica per le mie orecchie! ” come un razzo aprii il rubinetto della vasca idromassaggio e iniziai a riempirla d’acqua, di sperma e di sali mentre ciucciavo la parte delle mutande di mia nonna che geometricamente parlando le aderiva al grilletto. Nonna non tardò ad arrivare, la aprii con solo l’accappatoio addosso, ma notai che era fredda anzi glaciale e al mio
“nonna che è successo? ” scoppiò a piangere dicendomi che quello stronzo di zio Francesco aveva sgamato una macchia di sperma sulla gonna di zia Madda e zia cercando di marginar per quanto possibile l’accaduto gli aveva falsamente confessato che la mattina in ascensore un ragazzo le aveva perlustrato per benino il di dietro col cazzo, e lei trovandosi in presenza del capo non aveva potuto reagire, zio le rispose con un ceffone e con un
“sali su che poi facciamo i conti! “. Ero sconvolto ma anche eccitato dalla presenza di nonna. Mi stirò la camicia e nel frattempo mi disse che le avrei potuto far di tutto senza togliere il mio uccellino dalla gabbia. Dolore e goduria s’alternavano nei miei boxer, le leccai per benino un capezzolo mentre giocavo con la mano sinistra col suo grilletto. Ma durò poco infatti arrivò come un fulmine a ciel sereno la mia ragazza! Mi ricomposi non la volevo far salire ma lei insistette. Trovò nonna che riordinava il mio armadio ed io che stavo andando a godermi il mio meritato idromassaggio. Non desistette mi guardò mentre mi infilai nella vasca e poi disse
“Sto di la a giocar col computer muoviti pelandrone! ” Nonna bussò salutandomi ed io in preda ad un raptus la chiamai dicendole
“nonna aspetta senti na cosa”. Nonna entrò e non so come forse anche lei in preda ad un raptus erotico s’alzò la gonna e mi baciò sulle labbra per poi costringermi a baciarle la bernarda mentre lei pisciava nella vasca dove mi stavo lavando! Stavo toccando con mano l’Empireo dantesco quando la mia ragazza aprendo la porta mi fece precipitare nel girone dei lussuriosi dell’infimo inferno. Era sconvolta, anche mia nonna lo era, io invece ero arrapato come non mi capitava da millenni nel veder la mia ragazza. Quant’era bella la mia ragazza! 19 anni portati con esuberanza, campionessa regionale di pattinaggio sul ghiaccio, indossava reggiseno, calze e tanga in coordinato, coperti ora da aderentissimi pantaloni ora da………

-…… Ora da minuscole gonne. Ed io avevo tutto quel ben di Dio a disposizione e non ne avevo mai approfittato? Era tempo di rimediare. La feci entrare lei ripugnante all’inizio iniziò poco dopo a conformarsi alla situazione restando in un angolo imperterrita ad osservar la scena con una mano fra gli slip e l’altra in bocca, mentre io ero intento ad assaggiar il fiume di pipì che nonna mi riversava in faccia. La mia ragazza dopo essersi svestita adagiamente si coricò nella vasca ed iniziò a ciucciarmelo, con una voglia spenta almeno per me mesi fa, mentre io ciucciavo nonna Erichetta che centimetro dopo centimetro si spogliava. Quando ormai eravamo in tre nella vasca con calze, slip e reggiseni che galleggiavano a fior d’acqua iniziai a penetrare nonna in figa dal di dietro, mentre lei limonava con la mia ragazza, con un colpo di reni, e forse sfidando i più elementari principi della fisica mi ritrovai ad inserirlo nello stretto forellino posteriore del mio “amore”, mentre lei con una mano reggeva le calze di nonna strofinandomele su quel poco di cazzo che le fuoriusciva da culo e con l’altra penetrava quella gran troia di nonna che nel frattempo s’era inserito il rubinetto estensibile della doccia nella figa, aprendo nel contempo l’acqua calda! Soffriva ma continuava con ardore, toccandosi i sui ritti capezzoli, e dir la verità soffriva anche la mia ragazza, ma io me ne sbattevo, anzi glielo sbattevo nel suo di dietro sverginato solo poco tempo prima. Andammo avanti per ore fin quando fu nonno Giorgio questa volta a rompermi i coglioni!! Quello stronzo s’era infilato a casa mia usando il solito trucchetto della chiave sotto all’uscio, e da tempo si stavo masturbando guardandoci. Entrò di scatto proprio quando la mia ragazza stava uscendo dalla vasca oramai col culo sanguinante ma anche con la figa godente. Un brivido percorse le nostre schiene, oramai era finita avremmo dovuto sottostare ad ogni suo ordine, pene la perdita di pudore di un’intera famiglia. Si tolse la cinghia ed iniziò a colpire nonna sulla bagnata schiena. Nonna gridava a squarciagola ma non per questo rinunziò ad infilarsi la mia cappella in bocca. Quel bastardo coglione di nonno nel veder ciò s’abbassò i pantaloni ed con la forza spinse la testa dell’amore mio fra le sue palle. La mia ragazza trattenendo a stento le lacrime iniziò a pomparlo, mentre nonna aveva allargato le gambe invitandomi ad entrare. La penetrai tutta d’un colpo, mentre mio nonno aveva steso la sua schiava sulla finestra penetrandola e frustandola nel contempo, stessi momenti in cui io riempivo la figa di mia nonna, sua troissima moglie. Appena appagatomi però non ce la feci però a guardar la scena che mi si offriva: Un fottutissimo vecchio di 74 anni stava frustando e cercando di penetrare dal di dietro la ragazza che aveva affidato anni prima nelle mie mani la sua vita, era troppo! Mi alzai e chiesi a nonna di soddisfarlo lei quel porco d’un vecchio mentre io presi la mia ragazza dal davanti e facemmo l’amore con nonna e nonna che si contorcevano godendo come due ventenni nella mia vasca. Da allora io e nonna indossiamo per gran parte dell’anno una “parentado maschera” che però facciamo puntualmente cadere ogni volta che abbiam bisogno una dell’altro. Per concludere il rapporto con la mia principessa si è ancor di più saldato ed io riesco a farmelo veni doro non appena mi respira ad almeno 5 cm di distanza. FINE

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