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L’arrivo del marito

Era Antonio, che aveva assistito alla tripla deflorazione della propria moglie. Uno spettacolo non certo edificante da trovare dopo essere stato mesi e mesi via per lavoro. L’espressione del suo viso era più parlante di mille discorsi, ma io riuscivo a leggervi anche una crescente punta di eccitazione. Aveva infatti assistito ad una tripla penetrazione della moglie in tutti i buchi, con sborrata finale e la cosa aveva sicuramente acceso i suoi sensi.
“Antonio” disse la troia, ancora gorgogliando sperma, ancora a poca distanza dai nostri cazzi ormai afflosciati, più per il terrore che per la stanchezza.
“Papr” dissero i suoi figli, spaventati.
“Signor Antonio” esclamai io, terrorizzato.
“E bravo il mio angelo del focolare, e bravi anche i miei figli e questa vipera che trattavamo come un figlio! ”
Restammo muti. Stefano riparò piangente in bagno.
“Mi sembra proprio un bel quadretto familiare, ma ora vi punisco io. Alla checchetta ci penserò in seguito. ” disse Antonio, sfilandosi la cintura. Ci fece mettere, ancora nudi, con i culi ben esposti e cominciò ad assestare delle poderose cinghiate sulle carni non protette.
“Va bene cose, troione? ” diceva, abbattendo la sua ira sulla moglie.
La tregua che diede alle nostre chiappe mi diede modo di riflettere sulla situazione e di osservare un particolare importante: le nostre verghe erano tutte erette e vedevo filamenti di bianca eccitazione scivolare dalla fica alle cosce di Sandra, che evidentemente cominciava a godere del trattamento (avevo notato anche che si toccava furtivamente clitoride e capezzoli quando dava la schiena al marito). La situazione stava prendendo una piega decisamente interessante, dal momento che anche negli occhi di Antonio non potevo non cogliere una crescente luce di lussuria. Le scudisciate andarono avanti per un po’, poi Antonio disse:
“Vieni qui, troia. Leccami il cazzo” e sfoderò un arnese di dimensioni priapesche. Si trattava di un signor cazzo, lungo almeno una trentina di centimetri e largo in proporzione, con una cappella maestosa e turgida.
Sandra si inginocchiò davanti al marito e sfoderò le qualità che tanto avevo personalmente apprezzato poco prima, con una serie di lappate sul glande, di aspirazioni profonde, di risucchi ed ingoi magistrali che predisposero il marito ad un’abbondante venuta nel giro di pochi minuti. La maestria della pompinara ed il periodo di astinenza del marito erano stati tali che la venuta fu colossale. Nel momento critico le ginocchia cedettero ad Antonio che si accasciò pesantemente sulla moglie, continuando a scoparle la gola e riversandole un vero e proprio fiume di sperma bollente direttamente in gola. Il cazzo gli rimase ancora maestosamente di pietra.
Parzialmente soddisfatto fece sdraiare Giovanni e disse a Sandra:
“Troia, impalati di figa su tuo figlio”
La signora replicò flebilmente.
“Ho detto di impalarti di figa, del resto, come ho appena visto con i miei occhi, sei capace di ben altro! ”
La manovra fu eseguita con un certo piacere da parte dei due partecipanti. Antonio li incitò a cinghiate a scopare come iguane, accanendosi di più proprio mentre vedeva che i due rallentavano il ritmo.
“Tu ” disse rivolto a me “infilaglielo in gola” e mi sferzò.
Non me lo feci ripetere due volte e cominciai un soffocante andirivieni dentro la gola di Sandra, che vedevo sempre più persa nel delirio del godimento, con gli occhi sottili come quelli di un serpente. Il trio si muoveva bene ed anche le continue sferzate non facevano altro che aumentare il godimento mio e di Giovanni ed il numero di orgasmi della Signora.
Finalmente le cinghiate terminarono, ma notai il terrore nel volto della signora, quando, appostandosi dietro le terga, il marito le disse:
“Ora ti faccio il culo, troia! ”
“Nohhooh” gorgogliò lei, tappata fino in gola dal mio cazzo che continuava
impietosamente a pomparla.
“Zitta, troia. Non me l’hai mai permesso, ma dopo quello che ti ho visto fare, non mi sembra il caso di fare la schizzinosa” e le assestò un potente schiaffo sulle chiappe esposte. Incurante della mancanza di lubrificazione le appuntò la punta del glande sullo sfintere e spinse, continuando a colpirla a cinghiate. Lo sfintere opponeva una resistenza disperata, mentre lei cominciava sommessamente a gemere per il dolore insopportabile. Antonio non si diede per vinto e con una poderosa rincorsa riuscì ad infilare la cappella paonazza su per lo sfintere, con sommo dolore della poverina. In un impeto di pietà o di lussuria, Antonio ci incitò a fotterla con più ritmo in modo da compensare od attutire il dolore che quell’abbozzo di coito anale doveva sicuramente provocarle. Il ritmo fu aumentato, ma né io né Giovanni sapevamo fino a quando avremmo fatto in tempo a resistere al parossismo del godimento.
“Ora ti inculo troia” fu con questo grido possente che la poverina sacrificò sull’altare di Priapo la sua verginità anale (almeno la verginità ai calibri del marito… ).
Una volta entrato fino alla radice comincio immediatamente a tormentarle lo sfintere iniziando un pompaggio che definire selvaggio sarebbe un eufemismo. Il ritmo che impartiva al quartetto non mancò di portare Sandra a ripetuti orgasmi. Alla fine quando stavamo tutti noi per venire, ci sfilammo dai suoi buchi e le irrorammo la bocca di sperma.
Il marito non contento di quest’umiliazione le pisciò anche in bocca e sul seno. Poi le disse:
“Sapevo che eri una troia, ma mi stupisco del tuo livello di troiaggine. Da ora in poi sarai a nostra completa disposizione e dovrai compiacerci nei modi che più ci piaceranno”
Lei biascicò un “Va bene” ed andò in bagno a lavarsi.
Da quel giorno tutte le barriere e le inibizioni tra noi tutte sono cadute e sono diventato un ospite fisso dei giochetti erotici di quella casa.
Da quel giorno sono autorizzato ad abusare della signora Sandra, insieme ad Antonio, come più mi piace (vi racconterò… )
Da quel giorno la mia opinione sulle signore perbene c cambiata…

Non c che c’è qualche signora perbene in giro, con il suo Antonio? ? ? FINE

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