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L’infermiera Bice

Guido ed io eravamo amici per la pelle, inseparabili. Eravamo apprendisti meccanici nella stessa officina, ed eravamo insieme dal mattino alla sera. Avevamo anche frequentato le stesse scuole e la nostra amicizia non conosceva ombre.
Fin da piccoli amavamo giocare al dottore con le ragazzine del vicinato, ma quando cominciammo ad avere i primi peli, le ragazzine furono sempre meno disponibili, mentre il nostro desiderio sessuale si faceva vieppiù pressante.
Non avevamo remore a fare sesso fra noi: si trattava di masturbazioni reciproche, che praticavamo ogni giorno, appena avevamo l’occasione di rimanere soli, specialmente nelle sere d’estate.
Parlavamo di sesso, e sognavamo il giorno in cui avremmo potuto vedere una donna nuda.
Guido era bravo a disegnare, ed un giorno disegnò una donna, a grandezza naturale, sul muro della latrina dell’officina. La donna aveva un’enorme vagina aperta, ed io, quasi ogni volta che andavo nel gabinetto, mi masturbavo guardandola.

Il sabato pomeriggio andavamo al cinema in un paese vicino, raggiungibile a piedi, mentre la domenica sera andavamo a ballare nella sala adiacente il cinema.
Al ballo incontravamo le ragazze e cercavamo in ogni modo di convincerle ad uscire con noi. Qualche volta le ragazze accettavano l’invito; in questo caso ci separavamo, ed ognuno s’infrattava con la sua. Ci ritrovavamo per tornare a casa e, durante la mezz’ora che impiegavamo a percorrere la strada, ci scambiavamo le confidenze su quello che avevamo fatto.
Non eravamo mai riusciti ad andare più in là di qualche furtivo toccamento al seno, da sopra il vestito; non se ne parlava nemmeno di toccare più in basso. Tutti i tentativi finivano in una lotta che ci lasciava con un dolore ai testicoli, per lenire il quale ricorrevamo alla solita masturbazione. Insomma, eravamo dei gran segaioli, come la maggior parte degli adolescenti.

L’officina dove lavoravamo, era parte di un più grande stabilimento, con parecchie centinaia di dipendenti.
C’era anche un ambulatorio medico, con il pronto soccorso. Il medico veniva solo il mattino per le visite mediche, ma per il resto della giornata rimanevano in servizio due infermiere, che si alternavano per garantire la presenza fino a sera tardi.
La più giovane delle due aveva una trentina d’anni, era sposata, ed il marito lavorava nell’officina con noi; mentre la più anziana, la signora Bice, aveva una cinquantina d’anni, ed era ancora una bella donna, formosa, con un bellissimo seno ed un gran sedere. Viveva sola, in una casetta ai margini del paese, ed era benvoluta da tutti per il suo carattere allegro.

Guido ed io, durante le nostre sedute di seghe, parlavamo della vecchia infermiera, ed immaginavamo come doveva essere fra le gambe.
“Chissà com’è pelosa” dicevo io, e Guido incalzava:
“Vorrei leccargliela tutta”
“SI, si, anch’io” e così sborravamo anche l’anima.
Anche gli operai più anziani, a volte, parlavano della vecchia infermiera; si trattava solo di fantasie: “Le farei questo e quello” eccetera, ma nessuno aveva mai fatto pettegolezzi su di lei. Era considerata una persona molto seria, molto materna.

Una sabato pomeriggio, andammo al solito cinema ed all’ingresso, mentre facevamo il biglietto alla cassa, ci trovammo accanto la signora Bice, che era arrivata appena prima di noi. Ci sorrise e “Anche voi a vedere Gilda? “disse. Entrammo e trovammo posto in una fila verso il fondo. Facemmo sedere la signora fra noi due e, nell’attesa che cominciasse il film, chiacchierammo un po’. Lei tirò fuori un pacchetto di sigarette e ce n’offrì una, che noi accettammo.
Si spense la luce ed iniziò il film. Rita Hayworth era stupenda e noi eravamo incantati a guardarla. Al termine dello spettacolo, uscimmo dalla sala; percorremmo la strada insieme alla signora e, parlando del film e della bellezza della famosa attrice, l’ accompagnammo fin sulla porta di casa.

Da quel giorno, il sabato pomeriggio al cinema incontravamo sempre la signora Bice: guardavamo il film insieme, ed insieme tornavamo a casa.
Quegli incontri evidentemente facevano piacere anche a lei, perché ci offriva sempre qualche cosa. Ora che era estate ci comperava il gelato durante l’intervallo fra il primo ed il secondo tempo e, quando arrivavamo davanti alla sua casa, c’invitava ad entrare per una bibita. Noi accettavamo con piacere, perché la signora era simpatica e cordiale.
Quando tornavamo a casa, Guido ed io parlavamo della signora e concordavamo sul fatto che fosse molto attraente. Specialmente adesso, col caldo, l’abito leggero metteva in risalto le curve prosperose dell’infermiera e noi n’eravamo affascinati.

Durante uno di quei sabati, tornando a casa, dopo aver visto un film un po’ osé, parlammo di sesso. La signora Bice ci chiese se non avevamo la ragazza, ed alla nostra risposta negativa commentò: “Mi sembra impossibile che non abbiate una relazione femminile. Non vi sentite attratti dalle donne? ”
“Certo- risposi io – però le ragazze non ci lasciano fare niente”;
“Come niente, nemmeno baci? “;
“Beh, baci si, ma nient’altro”, a questo punto intervenne Guido:
“Domenica scorsa, la ragazza con cui sono uscito, dopo il ballo, mi ha permesso di toccarle il seno, ma quando mi sono permesso di metterle una mano sul sedere, mi ha dato uno schiaffo”.
“Che stupida” si lasciò sfuggire la signora. Quest’osservazione mi colpì! Forse la signora Bice era più libera delle ragazzine con cui uscivamo noi? Volli metterla alla prova e chiesi:
“Lei cosa avrebbe fatto? ”
“Beh, a me avrebbe fatto piacere se un bel ragazzo avesse cercato di … accarezzarmi”. Per quel giorno il discorso finì lì; ma un pensiero cominciò a farsi strada nel mio cervello, e lo esposi a Guido:
“Non pensi che, forse, se ci dessimo un po’ da fare, la signora Bice… ci starebbe? ”
“Sei pazzo? ” rispose lui;
“Perché pazzo? Non è stata lei a dire che le avrebbe fatto piacere se un bel ragazzo l’avesse accarezzata? ”
“Beh, forse hai ragione. Ma come si fa? Chi ha il coraggio di farsi avanti? ”
Il sabato successivo, dopo quei discorsi, eravamo eccitati al pensiero di incontrare la signora Bice.

Quando l’incontrammo all’ingresso del cinema, rimanemmo senza fiato: aveva un vestito semplicissimo, leggero ed aderente, che non lasciava molto spazio all’immaginazione. Il seno prosperoso spingeva in fuori il tessuto di seta, e s’indovinavano i capezzoli grossi come mignoli; dietro, il vestito rientrava nel solco fra i glutei, tondi e sodi come grossi meloni.
Mentre guardavamo il film, osai una cosa che non avrei mai immaginato d’essere capace di fare: i nostri gomiti erano appoggiati allo stesso bracciolo, ed io sfiorai il suo braccio con intenzione. Mi aspettavo che lei si ritraesse, invece non ci fu reazione. Continuai con la pressione del braccio, poi spostai lentamente la mano, fino ad appoggiarla sulla sua: lei non reagì e lasciò che la mia mano posasse sul dorso della sua.
Al termine del primo tempo, si accese la luce ed io tolsi la mano. Distolsi anche lo sguardo: mi vergognavo della mia audacia. Lei, invece, con grande naturalezza ci offrì la solita sigaretta e fece qualche commento sul film. Mi guardò e sorrise.
Quando la luce si spense, la signora rimise il braccio sul bracciolo e, dopo qualche minuto, riportai la mia mano sulla sua. Questa volta lei girò la mano e strinse la mia. Sentivo il cuore battere forte: “Allora ci sta! ” pensai. Quel giorno non capii niente di quello che successe sullo schermo.
Tornammo a casa, e l’unico a parlare fu Guido; io ero tanto emozionato che non avrei saputo spiccicare parola.
Come ormai d’abitudine, la signora ci invitò in casa. Andò in cucina per preparare del tè e Guido ed io rimanemmo soli per qualche minuto; giusto il tempo perché io accennassi a quello che era successo nel buio del cinema. La signora tornò e, invece del tè, portò una bottiglia di vermouth.
“Ho pensato che il vermouth, con un po’ di ghiaccio, sia più adatto in una serata come questa. ” Noi acconsentimmo, e lei versò il vermouth nei bicchieri, quindi si sedette nella poltrona di fronte al divano dove eravamo noi.
La gonna del vestito, nel sedersi, si sollevò un po’ e noi potemmo ammirare le gambe, che erano veramente belle, tornite e robuste, ma snelle e molto ben modellate, con caviglie sottili.
Dopo un po’, mi accorsi che il liquido nella bottiglia era di molto calato, e tutti e tre eravamo piuttosto euforici.

Riprendemmo il discorso sul sesso, abbandonato il sabato precedente.
“Ma voi – chiese la signora, – Come fate a soddisfare il desiderio di fare sesso? ” Entrambi, a quella domanda, arrossimmo. La risposta fu un balbettio incomprensibile, e la signora Bice si mise a ridere.
“Ho capito – disse – vi arrangiate da soli”. Il rossore aumentò ma la signora non rise più.
“Del resto, tutti, alla vostra età, si arrangiano da soli; non c’è da vergognarsi, anch’io, qualche volta, quando ero più giovane, l’ho fatto”.
Questa sua franchezza ci rassicurò, e ci lasciammo andare a più esplicite confidenze.
Guido raccontò di come si masturbava dopo essere stato con la ragazzina che non gli permetteva di toccarla, ed io confermai che lo stesso avveniva a me.
“Ma queste ragazze, a parte toccare, non vi fanno nemmeno vedere niente? ” chiese la signora Bice. Alla nostra risposta negativa, aggiunse
“Allora voi non avete mai visto com’è fatta una donna? ”
“No, mai! ” risposi io. La signora si alzò ed andò a prendere un libro su uno scaffale; tornò, se lo mise in grembo, lo aprì e c’invitò a vederlo. Era un libro d’anatomia, e sulla pagina che ci fece vedere c’era la fotografia di una donna nuda. Guido uscì in un’esclamazione:
“Quanto pelo! ” Bice scoppiò in una risata.
“Voi non avete il pelo? ”
In realtà io avevo pochissimo pelo sul pube, ma Guido era molto peloso, non però come la donna della foto. Lo dissi, e la signora rise ancora.
“Certo, non siamo tutti uguali” disse, “Vi piacerebbe vedere com’è fatta una donna vera? ”
“Magari! ” rispondemmo all’unisono Guido ed io. Senza aggiungere altro, la signora Bice si alzò, si tolse il vestito, rimanendo in mutande e reggiseno. Noi la guardavamo con gli occhi sbarrati.
Ero eccitatissimo, ma non avrei mai creduto che la signora sarebbe andata oltre quello spogliarello, che era in ogni modo molto di più di ciò che noi non avessimo mai visto prima.
Invece lei continuò a spogliarsi: si tolse il reggiseno, e ne uscirono due grandi mammelle bianche e, non ostante l’età e le dimensioni, abbastanza sode. Subito pensai a come sarebbe stato bello affondare il viso fra quelle magnifiche poppe.
Guido era come affascinato da quella visione, e non staccava gli occhi da Bice.
Non passo che qualche secondo, poi Bice infilò i pollici nelle mutande, e lentamente le abbassò fino a farle cadere a terra. Guido ed io guardavamo quello spettacolo con occhi sbarrati: era magnifico. Sul pube, la signora Bice aveva un folto vello nero; un triangolo che partiva dall’inforcatura delle cosce e quasi raggiungeva l’ombelico.
Vedendo la nostra espressione attonita, la signora scoppiò a ridere ed esclamò:
“Però adesso voglio vedere anche voi come siete fatti; su spogliatevi, che vi veda”
L’alcol bevuto aveva attenuato i nostri freni inibitori, e trovammo il coraggio di obbedire, senza commentare.
Cominciai io a togliermi la camicia, subito seguito da Guido; poi passai ai pantaloni, che appoggiai sul divano, rimanendo in mutande, Guido m’imitò. Ora, non ostante la leggera ebbrezza, mi sentivo un po’ a disagio, ma la signora Bice m’incoraggiò:
“Su, che cosa aspetti? Hai vergogna? ”
Guardai Guido e vidi che si apprestava a togliersi le mutande; allora non ebbi più esitazioni, e me le tolsi anch’io.
L’imbarazzo della situazione era tale che avevo perso l’erezione che, solo un momento prima, sentivo spingere contro la stoffa dei pantaloni.
“Però, siete proprio dei bei ragazzi” disse Bice, e ci fece sedere accanto a lei sul divano.
Adesso eravamo tutti e tre nudi: Bice in mezzo a noi due. Guido ostentava una magnifica erezione, ma io, che pure avevo un cazzo più grosso del suo, l’avevo solo barzotto, e lo nascondevo con la mano.
Bice mi mise un braccio sulle spalle e mi attirò a sé e, dandomi un bacio sulla guancia, mi prese il cazzo in mano. Notai che con l’altra mano stava toccando il cazzo di Guido. Non ci misi molto ad avere la mia bella erezione.
Bice mi guardava l’inguine con interesse:
“Siete veramente ben dotati per la vostra età. ” Poi aggiunse:
“Non volete toccarmi anche voi? ”
Guido non se lo fece ripetere, e mise la mano su quella figona pelosa. Io, che ormai avevo superato il mio momento di timidezza, le toccai il seno.
Evidentemente a Bice quel trattamento piaceva, perché emetteva dei gemiti, che non erano certo di dolore. Mi prese la testa e me la spinse verso il seno. Presi in bocca un capezzolo e succhiai.
Intanto lei continuava a masturbarmi, ed in pochissimi minuti eiaculai, sporcandole la mano.
Guido continuava a toccarle la figa ed anche lui venne con un sospiro. Bice, che doveva essere al colmo dell’eccitazione, tolse la mano maldestra di Guido, e la sostituì con la sua, facendosi un furioso ditalino fino a godere.
S’era fatto molto tardi e dovevamo tornare a casa nostra.
Ci rivestimmo; Bice si mise una vestaglia e ci accompagnò alla porta. Ci diede un bacio sulla guancia, e ci salutò:
“A sabato prossimo, ragazzi”.

Appena fuori, Guido ed io non parlammo per un po’, poi, prima di lasciarci, lui mi chiese:
“Ti è piaciuto? ”
“Che domanda stupida, certo che mi è piaciuto; però, se sabato torniamo a casa sua, vorrei toccarla un po’ anch’io. A proposito, com’era? ”
“Era tutta bagnata” e rise!
Quella notte mi masturbai ben quattro volte e mi addormentai pensando a Bice.

Tutta la settimana pensai a quel momento in cui la signora Bice s’era tolta le mutande. Guido mi confessò che, anche lui, si era masturbato un’infinità di volte pensandoci.

Il sabato pomeriggio eravamo davanti al cinema con dieci minuti d’anticipo. La signora Bice arrivò puntuale e, sorridendo esclamò:
“Oggi voglio offrirvi il cinema! ” Andò alla cassa e prese tre biglietti. Eravamo i primi ad entrare, e ci accomodammo nell’ultima fila, con la signora fra noi due, come sempre.
Non ricordo nemmeno che film fosse: la mia attenzione era tutta presa dalla signora, che mi pareva più desiderabile del solito.
Si spensero le luci e, subito, appoggiai la mia mano su quella di Bice. Vidi che Guido aveva fatto altrettanto dall’altra parte.
Come il sabato precedente, Bice girò la mano e strinse la mia. Quello, per me, fu il segnale che potevo osare tutto. Le lasciai la mano, e l’appoggiai sulla coscia. Il leggero tessuto del vestito, lo stesso del sabato precedente, mi permetteva di sentire il tepore della pelle. Lei non reagì. Intorno a noi non c’era nessuno, quindi osai di più: con un leggero movimento della mano, tirai su il vestito e, quando l’orlo arrivò al ginocchio, infilai la mano sotto. Lentamente, spostai la mano verso l’alto della coscia, fino a raggiungere le mutandine: erano abbastanza larghe da permettermi di infilare le dita sotto; cosa che feci con trepidazione. Ad un certo punto sentii un’altra mano che stava facendo lo stesso: era Guido. Non mi ritrassi, ma unii le dita a quelle del mio amico e riuscii ad introdurmi nella fessura umida e accogliente. Bice respirava pesantemente e, togliendoci le mani esclamò:
“Non qui, andiamo a casa”.
Senza attendere nemmeno la fine del primo tempo, ci precipitammo fuori, ed in meno di venti minuti fummo a casa di Bice.
Appena entrati, Bice ci condusse in camera e ordinò:
“Spogliatevi! ”
In pochi attimi fummo tutti e tre nudi. Bice ci attirò sul letto e, come una furia si gettò su di me, prendendomi il cazzo, subito durissimo, in bocca, attirando contemporaneamente Guido verso di se, e prendendoglielo in mano.
Dopo pochi minuti di quel trattamento, io stavo per venire, ma lei smise di succhiarmi e disse: “Oggi farete l’amore per la prima volta”.
Si sdraiò supina, sollevò le ginocchia e le allargò, mostrandosi oscenamente aperta. Noi eravamo affascinati dalla vista di quella enorme figa aperta. Bice prese la testa di Guido e l’attirò verso il suo inguine:
“Leccami bene ora” gli intimò.
Guido non se lo fece ripetere. Tante volte avevamo sognato di leccare la figa, ed ora il sogno si avverava.
Intanto che Guido la leccava, lei mi prese il cazzo in mano, e me lo tenne stretto.
“Non venire, voglio che tu venga dentro di me”.
Così dicendo, spinse via Guido e mi attirò su di se. Mi prese il cazzo con la mano e se lo infilò dentro. Mi sentivo in paradiso: la figa calda mi accoglieva come una bocca affamata.
Non durai molto: subito le sborrai dentro con un gemito. Bice mi lasciò qualche minuto su di lei; poi, dolcemente, mi spostò di lato, ed attirò Guido su di sé.
Nemmeno Guido durò molto, in pochi secondi venne con un sospiro. Bice gemeva continuamente, e tenne Guido dentro di se. Evidentemente lui era rimasto duro, perché dopo un paio di minuti riprese a pompare dentro di lei. Mentre godeva, Bice mi prese il cazzo in mano e, sentendolo duro, mi attirò verso il suo viso in modo da prendermelo in bocca. Io non avevo ancora leccato la figa, e lo dissi.
“Non preoccuparti tesoro – rispose Bice – ora lo farai”
Guido godette ancora e si rovesciò esausto. Lei mi attirò su di sé, ed io avvicinai la bocca alla figa aperta e allagata di sborra: leccai tutto. Il sapore degli umori suoi, unito alla sborra mia e di Guido, dapprima mi disgustò un po’, ma poi la libidine prese il sopravvento e leccai tutto con furore. Ad un tratto Bice si mise ad urlare:
“Si! Si! Continua! Fammi morire. ”
Leccai fini allo sfinimento; poi mi alzai e le infilai di nuovo il cazzo nella figa. Il godimento, questa volta, arrivò dopo parecchi minuti, e fu meraviglioso. Mentre Bice urlava di piacere, io le godetti dentro.
Tutto era durato nemmeno mezz’ora, ma avevamo bisogno di riposarci un po’. Eravamo frastornati: era successo tutto così in fretta!
Ci rivestimmo ma, essendo presto, Bice ci condusse in soggiorno e ci offrì dei succhi di frutta.
Era scomparsa ogni traccia d’imbarazzo fra di noi, e ci sentivamo a nostro agio.
Seduti sul divano, Bice ci accarezzava e ci baciava dolcemente.
Ad un tratto, mentre mi stava dando un bacio sulla guancia, voltai il viso e misi le labbra sulle sue: lei aprì la bocca e sporse la lingua. Fu un bacio pieno di passione, ed io mi sentii il cazzo indurirsi. Lei mi appoggiò la mano sulla patta e, sentendo l’erezione, mi riportò in camera, prendendo per mano anche Guido.
Fu molto più bello della prima volta, perché era scomparsa ogni traccia d’imbarazzo. Bice si fece penetrare ancora parecchie volte sia da me sia da Guido, poi visto che noi eravamo ancora pronti, disse:
“Ora faremo una cosa nuova”
Andò in bagno e prese un vasetto di crema; si voltò, si mise in ginocchio e si spalmò la crema sul buco; poi si abbassò esponendo il culo e, attirando Guido dietro di sé, disse:
“Mettimelo dentro prima tu”.
Era chiaro che voleva Guido per primo, perché il mio cazzo era troppo grosso, e voleva incominciare con quello più piccolo. Guido obbedì e cominciò a spingere.
“Fai piano – sospirò lei – ecco, cosi! Piano.. tiralo fuori un po’, mi fa male”.
Si rimise un po’ di crema, poi Guido lo rimise dentro: questa volta non ci furono problemi.
Guido durò poco, quindi lei volle che fossi io a penetrarla. Io le andai dietro e, dopo che lei si fu spalmata ancora un po’ di crema, entrai in lei. Intanto Bice si masturbava furiosamente e dopo pochi secondi, cominciò a godere. Godetti anch’io dentro di lei.

Quell’estate non ci furono più lotte con le ragazzine. Il sabato facevamo l’amore con Bice, e la domenica, dopo il ballo, andavamo a casa direttamente.
Nel mio letto, pensavo al culo di Bice, e mi facevo una favolosa sega. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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