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copertina racconto erotico

L’oggetto

Patrik portò al tavolo l’ordinazione.
– Due Bloody-Mary… e una Miranda. – distribuì le bevande indugiando sulle provocanti scollature delle tre donne.
– Grazie carino. – gli sorrise con entusiasmo la mora.
– WHOW. Meriti proprio una bella mancia. – commentò l’altra donna infilandogli in tasca un biglietto da dieci dollari e, affondando la mano, lo raggiunse fino a lambirne la punta, fino ad appoggiarle sopra le dita, giusto il tempo di sentirne la molle ma consistente presenza tra le pieghe dei boxer.
– Troppo buone, signore… – formalizzò ritirandosi.
Ormai era abbastanza abituato agli apprezzamenti delle clienti, a come lo guardavano, lo spogliavano con gli occhi e, a giudicare da quello che facevano anche con gli altri camerieri, da come li osservavano, e a volte non solo, il sedere mentre si allontanava dal tavolo, si era orami convinto che facesse parte della serata tipo delle frequentatrici del locale. Tanto desiderose di fare qualcosa di speciale per finire poi a fare quello che facevano tutte.
Lavorare in un locale per sole donne non era certo l’aspirazione della sua vita, ma in qualche modo doveva pur sbarcare il lunario, visto che la tanto sospirata carriera di fisico non si era ancora degnata di sollevarlo sulle sue possenti ali di fama e successo mondiale. Ogni tanto sceglieva nel mucchio e la fortunata poteva provare il piacere, e l’onore, di farsi un tagliando gratis (o quasi), con un controllo completo di tutti i livelli… a tutti i livelli. Quando questo succedeva, cercava donne di una certa età, sulla quarantina, già svezzata, ormai disposte tutto o quasi e soprattutto con una coscienza morale, famiglia, per la quale decidere di non dimenticare l’occasionalità e l’unicità dell’incontro.
Ritornando nel retro estrasse dalla tasca dei boxer la mancia e, senza farci tanto caso, lesse di sfuggita il biglietto che era avvolto dentro gettando poi nella pattumiera l’uno, e in un grosso vaso di vetro l’altro. Mettevano sempre in comune le mance che alla fine della serata avrebbero diviso anche con chi da dietro il bancone non può guadagnarsene ma non per questo ne è meno meritevole. Per il manoscritto la solita frase banale come: “Sei strafigo! ” o “Vorrei leccarti tutto… ” oppure un semplice “Fuck me… ” e di seguito un numero di telefono o un luogo ed un orario. Questa era la volta del luogo con orario, anche se il messaggio era un po’ più originale del solito. Chi glielo aveva infilato, il biglietto, doveva conoscerlo bene. L’orario era quello di chiusura ed il luogo Marconi avenue, una delle sue vie preferite sulla strada del ritorno, ma di solito non si presentava mai nessuno e la cosa gli uscì dalla mente.
Marconi avenue, a San Francisco, non si può certo definire una via isolata, ma a quell’ora di notte, o di mattino per chi preferisce, forse qualunque posto è vagamente deserto. Durante la notte, per il più dei casi, la gente si corica e soddisfa quella particolare funzione biologica che gli uomini chiamano sonno, quella cosa che riesce particolarmente bene quando si ha lo stomaco pieno e/o l’uccello ancora umido da una sfuriata sessuale. Quella cosa a cui Patrik si era già parzialmente preparato avvicinandosi a casa. Ma, a San Francisco, non tutti hanno le stesse abitudini e qualcuno ama fermarsi con la propria auto al ciglio della strada, col motore al minimo, le luci accese, aspettando che, passo dopo passo, ti avvicini per aprire di scatto lo sportello davanti a te.
– Vorrei legati al letto e cavalcarti fino alla morte… – mormorò una voce dall’interno. Una voce femminile, s’intende. Una voce calda e sensuale, per niente imbarazzata di aver prima scritto e poi recitato la frase cestinata poche ore prima.
Patrik si chinò. Colei che lo stava invitando con tanta passione meritava una risposta altrettanto passionale, anche se un rifiuto. I più non poteva certo limitarsi a conoscere solo le splendide gambe che quella intrigante spasimante le offriva come caparra, come garanzia o semplicemente come esca.
Si affacciò per rifiutare, gentilmente, con rispetto, come aveva fatto altre volte, ma come alcune di quelle volte si ritrovò a guidare un’auto sconosciuta verso una ancor più sconosciuta meta.
La donna era veramente affascinante e sapeva usare il proprio corpo con classe. Sapeva che allungandosi verso il cassettino per prendere una sigaretta lo spacco si sarebbe definitivamente aperto e che avvicinandosi a lui per offrirgliene una, il suo seno avrebbe avuto una posizione privilegiata, di primo piano. Poi lentamente la classe sciamò e dopo aver accarezzato la mano del ragazzo che avvolgeva il cambio se la portò tra le cosce per farle sentire l’eccitante contatto della seta delle mutandine di pizzo.
Normalmente finivano per portarlo in un motel, a volte di classe, altre no. Anche se vivevano da sole difficilmente desideravano violare la loro privacy con un incontro così occasionale, non gli era mai successo, e quando entrò nella casa, aprendola lui stesso con delle chiavi appena ricevute, Patrik credette, anzi ne fu convinto, che quella doveva essere una casa in prestito, di un amico, in multiproprietà o chissà che altro.
Donna, così si chiamava, fu veramente molto esigente. Veramente lo volle legare, e quando vide che, ritornata dal solito attimo solitudine che si concede ad una donna prima amarla, o amare il suo corpo, quando vide che indossava dei pesanti quanto lucidi stivali di cuoio, un panciotto di pelle e l’immancabile frustino. Quando vide l’atteggiamento che stava assumendo la serata cominciò a temere che anche il resto della frase fosse vero… fino alla morte.
Donna fu molto abile nel renderlo virilmente disponibile. Toccò, accarezzò e stimolò il suo pene fino a portarlo al massimo dell’estensione, giocando con crudeltà ed astuzia sui centri più sensibili e sulle parti più stimolanti.
Accarezzò e massaggiò i testicoli fino a sentirli ben gonfi ed il tutto con meticolosa precisione, come fosse stato un rito prestabilito.
Infine prese da una bottiglietta di un unguento profumato e, dopo esserselo spalmando sulle mani, riprese a massaggiare la parte interessata fino a distribuire la sostanza con uniformità dalla base all’estremo del prepuzio quasi violaceo e pulsante.
Salì cavalcioni al corpo di Patrik e, dopo essersi spalancata il sesso con entrambe le mani, scivolò su di lui inghiottendolo con un gemito prolungato fino ad incontrare il suo inguine. Dopo un attimo di assestamento prese a muoversi su e giù a ritmo lento, preciso e ben cadenzato, un ritmo che ricordava molto una vera cavalcata, con una dolce risalita, quasi fino a sfilarselo del tutto ed una rapida discesa urtando con violenza il clitoride conto la folta e nera peluria. Dopo qualche minuto, la cavalcata passò al galoppo ed i ritmi accelerarono con progressione. Ogni volta che Patrik cercava di muoversi per andare istintivamente incontro ai suoi movimenti, Donna lo colpiva col frustino. La regola era che doveva stare immobile, come un oggetto, alla mercé di chi volesse usarlo, o del suo possessore.

Si svegliò il mattino seguente in una camera già pienamente inondata dalla luce. Di solito se ne andava dopo il fatto, verso le tre, le quattro, ma quella volta… il fatto, l’aveva stremato, proprio come se avesse cavalcato per due ore, naturalmente da cavallo e non da fantino.
Sul comodino c’era un vassoio con la colazione, assieme ad un vaso con un garofano bianco ed un telecomando ed oltre al letto nella camera non c’era nient’altro. Provò comunque ad attivare i tasti e cercò stupito da dove provenivano il tonfo iniziale ed i successivi suoni. Un quadro sulla parete era salito verso il soffitto ed era apparso lo schermo di un televisore. Le immagini ben presto scoprì di averle già viste, o meglio, vissute. Guardando meglio vide che il telecomando era quello di un videoregistratore ed osservando l’inclinazione delle inquadrature vide subito due telecamere negli angoli della camera. Gli era già capitato. Anche Linda amava tenere un… ricordo dei suoi incontri, ma questa volta il video era molto più professionale e non riusciva a capire se le due telecamere fossero state commutate da un circuito automatico o se, durante la notte, qualcuno si era preso la briga di coordinare la perversa regia del loro rapporto. Se anche Donna aveva lo stesso vizio di Linda, prima di quella ripresa dovevano essercene altre. Riavvolse il nastro. Il riavvolgimento non durò molto; poca roba quindi, ma di qualità. Eroticamente parlando si intende.
Donna veniva ripresa mentre, passeggiando in un parco seminuda, saltellava da una statua all’altra del giardino, statue di marmo, statue con enormi falli in erezione. Il giardino ne sembrava costellato, statue di uomini nudi in una posa alquanto strana. Quasi tutte coricate sul prato con il loro grosso e lungo arnese che spuntava perpendicolare al terreno, come un lussurioso campo di funghi. Donna si avvicinava ad esse e le accarezzava finendo inevitabilmente per impugnare il bianco, lucido e stalagmitico sesso marmoreo con atteggiamenti a volte morbosi e a volte ilari.
Dopo una serie di scossoni l’immagine ritornò stabile, anche se un po’ obliqua. Un’altra donna, certamente quella che stava filmando, aveva appoggiato la macchina ed era entrata nella zona d’inquadratura a dare una mano a Donna probabilmente nel tentativo di sedurre quello strano amante per eccellenza, colui che non si sarebbe mai tirato indietro, ed anche dopo la centesima volta sarebbe rimasto stoicamente all’altezza della situazione. Le due donne giocarono un po’ con la statua poi un po’ tra di loro ed infine Donna si lascio sedurre e pienamente assistita dalla compagna approfittò della possente disponibilità.
Patrik pensò un attimo alla morbosità con cui Donna provasse piacere nel possedere uomini impotenti, non sessualmente intendo, di come godesse nell’usarli, nell’usare il loro sesso, ed in virtù di questo di come avesse acquisito destrezza per rendere un uomo in condizione di soddisfarla, anche se involontariamente.
Inghiottì l’ultima boccata del croissant ed ultimò il caffè ormai freddo e le immagini ritornarono alla notte precedente. Si alzò stiracchiandosi alla ricerca del bagno, c’era una vestaglia sul letto, pensiero gentile, pensò, in compenso mancavano i vestiti ma il bisogno più imminente per il momento era liberarsi dei liquidi in eccesso, per i vestiti aveva tempo fino a sera.
Il resto della casa aveva anch’esso un arredamento abbastanza freddo, pochi mobili scuri, vetrate e tende bianche, lisce. Sbirciando dalla finestra del bagno riconobbe il parco ed almeno una delle statue e, in lontananza suoni di risa femminili.
Patrik raggiunse le voci in un gazebo ai bordi del parco avvicinandosi con decisione cercando di imporsi un tono imperturbabile, nemmeno di fronte al fatto che Donna, seduta sulle ginocchia della solita ragazza, si lasciava torturare di solletico indossando una semplice vestaglia di seta.
Entrambe salutarono con entusiasmo, ogni tanto ridevano, tipiche risate di coalizione, con riferimenti a discorsi precedenti, incomprensibili da un estraneo, ma cercò di sostenere la situazione nel migliore dei modi sapendo che se non volevano passare la giornata con le loro statue avrebbero finito col dargli il peso che meritava.
Durante il contorto percorso dei loro discorsi scoprì che Kate, l’altra ragazza, era la regista del video di quella notte ed indagando più nel dettaglio scoprì anche che la casa era di Donna, era separata dal marito che viveva in Europa, e che dovevano esserci almeno altre due amiche che frequentavano la villa e la loro vita sessuale: Sonia e Shonah. Tutte sposate. Nessun verso di capire il loro mestiere, tranne che per Sonia. A quanto pareva, sembrava lei l’autrice delle sculture, ma lo dicevano ridendo e quindi sembrava solo uno scherzo.
La conversazione si trasferì in piscina e, visto il loro abbigliamento, è facile pensare al loro stato al momento del bagno. Donna e Kate si comportarono da perfette adescatrici, un attimo si strusciavano vogliose contro Patrik ed un attimo dopo guizzavano via chiudendosi in una difesa serrata, allontanandolo a schizzi e sgambettii. Infine le due uscirono distendendosi al sole e Patrik le raggiunse poco dopo, giusto il tempo di ritornare normale.
Passarono qualche minuto a poltrire al sole riprendendo le forze dissipate nella nuotata infine, mentre Patrik si stava addormentando sotto il tiepido influsso dei raggi, sentì le mani accarezzargli la schiena ed il sedere, mentre sui fianchi, da entrambe le parti, sentì i corpi caldi delle due ragazze appoggiarsi solleticandolo con le loro spazzoline di pregiato pelo ancora umide, poi Kate gli sussurrò di voltarsi e Patrik ubbidì ma senza dare segni di risveglio, porgendo la parte più interessante del proprio corpo alle loro perversioni. Sapeva che la loro eccitazione sarebbe stata grande quanto più lui si sarebbe lasciato maneggiare senza opposizione, quindi si abbandonò al suo destino. Un crudele destino di abili mani ed abili bocche e poi le cavalcate, tre di fila, perfettamente simili tra loro, impossibile distinguere di chi fossero i sospiri e non volle guardare.

Lasciarsi usare cominciava a piacergli e riuscì a sostenere la dura prova anche grazie a questo, oltre ad immaginare le due donne che mentre si scambiavano il posto d’onore si abbandonavano a tenere quanto perverse effusioni saffiche.
Alla fine, stremato, si addormentò davvero e si risvegliò tra le braccia di Kate, appoggiato sulle sue cosce mentre cercava di propinargli qualcosa da mangiare, una specie di zabaione arricchito dei pallini di non ben identificate granaglie, mezza dozzina di ostriche affogate nel succo di limone, una macedonia di frutta esotica ed un caffè così forte da colorare permanentemente la tazzina. Molto meglio. Ora si sentiva di nuovo vivo, anche se tutte quelle ostriche sicuramente erano un esplicito invito a ritornare in forma al più presto. Come dessert gli offrirono qualche boccata di una sigaretta avvolta a mano, dal profumo chiaramente ambiguo ed entrò come un razzo nell’orbita di Marte con lo stomaco ben stipato, il sole sulla pelle e le dolci coccole delle due figone a cullarlo.
Passarono il resto della giornata tranquillamente, nudi e beati al sole, a giocare a palla o a tennis da spiaggia. Verso sera ordinarono una pizza che mangiarono sotto il porticato decorato da un simpatico arredamento in paglia intrecciata con le classiche enormi poltrone in stile coloniale sudamericano, Patrik cominciava a prenderci gusto e rivalutò la possibilità di passare le prossime vacanze in un centro nudista.
Kate e Donna avevano ripreso quel loro atteggiamento di alleanza facendo chiaramente intendere, anche dal modo con cui addentavano il cibo, che non stavano solo pregustando la pizza, ma anche il dopo pizza. Se convincerlo a darsi per malato per quella sera fu facile, farlo accomodare in camera da letto lo fu ancora di più. Si lasciò legare ben stretto ed aspettò con una certa impazienza il ritorno delle due amazzoni, difatti lì a poco la porta si aprì e dalla penombra sbucò Donna, Kate e… altre due sventole, probabilmente Sonia e Shonah. Lo attorniarono e cominciarono ad una ad una il loro esercizio preferito fino a risucchiargli ogni goccia di piacere. Shonah e Sonia erano due insaziabili assatanate e pretendevano ottime prestazioni anche da Kate e Donna. Attraverso il maxi schermo che per l’occasione era stato acceso mostrando le immagini del diabolico circuito di ripresa, Patrik poteva vedere anche quello che succedeva alle spalle della sua fantina e quindi come veniva usato il manico del famigerato frustino.
Dopo la quarta volta Patrik cedette. Il suo sesso, ormai sull’orlo dell’ustionamento, si rifiutò definitivamente di collaborare con grande stupore delle ragazze per niente comprensive. Shonah e Sonia si incazzarono con le altre due per averlo spompato troppo durante il giorno e cominciarono a parlare di cose strane discutendo accanitamente sul fatto che per colpa di questo avrebbero dovuto farlo prima del previsto. Fatto cosa? ! E soprattutto a chi? ! ?
Dopo un tremendo sforzo di collaborazione collettiva riuscirono infine ad erigere per l’ennesima volta il pulsante totem del piacere e quando furono ben soddisfatte del loro lavoro Patrik vide Sonia estrarre da un cofanetto una grossa siringa con un ago lunghissimo che con una mossa sicura infilò professionalmente, o spietatamente se si preferisce, alla base dei testicoli sprofondandolo fino in fondo ed iniettando il contenuto. Giusto il tempo di avvertire il dolore acuto della puntura, poi un leggero formicolio si impadronì del suo sesso sentendolo indurirsi come non gli era mai successo. Le quattro donne osservarono impazienti il risultato. Le pulsazioni del suo membro rallentarono gradualmente fino a bloccarsi in una ultima violenta contrazione espansiva, portando l’oggetto del suo orgoglio alla massima estensione. Un attimo dopo il colore rosso violaceo iniziò ad impallidire fino a sbiancare.
Quando si dice duro come il marmo. Ora Patrik poteva dirlo senza timore di esagerare. Il suo pene si era pietrificato sotto i loro occhi assumendo un aspetto liscio, vitreo ed… instancabile.
A quel punto le quattro donne ripresero indisturbate i loro giochetti, mentre la bianca macchia marmorea si espandeva al resto del corpo in una pietrificante metamorfosi.
Patrik si sentì assalire da un senso di rigidità, poi di fragilità ed infine di freddo. Un freddo che ricorda la lapide funeraria di una pietra tombale o una statua che sorveglia imperterrita la sua zona di parco, tormentata dalle farfalle, dagli uccelli e da… donne maliziose. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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