Home / Gang Bang / Martina
copertina racconto erotico

Martina

Le pecore brucano tranquille nel grande prato a pascolo sulla sommità della collina.
Mastico un filo d’erba mentre controllo che le bestie non si disperdano chissà dove e ogni tanto fischio al cane perchè le tenga ben serrate in gruppo.
Tommy corre instancabile sotto la calura estiva e a volte si ferma con una spanna di lingua fuori a guardarmi, come se aspettasse la mia approvazione alla fatica del suo lavoro.
Sono appoggiata al tronco di un castagno mentre mi godo la frescura della sua ombra.
Ho appena finito di mangiare un pezzo di pane duro con del formaggio di pecora e non so se andare a bere alla sorgente o sdraiarmi per schiacciare un pisolino.
Il caldo è torrido e mi toglie ogni vitalità, la pigrizia che mi ha assalito soffoca ogni mia volontà compresa quella di andare a bere per togliermi la sete che il formaggio leggermente salato ha contribuito a far nascere.
Appoggiata al tronco chiudo gli occhi, ma cerco di resistere al sonno e di non addormentarmi, se durante il sonno qualche pecora si dovesse allontanare, sarebbe un bel guaio con la calura che c’è doverla poi andare a recuperare per ricondurla al gregge.
L’aria è soffocante e mi sbottono la camicetta per passare il fazzoletto fra i seni madidi di sudore, era meglio quando andavo a scuola ed ero esentata dal lavoro dei campi o delle bestie.
Ricordo i bei tempi della scuola finita da poco, proprio quest’anno ho dato la maturità ottenendo un buon risultato ed ora vorrei andare all’università, ma non so se mio padre vorrà accontentarmi.
Già ha acconsentito con fatica, sollecitato dalla mamma, a lasciarmi frequentare il liceo a Bergamo ed ora è restio più che mai a farmi continuare gli studi.
Contadino all’antica vede il futuro di una donna solamente in casa, dietro i fornelli e con un sacco di marmocchi che fanno casino intorno.
L’aria è tranquilla in quell’afoso pomeriggio d’Agosto, il silenzio è rotto solamente dal canto dei grilli o dal ronzio di qualche insetto.
La greve calura mi assopisce la mente imbrigliata da un turbinio incessante di pensieri che vanno e vengono senza nessun nesso logico.
Mi prende come una specie di languore che risveglia vaghi ricordi, piacevoli sensazioni, sensazioni che mi accendono il fuoco fra le cosce al pensiero di zia Irene.
La mia carissima zia!
Colei che per prima ha saputo risvegliare i miei sensi verso le gioie del sesso.
è la moglie del fratello di mio padre ed ha circa trent’anni. Florida nel seno e forte nei fianchi, senza essere grassa, è certamente una bella donna ed è appetita da tutti gli uomini del paese che, senza neppure tentare di celare il proprio desiderio, spesso si fermano a guardarla quando passa per la strada.
La scorsa primavera ero in casa sola e svogliatamente tentavo di studiare per prepararmi all’interrogazione che avrei dovuto affrontare di lì a qualche giorno. La testa china sul libro di matematica, leggevo senza riuscire a tenere l’attenzione concentrata sul testo, le nozioni come entravano, uscivano dalla mia mente senza lasciare traccia e, come sempre mi succede in tali circostanze, meccanicamente mi tormentavo con le dita il capezzolo di un seno.
Ad un tratto, con un tuffo al cuore, la voce di zia Irene mi fa sobbalzare sulla sedia: “Cosa fai? Ti trastulli invece di studiare? Dove sono i tuoi? ”
“Ciao zietta, mamma è su al pascolo e papà è nei campi, hai bisogno di qualche cosa? ”
“Sono passata a prendere una damigiana di vino per lo zio, mi aiuti a caricarla in macchina o preferisci continuare con i tuoi giochini? ”
“Ma quali giochini zia… ? ” “Hei bambolina, guarda che non mi incanti! Ti stavo osservando da un po’ ed ho visto come ti accarezzavi le tettine. ”
“Ma dai… lo sai che lo faccio così… non me ne rendo nemmeno conto! ”
“Si può darsi, però mi devi spiegare come mai hai i capezzoli ancora così duri che si vedono attraverso la maglietta. ” “Hai sempre voglia di prendermi in giro… ”
“Ah ti sto prendendo in giro vero?
E questi allora cosa sono?
Due nocciole fuori stagione? ”
Mi ha afferrato i seni e stringe i capezzoli fra le dita, avverto un altro tuffo al cuore, è il secondo in pochi minuti e mi sento avvampare tutta provando come una scarica elettrica proprio là in mezzo alle cosce.
La zia si accorge del mio imbarazzo ma sembra non darsene pena e mi guarda ridendo allegra continuando il suo gioco.
“Mi sembri proprio un’educanda d’altri tempi, ma ti comporti così anche col tuo ragazzo?
Devi cercare di perderla tutta questa timidezza! ”
“Lo sai che non ho alcun ragazzo, non ho mai avuto il tempo per farmene uno.
La mattina a scuola, il pomeriggio a studiare ed il poco tempo libero rimasto ho sempre dovuto dedicarlo alla casa per tenermi buono papà. ”
Siamo scese nel frattempo in cantina sul retro della cascina e la zia si ferma bloccandomi nella fresca penombra della stanza.
“Scusami, non volevo avvilirti, stavo solo scherzando. Davvero non hai mai avuto un amichetto, nessun filarino? Sei mai stata baciata da un ragazzo? ”
“No zia, non ho mai avuto la possibilità di approfondire la conoscenza con alcun compagno di classe o ragazzo del paese… zia Irene cosa stai facendo… ? ”
Le sue mani mi stanno accarezzando il corpo, passano dal seno alla schiena scendendo giù a soffermarsi sulle natiche, intanto accosta il viso nell’incavo del mio collo sfiorandolo con le labbra dischiuse.
Ora le mani sono risalite alle mammelle in una carezza voluttuosa che mi dà i brividi, me le stringe delicatamente fra le dita mentre le sue labbra mi sfiorano il viso, respiro inebriata il suo alito caldo quando in un soffio mi sussurra:
“Baciami, dammi la tua bocca, su dischiudi le labbra… ”
è il mio primo bacio ed è una donna che per prima mi fa vivere questa meravigliosa esperienza.
Mi abbandono alle sue attenzioni e mi sento struggere dal piacere, mai sarei riuscita ad immaginare le piacevoli sensazioni che ora sto provando fra le braccia di zia Irene.
turgide che ha fatto uscire dalla camicetta dopo averla sbottonata.
Mi piace stringere quei globi di carne duri e teneri nello stesso tempo, stuzzicarle i capezzoli erti per il piacere che sta provando sotto le mie maldestre carezze.
Non riesco a trattenere un singhiozzo quando le sue dita, superata la barriera delle mutandine, penetrano la mia umida e mai prima violata intimità. Le sue dita si muovono esperte nella fessura, la percorrono per tutta la sua lunghezza a volte tentando l’apertura della vagina, ma soffermandosi con sempre maggior frequenza in alto a premere sul bottoncino ormai turgido.
I suoi polpastrelli si muovono sempre più velocemente strappandomi deboli grida soffocate dalla sua lingua che mi fruga la bocca.
Ci succhiamo a vicenda le labbra cercando di penetrarci il più profondamente possibile e beviamo le nostre salive che si sono mischiate nella passione di quel bacio senza fine.
Mi ha forzato la mano guidandola sulla sua vulva, è la prima volta che tocco un sesso che non sia il mio e mi sorprende la quantità di pelo che la ricopre.
La frugo anch’io cercando di replicare le sue carezze, ma la mia inesperienza probabilmente non la soddisfa perchè torna a guidarmi la mano dandole quei movimenti che più l’appagano.
Mi piega il pollice ed il mignolo sul palmo della mano e mi forza le altre tre dita fino a farsi penetrare completamente, sono così sorpresa da quell’atto che dimentico il mio piacere, mi costringe a muoverle velocemente e assecondo il suo desiderio aumentando il ritmo frenetico di quella masturbazione.
Pervasa dal piacere, è tutta un fremito e sbava sul mio viso, sul collo e sulla bocca.
“Martina! Martina… !
Come è bello con te! ”
Ora urla senza ritegno il suo piacere, con le gambe divaricate mi impugna la mano e si violenta sulle mie dita dandosi dei colpi terribili fino a che, squassata dall’orgasmo, si abbandona con una specie di rantolo sulla mia spalla.
Rimane tranquilla fra le mie braccia per un breve momento poi si inginocchia fra le mie gambe facendomele allargare, accosta il viso alle le cosce e scostate le mutandine immerge la lingua nella vulva.
Mi sento mancare per quel piacere mai provato e mi appoggio con le spalle al muro della cantina per non cadere.
Continui brividi mi pervadono tutto il corpo e i miei fremiti si trasformano in un godimento che cresce attimo dopo attimo.
Colma di una libidine ormai senza freni afferro la testa della zia e le premo con forza il pube sul viso, la sua lingua mi fa impazzire e finalmente raggiungo l’orgasmo singhiozzando tutto il mio piacere.
Si rialza e mi abbraccia teneramente come fossi una bambina:
“Ti è piaciuto Martina?
Se vuoi possiamo farlo ancora, quando vorrai.
A me è piaciuto moltissimo!
Possiamo cercare di trovare migliori occasioni e fare l’amore tutte nude, sdraiate comode su un letto, sarà meraviglioso! ”
Scaccio con stizza un insetto che mi si è posato sul viso rompendo l’incantesimo di quei ricordi, sono eccitata e cerco di riprendere il filo dei miei pensieri, gli incontri successivi con la zia, le sue confidenze…
“Tuo zio… non so come dire, non è proprio il massimo della virilità.
Dopo i primi mesi di matrimonio i nostri rapporti si sono raffreddati e ha cominciato a farmi strani discorsi.
Praticamente non gli si rizza quasi più, si fa masturbare il cazzo moscio e intanto mi racconta le sue fantasie nel tentativo di eccitarsi, mi dice che vuole vedermi fra le braccia di altri uomini, che gli piacerebbe vedermi far l’amore con loro come una puttana, ma nonostante queste fantasie il suo uccello non diventa duro.
Una sera mentre lo sto accarezzando, non so come nè perchè, istintivamente partecipo al suo gioco:
“Si, si! Mi faccio scopare davanti a te, voglio farmi chiavare da un bell’uomo, leccargli il cazzo fino a farmelo sborrare nella bocca… ”
In quell’attimo gli diventa duro come il ferro e in breve riesce a godere.
Da quella volta ho dovuto continuare a partecipare alle sue fantasie per dargli piacere, ma io sono rimasta sempre insoddisfatta e ho dovuto cercare altrove il mio piacere.
Si l’ho tradito in svariate occasioni, diverse volte con delle scuse mi sono recata a Bergamo dove ho incontrato degli uomini, conoscenze fatte da ragazza quando andavo a ballare e con loro sono andata a scopare in macchina o in qualche albergo.
Un giorno mi dice di aver invitato a cena una coppia di vecchi amici suoi, marito e moglie, e la sera in cui sono venuti da noi ha voluto farmi indossare biancheria intima di seta, che lui stesso aveva comperato in città, reggicalze e tutto il resto… come una cocotte.
Ho capito subito che questa volta dalle fantasie voleva passare ai fatti, non ne ero ben certa per la presenza della donna, ma le cose andarono proprio come avevo sospettato.
Finita la cena siamo tutti un po’ allegri per il vino bevuto e tuo zio, scherzando, comincia a darmi delle pacche sul sedere, poi mi sollevava la sottana sculacciandomi sulle natiche nude e nello stesso tempo fa ai suoi amici sperticati elogi delle mie cosce e del sedere.
“Vieni a sentire Paolo che culo sodo che ha, sembra quello di una ragazzina, anche tu Vera vieni a toccare questa pelle liscia e morbida! ”
I due non si fanno ripetere l’invito e mi vengono vicino, Paolo mi si attacca alle natiche palpandole con forza e la moglie mi infila una mano sotto il vestito accarezzandomi le cosce in alto.
Sono senza fiato, ma non mi ribello perchè sono anche eccitata, il gioco mi piace e li lascio fare, anzi, quando la mano di Vera si insinua sotto le mutandine, allargo le gambe per agevolare la sua carezza.
Mi giro verso tuo zio per vedere le sue reazioni, mi guarda sorridendo felice per come si sono messe le cose e mentre si masturba lentamente, con una mano palpeggia le gambe e il culo dell’amica.
Paolo nel frattempo mi accarezza le tette, mi ha sbottonato la camicetta e ha infilato le dita dentro il reggiseno, le passa sui capezzoli che mi sono diventati duri e poi allargando il tessuto fa uscire le mammelle dalle coppe.
Vera mi bacia sulla bocca aiutando il marito a spogliarmi, mi sfilano la camicetta e il reggiseno poi dopo avermi levato la sottana mi calano le mutandine alle caviglie.
Sdraiati sul tappeto della sala, ci abbracciamo tutti e tre in un unico amplesso mentre zio Mario, seduto in poltrona, continua a masturbarsi osservando la scena.
Sono tremendamente eccitata per la novità di quel rapporto e quando il mio viso viene a trovarsi vicino al ventre di Paolo, in un attimo mi ritrovo il suo cazzo nella bocca.
Mi penetra fino in fondo alla gola facendomi mancare il respiro e mentre mi chiava fra le labbra incita la moglie a leccarmi fra le cosce, a succhiarmi la fica.
Quella sera ho goduto come mai, per la prima volta ho provato piacere nel far l’amore con una donna, mi è piaciuto come è successo a te.
Anche tuo zio è riuscito ad eccitarsi e sia lui che Paolo mi hanno riempita di sperma in ogni buco.
Dopo quella volta ci siamo ritrovati in parecchie altre occasioni, Paolo a volte portava degli amici e anche lui si divertiva a vedere me e sua moglie scopare con loro… ”
Maledizione scaccio con rabbia una vespa che mi sta ronzando sul viso, sono stizzita perchè ha interrotto di nuovo i miei pensieri ed il ricordo delle confidenze della zia.
Mi asciugo ancora il sudore fra i seni col fazzoletto e lo passo anche sulla fronte madida, sono eccitata e desidero intensamente la presenza della zia, se fosse qui farei subito l’amore con lei. Ho deciso!
Questa sera dopo cena la vado a trovare e chissà, magari ci scappa l’occasione per fare qualche cosa.
Ora che ho preso la decisione guardo trepidante il sole, ho la smania di vederlo al più presto arrivare al tramonto per poter portare le pecore all’ovile e prepararmi all’incontro, poi, finalmente, giunge l’ora di tornare.
Fischio a Tommy che come morso dalla tarantola comincia a correre in cerchio per radunare le bestie e spingerle verso valle, latra e azzanna, le morde sulle gambe e finalmente il gregge si muove.
Gli animali che stanno in coda, spaventati dal cane, spingono quelli davanti saltando sulle groppe fino a quando, belando di paura, tutto il gruppo si muove sempre più velocemente.
Mi sono fatta una doccia veloce e aiuto la mamma in cucina a preparare la cena.
“Dopo mangiato vado da zia Irene, hai bisogno che dica qualche cosa? ”
“No, bada solo di non fare tardi che altrimenti domani mattina tuo padre si arrabbia se non ti svegli. ”
Alle ultime luci del giorno che ormai se ne è andato arrivo in paese e busso alla casa degli zii.
Li saluto allegramente e non perdo l’occasione per strizzare di nascosto una zinna alla zia mentre la bacio sulle gote.
“Cosa ti succede che sei tutta matta questa sera? Preparati un caffè mentre finisco con lo zio che deve uscire. ”
La notizia mi rimbalza con un tuffo al cuore, non speravo in tanta fortuna e la gioia che provo mi deve trasparire dal volto perchè la zia mi fa l’occhiolino con aria complice.
Appena è uscito ci sediamo sul divano abbracciandoci strette, strette:
“Che c’è Martina? Hai bisogno della zia? ”
“Si, è tutto il giorno che ti penso, lassù al pascolo non hai altro da fare che pensare e pensare e mi è tornato alla mente tutto quello che hai raccontato dello zio e dei tuoi amanti.
Ora ho voglia delle tue carezze e dei tuoi baci, stringimi zia che ho tanta voglia di te! ”
“Piccola mia, ora sei qui con me, baciami … ”
Le nostre bocche si incollano mentre le lingue si cercano annodandosi in mille giochi, esploro la sua bocca in ogni anfratto succhiando e bevendo la sua saliva, respiro il suo respiro e godo subito non appena la sua mano mi raggiunge fra le cosce.
“Ahh che bello zia, come l’ho desiderato tanto questo momento, è tutto il giorno che ho voglia di te e dei tuoi baci. Fammi godere ancora! ”
Mi porta in camera da letto e ci spogliamo nude.
Mi ha fatto sdraiare su quel lettone all’antica che ha già visto i nostri primi amplessi e con la lingua cerca il mio sesso frugando fra le cosce spalancate.
Ho un sussulto quando lo trova e vi si immerge leccando e sbavando.
“Anch’io zia… ti voglio leccare anch’io… ! ” In un attimo è sopra di me e apre le sue splendide cosce sul mio viso, ho la visione della sua vulva così vicina che senza fatica la raggiungo con la punta della lingua.
Mi immergo nel pelo folto e soffice che la circonda e succhio il clitoride respirando il forte afrore di sesso che emana e che mi sconvolge i sensi.
Con le mani la prendo per le natiche e la tengo stretta contro di me, il suo inguine è come incollato alla mia bocca affamata che, ora lecca, ora morde quella tenera carne che mi dà tanto piacere.
La zia gode sulle mie labbra e golosamente bevo le stille d’amore che gocciolano dalla vagina, la penetro con la lingua più in fondo che posso per suggerne il dolce nettare di cui mi inebrio.
Vorrei avere un cazzo al posto della lingua per poterla penetrare ancora di più.
Ci stacchiamo respirando con un certo affanno, mi bacia sul collo e guida la mia mano sulla vulva.
La penetro con due dita frugandola in lungo e in largo mentre anche lei inizia una lenta masturbazione sul mio clitoride.
Le sue dita prendono velocità e sfiorano leggere la parte alta della vulva, giocano esperte sul bottoncino e poi scendono a frullare l’interno della fessura, quindi risalgono veloci per ridiscendere con un movimento continuo e frenetico che rapidamente mi sconvolge la mente.
Godo impazzita dal piacere spingendo il bacino incontro alla sua mano:
“Ahh che bello zia! Come mi piace… Continua! Continua cosii… ! ”
L’orgasmo si è appena placato che subito mi avvento di nuovo fra le sue gambe spalancate, succhio e mordo, lecco e succhio quella fica che mi sta dando tanto piacere, bevo e ingoio la linfa che continua a fuoriuscire abbondante dalla vagina che si contrae negli ultimi spasimi del godimento e poi mi abbandono di fianco sfinita, ma non ancora sazia.
Dopo un poco la zia mi mostra un cazzo finto di gomma che ha estratto dal cassetto del comodino, lo guardo ammirata perchè è il primo che vedo, è soffice e duro nello stesso tempo e mi sembra incredibile, date le sue dimensioni, che possa entrare nella vagina.
“Ti assicuro che un uomo come minimo ce l’ha di queste dimensioni, ma lo possono avere anche più grosso… vedessi quello dello zio le rare volte che gli funziona… prova questo in mezzo alle gambe… chiudi gli occhi e immagina di essere con un uomo che te lo ha infilato fra le cosce e lo fa scivolare su e giù, così… ti piace? ”
“Si ma mi piacerebbe provarne uno vero, mi piacerebbe farmi chiavare da un uomo… sentire il suo cazzo tutto dentro di me… sentire la sua sborra…. sentirmelo godere in bocca come mi hai raccontato tu… ”
“E allora prova questo! ”
L’intrusione improvvisa ci ha paralizzate dalla paura, ancora strettamente abbracciate guardiamo verso la porta dove lo zio ci sta osservando smanacciandosi l’uccello in meravigliosa erezione.

“No Mario non fare il pazzo, ricordati che è tua nipote, non puoi prenderla! ”
“Io no e tu si? Perchè? Non è forse anche tua nipote? ”
Si avvicina al letto impacciato dai pantaloni che gli sono caduti sulle caviglie e allunga una mano cercando di afferrarmi. La zia mi fa da scudo e lo respinge con energia.
“Cosa vuoi fare? Te la vuoi violentare? Attento che la ragazza è ancora vergine e passeresti un sacco di guai! ” Zio Mario si ferma per un attimo poi si rivolge a me:
“Rispondi tu Martina, non hai appena detto che ti piacerebbe provare con un uomo? Guarda come è bello il mio cazzo, dai prova a giocarci un po’. ”
La zia controbatte ancora alle sue parole e la discussione si accende nei toni, ma io non sento più le loro voci.
Il mio sguardo è fisso sullo strumento di piacere dello zio, è la prima volta che vedo un uomo in erezione ed ora quello che ho sognato o immaginato in tante masturbazioni solitarie è lì a portata della mia mano, così vicino… tanto vicino che mi basta allungarla.
“Hai visto! La piccola lo vuole! ”
Grida trionfante non appena l’ho stretto nel palmo della mano e subito si china ad accarezzarmi le cosce ed il seno.
Mi sta palpando e baciando su tutto il corpo, è una sensazione diversa da quella provata con la zia, ma altrettanto piacevole.
Lei mi guarda e vedo nei suoi occhi una certa apprensione:
“Sei certa Martina di quello che vuoi fare? Guarda che dopo non c’è più rimedio! ”
“Si zia voglio provare, ma aiutami tu, stai attenta che non mi faccia male! ”
Lo zio mi bacia sulla bocca, il suo alito sa di vino e di tabacco, come è diverso da quello profumato della zia, tuttavia non mi dispiace:
“Stai tranquilla – mi dice – vedrai che non ti farò male, tieni comincia a prendermelo in bocca e tu insegnale a succhiare, falle vedere come si fa. ”
Quando mi entra nella bocca assaporo quel gusto nuovo che mi è gradevole da subito, stuzzico il glande con la lingua e constato la delicatezza di quella carne così sottile e serica, resto impressionata dalla sua delicatezza e mi viene la paura che si possa rompere.
Poi osservo la zia che se ne è impossessata per mostrami come bisogna manipolarlo con la bocca e con la lingua e scopro che non è poi così delicata nella sua azione, affonda i colpi con decisione facendo sparire il bastone nella bocca fino allo scroto, lo mordicchia tutto intorno e torna ad ingoiarlo di nuovo, poi lo passa a me.
“Adagio ragazze non voglio godere subito!
Hai visto come è brava tua zia?
Se resterai con noi anche tu diventerai una brava troia come lei e potrai chiavare con tutti i maschi che vuoi, ma ora leccamelo ancora un po’ che poi ti accontento e te lo faccio entrare nella fica. ”

Lo riprendo nella bocca e cerco di farlo entrare tutto, ma quando il glande urta il fondo della gola mi vengono gli urti di vomito e sono costretta a risputarlo fuori, la zia mi da consigli su come fare per evitare quei disturbi e dopo diversi tentativi riesco ad ingoiarlo tutto.
Lo sento palpitare in gola, lo faccio uscire e poi lo risucchio ingoiandolo un poco alla volta, la sensazione che provo è bella, mi piace sentire quel muscolo prendere possesso della mia bocca.
La zia mi ha messo un cuscino sotto le reni e mi ha fatto divaricare le gambe, vuole mettermi della crema sulla vulva ma lo zio glielo ha impedito.
“Mi raccomando Mario cerca di non essere violento, ricorda che dopo deve tornare a casa e se tuo fratello capisce cosa le è successo… ”
Lo zio si accomoda fra le mie gambe e mi appoggia la punta del membro sulla fessura, impugnandolo con una mano la fa scorrere lungo tutta la lunghezza, su e giù, su e giù, è un ditalino fatto con la punta del cazzo.
La frizione del sesso mi provoca ondate di piacere struggente, non resisto più e voglio che mi penetri, spingo l’inguine contro il cazzo ogni volta che la punta si trova sull’apertura della vagina, ma ogni volta lo sento sfuggire via.
Sto quasi per godere, col respiro affannoso lo incito a sbrigarsi:
“Dai zio entra dentro, sverginami… ! Ti voglio nella fica… sfondami tutta… ! ”
è il momento, lo sento farsi largo fra le labbra del sesso, imprime un senso rotatorio al glande per allargare l’imboccatura della vagina poi inizia la penetrazione con piccole spinte.
Allungo le braccia e impugno il bastone che lotta per entrare, lo tengo stretto all’altezza dei testicoli perchè rimanga ben fermo poi con decisione sollevo l’inguine e di colpo lo sento scivolare nel ventre.
Il dolore è quasi nulla e dura solo un attimo strappandomi un piccolo grido.
Ora che lo zio ha iniziato il movimento di va e vieni mi partono dalle viscere sensazioni stupende che salgono fino al cervello, vibro tutta di piacere e lecco la fica della zia che mi si è accosciata sul viso.
Ho già raggiunto più volte l’orgasmo quando lo zio con colpi possenti che mi fanno urlare mi gode nel ventre.
“Che cosa hai fatto? Non dovevi restare dentro… che guaio se resta incinta! Ora togliti che la faccio lavare subito. ”
Estrae il cazzo che luccica di sperma e prima che la zia mi conduca in bagno lo prendo amorevolmente nella bocca per pulirlo delle secrezioni che lo ricoprono.
Quante novità questa sera!
Ora conosco anche il sapore dello sperma.
Usando del disinfettante la zia mi fa un lavaggio vaginale usando una pera di gomma e una volta pulita mi abbraccia stretta.
“Sei contenta ora maialina? Non ti facevo così puttanella, ti credevo più ragazzina acqua e sapone, ma sono contenta che ti piaccia così tanto il sesso perchè ci divertiremo un sacco. ”
Torniamo in camera e ci diamo da fare con lo zio, ma il suo affare è moscio e pendulo e non vuole saperne di riprendere vita.
Ci chiede di vederci lesbicare e lo accontentiamo con piacere, unite in posizioni invertite ci lecchiamo a vicenda e presa da un desiderio improvviso scivolo con la lingua dalla vulva all’ano della zia.
“Usa questo! ”
Mi dice lo zio mettendomi in mano il cazzo di gomma.
“No non lì, nel culo! ”
Mi aiuta a spingerlo nello sfintere della zia che lo riceve con facilità.
“Lo dicevo prima che è una gran troia, a lei piace prenderlo anche nel culo, forza muovilo dentro e fuori! ”
Ci incita nell’amplesso mentre si masturba osservando le nostre effusioni, rantola il suo piacere anche se l’uccello non gli diventa duro, poi si accoscia su di me e me lo infila in bocca mentre continua a menarselo, alla fine gode riempiendomi di sborra.
è riuscito a godere senza erezione e mi ritrovo con la bocca piena del suo seme, cerco di spingere da parte la zia per andare a sputare in bagno, ma quando si rende conto delle mie intenzioni scoppia in una risata.
“Non la devi sputare – mi dice – devi mandarla giù, qua che ti faccio vedere! ”
Accosta il suo viso al mio e con le labbra mi forza la bocca che tengo serrata, mi penetra con la lingua e risucchia lo sperma del marito, poi lo fa defluire ancora nella mia bocca.
“Devi assaporare la sborra con la lingua e poi mandarla giù. ”
Ubbidisco e nel fare quella cosa lubrica mi eccito nel sentirmi per la prima volta così troia.
Più tardi gli zii mi riaccompagnano a casa e strada facendo lo zio mi fa un lungo panegirico sulle gioie che può dare il sesso se fatto senza complessi o preconcetti, se sarò una buona allieva mi promette cose folli con altri uomini e donne.
Farà chiavare me e la zia come più ci piace e perchè io possa avere tutta la libertà necessaria da dedicare al sesso mi pagherà gli studi all’università e ci penserà lui a convincere mio padre.
Non sto più nella pelle per la gioia, a parte il lato sessuale della faccenda, ho anche la possibilità di coronare il mio desiderio più grande: terminare gli studi.
Una decina di giorni dopo, durante i quali io e la zia ci siamo trovate due o tre volte per lesbicare, zio Mario piomba a casa mia una sera e convince mio padre a farmi andare all’università, non c’è tempo da perdere, le iscrizioni sono già aperte e i posti sono limitati, domani lui stesso mi accompagnerà in macchina a Bergamo e provvederà a tutte le incombenze.
La mattina di buon’ora parto con gli zii e arrivati in città ci rechiamo all’università per sbrigare le prime pratiche.
A mezzogiorno mangiamo in un ristorantino e lo zio mi informa che nel pomeriggio ci saremmo recati in casa di amici per fare un po’ di sesso.
Saliamo con la macchina a Bergamo Alta e lo zio si fa aprire il cancello di una villa dopo aver parlato al citofono.
Alla porta di casa ci attende un uomo sulla cinquantina che ci fa accomodare in un sontuoso salotto dove chiacchierano altre persone.
Ci sono tre uomini giovani ed una signora matura che ritengo sia la moglie del padrone di casa, ben presto sono al centro dell’attenzione di tutta la compagnia.
Mi hanno offerto un liquore forte e mi gira un po’ la testa però sono ancora abbastanza sobria e lucida per capire che la festa è stata organizzata per me.
Mentre parliamo di cose banali le mani dei presenti mi palpeggiano ovunque, qualcuno mi solleva la sottana e mi accarezza le natiche, un altro mi strizza i seni e quando giro gli occhi intorno vedo che succede la stessa cosa con la zia e con Flora, la moglie del nostro anfitrione.
A quest’ultima hanno abbassato le spalline del vestito e le sue mammelle, ancora sode per la sua età, svettano libere e tremolanti.
Quando mi viene vicino qualcuno mi forza la testa per avvicinarmi il viso al suo seno, le prendo i capezzoli fra le labbra e la sua mano mi accarezza il pube.
“Sei brava e sei bella, aveva ragione tuo zio quando ci ha decantato le tue doti. Ti piace fare all’amore? Oggi ti leverai la voglia per un po’ di tempo, hai cinque cazzi tutti per te, ti faremo divertire vedrai. ”
Mi stanno spogliando e le gambe mi diventano molli, in mezzo alle cosce sono già tutta umida di umori uterini, mi sfilano le mutandine e mi tengono sollevata a mezz’aria con le gambe spalancate.
Flora si incunea nel mezzo e mi bacia sulla fica, la sua lingua lambisce l’interno delle cosce poi con le dita allarga le labbra della fessura e mi lecca sapientemente l’interno della vulva.
Cerco zio Mario e lo vedo seduto sul divano col suo amico, sono nudi entrambi e si stanno masturbando, la scena che si presenta ai loro occhi deve essere terribilmente arrapante.
Vengo deposta di traverso su una poltrona, il sedere appoggiato su un bracciolo, Flora è stata spogliata anche lei ed ora tutta nuda in ginocchio continua la sua azione di lingua su di me.
Uno degli uomini le si accosta alle spalle e mi guarda negli occhi esibendomi il sesso grosso e turgido, lo accarezza abbassando la pelle sull’asta, si inginocchia alle spalle di Flora e con un solo colpo penetra in lei.
La donna solleva per un attimo la testa emettendo un lamento poi si rituffa fra le mie gambe leccandomi con foga.
La zia intanto è a cavallo di uno dei tre uomini disteso sul tappeto, si è impalata sul suo cazzo e si sta facendo fottere davanti a suo marito.
“Guarda Mario come mi entra dentro, mi piace farmi chiavare davanti a te… fare la troia per te! ”
Zio Mario mugola, ma non è ancora riuscito a raggiungere l’erezione e lo stesso vale per il suo amico che ha anche lui il pisello sgonfio e pendulo.
Flora si stacca da me e dice a quello che la sta scopando:
“Chiava la ragazza! ”
Non è un invito è un ordine e l’uomo ubbidisce infilandomi il suo poderoso attrezzo nella vagina.
Sono eccitata a tal punto che come entra mi provoca un orgasmo al quale ne fanno seguito altri in sequenza consecutiva, godo come una matta e urlo di piacere.
“Senti la troietta come gode! Avanti tu, non ti riposare e mettiglielo in bocca! ”
Mi piace da morire e mi godo quei due cazzi grossi e duri che mi torturano le due bocche, Flora mi sta leccando le tette e me le strizza da farmi male, allungo una mano e le artiglio la fica.
Le caccio dentro prima due dita, poi tre, la mia intenzione è quella di farle male, ma la sua reazione è diversa perchè curva la schiena e inarca il bacino spingendo l’inguine contro la mia mano.
Si muove ritmicamente chiavandosi sulle mie dita poi mi afferra il polso e si forza la mano dentro la fica, è incredibile!
Lentamente ma inesorabilmente penetra tutta dentro la vagina fino al polso.
Mi ordina di chiudere le dita a pugno e si fotte in quel modo lanciando grida disumane.
“Nel culo, voglio un cazzo nel culo! Tu! Smettila di fartelo ciucciare e mettimelo dentro! ”
Osservo l’uomo che accostatosi alle spalle della donna armeggia un poco sul suo fondo schiena e poi lo sento mentre le entra nel retto, lo sento attraverso la sottile parete della vagina scivolare su e giù, su e giù… credo di aver perduto i sensi per un attimo travolta da un nuovo impetuoso orgasmo.
“Basta ora, rimettiglielo in bocca! ”
La sua voce mi risveglia, l’uomo torna a riaccostare il membro al mio viso, ma è tutto sporco e puzza terribilmente.
“No, non voglio! Lavati prima, poi te lo succhio ancora. ”
“Zitta e apri la bocca altrimenti te la faccio pagare cara! ”
Flora non sembra più la stessa persona, è diventata cattiva e mentre parla mi percuote le natiche con la mano aperta, allontana l’uomo che mi sta chiavando e mi sibila sul viso:
“Ora tu glielo lecchi e lo pulisci con la lingua, se non lo fai ti faccio rompere il culo da tutti e tre e ti garantisco che sentirai molto, molto male. Allora, cosa decidi? ”
“Zio Mario aiutami! Portami a casa… ”
Chiamo invano perchè non ricevo nessun aiuto, nella stanza si è fatto un silenzio pesante, si sono fermati tutti e sono in attesa degli eventi.
Cerco di alzarmi dalla poltrona ma Flora mi ricaccia giù impedendomi di fuggire.
“Su prendetela – ordina ai tre uomini validi – e tenetela ferma mentre mio marito le svergina il culo. ”
L’uomo si avvicina e questa volta esibisce una stupenda erezione, ma per mia fortuna non ha il membro molto grosso.
Sono sempre sdraiata di traverso sulla poltrona, mi tengono ferme le braccia e mi hanno tirato indietro le gambe con le ginocchia all’altezza delle spalle.
Flora mi accarezza il seno titillando i capezzoli, il massaggio è delizioso e sarebbe gradito se non fossi bloccata dalla paura di quello che sta per succedere.
Urlo il mio terrore con tutto il fiato che ho in corpo e mi agito come un’ossessa cercando inutilmente di liberarmi.
“Urla, urla quanto vuoi, tanto qui nessuno ti può sentire e tu sbrigati a cominciare, sai come devi fare.
Voglio che le entri dentro con forza, voglio sentirla urlare e implorare, avanti sbrigati! ”
Terrorizzata vedo il cazzo avvicinarsi, una mano mi accarezza i capelli, è la zia e per un attimo spero nel suo aiuto ma il suo sguardo allupato mi toglie ogni illusione, anche lei freme di piacere nel vedermi violentare.
Cerco di rilassarmi perchè devo aver letto o sentito da qualche parte che così si soffre meno, ecco ora lo sento appoggiato sull’ano, una spinta bestiale e sono penetrata completamente.
Il dolore è lancinante e urlo per il male, quel porco mi sta sodomizzando fregandosene del male che mi fa, ma dura poco perchè gode subito.
Il sollievo dura un battere di ciglia, speravo che fosse tutto finito, invece è il turno dello zio, il suo cazzo è più grosso ma per fortuna lo sperma che ho nell’intestino funge da lubrificante ed il dolore è meno forte.
Mi chiava nel culo con meno violenza, ma la padrona di casa lo richiama subito sferzandolo con la voce, si muove allora più velocemente e in breve anche lui gode uggiolando come un cane.
Il sedere mi fa un male da morire, ma cerco di non farlo vedere per non dare maggior piacere a quella sadica di Flora che non appena uno dei tre stalloni prende il posto di mio zio grida istericamente:
“Inculatela! Rompetele il culo senza pietà… voglio sentirla urlare, avanti! ”
Per fortuna la natura viene in mio aiuto perchè perdo i sensi e non avverto più dolore per tutto il tempo che durano le sevizie.
Mi risveglio molto più tardi sdraiata sul divano, lo zio mi consiglia di muovermi con cautela per non rovinare la medicazione che mi è stata fatta.
Il padrone di casa per mia fortuna, se così si può dire, è un medico e mi ha dato un paio di punti all’ano oltre ad avermi fatto un’iniezione antidolorifica.
Flora mi si inginocchia vicino, ha cambiato ancora personalità, ora è dolce e premurosa, mi bacia sulla guancia e mi sussurra nell’orecchio parole di incoraggiamento, ma non riesco a seguirla perchè cado in un sonno profondo per effetto del sedativo.
Verso sera mi risveglio e mi sento un po’ meglio, ho ancora un dolore sordo al sedere ma è sopportabile, sono quasi le sette e lo zio mi dice che è ora di andare.
Finisco di vestirmi infilandomi i sandali quando Flora mi si avvicina.
“Sei stata brava puttanella, diventerai una gran troia, tieni questo è per te. ”
Mi bacia in bocca e nello stesso tempo mi mette in mano una busta.
Siamo già in macchina diretti al paese e ancora non l’ho aperta, quando mi decido a farlo ne escono un sacco di soldi, sono trenta biglietti da centomila.
“Come una puttana! Mi ha pagato come una puttana di strada, voi mi avete prostituito a quella gente per soldi mentre io sono venuta solo per provare nuove emozioni, fare del sesso e magari sentirmi anche puttana, ma non per soldi! ”
Scoppio in un pianto dirotto, lo zio ferma la macchina per permettere alla zia di salire dietro con me, poi riparte.
“Su non fare così… nessuno ti vuole prostituire per sfruttarti, quei due non ti hanno pagato come si fa di solito con una qualunque prostituta, hanno solo voluto farti un regalo perchè sono rimasti soddisfatti dell’incontro, è gente ricchissima, ma sapevano benissimo che avrebbero potuto averti senza spendere una lira.
Ora mettiti tranquilla e riponi quei soldi, ti serviranno per toglierti qualche capriccio quando comincerai ad andare a Bergamo per gli studi. Vieni appoggiati alla mia spalla e cerca di dormire fino a casa. ”
I giorni successivi è stata una vera tortura camminare in salita per portare gli armenti al pascolo, ma poco alla volta il dolore si è affievolito e dopo una ventina di giorni è rimasto solo il ricordo.
La zia ogni tanto viene a trovarmi durante la giornata per informarsi delle mie condizioni e per convincermi a poco, a poco a riprendere gli incontri con lo zio e i suoi amici.
Sistematicamente si finisce poi dietro i cespugli dove ci amiamo come due innamorati.
All’inizio non voglio cedere alle richieste, ma alla fine cedo alle sue lusinghe e questa sera decido di tornare dallo zio.
La serata è fresca per un temporale che è durato circa un’ora, nell’aria c’è il profumo della terra bagnata e dell’erba che è stata falciata da poco.
Entro in casa senza chiedere permesso e trovo la zia sul divano della sala fra le braccia di un uomo.
Le ha messo a nudo il seno e sollevato il vestito, ha i capezzoli grossi e rossi come due ciliege mentre l’uomo, inginocchiato fra le sue gambe, le sta leccando la fica.
Al mio apparire smette di sbavarla fra le cosce e si rivolge allo zio che come al solito è in disparte ad accarezzarsi il membro appassito.
“è questa la ragazza? Non si direbbe che abbia diciannove anni, ne dimostra molti di meno, vieni qui, fatti vedere. ”
Mi avvicino e senza preamboli mi solleva le vesti e mi abbassa le mutandine mettendomi una mano sulla passerina, a quel contatto mi si riaccendono i sensi e mi rendo disponibile ad essere frugata e palpeggiata nelle mie parti più intime.
“è giovane e bella, sei sicuro che accetterà di fare quello che le chiediamo? ”
Domanda allo zio.
“Penso di si, anche se ancora non le ho parlato del nostro desiderio. ”
Mentre parlano l’uomo mi ha sdraiata sul divano e mi masturba piacevolmente, chiudo gli occhi e mi attacco con le labbra ad un seno della zia, ma sto bene attenta al contenuto della discussione.
“Martina dovresti aver finito il tuo ciclo circa una settimana fa, hai cominciato a prendere le pillole che ti ho mandato dalla zia? ”
“Si certo, la prima al quinto giorno dall’inizio del mestruo e poi una al giorno tutti i giorni. ”
“Bene allora puoi fare quello che vogliamo senza rischi di gravidanza, ti piacerebbe scopare con tanti uomini nella stessa sera?
Io ed il mio amico staremo ad osservarti di nascosto mentre tu e la zia vi prostituirete in un posto che conosciamo noi.
Vi portiamo in una casa di piacere, una specie di club frequentato esclusivamente da soci, tutti libertini sfrenati, ma tutte brave persone e vi vogliamo vedere mentre vi offrite agli ospiti come delle vere puttane.
Ti assicuro che non correrai alcun rischio e che nessuno si permetterà di farti del male, ti chiederanno al massimo di fare cose strane ma niente di pericoloso. ”
Guardo la zia che mi ammicca con gli occhi speranzosa, vorrei dire di si, ma sono frenata dalla paura di incappare in una nuova dolorosa avventura.
Cosa succederà quando saremo in quella casa?
La lingua larga e rasposa dell’uomo mi sta intanto passando e ripassando sulla fica, mi tiene aperta la fessura e mi penetra come se in bocca avesse un piccolo cazzo, ondate di piacere mi salgono dalle viscere alla testa e mentre sto per raggiungere l’orgasmo do il mio consenso.
Si parte subito e mezzora dopo siamo sul posto.
Ci conducono in una camera di una grande villa immersa nel verde e ci fanno vestire… di niente, una cosina che più che un abito è un velo trasparente che lascia poco all’immaginazione e poi ci dirottano in una grande sala frequentata da diverse persone.
Non siamo le uniche donne presenti e, come scoprirò in un secondo momento le altre sono tutte sposate a dei soci che godono nel vedere le proprie mogli prostituirsi.
Il nostro compito è di stuzzicare i presenti con baci e carezze e quando ce lo chiedono li dobbiamo portare nella camera che ci è stata assegnata e fare tutto quello che vogliono.
Ci sono uomini di ogni età, alcuni sono giovani e belli e li guardo con desiderio sperando di essere scelta da loro, però mi accorgo che sono i più anziani quelli che puntano su di me attratti soprattutto dalla mia giovinezza.
La zia è più fortunata, uno di quelli per i quali sospiravo l’ha già portata in camera ed ora sarà già fra le sue braccia, io invece ho appiccicato addosso un moscone di età indefinibile che alla fine mi chiede di appartarsi con me.
Distesa sul letto tutta nuda cerco un piacere che non viene, il mio partner si sta dando da fare da parecchio ma con scarso risultato, guardo avvilita nel grande specchio che si trova a fianco del letto e dietro al quale di sicuro lo zio e il suo amico si stanno masturbando. “Succhiami anche tu. ”
Mi chiede il poveretto offrendomi un misero articolo da manipolare.
Mondo cane! Meno male che dovevo arraparmi nel donare o vendere per piacere il mio corpo!
Con un po’ di disgusto mi applico alla moscia appendice, passo la punta della lingua sullo scroto aspirando nella bocca i testicoli, glieli massaggio con le labbra e poi mi dedico al pene.
Lo succhio mettendoci più passione che posso e, miracolo della natura, lo sento assumere maggior vigore.
Si sta indurendo e ingrossando nella mia bocca fino a raggiungere una discreta dimensione, hai capito il nonnetto cosa nascondeva nei pantaloni?
Ora lo lecco con zelo perché comincia a piacermi, accidenti come è grosso!
A fatica riesco a contenerlo nella bocca mentre lo pompo con energia, peccato non abbia la mia età!
Mi sto eccitando anch’io soprattutto quando mi passa la lingua sul sedere e ogni volta che mi entra dentro con la punta mi viene una specie di prurito che mi accende il desiderio di essere presa proprio lì dove ho sofferto tanto.
“Ti piacerebbe mettermelo nel culo? – Gli sussurro in un soffio – Però fai adagio, non farmi male. ”
Alle mie parole il bastone gli si indurisce ancora di più, evidentemente la proposta lo ha eccitato ed ora mi sta bagnando di saliva per prepararmi alla penetrazione.
Mi giro a pancia in giù mettendo un cuscino sotto il ventre, allargo le cosce e il vecchio vi si incunea sfregandomi il randello fra le natiche.
è il momento cruciale e spero di non sentire dolore, mi rilasso e lo sento scivolare in me senza fatica, quei bastardi mi hanno proprio fatto un bel servizio, mi entra nel culo con la stessa facilità con cui lo prendo davanti, però li devo anche ringraziare per avermi aperto così bene perchè mi piace farmi sodomizzare… mi titilla il clitoride mentre mi monta aggrappato alle anche, mi piace, mi piace… !
A ondate continue sento il piacere che comincia a crescere e assecondo i movimenti del vecchio sperando che non goda subito.
Mi sento completamente riempita ed è un piacere diverso da quello che si prova a farsi chiavare nella figa.
Il vecchio mi palpa ora le tette ed ora la vulva, mi accarezza la schiena e ogni tanto rallenta il coito forse per prendere fiato, lo sento respirare a bocca aperta mentre mi sbava addosso, ma non mi dà fastidio anzi mi eccita.
Bofonchia parole spezzettate, si ferma un attimo, poi riprende con lena parlandomi:
“Sei bella e mi piaci da morire… come sei giovane… assomigli a mia figlia! Anche lei deve avere la tua età… le assomigli tantissimo… ! ”
Il vecchio sta fottendo con me e mi parla della figlia, vuoi vedere che… ?
“Ti piacerebbe se al mio posto ci fosse tua figlia? Ti piacerebbe farle quello che stai facendo a me? ”
Non risponde subito, ma i suoi colpi si fanno immediatamente più prepotenti e poco dopo inizia a sussurrare alzando poi man mano la voce ai toni alti:
” Sii… ah se ci fosse lei qui al tuo posto… ! ”
“Inculami papà, chiava la tua bambina, chiavami nel culo! ”
“Voglio godere con te Carla! Dentro di te… riempirti tutta di sborra! ”
Porto avanti la sceneggiata mentre mi sta pompando con forza, ma per fortuna la sua azione è indolore:
“Continua papà, sei tutto dentro di me, è bellissimo averti dentro, spingi più forte… ! ”
Fingo per lui, ma la mia eccitazione è vera ed inizio a godere sussultando e sbattendomi per ricevere meglio i suoi colpi.
Si è alzato dalle ginocchia ed è in piedi con le gambe divaricate e piegate in avanti, in quella posizione mi sodomizza con maggior forza e accelera sempre più il ritmo delle sue spinte.
Mi artiglia per i fianchi e urlando come un matto mi gode nel culo, poi giace quieto appoggiato alla mia schiena, il respiro affannoso.
Gli scivolo da sotto e mi giro verso di lui per succhiargli il pene che sta già perdendo consistenza, lo lecco pulendolo con la lingua con la quale poi scendo a lappare lo scroto per risalire a stuzzicargli lo sfintere anale.
Sento un guizzo nella mia mano ed il cazzo sembra riprendere vita, insisto allora nel lavorargli il sedere e lo penetro con due dita.
Lo frullo velocemente mentre gli spompino l’uccello e sono ricompensata dal turgore che rinasce nella mia bocca.
“Cosa preferisci ora? Vuoi chiavarmi o vuoi che ti faccia con la bocca? ”
“Nella fica… voglio la tua fica… ! ”
Inginocchiata a cavallo del suo ventre impugno quell’asta favolosa e mi impalo con un colpo solo.
Lo cavalco velocemente mentre lui continua a chiamarmi Carla, con gli occhi chiusi invoca la figlia che vorrebbe al posto mio.
Ho già goduto diverse volte, ma il vecchio non riesce più a venire dentro di me come vorrebbe, mi accoccolo allora con la bocca sul cazzo dandogli da leccare la fica e inizio a fargli un pompino.
Lo succhio avvolgendogli l’asta con la lingua, lo ingoio nel profondo della mia gola, gli lecco i testicoli e lo riprendo in bocca mordicchiandogli il glande.
Solo quando gli infilo di nuovo due dita nell’ano ha un sussulto e mi sborra nella bocca.
Bevo lubricamente il suo sperma e mi sento veramente quello che sono: una vera troia.
Ritorniamo in salone, ma ci resto poco, qualcuno mi riconduce in camera e dopo lui un altro e un altro ancora.
Si è sparsa la voce che la nuova è da sballo e tutti fanno a gara per chiavare con me, dal canto mio sono sfinita non tanto per la fatica, ma per le innumerevoli volte che ho goduto.
Mi piace quel posto e dirò allo zio di riportarmici ancora, quella è vita per me!
Visto che mi prostituisco a tutti quelli che mi vogliono potrei farlo per denaro.
Alle ortiche tutti i miei principi!
Mi divertirò chiavando e facendo soldi.

Ahimè! Quale infausta decisione ho preso quella sera!
Sono passati due anni da allora e mi ritrovo, poco più che ventenne a passeggiare dietro un falò alla periferia di Bergamo, ora con amarezza rimpiango i miei prati, le mie pecore e i cieli luminosi del mio paese.
Come un vampiro esco la sera per ritirarmi al mattino, ma quel che è peggio ho perso il gusto di provare piacere col sesso. FINE

About Storie erotiche

Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L’immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Io, mia moglie e Luca

Stavo mostrando la mia telecamera ad un mio caro amico d’infanzia, ospite a pranzo a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.