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Mia moglie

Erano i primi anni ’80 quando venni trasferito in una città del nord per lavoro. Sono un dipendente pubblico e non ero mai uscito dalla mia regione. Non ho fatto nemmeno il servizio di leva perché sono stato riformato a causa del mio torace.
Nella mia nuova città ho conosciuto i colleghi ed in particolare una collega che era della mia stessa regione. Dal momento che sono timido, ho cercato di starmene per i fatti miei, ma lei cercava di coinvolgermi e farmi uscire con la sua cerchia di amici. Rosa, questo il nome della collega, era una ragazza prosperosa, non molto alta e abbastanza rotondetta. In effetti ciò che mi piaceva di lei erano le sue tette ed il suo culo. A volte rimanevo a guardarla immaginandola con le tette al vento.

Poi quand’ero da solo in camera mi tiravo certe seghe quasi da svenire. Un giorno Rosa mi invita ai giardini a prendere un gelato. Ci sediamo poi in una panchina dove c’era poca luce e vedevo che era lei che mi faceva le “avances”. Forse cercava di stuzzicarmi o forse voleva sapere di più sul mio conto, fatto sta che presi coraggio e le dissi che mi piacevano da matti le sue tette. Senza dire una parola lei tira su la maglietta scoprendo due tette da capogiro rette da un reggiseno più piccolo di un paio di misure, tanto che sembrava che le tette trasbordassero. Non mi sembrava vero. Lei mi invitò a toccargliele ed io non mi feci pregare. Mi misi a palpare le tette di Rosa e poi le succhiai i capezzoli. Ero eccitatissimo quando lei mi disse di tirarmi fuori l’attrezzo. Qui mi sentii in imbarazzo. In effetti il mio non era un vero e proprio attrezzo, ma un attrezzino. Misurava appena 16 cm. anche se era abbastanza grosso.

Sapevo di ragazzi che ce l’; avevano 20 cm e anche oltre. Rosa mi spinse nuovamente a tirarlo fuori. Mio malgrado lo feci. Rosa si mise quasi a ridere e io mi vergognai molto, però mi fece una sega lo stesso mentre io le succhiavo i capezzoli.
Ricordo che dietro ai cespugli c’erano delle persone che ci spiavano ed io mi sentivo in imbarazzo, ma Rosa mi disse che lei lo sapeva che c’erano i guardoni e che a volte lo faceva apposta ad andarsi a sedere su quella panchina tirandosi su la gonna e facendosi ammirare tutto. Io credevo che dopo quel servizietto Rosa fosse la mia ragazza, ma mi sbagliavo.

Un giorno che passeggiavo da solo per i giardini, vedo da lontano Rosa assieme ad un altro ragazzo. Si tenevano per mano, poi ad un certo punto lei si appoggia ad un albero e lui la bacia. Mi crolla il mondo addosso. Non avevo speranza che lei divenisse la mia ragazza. Sconfortato ritorno a casa. Non guardavo più Rosa neanche in ufficio fino a quando non la incontro nuovamente ai giardini e sempre con quel ragazzo. Era un ragazzo poco più alto di lei, magro e con i capelli ricci. Indossava una maglietta e dei jeans. Questa volta, vedendoli nuovamente appoggiati all’albero intenti a baciarsi, mi avvicino deciso con l’intenzione di dirgliene quattro. Appena arrivo a qualche metro da loro rimango basito. Il ragazzo non era un ragazzo, ma era una ragazza. Aveva il seno appena accennato e i suoi lineamenti erano sicuramente mascolini. Rimango di stucco senza dire una parola. Rosa mi presenta alla sua amica, Elisa. Ci sediamo e prendiamo qualcosa al bar. Rosa mi racconta la storia che lei ha con Elisa ed Elisa mi racconta un po’ della sua storia.
Lei studia all’Università e si sono incontrate in quella città solo per caso. Non sapevo se considerarlo un tradimento o meno quello di Rosa. Dopo qualche tempo mi feci forte e chiesi a Rosa di diventare mia moglie. Sul momento Rosa si mise a ridere ed io ci rimasi male. Chiesi il motivo della sua derisione e lei mi rispose che in primo luogo col mio attrezzino non l’avrei sicuramente soddisfatta e poi a lei piaceva andare anche con Elisa in quanto le piaceva leccare la figa. Non so cosa mi prese, a le dissi che se fosse diventata mia moglie le avrei permesso di farsi un amante con un attrezzo più grosso del mio e che poteva tenersi anche Elisa come amante e farsela leccare in qualsiasi momento. Rosa non mi disse nulla per molto tempo, ma io non desistevo e tutte le volte che eravamo assieme cercavo di illustrarle la scena con lei ed Elisa avvinghiate in un 69 mentre io sdraiato su una parte del letto mi masturbavo guardandole; oppure la descrivevo tra le braccia di uno stallone che se la ingroppava ed io sempre accanto a loro che mi masturbavo.

Non so se furono questi argomenti a convincere Rosa, ma dopo qualche tempo mi disse chiaramente, e davanti ad Elisa, che avrebbe accettato ciò che io le avevo proposto, a condizioni che poi non mi sarei tirato indietro, ed Elisa faceva da testimone al nostro patto.

Come un coglione accettai, anche perché la proposta era partita da me, non pensando a quali conseguenze sarei andato incontro. I primi tempi di matrimonio tutto filò liscio come l’olio. Elisa veniva a trovarci di tanto in tanto e si faceva una lesbicata con Rosa. Il rapporto sessuale tra me e Rosa non sembrava andasse poi così male. è chiaro comunque che per riempire la sua figa ci voleva un arnese più lungo del mio anche se come grossezza in qualche modo c’eravamo. E fu un giorno di domenica mattina, mentre eravamo a letto, che dissi a Rosa se riuscivo a soddisfarla o meno. Mi rispose che in effetti che raggiungeva lo stesso l’orgasmo ma non con quell’intensità con cui lo raggiungeva con Elisa. Elisa aveva nella borsa sempre a portata di mano un grosso vibratore e le due lo usavano a vicenda. Riproposi la mia tesi, e cioè di farsi un amante con un grosso cazzone che l’avrebbe soddisfatta per bene e farci l’amore ogni qualvolta ne sentisse il bisogno. Rosa mi abbracciò ringraziandomi e dicendomi che non credeva che io dicessi il vero quando le feci la proposta prima di sposarci. Fu come un gioco quello di cercare un amante per lei. Come andare in giro per negozi a provare un paio di scarpe. Mettemmo un annuncio sul giornale locale, camuffato come ve ne erano diversi. Prendevamo un appuntamento al giorno. Tutte le sere ci vedevamo con un giovane ai giardini, il quale faceva vedere la sua mercanzia. Noi spiegavamo quelle che erano le nostre esigenze e se a lui andava bene, andavamo a casa a provare l’attrezzo.

In sostanza noi cercavamo una persona pulita, senza troppi grilli per la testa e che non avesse grosse pretese, che il rapporto poteva troncare in qualsiasi momento una delle due parti lo chiedeva. Insomma come un vero e proprio contratto di lavoro. Di tutti i giovani che passarono tra le cosce di mia moglie, solo tre soddisfarono effettivamente e a pieno Rosa, Tutti e tre erano studenti universitari, due erano italiano ed un terzo era cubano, venuto in Italia per studiare. Quest’ultimo, Jonathan, aveva un attrezzo enorme. Mia moglie li ha provati tutti e tre, uno al giorno, e solo di Jonathan è rimasta pienamente soddisfatta. Con lui aveva stabilito un giorno preciso della settimana. Io facevo l’amore con mia moglie normalmente ma per lei era solo ricevere affetto da me, tanto non lo sentiva nemmeno il mio minuscolo attrezzo, tuttavia io riuscivo a godere pienamente. Passò qualche tempo e il rapporto con Jonathan andava bene, senza incomprensioni o pretese di qualsiasi genere. Jonathan si accontentava di far l’amore con mia moglie e basta.

L’unica cosa che effettivamente mi dava fastidio era il fatto che durante i loro incontri mia moglie baciava in bocca Jonathan, non mi dava fastidio invece il fatto che lui le sborrasse dentro la figa o glielo mettesse nel culo. Una sera veniamo invitati ad una festa in maschera a casa di amici. Era carnevale e la festa si svolgeva nella piscina interna della villa. Ognuno degli invitati poteva vestirsi come riteneva meglio e mia moglie, fortuna che non c’erano bambini, pensò bene di vestirsi da “eva&” portando con se (ma aveva chiesto per fortuna il permesso ai padroni di casa) il suo “adamo” (Jonathan). Io facevo da semplice accompagnatore. Quando tutti videro l’abbigliamento di “adamo ed eva” ci fu un battito di mani fragoroso.

Mia moglie (eva) indossava una foglia di fico fatta di stoffa dalle dimensioni molto ridotte che le coprivano appena la peluria del pube e per il resto era completamente nuda eccetto un paio di sandali con tacchi a spillo per farla sembrare più alta. Il suo “adamo” era abbigliato alla stessa maniera solo che la foglia indossata da Jonathan non gli copriva un bel niente date le dimensioni enormi del suo attrezzo. Gli sguardi delle donne erano tutte per l’attrezzo di Jonathan che non sembrava affatto imbarazzato, mentre gli uomini ammiravano le forme di mia moglie che, anche se rotondetta, era sempre attraente. Mia moglie mostrava con fierezza le sue tette. Io me ne stavo quasi sempre seduto in un angolino della piscina e guardavo l’andamento della festa.
Durante un ballo lento accadde l’inevitabile: Mia moglie era allacciata a Jonathan quando a questi gli diventò duro l’attrezzo. Tra lo stupore dei presenti e l’eccitazione di mia moglie che ad un certo punto non capì più nulla, io mi sentii ridicolo e piccolo piccolo. Mia moglie, infatti, si inginocchiò davanti a Jonathan prendendo a succhiargli l’attrezzo. Quella fu la scintilla per fare scatenare una vera e propria orgia. Naturalmente Jonathan fu preso di mira da quasi tutte le donne presenti e quindi mia moglie si dovette arrangiare con gli uomini. Io rimasi seduto a guardare mia moglie a cosce larghe che si faceva trombare da tutti gli uomini presenti.

Di me non si occupava nessuno, non mi veniva nemmeno voglia di masturbarmi. Non mi pensava neanche mia moglie che alla fine di tutto e dopo aver fatto un tuffo in piscina come tutti gli altri, si rivestì e mi chiamò solo per dirmi che era ora di andare. Io la seguii come un cagnolino, ma ero deluso di lei e di ogni cosa che mi stava attorno. Jonathan era diventato ospite fisso a casa nostra, veniva quasi tutti i giorni, e spesso dormiva da noi, naturalmente nel letto matrimoniale con lei mentre io mi dovevo accontentare del lettino dello stanzino. Ormai mia moglie non si occupava più di me, né io mi facevo le seghe guardandola scopare con Jonathan in quanto lei voleva rimanere sola con lui. Cercai per telefono Elisa sfogandomi con lei. Ci vedemmo fuori ed anche Elisa mi disse che Rosa non la cercava più. Assieme organizzammo un qualcosa che potesse scuotere Rosa. Invitai Elisa a casa a insaputa di mia moglie. Ci sistemammo sul divano e prendemmo a baciarci. Elisa era lesbica e si fece forza per riuscire a baciare me. Mia moglie ci trovò nudi sul divano e andò su tutte le furie. Io ed Elisa non ci perdemmo d’animo, riversammo il nostro stato d’animo su di lei e dopo qualche ora di continue liti e anche qualche schiaffo sia da parte mia che da parte di Elisa, Rosa sembrò calmarsi. Gli incontri con Jonathan si fecero più radi, fino a quando lei ci disse che Jonathan era ritornato a Cuba in quanto aveva finito gli studi.

A noi non ci sembrò vero. Potevamo così riprendere il rapporto a tre. E così fu. Mia moglie tornò a lesbicare con Elisa ed io a farmi le seghe guardandole mentre loro si chiavavano col cazzo finto. FINE

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