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copertina racconto erotico

Milena superstar

Milena si osservò nello specchio richiudendo l’eyeliner. Voltò leggermente la testa da una parte per permettere alla luce della toletta di illuminarle completamente il viso.
“Non faccio poi tanto schifo! ” si disse, abbastanza soddisfatta di quello che vedeva.
Con un movimento fluido si alzò dalla sedia posta davanti alla consolle da trucco e diede un’occhiata ai barattoli di creme e di cosmetici sparsi qua e la sul ripiano.
“Dieci anni fa non avevo bisogno di tutta questa porcheria per essere presentabile, ” pensò, leggermente contrariata “bastava un velo di ombretto, un po’ di fard, una passata di rossetto ed ero pronta. Oggi mi ci vuole un ora per il restauro! ” sbuffò, avvilita. “Se Pluto fosse qui direbbe che devo ogni volta montare le impalcature” Ridacchiò tra se al pensiero, dirigendosi al letto, sul quale aveva preparato il resto dell’armamentario per la serata.
“Sto per fare una pazzia! ” si ripeté per la cinquantesima volta nell’arco della giornata sfilandosi l’accappatoio e gettandolo da una parte, rivelando la biancheria intima supersexy che aveva già indossato. Il pensiero, però, non fermò i suoi movimenti mentre dava l’ultima sistemata al reggicalze.
“Ora o mai più! ” si rispose dando una sistematina al reggiseno a balconcino.
Appoggiando una piede al bordo del letto, verificò che la riga delle calze fosse diritta.
Le dava una strana sensazione, quella tenuta: la faceva sentire come sempre un po’ perversa. “Giusto in tema con quello che sto per fare. ”
Prese in mano il sottilissimo tanga chiedendosi per l’ennesima volta se fosse il caso di indossarlo.
Improvvisamente lo gettò da una parte. “Fino in fondo! ” si ingiunse, perseverando nella decisione di non metterlo.
Controllò per l’ultima volta che il vestito scelto per l’occasione fosse in ordine, poi lo indossò gustando l’effetto della stoffa sulla pelle. Diede un’occhiata allo spacco modificato, tenuto chiuso da alcuni spilli da balia.
Per uscire di casa, di certo non poteva sfoggiare quella voragine che le scopriva la gamba quasi fino all’anca.
Infine indossate le scarpe, e osservò l’effetto finale nello specchio grande dell’armadio.
“Mi sta ancora bene” si disse, pensando che glielo aveva regalato il marito quasi un anno prima. “L’ultimo regalo da un anno in qua! ” pensò con rabbia.
Scacciò il pensiero dalla testa afferrando la borsetta ed il soprabito.
Uscì dalla camera da letto chiudendosi accuratamente la porta alle spalle, poi si incamminò lungo il corridoio diretta in soggiorno.
– Io vado, Francesco! – disse, facendo capolino dalla porta, rivolta al marito.
L’uomo di voltò verso di lei e le sorrise.
– Va bene, cara! – rispose. – Divertiti. –
– Farò il possibile! – disse lei restituendo, con uno sforzo, il sorriso. “Ipocrita figlio di puttana! ” pensò “eccome se mi diverto, stasera! ” – Non aspettarmi alzato, non so che ora faremo. – Gli consigliò. Osservandolo attentamente. “E si è pure mantenuto in forma. A parte i capelli grigi, non ha perso un grammo di fascino. Ci credo che quella sbarbina gliela da tanto volentieri. ”
– Va bene. Salutami le ragazze. – disse lui, riferendosi alle due amiche di Milena con le quali, la moglie, sarebbe dovuta uscire quella sera. Poi tornò ad immergersi nella visione del film che scorreva sullo schermo televisivo.
– Certamente! – Ribatté lei, dirigendosi alla porta d’entrata.
” Comincia l’avventura! ” si disse, pigiando con decisione il pulsante dell’ascensore. “E pensare che ho dovuto conoscere Pluto e la sua banda per decidermi. ”

Quando Milena allungò i soldi nella fessura del vetro, la cassiera la squadrò per un momento allibita, poi riprese tranquillamente a ruminare la gomma americana, strappò un biglietto e glielo passò assieme al resto.
Milena ringraziò con un cenno della testa e rimise il portafogli nella borsetta.
Non si era stupita dell’effetto sulla cassiera: in effetti, entrando in quell’antro che veniva spacciato per discoteca, stava decisamente innalzando l’età media della clientela, ma quello che cercava, poteva trovarlo solo ed esclusivamente in un posto del genere.
Si diresse lentamente al bar, guardandosi attorno con attenzione per riuscire a raccapezzassi nel micidiale guazzabuglio di musica assordante, luci stroboscopiche, faretti laser e corpi sudati in perenne movimento.
“Più che ballerini sembrano tanti epilettici” concluse. Ma neanche questo la distolse dal suo intento.
Raggiunto il bancone del bar, si ordinò uno Scivolo, l’unico coctails che conosceva, se non altro di nome.
La barista, una bionda statuaria carica di orecchini e piercing e inguainata in una tutina di plastica, le sorrise meccanicamente e si diede da fare con bottiglie e shecker, poi le appoggiò davanti un bicchierone di un liquido rosato ed oleoso che niente aveva di appetibile.
Milena lo sorseggiò con prudenza, decidendo che il gusto non era poi tanto male e di certo conteneva sufficiente alcool da sciogliere i suoi ultimi freni inibitori; infine riprese a guardarsi attorno.
L’idea che si era fatta per la serata era, per certi versi, piuttosto chiara, e per il momento non vedeva gli elementi necessari per portarla a buon fine, così decise di piazzarsi tranquilla in uno dei divanetti ed aspettare fiduciosa, gustandosi per quanto poteva lo spettacolo.

Sulla pista da ballo, le cubiste, quasi nude, si davano da fare per aumentare il livello già alto dell’eccitazione dei maschietti presenti, agitando natiche brunite sotto i loro nasi, degnamente supportate dalle clienti della discoteca, vestite altrettanto succintamente ed altrettanto impegnate a sculettare senza ritegno.
Milena pensò distrattamente che era il momento di sguainare le sua armi. non per niente aveva passato il pomeriggio a modificare il suo vestito da sera. Rendendosi conto che, senza la modifica, sarebbe stato decisamente fuori luogo in un ambiente del genere e per quello che aveva in mente.
Non aveva nemmeno finito di formulare il pensiero che le si presentò davanti agli occhi quello che per tutta la sera aveva aspettato.
Buttò giù in un fiato solo il resto dello Scivolo, appoggiò il bicchiere da una parte, si alzò in piedi e si diresse decisa ai bagni.
Si piazzò in fila assieme a una mezza dozzina di “ragazzine” aspettando il suo turno, poi si infilò nel cubicolo e si diede da fare a togliere le spille da balia che, fino a quel momento, nascondevano le modifiche.
Sporgendo la gamba, controllò l’effetto: ora lo spacco lasciava scoperta praticamente tutta la coscia, mostrando senza ritegno il bordo della calza velata ed uno dei fermetti del reggicalze.
Quindi slacciò altri due bottoni della camicetta, allargandone i lembi in modo da mettere in mostra un bel tratto di decoltè ed un inizio di pizzo del reggiseno.
“Ora sembro proprio una troia! ” commentò quando, uscita dal bagno, ebbe occasione d’intravedersi nello specchio.
Dopo solo cinque minuti da quando se n’era andata, fece il suo ritorno al bar e notò subito una certa differenza. Il barman stesso si fermò per un istante nella preparazione di un altro intruglio per osservarla mentre si appollaiava su uno degli sgabelli.
Il movimento le lasciò praticamente nuda la gamba, che lei si premurò di ricoprire parzialmente con un lembo di gonna mentre si sistemava sullo sgabello.
“Mi sa che ci siamo! ” commentò soddisfatta, osservando con la coda dell’occhio il suo bersaglio.
Facendo finta di niente, ordinò un altro Scivolo, nonostante il fatto che quello appena bevuto l’avesse già resa leggermente euforica.
Il barman scomparve lungo il bancone e ne ritornò qualche minuto più tardi con un secondo bicchierone di pozione alcolica.
– è offerto. – Le disse a bassa voce, appoggiandoglielo davanti.
Milena per un momento si sentì mancare, ma si riprese subito. – Da chi? – chiese, sforzandosi di usare un tono più indifferente possibile. Il barman si limitò ad un cenno.
“Sì! ” gridò dentro di se Milena, quando vide che aveva ottenuto l’attenzione proprio di chi voleva.
Prese il bicchiere e lo sollevò in un brindisi silenzioso, immediatamente ricambiato.
“Forza, è ora! ” si ingiunse. Appoggiò il bicchiere e scivolò lentamente a terra, assicurandosi che la gonna si aprisse al punto giusto. Poi, camminando, con calma, in modo da farsi vedere chiaramente, raggiunse il suo obbiettivo. Si abbassò per appoggiare il bicchiere sul basso tavolino, stando bene attenta a che la scollatura rimanesse ben illuminata. Non usava le sue armi da parecchio, se si trascurava l’episodio di Pluto, ma sapeva di averle e sapeva come usarle al meglio.
– Mille grazie! – disse infine. – Fa piacere che qualcuno ti offra ancora da bere. – Disse, rialzandosi lentamente e facendo sporgere la gamba esposta dallo spacco.
Notò con soddisfazione che anche quella manovra non passava inosservata e prolungò il tempo di posa il più possibile.
– E fa anche più piacere quando a farlo sono dei ragazzi tanto carini e tanto… giovani. – concluse infine, mentre cinque paia di occhi si impegnavano come altrettanti segugi a sbirciare la calza che le inguainava la gamba.
– Si figuri. – Disse quello che sembrava il più “anziano” del gruppo. – Il piacere… è nostro. – Aggiunse, senza distogliere per un solo momento lo sguardo dallo spacco.
” Non penso arrivi ai venticinque anni! ” pensò tra se Milena. “Giusto quello che mi serve. ”
– Mi sa che il piacere sarà pure mio. – Commentò con nonchalanche. – Vi secca se mi siedo con voi? –

Milena spalancò la porta ed accese la luce. – Entrare, ragazzi, accomodatevi. – disse, facendo strada nel piccolo appartamento arredato. Il marito non sapeva assolutamente che Milena ne aveva scoperto l’esistenza, ne poteva immaginare che fosse riuscita a farsi una copia delle chiavi.
Infine non avrebbe mai potuto immaginare che lei ci aveva fatto un sopralluogo ed aveva deciso di consumarci parte della sua vendetta.
Milena riportò l’attenzione al gruppetto di baldi giovani rimorchiato in discoteca. Sembravano altrettanti ragazzini, se paragonati a lei, ma era proprio quello di cui aveva bisogno per farla brutalmente pagare al marito ed alla sua giovane amante.
Come aveva previsto, era stato un giochetto trasformarli in altrettanti mandrilli in fregola e convincerli ad andarsene dalla discoteca, con la scusa di trovare un locale meno affollato e caotico; quando poi aveva proposto di andarsene tutti da lei, c’era mancato poco che si trovassi con cinque casi di attacco coronario per le mani.
“Al momento non volevano nemmeno crederci, di aver avuto una botta di culo del genere. ” Pensò tra se Milena.
– Il mobile bar è laggiù. Servitevi pure, ragazzi. – Disse lei, appendendo il cappotto.
L’esitazione dei cinque le fece capire che erano ben poco interessati alle libagioni.
– Non volete niente da bere? – chiese, raggiungendo il divano e sedendosi.
Le risposte negative furono unanimi.
– Allora, cosa posso offrirvi? – chiese, sorniona.
A rispondere per tutti, anche se con evidente imbarazzo, fu Andrea. – Sinceramente… ci chiedevamo… siamo curiosi di sapere… effettivamente… cosa vuoi da noi. – Dichiarò. – Ne abbiamo parlato… e pensavamo che… cioè… forse tu… – si bloccò, rosso come un peperone.
Milena sorrise. – Davvero non l’avete capito? – chiese, accavallando le gambe; il movimento fece cadere da un lato la gonna che fino a quel momento le aveva coperto accuratamente ricoperte. Lei non fece nessun gesto per ricomporsi, si limitò a fissare i ragazzi. – Oppure non riuscite a crederci? – chiese alla fine.
L’unica risposta fu un mormorio indistinto.
– Veramente noi… – tentò di dire Andrea.
– Capisco benissimo. – disse Milena. Tese una mano al ragazzo che si affrettò ad aiutarla a rimettersi in piedi.
Milena li fisso uno ad uno negli occhi. – Siamo tutti maggiorenni, vero? Qualcuno magari per poco, ma lo siamo. – chiese.
Cenno di assenso collettivo.
– E di certo non siamo proprio degli sprovveduti, giusto? – continuò.
Altro cenno collettivo di assenso.
– Allora penso sia il caso di fugare i vostri dubbi. – Dichiarò, sfilandosi la giacca del vestito. Poi portò le mani agli ultimi bottoni che, superstiti delle precedenti “aperture”, tenevano chiusa la camicetta; con gesti netti e decisi li slacciò, e gettò da una parte pure quella. Infine fu la volta della gonna, che finì a terra attorno ai suoi piedi.
Rimase in piedi davanti ai cinque con addosso solo reggiseno, calze, reggicalze e scarpe.
– Che ne dite di farvi una bella tardona? – chiese infine, permettendo loro di ammirare lo spettacolo.
– Tutti… ? – riuscì a chiedere Lorenzo, quello che era fin troppo evidentemente il più giovane del gruppo.
– Direi proprio di si! – confermò Milena avanzando di un passo verso di loro.
Il mormorio di assenso fu unanime, inframmezzato da espressioni di compiacimento e di incredulità.
– C’è una condizione, però! – li bloccò lei, approfittando dell’ultimo briciolo di controllo che aveva su di loro.
– Quale? – chiese Andrea, sospettando la richiesta di una qualche forma di pagamento.
– Uno di voi, magari a turno, deve riprendere tutto! – disse Milena, svelando l’ultima parte del suo piano.
– Cosa? –
– Avete capito bene. Voglio essere ripresa mentre mi sbattete. Se non vi va di essere riconosciuti, di la ho delle mascherine, ma se volete scoparmi, questa è la condizione: dovete riprendere tutto. –
L’esitazione fu minima. – Dov’è la videocamera? – chiese Claudio.

– Mhmmm! – Mugolò Milena affondandosi il membro di Paolo in gola e risputandolo lentamente. Aveva scelto a caso tra i ragazzi. L’idea di fare da “nave scuola” ai cinque sbarbatelli l’aveva inaspettatamente eccitata a dismisura, tanto da farle quasi dimenticare il reale scopo di quella avventura.
Ed poi era stata davvero fortunata. Si era distesa sul letto e li aveva osservati mentre si spogliavano, uno spettacolo che l’aveva “ispirata” parecchio, e ne aveva ammirato i corpi giovani e pimpanti. La sorpresa maggiore era stata l’insospettabile dotazione di Claudio, quello che stava brandendo la telecamera, e soprattutto di Lorenzo, il pivellino. I membri dei due ragazzi spiccavano smaccatamente tra i cinque uccelli che svettavano rigidi puntati contro di lei: diversi tra loro ma comunque due sberle madornali come non ne
aveva mai viste prima.
Quello di Claudio, che già rappresentava una dotazione non proprio comune, si aggirava certamente sulla ventina abbondante di centimetri e, ad occhio e croce, sui cinque centimetri di diametro.
Ma l’uccello di Lorenzo era un vero e proprio mostro, una trave che spuntava prepotente dell’inguine del ragazzo: Milena dubitava decisamente di riuscire a chiuderci le dita attorno ed in quanto a lunghezza…
Continuò a succhiare Paolo con tutta l’abilità di cui disponeva, senza mai distogliere gli occhi da quel biscione.
I ragazzi, dapprima titubanti, si fecero lentamente più audaci, avvicinandosi a lei quasi con reverenza, incoraggiati dai suoi gesti, ed in breve tempo si ritrovò quattro paia di mani che la esploravano senza ritegno.
La fecero distendere sul letto, divaricandole le gambe, un attimo più tardi una lingua, per quanto inesperta, prese a leccarle la fica, depilata perfettamente per l’occasione. Un uccello per mano ed un in bocca, mentre il Claudio continuava a girarle intorno con la videocamera che funzionava a tutta velocità.
Milena risputò l’uccello che aveva in bocca per riprendere fiato, ma subito un altro ne prese il posto, letteralmente scopandola in gola.
Se all’inizio aveva intenzione di mantenere il controllo della situazione, a qual punto si lasciò andare completamente in balia dei suoi stalloni.
Ben presto non le fu più sufficiente la lingua che la frugava: voleva qualcosa di più, un palo di carne che la soddisfasse.
Si liberò dalla piacevole morsa dei ragazzi, ne afferrò uno a caso e lo fece distendere sul letto, poi gli fu sopra, guidò il glande turgido al vestibolo della fica e vi si lasciò cadere di peso, impalandosi a fondo.
– Sbattimi. – riuscì a mormorare, poi si trovò davanti al naso il “biscione”. Lo guardò estaticamente per un secondo poi, afferratolo a due mani, ne inghiottì la punta. Per quanto si sforzasse, non riusciva ad ingoiarne che il glande paonazzo, mentre il ragazzo le incitava a prenderne di più.
Qualcuno alle sua spalle le infilò un dito nel sedere, strappandole un nuovo mugolio di piacere.
Si voltò leggermente, per vederne il proprietario e gli sorrise. – Mettici l’uccello. – gli mormorò.
Il ragazzo strabuzzò gli occhi incredulo, ma non se lo fece ripetere: si piazzò dietro di lei e iniziò a trafficare.
Sicuramente non aveva mai fatto una cosa del genere, perché non ci fu verso che riuscisse ad infornarla.
Senza scomporsi troppo, Milena prese in mano “la situazione” e lo pilotò a destinazione. Affondò in lei di botto, strappandole un urlo di dolore, e cominciò a muoversi come un forsennato.
– Vacci piano! – lo esortò Milena, sia per il dolore sia perché sospettava che, altrimenti, non sarebbe durato molto. – Non avere fretta. – Non aveva nemmeno finito di pronunciare la frase che l’inculatore si irrigidì e, accasciandosi sulle sue spalle, le riversò nell’intestino una bordata di sperma.
– Scusami. – Bisbigliò il ragazzo.
Milena si voltò a mezzo e gli diede un bacetto sulla punta del naso. – Non ti preoccupare, abbiamo tempo. Sei giovane e puoi farne più di una. – Gli sorrise comprensiva. – Lascia il posto ad un altro. –
Il giovane si ritrasse, imbarazzato, subito sostituito da un altro.
– Io volevo… – disse Lorenzo.
– Non ancora, piccolo! – lo interruppe Milena. – Tu vieni per ultimo. –
Il ragazzo la fissò avvilito.
– Questo bestione voglio lasciarmelo come dolce. – aggiunse lei, dicendo la sacrosanta verità. – Per ora, pensa a goderti il pompino. – e si avventò nuovamente sul biscione, impegnandosi con tutte le sue forze.
Il ragazzo strabuzzò gli occhi e serrò i denti, mugolando, ma Milena non rallentò il ritmo.
– Così mi fai venire. – Borbottò poco dopo.
Lei si limitò a fissarlo e ad annuire.
– Ma… ma… – borbottò Lorenzo.
Milena diede un’ultima succhiata e lo sentì irrigidirsi, poi uno schizzo denso e bollente le colpì il palato, innondandole la bocca.
Inghiottì convulsamente, senza staccare le labbra dalla grossa cappella.
Infine si pulì le labbra con il dorso della mano, sorridendo lascivamente al ragazzo.
– Così non sarai troppo teso quando sarà il tuo turno. – gli disse.
Subito dopo fu travolta dal vortice, sbatacchiata e maneggiata come una bambola dai cinque ragazzi. Le sembrava di avere cazzi dappertutto, un’ondata di marea soverchiante e travolgente, mentre i suoi cinque amanti si alternavano dentro di lei con foga.
L’assalto di Claudio la prese alla sprovvista, sia quando le affondò nella fica, riempiendola completamente, sia quando, prima che lei potesse opporsi, le dilatò lo sfintere.
– Oddddddio! – Biascicò, mentre quell’asta la penetrava. “E per fortuna che la via era già rodata” pensò distrattamente.
Ma il tour de force non era finito. La rovesciarono sul letto a pancia sotto, cavalcandola come una puledra, trattandola da vera troia quale, in fondo, si sentiva.
La scoparono appoggiata alla cassettiera, la farcirono davanti e dietro in piedi in mezzo alla stanza o distesi sulla moquette, senza darle tregua, alternandosi in una girandola iridescente di piacere Infine il turbine rallentò, gli assalti si fecero più stanchi, più lenti, mentre la foga della libidine veniva meno, diluita dagli orgasmi.
Milena si rese conto di non aver mai goduto tanto in vita sua, gli orgasmi si erano fusi in altri orgasmi, spossandola e estraniandola quasi dal suo corpo, rendendola piacevolmente indolenzita.
Riaprì gli occhi quando si rese conto che tutto sembrava finito.
Distesi qua e la nella stanza, quattro corpi spossati tentavano di riprendere fiato, la videocamera appoggiata sulla cassettiera, ancora funzionante, la inquadrava di sguincio.
Si sollevò sui gomiti, si guardò intorno e rabbrividì.
L’ultimo superstite del gruppo, Lorenzo, la fissava con bramosia masturbandosi lentamente.
– Ora tocca a me. – Disse Lorenzo, deciso.
Milena lo fissò per un secondo, quasi sul punto di porre un netto rifiuto, si sentiva svuotata ed allo stesso tempo piena come un otre. Poi vide lo sguardo del ragazzo e si rese conto che aveva atteso per tutta la serata il suo turno, come lei gli aveva detto.
Ed in fin dei conti, quando mai avrebbe avuto l’occasione di gustare un simile manganello.
Allungò una mano e con l’indice gli fece cenno di avvicinarsi.
Quando fu a tiro, gli sfiorò la pelle tesa del membro, strappandogli un brivido di piacere.
– Vieni qui, piccolino. – Disse, attirandolo sopra di se e guidandolo con una mano alla fica martoriata.
Il ragazzo le si distese sopra con infinita attenzione, quasi timoroso di poterle far male, poi lentamente iniziò a spingere, affondando nel suo ventre.
Nonostante tutto l’allenamento dei quella intensa serata, Milena subì quella penetrazione abnorme come fosse ancora vergine, si sentì dilatare allo spasimo, una sensazione che aveva provato solo una volta, in vita sua:
quando Roberta, l’amante di Pluto, l’aveva penetrata con la mano intera.
Il ragazzo cominciò a muoversi lentamente nel suo corpo, provocandole inaspettate ondate di piacere. Si rendeva conto di essere sazia di sesso, ma quella penetrazione risvegliò immediatamente i suoi sensi assopiti.
Dopo pochi colpi si stupì di ritrovarsi ad allacciare con le gambe la vita di Lorenzo, incitandolo a sbatterla più forte.
Il giovane obbedì all’ordine e la semplice scopata si trasformò in un lampo in una specie di stupro, mentre un nuovo, intenso orgasmo le faceva contrarre il basso ventre.
Quando riuscì a placarsi, sentì il giovane ansimare, tendendosi dentro di lei.
All’improvviso si rese conto di non essere del tutto soddisfatta, le mancava ancora una cosa per raggiungere la perfezione del suo piano e, contemporaneamente, l’apice del piacere.
– Aspetta, non venire! – intimò a Lorenzo, spingendolo via da se. Rapida, gli afferrò la base del membro, stringendo con forza e scuotendolo.
Il ragazzo rantolò, ricadendo indietro dall’onda del piacere.
– Perché? – le chiese, quasi con rabbia.
Lei gli sorrise.
– Ti voglio dietro. – Dichiarò, leggermente timorosa.
Il ragazzo aprì la bocca per rispondere, poi ci ripensò e la fissò per qualche istante, contraendo la mascella.
– Ne sei sicura. – chiese infine.
Milena annuì decisa.
Lorenzo sorrise di sbieco. – Nessuna ragazza vuole mai scopare con me. Quando vedono quello che ho tra le gambe, prendono paura. – Disse, sottovoce. – Tu invece… –
– Sì! – lo interruppe Milena posandogli un dito sulle labbra. – Voglio che me lo metti nel culo! E ti conviene sbrigarti, prima che mi renda conto di quello che effettivamente sto per fare. –
I quattro amici di Lorenzo, che avevano assistito a tutta la scena tenendosi in dispare, raggiunsero immediatamente il letto.
– Questa non me la perdo. – mormorò uno di loro. – Un’inculata bestiale. –
Milena li ignorò e si posizionò a quattro zampe sul letto. Vide Andrea afferrare la telecamera e sistemarsi in posizione strategica, mentre Lorenzo prendeva posizione dietro a lei.
Il ragazzo strusciò la cappella sulla sua fica, raccogliendone le secrezioni che ne colavano abbondanti, con le quali lubrificò l’ano, ripetendo un paio di volte l’operazione.
– Sei pronta? – le chiese alla fine.
– Sì! – mormorò lei.
Sentì l’enorme cappella appoggiarsi al suo foro anale e spingere lentamente. Tentò di rilassarsi al massimo per favorire la penetrazione ma ben presto si rese conto che, qualsiasi cosa avesse fatto, sarebbe stata inutile.
Strinse i denti, afferrando con forza le coperte, decisa a riuscire nell’intento.
Si sentiva stracciare l’ano, un enorme palo la stava squarciando, ma si limitò ad uggiolare sommessamente.
Un’altra spinta: non poteva resistere ancora. Aprì la bocca per urlare a Lorenzo di fermarsi ma improvvisamente i suoi muscoli dilatati cedettero e la punta dl bestione passò.
– Fermo! – gridò, ansimando.
Lorenzo obbedì all’istante, stringendo i denti per resistere alla tentazione di proseguire nella penetrazione.
– Non… muoverti… – gli disse Milena. – Dammi… il… tempo… di… rilassarmi… un po’. –
Trasse quattro o cinque profondi respiri e sentì la tensione scemare. Una pulsazione sorda le partiva dall’ano slabbrato e le saliva lungo il ventre e la schiena.
– Spingi lentamente. – Comandò.
Il ragazzo obbedì docilmente. sprofondando di un paio di centimetri, ritraendosi di uno, e riaffondando di altri tre. Centimetro per centimetro l’olisbo penetrò in lei, affondandole nel retto e dilatandole l’ampolla.
– Oh Dio! – prese a mormorare Milena, mentre il palo rovente si faceva strada nei suoi tessuti. – Oh Dio!
OhDioOhDioOhDiodiodiodiodio! – Farfugliò, sconvolta.
Quando, vagamente, si rese conto che Lorenzo era nuovamente immobile, si voltò leggermente. Il ragazzo fissava esterrefatto il suo sedere. Milena allungò una mano tra le gambe e, sfiorandosi la fica raggiunse l’ano.
Si immobilizzò, sconvolta quando toccò lo scroto di Lorenzo.
– Tutto? – chiese con un filo di voce, incapace di credere di aver potuto accogliere nel retto quel pistone.
– Tutto! – Confermò Claudio, accanto a lei.
– Resta fermo. – Mormorò, rivolta a Lorenzo. Appoggiò il petto sulle coperte e, inarcando la schiena, iniziò a sfilarsi dal culo la trave umana. Quando sentì il contorno della cappella stimolarle lo sfintere, si arrestò per un attimo, poi invertì il movimento, tornando a riempirsi da sola.
Il dolore era ancora piuttosto forte, ma la ben conosciuta sensazione di sottile e perverso piacere, iniziò a diffondersi ad ondate dal basso ventre al resto del corpo.
Milena aumentò leggermente la velocità del movimento. Sentiva scorrere dentro di se quel palo ed il solo fatto di rendersi conto di quanto grosso fosse le dava una sensazione di ebbrezza.
Quando il dolore fu ridotto ad una sorda pulsazione incitò il ragazzo.
– Forza, Lorenzo! Scopami nel culo. –
Il giovane l’afferrò per le anche e cominciò a dare il ritmo all’inculata.
Milena miagolò a bocca aperta sotto l’assalto, ma per poco. Un cazzo le venne posto davanti al naso, non del tutto duro, ma sufficientemente consistente. Lei meccanicamente lo inghiottì, pompandolo come meglio poteva, in fondo i movimenti di Lorenzo erano sufficienti a farle sparire in gola l’asta che le veniva porta.
– Milena, sei una vacca stupenda. – Sentenziò Andrea.
– Sembra nata per scopare! – rincarò Paolo, il legittimo proprietario del cazzo che le sbarrava la bocca.
– Altro che le stronzette della nostra età. – Confermò Sandro. – Quelle sono solo delle troiette che se la tirano, ma al dunque ti tirano il pacco. –
Milena si liberò le fauci dal fiero pasto. – Ridillo, più forte! – Ordinò. – Voglio che quello stronzo di mio marito lo senta bene, quando gli farò vedere queste riprese. –
– Cosa? – chiesero in coro i ragazzi.
– Avete… capito… bene! Quello… stronzo… si è… trovato… una di… quelle troiette… di vent’anni… e se ne… sbatte… altamente di… me. – Balbettò Milena a causa dei colpi di Lorenzo, che non aveva interrotto la sua cavalcata.
Andrea avvicinò il volto a quello di Milena.
– E con una moglie come te, quello scemo si perde dietro ad una sbarbina? – le chiese.
Lei annuì. – Non mi… darebbe… fastidio… se riservasse… qualche… attenzione… pure a… me. –
Andrea si sollevò e passò la videocamera a Sandro, facendogli cenno di riprenderlo in primo piano.
– Amico mio, se trascuri una donna del genere per dedicarti ad una ragazzina, sei decisamente uno stronzo fatto e finito. – Disse poi, rivolto all’obbiettivo.
– Forza ragazzi: è l’ora della doccia! – esclamò poi, saltando sul letto e iniziando a menarsi l’uccello a tutta forza. – Dai Lorenzo! Farciscila per bene! –
Il ragazzo, che durante quelli scambi di battute aveva leggermente ridotto il ritmo, riafferrò Milena per i fianchi e prese a darci dentro di brutto, squassandola con colpi feroci.
Milena strabuzzò gli occhi e guaì.
– Lorenzo, girala, che le laviamo la faccia. – Ridacchiò Sandro, sempre inquadrando la scena.
Il ragazzo la fece avvicinare al bordo del letto e adagiare su un fianco. Poi, senza sfilarsi da lei, le sollevò le gambe e se le appoggiò alle spalle.
Quasi di riflesso, Milena portò una mano alla fica, iniziando a tormentarsi il grilletto.
– Oh Dio, non ce la faccio più. – Biscicò. – Fammi venire, ti prego, riempimi di sperma! – Lo invitò. – Copriteli di sborra! – aggiunse, rivolta al resto del branco.
Lorenzo riaffondò in lei con un colpo violento che la fece gridare e riprese a sbatterla.
Rosso in faccia, con le vene del collo in rilievo, iniziò a rantolare mentre l’orgasmo gli montava dentro, Infine con un ultimo colpo di reni, che sollevò letteralmente Milena dal letto, riversò il suo piacere nel retto della donna, che lo seguì a ruota nell’orgasmo, urlando.
Un minuto dopo, alti quattro getti di sperma, se pur ridotti, si riversarono sul volto e sui seni di Milena, che esausta, sorridente e satolla, se li spalmò sulla pelle come fossero una crema di bellezza.

Milena uscì dal bagno camminando con difficoltà.
Ci aveva messo parecchio a fermare l’emorragia che Lorenzo le aveva provocato con il suo biscione e, nonostante l’applicazione di una dosa abbondante di Proctolin, il dolore rimaneva piuttosto forte.
I cinque ragazzi, dopo essersi data una lavata alla meglio e (con suo grande stupore) aver rassettato la stanza, se ne erano andati. Ognuno di loro le aveva lasciato il numero di telefono, con la preghiera di rifarsi viva, prima o poi.
Milena guardò i bigliettini: dubitava che avrebbe richiamato i ragazzi, ma nella vita non si sapeva mai. Li ripiegò con cura e li mise nella borsetta.
Si rivestì con calma, concedendosi pure il lusso di un bicchiere abbondante di Jack Daniels, poi rimise la videocamera nella sua sacca e controllò che l’appartamentino non conservasse traccia della visita.
Le mancavano ancora un paio di elementi, poi avrebbe potuto assaporare la sua rivalsa. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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