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Orgia nel bosco

Sono fidanzata con Luigi oramai a due anni ed a letto andiamo veramente d’accordo. Qualche tempo fa abbiamo affittato una casetta in campagna poiché io amo molto la natura, vivere all’aria aperta, passeggiare a piedi ed in bicicletta e soprattutto il dolce far niente.
Quel giorno Luigi decise di andare a pesca e siccome a me non piace, decisi di andare in bicicletta a fare una passeggiata.
Dopo una mezz’ora che pedalavo sulla statale, trovai un sentiero sterrato che entrava nel bosco e più avanti un altro che portava ad una piccola radura soleggiata. Giunta nello spiazzo, appoggiai la bicicletta ad un albero e mi spoglia per prendere un po’ di sole.
Solitamente tengo solo gli slip quando prendo il sole, ma in mezzo alla natura, in un luogo così solitario, mi dissi che era l’occasione buona per abbronzarmi integralmente.
Mi sdraiai sulla schiena con la testa un po’ sollevata dai vestiti usati come cuscino.
Trovarmi nuda, con i raggi del sole che mi accarezzavano era molto eccitante e così senza quasi accorgermene, incominciai ad accarezzare i miei seni fino a far inturgidire i grossi capezzoli, per poi scendere piano piano fino alla lieve peluria del pube, allargando le gambe e cominciando a masturbarmi.
Improvvisamente mi accorsi di non essere più sola ed aprendo gli occhi vidi in lontananza un contadino che mi stava osservando.
Non so cosa mi successe, ma invece di coprirmi e rivestirmi in fretta, rimasi lì con le gambe appena dischiuse…curiosamente non ero spaventata nonostante mi trovassi tutta sola in un bosco, completamente nuda, con un estraneo davanti che mi stava osservando…anzi, non so se per gioco o provocazione, ricomincia a masturbarmi.
Il contadino non si muoveva e continuava a fissare i miei seni e la mia fica con gli occhi che sembravano uscirgli dalle orbite, sempre senza avvicinarsi estrasse il suo cazzo dai pantaloni e cominciò a farsi una sega.
Sono convinta che se non mi fossi mossa, quell’uomo non avrebbe osato toccarmi, ma mi alzai quasi in trance e mi avvicinai a lui, presi il suo palo tra le mani e lo masturbai per qualche minuto.
Lui non mi guardava in faccia e si lasciava sfuggire gemiti che mi eccitavano sempre di più.
Non ce la facevo più…mi alzai in punta di piedi e con il cazzo sempre tra le mani, me lo puntai tra le labbra della mia fica ormai fradicia e mi impalai in un solo colpo.
A quel punto il contadino mi afferrò per le natiche e , in piedi, cominciammo a dimenarci freneticamente mentre le sue grosse e ruvide mani massaggiavano maldestramente il mio culo.
Ero così bagnata che ogni volta che si tirava indietro dalla fica mi fuoriusciva un rivolo caldo di umori che mi colava tra le cosce.
Godemmo in meno di dieci minuti…sentivo le gambe che si contraevano , venni aggrappandomi a lui per non cadere mentre lui venne emettendo un grugnito animalesco e quindi se ne andò senza proferire parola lasciandomi lì in piedi con le gambe aperte mentre lo sperma mi scendeva a rivoli lungo le cosce.
Quasi impaurita corsi a casa dove fortunatamente giunsi prima di Luigi, mi feci una doccia e mi buttai sul letto in attesa del suo arrivo, ma il pensiero tornava sempre a quello che era successo poco prima.
Nei giorni seguenti il fatto accaduto nella radura diventò un’ossessione ed io ero combattuta tra la vergogna e la voglia di ritornarci.
Finalmente un giorno mi sono decisa e imbracciata la bicicletta ho incominciato a pedalare verso il luogo del desiderio.
Giunta nei pressi della radura invece che il solito silenzio, un assordante rumore di motoseghe, riempiva l’aria ed in lontananza scorsi la sagoma di quattro taglialegna indaffarati ad abbattere alcuni alberi di castagno.
Girata la bicicletta per fare ritorno verso casa mi ritrovai di fronte la sagoma di un uomo che però non riuscivo a riconoscere perché avevo il sole contro.
Lo vidi avvicinarsi ed una volta accanto a me lo riconobbi, era il contadino con cui avevo fatto l’amore qualche giorno prima.
Imbarazzatissima non riuscii ad aprire bocca mentre lui mi osservava con uno strano ghigno che nulla aveva a che vedere con la persona che avevo conosciuto qualche giorno prima.
Continuava a venirmi incontro.
Quasi impaurita dal suo modo di fare cercai di evitarlo per scappare ma lui mi afferrò per un braccio facendomi scendere a forza dalla bicicletta.
A quel punto il silenzio scese tutto intorno, i taglialegna avevano smesso di lavorare e stavano osservando la scena sorridendo, quindi uno ad uno si avvicinarono a quello che poi capii essere un loro compagno, pronunciando frasi sconce e facendo battute oscene.
Quando mi furono vicino incominciarono a toccarmi mentre uno mi teneva fermo e strappatimi i vestiti da dosso mi lasciarono con le sole minuscole slip, quindi mi lasciarono ed io istintivamente incominciai a correre per fuggire via.
Capii solo dopo che stavo facendo il loro gioco e che ciò li stava eccitando sempre di più.
Dopo essersi divertiti un po’ a rincorrermi, prendermi ed a lasciarmi ancora scappare, uno di loro mi bloccò definitivamente e con l’ausilio degli altri quattro mi getto a terra e mi bloccò strappandomi le mutandine lasciando la mia fica alla vista di tutti gli energumeni.
A quel punto capii che non c’era più niente da fare e che avrei dovuto subire la violenza di quei cinque uomini.
Le loro mani incominciarono a palparmi ovunque e le loro dita ad infilarsi in ogni buco dandosi il cambio fino al momento che tutti estrassero i loro cazzi porgendomeli davanti alla bocca e pretendendo di farmeli succhiare ad uno ad uno fino a farli diventare duri, quindi a turno cominciarono a penetrarmi la fica dandosi il cambio più volte senza però raggiungere l’orgasmo.
Tutti mi presero davanti per almeno due volte quando uno di loro prendendomi di peso mi rigirò a pancia sotto allargandomi le natiche e infilandomi un dito nel culo dopo averlo inumidito con un po’ di saliva. A quel punto cercai nuovamente di divincolarmi ma l’unico risultato che ottenni fu di ricevere uno schiaffo in pieno viso ed un secondo dito nel culo, che cercava di allargarmelo in modo innaturale.
Ad un tratto, estratte le dita, , sentii la cappella di uno dei taglialegna, provare a farsi largo nelle mie carni senza successo, un po’ per la grandezza del cazzo, un po’ perché nel culo l’avevo preso poche volte e per di più molti anni fa, ai tempi della scuola.
Visto l’insuccesso il cazzo si ritrasse ma non feci in tempo a gioirne che subito tenendomi sempre le natiche ben aperte, mi insalivarono il buco del culo per poi riprovare a penetrarmi, questa volta con successo e con immenso dolore.
Il primo cominciò a cavalcarmi con violenza e dopo pochi colpi mi inondò l’intestino con un fiotto di sperma caldo, quindi uscì fuori per lasciare il posto al secondo che senza neanche ripulirmi mi penetrò in un solo colpo grazie anche allo sperma del primo che faceva da lubrificante.
Così finche tutti non mi ebbero posseduto e goduto del mio culo, dovetti subire questa atroce violenza e quando finalmente pensai che tutto fosse finito, mi ritrovai distesa a terra sfinita e con la fica e il culo in fiamme.
Ad un tratto mi sollevarono e mi misero seduta con la schiena appoggiata ad un albero quindi pretesero che con la lingua gli ripulissi i loro cazzi sporchi di sborra e mentre uno mi teneva il naso chiuso per non farmi respirare e per farmi aprire la bocca , mi fecero bere il loro piscio fino all’ultima goccia.
A quel punto mi lasciarono rimettere quello che restava del mio vestito e mi lasciarono libera di andare, dicendomi che se ne avevo voglia loro erano lì ancora per qualche giorno.
Presi la mia bicicletta e la spinsi fino a casa ( il bruciore era troppo forte per potermi sedere sul sellino ), mi feci una doccia ed attesi l’arrivo di Luigi che come consuetudine era andato a pesca, non gli raccontai nulla dell’accaduto, mangiammo e andammo subito a letto e da quel giorno, fino alla fine delle vacanze andai sempre a pescare con lui. FINE

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