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Per favore, vuole fecondare mia moglie?

Eravamo sposati da ormai dieci anni, e la mia Adriana desiderava a tutti i costi un figlio. Purtroppo, nonostante che la nostra vita sessuale fosse più che soddisfacente, non rimaneva incinta.
Avevamo fatto l’amore in tutte le posizioni consigliate per facilitare il concepimento: niente! Finché un esame più approfondito rivelò che io ero sterile.
Eravamo innamoratissimi, ma il matrimonio si stava guastando, perché la voglia di maternità di Adriana era troppo forte e doveva essere assolutamente soddisfatta. Arrivammo al punto che mi pareva che lei mi si rifiutasse. Una sera che ero più frustrato del solito, le feci la proposta:
– Se io sono sterile, troviamo un… sostituto. –
Quanto mi costò pronunciare quelle parole non è immaginabile. Non solo ero innamorato di mia moglie, ma ne ero anche gelosissimo. Adriana era una donna meravigliosa, bella da morire. A trentadue anni sembrava ancora una ragazza di diciotto. Ma non era solo bella, era anche una moglie perfetta, innamorata, dolce e affettuosa.
Quando le feci quella proposta, dapprima non capì cosa intendessi dire, e mi chiese di spiegarmi meglio.
– Intendevo dire… ehm… un sostituto che ti metta incinta. –
Adriana rimase senza parole e mi guardò sbalordita.
– Sei pazzo? Vorresti che andassi con un altro uomo? –
– Si, se non c’è un altro mezzo. Io ti amo e non voglio perderti, cosa che avverrà sicuramente se tu non avrai il figlio che desideri. –
– Amore, ma tu non saresti geloso? –
– Certo che sarei geloso, ma pur di non perderti sono disposto a tutto. –
Quella sera Adriana, facendo l’amore, si scatenò come non faceva ormai da troppo tempo: godeva ed urlava il suo piacere come nei primi anni di matrimonio. Insomma, era tornata l’Adriana che io amavo. Evidentemente, quei discorsi l’avevano eccitata, e la prospettiva di fare l’amore con un altro uomo le piaceva. Ciò aumentò la mia gelosia al punto che il giorno dopo, ripensando alla proposta che le avevo fatto, mi pentii.
Per alcuni giorni non ne parlammo più, ma presto Adriana si raffreddò di nuovo, ed io capii che non c’era scampo. Pur non parlandone con lei, mi andavo convincendo che la cosa sarebbe stata inevitabile, ma la gelosia era talmente forte che non sapevo risolvermi. Mi facevo mille scrupoli: e se si fosse innamorata dell’altro? E se, una volta incinta, avesse voluto andare a vivere con lui? Mi tormentavo in continuazione. La vita stava diventando un inferno; finché mi venne un’idea: se gli uomini fossero stati due o più, non avrebbe potuto sapere chi sarebbe stato il padre, a meno di fare l’esame del DNA, cosa che io avrei impedito! Non solo, ma tutti i rapporti sarebbero avvenuti tramite me, ed io sarei sempre stato presente alla…inseminazione.
Quando parlai a Adriana, lei, dopo qualche titubanza, accettò. Sono sempre stato convinto che la cosa la eccitasse, e il desiderio della gravidanza fosse una buona scusa per fare ciò che altrimenti non avrebbe mai avuto il coraggio di fare, pur desiderandolo.

Misi un’inserzione su un giornale specializzato in annunci per incontri di coppie e singoli:
“Giovane e bella signora, cerca giovane, fra i venti ed i trent’anni, per rapporto sessuale alla presenza del marito. Richiedesi bella presenza ed assoluta buona salute. Inviare fotografia e munirsi d’esami del sangue recentissimi. Saranno esclusi gli anonimi. Scrivere al fermo posta Carta identità n°….. “.
Nei giorni successivi, in attesa che l’annuncio fosse pubblicato, ero agitatissimo. Mille pensieri mi si affacciavano alla mente, mille paure; dovevo assolutamente prendere tutte le precauzioni possibili; dovevo conoscere personalmente gli aspiranti… papà, prima che questi incontrassero Adriana.
Andai da un bravissimo investigatore privato, per informarmi su quanto avrei dovuto spendere per prendere informazioni su quelli che si sarebbero presentati; naturalmente senza specificare lo scopo dell’indagine. Era una spesa notevole, ma potevo permettermelo.

Dopo qualche giorno dalla pubblicazione dell’annuncio, andai alla posta e trovai una diecina di lettere. Alcune le scartai subito, perché non davano alcun affidamento, un paio addirittura contenevano foto di grossi membri in erezione, senza mostrare il volto, ma tre mi parvero interessanti: erano scritte bene e allegavano la foto a figura intera in cui si vedeva il volto. Attesi ancora un paio di giorni, poi andai di nuovo alla posta: trovai una trentina di lettere. Dopo una prima cernita, rimasero nove lettere che potevano essere prese in considerazione. Andai dall’investigatore e gli chiesi di informarsi su quelle persone, dicendo che mi servivano per delle iniziative commerciali e volevo accertarmi sulla loro onestà.
Intanto telefonai a quelli che mi piacevano di più, fissando degli appuntamenti, chiarendo che li avrei incontrati prima io da solo.
Tutto questo lavoro aveva assorbito la mia attenzione, ed avevo quasi dimenticato la gelosia; anzi, ora ero ansioso di arrivare ad una conclusione, e provavo una strana eccitazione al pensiero che degli sconosciuti avrebbero fatto l’amore con Adriana con il mio aiuto.
Andai al primo degli appuntamenti; era un uomo di circa trentacinque anni piuttosto volgare, rimasi con lui solo pochi minuti e gli dissi che non credevo possedesse i requisiti richiesti, poiché l’annuncio era chiaro: non doveva avere più di trent’anni.
Il secondo era un bel ragazzo, non molto alto, di non più di vent’anni, gentile e educato; gli dissi subito che ero favorevole ad un incontro, ma che avrei dovuto prima parlare con mia moglie e gli avrei telefonato al più presto.
Incontrai tutti i dodici a cui avevo telefonato, scartandone quattro, fra cui due che non avevano portato le analisi del sangue, poi andai dall’investigatore. Secondo le sue ricerche, due non davano garanzia di sufficiente onestà; perciò dopo quel lavoro di cernita rimanevano sei giovani che avrei potuto presentare a Adriana. A tutti dissi che ci saremmo incontrati in un locale pubblico per fare una prima conoscenza, e per permettere a mia moglie di esprimere il suo gradimento.
Finalmente arrivò il giorno degli incontri. Adriana era emozionata e, per quanto l’avessi rassicurata sulle precauzioni che avevo preso, non era ancora sicura se avrebbe accettato di fare quello che avevamo progettato. In ogni modo curò molto l’abbigliamento: era elegantissima e molto bella.
Il primo fu il ragazzo di vent’anni, Luciano. Quando arrivammo nel bar del centro dove avevamo l’appuntamento, lui era già in attesa, seduto ad un tavolino in un angolo della sala. Al nostro arrivo si alzò in piedi e strinse la mano che Adriana gli tendeva dopo la presentazione. Fu subito chiaro che a Adriana il giovane piaceva: conosco mia moglie molto bene e so capire quando prova piacere a conversare con qualcuno. Dopo un’oretta di conversazione, decidemmo di andare insieme a cena in un ristorante. La serata fu piacevole e, nell’accomiatarci dal giovane, convenimmo che lo avremmo invitato a cena a casa nostra di lì a qualche giorno.
Incontrammo gli altri nei giorni successivi, ma di questi solo uno piacque a Adriana. Era un ragazzo di una trentina d’anni, Giorgio, prestante e buon conversatore. Adriana ne fu affascinata, anche se cercò di non mostrare il piacere che provava a stare in sua compagnia. Anche con lui convenimmo che sarebbe venuto a casa nostra di lì a qualche giorno.

Finalmente arrivò il gran giorno, quando Adriana si trovava nei giorni fecondi.
All’ora stabilita Luciano arrivo con un mazzo di rose; mi fece tenerezza, e Adriana ne fu conquistata. Il ragazzo era timido, e durante la cena parlò pochissimo, fui soprattutto io che lo incoraggiai ad essere più intraprendente, perché anche Adriana era molto impacciata. Cercai di farli bere un po’ per rimuovere le inibizioni, riuscendo solo in parte. Dopo cena cercai di ricordare loro il motivo della visita e li invitai a venire con me in camera. Qui cominciammo a spogliarci ma i due si fermarono agli indumenti intimi. Fu a questo punto che Adriana mi pregò di uscire: era troppo inibita dalla mia presenza. Molto a malincuore acconsentii, presi la mia roba ed uscii. Rimasi fuori della porta alcuni interminabili minuti, cercando di sentire cosa succedeva all’interno. Fu solo dopo parecchio tempo che udii dei gemiti: era Adriana che stava godendo. Ero roso dalla gelosia, ma anche molto eccitato. Avevo un’erezione quasi dolorosa e, mentre tenevo l’orecchio accostato alla porta, per non perdere nulla di quello che succedeva, cominciai a masturbarmi. Quando Adriana emise un urlo di godimento, urlo che ben conoscevo, ebbi un orgasmo incredibile.
Lasciai trascorrere alcuni minuti, poi, sentendo solo dei bisbigli indistinti, bussai alla porta ed entrai. I due amanti s’erano coperti con il lenzuolo e mi guardavano timorosi. Io ero ancora eccitato ed avrei voluto unirmi a loro, ma mi trattenni per non urtare Adriana che era evidentemente imbarazzata.
– Non sei arrabbiato? – disse lei!
-No, stai tranquilla; capisco che la prima volta possa essere difficile per te. Sarà meglio la prossima volta. –
Luciano cominciò a rivestirsi, mentre Adriana rimaneva immobile sotto il lenzuolo.
Lo accompagnai alla porta. Prima di andarsene lui si voltò verso di me e:
– Mi dispiace tanto che tu non abbia potuto partecipare; spero che ci sia una prossima volta e che tutto vada meglio. –
– Sono sicuro che tutto andrà meglio quando tornerai. Anzi, ora sento Adriana e, se è d’accordo, ci potremmo vedere dopodomani, Sabato. Ti telefonerò. –
Tornai da Adriana che era rimasta nuda nel letto.
– Ti è piaciuto? – Chiesi;
– Si! – Rispose lei in un soffio.
– Molto? –
– Moltissimo! Grazie tesoro per essere stato comprensivo; tu, come ti senti? –
– Ho una gran voglia di te-.
Così dicendo le allargai le gambe, mi gettai sulla sua vagina e la leccai avidamente. Era ancora piena dello sperma di Luciano, ma quel sapore acre non mi dispiacque, anzi mi eccitò, salii su di lei e la penetrai, godendo quasi subito, mentre lei, ormai pienamente soddisfatta, rimase inerte.

Bisognava approfittare dei giorni fertili, non più di sette, perciò avevamo preso appuntamento con Giorgio per l’indomani.
Arrivò puntualissimo!
Solita cenetta poi, dopo che ebbe fatto un po’ di corte ad Adriana, vedendo che lei era già impaziente di concludere, andammo in camera. Giorgio era un bell’uomo, simpatico e disinvolto, perciò si spogliò subito senza nessun impaccio. Nudo era bellissimo; aveva una verga grossa e dura che svettava verso l’alto. Adriana era affascinata e si lasciò spogliare senza problemi. Mi spogliai anch’io, mentre Giorgio cominciò a leccarla su tutto il corpo, con evidente piacere di mia moglie. Passò dalla bocca ai seni, poi scese a leccare fra le cosce facendola gemere di piacere.
Io guardavo eccitato quel bel giovane che faceva godere mia moglie: la gelosia non era scomparsa, ma ad essa si era aggiunta una fortissima eccitazione, ed ora desideravo vedere Adriana penetrata da quel grosso membro.
Dopo parecchi minuti di preliminari, Adriana attirò Giorgio su di sé e si allargò le labbra della vagina in un chiaro invito. Giorgio la penetrò lentamente, facendo godere lei ed eccitando me al punto che quasi godevo senza nemmeno toccarmi. Vedere quella potente verga violare le tenere carni della mia mogliettina, mi faceva impazzire. Ero sdraiato sul letto vicino a loro ed avvicinai la bocca a quella di Adriana, baciandola; lei ricambiò il bacio mettendomi la lingua in bocca. Sentii una mano che mi prendeva il membro; guardai e vidi che era lui.
-Mettiglielo in bocca! – Disse Giorgio. Io mi sollevai, ed avvicinai il membro alla bocca di Adriana, che lo imboccò voluttuosamente. Il godimento, però, la faceva agitare e la verga uscì. La prese in bocca Giorgio, facendomi eiaculare quasi subito; anche Giorgio godette dentro di lei mentre beveva il mio sperma. Adriana non aveva mai smesso di godere e di urlare dal piacere.
Fu una cosa sconvolgente! Forse, inconsciamente, avevo sempre desiderato un rapporto di quel tipo.
Dopo che Giorgio se ne fu andato, fra me e Adriana ci fu un momento di imbarazzo, ma mi accorsi subito che, contrariamente a ciò che temevo, Adriana non era scandalizzata. Parlammo della cosa e lei confessò che non le sarebbe dispiaciuto ripetere l’esperienza.

Il giorno successivo tornò Luciano, come avevamo concordato.
Questa volta Adriana non mi chiese di uscire e, quando fummo a letto, tutti nudi, fui io a prendere l’iniziativa di leccare Adriana, mentre Luciano la baciava sulla bocca. Nudo, Luciano era molto bello: non molto muscoloso, ma ben fatto e con un pene non grosso come quello di Giorgio, ma lungo e dritto. Io leccavo la passerina di Adriana, ed avevo il membro di Luciano a pochi centimetri dalla bocca: mi voltai e lo imboccai. Lui non si oppose ed io lo succhiai con voluttà. Stava per godere, allora mi scostai, glielo presi in mano e, attirandolo su Adriana, lo misi fra le labbra della vagina. Lui spinse e la penetrò, godendo quasi subito dentro di lei. Adriana non aveva ancora avuto un orgasmo ma, come sempre, il piacere la faceva gemere.
Dopo aver goduto, Luciano rimase dentro di lei e, dopo alcuni minuti, riprese a muoversi, facendo godere Adriana. Io intanto gli accarezzavo il sedere poi, dopo averlo insalivato bene, gli infilai un dito nell’ano. Ciò, evidentemente gli piacque, perché godette un’altra volta.

Dopo qualche giorno, tornai all’ufficio postale per controllare se ci fosse qualche altra lettera. Infatti ce n’erano quattro. Tre le scartammo subito, ma una c’incuriosì entrambi: era di una coppia; trentacinque anni lei e trentotto lui. Nella lettera si scusavano per aver risposto in ritardo, e attribuivano il fatto all’attesa del risultato delle analisi. Non c’era fotografia, ma i nomi, Attilio e Silvana, ed il numero del cellulare. Chiamai subito, alla presenza di Adriana, con il telefono di casa inserendo il vivavoce, per permettere a Adriana di seguire la conversazione. Rispose lei; aveva una voce molto bella! Dopo i convenevoli, concordammo per un incontro nel solito bar.
Arrivammo quasi contemporaneamente (il segno di riconoscimento era la rivista in cui era apparso l’annuncio, come per gli altri). I due ci piacquero subito, molto distinti, eleganti seppure senza ricercatezza. Ci sedemmo ad un tavolo appartato e facemmo conoscenza. Lui era medico e lei architetto. Dalla conversazione amichevole, fu subito chiaro che si era immediatamente stabilita una corrente di simpatia fra tutti e quattro.
Andammo a cena insieme e non parlammo dello scopo dell’incontro, ma di argomenti vari, per aver modo di conoscerci. Erano evidentemente persone di buona cultura e la serata fu piacevole. Solo alla fine della cena ci invitarono per un caffè a casa loro. Li seguimmo con la macchina raggiungendo in breve un viale alberato, e fermandoci davanti ad una bellissima villetta.
La casa era arredata semplicemente ma con molto buon gusto. Ci fecero accomodare e, mentre Silvana andava a fare il caffè, accompagnata da Adriana, Attilio mi mostrò le analisi del sangue, e quello fu lo spunto per parlare dello scopo dell’incontro.
– Devo fare una premessa -, incominciò Attilio, – Noi siamo bisex; non ne abbiamo accennato nella lettera perché abbiamo pensato che lo foste anche voi, visto che nell’annuncio hai scritto che il rapporto doveva avvenire alla tua presenza e ciò, a mio parere, significa che sei bisex. Mi sbaglio forse? – Con una certa titubanza, ammisi che, si, io non disdegnavo il rapporto bisex, ma non sapevo se Adriana sarebbe stata d’accordo.
– Lo accerteremo subito. Credo che le due donne ne stiano parlando proprio ora. –
Di lì a pochi minuti Adriana e Silvana tornarono con i caffè. Attilio guardò con aria interrogativa la moglie, e questa rispose con un sorriso. Era abbastanza chiaro che Adriana non aveva opposto un rifiuto alle proposte di Silvana. Questa era molto spigliata e, subito dopo aver bevuto il caffè, disse:
– Adriana, perché non andiamo un momento in camera? Potremo parlare tranquillamente, intanto che i ragazzi si mettono d’accordo. –
Adriana acconsentì! Appena se ne furono andate, Attilio mi mise una mano sulla coscia, poi, senza parlare, mi abbassò la cerniera ed estrasse il membro che, a quel punto, era già duro, tanto la situazione mi aveva eccitato. Pensavo ad Adriana che, forse, in quel momento stava facendo le stesse cose con Silvana. Attilio, intanto, mi aveva liberato completamente il membro, e me lo stava accarezzando.
– Che bel cazzo grosso hai! Sono sicuro che Silvana lo apprezzerà. – Intanto s’era abbassato e l’aveva preso in bocca. Poi aveva estratto il suo ed io vidi una durissima verga enorme, che presi in mano affascinato.
– Smetti, – dissi, – Altrimenti mi fai venire! –
Ci ricomponemmo e decidemmo di raggiungere le donne in camera. Le trovammo nude sul letto: Silvana, inginocchiata, stava leccando Adriana fra le cosce, e questa, a giudicare dai mugolii che emetteva, gradiva l’attenzione.
Attilio si portò dietro la moglie, che porgeva il meraviglioso sedere, e glielo leccò, mentre lei continuava a leccare Adriana. Attilio mi prese la verga in mano, la indirizzò nel buchetto posteriore della moglie e m’invitò a spingere. Evidentemente Silvana era abituata a quel tipo di trattamento, perché potei entrare in lei con facilità. Dopo poco, però, Silvana si tolse il mio membro dalle viscere, si voltò e mi attirò su di sé. La penetrai davanti e in pochi minuti raggiunsi un favoloso orgasmo. Mentre godevo vidi Attilio entrare in Adriana con il suo enorme arnese. Lei gradì tanto quel bastone che la violava, che si mise subito ad urlare di piacere.

Fu una settimana di orge! Passato il periodo fertile, ci prendemmo una pausa di un paio di settimane, poi ricominciammo. La nostra vita sessuale era totalmente cambiata. Avevamo scoperto la nostra bisessualità; ma soprattutto avevamo trovato degli amici che avevano ravvivato il nostro rapporto.
Dopo due mesi Adriana rimase incinta. Lo scopo era stato raggiunto! FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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