Home / Gang Bang / Pesca sportiva
copertina racconto erotico

Pesca sportiva

Abito in un paese del Chianti, quei paesi dove non c’è assolutamente niente! Abito in una casa colonica appena finite le case della circonvallazione, e vengo da una famiglia che mi ha sempre tenuta stretta, una famiglia per capirsi all’antica. Io sono Irene, 18 anni e mezzo, carattere molto chiuso, introversa, sono la classica secchiona che ha 8 in tutte le materie, escluso relazioni umane. Sono alta quasi 1, 80, sono magra, anche troppo, non ho forme di niente, una seconda di seno a esagerare. Sono castana scura, quasi rossiccia e per sfortuna sono anche molto pelosa. Mi depilo le gambe, e sotto le ascelle, ma non mi sono mai depilata il pube: tanto chi deve vederlo? ? ? Sono stata con due ragazzi: con uno ci sono rimasta insieme meno di un mese, con l’altro ci sono stata quasi sei mesi, la massima esperienza è stata quella di toccarci un po’ a vicenda sempre da vestiti e delle belle e lunghe pomiciate. Poi, dato il mio carattere e il non volere cedere su niente, mi ha mollato. Ho poche amiche, onestamente sto sulle scatole a tutti, e quindi anche nel tempo libero spesso sto da sola, faccio delle lunghe passeggiate, porto con me un libro, a volte il cane, e riesco a stare fuori casa, anche per pomeriggi interi soprattutto il sabato e la domenica. Ho un fratello di 9 anni che gioca nelle giovanili di una squadra di un paese vicino e spesso il sabato, mio padre e mia madre lo seguono in trasferta, ed io vado a fare lunghe camminate nella campagna intorno. Un paio di sabati fa, inizio aprile, dopo che ero tornata da scuola, frequento il liceo classico a Firenze, ho mangiato un po’, i miei se ne sono andati con mio fratello, dovevano accompagnarlo piuttosto lontano, e io ho deciso di andare a leggere un po’ sul laghetto che c’è non troppo lontano da casa mia. Per la verità, è una diga artificiale che serve per l’acquedotto dei paesi del Chianti, vi è la parte superiore che è proprio come se fosse un laghetto, spesso è pieno di persone, a fare picnic, a pescare, qualcuno ci fa anche il bagno, ma credo che sia pericoloso. A me non piace molto andarci se è bella stagione proprio perché ci sono troppe persone, ma essendo un sabato nuvoloso e minacciando di piovere, pensai che fosse il luogo giusto, abbastanza vicino in caso di acqua, (volendo c’è anche una capanna di deposito materiali sempre aperta), e sarei stata tranquillamente sola. Mi misi dunque una tuta da ginnastica, sotto una maglietta di cotone, senza reggiseno e presi un libro, quello che stavo leggendo i Carmi di Catullo ovviamente in latino, presi anche un ombrello da borsa, e mi incamminai. Arrivai in meno di venti minuti alla parte bassa della diga, la risalii e giunsi dove piace a me, sulla parte superiore slargata, dove vi è la capanna, e ci sono come delle piccole insenature. Mi sedetti abbastanza vicino alla capanna in modo da essere riparata un po’ dal vento, stava tirando forte e dava fastidio, e mi accorsi, non ci avevo fatto caso, che c’erano due pescatori, due ometti sulla cinquantina, che avevano buttato la lenza e stavano riparati. Mi venne quasi subito voglia di andarmene, poi pensai che non erano coetanei o gente che rompe, non erano nemmeno del mio paese e dunque potevano andare bene come compagnia a distanza. Uno di loro si accorse di me e mi fece un sorriso che ovviamente ricambiai, ma proprio in quell’istante la sua canna si piegò, qualcosa aveva abboccato, e lui iniziò una serie di faccende, incuriosita onestamente mi avvicinai per vedere, non avevo mai visto come si tira fuori dall’acqua un pesce, e vidi che i due si davano un gran daffare. Finalmente, ma ci vollero almeno 5 minuti, tirò fuori un bel pesce, dissero una carpa di almeno un kilogrammo e mezzo, e una volta slamata (si dice così? ? ? ? ) la ammirarono, la toccarono, e mi avvicinai incuriosita per vedere come era. Fu ovvio che feci i miei complimenti, e mi chiesero se mi piaceva guardare pescare. Dissi che mi aveva incuriosito, e che non capivo che manovre avessero fatto per prendere il pesce, credevo che fosse necessario tirare e via. Mi dissero che se avevo un po’ di pazienza mi avrebbero fatto provare a tirare su qualcosa, ma c’era da aspettare e non era detto che succedesse.

“Va bene, però il pesce non lo tocco, mi fa un po’ impressione, e non vi arrabbiate se non lo tiro fuori”.

“Guarda che noi veniamo qui solo per passare il tempo….. i pesci li ributtiamo in acqua, sai che ci importa se lo perdi? ? ? ? Quello che conta è stare lontani dalle streghe delle nostre mogli”

“E perché? ? ? ” chiesi.

“Perché voi donne quando siete giovani come te, siete belle, attraenti, carine, simpatiche; e quando invecchiate divenite delle vere streghe: credo che il matrimonio dovrebbe essere un contratto a tempo determinato” Mi scappò da ridere per il modo buffo con cui parlava, aveva uno strano accento e subito mi schernii dicendo:

“Se come donna disturbo, me ne vado, anzi scusate”

“Ma tu mica sei la moglie, anzi, ci fai piacere, che c’è di meglio per due vecchietti essere in compagnia di una bella ragazza giovane? ? ? ” Nessuno mi aveva mai detto bella e la cosa mi piacque da morire.

“Ma non siete vecchietti, anzi, siete più giovani di mio padre, e anche più simpatici” Ci presentammo, loro si chiamavano quello chiacchierone Giulio mentre l’altro il più taciturno Giuseppe detto Beppe. Mi sedetti vicino a loro, abbastanza riparata dal vento e mi chiesero come mai ero lì da sola. Detti un po’ di spiegazioni di chi ero e quello che facevo, e Beppe disse:

“Ma perché non ci vieni con il tuo ragazzo ti divertiresti tanto di più credi”.

“Non ce l’ho”

“Perché? ”

“Perché non piaccio a nessuno e sono considerata antipatica”. Disse Giulio:

“Potessi avere la tua età…. non piaci? ? ? ? ? ma sei una stanga…. e anche simpaticissima, io non ti farei stare i pomeriggi sola credi a me”.

“Infatti dissi, tra lo scherzo e la provocazione, mi stai facendo compagnia…… ”

“Sì, ma io intendo in un altro modo la compagnia”. Feci finta di non capire e rilanciai:

“E come scusa? ”

“Alla tua età non lo immagini? ? ? Il corpo non è di legno…… a stare insieme a una ragazza come te viene la voglia di toccarla, via non mi fa ragionare…. potrei esser tuo padre”.

“Toccarla? ? ? ? Come? Dove? Dai ragiona invece che mi diverto”.

“O bellina, secondo te che si può volere toccare costì? ? ? Tutto perché è tutto fresco e bono!!!! ” Mi erano molto simpatici e poi stavo scoprendo in me che se volevo riuscivo ad essere spigliata e simpatica e decisi di vedere fino dove potevo arrivare, tanto mi dissi sono adulti, non si approfitteranno certo di me.

“Scusa Giulio, tutto va bene, ma ci sarà qualcosa che ti attira di più”.

“Per esempio le tue gambe sono lunghe, ma mi piacerebbe vedere anche il resto….. ” Beppe intanto mi si avvicinò un po’ di più e mi disse:

“Ho l’impressione che tu sia una gatta sorda, non è che ci stai provocando? ”

“Ma dai, non so nemmeno di cosa parli, si scherza no? ? ? E poi cosa vuoi che ci sia di bello, non vedi che sono come una tavola piallata? ? ? ? ”

“Senti, tu hai davvero poca stima di te e anche poco rispetto, possiamo dartelo noi un giudizio vero se vuoi, così almeno saprai per certo come sei” disse Beppe seriamente.

“Che vuol dire? ” Chiesi.

“Diciamo che ti guardiamo un po’ più a fondo e ti diciamo se sei carina, se sei davvero una tavola, se sei brutta, quali sono le tue parti migliori e tutto quello che vorrai sapere: a 50 anni un giudizio lo sappiamo dare fidati”

“Ma io mi vergogno, sei matto? ”

“Ma non devi mica fare uno spettacolino spogliandoti, ti aiutiamo noi, mentre si scherza, non te ne accorgi nemmeno, ci sappiamo fare e finalmente avrai una seria opinione di te”. Aggiunse Giulio:

“Dopo quello che dici di te stessa lo facciamo per il tuo bene, non puoi pensare di essere brutta. Tolgo le canne e se vuoi andiamo nella capanna, prendo in machina una coperta per metterci seduti sui sacchi di sale che ci sono, sai fanno da divano… che ne dici? “. Una serie infinita di pensieri mi attraversò la testa, tremavo e bollivo tutta ma sentivo che mi sarebbe piaciuto sentirmi apprezzata. Pensai anche fra me che non avevano altre intenzioni se non quella di guardare un po’ il mio fisico e per farlo avrebbero anche tolto di mezzo l’imbarazzo.

“Sapete che non mi ha mai vista nessuno? Un po’ vi farò vedere ma voi date un giudizio onesto”

“Ti aiutiamo noi stai tranquilla, aspetta solo un minuto”. Mi parve un’eternità, avevo voglia di capire cosa sarebbe successo, e la testa mi scoppiava. Beppe disse che potevamo andare nella capanna, mentre Giulio portava la roba alla macchina e prendeva l’occorrente. Entrammo, e subito andò a chiudere l’imposta di una finestra che era aperta, dopo qualche minuto arrivò anche Giulio con una grossa lampada da campeggio, di quelle a gas, una coperta e una borsa. Accese la lampada che faceva davvero una gran luce molta di più di quella che c’era quel giorno fuori, e chiuse la porta dall’interno. Stese la coperta su dei sacchi di sale e disse che il divano era pronto. Mi fu offerto da bere e una sigaretta, e accettai entrambe le cose: bevvi un goccio di brandy e mi feci accendere una sigaretta. Mi sedetti. Beppe mi si mise accanto e mi chiese:

“Allora, quali sono le parti di te stessa che non ti piacciono proprio”

“Mi vergogno un po’……. tutto……. sono piallata, sono rossa, non ho forme, tra l’altro sono anche molto pelosa” dissi con un filo di voce. Giulio si sedette dall’altra parte e mi abbracciò alla vita facendomi sentire da sopra la tuta le sue mani sulla pancia. Anche Beppe allungò le sue e le appoggiò ai miei ginocchi. Giulio carezzandomi disse a Beppe:

“Senti che pancino che ha, ma se oggi lo vorrebbero tutte così……. ” Poi mi prese la testa e se la girò verso di lui e mi disse:

“Fammi vedere la tua lingua” Io la tirai fuori, lui prima la sfiorò con le dita, e poi si avvicinò con la bocca e la risucchiò dentro di se. Mi lasciai andare a quel bacio, mentre una mano mi stava aprendo la giacca della tuta e due mani si infilarono sotto la maglietta. Era Beppe che disse:

“Hai ragione Giulio, che pancino meraviglioso” Mi fu sfilato il sopra della tuta e alzata un po’ la maglietta mentre io ero sempre nella bocca di Giulio. Giulio alzò ancora di più la maglietta e i miei seni apparvero ai loro occhi. Subito Beppe ne sfiorò uno e Giulio l’altro e Beppe si mise a succhiare il capezzolo. Mi piaceva da morire anche se mi vergognavo e con una mano strinsi la testa di Beppe sul mio petto. L’altra mano scivolò in fondo alla pancia di Giulio e gli sfiorai i pantaloni. Cercai la cerniera, la aprii e infilai la mano. Sentii da sopra le sue mutande tutta la sua erezione e strinsi un po’. Lui mi lasciò dal bacio, e disse:

“C’è altro che vuoi farci vedere? Comunque fai assaggiare la tua lingua anche a Beppe, a me è piaciuta molto, senti cosa ti dice lui”

“Cosa mi volete vedere? Ormai sono qui, date un giudizio su tutto se vi piace. Beppe ti va di assaggiare la mia lingua? ” Mi fecero alzare e mi misi incurvata davanti a Beppe, il quale con una mano mi palpava un seno e con l’altra mi portò il mio viso davanti al suo e mi cacciò la sua lingua il bocca. Giulio da dietro disse:

“Allora vediamo quanto sei piallata al culetto”. Abbassò lentamente la tuta fino alle caviglie e massaggiò il mio sedere da sopra le mutandine, le scostava un po’e entrava nello spacco del mio culetto. Poi disse:

“Allora Irene vuoi che lo facciamo completo l’esame al tuo corpo? ? ? ? Guarda che stai andando molto bene……. e sarebbe davvero un peccato smettere ora” Mi scostai dalla bocca di Beppe e dissi:

“Se volete finiamolo questo esame tanto ormai avete visto quasi tutto”. Rispinsi le mie labbra contro quelle di Beppe e ricominciammo a pomiciare. Giulio mi abbassò le mutandine e mi aiutò ad alzare a turno i piedi per togliere quelle e i pantaloni, mi allargò il più possibile le gambe e si mise a frugare nello spacco con le mani. Anche Beppe scese dal seno fino al pube, giocò un pochino con i peli, un vero bosco, e poi mi sfiorò la vulva. Persi immediatamente la testa, e subito portai una mano ai pantaloni di Beppe, aprii la cerniera e infilai dentro. Feci di tutto per liberare dagli slip il suo pene non lo avevo mai fatto e ci riuscii, ed iniziai a segarlo. Intanto il suo dito mi torturava il clitoride e con un altro forzava per entrare dentro la vagina, anche Giulio a momenti forzava il forellino del mio culetto. In pochi secondi mi ritrovai con un dito nella vagina e uno del sedere, e raggiunsi un orgasmo violento. Beppe allora mi tolse la lingua di bocca e mi disse che l’esamino era finito, che ero proprio una bella fica e che se volevo divertirmi ancora un po’ avrei dovuto fare sul serio.

“che vuol dire fare sul serio? ” Chiesi.

“Che devi farci divertire anche noi, e dato che sei vergine sia di bocca, che di fica e di culetto, devi dire a quali di queste rinunci, una verginità te la lasciamo”

“Ma allora volete fare sesso completo con me? ? ? ”

“Adesso sì perché sei una gran porcellina e ci hai fatto arrapare e sei arrapata pure tu sei un lago fra le gambe”.

“Voglio restare vergine davanti, per il resto fate come volete, ma non voglio sentire male”.

“Ti faremo godere, altro che male” Fui sdraiata e leccata a lungo da Giulio, mentre Beppe era venuto con il suo pene vicino al mio viso e mi disse:

“Che ne pensi di provare? ? “. Mi sollevai un po’ la testa, lo presi in mano e prima lo baciai sulla cima, poi su tutto il prepuzio e poi lo leccai avidamente come fosse un gelato. Lui forzò un pochino e lo feci entrare nella mia bocca e iniziai e succhiarlo e impastarlo con la lingua. Giulio intanto mi aveva inarcato ancora di più le gambe e forza con sempre maggiore insistenza con 2 dita sul culetto ma non entravano. Disse un po’ arrabbiato:

“Senza niente che lubrifica è troppo chiuso” Mi sfilai il pene di bocca e dissi:

“Nello zainetto dove ci tengo il libro, l’ombrello, c’è anche una confezione di crema per mani, se vuoi usarla…… ” La prese, la spalmò un po’ al mio foro, provò con le dita che subito scivolarono dentro, quindi fui fatta mettere a quattro zampe con la testa sul pene di Beppe e Giulio con il suo forzò il mio sedere. Un dolore secco e intenso, mi irrigidii, ma lui con le mani andò subito al mio clitoride e alla vagina e iniziò a masturbarmi e infilò tutto il suo pene dentro. Mi pompò per un po’ e io stavo per raggiungere un altro orgasmo quando mi chiese se volevo provare anche Beppe.

“Certo, se lo merita”. Si scambiarono, Beppe ce lo aveva un po’ più piccolo ma forse più lungo e mi penetrò energicamente. Giulio si ripulii il suo e lo portò alla mia bocca. Lo presi subito e disse:

“Fammi venire dentro di te” Lo succhiai e impastai, massaggiandoli con una mano i testicoli e segandolo un po’, io raggiunsi l’orgasmo e anche lui venne subito nella mia bocca. Bevvi, il più possibile e continuai a succhiare fino a quando non me lo sfilò. Beppe tolse il suo dal sedere, se lo ripulii un po’ e mi disse che anche lui voleva venirmi in bocca. Glielo presi e in pochi secondi mi inondò la bocca e la gola. Ero un po’ schifata, ma mi dissero che avrei dovuto bere tutto e ripulire loro i cazzi. E così feci. Mi dissero che ero stratosferica, e che mi avrebbero incontrato ancora se volevo. Chissà forse sabato torno al lago……… FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

Leggi anche

copertina racconto erotico

La collezione

Marco è impaziente di tornare in quella bottega. – Dobbiamo tornarci! Capisci, Elisa – Dobbiamo? …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.