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Roberta e la lapdance

Dopo la scoperta del mio piccolo grande segreto, le cose tra me e la mia fidanzata Roberta avevano preso una piega decisa verso la trasgressione. Aver scoperto che vederla chiavata da altri uomini era per me fonte di godimento l’aveva trasformata, tanto che adesso era proprio lei a proporre situazioni erotiche nuove, che le venivano in mente e che mi comunicava con entusiasmo, innocenza e molta, molta troiaggine, sapendo di farmi piacere. A 24 anni, alta 1. 75, due tette piccole ma sode, dai capezzoli scuri, un culo a mandolino, due gambe lunghe e ben fatte, gli occhi scuri, i capelli neri che le arrivavano sino alle spalle, è una ragazza molto bella. E come avrete capito, ormai ha scoperto una passione per le avventure erotiche che la rende particolarmente affascinante. Ieri sera mi ha chiesto, con aria innocente e vogliosa allo stesso tempo, se mi sarebbe piaciuto vederla mentre si esibiva in una lapdance di fronte a sconosciuti, come se fosse una professionista. Inutile dire che la cosa non solo mi sarebbe piaciuta, ma mi avrebbe fatto godere come un matto. L’occasione fu un nostro viaggio a Roma, perché di certo non avrebbe potuto farlo a Palermo, dove viviamo, e dove sia lei che io siamo conosciuti ed abbiamo molti amici. Preparai tutto con cura, e tramite un amico che lavora nel campo dello spettacolo, riuscii a prendere contatto con il gestore di un night club di basso livello, al quale proposi di prendere una stripgirl non professionista, solo per una sera.
Naturalmente era Roberta, la mia ragazza. Né io né lei siamo mai stati in verità frequentatori di questo tipo di locali, anzi direi che avevamo fino ad allora conosciuto l’ambiente in maniera molto indiretta, intravedendolo
in televisione o altre occasioni non programmate. La possibile esibizione peraltro gratuita di una ragazza molto bella – gli mostrai delle foto in topless di Roberta-, una ragazza completamente fuori da quel mondo lo divertì. La mise quindi in programma per una delle sere insieme ad altre professioniste abituali. Si accertò solo di una cosa:
“Siamo chiari, qui non si accettano suorine, ci siamo capiti? E c’è un pubblico esigente, che non si limita a guardare: a volte, diciamo così, può scapparci una scopatina”, e sorrise ironicamente.
“Non si preoccupi, non la deluderà”, risposi ben sapendo quello che dicevo. Lasciai comunque quell’uomo così convenzionalmente schifoso, e uscendo diedi un’occhiata rapida a quel luogo in cui la mia ragazza avrebbe dovuto “esibirsi”: lo squallore mi riempì di brividi.
Tornato a casa raccontai tutto a lei, che mi sorprese con un semplice
“sono proprio curiosa”.
Venne quindi quella sera. Entrai con lei nei camerini del locale, dove altre due ragazze piuttosto volgari si truccavano di fronte agli specchi, indifferenti alla mia presenza e al mio sguardo che continuava a cadere sulle loro nudità. Roberta, la mia ragazza, era così sicura di sé che stentavo a riconoscerla: fingeva di essere una veterana dell’ambiente, evidentemente divertendosi un sacco.
Nell’indifferenza generale delle altre Roberta scelse un angolo del camerino e incominciò a spogliarsi sorridendomi, come se mi dovesse tranquillizzare, come se fossi stato io quello che di lì a poco avrebbe
fatto la troia su di un palco davanti a bavosi panciuti.
La biancheria intima di Roberta non era da meno di quella delle altre due ragazze, in quanto a erotismo intendo. L’avevamo scelta insieme in un sexy shop giorni prima. La guardavo truccarsi e ogni tanto buttavo lo sguardo anche alle altre, accorgendomi improvvisamente dell’erezione che si intravvedeva nei miei calzoni. Roberta mi mise una mano sulla protuberanza e sorridendo mi sussurrò:
“Stai calmo, lo spettacolo non è ancora iniziato. Poi mi dirai chi ti avrà eccitato di più fra noi tre. ” Io sorrisi imbarazzato, scrutando se le altre ragazze avessero sentito.
Poi andai nel locale, presi qualcosa da bere da una barista in topless – e i miei occhi continuavano a seguire le nudità -, mi sedetti ad un tavolo, e mi guardai un po’ intorno. Erano quasi tutti maschi, solo qualche coppia con la donna in genere non troppo giovane. Quasi tutte classiche “brutte facce”, qualcuno un po’ più imbarazzato che cerca quasi di nascondersi, qualcuno che mostra strabordante la sua abitudine a questo mondo, chiacchierando con le bariste, toccando il culo alle cameriere. Ma ecco il buio in sala, e le luci che si accendono sul palco, dal quale si alza un gran fumo.
Non c’è poi molto da dire su di uno spettacolo di strip; sono piccole variazioni sul tema giocate da corpi più o meno belli comunque sempre carichi di studiata volgarità. Il mio interesse erotico allo show veniva però distratto dal pensiero che di lì a poco su quel palco ci sarebbe stata la mia ragazza. Diversi erano i pensieri che mi venivano in mente. L’istinto a fuggire, a correre dietro le quinte e riportarla a casa veniva addomesticato e ipnotizzato da una grande curiosità e una strana e nuova eccitazione. Mi tranquillizzava comunque il fatto che Roberta non era pagata per farlo, che era una sua scelta, che era un nostro gioco che sarebbe finito lì, che nessuno ci conosceva in quella città. Mi tranquillizzava, e incuriosiva, la sicurezza e la volontà di Roberta che mi aveva dimostrato fino all’ultimo momento, fino a
quando mi aveva baciato facendomi uscire dal camerino e ammiccando mi aveva sussurrato:
“Vedrai come sono capace di essere una spogliarellista professionista, meglio di queste troie che ti hanno
indurito l’uccello; sarò la miglior troia che tu abbia mai visto. ” E si leccò le labbra con fare voluttuoso.
Certo che queste due erano proprie troie professioniste.
Riuscivano quasi a simulare un orgasmo in scena, strisciavano sui tavoli dei clienti allargando le gambe tanto che probabilmente da vicino riuscivano a vedere dentro le nature evidentemente slabbrate che
loro continuavano a spalancarsi con le mani. Ad un certo punto una delle due venne persino al mio tavolo, godendo probabilmente del mio imbarazzo e avendomi riconosciuto come il tipo del camerino. Si inchinò
di fronte a me, guardandomi rovesciata con la testa fra le sue gambe divaricate. Avevo davanti al mio viso il suo culo nudo, potevo vedere in primo piano il buco nero e l’apertura fra le gambe, tanto che mi era difficile trattenermi dall’infilarci tutta una mano. Quella troia si spinse oltre per suo divertimento, e per il divertimento degli altri clienti, a giudicare dalle risate, fino ad appoggiarmi il culo in faccia, tanto che il suo odore mi rimase sul viso per tutta la serata.
Poi se ne ritornò come se niente fosse sul palco. Guardandomi intorno raccolsi involontariamente gli ammiccamenti compiaciuti degli altri clienti: ero uno di loro, anzi uno dei più fortunati.
Io mi ero trattenuto dal toccare, nonostante la provocazione, ma altri non si trattenevano mica per niente, anche se non provocati. Alcuni si avvicinavano al palco e toccavano il culo delle spogliarelliste; c’era chi saliva sul palco e prendeva con entrambe le mani sudate le tette strabordanti di quelle troie che invece di ritrarsi spingevano il maiale a leccarle. In quei momenti mi irrigidivo, pensando ad Roberta: si sarebbe lasciate fare questo anche lei? , e io cosa avrei dovuto fare a quel punto? . Poi ricordavo che lei
mi aveva fatto promettere di non intervenire se non in caso di evidente pericolo, altrimenti il gioco non sarebbe venuto bene. Le due spogliarelliste professioniste uscirono, una ad una dopo il loro spettacolo, e un inserviente a petto nudo liberava il palco dagli indumenti lasciati a terra. Ordinai un altro bicchiere di vodka e lo ingoiai d’un colpo solo. Gli altri clienti aspettavano indifferenti la prossima troia che si sarebbe esibita. E io sapevo che quella “troia” sarebbe stata la mia ragazza.
Luci basse, fumo sul palco. Io tremo. Ecco che la vedo uscire da dietro le quinte. Solo io probabilmente posso percepire un velo di imbarazzo in lei, gli altri non sembrano percepire la non professionalità di quella ragazza, peraltro decisamente più bella delle altre. Ma l’imbarazzo di Roberta dura poco. In breve posso vedere che ci sta prendendo gusto, che si diverte, probabilmente che si eccita veramente. Forse è la realtà dell’eccitazione di Roberta che tiene gli occhi della gente più inchiodati su di lei, loro così abituati alla simulazione. O forse è a me che quegli occhi fissi e bavosi su quel corpo ora danno fastidio, mentre prima me ne fregavo.
Roberta si muove benissimo, mi rendo conto dell’attenzione che deve avere prestato a stralci di spettacoli che abbiamo intravisto insieme in occasioni diverse. Ha un trucco molto forte, e me ne rendo conto ancora di più quando si avvicina a fronte palco, dandomi una fugace occhiata, l’unica durante tutto lo show. Come se si fosse assicurata che c’ero, e poi fosse così pronta a dimostrarmi la sua… sì la sua troiaggine, non potrei dire altrimenti.
Uno ad uno Roberta si tolse quindi gli indumenti, sfilandosi i guanti neri con i denti, giocando con il reggiseno che poi gettò sul viso di uno in prima fila, subito da me fulminato con lo sguardo, togliendosi infine le mutandine che nascondevano il trucchetto di un perizoma. In effetti non molto di nuovo dalle precedenti esibizioni, però per me era evidentemente diverso. Quando Roberta si tolse il reggiseno i suoi seni piccoli e sodi che io ben conoscevo dondolarono liberi di fronte a quei visi, quegli assetati che applaudirono. Poi lei incominciò a stringerseli con le proprie mani e a sforzarsi di raggiungerli con la lingua per leccarli. A fatica riuscì a raggiungere con la lingua i capezzoli tesi, mostrando bene quel che faceva al pubblico. Avevo certo già visto lei fare così, ma non con quella luce negli occhi. Quando si sfilò le mutandine se le prese in bocca e scese dal palco per appoggiarle con la bocca sull’erezione di un tipo seduto che afferrò le mutandine strofinandosele sul cazzo. Roberta era eccitata da quanto godeva dell’attenzione. Intanto io non riuscivo a riconoscere se quello che provavo era rabbia o eccitazione. Certo avrei voluto tirarmelo fuori all’istante e chiavarmela su quel palco così com’era. Avevo l’uccello durissimo.
Lentamente mi lasciai andare e incominciai a prendere il tutto nella maniera che ci eravamo prefissati. In una parola incominciai ad eccitarmi e anzi a sperare che lei si spingesse sempre più oltre.
D’altra parte lei non sembrava avere bisogno di consigli.
Aveva incominciato a giocare con il suo perizoma, mostrando abilmente e spudoratamente il suo culo straordinario, esuberante e tondo, le chiappe che si muovevano morbide come se in eccesso ma con la
tonicità che tutti noi in sala avremmo voluto saggiare. Poi scese dal palco, scelse uno a caso e gli si sedette sopra a strofinargli quel magnifico culo. Immaginavo come lei dovesse sentire l’erezione di
quello sconosciuto che spingeva da sotto i calzoni. Questo qua non aspettò inviti ufficiali e subito le prese da dietro le tette tra le mani stringendole con forza come se la stesse veramente scopando da
dietro. Le sue mani stringevano i capezzoli di Roberta, tirandoli e strizzandoli, Roberta stava evidentemente godendo, nonostante penso gli altri la percepissero come divertente finzione. Ma io potevo scorgere nel fondo dei suoi occhi una goduria pazzesca. Tra me e me sussurrai
“Quanto sei troia, vedrai quando ti prendo. ” Lei si girò verso quel maiale, gli prese la testa tra le mani e se l’affondò tra i seni. Potei intravedere la lingua di lui che sbavava sul petto della mia ragazza. Roberta offrì i capezzoli eretti alla lingua dell’uomo, che li leccò avidamente, mentre con una mano la frugava fra le gambe. Con sguardo da troia, Roberta aprì le gambe per permettere all’uomo di continuare la sua esplorazione all’interno della figa, mentre ficcava in bocca al tizio le tette ormai bagnate di saliva.
Poi lei si alzò e tornò sul palco. Inseguendo con lo sguardo il suo sculettare incrociai lo sguardo compiaciuto del gestore del locale, il quale mi fece capire che era entusiasta. Non sapevo se essere contento o offeso; sorrisi imbarazzato.
Roberta chiamò sul palco un cliente. Constatai che era esattamente il tipo che a lei non poteva piacere. Un modello camionista oltre la quarantina (Roberta ha 24 anni), con pochi capelli e un po’ di pancetta.
Evidentemente Roberta era intenzionata ad andare all’estremo di se stessa. Rivolgendosi al pubblico lei spiegò – quanto era entrata nella parte – con una vocina da bambina stupida, che adesso lui gli avrebbe dovuto togliere il perizoma solo con l’uso della lingua. Tutti applaudirono, a parte me. Roberta si inchinò di fronte a lui, esattamente come la spogliarellista di prima aveva fatto con me. Mi venne anzi il dubbio
che lei avesse visto tutto da dietro le quinte, e quasi mi sentii in imbarazzo.
Il filo del perizoma si infilava tra le chiappe di Roberta, perdendosi nel solco.
Non potei non constatare che la mia ragazza era una pornostar mancata, che avrebbe fatto morire tanti cazzi in film e giornaletti porno. In un attimo immaginai Roberta circondata da cazzi duri e lei che si metteva a spompinarli tutti. Il tipaccio lurido le prese il perizoma con la lingua, approfittando per
leccarle il culo e infilare la lingua tra le chiappe. Lei mandava ridolini stupidi come se fosse una cosa normale avere la lingua di uno sconosciuto che ti lecca il buco del culo. Lentamente, troppo lentamente, lui le sfilò quel filo di indumento ormai fradicio. La sua lingua continuava a leccare il buco del culo. Ora Roberta era completamente nuda davanti agli occhi di tutti, alta sopra quei tacchi da cubista.
Fece stendere il porco che ancora si teneva il perizoma in bocca- e io pensavo agli umori della figa della mia ragazza sulla bocca di un altro. Lo fece stendere sul palco. Poi lentamente gli si sedette
sul viso, con la figa nuda e spalancata. Il mio cazzo scoppiava, e presumibilmente anche quello dei presenti. Lei strisciava la sua figa bagnata sul viso di quello sconosciuto che intanto le metteva le mani
nel culo e anche se non si vedeva chiaramente, sono sicuro che le affondava la lingua nella figa. Roberta intanto si stringeva le tette godendo. Penso che questi non avevano mai visto un vero orgasmo su
questo palco. Sicuramente rimasero comunque sorpresi, e io più di loro, quando lei invitò tutto il locale a urlarle parolacce:
“Fatevi sentire”, urlava lei con quella voce che non le avevo mai sentito,
“Sono o non sono una vera troiona? Scommetto che vi piacerebbe scoparmi tutta, anzi forse vorreste sfondarmi il culo, vero? Dai, ditemi che sono una gran maiala! “, e così dicendo continuava a strisciare sul viso di quel porco. Si girò dall’altra parte e riappoggiando il culo sul viso incominciò a strisciare, fortunatamente
da sopra i calzoni, con entrambe le mani sul cazzo evidentemente eretto del prescelto. Ad un certo punto, tra le risate generali, lui si venne addosso, inumidendo le mani di lei. Io capii che anche lei raggiunse l’orgasmo e venne su quel viso ormai fradicio. Il mio cazzo era anch’esso al limite di maccchiarmi i calzoni.
Tra gli applausi generali e i fischi, Roberta tornò dietro le quinte, senza non gettare un’occhiata nella mia direzione. Un cliente del tavolo a fianco del mio mi disse amichevolmente, incrociando il mio sguardo:
“Fatta troia, eh, una così non l’avevo mai vista. Ci pensi, se te lo prende in bocca quella ne ingoia dei litri. ” Lì per lì fui quasi per alzarmi e fargli rimangiare a forza di pugni quello che aveva detto. Feci invece finta di niente, mi alzai, e mi diressi dietro le quinte.
Mi prese per un braccio il gestore dicendomi:
“Magnifica, la posso pagare il triplo delle altre se torna sul palco e si fa chiavare”. Risposi che non se ne parlava neanche. Ma Roberta, ancora nuda, ci raggiunse. “Quanto? ” chiese con voce lievemente arrochita dall’orgasmo appena vissuto. Il gestore guardò le tette nude di Roberta, poi allungò una mano e gliela passò in mezzo alle gambe. “Sei eccitata, troia…non vedi l’ora, eh? 500 euro, se torni là e ti fai scopare per bene”. Stavo per replicare, ma Roberta disse “Va bene, pagamento anticipato, però”. Ero combattuto tra gelosia ed eccitazione, ma quello aveva tirato fuori i soldi, dicendo “Li do al tuo ragazzo, tu puoi iniziare. E tu resta qui, che ci godiamo lo spettacolo della tua ragazza da dietro le quinte”. Intanto Roberta, sempre nuda, era tornata sul palco, ed aveva invitato a salire tre uomini, prendendoli per mano per aiutarli a salire la scaletta. Li aveva fatti sedere su tre sedie, che l’inserviente aveva nel frattempo portato. Iniziò a ballare davanti ai tre, tra i respiri eccitati di quelli che erano rimasti in platea, agitando i seni, stringendoli fra le mani, accostandoli alla bocca di quei tre, uno per volta, lasciando che le leccassero le tette, ed i capezzoli ormai eretti. Ognuno dei tre leccava mentre le loro mani accarezzavano il culo di Roberta, si infilavano fra le sue gambe, che Roberta allargava quasi divaricandole. Uno dei tre si aprì la patta dei calzoni, estraendo il cazzo duro, un palo di carne, ed iniziando a masturbarsi di fronte a Roberta. Lei ebbe un attimo di esitazione, minimo, poi con fare naturalissimo si avvicinò al tizio ed iniziò ad accarezzargli il cazzo, circondandolo con la mano. Fu un istante, e ben presto gli stava facendo una gran sega. Gli altri due a quella vista, tirarono fuori i loro cazzi e si avvicinarono a Roberta, che ne afferrò uno con la mano libera, iniziando a masturbarlo senza mollare quello che stava giù menando. Il terzo, che aveva un cazzo non molto lungo ma molto grosso, si mise di fronte alla bocca di Roberta, che senza esitare ingoiò il cazzo, iniziando un sapiente pompino, spingendo le labbra su e giù per quel grosso cazzo.
“Ci sa fare quella troia della tua fidanzata” disse il gestore, che intanto si era seduto su una sedia e stava masturbandosi alla vista di Roberta che continuava a spompinare e a menare i cazzi dei tre, che nel frattempo si davano il cambio, passando dalla bocca alle mani di Roberta. Le loro mani intanto le accarezzavano le tette, le toccavano la figa, uno addirittura le aveva infilato due dita nella figa e le agitava avanti ed indietro, strappando mugolii di piacere dalla bocca di Roberta, sempre impegnata nei pompini. Ma erano solo i preliminari: ormai la figa di Roberta era un lago, ed il tizio a cui lei faceva il pompino le fece segno di smettere e la fece sdraiare sul palco, a gambe spalancate. Uno degli altri due si sdraiò accanto a lei, e la attirò sopra di sé, infilandole in figa il cazzo teso. L’altro si accostò dal di dietro, e le infilò il cazzo nel culo, iniziando a muoversi all’unisono con l’altro. Il terzo si mise di fronte a Roberta, chiavata dai due, e le mise il cazzo in bocca, riprendendo a farsi fare un pompino. Vedevo Roberta ondeggiare spinta dai due cazzi mentre con la bocca continuava a succhiare e leccare un cazzo. I tre cambiarono posizione, ma Roberta aveva sempre un cazzo in culo, uno in figa ed uno in bocca, a rotazione. Era ormai eccitata e ansimava con forza, ma continuava a farsi chiavare ed a spompinare i cazzi che si presentavano davanti alle sue labbra. I tre andavano avanti nel loro giochino, ed al momento di sborrare, si misero dinanzi a lei, che riprese il lavoro di bocca con lena, succhiandone anche due per volta, allargando la bocca al massimo. Finì ricoperta di sperma che schizzava fuori da quei cazzi, per finire nella sua bocca e sulle sue tette. La platea esplose in un applauso, mentre i tre le dicevano oscenità, chiamando Roberta troia, puttana e pompinara. Roberta si alzò, asciugandosi la bocca, e venne verso di noi, ancora nuda, “Andiamo? ” mi disse, e fece per avviarsi al camerino. Ma il gestore la fermò. “E a me, nulla? ” disse indicandole il proprio cazzo, ancora fuori dai calzoni. Guardandomi, Roberta si inginocchiò di fronte a lui, ed iniziò a leccare quel cazzo, per poi ingoiarlo ed iniziare un lento e sapiente avanti ed indietro sull’asta tesa. Si fermava per leccarne la cappella, e poi tornava ad ingoiarlo, succhiando. “Brava troia pompinara, succhialo. Guarda com’è brava la tua fidanzata a succhiare il cazzo, scommetto che lo succhia a tutti quelli che incontra. Leccalo, più in fondo, puttana”, e si mise ad andare avanti ed indietro nella bocca di Roberta, dove esplose in un fiotto di sperma che Roberta ingoiò senza sforzi. Mentre si rialzava, Roberta mi disse: “Ti è piaciuto, lo spettacolo, Amore? “, poi si diresse verso i camerini.
Il gestore aggiunse:
“Quando volete tornare sarete sempre bene accetti. Comunque ascoltami, quando una ha quella passione lì è fatta per questo mestiere. ”
“Sì, il mestiere della troia”, risposi bruscamente. Lui non negò.
Aspettai che lei uscisse dal camerino dopo essersi rivestita.
Notai che non si era struccata. Mi chiese
“Allora? “. Non sapevo cosa dire, dissi solo
“Andiamo! ”
In macchina non ci dicemmo niente; lei guardava di fronte a sé la strada, come se tornassimo dal cinema. Io ogni tanto buttavo l’occhio sulla sua scollatura, ripensando a quei seni toccati e leccati da sconosciuti. Ad un certo punto fissai lo sguardo sulla sua mano, chiedendomi stupidamente se se lo fosse lavate o se fossero ancora umide dello sperma che aveva macchiato i calzoni di quel maiale.
Arrivati a casa lei entrò per prima. Le caddero le chiavi, o forse le fece cadere. Si piegò per raccoglierle, e mi trovai di fronte al suo culo nudo che spiccava da sotto la minigonna. Affondai subito una mano tra quelle chiappe, poi la spinsi con la faccia tra i cappotti dell’attaccapanni.
“Sei troppo troia”, le sussurrai, e iniziai a darle forti schiaffi sulla figa ancora ben aperta. Lei ripeteva che le facevo male.
“Guarda che ho visto che non fingevi, che ti piaceva veramente farti toccare e leccare da quei maiali. ” E picchiavo più forte, spingendola contro il muro e piegandola sempre di più. Poi finalmente tirai fuori il mio cazzo duro e glielo infilai con forza nel culo. FINE

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