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Se quella sera… Angoscia

La nottata volgeva al termine, e Luisella cercava di ritardare in tutti i modi il trillo della sveglia -Adesso mi do malata, piuttosto che trovarmi davanti quella cazzo di rosa rossa!- le ultime parole le aveva quasi sussurrate. Prese in mano la foto poggiata sul comodino, sua e di Ettore abbracciati in montagna, guardandola con intensità -Tu non vuoi che io mi arrenda, lo so… devo reagire-
Pregustò l’appuntamento di quella sera che avrebbe concluso quella giornata che sembrava essere iniziata così male; scese dal letto con calma percependo il leggero fruscio delle lenzuola sul corpo nudo. Quella magica istantanea sensazione di benessere non le diede il coraggio di smontare quello che le sembrava un tremendo ed ineluttabile destino nefasto, anche se un po’ eccessivo, ma pur sempre bloccante.
Guardò con interesse lo specchio -Buon segno- pensò. Adorava accontentarsi, desiderava essere felice, se ne accorgeva dal sorriso rivoltole dalla Luisella riflessa nello specchio. Il rosa dei suoi seni, le gote arricciate, la curva dei fianchi, le pieghe della vulva, le gambe e le braccia affusolate la tranquillizzavano, la appagavano e la riempivano di energia vitale.
Si sentiva sicura, certa che Ettore era lì comunque presente, pronto a soddisfarla. Tornò a sedersi sul letto allargando le gambe; immaginò Ettore tra le sue cosce. Lasciò libere le mani di seguire il volere del suo uomo assaporando quella sensazione d’appartenenza, che prontamente nasceva alla pressione delle sue dita. Il clitoride eccitato la costringeva in repentine spinte pelviche contro la superficie del letto, mentre proiettava la mente eccitata sul corpo di Ettore.
Sveglia, doccia, colazione e traffico caotico.
L’aria era fredda e portava con sé quel suono ovattato tipico in presenza di neve unito ai gas di scarico delle automobili.
“Ciao bella dove sei?” la voce leggermente metallica di Ettore inondò l’abitacolo
“Sono in tange, amore” sospirò affannata Luisella
“Stai bene?”
“Si amore, sto pensando ad Anna, a questa sera… e ovviamente a te…”
“E’ una di quelle mattine?” chiese malizioso Ettore che riconosceva al volo le inflessioni di voce della sua donna quando aveva bisogno di coccole e sesso.
“Si…” ammettendo quella colpa dolcissima “Ora ti lascio… devo fare benzina” mentì per non ripiombare nel vortice dell’eccitazione; era di nuovo leggermente umida.
Posteggiò quasi a fatica nel parcheggio ingombro di neve. Lasciò il tepore dell’auto e quel miscuglio di odori l’assalì facendola traballare sui tacchi. Strinse forte i lembi del cappotto come per sorreggersi e immediatamente si rimproverò per la scelta delle scarpe. In ufficio non curava mai molto l’abbigliamento, l’importante che non fosse mai troppo anonima, purché fosse sempre in qualche modo femminile e vagamente appariscente.
Camminò spedita nel caldo tepore del corridoio, mentre il bianco brillante della neve era svanito per lasciare spazio alla luce artificiale che alternandosi a grappoli sul soffitto catturava senza pietà i suoi occhi. Gli ultimi metri la separavano dal suo reparto. Strinse i pugni speculando sadicamente su cosa avrebbe trovato alla scrivania, era il suo gioco da qualche giorno. Avvertì una fitta al collo dovuta alla tensione nervosa, ma non osò pensare al dolore ed entrò salutando le sue persone.
La mano che stringeva la ventiquattrore formicolava, e la puntura di mille spilli sottili salì dal polso al gomito. Rimase immobile, sotto gli sguardi troppo anonimi dei suoi collaboratori. Una nuova rosa era li ad attenderla come ogni mattina.
Giochi a scacchi?!
Era stata una bellissima giornata, il sole aveva battuto duramente sul tappeto di neve, mille riflessi ancora affondavano negli occhi di Paola e tutt’intorno nel parcheggio gli spazi erano fatti di aria, neve e cemento. Si fermò un attimo per tirare il fiato, non aveva voglia di aspettare Karin fuori dalla machina, anche se, un po’ di aria fresca le avrebbe fatto solo bene. Si era preparata tutto il giorno per quell’incontro, rimanendo spesso da sola, e tra sé e sé le era capitato di parlarsi, di farsi mille domande e il più delle volte non sapeva davvero cosa rispondere. Paola si stava chiedendo se Karin voleva veramente mettersi in discussione, cambiare radicalmente il suo stile di vita, chiedendosi quindi se lei sarebbe stata in grado di trasmetterle tutta la positività che aveva in corpo, che la rendeva una donna felice -non le dico niente e mi spoglio subito, ma si, in fondo non mi dispiacerebbe risolvere passo, passo con lei ogni singolo problema, andremo avanti a camminare finché ci si muoveranno le nostre gambe e poi arriveremo dove saremmo capaci di arrivare- Quell’idea le piaceva, si sentiva libera, sì, le sembrava un pensiero sconclusionato, ma pensava che avrebbe potuto stregarla in qualunque momento, senza dover razionalizzare nulla, Karin sarebbe caduta ai suoi piedi, nuda, a gambe aperte per conoscersi e farsi conoscere per ore tanto che l’avrebbero sicuramente ritrovate abbracciate insieme.
Si era alzato un vento teso e gelido che oltre ad accentuare lo sfolgorio del tramonto stava accumulando nubi plumbee e minacciose -Ecco Karin- pensò vedendola in fondo al parcheggio che veniva avanti quasi a passo di danza. Un piede dopo l’altro, lentamente, stava giungendo attenta a non immergere i piedi nella neve caduta nella notte chiusa nel suo lungo cappotto.
Paola si sentiva particolarmente euforica e intraprendente, ed aveva già aperto la portiere dell’auto “Ciao dottoressa, Sali che andiamo con la mia macchina”
Karin si sedette sul sedile anteriore di destra che era stato appena liberato da varia chincaglieria, e Paola nel farle spazio aggiustandosi il cappotto troppo stretto che l’avrebbe intralciata nella guida, le aveva sfiorato inavvertitamente il viso. Con quel modo di muoversi che a Paola ricordava tanto una bambina viziosa, Karin si mise un dito in bocca tra le labbra socchiuse “Anch’io ho la mia macchina, qui nel parcheggio”
Paola per tutta risposta mise in moto l’auto e molto semplicemente le rispose “Si lo so, è bianca con un adesivo traslucido a forma di farfalla. Ma ti conviene lasciarla qui, stasera non ti serve e domattina torni in ospedale con noi”
“Va bene ti dispiace però se chiedo al custode se posso lasciarla qui al parcheggio per la notte?” Paola annuì e appena l’auto si fermò vicino alla pensilina del custode Karin scese giusto il tempo di informare la sicurezza che avrebbe ripreso l’auto il giorno seguente. Un colloquio di un paio di minuti durante i quali pensò a quel suo gesto così poco carino di una settimana prima, quando aveva spiato Taddeo e Paola: un gesto sicuramente nato con i propositi poco nobili. Le avrebbe voluto dire qualcosa, scusarsi di quella attenzione puerile ma non era abituata a dissimulare, non sapeva cosa dire, non sapeva come l’avrebbe presa, cosa avrebbe pensato. Rientrò nell’abitacolo mentre quel turbine di pensieri le attraversava la mente. Paola la guardò e con una semplicità disarmante le disse “Io non vedo l’ora di essere a casa per mettermi in libertà. Ma siamo ancora in macchina, e ne ho già due palle! Ti piace la neve? Io l’adoro. Mi piace quando scende, l’uniformità che crea, mi piace il silenzio che crea”
“Non lo so, non l’ho notata più di tanto ho passato tutto il giorno a parlare di malattie, di terapie e di turni di ferie. Ma voi all’economato siete tutti ragionieri?”
“Già”
“Quindi niente turni, o robe del genere vero?”
“Già, comunque se ti vuoi distrarre nel sedile posteriore c’è quella rivista con la gang bang. Sai neanche io l’avevo mai letta una rivista così monotematica ma l’idea che una sola donna stia con tanti maschietti è qualcosa che mi intriga”
Karin avvampò dalla vergogna, e con un groppo alla gola replicò a fatica, “Scusa, non volevo. Cioè non era mia intenzione essere così indiscreta e men che meno pettegola. Mi sono bloccata in preda ad un’ondata di stupore travolgente. Sudavo freddo, ero sbigottita, scandalizzata e non per la rivista in sé stessa, anzi, ma piuttosto la vostra sfrontatezza nello sventolare ai quattro venti una cosa proibita. Sono stata una scema, scusami ancora”
Paola liquidò l’argomento con un cenno lieve della mano mentre guidava con prudenza sulle strade ancora innevate “Accettate, dai prendila tu che ci arrivi”
Karin deglutì a disagio ed aggiunse “Lo dicevo anche al professore, accidenti, a Taddeo, tuo marito, che sono curiosa ma temo sempre d’essere troppo invadente, sconveniente, e capisco che, ancora su certe cose, sono un po’ una frana. Allora non chiedo e piuttosto che buttarmi nella mischia mi tengo in disparte e muoio fondamentalmente di invidia”
“Invidiosa di che? Hai un corpo da favola”
Karin avvampò violentemente “Sono solo carina”
“Dai Karin, mi diventi rossa come uno stop! Rilassati”
La giovane s’incupì per una frazione di secondo, un velo di tristezza le attraversò lo sguardo e poi rispose in un tono dolcissimo “Debbo recuperare, sento che ho lasciato indietro qualcosa, che adesso voglio. Sai finché ho studiato vivevo sempre in quell’aria di tensione che mi teneva inchiodata giorno e notte, ma adesso che lavoro mi sto rilassando, e più ritrovo la pace e più mi vengono certe urgenze”
Paola fermò la macchina al semaforo e guardandola negli occhi le disse seria “Chiedimi tutto quello che ti senti”
Karin si mosse con gesti scomposti nel sedile stretta nella cintura di sicurezza “Non so da che parte cominciare, mi pare d’essere una matricola del primo anno”
Paola sorrise per la metafora scolastica “Ma qualche corso di recupero l’hai fatto con Taddeo, non sei proprio al buio”
Sorrise dolcemente “Ho un sacco di idee, voglie, pensieri confusi che vogliono essere messi in fila, razionalizzati e voglio che sia tu a farlo”
Paola la guardò seria “Bene, mi sento orgogliosa dell’aiuto che mi chiedi, cercheremo di fare il possibile, però prima voglio metterti in guardia su una cosa: non buttarti in questa impresa cercando la trasgressione. Il sesso non è una droga o un allucinogeno che si piglia per staccare dalla vita di tutti i giorni: perché il sesso è realtà, è la vita. Si scopa perché è bello, vitale ed, io personalmente senza il sesso morirei” Paola avrebbe voluto proteggerla, avrebbe voluto accarezzarla e lenire quella sofferenza che la conversazione le stava procurando. Non ricordava d’aver provato delle sensazioni così intense da quando vent’anni prima parlava dei suoi primi guai romantici con Luisella, Clelia. Si ridestò dai suoi pensieri perché Karin la stava guardando: era uno sguardo indifeso e al tempo stesso forte, Paola una volta di più capì cosa volesse dire perdersi negli occhi di qualcuno. Karin per esorcizzare quel silenzio opprimente disse “Siamo arrivate, copriamoci bene che ci aspetta il dottor Zivago”
***
Anna, scrollandosi di dosso la neve, puntuale suonò il campanello di casa Boschi alle diciotto e trenta, trovando alla porta la padrona di casa sorridente, ben pettinata e completamente nuda; una leggera collana di perle bianche le ingentiliva il seno dai capezzoli turgidi per la temperatura esterna, solo un paio di sandali di pelle chiara avviluppavano una porzione, seppur minima, di quel corpo orgogliosamente nudo.
“Ciao sono venuta per il risico”, la salutò sgranando gli occhi sorpresa per la nudità di Luisella.
“Ciao entra! , allora tuo marito è andato alla solita partita di tennis?”
“Sei cosi per me? Sono lusingata ma non stai morendo di freddo?”
“Si, e se chiudi la porta è meglio visto che fuori c’è sempre qualche occhietto lungo”
“Io avrei freddo anche in casa”
“Non né essere così sicura, se scaldi e umidifichi come si deve non ti rivesti più, e qui a casa mia la temperatura è ottima per mettersi in libertà.” spiegò prendendo il cappotto di Anna “Ma dimmi alla sei riuscita a liberarti?”
Anna, dal viso rosso porpora e leggermente confusa, fu condotta da Luisella in salotto, “Si lui ha detto che andava a giocare a tennis, ma io so che va dalla sua amante; Roberto guardava la tele e Samanta doveva studiare. Io non ci credo, ma spero che anche lei combini qualcosa, magari da sola perché è ora che si lanci in alcune cose”
Luisella glissò sulle vicende della figlia della collega, e maliziosa le chiese, “Ma com’è quest’amante, è bella? Magari piace anche a te. Hai visto mai che puoi riuscire a riconciliarti con tuo marito scopandoti anche tu l’amante, perché sono convinta che anche per lui è solo una questione di sesso”
“Non ci avevo pensato. In effetti anche se fosse brutta, piuttosto che mandare tutto a puttane… Ma stiamo facendo i conti senza l’oste e se non le piace?”
“Non né sarei così sicura, non la pensavi anche tu così fino alla settimana scorsa?”
Anna smise di parlare, emozionandosi sempre di più, quando vide Ettore nudo seduto sul divano “Buona sera dottore, mi scusi se vengo a disturbare”
“Ma cosa dici? Nessun disturbo, vieni accomodati e non darmi del lei, sei fra amici no? E poi Luisella mi ha raccontato dell’altro giorno a Roma e penso che ormai sia d’obbligo una maggiore famigliarità”
Le parole di Ettore la misero ancora di più in agitazione e Luisella la stuzzicò ulteriormente “Allora, direi che innanzi tutto, prima di fare alcunché, tu debba spogliarti nuda e poi deciderti come cominciare la serata”
Anna si tormentò le mani nervosamente agitandosi sul divano dove nel frattempo s’era accomodata, lisciando una piega inesistente dei pantaloni e tenendo il viso basso e sempre più paonazzo, “Scusatemi ma mi sento tutta confusa e a disagio, è meglio che me ne vada”
“Ma nemmeno per sogno Anna, su non essere vergognosa, mettiti tranquilla e vedrai che il disagio ti passa subito, ricordati che sei fra amici e che Ettore è stato felice quando ha saputo che abbiamo fatto amicizia, ora ti faccio un buon caffè che ti aiuterà a tirarti su. Quando ritorno voglio trovarti nuda”, disse Luisella andandosene in cucina e lasciandoli soli. Ettore si accostò ad Anna che continuava a tenere gli occhi bassi, “Su non fare così, Luisella mi ha raccontato tutto dei tuoi rapporti con tuo marito e delle tue necessità, però tu non devi rovinarti l’esistenza per un uomo che non ti merita e che oltre tutto deve essere anche stupido per rinunciare ad una donna come te, devi trovare il coraggio di cercare altrove quello che ti viene negato in casa”
Mentre cercava di stimolarla le sfilò le scarpe, le sbottonò i pantaloni abbassando lentamente la zip, “Guardami, non avere timore, ascolta ora ti abbasso i pantaloni e le mutandine perché muoio dalla voglia di averti nuda fra le mie braccia”
Anna vergognosa, non osava guardarlo in viso, allora Ettore le prese il mento e lo forzò verso l’alto “Hai capito voglio vedere la tua patatina che Luisella ti ha depilato, e poi potrai scegliere tu cosa fare per primo, ma io se posso consigliarti ti farei mettere sopra Luisella a sessantanove ed io di penetrerò da dietro”
Lo guardò, ma gli occhi non erano fermi, lo fissò solo per brevi istanti vagando da un punto all’altro del suo viso, non riuscendo a esprimersi compiutamente. Ettore le poggiò le mani sul bacino e dopo averle allargato il lembi slacciati dei pantaloni le accarezzo il ventre facendosi più vicino; le dita frugarono alle ricerca dell’elastico delle mutandine, e quando lo trovarono il respiro di Anna si fece affannoso e, tenendo gli occhi chiusi, lo lasciò fare alzando il bacino. Ettore non perse tempo e presi insieme mutandine e pantaloni li abbassò fino a sfilarli completamente dalle gambe, “Ecco, vedi come sei bella” Davanti al sesso depilato accostò le labbra alla vulva trovandola già dischiusa e disponibile “Finalmente ti ho visto la patata, le gambe, il pancino nudi, per quello che sono: la parte più bella di una donna” Iniziò così a baciarla dolcemente penetrandola ricercandone l’umidità. Le mucose risposero prontamente inumidendosi e con rapidi guizzi la vagina iniziò a pulsare ed Ettore con il viso immerso tra le gambe iniziò a toccarle sino a quando Anna non emise un gemito così forte aggrappandosi all’uomo quasi stesse per precipitare, “Sei più calma ora? Lasciati andare senza crearti problemi, vedrai che sarà più facile di quello che immagini. Guardati come sei bella nuda e con le gambe leggermente aperte, la vagina si apre leggermente e pare respirare. E’ soffice, liscia ed emozionata”
Le tolse, quindi, la camicetta in guisa di blusa e il reggiseno lasciando Anna finalmente nuda, e presa la sua mano la guidò verso il suo pene già turgido. Anna lo strinse subito iniziando a sospirare di piacere spalancando le gambe per invitare nuovamente Ettore verso di lei, “Adesso completiamo l’opera. Le tette sono importantissime, si devono poter gonfiare e con esse i capezzoli; le devi toccare tu e le devono toccare gli altri, amici, amiche, non ha importanza lasciati toccare”
Mentre le parlava dolcemente le carezzava le gambe, salendo sulle cosce sode e carnose che si dischiudevano per agevolare il percorso verso il sesso profumato e luccicante di umori.
“Ti piacerebbe ora scopare con me e Luisella? Cosa né dici se io adesso ti scopo fino all’orgasmo mio e tuo tenendo dentro l’uccello fin quando non spruzzerà?”, le disse facendo scorrere il dito medio lungo il perimetro della vulva. Anna aveva sentito di nuovo quella voglia imperiosa di vivere che aveva provato davanti alla donna poliziotto e nella camera d’albergo con Luisella, e completamente abbandonata gli sussurrò con voce roca, “Dottore faccia di me quello che vuole, mi insegni cosa vuol dire veramente scopare, mantenga le promesse che mi ha fatto Luisella, voglio provare a sentirmi donna veramente, voglio godere con voi perché sono stanca di masturbarmi da sola come una ragazzina, voglio che lei mi chiavi insieme alla sua compagna”
“Bene, vedo che avete cominciato senza di me, ma ora beviamo il caffè prima che si raffreddi”, disse Luisella di ritorno con il vassoio delle tazzine che poggiò sul basso tavolino di vetro davanti al divano.
Pedone in D5
Il vento aveva portato in poco tempo un manto di nubi spesso e scuro. Nevicava fortissimo, ma non faceva freddo, scesero dall’auto dirigendosi verso casa di Paola. Il giardino condominiale era bianco e lo sfolgorio della neve contrastava con le pareti scure del complesso signorile dei palazzi. L’ascensore le depositò direttamente nell’appartamento di Paola che apparentemente prendeva tutto il piano “Hai una casa molto bella, ma quanti metri quadri sono?”
Paola alzando il termostato della temperatura “Venticinque gradi ci basteranno, se hai freddo dimmelo pure,” Poi aprendo un ampia porta che divideva il reparto notte dal resto della casa rispose alla precedente domanda “Dovrebbero essere seicento metri quadri. Vieni ti faccio vedere la camera da letto”
Karin socchiuse gli occhi e prese a seguirla per il corridoio: subito si stupì nel guardare con interesse le curve dei glutei di Paola che salivano e scendevano armoniosi sotto tailleur grigio. Appena furono nella stanza da letto, Karin rimase senza parole: il talamo di Taddeo e Paola era a dir poco sfarzoso, e lei non ricordava d’aver visto negli ultimi tempi una camera simile alla loro. Letto ampio, mobilio pregiato e coordinati finemente ricamati andavano di pari passo con l’eleganza degli orecchini d’oro sotto i capelli tagliati corti della padrona di casa.
Le solite, inutili, calde banalità dette per avvicinare il momento definitivo del loro incontro precedettero il momento clou, che arrivò per Karin quasi inaspettato. Perché nonostante, le raccomandazioni fatte e ricevute, nonostante le voglie, nonostante i timori, nonostante la pressante nostalgia di tutto e di tutti, nonostante le infatuazioni, nonostante tutto da un appuntamento simile Karin né era inesorabilmente attratta.
Paola aveva aperto l’armadio abitabile, che era stato ricavato da una stanza attigua e abbastanza grande da contenere una media camera da letto, Karin, né era sicura, la propria sarebbe potuta stare comodamente in quella sorta di armadio gigante.
“Come stai a uomini?”, domandò alla silenziosa Karin dopo aver aperto una delle innumerevoli ante della stanza armadio.
“Adesso sono sola, l’ultimo ragazzo con cui stavo mi ha lasciata dicendomi che ero troppo impegnata con il lavoro! Me lo disse dopo sei anni che stavamo insieme. Mi sono sentita così sola, così ferita, usata. Per lui era stato solo sesso. Perché sono stata così stupida?”
Paola si era voltata tenendosi alle spalle l’armadio aperto, s’era tolta gli orecchini e ancheggiando leggermente le si era avvicinata “Beh, hai passato il primo esame. Anch’io odiavo a sedici quanti mi dicevano che a quell’età era sciocco soffrire troppo per amore. Non sapevo, non l’avevo capito, non me lo avevano detto che inizialmente ci si sceglie solo per l’attrazione fisica. Solo dopo aver consolidato l’amicizia sessuale, ci si può eventualmente chiedere se c’è dell’altro. Ma solo dopo! Ti puoi innamorare di un grande amico, e non del primo sconosciuto che passa, ma il grande amico può essere solo colui con cui già scopi da tempo. Certo è sempre un duro colpo sentirsi messi da parte ma questo fa parte del gioco crudele dell’amore, e il sesso non centra niente”
Parlava in piedi davanti a lei tenendosi le mani in grembo, quasi fosse un annunciatrice televisiva o un insegnante sulla pedana dell’aula: Karin l’ascoltava in silenzio “Taddeo per me è stato il primo amore e per ora l’unico, della mia vita, ma assolutamente non è stato l’unico uomo. Ho scopato tanto negli ultimi anni del liceo e durante tutti i cinque anni dell’università: Taddeo mi faceva conoscere i suoi amici ed io gli presentava le mie amiche”
“Si ma io non ho più sedici anni, certe cose avrei dovuto superarle da tempo, in un modo o nell’altro avrei dovuto capirle da sola”
Paola allargò leggermente le braccia, poggiando poi entrambe le mani sui bottoni della giacca a doppio petto del tailleur. Lentamente aveva sganciato ogni bottone fino a far divaricare i due lembi della giacca. “Stronzate, gli anni ti fanno solo invecchiare, solo le esperienze ti maturano. Tra poco ti sentirai più forte, più donna, pronta per iniziare la tua nuova avventura che sarà certamente più ricca, e non lo farò certo io con te”
Karin rimase colpita dalla perentorietà di Paola, ma più delle parole poté il reggiseno di pizzo nero spuntato sotto la giacca portata a pelle, senza neanche indossare un top. La pelle aveva i toni, morbidi e bianchi che le ricordavano i fiocchi di neve, e paradossalmente quel corpo di donna che si spogliava davanti a lei le inviava inesplorate e calde emozioni.
“Ma allora come mai tutte si accontentano di un marito per tutta la vita?”
“Brava hai detto bene, si accontentano. Comunque è da che mondo e mondo che esistono quelli che vengono definiti gli amori clandestini, gli amanti insomma. Adesso voglio raccontarti la mia storia che ha cambiato la mia vita e le mie convinzioni in materia di sesso e sentimenti”
Paola fece una piccola pausa e passati i pollici nella cintura della gonna recuperò la zip che iniziò progressivamente ad aprire. Con movimenti lenti e precisi i lembi della gonna si divaricarono mostrando un paio mutandine di pizzo nero in coordinato con il reggi seno. Karin notò subito i lacci di cotone nero cingevano il bacino di Paola poggiati alle ossa pelviche che assicuravano a loro volta il triangolo di stoffa nera ormai completamente visibile.
“Durante l’ultimo anno del liceo, quindi quasi vent’anni fa avevo cominciato, quasi per gioco, a corteggiare una mia amica che, manco a dirlo, ci stava e ricambiava. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano se lei non fosse stata sicura che un nostro amico ci voleva scopare a tutte due insieme ed io non fossi innamorata di lui, ma, era solo un gioco!”
Paola si piegò in avanti, sfilando la gonna e poggiando i palmi sulle ginocchia prima di riprendere la posizione eretta. Karin inspiegabilmente fu colpita dalla stoffa degli slip incuneata in quella piega di carne che separava quei due lobi di piacere. Sospirò tornando a spiare di sottecchi Paola, completamente a suo agio, che aveva indosso solo la biancheria intima e giacca del tailleur. A Karin era ormai chiaro che Paola voleva eccitarla, come altrettanto capiva d’esserlo oltre ogni previsione.
“E quando il gioco si fece un po’ più serio, cioè quando avevo bisogno tanto di Luisella, quanto di Taddeo, ci disorientammo a tal punto da star lontani per tutte le vacanze estive. Ci ritrovammo solo dopo l’estate con la consapevolezza che non potevamo più combattere quello che c’era dentro di noi”
“Cioè?”
“Ci siamo ritrovati ad essere nudi tutti e tre senza volerlo e abbiamo scoperto emozioni e voglie che neanche pensavamo esistessero. Eravamo e siamo tuttora attratti come calamite, quando scopiamo raggiungiamo traguardi che allora neanche ci sognavamo, e con Luisella ci potevo fare sesso anche, con una media di due ore al giorno”
La giacca del tailleur fu riposta nell’armadio, e Karin tentò di riordinare i pensieri sempre tenendo gli occhi puntati sul corpo semi nudo di Paola che intanto aveva gettato indietro la testa, scuotendo i capelli, indugiando con una mano sui i seni prima di scendere verso i fianchi. Stava guardando una donna, come avrebbe guardato un uomo, con la stessa intensità, con la medesima voglia di scoprirla nuda, stranamente quella associazione di idee non la disturbava “Siete ancora amiche?”
“Con Luisella?”
“Si con lei, perché mi sono persa qualcosa?”
“No, forse sono io che non ti ho ancora detto di Clelia. Comunque si, siamo tuttora amiche e quel mese passato da soli fu un inferno. Ogni giorno che passava soffrivamo sempre di più a stare lontani e rischiavamo di coltivare una gelosia morbosa. Io volevo l’amicizia di Luisella e l’amore di Taddeo, lui voleva amare me e scopare Luisella. Una sera dal mare le telefono proponendole di scappare e di incontrarci tutti e tre da qualche parte ma lei non se la sentì, soprattutto perché temeva in una ritorsione dei suoi. E così quei giorni passarono, tra mille sofferenze, mille mugugni motivati unicamente dalla rabbia di essere lontani”
Karin rimase immobile abbagliata dalla profonda sincerità del racconto, un oasi di passione, che da lontano la identificava come una chiazza luminescente che versava su di lei fiotti di luce calda. I palmi delle mani tornarono a sfiorare le ossa del bacino, e come d’incanto con una velocità imperiosa, ma ferma, i pollici afferrarono il bordo delle mutandine che in un lampo svanirono lungo le gambe. Si piegò di nuovo in avanti, appoggiando i palmi sulle ginocchia e poi sulle cosce che innalzavano una vulva polposa e completamente glabra.
Paola era rimasta con il solo reggiseno e collant autoreggenti, una leggera collana d’oro bianco al collo e il piccolo orologio da polso, per il resto era completamente nuda. Karin aprì la bocca e poi la richiuse. Era veramente colpita da quella donna nuda davanti a lei per niente affetta da inutili attacchi di vergogna e perfettamente a suo agio in quella guisa. Le guardò il sesso golosa come mai le era capitato, e lì, ferma ad un passo da lei che ne sentì il profumo.
“Io con loro due ho conosciuto il vero significato dell’amore e del sesso, mi sono scoperta amante degli uomini e amica intima delle donne e non esiste altra gioia che possa farmi pentire di questo, ma ora ti chiedo, potremo mai accontentarci del solo ménage di coppia?”
La domanda fu accompagnata dal gesto rapido di Paola che prima slacciò il reggiseno, portando le braccia dietro la schiena, e poi incrociando le mani agganciò le spalline con le dita facendo sparire quell’ormai inutile orpello. Karin con un sussurro le disse nel modo più dolce che le fosse mai capitato “Credo proprio di no”
Paola arricciolando una dopo l’altra le calze autoreggenti rimase di colpo completamente nuda, e prendendo con molta dolcezza i fianchi di Karin le disse “Allora penso che sia venuto, anche per te, il momento di toglierti le mutandine”
La giovane sussultò al tocco caldo e soffice della mani di Paola, percepiva il profumo di femmina che Paola emanava, e sentiva suo malgrado l’eccitazione montargli in corpo riscaldandogli i capezzoli e inumidendogli la vagina dandole, la non falsa sensazione, di liquefarsi bagnando le sue mutandine. E fu quello il primo indumento a cadere. Paola le si era inginocchiata davanti mettendole le mani sotto la gonna, e da quella posizione aveva abbassato contemporaneamente collant e mutandine. Karin era lusingata e imbarazzata allo stesso tempo. Si sentiva a disagio per la quantità enorme di stoffa che copriva il suo corpo, che Paola era costretta a toglierle, ed era orgogliosa che l’amica si prendesse cura di lei: non sapendo cosa dire, chiese “Ma dimmi cosa è successo, poi dopo le vacanze?”
Paola dopo aver sfilato i collant da ogni gamba aveva recuperato le mutandine dal cavallo macchiato di umori. E dopo averle annusate le portò sotto le narici di Karin, e rispose “Allora, io allora ero un po’ come te, distratta e non mi ero accorta che Clelia a Salisburgo s’era fatta scopare contemporaneamente dal suo ragazzo e da Taddeo”
Karin sconvolta dal profumo della sua vulva, chiese credendo di non aver capito “Salisburgo?”
Paola poggiò con somma cura le mutandine sul comò, quasi fossero una reliquia e tornata da lei incominciò a sfilarle lentamente la camicia stretta nella gonna “Si, avevamo fatto la gita scolastica di fine liceo a Salisburgo, in Austria, e l’ultima notte l’abbiamo passata a far baldoria. Avevamo bevuto un po’ tutti e nel caos ognuno ha fatto quello che più piaceva”
“Insomma, un gran casino”
Le dita sollevarono la camicia, la canottiera facendosi strada lungo la schiena di Karin che l’ascoltava affascinata “Già, ma c’era chi faceva solo chiasso e chi invece approfittava per fare altro. Io e Luisella c’eravamo accontentate di poco, perché ci siamo solo toccate, mentre Clelia come ti dicevo s’era fatta scopare a turno da Taddeo e Lucio, credo si chiamasse”
“E nessuno vi ha visti?”
“No, persino io non ho saputo nulla fino al giorno degli orali”
“Come, non sapevi di loro tre?”
Uno dopo l’altro i ganci del reggiseno furono aperti e le coppe si ritrassero sospinte dei seni. Paola che aveva cinto il busto di Karin per sganciarle l’indumento percepì distintamente l’elastico sobbalzare del seno attraverso la camicetta, e le mani, sempre tenute a contatto del corpo, passarono a massaggiarle i seni. Karin sobbalzò, ma non disse niente e Paola con estrema dolcezza la massaggiò evitando per il momento di toccarle i capezzoli già irritati dalla stoffa della camicetta. Prese a massaggiarla con regolarità rispondendo alla sua precedente domanda “No, io ero, e lo sono tuttora, legata moltissimo a Luisella, e lei ad Clelia. Loro due si erano raccontate tutto ma Clelia le aveva chiesto di non dire nulla in giro di quello che era successo. Quindi dai primi di maggio, cioè dai tempi della gita, alla fine degli esami, c’era stato solo tempo per studiare”
A Karin piaceva enormemente quel massaggio; stare tra le braccia di Paola la faceva sentire bene accetta, protetta. Spronata da quelle sensazioni chiese, “Durante quel periodo non hai più incontrato Luisella?”
“Si, se per incontrato intendi se ci ho fatto del sesso. Ti spiego, i miei allora avevano una casa al lago e siccome era un anno afoso siamo andate a ripassare la, rinchiudendoci per quindici giorni,”
“Tu e Luisella sole?”
Lentamente Paola aveva preso a sbottonarle la camicetta, e bottone dopo bottone aggiungeva un particolare ulteriore al suo racconto “Già, sole e nude, no, scherzi a parte abbiamo studiato, nude ma abbiamo studiato. Arrivano gli esami ed io sono stata sorteggiata come ultima rispetto a Luisella, Taddeo ed Clelia. Loro hanno fatto l’esame il giorno prima e nella mia ultima notte di ripasso, loro, hanno festeggiato scopando tutti e quattro come ricci”
“Senza di te”
“Già senza di me,”
“Come te l’hanno detto?”
La camicetta cadde a terra lasciando Karin con la canottiera di raso, dalle spalline già lungo le spalle, che aveva preso a scendere verso il basso scoprendo sempre di più i seni. Paola ancora una volta riprese a massaggiarle il seno riprendendo a raccontare “Me lo ha detto Luisella due giorni dopo al telefono quando io stavo partendo per il mare con i miei. Non è stato un colloquio che ricordo con piacere perché allora ero ancora troppo bacchettona”
“All’anima della bacchettona, l’avevi fatto con un’altra ragazza, non è una cosa tanto comune”
“Già forse non è molto comune dichiarare una vera amicizia femminile, ma che altrettanto vero che è una dolcissima e naturale propensione alla masturbazione reciproca. Ma allora non avevo ancora intuito che il sesso era qualcosa di ancora più pregante, avvolgente, necessario, Insomma stavo vivendo un periodo di transizione e autodeterminazione sessuale”
“Capisco che non l’hai presa bene, allora?”
“Subito no, e Luisella c’è stata molto male tanto che aveva giurato a sé stessa che non avrebbe più affrontato questioni simili solo a parole”
La mano di Paola s’era posata sul ginocchio di Karin; ottimo punto di partenza per le dita che presero a risalire lentamente lungo la coscia. Karin scoprì di adorare quel contatto e dopo un lungo, lento ed interminabile percorso di risalita, avvertì tutto d’un colpo il caldo tepore dei polpastrelli sulla pelle delicata dell’inguine. La mano di Paola si posò, per quanto poteva, aperta sulla calda e morbida carne del pube. Karin, sentì il respiro accelerare, quindi tentò di allagare le gambe per agevolarla, ma Paola lesta le aveva già sganciato la gonna che cadde a terra ormai indesiderata. Quasi inconsapevolmente le uscì un sussurro dalle labbra “Cioè?”
Karin era ormai completamente nuda e poteva vedersi allo specchio a parete a fianco di Paola che dopo aver spostato i vestiti da terra la tirò verso sé. Karin provò un’incredibile sensazione di piacere nel ritrovarsi abbracciata a Paola che le teneva le mani sul suo seno caldo, morbido e sulle natiche che palpeggiò a lungo. Le carezzò nuovamente i seni in un crescendo di passione arrivando a succhiarle delicatamente, mordendoli di tanto in tanto, i capezzoli. Inaspettatamente le infilò un dito nella vagina; poi risalì verso il clitoride, facendo sussultare Karin. La masturbò fino a strapparle i primi singulti di piacere, poi quando vide che non si reggeva in piedi smise rispondendole “Nel senso che al telefono ha cercato di spiegarmi, raccontarmi, rendermi partecipe delle emozioni dell’orgia; sensazioni che io potevo solo immaginare, raffigurarmi senza alcun riferimento, mi mancavano le basi per apprezzare l’esperienza di Luisella Io subito non capii”
Karin dopo lo stordimento iniziale, stava con tutti i sensi in vigile attesa “Lei, allora c’è rimasta male?”
“Si molto, e qualche tempo fa quando si è messa con il suo attuale compagno ha fatto la gaffe opposta”
“Perché?”
“Perché con me, appena tutti fummo ritornati dalle ferie riposati e riconciliati ci siamo ritrovati a casa di Luisella e a carte scoperte ci siamo messi a scopare. Ma allora io sapevo già tutto, dovevo solo ambientarmi; e piano, piano mi sono integrata. Invece con Ettore”
“L’uomo di Luisella?”
“Si, con lui abbiamo preso un granchio. Luisella lo ama alla follia, sono colleghi e dopo i primi due giorni di scopate furiose si è scoperta ad amarlo pazzamente. Nasceva quindi il problema di far coincidere l’amore con il nostro stile di vita sessuale, perché vabbé essere innamorate, ma coglione no!”
Si trasferirono su di una poltrona e Karin, con la schiena comodamente poggiata, nella posizione più adatta per essere masturbata, era completamente assorbita dal suo piacere ed assolutamente incosciente di quanto accadeva intorno. Aspettava solo che le mani di Paola terminassero il lavoro iniziato per arrivare all’orgasmo. Paola godeva nel sentire le reazioni del corpo di Karin al movimento delle sue mani. Con la mano sinistra le toccava i seni, le labbra carnose, il monte di venere senza mai arrestare, neppure per un attimo, l’azione della mano destra. Lo stordimento comunque con lo scorrere dei secondi passò e allora chiese “Se Ettore non l’accettava completamente era disposta a mollarlo? Si perché stanno ancora insieme vero?”
“Si, per fortuna stanno ancora insieme. Ma facciamo un passo indietro: lei non sapeva come dirglielo. Era ancora turbata dall’esperienza avuta con me!”
“Ma erano passati più di vent’anni, da allora non aveva avuto altri uomini?”
“Si, né ha avuti due, ma entrambi erano amici di Taddeo che ancora frequentiamo, e quindi non c’era stato bisogno di spiegare nulla. Ettore era invece il primo uomo della compagnia da indottrinare”
“Che brutta parola”
“E’ brutta ma rende l’idea, ci sono ancora tanti bacchettoni in giro che non né hai idea”
“Come me?”
“No, tu sei solo un po’ troppo monotematica. L’hai chiusa nelle mutande per tutti gli anni di studio, però vedo che ti stai svegliando, Comunque memore della brutta esperienza con me, non gli ha detto niente e l’ha invitato ad un orgia a sorpresa, con anche noi tre! Peccato che Ettore era già un estimatore dell’orgia, ci ha subito messi in riga tutti”
“In che senso?”
“Bhe, ci sono dei comportamenti, dei modi di riguardo anche negli incontri orgiastici; tipo la completa nudità, la depilazione inguinale e il clistere per le donne”
“La depilazione l’ho notata, ma il clistere?”
“Beh, lo vorrai prendere nel culo, no?”
“Scusa, ma non ho mai avuto il…”
“Piacere?”
“No, volevo dire il modo, dai si, anche il piacere. Comunque avevo sempre liquidato l’argomento con sufficienza, non ci ho mai creduto che si potesse provare piacere nel fartelo mettere li!”
“E allora i maschi omosessuali?”
“Appunto, ho sempre pensato che fosse il loro unico modo per fare l’amore”
“Dottoressa, dottoressa, eppure con il tuo mestiere dovresti essere più smaliziata. Ma non ti è mai capitato di vedere al pronto soccorso gente incastrata, lampadine nel culo, melanzane, zucchine, banane? Taddeo me né racconta tante!”
“Si, né ho sentite e viste, però a parte il caso clinico, debbo essere sincera, non ho mai preso una posizione personale, l’unica mia riflessione, come ti ho detto prima, mi aveva fatto credere che fosse l’unico piacere per i gay”
“Guarda, non mi sento di commentare chi usa lampadine e ortaggi perché francamente esistono metodi sicuramente migliori per godere, ma la scopata anale è un’altra cosa. Noi donne saremmo sempre defraudate, anche in campo sessuale. La gente non può fare a meno di pensare alla sodomia senza collegarla, direttamente senza indugi, ai culattoni. E la seconda è che se una donna fa sesso con un’altra è per forza di cose lesbica! Capisci che prenderlo in culo e leccare la passera è prima di tutto una prerogativa di noi donne eterosessuali?!”
“Non tutti la pensano cosi!”
“No, non tutti fanno distinzione tra dati di fatto ed opinioni!”
“Si, ma ora non te la pigliare con me, perché sono dalla tua parte”
“Scusa, è che mi fanno incazzare tutte quelle signorotte tutte messa in piega e trucco che a quarant’anni non sanno ancora la differenza tra una fellatio e un cunlingus”
“Io non ho provato nessuna delle due, però per quanto riguarda la seconda, adesso né ho la possibilità,”
***
Ettore finito di bere il caffè prese Anna per la vita baciandola sulla bocca, strapazzandole i corti capelli biondi, e appoggiando nel contempo il pene eretto sul ventre “Luisella non è vero che la nostra collega Leccetti, in questa veste è molto migliorata. Non è più quella stronzetta acidina che fa girare i coglioni un po’ a tutti?”
Luisella rise di cuore, “Dai Ettore, è nostra ospite. Non mi sembra carino essere così espliciti. Però è vero, Anna, che in ufficio te la tiri un po’”
“Dai ragazzi, vorrei vedere voi al posto mio a fare una cosa che non ho mai fatto così. Come stiamo facendo adesso”, replicò Anna sempre più avvinghiata ad Ettore.
“Si dai Leccetti, ma è anche vero quello che si dice in ufficio, che sei una figa di legno, e che sei un po’ stronzina”, le rispose Luisella, e dopo aver tolto di mezzo le stoviglie s’era inginocchiata tra Ettore e Anna cercando di leccare i loro sessi, con particolare riguardo per la collega, e portatasi alle sue spalle le baciò le natiche che subito allargò con le mani per poter arrivare con la lingua a leccarle l’ano.
“Mi arrendo, avete ragione voi, ma adesso godiamo”
“Ti hanno già scopato il sedere, chi è stato? Tuo marito?”, gridò Luisella stupita quando si accorse che Anna aveva le increspature nell’ano tipiche di chi praticava la penetrazione anale.
“Si, quando ancora mi voleva bene, preferiva mettermelo di dietro, un’abitudine presa da quando eravamo fidanzati per non mettermi incinta, ma anche a me piace scopare con il culo, sentire l’uccello nel culo, mi piace da morire, ora ti prego Ettore prendimi, infilamelo!”
“Si Anna ma nel culo dopo”, disse Luisella rivolta alla collega. Ettore, intanto, non s’era fatto ripetere l’invito avvicinando il pene turgido alla vagina; Anna cercò di aiutarlo, impugnando saldamente il pene con una mano forzandolo tra le piccole labbra. La posizione eretta non risultò congeniale ad Anna che non riuscendo a farsi penetrare, sempre tenendo il pene ben stretto tra le mani, indietreggiò fino al divano dove si sedette.
“Amore prepara il clistere per la Leccetti”, disse rivolto a Luisella e senza perdere altro tempo penetrò con un colpo solo Anna.
“Finalmente un uomo dentro di me, non avevo il coraggio di dirlo, ma da quando Luisella me ne ha parlato desideravo da morire che tu mi scopassi, finalmente, scopami con forza, non aver paura di farmi male”, Anna urlava quando raggiungeva l’apice del piacere e si contorceva sotto il ritmare di Ettore, che percepiva a sua volta i muscoli della vagina che contraendosi gli stringevano il pene in un abbraccio solido; li sentiva stringere ed allentarsi in un massaggio continuo che lo portano in breve all’orgasmo.
“Luisella vieni vicino, ti voglio! Lo sa dottore che mi piace la passera di Luisella? Ci siamo leccate e spruzzate in bocca, non si fermi continui a spingere, più veloce, più in fondo, voglio essere la sua donna, anzi la donna di tutti, la voglio dare a tanti uomini, come Luisella, promettetemi che mi farete conoscere molta altra gente”, Anna ansimò in uno spasimo finale, ed Ettore spingendo il pene il più in fondo possibile spruzzò dentro di lei. Anna, appena avvertì lo sperma zampillarle in fondo alla vagina, si contorse in un altro orgasmo per poi abbandonarsi quieta, chiedendo, “Dottore voglio che mi chiavi anche nel culo, mi piace tanto”
“Va bene ma prima Luisella ti fa il clistere, non vorrai mica ch’io faccia un frontale con uno stronzo?”, rispose Ettore facendo posto a Luisella che s’avventò quasi con furia fra le cosce di Anna, applicando le labbra alla vulva e cominciando a leccare e succhiare lo sperma che stava gocciolando fuori. Raggiunse, risucchiandolo fra le labbra, il clitoride di Anna, che non fu più in grado di comprendere quello che Ettore le aveva detto “Dottore, non capisco”
Anna, così impegnata a ricevere le dita infilate nella vagina per recuperare l’ultimo sperma rimasto, smise di pensare al clistere dedicandosi completamente alle attenzioni di Luisella e in poco tempo fremette squassata dai fremiti incontrollati dell’orgasmo.
“Devi liberarti il retto perché migliori le condizioni della penetrazione e ti toglie dall’imbarazzo di trovare il tuo partner con il pene imbrattato di merda. Francamente ci sono quelli che si fanno i clisteri per eccitarsi, ma non condividiamo affatto e ci fanno anche schifo”, disse Ettore facendo cambiare di posto le due donne e invitando Luisella a sdraiarsi supina sul divano.
“Se per quello ci sono anche quelli che si pisciano addosso, o fanno altre stronzate del genere che noi non ci siamo mai sognati di fare. Dopo andremo in bagno e senza tante storie ti farai il clistere. Io me lo sono già fatto prima che tu arrivassi”, raccontava Luisella mentre palpeggiava le cosce, e il sedere pieno e sodo di Anna che le teneva sul viso le gambe spalancate. Ascoltava e intrufolava la lingua nella vagina di Luisella che a sua volta si apriva con le mani le natiche per farsi leccare meglio, “In effetti l’uomo rimane con il coso sporco, dopo che te l’hanno messo di dietro, però io ho sempre goduto, ho sempre raggiunto l’orgasmo senza toccarmi il clito”
Ettore nel frattempo continuava ad accarezzare i seni di Luisella, ch’erano ancora estremamente turgidi nonostante i ripetuti orgasmi; con delicatezza estrema le strapazzava i capezzoli, leccandoli e tirandoli con le labbra, tanto da farli diventare grossi. Anna da parte sua continuava a leccare avidamente il sesso di Luisella; le baciava l’interno delle cosce, le apriva le grandi labbra con le dita lappandole le mucose interne; quindi passava a schiudere le natiche, appoggiando le labbra sull’ano baciandolo e penetrandolo come una seconda bocca.
“E’ ora del clistere, dai ragazze andate in bagno che poi Anna mi avrà nel culo”, decretò Ettore assalito da una vampata di eccitazione
Una scacchiera e qualche mossa… ardita
A quel punto Paola si sedette a gambe aperte sul letto e con un sorriso la chiamò “Dai dottoressa vieni, è il momento di provare cosa significa avere l’amica del cuore”
Karin si avvicinò, inginocchiandosi davanti a lei, mentre prendeva a masturbarsi lentamente tenendo una mano in mezzo alle gambe. Paola si tenne le ginocchia ben divaricate offrendo la vagina rosea e depilata a Karin che gemette più volte accentuando il ritmo della mano. Quindi si gettò tra le sue gambe affondando il viso nel pube, aspirando profondamente quel nuovo e meraviglioso profumo.
Le mani di Paola si posarono sulla testa di Karin spingendola fortemente a sé, mentre lei incominciava a leccarla, Paola gemette sommessamente, divaricando le cosce per facilitargli il compito. Karin impazzita leccava furiosamente, la sua lingua, si insinuava in lei usando la lingua come un piccolo pene, poi risaliva a tormentare il clitoride eccitato, e lei gemeva ad ogni colpo, sempre più forte. Paola si eccitava e si bagnava sempre più e Karin impazziva per quel suo eccitarsi e per i dolci umori che lei emetteva copiosamente riempendogli la bocca ed il viso con il suo profumo.
Karin la leccò avidamente, la succhiò ed infine si insinuò dentro la sua fessura, spingendo la lingua quanto più poteva nel profondo. Poi le stimolò il clitoride, impregnando il suo viso degli umori sprigionati dalla vagina completamente aperta. Presa dalla bramosia, Paola offrì i suoi seni al tatto di Karin che la carezzò regalandosi un piacere tutto particolare con lo strizzarle i capezzoli. Come ultimo atto finale, si dedicò all’eccitazione del clitoride con tutte le dita della mano destra.
“Sai cosa stai facendo? Se continui così mi provochi un collasso!”, le disse Paola, mani dietro la testa, guardandola divertita. Karin rise contenta e compiaciuta, felice d’aver superato uno scoglio che prima sapeva insuperabile, e con estrema simpatia le rispose “Non ti preoccupare sono un medico!”
“Ti posso radere?”
“Eh?”
“Posso depilarti l’amichetta? Come la mia, così è più bella da baciare. E poi ti ho già detto che abbiamo preso a raderci tutte, non vorrai mica sfigurare?”
“Si, si, come vuoi, ma i peli non mi ricresceranno durissimi?”
Paola le rispose con padronanza indicandole il modo migliore per ottenere una rasatura “Non lo so, a me ricrescono sempre uguali. I tuoi poi sono pochi e morbidissimi, non credo che avrai problemi. Allora lo facciamo adesso?”
Karin annuì e poco dopo la vide ritornare dal bagno con un catino, un asciugamano e tutto l’occorrente per raderla, “Rilassati! Io mi depilo da una vita e non mi sono mai tagliata”
Poi sorridendo fece una smorfia, “No, non è vero, ma farlo ad un’altra è molto più facile”
Paola iniziò a pettinare con un pettine i peli, li distese e li separò. Poi con le forbicine da bagno iniziò a tagliare proteggendole la pelle col pettine. Dopo la prima passata la sciacquò, la cosparse di schiuma ed iniziò a massaggiarla. La schiuma dava a Karin delle sensazioni stranissime soprattutto in prossimità delle grandi labbra; Paola era stata attenta a non insaponarle le mucose. La rase con cura. Ora che era completamente glabra provava una sensazione piacevole! Era appena irritata sopra la vulva, Paola vi soffiò sopra facendo sublimare la sensazione di freschezza. Poi posò il catino, le sfilò da sotto il sedere l’asciugamano, andò a riporre tutto in bagno. Al ritorno si distese accanto a Karin.
“Era davvero la prima volta che ti masturbavi insieme ad una ragazza?”, disse accendendosi una sigaretta.
“Si. Mi sono sempre masturbata poco anche da sola, e con le amiche, neanche da giovane, mi sono mai fatta un ditalino”
“Io mi considero una donna completa tutte le volte che vado con un amica. E a te è piaciuto?”
“Si, da impazzire, non avevo mai provato nulla di simile…” le rispose con trasporto “fare sesso insieme ad una donna è diverso, non so”
“Una donna sa come funziona un’altra donna”
“Non è solo una cosa tecnica, cioè il fatto di rendersi molto più conto di cosa si sta facendo e che effetti produce, è più una sensazione”
“Complicità?”
“Si, qualcosa del genere. E’ bello, bellissimo. E’ la quinta essenza dell’amicizia femminile”
“Qualche volta in mensa ti avevo notata. Da tempo sapevo ch’eri nel gruppo di Taddeo, e lo sai che hai le tette più belle che abbia mai accarezzato. Vedrai quando lo dirò alle mie amiche”, disse Paola cambiando discorso. Karin sembrava un po’ imbarazzata e tutto d’un fiato la scongiurò, “Non farmi fare brutte figure”
“Dai, dai che sei la più giovane del gruppo”, disse Paola scherzando e muovendosi con fare civettuolo.
“Adesso sei tu che mi metti a disagio”, ribatté ridendo
***
“Allora venerdì hai il compleanno di tua figlia? Ma poi come hai detto che si chiama?”, chiese Luisella facendo strada ad Anna verso il bagno che era situato al piano superiore.
“Samanta, si chiama Samanta e la sua festa la facciamo venerdì, ma lei compie diciotto domani. Adesso è a casa da sola e secondo me, o è con il suo ragazzo o si sta toccando,”
“Me lo hai detto prima quando sei arrivata e sono felice per lei, e spero che stia scopando”, commentò Luisella preparando la sacca graduata appesa al trespolo vicino ad una poltrona che Anna soltanto ora né capì l’utilità.
“Basta che non rimane incinta, perché altrimenti suo padre chi lo sente,”
“Ma scusa la pillola la prende?”, chiese Luisella facendola sedere a gambe larghe sulla poltrona.
“Si”
“E allora di cosa hai paura?”, disse puntandole la cannula sull’ano facendola penetrare lentamente, quindi aprì il rubinetto.
“Di tutto e di niente. Solo che io sono sua madre e mi preoccupo. Mi preoccupo perché aspetta che io esca per masturbarsi e temo che prenda tutto come un gioco fatto di trasgressione piuttosto che come piacere puro”, Anna parlava mentre l’acqua scendeva gorgogliando, e lei respirava sempre più rapidamente mentre il ventre le si gonfiava a vista d’occhio.
“Perché non le permetti di farlo anche quando ci siete voi, almeno quando ci sei solo tu. Falle capire che toccarsi è giusto e sacrosanto e che può e lo deve fare quando vuole?”, domandò Luisella sfilandole la canna, convinta che a quel punto la collega non avrebbe potuto resistere a lungo senza scaricarsi. Anna non seppe cosa rispondere, aprì un paio di volte la bocca per dire qualcosa ma poi la richiuse subito. “Non lo so, non lo so”
“Ti lascio, liberati pure con comodo. Sul bidè troverai tutto l’occorrente”, le disse fermandosi un attimo sull’arco della porta. Poi ricordandosi di colpo di una cosa rientrò aprendo la porta “Quando ti laverai, insapona bene un dito e fallo entrare nel sedere un paio di volte pulendoti bene la rosellina”
Dopo un quarto d’ora Anna era scesa in salotto e distesa in volto si era piegata mostrando ad Ettore e Luisella l’ano pulito e roseo, “Luisella, dottore ho fatto un buon lavoro?”
“Mi sembra proprio di si. Sei stupenda in quella posizione, perché si vedono le chiappette aperte, la rosellina, la patata luccicante, si, si è un richiamo irresistibile”, travolto da quello slancio virile il suo pene riprese consistenza, e portatosi alle spalle di Anna cominciò a baciarle il sedere morbido. Scese quindi senza indugi con la lingua nell’interno del solco delle natiche e una volta raggiunto l’ano lo bagnò di saliva, infilandoci dentro un dito per lubrificarne l’interno. Aggiunse ancora saliva e questa volta vi infilò due dita, che entrarono senza difficoltà, senza dubbio Anna era già stata penetrata molte volte.
“Senza dubbio Anna hai una bellissima rosellina, e si vede che scopavi regolarmente di culo, sai ci puoi andare fiera”, commentò Luisella lusingandola con delle carezze al seno. Anna iniziò a gemere masturbata analmente da Ettore, sospirando incitò il compagno di Luisella a prenderla senza indugi, “Dottore cosa aspetta è una vita che non scopo più così, dai che mi fai sentire giovane, bella e desiderata. Mi piace farmi inculare ed ora ne ho una voglia pazza prendimi!”
Anna appena sentì il calore del glande appoggiarsi e fondersi nell’ano; allora strillò di gioia, “Cazzo, è proprio vero che quando hai imparato una volta ad andare in bicicletta, non tè lo scordi più finché campi”
Ettore appena affondato dentro di lei prese a muoversi dentro e fuori muovendo pene che sembra dover scoppiare da un momento all’altro tanto era tonico, “Leccetti, sei una a cui piace parlare quando scopa?”
“Dottore mi sta regalando una scopata epocale, forse perché, saranno almeno tre anni che non godevo così, nel sedere, e mi raccomando mi spruzzi dentro”, ad ogni colpo Anna rispondeva spingendo le natiche contro quelle di Ettore, accentuando i suoi colpi che erano già abbastanza vigorosi. Luisella non parlava e seduta in poltrona, per gustarsi meglio la penetrazione, iniziò a godersi l’orgasmo di Anna che si preannunciava di un’intensità inusitata che non aveva mai visto. La donna era in preda al delirio dei sensi e s’agitava come un’ossessa urlando frasi senza senso muovendosi così convulsamente che Ettore faticava a mantenere il pene infilato nel retto.
“Leccetti, tieni il mio ritmo, seguimi altrimenti sborro fuori”, le disse Ettore afferrandole le natiche, e con pochi e rapidi colpi raggiunse il piacere spruzzandole lo sperma nell’intestino. Lentamente si ripresero. Si sedettero sul divano con le gambe ancora intrecciate le une alle altre, i corpi sudati e i sessi umidi di umori, ed Anna con ancora gli occhi chiusi ed il respiro pesante, “Luisella ti sporchiamo tutto il divano, mi sento le chiappe bagnatissime,”
“Lascia ho messo la coperta copri divano, la tengo sempre altrimenti sarei apposto. Io in casa scopo un po’ dappertutto senza contare che la sera quando guardo la tv, da sola o con Ettore, sono comunque nuda, e la topina è comunque sempre un po’ viva”, Luisella era quella meno stanca di Anna ed Ettore ma non scontenta. Anzi era felice d’aver conosciuto meglio la collega. Tornò a guardarla meglio con in testa le parole del suo primo commento: la voce era ancora un po’ roca e gli occhi socchiusi che la guardavano come se la stesse vedendo solo allora.
“Leccetti, allora ti è proprio piaciuto?”, le domandò quasi ingenuamente Ettore. Come un fulmine improvviso dal fondo delle pupille si accese una scintilla, “Sapete che non ne ho ancora abbastanza? Mi è piaciuto farmi scopare dal dottore, ma ora mi piacerebbe che ci fossero qui altri uomini per farmi montare da loro, mi piace troppo far l’amore e prima o poi sarei impazzita senza il vostro intervento”
“Hai avuto molti uomini?”, le chiese Luisella accarezzandole dolcemente un seno.
“Da ragazza ne ho avuti diversi, perché ho cominciato a scopare che ero abbastanza giovane, ma da sposata ho avuto solo mio marito e basta. Ma adesso ragazzi vado a casa perché domani mattina alle otto e mezza debbo timbrare”
“Dai, è ancora presto, rimani ancora un po’”, le chiese Luisella mentre continuava a carezzarle il seno, imitata da Ettore che le carezzava l’interno delle cosce, facendo scorrere le dita dalle ginocchia in su fino alla vulva ancora dischiusa ed umida.
“Ragazzi voi non timbrate, io invece che non sono quadro domani mattina debbo obliterare”
Poi rivolta ad Ettore alludendo esplicitamente a Luisella “Dottore, con la signora, poi sarò sempre riconoscente ma se arrivo in ritardo non avrà nessuna pietà, visto che è la mia capa”
“Ragazze sapete cosa vi dico? Visto che io sono comunque il più altro in grado, oltre ad essere lo stallone che vi monta, chiudo la serata e sciolgo la seduta”
Scoppiarono tutti a ridere e Anna si preparò ad uscire “Sapete che vi dico, mi scoccia vestirmi per uscire”
“E già, gli uccelli sono come le ciliegie uno tira l’altro”, scherzò Luisella.

FINE

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