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Selezione del personale

Selezione del personale

Mentre camminava verso la porta dell’ufficio, con il portamento altero e la testa bionda spavalda contro l’aria, Amanda sapeva di avercela fatta. Dopo due anni di gavetta nell’anonimo centralino di una multinazionale molto grande, troppo grande per poterle permettere di mettersi in evidenza, sentiva dentro di sè che stavolta la grande occasione era arrivata, e che non se la sarebbe fatta sfuggire.
Quando la segretaria dell’Ingegnere le aveva telefonato, con queste parole dette tra le risate sue e delle colleghe:
“Ecco la nostra nuova collega! Allora quando vieni a trovarci? Il tuo nome è ormai molto famoso qua… ” come se tutto fosse già stato deciso, ed Amanda avesse già ottenuto questo importante posto di lavoro, in una azienda piccola ma grintosa, in grado dunque di permettere ad una come lei, volenterosa, caparbia e ambiziosissima, di cominciare una fulminea carriera, aveva sentito che era arrivato il suo momento.
Stavolta tutto era andato per il verso giusto, mancava solo l’ultimo e rituale colloquio con l’ingegnere, per poter poi sputare in faccia al suo passato di centralinista e incamminarsi su di un lavoro vero e gratificante come responsabile acquisti. Davanti alla porta, la segretaria con cui aveva parlato al telefono la guardava con una strana luce negli occhi.
Amanda sapeva di non poter passare inosservata. Anche se già arrivata oltre i trenta, sapeva che per eccitare qualcuno bastava che il suo seno venisse spinto con eleganza verso l’interlocutore, in modo che colpisse chiunque per le sue dimensioni e la forma obliqua delle mammelle, coronate da due capezzoli quasi sempre pronti a richiedere attenzioni, ben eretti come due sassolini. Là intorno non lo sapeva ancora nessuno, ma l’areola intorno ad essi era quasi grande come metà seno, e scura, e Amanda sapeva che nessun poteva resistere a lungo all’impulso di toccarli e succhiarli come un bambino. C’era poi il resto, il culo sodo e alto, le gambe slanciate, il viso dai tratti scolpiti, un po’ duri, ma perfettamente adatti al suo carattere volitivo e determinato, che incorniciava due occhi azzurrissimi e penetranti. Che fosse tutto questo ben di dio a mettere in moto l’attenzione della segretaria?
Amanda non era di solito attratta dalle donne. Però questa bruna dai tratti fortemente mediterranei, slanciata e dai lunghi capelli corvini lisci, con l’incarnato naturalmente scuro, come una permanente abbronzatura, non la lasciava del tutto indifferente. La segreteria aveva un fisico ben diverso da Amanda, con tette più piccole, spalle e portamento più minuti. Il culo, che Amanda notò quando si girò per aprire un cassetto, era invece un’opera di scultura, ben tornito a tendere la tela dei pantaloni e a mostrare completamente la biancheria, che Amanda immaginava chissà perchè color champagne. Il naso era aquilino, e svettava da un viso acuto, con zigomi alti ed occhi piccoli che, essendo a mandorla, incastonavano a loro volta due pupille verde-mare, penetranti dietro gli occhiali tradizionali da segretaria. Il suo vestito era professionalissimo quanto attraente, con una camicetta sapientemente sbottonata per mostrare il perfetto decolletè bruno cosparso di delicatissime lentiggini e piccoli nei chiari.
“Eccola, sei arrivata finalmente! ” le disse la segretaria “Io sono Mary, l’ingegnere mi ha parlato di te e mi ha detto di illustrarti un po’ il lavoro. ”
Amanda rimase stupita:
“Pensavo che ancora ci dovesse essere il colloquio e…. ”
“Non preoccuparti, sarà solo una formalità!
L’ingegnere non ha dubbi sulla tua conformità alle specifiche per il posto, vai sicura! ”
Amanda non volle mostrare quanto questo le facesse piacere, e le desse una grande eccitazione e senso di potenza: ce l’aveva fatta, il posto era SUO!
Per quanto volesse dissimulare la sua sensazione, non potè evitare di spalancare gli occhi nell’espressione di felicità e di dare avvio ad un processo di eccitazione delle zone erogene, che la portò a emettere i suoi capezzoloni contro il tessuto del tailleur. La segretaria notò tutto questo nello spazio tra gli occhiali e le ciglia nerissime.
“L’ingegnere non è ancora arrivato, comunque per adesso puoi accomodarti nel suo studio, mi ha chiesto esplicitamente di farti compagnia e darti qualche indicazione utile… ”
Amanda non stava più nella pelle, ora che aveva il lavoro sentiva tutta sè stessa rimescolarsi e una sensazione indescrivibile… Seguì Mary nell’ufficio, che era molto tradizionale, con sedie rivestite di pelle marrone e poltrone di cuoio. Uno specchio tra due scaffali colmi di libri era l’unica fonte di luce oltre alla finestra coperta dalla tenda tirata.
“L’ingegnere è un uomo buono ed intelligente, ti piacerà molto, ha solo un piccolo problema agli occhi che non gli permette di stare in piena luce, cosicchè anche il suo studio è sempre un po’ in penombra, come vedi… ”
Mary si sistemò su una delle poltrone, la gonna del tailleur si ritiro un po’ sulle gambe, Amanda notò il pizzo della sottoveste rosa, e le gambe brune che ne uscivano, avvolte da una calza trasparente che ne esaltava la fermezza. Amanda apprezzava molto quel corpo sodo, si vedeva che la segretaria era più giovane di lei, era sicura che quel seno sarebbe stato meno cadente del proprio, e si trovò con stupore a immaginare quelle due mammelle svettanti sotto la camicetta, magari anch’essi bruni e coperti da qualche piccolo neo che, si disse meravigliandosi, avrebbe voluto baciare… Si ricompose e cercò di nascondere un po’ di rossore.
Seguirono circa venti minuti di chiacchiere sul lavoro, che Amanda seguì senza troppo entusiasmo -ormai l’obiettivo era raggiunto, non c’era più bisogno di mostrare un falso interesse- ma che le servirono per rompere il ghiaccio con quella segretaria così attraente, che ricambiava i suoi sguardi dalle ginocchia in su soffermandosi di tanto in tanto sul petto che lei gonfiava ad arte, sicura che il decolletè a sua volta potesse mostrare lo
spacco tra i seni, che sapeva profondo e in questo momento imperlato di un sudore profumato di successo.
Il ghiaccio era stato rotto così bene che stanche di parlare di lavoro, e visto che l’ingegnere non si vedeva in giro, le due donne cominciarono a parlare di argomenti più personali.
Amanda raccontò della sua esperienza di lavoro nel centralino, delle umiliazioni subite, della necessità di fare un lavoro per cui non necessitava nessuna qualificazione, eppure snervante e stupido, che la aveva fatta disperare più volte. Mary le raccontò invece di come, anche lei dopo alcune esperienze negative, avesse trovato la sua perfetta posizione dentro questa azienda, che prometteva grandi vantaggi e già adesso permetteva sovente guadagni extra, come gratifiche, buoni spesa, e così via. “E poi c’è l’ambiente di lavoro, che è molto stimolante, c’è un
sacco di bella gente in giro per questi uffici, e meno male che la campagna acquisti sta continuando nel modo giusto… ”
“Cosa vuoi dire? ”
“Beh, non hai ancora notato che il tuo scollo mi piace molto? ”
Eccome se Amanda l’aveva notato, ma certo non si aspettava una dichiarazione di intenti così improvvisa e se vogliamo brutale. Ma ormai che c’era stata… Accettò con piacere la mano di Mary sulla sua coscia, e le sue dita che dall’interno della gamba risalivano verso la fica ormai completamente infradiciata dalla situazione di tensione. Mentre le piccole dita di Mary spostavano l’elastico delle mutandine da un lato e cominciavano il delicato massaggio della clitoride, l’altra mano si proponeva verso le tettone di Amanda, e si infilava rapida tra il reggiseno e quei capezzoloni enormi, che aspettavano solo quello… Strinse il seno con tutta la mano, poi lo lasciò per sbottonare la camicetta sotto cui il petto si gonfiava in preda agli spasmi dell’eccitazione… Anche Amanda era eccitatissima e si dava da fare, lanciando le sue mani contro i bottoncini di Mary che si aprirono rivelando biancheria color champagne. Mentre la sua camicia volava in aria, Mary infilava le dita dentro il reggiseno, e ne cavava quelle due mammelle enormi, che andarono a ricadere fuori dalle coppe, lunghi, con i capezzoli duri che già cominciavano a guardare in basso…. Ma non fecero in tempo, perchè Mary era già pronta per morderli e succhiarli, lasciando però il reggiseno agganciato per farli sostenere un po’.
Intanto Amanda pensava a sganciare il reggiseno della segretaria e afferrava da sopra quei due piccoli seni che si proiettarono verso il basso quando Mary si piegò in avanti, impegnata a farsi allattare: Amanda le regalava ora l’uno ora l’altro seno, stringendo il capezzolo tra medio e indice della mano libera.
I mugolii di Mary salivano verso il soffitto, dove un microfono nascosto li catturava e li riproduceva nella stanza adiacente, un buchetto dove l’ingegnere si gustava quella lesbicata da dietro uno specchio segreto. Povero ingegnere, ormai senza più gioventù, amava fare selezioni del personale in quel modo, controllando se le nuove assunte erano ben porche e ci sapevano fare con fighe, tetti, e cazzi. Infatti, per
aumentare la sua eccitazione, l’ingegnere schiacciò un bottone proprio sotto lo specchio segreto, e in pochi minuti apparve nella stanza Rino, un ragazzo di vent’anni che lavorava al bar di fronte come facchino e lavapiatti. Aveva ancora addosso il vestito da lavoro, ma non lo tenne addosso per molto, vedendo che Amanda allattava Mary mentre questa le faceva un ditalino dentro le mutande. L’ingegnere lo chiamava piuttosto spesso, aveva scopato parecchio negli ultimi tempi, ma due fighe come queste non le aveva viste da parecchio, e soprattutto così arrapate da non degnarle che di uno sguardo fuggente. Per i suoi gusti, Amanda con quei tettoni penduli era proprio l’ideale, chissà se lei avrebbe condiviso la passione di Rino per il Culo…
Mary lo guardò distratta, Amanda ormai non capiva più niente, si accorse solo che la gonna veniva sollevata e le mutande abbassate. Amanda avvertiva che i suoi capezzoli erano stimolati con la stessa passione della sua fica, si sentiva portare via da un orgasmo dietro l’altro, avrebbe voluto ringraziare Mary con una leccata di passera, e invece si ritrovò teneramente spinta in avanti, e quando il suo culo fu esposto, sentì due dita che lo aprivano, erano quelle di Mary, le riconosceva, ma il cazzo che ci entrò doveva essere di un uomo…
Lo prese tutto dentro, non era la prima volta ma era sempre piacevole essere inculata… da ventisette centimetri.
Il maiale dell’ingegnere cercava di farsi una sega, ma nonostante tutta quella scena, il suo cazzetto moscio non riusciva ad andare molto più in là di un tenero pisello barzotto.
Frattanto Rino spingeva sempre di più col suo cazzo, e poichè Amanda aveva ricevuto il suo orgasmo grazie al dolce ditalino di Mary, per farsi ricambiare la segretaria si era seduta a gambe larghe sulla scrivania e adesso si faceva leccare la passera da Amanda, soddisfacendo sia i propri desideri che quelli dell’altra donna. Amanda sentiva quel sapore dolce di fica, si sfregava i peli sulla lingua e le labbra, e intanto succhiava per quanto poteva la clitoride non appena riusciva a rintracciarla sulla punta di quella fica nera. Mary godeva vedendo il bel corpo nudo di Rino teso nell’atto, e Rino moriva inculando una bionda che leccava avida una mora con due belle tette sballonzolanti in virtù dei brividi dell’orgasmo.
Amanda aveva afferrato le coscie di Mary e cercava di tenerla ferma mentre le regalava orgasmi indimenticabili, quella affermazione di potere stimolava Rino che pompava con sempre più foga, ormai sul margine della sborrata.
“Mi avete riempito… di sborra … i coglioni, puttane! … Dove la… volete, … adesso…. dove… volete che…. vi… schizzi? ! ” Rino riuscì a dire queste parole con grave difficoltà, con grida strozzate dall’eccitazione.
“Buttamela addosso, porca merda, sbrodolami tutta! ” gridò Mary inarcando la schiena e toccandosi il seno e il ventre, come ad offrirlo al cazzo di Rino. Amanda avrebbe voluto dire la sua, ma ormai il liquido di Mary la aveva quasi soffocata, e si limitò ad aspettare che qualcosa di quello che si preannunciava come un fiume la colpisse da qualche parte del suo corpo o del vestito. Rino urlò ancora:
“Eccolo puttane, eccolo tutto…. questo sborro…. ” e con questo sfilò il cazzo dal culo di Amanda e lo appoggiò tra lo spacco delle chiappe, afferrando il bacino della bionda e spingendo verso l’alto. E, con gran delizia dell’ingegnere, il fiume di sborra arrivò, una piena di sperma che eruttò dal cazzo smerdato e volò per molti centimetri oltre la testa di Amanda, e si spiaccicò sulla pancia esposta di Mary, in grosse goccie che suonarono su quella pelle tesa, e poi l’eruzione continuò, con gittate sempre più brevi, lanciando fili di sborra e grandi chiazze tra i capelli biondi di Amanda, sulle sue spalle, fino ad esaurirsi con qualche schizzetto proprio sulle chiappe. Ora che tutti avevano goduto, restava solo l’ingegnere, che ancora era piuttosto lontano, avendo bisogno di qualcos’altro…
Rino e Mary sapevano già come comportarsi. Mary aiutò Amanda a rialzarsi sostenendola per le ascelle, poi la fece distendere sul tappeto e si andò ad accucciare proprio sul suo seno, su cui emise una scrosciante e paglierina pisciata, che rimbalzò con zampilli e goccie dai capezzoloni al petto al viso sorridente e felice di Amanda, mentre Rino allargava le gambe e tenendosi il cazzo ormai moscio andava a pisciare anche lui sul bel viso della bionda, imbrattandola tutta.
“Bevi, bevi”dicevano i due, svuotandosi la vescica, mentre finalmente l’ingegnere, sicuro di aver trovato una neo-assunta DOC, scaricava fuori un paio di goccie di sperma scuro.
Amanda, tra tutto quel piscio, capiva che la selezione era andata a buon fine!!! FINE

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