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Serata tra amici

Quella sera avevo invitato a casa mia Franco appena reduce dalla maratona di New York.
C’erano anche altri quattro amici e Manuela, la ragazza con cui stavo da alcuni mesi. Ci eravamo conosciuti ad una festa sulla spiaggia, vicino a Sperlonga: Manuela mi era sembrata subito bellissima, con un corpo da favola e due occhi meravigliosi ed intensi, tanto che per alcuni giorni non avevo più pensato ad altro se non a lei e, quando mi richiamò per il primo appuntamento, mi era sembrato di toccare il cielo.

Manuela era andata a sedersi vicino a Franco, che cominciò a raccontare di quanta gente avesse partecipato alla maratona e di come fosse stato difficile posizionarsi tra i primi duecento.
Ogni tanto, il suo racconto era interrotto da Manuela, che si divertiva a mettere in dubbio le sue affermazioni.
“Ma che campione del cazzo sei” continuò a provocarlo, accompagnando le parole con un sorriso malizioso e canzonatorio “secondo me non sei mica riuscito a finire la corsa e scommetto che dopo, eri così stanco che non ti si è più drizzato per almeno un mese”.
Scoppiammo tutti a ridere, mentre Franco si incazzava di brutto:
“Antonio, falla star zitta o, giuro, le metto le mani addosso” mi sibilò infuriato.
“No, sul serio, dimmi: ti si è drizzato ancora dopo quella volta o no? ! ? ” insistette la mia ragazza, sempre più canzonatoria.
“Cazzo, Antonio, vuoi tapparle la bocca? ” sbottò di nuovo Franco.
“Dai, Franco, dalle una bella lezione” sparò Stefano, lanciandomi un’occhiata maliziosa.
Sapevo bene cos’aveva in mente quello stronzo: Manuela piaceva anche a lui, me l’aveva confessato quella sera, sulla spiaggia, ma io ero arrivato prima: di sicuro voleva approfittare della situazione per mettermi in difficoltà.
“Lezione, lezione, lezione! ” fecero in coro i ragazzi.
“Ha solo da provarci! ” ribattè Manuela, sempre più strafottente.
Franco mi guardava: “Questa ragazza va rimessa in riga. Ho via libera? “.
Come al solito, non riuscii ad oppormi ad una situazione che poteva diventare imbarazzante e me ne uscii con un stronzata: “Per me, se riesci a domarla è solo un bene”.
Franco afferrò le mani di Manuela e i due cominciarono a lottare.
Si guardavano dritti negli occhi e non riuscivo a capire se lo sguardo che intercorreva tra di loro era solo di sfida o … se c’era dietro la voglia di qualcosa d’altro.
Manuela lanciava qualche urletto, ma si difendeva bene, finché Franco la sgambettò e la fece precipitare sul tappeto, dove cominciarono un corpo a corpo.
Lottavano avvinghiati l’uno all’altra: la mini di Manuela era scivolata su mettendo in mostra le belle gambe della mia ragazza: quando, durante il corpo a corpo, lei si girava, le si vedeva bene il culo mentre attraverso la tuta da ginnastica si scorgeva chiaramente il cazzo dritto di Franco, eccitato per il contatto con il corpo da maggiorata della mia ragazza.
I ragazzi stavano tutti intorno a godersi la scena ed incitando Franco: “Dai, falle la festa! ” urlava Stefano, anch’egli visibilmente eccitato.
Ero terribilmente in imbarazzo: Franco, con la scusa della lotta, toccava Manuela dappertutto e lei era lì mezza svestita con le gambe e il sedere offerti allo sguardo di tutti i miei amici grazie alle posizioni oscene che assumeva durante la lotta.
Franco infilò una gamba in mezzo alle cosce di Manuela: la gonna ormai era a livello ombelico; riuscì ad avvinghiarla e a farla stendere a pancia sotto montandole sopra a cavalcioni.
“Hurra! ” gridarono gli scalmanati.
“Mutandine, mutandine! ” gridò quella testa di cazzo di Stefano: “Fuori le mutandine! “.
Franco era arrapatissimo: si vedeva il suo cazzo dritto che tendeva i pantaloni.
“No, ehhh! Non ci provare!!! ” obiettò Manuela, poco convinta di riuscire a fermarlo.
Franco mollò qualche schiaffetto sulle natiche di Manuela che tentava di divincolarsi: “Antonio, aiuto”.
Franco mi guardò un attimo: io non reagii; le sue dita si infilarono sotto il bordo delle mutandine nere di Manuela, le afferrarono e … cazzo, gliele stava tirando giù.
Gliele sfilò piano, scoprendo lentamente l’incavo del culo della mia fidanzata, sempre incitato dai ragazzi che si godevano la scena.
Manuela lo insultava a morte, ma Franco continuò ad abbassarle le mutande ridendo come un matto: gliele sfilò fino alle ginocchia, poi intervenne Stefano che le prese in consegna e gliele sfilò dai piedi.
Manuela era stesa sul tappeto con le gambe ed il culo nudi: “Allora, ti arrendi femminuccia? ” la provocò Stefano rifilandole ancora qualche sculaccione.
“Mai, stronzi! ” rispose lei, secca.
“Bisogna domarla a fondo” rilanciò Stefano, sempre più arrapato.
“Per me, se Antonio non dice niente, ho già pronta una bella lezione” incalzò Franco guardandomi per vedere la mia reazione.
Il mio solito carattere timido: invece di far smettere subito quella pagliacciata, me ne uscii con la frase ancora più stronza ed insulsa della precedente: “Si, le ci vorrebbe proprio una bella lezione “.
Le mani di Franco si impossessarono del culo di Manuela: le palpava e stringeva le natiche infilando il dorso della mano in mezzo al solco meraviglioso della mia ragazza, quasi a saggiarne la consistenza, poi … Stefano-lo-stronzo portò del burro preso dal frigo, lo passò a Franco che lo spalmò sul buchino di Manuela e … non potevo crederci, fra le imprecazioni della mia fidanzata, le stava infilando un dito nel culo.
Anche gli altri si inginocchiarono intorno a Manuela che se ne stava lì, con il culo in bella mostra ed il dito di Franco che la stantuffava su e giù: “Allora, chi è il più forte? ” la sfidò di nuovo Franco.
“Pezzo di merda, levami il dito dal culo o giuro che ti taglio le palle” sibilò la mia ragazza.
“Forza ragazzi, senza pietà! ” si scatenò Stefano, passando il burro a tutti quanti “Dai, Antonio, vieni a goderti lo spettacolo, che le stiamo dando una bella lezione”.
Finsi di non sentire e mi allontanai verso la finestra.
A turno, ridendo come matti, si cosparsero le dita di burro e le infilarono nel sedere di Manuela, che continuava ad insultarli incazzatissima senza poter fare niente per fermarli.
Un paio dei ragazzi le infilarono le mani sotto il corpo per toccarle le tette, mentre Stefano le toglieva anche le scarpe.
“Antonio, cazzo, ma non vedi cosa mi stanno facendo? ” gridò Manuela disperata. Ormai il gioco malizioso che aveva iniziato con Franco le era sfuggito di mano.
Stefano e Luca le presero in mano i piedini nudi e cominciarono a farle il solletico: Manuela – che soffre moltissimo il solletico – rideva disperata, mentre Franco, sempre a cavalcioni della mia ragazza, tirò fuori l’uccello duro e cominciò a masturbarsi, troppo eccitato dalle porcate che stavano succedendo.
Il culo di Manuela era tutto spalmato di burro e continuamente preda delle mani dei miei amici: fosse stato per loro, avrebbero continuato a stringerlo e palparlo per ore, tanto era bello tondo e sodo.
La girarono sottosopra: Franco, sempre stando a cavalcioni del bacino di Manuela, le tirò su il maglioncino fin sopra le tette, poi glielo sfilò dalla testa insieme con il reggiseno.
Manuela tentava di scalciarlo ma Stefano le riafferrò i piedi ricominciando con il solletico, fiaccandole le forze.
Adesso toccava alle tette: con le mani ancora unte di burro, tutti e cinque cominciarono a palpare il seno della mia ragazza: li vedevo afferrare e stringere quelle due collinette di carne bianca e soda, mentre anche gli altri avevano tirato fuori i cazzi per masturbarsi: in effetti, se quella che avevano sotto le mani non fosse stata la mia ragazza, dovevo convenire che era proprio uno spettacolo eccitante.
Quegli stronzi non si controllavano più: Paolo le stava massaggiando il pube facendosi strada verso la clitoride, mentre gli altri si godevano la perfezione delle sue cosce senza trascurare le sue belle tettone sode.
Mi stavano masturbando la ragazza tutti e cinque e … oh cazzo, mi accorsi che anche Manuela si stava eccitando.
Ormai non la tenevano più stretta: era lei che abbracciava le gambe dei ragazzi accovacciati vicino al suo corpo, sul tappeto.
Vidi la mano di Manuela risalire lungo la coscia di Alessandro, arrivare in cima e … , Manuela gli afferrò le palle e cominciò a palpargliele. Quando furono diventate gonfie e dure, gli afferrò l’asta eretta del pene e cominciò a masturbarlo lentamente, tirandogli indietro la pelle fino a scoprire completamente la cappella rossa del mio amico.
Ormai era un’orgia: Manuela che a turno masturbava quegli scalmanati e loro che la palpavano in continuazione, eccitatissimi all’idea di poterla toccare, nuda bellissima e disponibile e per di più davanti ai miei occhi.
Mi avvicinai un po’, senza sapere cosa fare: dodici mani stavano passando e ripassando ogni centimetro quadrato della pelle della mia ragazza, facendosi strada nella sua figa.
Le dita dei miei amici entravano ed uscivano in continuazione dalla passerina di Manuela, si infilavano in mezzo alle sue cosce, sotto le chiappe e da lì nel buco del culo, mentre la mia fidanzata gridava di piacere, eccitatissima.
Passarono ancora alcuni minuti in quella bolgia, poi ad uno ad uno le schizzarono addosso un fiume di sborra; quello stronzo di Stefano, accortosi che la mia ragazza stava raggiungendo l’apice dell’orgasmo, riuscì anche a farselo prendere in bocca proprio pochi secondi prima di sborrare: mi guardava soddisfatto, mentre un rigagnolo bianco colava dalle labbra di Manuela. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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