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Solo per una notte

Il respiro di Silvia era ancora irregolare, interrotto da sporadici sospiri di piacere, nonostante il tempo trascorso dall’amplesso. Sola, stesa a gambe divaricate sul letto al centro della stanza, ascoltava le delicate sensazioni del rivolo di seme che colava lentamente dalle labbra della vagina mentre una cacofonia di sentimenti avversi si facevano strada dentro di lei.
– Come ho potuto farlo? – si domandava mentre la mente seguiva d’istinto la musica di sottofondo a bassissimo volume.
Non cercò la risposta, non n’ebbe il tempo. Appena il pensiero si spostò sugli avvenimenti di quella serata una fitta di piacere la costrinse a contrarre il ventre ancora una volta. Istintivamente portò la mano verso il pube e lasciò scivolare un dito tra le labbra della vagina. Percepì sulla pelle il suo stesso calore e l’umido vischioso del seme, allora si spinse verso il cuscino in modo da sollevare la schiena e spostare lo sguardo la dove teneva la mano. Osservò per prima cosa il proprio ventre, poi la delicata peluria del pube, allora sollevò lentamente il dito e rimase come ipnotizzata dal traslucido filamento che univa l’arto alla vagina. Ancora incredula portò la mano verso il volto ed appoggiò quel poco di seme sulle labbra per coglierne il sapore dopo averlo odorato.
– Da quanto tempo non sentivo il sapore di un seme diverso da quello di mio marito? – questa silente domanda la sconvolse meno di quanto potesse aspettarsi, anzi l’eccitò.
Le immagini di quella serata iniziarono a prendere possesso della sua mente. Risentì i propri gemiti e le parole d’incitamento, erano termini duri, diretti, decisi e forse volgari. Vocaboli che non si era mai nemmeno permessa di pensare erano usciti dalle sue labbra prossime a dischiudersi per lanciare l’estremo urlo di piacere.
Intanto la mano era tornata verso il pube come per trovare conferma, nel seme sempre più liquido, di quei ricordi che apparivano più vanescenti ora che il languore lasciava luogo alla spossatezza. Il contatto sul clitoride ancora arrossato le generò una fitta di piacere inatteso quanto intenso. Silvia voltò di lato il viso mentre chiudeva gli occhi concentrata sulle fitte provenienti dal ventre. Cercò di spostare il suo interesse, non voleva masturbarsi per cercare un piacere che non poteva replicare quello appena provato, e concentrò lo sguardo sul comodino stentando nel mettere a fuoco il fallo plastico abbandonato dopo il breve uso iniziale. Quando lo riconobbe non esitò ad afferrarlo per portarselo nel solco tra i seni, lo fece scorrere sulle mammelle indugiando sui capezzoli mentre la mano continuava a scivolare sul clitoride impastando il seme residuo con un nuovo apporto del suo liquido lubrificante. Silvia portò il fallo alle bocca e lo inumidì, più per il piacere di sentire nuovamente tra le labbra un oggetto tondo e solido. Senza indugiare lo portò quindi all’altezza della vagina, divaricò le labbra e se lo guidò dentro. Lo spinse con decisione sino in fondo nonostante le sue ragguardevoli dimensioni e stette immobile a lungo, senza muovere un muscolo, per gustarsi sino in fondo quella presenza. Lentamente prese a contrarre i muscoli bassi per assaporarlo meglio, soddisfatta lo estrasse sino a farlo uscire completamente poi se lo spinse nuovamente dentro mentre un rauco gemito di piacere usciva dalle sue labbra serrate.
– Non ti è bastato?
Sei insaziabile!
La voce ammirata di Paolo giunse da molto lontano, da un mondo ed un tempo diverso da quello in cui si trovava ora. Silvia si scompose, non aprì gli occhi e non perse la concentrazione; estrasse il fallo per poi spingerlo nuovamente nel proprio ventre, molto lentamente questa volta.
– Sei fantastica… continua, ti prego!
Lei non lo sentiva se non come un rumore di sottofondo che andava a sovrapporsi alla musica dolce. Spinse con forza ciò che restava dell’attrezzo in se ed arcuò il corpo sollevandolo dal letto a causa dell’intenso piacere, quindi crollò distesa tenendolo dentro per iniziare a muovere languidamente il bacino.
Paolo si avvicinò al letto e si sedette sul bordo, dolcemente scostò la mano di Silvia dal fallo e la sostituì con la propria.
– Stai godendo! – costatò con stupore sottovoce, più rivolto a se stesso che a lei – Il seme di Luca sta ancora colando dal tuo ventre… e sei già pronta a godere ancora!
Paolo si alzò per slacciare l’accappatoio con il quale si stava asciugando dopo la doccia, lo lasciò cadere in terra quindi s’inginocchiò davanti al bordo del letto. Allungò le mani sotto il corpo di Silvia e delicatamente la fece ruotare sino a porre il suo pube esattamente sul bordo, la guidò mentre sistemava le gambe intorno a lui poi tornò ad afferrare il fallo per muoverlo in lei. La portò sino al limite dell’orgasmo, la tenne a lungo su quella sottile linea che separa il piacere dal godimento osservando eccitato come il suo ventre si adattasse al membro sintetico. Estasiato estrasse l’oggetto da lei e lo sostituì con il proprio di vera carne. Silvia sussultò, riaprì gli occhi e fissò lo sguardo su quello di Paolo mentre lui entrava in lei, poi sussurrò qualcosa del tipo: “Avanti, riempimi anche tu” che, però, lui non comprese tanto era flebile la sua voce.
Silvia era troppo eccitata, come percepì il calore di Paolo nel proprio corpo raggiunse l’orgasmo ed i suoi spasmi incontrollati generarono immediatamente quello di lui. Sentì il suo seme espandersi nel ventre, unirsi a quello che ancora rimaneva dell’amico e questa consapevolezza prolungò il suo piacere.
Silvia era veramente distrutta ora, sentiva il bisogno impellente di una doccia ma non aveva la forza di raggiungere il bagno. Sentì solamente le mani di Paolo che la sollevavano per riporla dolcemente sul letto e le lenzuola che la coprivano mentre una voce la invitava a prendere sonno, ma pur con tutta la buona volontà e nonostante la stanchezza non riuscì a dormire.
Ora ricordava tutto nei dettagli, il recente orgasmo aveva colmato un desiderio rimasto insoddisfatto a causa della forte eccitazione e le aveva lasciato un dolce languore in cui era piacevole crogiolarsi nei ricordi.
Ritornò con la mente alle origini di quella fantastica notte.
La rituale cena con i vecchi compagni di liceo era giunta come una benedizione per lei, un modo d’uscire dal regolare e struggente quotidiano, dall’infinita e noiosa regolarità, senza apparente via d’uscita, della sua vita. Suo marito aveva un po’ storto il naso alla notizia che la cena non si sarebbe tenuta in città ma fuori, dove una compagna di scuola intendeva inaugurare in quel modo l’agriturismo appena aperto dopo anni di lavoro e sacrifici. Il luogo distava parecchi chilometri, non troppi ma sufficienti a sconsigliare il rientro a casa quella stessa notte. Silvia tentò di consolare il suo uomo assicurandolo che si sarebbe trovata bene a passare nuovamente una notte con Lorenza, la sua amica più cara, sarebbe stato come tornare ai tempi del liceo quando, loro due, dividevano sempre lo stesso tetto in occasione di viaggi, vacanze o anche solo per studiare insieme. Lui si disse preoccupato proprio da questo ritornare a tempi in cui la vita era più spensierata e priva di vincoli sentimentali. Lei fece finta di non capire, era forse la prima volta che suo marito manifestava così apertamente una forma di gelosia. Tutto sommato se ne sentì lusingata ma non al punto di rinunciare alla cena e ad una notte di libertà. In realtà, nella mente di Silvia non vi era alcuna malizia, nessuna distorsione del termine “libertà” se non quello più puro di voler rivivere almeno per una volta un periodo felice della sua vita.
Il primo pensiero malizioso la colse quando, in macchina con la sua amica, ricevette da lei la conferma della presenza di Paolo alla cena. Erano trascorsi molti anni da loro ultimo casule incontro, Paolo era stato protagonista della sua prima grande infatuazione ai tempi della scuola, un sentimento che non aveva trovato sfogo materiale per un’infinità di problemi, tutti apparentemente insormontabili allora. Non aveva più pensato a lui una volta terminato il liceo, solo quando le capitava d’incrociarlo sentiva qualcosa premere forte nello stomaco e un senso di vuoto nel ventre. Viveva lontano, in un’altra regione, quindi le occasioni d’incontro erano rare. Questa volta, però, sarebbe stata costretta a passare parecchie ore, ed una notte, nella stessa casa in cui si trovava lui.
– A cosa stai pensando? – domandò Lorenza senza staccare gli occhi dalla strada.
– Io… emm .. a nulla! – rispose Silvia colta di sorpresa. – Guardo il paesaggio! – tentò di mentire.
– Non me la conti giusta. Ti conosco, sai!
Nei tuoi occhietti c’è una luce maliziosa!
– Guarda davanti che è meglio. – disse Silvia un po’ seccata d’essere stata scoperta.
– Non ho bisogno di guardarti, basta sentire il tono della tua voce… Sbaglio o c’è qualcuno che speri di incontrare ma, allo stesso tempo, temi?
– E di cosa dovrei aver paura?
– Di te stessa. – fu la lapidaria risposta di Lorenza.
Inutile cercare di mentire all’amica che meglio di tutti la conosceva, Silvia decise di ritirarsi in un dignitoso silenzio mentre tentava di cacciare dalla mente le ossessive immagini che si erano formate. In un estremo tentativo di ritrovare una forma di razionalità si mise a valutare il suo abbigliamento e ai capi che aveva portato con se. La mente, però, non rispondeva e si limitò a visualizzare solamente l’intimo, troppo “decente”, che aveva scelto prima di partire.
Silvia era insoddisfatta e maledisse la sua timidezza che le aveva impedito di scegliere capi più sexy mentre si preparava in presenza di suo marito. Però una soluzione c’era.
– Fermati nel prossimo paese, ho bisogno di una merceria.
Lorenza non disse nulla, si limitò ad annuire. Aveva già compreso.
Meno di un ora dopo Silvia usciva felice da un negozio d’abbigliamento intimo con una discreta borsa tra le mani.
– Va meglio ora? – domandò Lorenza che aveva atteso paziente il ritorno dell’amica.
– Ora sì! Ma…
– Ma?
– Non vuol dire niente, mi son comprata qualcosa di molto sexy: biancheria, calze… solo perché volevo sentirmi meglio con me stessa.
Non volevo presentarmi alla cena vestita come una “vecchia”!
– Guarda che siamo conciate allo stesso modo! – disse Lorenza.
Silvia osservò l’amica, in effetti, era vestita come lei: camicetta, gonna sopra il ginocchio, scarpe alte ma non troppo…
– Così pare.. ma cosa hai sotto? – domandò Silvia
– String.
– E basta?
– Autoreggenti! – disse lei pizzicando il sottile velo che le ricopriva le gambe.
– Nient’altro? – domandò ancora l’amica
– Non mi pare… – tentennò Lorenza
– Allora vedi che ho ragione!
Lorenza annuì. Poi aggiunse:
– Io sono in caccia, tu no!
– Forse! – rispose Silvia
Per tutto il viaggio il discorso mantenne questo tono ambiguo, tra loro non erano necessarie frasi esplicite per comprendersi. Quando raggiunsero la meta credevano tutte e due di conoscere già l’evoluzione della serata, ma si sbagliavano in difetto.
L’incontro con Paolo generò come sempre una serie di sensazioni struggenti in Silvia, solo che ora non c’era più traccia di quel sentimento giovanile in esse, piuttosto c’era un chiaro principio d’eccitazione sessuale. Silvia non si sconvolse, in fondo se lo aspettava, solo non sapeva come fare per lenire il doloroso senso di vuoto, la voglia che percepiva nascere sempre più forte in sé. Non aveva alcun’intenzione di spingersi tra le braccia di quell’uomo che era, oramai, solo più il simbolo del suo vecchio amore, ma non riusciva ad allontanarsi da lui e dalla sua voce.
Durante l’aperitivo si tenne in disparte, fece di tutto per non farsi notare da lui, temeva i suoi occhi, le mani e la sua voce. Aveva indosso, è vero, la biancheria acquistata in quel negozio e sentiva le autoreggenti premere sulle cosce così come le natiche lasciate scoperte dal sottile filo del perizoma. Aveva cercato queste sensazioni per ricavare da esse una forma di sicurezza sul proprio aspetto fisico e sulla femminilità che voleva ancora essere in grado d’evidenziare in se. Voleva sentirsi desiderabile quanto lo era stata anni prima, quanto i suoi compagni di classe potevano ricordare di lei, ed i molti sguardi ammirati che si sentiva addosso lo confermavano.
Paolo, forse ammaliato dalla sua avvenenza o forse, più semplicemente, per un caso, si ritrovò seduto a tavola innanzi a lei. Scrutò Silvia a lungo poi, all’improvviso, disse:
– Sei sempre bellissima… ma non vedo più l’allegria, la determinazione o solo la speranza nei tuoi occhi. Quella magnifica luce che avevano un tempo!
Silvia resto spiazzata da questa frase diretta, apparentemente innocente, ma potenzialmente in grado d’introdurre un discorso molto intimo. Poteva dare una qualsiasi risposta; stroncare sul nascere il discorso profondo e spingere la discussione su un livello più ameno oppure seguire l’invito ed iniziare a parlare di se. Portando Paolo ad aprirsi allo stesso modo.
Non aveva tempo di riflettere, l’amico la stava fissando in attesa. Un silenzio prolungato avrebbe significato disinteresse o marcato un limite da non superare.
– Grazie!
Sei sempre galante.
Gli occhi riflettono il mio stato d’animo, è noto. L’allegria, la fiducia nel futuro, la voglia di correre sempre più degli altri, la spensieratezza e l’allegria se ne sono andate tempo fa… è normale! Siamo cresciuti dal liceo.
– Sì, ma tu avevi qualcosa di unico nei tuoi occhi. Forse mi sono espresso male… avevi una luce che scaldava, che incitava… tu credevi in qualcosa e irradiavi chi ti stava vicino. – disse Paolo
– Forse, ora, è solo noia… o disillusione. – affermò Silvia dopo un lungo istante
– Noia? – domando lui
– Non noia nel senso esteso del termine, direi meglio “mancanza di stimoli”. Corro tutto il giorno per un motivo o per l’altro, il tempo non basta mai… quindi non si può parlare di noia. Però mi mancano nuovi stimoli, la mia vita è piatta, tranquilla… statica!
– Allora sei bisognosa di nuovi stimoli! – domandò Paolo con un sorriso d’intesa.
– Scemo! – rise Silvia – Ma tu pensi sempre a quello?
– Quando ti vedo…. Sì!
Silvia lasciò morire il discorso, come temeva ed intimamente sperava, l’argomento si era spostato sul sesso.
Era chiaro ed inevitabile, si sarebbero rivisti solo per quella sera, per un’unica notte. Ogni persona presente si stava giocando tutte le possibilità nell’arco di quella cena. Diede una rapida occhiata in giro e notò che tutte le sue amiche erano al centro dell’attenzione di un ragazzo almeno. Doveva essere una semplice cena di classe ma dall’aria che tirava era chiaro che tutti pensavano al dopo cena. Paolo aveva scelto lei tra tutte; questo la gratificava ed un po’ la spaventava. Era pronta a concedersi una notte di follia dopo tanti anni?
Questa domanda continuava a girarle per la mente distraendola dal contesto della cena, solo quando notò che Lorenza si era avvicinata a Paolo riprese il controllo della situazione. Tornò a sorridere e richiamò l’attenzione dell’amico. Lorenza fissò gli occhi di Silvia e comprese. Scambiò qualche battuta apparentemente casuale con l’amica poi s’allontanò.
La cena terminò senza che Paolo tornasse sull’argomento “sesso” e Silvia non aveva osato ripresentarlo. Mentre stavano per alzarsi da tavola il ragazzo si avvicino pericolosamente al suo viso e le sussurrò:
– Dove dormi questa notte?
– Qui, con Lorenza. – rispose Silvia
– Vieni, facciamo due passi fuori, lontani da tutti… è una serata molto calda questa.
La proposta procurò a Silvia una forte fitta al basso ventre, ancora una volta il gioco era lasciato nelle sue mani tramite una frase del tutto innocente. Era indecisa se accettare o no; la tentazione era forte, insopportabile, almeno quanto la paura degli inevitabili sviluppi.
Paura di cosa, poi?
Forse si stava sognando tutto, probabilmente l’offerta di Paolo era veramente pura, priva di ogni malizia. Senza dubbio lui voleva solamente trascorrere qualche minuto da solo con una vecchia amica e niente di più. Silvia stava ritrovando la tranquillità distruggendo con la ragione tutto il castello d’immagini erotiche che aveva costruito con cura durante la cena ed in cui s’era crogiolata a lungo.
Accettò offrendo il braccio all’amico.
Paolo la condusse all’aperto mentre si accendeva la prima sigaretta della serata. Silvia notò il gesto e ne comprese il significato: un fumatore accanito non avrebbe retto tutta la cena senza accendere una sigaretta, se non voleva fumare a tavola si sarebbe allontanato; un fumatore saltuario, uno da poche sigarette al giorno, non avrebbe fumato in quel momento potenzialmente intimo se non per smorzare la tensione che sentiva dentro. Paolo era teso almeno quanto lei, non restava che vedere quale sarebbe stata la prima mossa e da chi sarebbe venuta. Camminarono lentamente affiancati sino ad una panca seminascosta nell’oscurità dove lui la fece accomodare restando, però, in piedi.
– Non ti siedi? – domandò lei
– Finisco la sigaretta. – rispose secco lui
– Non mi da fastidio, vieni! – lo invitò lei battendo con la mano sulla panca
– Non mi hai raccontato molto di te questa sera. – iniziò Silvia
– Preferivo ascoltare la tua voce! – rispose lui con occhi languidi
– Adulatore del …. – mormorò Silvia
– È la verità, è passato troppo tempo da quando la sentivo ogni giorno. Da allora ho continuato a percepirla nella mia mente e… sono felice di costatare che non è cambiata.
– Perché non credo ad una parola di ciò che dici? – domandò Silvia
– Mi spiace… ciò vuol dire che non sei abituata ai complimenti. – disse Paolo con aria triste.
Silvia percepì una fitta allo stomaco, le parole di Paolo l’avevano colpita pur essendo chiaramente uno spudorato tentativo di portare il discorso su temi intimi. Non sapeva cosa rispondere e rimase in silenzio.
Fu Paolo a riprendere la parola:
– Forse è per questo che lamenti una vita… “piatta”, priva di stimoli…
“Dove vuole arrivare questo? ” si domandò mentalmente Silvia anche se conosceva già la risposta. Decise di rimanere in silenzio, senza incoraggiare l’amico ma anche evitando di smorzare il suo evidente ottimismo.
– … e se fossi io a fornirti questi “nuovi stimoli”? – domandò Paolo con sguardo d’intesa
– Sai la novità! – si lasciò sfuggire Silvia a mezza voce per poi subito pentirsene
– Cosa intendi dire? – la voce di Paolo ora tradiva una certa delusione.
– Nulla… mi aspettavo questa tua proposta. – Silvia tentò di recuperare mentre si malediva per aver parlato senza prima pensare.
– Ma non ti puoi immaginare cosa ho in mente per te, questa notte! – disse lui mentre appoggiava dolcemente la mano sulle gambe di Silvia.
Lei non diede segno d’aver colto quella carezza, temeva di apparire troppo disponibile se si fosse lasciata sfuggire il sospiro che le stava nascendo spontaneo grazie al calore della mano di Paolo. Questo silenzio fu inteso da lui come un assenso, un invito a proseguire, allora face scivolare la mano sulle calze portandola sotto l’orlo della gonna e qui si fermò in attesa.
Silvia allora gli domandò:
– E cosa vorresti propormi di tanto eccitante, la solita scopata?
Una notte di “fuoco” con te?
Silvia si rese conto d’aver espresso male i suoi pensieri e con un tono di voce disarmante. Era troppo tesa e disillusa, da tempo non sperava più nella passione, nel folle delirio erotico di una notte d’amore. Però non era il caso d’aggredire in quel modo l’amico. Stava cercando inutilmente le parole per rimediare ma l’istinto l’aiutò inducendola a dischiudere leggermente le gambe. La mano di Paolo colse in quel movimento un invito a proseguire e si spinse sino al limite delle autoreggenti, poi ancora oltre sulla pelle sino all’elastico degli slip. Silvia questa volta non trattenne il sospiro, chiuse gli occhi ed aprì ancora di più le gambe sollevando il pube allo stesso tempo. Paolo non attendeva altro, s’intrufolò sotto il leggero tessuto della biancheria e si fermò.
– Vedrai… sarà veramente qualcosa di nuovo, di stimolante. Fidati di me.
Silvia era completamente presa dalla sensazione delle dita sulla pelle del pube, non lo ascoltava, la sua unica speranza in quel momento era che s’intrufolasse tra le labbra e spingesse qualcosa dentro di lei. Qualsiasi cosa, almeno per iniziare potevano soddisfarla le dita della sua mano. Sentiva un forte senso di vuoto nel basso ventre mentre l’eccitazione iniziava a crescere. Forse era il bisogno stesso la fonte primaria dell’eccitazione, la necessità di colmare quel vuoto che sentiva.
– Vieni con me! – la invitò lui mentre allontanava la mano.
Silvia mugolò in segno di disapprovazione poi disse:
– Dammi almeno un bacio, poi portami dove vuoi e fammi godere!
… e rimetti la mano dove stava prima, ti prego. – terminò ansimando.
Paolo l’accontentò. Avvicinò il viso alle labbra di Silvia mentre con la mano tornava sul pube, questa volta per sondarlo a fondo.
Mentre le loro lingue giocavano ora nel palato di una ora dell’altro, aveva visualizzato tutta una serie di possibili amplessi con lui, stimolata dalle dita che scorrevano sul clitoride lubrificato dalla prepotente eccitazione, ma la fantasia non poteva avvicinarsi a ciò che l’aspettava in quanto solo nei suoi più reconditi e segreti sogni aveva osato immaginare una situazione tanto eccitante.
Al termine dell’appassionato bacio Silvia era pronta ad accettare ogni genere di proposta da Paolo, docilmente lo seguì appoggiata alla sua spalla. Quando rientrarono nella sala ristorante Silvia notò che la maggior parte dei suoi amici era sparita, solamente un piccolo gruppo si era radunato su alcuni divani e stava discutendo pacatamente. Paolo la prese per mano ed in silenzio la guidò verso il corridoio che portava alle camere, cercando di non attirare l’attenzione degli altri. Raggiunsero la camera che divideva con l’amica e Silvia fece il gesto d’afferrare la maniglia, ma Paolo la bloccò.
– Lascia stare, andiamo nella mia. Ho come l’impressione che Lorenza preferisca non essere disturbata in questo momento.
Silvia si fermò avvicinando l’orecchio all’uscio, restò immobile per un istante poi sorrise a Paolo e riprese la strada con lui. Mancavano pochi metri alla camera dell’amico e l’eccitazione che l’aveva sorretta sino a quel momento, all’improvviso, sparì. Si rese conto di cosa stava per fare, comprese che oltrepassata la porta non poteva più tirarsi indietro e doveva andare sino in fondo, non poteva illuderlo sin dentro la sua camera. Rallentò il passo per guadagnare tempo mentre si domandava se era realmente pronta a concedersi, per la prima volta, un avventura al di fuori del matrimonio. Troppe le sensazioni negative in lotta con quelle positive. Di fondo restava una latente eccitazione per la trasgressione insita in quella situazione; guardò il corpo dell’amico, ora dinanzi a lei e si sentì fortemente attratta da lui.
“Non devi pensare, fallo e basta! ” pensò mentre entrava nella sua camera.
Paolo aveva colto le incertezze di Silvia ma era sicuro che l’avrebbe vinte, non si era voltato per incitarla, non aveva rallentato il passo, aveva aperto la porta della sua camera ed era entrato tenendola aperta per lei.
Quando la ragazza varcò la soglia aveva già superato gli ultimi dubbi ed era pronta per lui, ma non poteva essere preparata alla presenza di Luca. Silvia guardò Paolo e poi Luca, si aspettava che l’ultimo, compresa la situazione, si alzasse dal letto su cui giaceva ancora vestito ed uscisse dalla camera. Sicuramente tra i due amici c’era l’intesa di lasciare il posto al primo che sarebbe entrato in compagnia, ma il ragazzo non si alzò. Luca fissò a lungo Silvia poi la salutò con esagerata gentilezza.
– Luca potrebbe rimanere con noi, se ti va… – propose Paolo
Silvia sgranò gli occhi stupita dalla proposta dell’amico, faticava a comprendere tutte le implicazioni di quella proposta. Sul momento si sentì offesa, trattata come merce, come una puttana, e stava per voltarsi ed uscire sbattendo la porta. Poi, gli occhi di Luca, incredibilmente innocenti e carichi di speranza le fecero capire quanto fosse desiderata anche da lui.
– Tanti anni fa mi avevi parlato di un tuo ricorrente sogno erotico. Un desiderio intimo e segreto che eri sicura di non soddisfare mai… che temevi di non avere il coraggio di soddisfare mai.
Ora puoi farlo!
Ciò che potrebbe accadere in questa stanza… non uscirà da qui se non nei nostri ricordi.
Paolo le sussurrò queste parole nell’orecchio mentre l’abbracciava con dolcezza, poi colto un certo rilassamento lasciò scivolare le mani verso i glutei e le disse:
– Lasciati andare, non te ne pentirai.
Silvia riaprì gli occhi per fissare quelli di Luca, seduto sul letto, quindi sollevò il viso verso quello di Paolo e dischiuse le labbra in cerca di un bacio. Persa nella stupenda sensazione di quelle labbra a contatto delle proprie e nella crescente eccitazione si sentì portare verso il letto e spingere verso il basso sino a sedersi sul bordo. Improvvisamente le mani sul suo corpo divennero quattro, le carezze si moltiplicarono e con esse la percezione del piacere. Silvia non oppose alcuna resistenza alle mani che scivolavano sulle gambe, che sollevavano la gonna, s’intrufolavano sotto la camicetta e ne slacciavano i bottoni. Restò immobile, con gli occhi chiusi, a godersi le sensazioni che nascevano da ogni punto del suo corpo solleticato da quelle mani, le aveva dappertutto oramai, pelle contro pelle. L’eccitazione era quasi incontrollabile, nella mente non vi era più traccia dei dubbi di poco prima, rimaneva solamente il desiderio di non perdersi neppure un istante di quell’orgia di sensazioni piacevoli. Non riusciva a comprendere cosa le stessero facendo, i punti stimolati erano troppi per seguire il piacere nato da ognuno di loro. Silvia gemette poi sussurrò:
– Spogliatemi!
I due amici l’accontentarono. Abbandonarono per un istante il seno, la vulva, i fianchi e le gambe per sfilarle del tutto la camicetta e la gonna, le tolsero di dosso la biancheria ma le lasciarono le calze e le scarpe. Silvia apprezzò questo gesto, si sentiva diversa con qualcosa ancora indosso, specie quei due simboli di femminilità. Era in attesa delle loro mani, ora che nulla si opponeva più a lunghe carezze sulla pelle, ma ricevette uno stimolo ancor più intenso dalla lingua di Luca che le scivolava sulle calze in direzione del pube. Silvia aprì completamente le gambe, ansiosa di ricevere quella lingua tra le labbra della vagina, nello stesso tempo non dimenticò il membro di Paolo che le si stava avvicinando al viso. Ingoiò l’asta del ragazzo nel preciso istante in cui Luca spingeva con forza la lingua sul clitoride. Un’esplosione di piacere le invase il corpo, il sapore di maschio in bocca e lo stimolo in basso portarono Silvia in uno stato d’eccitazione che raramente aveva provato. Aspirò con forza e succhiò il membro mentre faceva scorrere la mano per tutta la sua lunghezza, si sentì subito gratificata dal lungo mugolio di piacere emesso da Paolo e s’impegnò al massimo per strappargli subito un orgasmo. Si rese conto di poter fare ciò che voleva senza preoccuparsi di spremere subito il suo amante, tanto ce n’era un altro pronto a soddisfarla. Fu questa scoperta a farla godere più dello stimolo che riceveva in basso.
Luca era impietoso, non mollava per un istante il proprio ritmo, Silvia trasmetteva a Paolo il piacere che riceveva, forse troppo intenso. Paolo si allontanò bruscamente da lei per poi fissarla con gli occhi carichi di stupore. Silvia apprezzò quello sguardo, le piaceva stupire, dimostrarsi al di là delle aspettative.
“Sconvolto? Aspetta a vedere questo! ” pensò.
La ragazza si sollevò con l’aiuto delle mani appoggiate sul materasso e si portò verso il centro del letto, s’adagiò distesa con le gambe aperte poi disse:
– Vieni! – rivolta a nessuno in particolare.
Lei sapeva che Paolo non avrebbe raccolto l’invito, aveva sentito il suo glande ingrossarsi tra le labbra e alcune sporadiche gocce di seme sulla lingua, era troppo vicino all’orgasmo per entrare in lei senza rischiare di venire subito. Come previsto fu Luca a sollevarsi e posizionarsi timidamente sopra di lei, indeciso se indossare o no il profilattico. Era quello che voleva, accogliere Luca sotto gli occhi di Paolo, un modo simpatico per ringraziarlo di quella serata da lui organizzata.
– Prendimi! – sussurrò a Luca
Il ragazzo scese lentamente sino a portare il pene contro la vulva, attese un movimento favorevole di Silvia poi spinse penetrandola. Lei inarcò la schiena sollevandola dal letto mentre lui si spingeva sempre più a fondo nel ventre, quando lo sentì tutto dentro gemette e rantolò qualche parola che il ragazzo non comprese.
– Muoviti, fottimi! ” – lo pregò Silvia ad alta voce visto che lui non si muoveva.
Luca iniziò a muoversi su di lei, usciva quasi completamente poi rientrava, inizialmente con dolcezza, poi notato come lei spingeva il pube incontro al suo quando scendeva, prese a penetrarla sempre più intensamente. Silvia era eccitatissima, la dilatazione interna e la copiosità della lubrificazione consentivano a Luca un ritmo indiavolato. Lei seguiva il ritmo, non aspettava che lui spingesse a fondo, si faceva sempre incontro incurante dell’espressione allucinata di Paolo. Quando Silvia riusciva a spostare lo sguardo sull’amico, rimasto in piedi ed in disparte, trasformava la propria espressione in una di puro piacere, più di quanto provasse in realtà, era eccitata dagli occhi di Paolo, da come scrutavano il suo corpo sotto quello di Luca, se li sentiva addosso.
Quando si ritenne soddisfatta di quell’iniziale amplesso disse a Luca che voleva cambiare posizione, il ragazzo si sollevò a malincuore da lei, convinto di dover cedere il posto all’amico, ma si ritrovò steso sul letto con Silvia che prendeva posizione sopra di lui. Lei si sistemò a cavallo di Luca, prese il membro e se lo posizionò tra le labbra della vulva, scese appena lo percepì correttamente indirizzato. Silvia si spinse sino in fondo aprendo le gambe per aderire completamente al corpo di Luca, poi iniziò a muovere solamente le anche con un espressione di puro piacere sul viso, ora vera e non ad uso di Paolo. Dimenticò tutto il resto, in quel momento esisteva solamente quel pezzo di carne, dura, che aveva profondamente piantato nel ventre. Si muoveva in modo da sentirlo al meglio, contraeva e rilasciava ritmicamente la muscolatura interna mentre ondeggiava lentamente con le anche. Non si sollevava da lui, non lo faceva scorrere in se e nemmeno cercava uno stimolo esterno sul clitoride. Le era sufficiente quella presenza dentro per godere. Quando ritenne d’essere pronta, fisicamente e psicologicamente, si lasciò cadere su Luca e senza farlo uscire da sé chiamò Paolo.
– Avanti, vieni anche tu… fatemi impazzire!
Paolo non si aspettava questa richiesta, era convinto che lei si sarebbe limitata a prenderne uno mentre succhiava l’altro. Una doppia penetrazione andava al di là di ogni più perversa speranza. Era eccitato dall’idea di penetrarla analmente mentre lei aveva dentro Luca ed era felice che le avesse riservato quella parte del suo corpo. Salì sul letto e si sistemò dietro di lei che già aveva sollevato il sedere in attesa; ne dilatò le natiche e solleticò l’ano con un dito inumidito, quindi spinse il dito dentro di lei. Silvia rantolò di piacere e si dilatò.
– Sei pronta, vedo. – le disse Paolo con voce rotta dall’emozione
– Prendimi! Anche tu… dai! – riuscì a dire lei
Paolo posizionò il membro ed iniziò a spingere delicatamente.
– Aiutami… – disse rivolto a Silvia
Lei spinse per dilatare l’ano al massimo e lo sentì, improvvisamente, entrare.
Fu un esplosione di piacere misto ad un dolce dolore che lei sapeva apprezzare, urlò incurante del sottile spessore delle pareti della camera. Quando il dolore passò rimase la sensazione d’essere piena di due uomini e tornò a godere pur rimanendo immobile. I ragazzi compresero il suo stato ed iniziarono un lento movimento all’unisono. Silvia si rifiutava di pensare, di realizzare appieno ciò che stava facendo, si limitava a godere. Era un piacere troppo intenso per rovinarlo con la razionalità, era invasa dagli stimoli tanto da non riuscire più a comprenderne l’origine.
Ebbe un primo ed improvviso orgasmo, del tutto inatteso ma intenso, quasi feroce nel suo sviluppo. I ragazzi non si fermarono, continuarono a muoversi senza badare ai lunghi ed a stento soffocati gemiti. L’interno del suo corpo, in preda alle contrazioni involontarie, era troppo piacevole per fermarsi.
Silvia non terminò di godere, quel continuo movimento dei due ragazzi la manteneva in uno stato d’intenso piacere tanto da non consentirle di capire se l’orgasmo era terminato o no. In preda ad un puro delirio erotico si scopri ad urlare:
– Ora riempitemi! Riempitemi… tutti e due!
Questa frase entrò nelle orecchie di Luca che già a stento tratteneva il piacere, la voce di Silvia riuscì a rompere tutto il castello d’autocontrollo che si era costruito e venne immediatamente. Silvia lo sentì ansimare e contemporaneamente lo percepì pulsare dentro il ventre, allora si spinse contro di lui, lo prese completamente dentro mentre anche Paolo spingeva per eiacularle nel profondo dell’intestino. In un lampo di lucidità Silvia comprese che due uomini stavano iniettando il loro seme contemporaneamente nel suo corpo, quest’immagine riuscì a donarle un secondo, meno intenso forse, ma più lungo orgasmo.
Terminarono di godere che Silvia ancora provava un languido piacere, Paolo uscì da lei liberandola; lei si sollevò dolorante da Luca e crollò stesa sul letto, quindi chiuse gli occhi e rimase immobile a godersi ciò che rimaneva del piacere.
Luca e Paolo la lasciarono sola, consci che doveva accettare ciò che aveva appena vissuto senza interferenze esterne. Silvia, forse, si appisolò fisicamente distrutta; nel dormiveglia sentì un lungo bacio sulla fronte ed una carezza sul viso mentre la voce di luca le sussurrava un “grazie”. Solo più tardi, non sapeva quanto tempo fosse trascorso, si ritrovò ad osservare stupita il seme che colava dalla vagina e ad analizzare il leggero dolore all’ano.
Fu in quel momento che Paolo le si fece incontro e la invitò a godere ancora una volta.
Dopo quel nuovo amplesso non aveva nemmeno più la forza di recarsi in bagno per una doccia, voleva lavarsi, eliminare ogni traccia dal proprio corpo di quella notte di follia, ma in fondo era bello risvegliarsi ed avere le prove che non aveva sognato.
Si appisolò stretta a Paolo, felice d’aver ceduto alle sue lusinghe. Non provava alcun senso di colpa così come sapeva che non n’avrebbe provati il giorno seguente quando avrebbe salutato, per sempre, l’amico. Era stata solo una parentesi della sua vita, se avesse provato il desiderio di rivivere quell’esperienza, senza dubbio, i protagonisti non sarebbero stati né Luca né Paolo. Non poteva permettersi d’arrivare a provare qualcosa di più che una semplice attrazione sessuale nei loro confronti.
Quella cena di classe l’aveva cambiata, ma non a causa dell’aspetto trasgressivo di ciò che aveva vissuto. Silvia si era scoperta in grado di trovare da sola l’uscita dalla situazione di stasi che tanto l’opprimeva. È vero che era stata corteggiata da Paolo, ma lei si era lasciata corteggiare ed aveva trovato da sola le motivazioni e la forza per concedersi quella notte di passione, aveva, per la prima volta, ascoltato solamente le proprie necessità. Il risultato più evidente era un accresciuta sicurezza in se stessa. Dopo aver retto il confronto con due amanti non temeva più di non risultare “all’altezza della situazione”; sensazione che spesso l’aveva bloccata.
Durante il viaggio di ritorno, in macchina con Lorenza, scambiò poche parole con l’amica, il sorriso enigmatico e la luce degli occhi non lasciava molti dubbi. Lorenza, oltre al resto non aveva molta voglia di parlare. Silvia l’osservò a lungo, ne studiò l’espressione, le movenze il tono di voce usato nelle rare parole.
– Eccola qua… ti sei nuovamente innamorata! – disse a bruciapelo Silvia
– Già! – confermò Lorenza
– E adesso?
– Aspetto che mi passi! – terminò Lorenza FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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