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Stefania e la partenza per le vacanze

Ecco finalmente il giorno della partenza per le vacanze.
Insieme con Stefania, mia moglie da pochi mesi, andiamo a trascorrere una settimana in un villaggio della Calabria.
Siamo sul treno che parte alle 20 dalla stazione di Milano ed abbiamo già occupato i posti prenotati da tempo: io mi sistemo vicino al finestrino, mentre Stefania è di fianco a me, su un sedile mediano.
Per qualche minuto non entra nessuno nello scompartimento e quasi quasi pensiamo di riuscire a fare il lungo viaggio da soli, in tranquillità.
Poco prima della partenza, entrano quattro ragazzi con zaini e sacco a pelo: ciao, ciao e la presentazione è fatta.
Vengono da un paese in provincia di Varese, come noi e sono anch’essi diretti verso la stessa località della Calabria per trascorrere un periodo in campeggio.
Mauro, Raffaele, Michele e Paolo, questi i loro nomi, iniziano subito a chiacchierare con noi: ad essere sinceri, la loro attenzione è soprattutto rivolta a Stefania e non posso biasimarli: la mia mogliettina è una delle più belle ragazze del paese e, vestita con la minigonna che indossa oggi, non passa certo inosservata.
Dopo l’ennesima discussione sul calcio, considerato che ormai sono passate le 22 e che il viaggio è solo all’inizio, dichiaro forfait e, avvolgendomi nella giacca, provo a dormire: per ovviare alla luce ed al rumore, mi copro anche la testa, cercando di trovare in quella specie di “tana” un po’ di pace che mi concili il sonno.
Passano alcuni minuti di conversazione, a bassa voce “in mio onore”, e sento Raffaele che propone agli altri ed a mia moglie:
“Giochiamo a carte, chi perde mette in palio se stesso e deve obbedire agli ordini degli altri”.
Coro di si, compresa Stefania che si è fatta trascinare dal clima cameratesco che si è instaurato e probabilmente ricorda i giochi un po’ stupidi di quando andava in gita con i compagni di scuola.
Io resto in una situazione di dormiveglia: impossibile contrastare il sonno che mi appesantisce gli occhi ma il gioco mi incuriosisce in maniera leggermente morbosa: non voglio tenere in considerazione che anche Stefania fa parte del gruppo e, in teoria, potrebbe perdere e dover fare o dire qualche stupidaggine.
Da sotto la giacca riesco a sbirciare ciò che accade nello scompartimento.
Inizia la partita e Michele perde.
Grandi ammiccamenti tra gli altri tre, breve consultazione ed ecco il verdetto: baciare i piedi di Stefania.
Stefania si mette a ridere – sempre in sordina per non svegliarmi – e si schernisce ma Mauro è irremovibile: il gioco va rispettato.
Detto fatto: Stefania alza una gamba e Michele la afferra e se la sistema in mezzo alle gambe, sfilandole il sandalo.
Vedo il piede perfetto di mia moglie appoggiarsi in mezzo alle gambe di Michele: sicuramente lui lo ha premuto contro il suo cazzo perché Stefania, ridendo, si ribella:
“Sporcaccione, che stai facendo? Smettila! ” Michele le accarezza la caviglia e, dopo avermi lanciato un’occhiata per assicurarsi che stia dormendo, si spinge più in alto.
Mia moglie sta seduta e con una gamba sollevata; la gonna, abbastanza corta, le scopre abbondantemente le gambe.
Vedo la mano di Michele superare il ginocchio, una carezza un po’ pesante sulla coscia e … ecco, non vedo più la mano ma indovino che sotto la gonna le sue dita stanno toccando le mutandine di Stefania, che sussurra:
“Ma sei matto? E se si sveglia? ”
Michele, sorridendo, spinge un po’ più avanti il braccio e con la sinistra si preme con decisione il piede di mia moglie contro il cazzo: vedo la sua mano muovere in alto e in basso la stoffa della gonna mentre Stefania emette dei deboli sospiri.
Sono incapace di muovermi: di solito sono geloso, ma l’atmosfera è talmente strana che mi piace fare il guardone di mia moglie: mi accorgo che il mio cazzo condivide la mia intenzione e tira da sotto i pantaloni.
Michele ritrae la mano e dà un bacio al piedino di mia moglie.
Riprende il gioco ed io continuo a fingere di dormire; c’è un gran silenzio: evidentemente tutti aspettano di vedere chi sarà il prossimo malcapitato per decidere la nuova pena.
Un brivido mi percorre la schiena: Stefania ha perso.
Con il cuore in gola aspetto di conoscere la punizione che quei quattro, confabulando tra di loro, stanno architettando.
“Cara Stefania” esordisce piano Raffaele
“abbiamo deciso che dovrai dare un bacetto a ciascuno di noi”.
“Va bene, ma ad una condizione” replica mia moglie “niente baci sulla bocca”.
“Accettato” in coro i quattro disgraziati, con aria maliziosa.
“Infatti” chiarisce Raffaele
“il bacetto ce lo devi dare sul pisello”.
Risatina generale.
“Siete matti? ” sorride Stefania, incredula.
“Eh no, bellezza, prima ti sei divertita come noi e adesso che tocca a Te non puoi tirarti indietro! ” dice piano ma seccamente Michele.
“Non vorrai che svegli tuo marito per raccontargli quello che ti ho fatto prima, perché sai, se gli dico di toccarti le mutandine, come niente scopre che ti sei bagnata e non so proprio come potresti giustificarti”.
“Stronzi” sibila Stefania.
“Vieni, andiamo nello scompartimento vicino, è vuoto” propone Mauro.
Si alzano ed escono: sposto leggermente la giacca da sopra la testa per cercare di vedere cosa succede.
Attraverso il riflesso del finestrino del corridoio vedo perfettamente cosa accade nell’altro scompartimento: Stefania è seduta, le hanno fatto tirare su la gonna ed ha le cosce completamente nude.
Michele sta davanti a lei, si è abbassato i pantaloni e gli slip e tiene in mano l’uccello, duro.
Con la mano ha completato l’arretramento del prepuzio e la cappella, rossa e gonfia, è totalmente scoperta; la avvicina alla bocca di mia moglie e Stefania apre leggermente le labbra e gli bacia il cazzo.
La stessa scena si ripete con gli altri tre ed ogni volta mi sembra che mia moglie apra sempre di più le labbra, al punto che quando tocca a Mauro, l’ultimo, quasi gli prende in bocca tutta la cappella.
Rientrano.
Mia moglie si mostra piuttosto seccata per il trattamento subito ed il gioco finisce.
Ci svegliamo il mattino dopo, ormai in prossimità della nostra meta.
La giornata è splendida e, appena scesi dal treno, ci dirigiamo subito al villaggio; i ragazzi vanno al campeggio e ci diamo appuntamento sulla spiaggia per il primo pomeriggio.
La villetta che ci hanno assegnato è incantevole: la camera da letto ha una porta finestra direttamente sul piccolo giardinetto e dalla finestra del salottino si vede il mare.
Sistemiamo alla meglio i nostri bagagli e ci prepariamo per il pranzo.
Stefania esce dalla doccia avvolta nel suo accappatoio, si avvicina al letto e lo lascia cadere: è completamente nuda e, come sempre, pochi secondi della vista del corpo meraviglioso di mia moglie me lo fanno venire lungo come se fossi un ragazzino che vede un film porno per la prima volta.
Stefania nota subito il gonfiore dei boxers e mi si avvicina: si inginocchia, mi abbassa le mutande e si trova davanti, proprio all’altezza della bocca, il mio cazzo eretto.
Mi torna in mente la scena del treno ma, invece di arrabbiarmi, mi eccito ancora di più; Stefania mi bacia l’uccello, poi lo prende in mano e mi masturba con dolcezza, accarezzandomi con l’altra mano i coglioni.
Mia moglie riesce ad afferrare l’asciugamano un secondo prima che io inondi di sborra il tappeto.
Dopo pranzo, ci avviamo verso la spiaggia.
Il mare è meraviglioso e Stefania, grazie all’abbronzatura acquisita in piscina, può sdraiarsi al sole senza problemi; più difficile la mia situazione: undici mesi di totale mancanza di tintarella consigliano una prudente permanenza sotto l’ombrellone.
Dopo un’oretta arrivano i quattro ragazzi del treno: ci salutano gioviali e si siedono vicino a noi.
Come al solito, Stefania è l’oggetto della loro attenzione.
Sdraiata a pancia in giù sul lettino, mia moglie è decisamente una gran figa.
Piuttosto larga di fianchi e con due splendide gambe, sembra quasi che non porti le minuscole mutandine del costume da bagno, letteralmente affogate in mezzo al culo.
Parliamo del più e del meno, poi i ragazzi propongono un bagno.
Entriamo in acqua ed in breve raggiungo la boa: non ho molta voglia di nuotare a differenza di loro e di mia moglie che invece sembrano divertirsi parecchio.
I ragazzi stanno intorno a Stefania e scherzano con lei; inizia una battaglia a colpi di acqua, scagliata da tutti contro tutti; Stefania è scatenata, la vedo spruzzare acqua come un motoscafo, tanto che Mauro riceve una “secchiata” in pieno viso e beve.
“Disgraziata, ora me la paghi” e le si avvicina.
Vedo che la afferra per i fianchi; Stefania ride e cerca di divincolarsi, ma Mauro la stringe: le sue mani scivolano un po’ dappertutto sul corpo di mia moglie e mi accorgo che spesso le tocca il culo; Stefania reagisce con dei piccoli urli ma non smette di ridere, mentre anche Raffaele le si è avvicinato ed ha cominciato a toccarla.
Stefania mi guarda e, continuando a ridere, mi chiama:
“Aiuto, amore, ci sono i pirati, vieni a salvarmi”.
Non so che fare: se vado da lei e faccio casino, ci faccio la figura dell’imbecille, d’altra parte, anche se l’acqua non mi consente di vedere bene, è evidente che le mani di quei due stanno massaggiando ampiamente il sedere di mia moglie.
Resto immobile, ma sono costretto a girarmi: il cazzo mi si è di nuovo indurito e se Stefania se ne accorgesse sarebbe una bella figura, per non parlare di quei ragazzotti che lo prenderebbero come un invito a violentarmi la moglie.
Mi tuffo in acqua, raggiungo la riva e mi sdraio sulla spiaggia.
Ora vedo che tutti e quattro i ragazzi stanno vicinissimi a mia moglie; Stefania sembra combattere scherzosamente con ciascuno di loro.
Anche se non vedo nulla di ciò che accade dentro l’acqua, mi immagino le loro mani sul corpo di mia moglie: ormai il culo glielo avranno toccato tutti.
Alla fine Stefania esce dall’acqua: ha le mutandine abbassate fin quasi in fondo al sedere ed una delle coppe del reggiseno è scivolata in giù, lasciandole la tetta scoperta.
Si sistema velocemente, si volta verso i ragazzi che stanno uscendo dall’acqua e scoppia a ridere:
“è meglio che rientrate in acqua a raffreddarvi un po’, mandrilli”.
Li guardo: hanno tutti i boxer tesi a causa dei cazzi eretti: i quattro capiscono al volo e si riemergono precipitosamente.
Stefania continua a sorridere e si sdraia vicino a me.
“Quei quattro sono scatenati” commenta “sembra che non abbiano mai visto una donna in vita loro”.
“Dalle condizioni in cui erano quando sono usciti dall’acqua, sembra che abbiano colmato questa mancanza” replico io, a metà tra lo scherzoso ed il serio.
“Amore, non sarai mica geloso! Abbiamo solo scherzato un pochino” chiude lei.
La mattina dopo si presenta con un cielo nuvoloso; andiamo ugualmente alla spiaggia e troviamo i ragazzi che ci aspettano.
Raffaele propone una passeggiata lungo la riva e ci incamminiamo verso il porticciolo.
Stefania ed io stiamo davanti e non posso fare a meno di ascoltare le battutine oscene dei ragazzi che commentano l’immagine del culo di mia moglie che procede ancheggiando; Stefania non sente o fa finta di non badarci.
Arriviamo al porticciolo, deserto.
Raffaele dà una botta sul sedere a Stefania, grida
“Ce l’hai” e comincia a correre.
Stefania lo insegue, con l’obiettivo di raggiungerlo e restituirgli la pacca; anche gli altri tre cominciano a correre in direzione di Raffaele, incitando Stefania:
“Dai che lo prendi, non può scappare”.
“Vi aspetto qui” urlo a mia volta.
“Va bene, lo uccido e torno” mi rassicura mia moglie.
Si dirigono verso un piccolo capannone per la riparazione delle barche; sento le loro voci che fanno eco all’interno dell’edificio, vuoto.
Poi non sento più nulla e mi avvicino dall’altro lato; senza farmi notare, ora riesco a vedere all’interno del capannone:
Raffaele è steso a terra e, ridendo, grida “Pietà, mia regina”, mentre gli altri tre lo tengono fermo.
Stefania si china su di lui, gli prende il bordo dei boxers e lo solleva verso l’alto; si piega per guardargli dentro le mutande ed esclama
“Guarda un po’ questo sporcaccione! “.
Non ci posso credere: mia moglie abbassa le mutande di Raffaele scoprendo un cazzone lungo e duro.
Lo sfiora con le dita poi comincia a giocherellare con quel cazzo e con le palle di Raffaele; guardo allibito la scena e gli altri tre che si abbassano le mutande e scoprono i loro membri, tutti nelle stesse condizioni di quello di Raffaele.
Ma Stefania che cazzo combina, è impazzita?
Mauro si mette dietro a Stefania e si inginocchia anche lui; la tocca sui fianchi, le tira giù le mutande e comincia a palparle il culo e le cosce.
Gli altri due si masturbano godendosi la scena e quella stronza di mia moglie comincia a fare una sega a Raffaele,
bagnandogli la cappella con la saliva per far scivolare meglio la mano.
Pochi minuti e quattro schizzi di sborra bagnano il pavimento del capannone.
Si ricompongono ed io mi allontano velocemente per non essere visto.
“Allora, è morto? ” chiedo a mia moglie che si avvicina.
“Stecchito” sentenzia lei sorridendo “credo che ci vorrà un po’ prima che si riprenda”.
La sera partecipiamo tutti ad una festa organizzata dal villaggio.
Stefania si prepara con un minuscolo abitino nero aderentissimo che ne esalta le forme mentre l’ampia scollatura non lascia nulla all’immaginazione per quanto riguarda la consistenza e le dimensioni delle sue tette.
Solo a guardarla me lo sento tirare e devo ammettere che sono proprio orgoglioso della mia mogliettina anche se ha fatto un po’ la stronza con quei ragazzi.
La festa diventa presto una bolgia infernale: l’idea dei responsabili del villaggio di aprire il party a tutti coloro che avessero voglia di parteciparvi, indipendentemente dal fatto che fossero o no clienti del villaggio, ha trasformato la festa
in un assembramento gigante con centinaia di persone.
Stefania ed io fatichiamo non poco per raggiungere un tavolino e sederci ed ancora di più per ordinare da bere.
Dopo un po’ vediamo arrivare Raffaele: è solo perché – dice lui – gli altri hanno voluto andare in una discoteca che sta all’altro capo del golfo.
Si siede e chiacchieriamo un po’, poi Stefania vuole ballare e ci invita ad alzarci.
“Se andiamo via, ci soffiano il tavolino in un attimo” obbietto io, e mi offro di rimanere “a presidio”.
Li vedo dirigersi verso la pista e cominciare a ballare.
L’orchestrina alterna disco e lenti, ora tocca ad un lento.
Raffaele stringe mia moglie sopra i fianchi ed è abbastanza corretto, anche se di tanto in tanto le sue mani “scivolano” in po’ troppo in basso.
Lo guardo attentamente: porta dei pantaloni di stoffa lucida e leggera e, sotto, credo nulla, perché si indovina facilmente la forma del cazzo eretto (c’era da aspettarselo, con una donna così tra le mani) disegnata attraverso la stoffa.
Dopo una decina di minuti li perdo di vista: passano altri minuti e non li vedo apparire.
Preoccupato, abbandono il tavolino alla sua sorte e mi dirigo verso la spiaggia, sperando di ritrovarli.
Vedo in lontananza due persone che corrono: la luce della luna mi fa riconoscere mia moglie che insegue Raffaele: ecco ci risiamo con la storia della pacca e tutto quel che ne consegue.
Li seguo, deciso ad evitare che mia moglie masturbi di nuovo uno sconosciuto.
Raffaele si dirige verso un capanno isolato, rallenta un po’ la corsa per dare a Stefania l’illusione di riuscire a prenderlo e poi si infila nel capanno.
Stefania lo segue, sicura di averlo catturato.
Strano, non sento alcuna voce provenire dall’interno.
Sono ormai tanto vicino da riuscire a guardare all’interno.
Dentro ci sono tutti e quattro i ragazzi.
Stefania è imbambolata:
“Ma non eravate in discoteca? Raffaele, che scherzo è questo? ”
Mauro è il più deciso.
“Senti troietta, è da quando ti sei fatta toccare sul treno che abbiamo voglia di darti una bella ripassata, solo che con quel cornuto di tuo marito sempre tra le palle non era mai possibile. Adesso siamo qui soli, se anche gridi non ti sente nessuno, e stai sicura che quando avremo finito, ti sembrerà di non aver mai scopato veramente, prima di questa notte”.
Il cuore mi batte forte, non muovo un muscolo e continuo ad osservare la scena.
“Adesso basta, ragazzi. Ci siamo divertiti abbastanza ma io sono una donna sposata e non ho intenzione di superare certi limiti; in ogni caso, anche se fossi libera, non accetterei mai di scopare con tanti uomini: non sono una puttana” e fa per uscire dal capanno.
Mauro la blocca:
“Non hai capito, non ti stiamo chiedendo di fare uno dei giochetti dei giorni scorsi: adesso ti fai scopare per bene da tutti”.
La afferrano e la gettano su un materasso; una piccola lampada illumina la scena.
Stefania urla fortissimo: Raffaele si prende un calcio in una gamba mentre a Paolo arriva uno schiaffo ben assestato.
Riescono a bloccarle le braccia a terra, ma Stefania lotta ancora con le gambe e tenta di allontanare i due che stanno ai piedi del materasso e che le si fanno addosso.
Pochi secondi ed è immobilizzata.
“Bastardi, maiali, se ci provate giuro che lo dico a mio marito, vi denuncio”.
Le sfilano dai piedi il vestito e le strappano le mutandine, l’unico indumento che le rimane.
Cominciano a spogliarsi mentre Stefania, spaventata, non smette di gridare.
Sono nudi, si toccano i cazzi lunghi e guardano con desiderio mia moglie nuda, immobilizzata sul materasso.
è una scena allucinante ma la mia reazione lo è ancora di più: il cazzo mi diventa duro in un attimo: ho voglia di continuare a guardare, anche se ormai è chiaro cosa stia per accadere: Stefania, mia moglie, sarà stuprata da quattro uomini.
Le allargano le gambe, Stefania lancia un urlo più forte e Michele le infila il cazzo nella vagina.
La monta con foga, appoggiandosi sulle tette di mia moglie che non smette di gridare.
Comincio a masturbarmi, eccitato come non mai.
Michele le sborra dentro ed estrae il cazzo ormai moscio.
Paolo prende il suo posto e ricomincia la monta.
Stefania li implora di smetterla, ma Paolo la scopa violentemente, quasi stesse sfogando una voglia repressa in tante occasioni nei giorni precedenti ed esplosa ora che la donna è in suo potere.
Si avvicina Raffaele; Stefania lo supplica:
“No, ti prego Raffaele, basta, non sono una puttana, smettetela”.
Raffaele, secco, ordina ai due che la tengono ferma:
“Giratela”.
Mauro e Michele la costringono a voltarsi: il bel culo di mia moglie se ne sta lì, in mostra.
Non posso pensare che vogliano farle anche questo: voglio credere che sia solo uno scherzo per spaventarla e poi lasciarla andare.
Michele prende un piccolo vasetto, intinge le dita e poi si avvicina al culo di Stefania.
Con la sinistra le divarica un po’ le natiche e con la destra le cosparge il buchino con una specie di grasso che ha estratto dal vasetto.
Respiro a fatica: non ho mai avuto rapporti anali con mia moglie e non avevo mai considerato la possibilità di farlo, visto che lei l’ha sempre considerato un rapporto contronatura e che la sola idea le dava la nausea.
Stefania capisce le intenzioni di Raffaele ed urla disperatamente:
“No, non incularmi, ti prego, farò tutto quello che vuoi, te lo prendo in bocca e ti spompino ma non me lo mettere nel culo. Noooooo! “.
Raffaele si corica su di lei; lo vedo sistemare il suo cazzo dritto in mezzo al culo di mia moglie, poi lentamente si avvicina alle chiappe, si appoggia sul buchino e …. un altro urlo di mia moglie conferma che l’ha penetrata.
Con calma Raffaele spinge il suo membro sempre più in fondo al culo di Stefania, poi comincia a scoparla.
Stefania respira forte, la sento da fuori, mentre Raffaele le stringe i fianchi per dare maggior potenza alla penetrazione.
Godo, la sborra mi riempie la mano, ma il mio cazzo non si ammoscia, rimane duro.
Pochi secondi e, con quella scena terribile davanti agli occhi, ricomincio a masturbarmi.
Raffaele la monta come uno stallone su una cavalla: lo vedo inarcarsi e penetrare nel corpo di mia moglie una, dieci, cento volte, fino a che non raggiunge l’orgasmo.
Il ragazzo resta qualche secondo steso su mia moglie, spossato. Poi estrae il pene moscio e umido di sborra.
Stefania, stesa sul materasso, non urla più e non si muove.
Mauro prende il posto di Raffaele e la incula.
La sento respirare affannosamente, le sue mani si aggrappano al materasso: non è possibile, mia moglie sta godendo.
Uno sconosciuto la sta violentando nel culo e lei … gode.
Il mio cazzo impazzisce: l’eccitazione è così grande che il pene diventa talmente rigido che non riesco a venire.
Un’altra sborrata inonda il culo di Stefania.
Mia moglie sembra riprendersi, la lasciano libera e lei si alza.
“Bastardi schifosi, ve la farò pagare” sibila e cerca il suo vestito.
“Dove cazzo credi di andare, puttana” la aggredisce Michele,
“non abbiamo ancora finito con te”.
Sento la testa girarmi ed un forte senso di nausea prendermi la stomaco.
Stefania è stata sbattuta di nuovo sul materasso ed obbligata a spompinare Mauro; la scena si ripete con Raffaele, Paolo e Michele.
Mia moglie ha il viso pieno di sborra: lo sperma le cola sulle tette e sul ventre: è irriconoscibile.
I ragazzi hanno perso completamente il controllo: con le mani continuano a toccarla, infilandole le dita nel buco del culo e nella vagina, mentre i capezzoli sono duri per la tensione e le continue palpate.
Dopo un’altra ora di sevizie durante la quale la violentano e sodomizzano ripetutamente, i ragazzi si rivestono e se ne vanno.
Stefania è stesa sul materasso, nuda, sporca ed esausta.
Vergognosamente, mi allontano e ritorno alla villetta.
Verso le quattro del mattino rientra: la sento che si lava, in bagno.
Fingo di dormire e lei si stende sul letto e si addormenta.
L’indomani, ci svegliamo tardi: vedo sul suo viso le tracce della nottata furibonda:
Stefania accampa una improbabile indigestione.
Andiamo alla spiaggia: i ragazzi non ci sono e non si vedono neanche nel pomeriggio.
La sera scendiamo in paese e lancio un’occhiata alle copie esposte del quotidiano locale, giusto per leggere qualcosa: resto tramortito.
“Quattro ragazzi di Varese muoiono bruciati vivi in una tenda al campeggio “Sole e Luna”.
Una tanica di benzina che inspiegabilmente si trovava vicino alla loro tenda ne ha determinato la tragica fine”.
Stefania guarda il giornale senza alcuna sorpresa:
“Poveracci, che disgrazia” e si allontana. FINE

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