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Sulla Cresta dell’Onda

Sono da poco rientrata dalle ferie estive, e voglio raccontarvi qualche nuova esperienza di questa estate.
Io e il mio ragazzo abbiamo deciso di trascorrere la fine del mese di luglio e parte dell’inizio di agosto su una barca a vela.
Non avendola l’abbiamo affittata insieme ad altre 3 coppie di amici.
Il giro è quello solito del mar tirreno, Ponza, Capri, Ischia, Panarea, e ritorno.
Io non ero entusiasta dell’idea, le barche mi piace guardarle, ma l’idea di doverci stare per tanti giorni non mi affascinava affatto, ma per accontentare il mio lui e gli altri amici non ho fatto problemi. Il giorno della partenza è stato molto carino, ci siamo presentati tutti al porto di Fiumicino, con bagagli essenziali, come ci era stato detto, e abbiamo incontrato sulla banchina lo skipper e il marinaio che ci avrebbero accompagnato per tutto il viaggio,
Lo skipper si chiamava Raul , alto moro capelli lunghi e un fisico imponente. L’altro era più bassino capelli cortissimi e si chiamava Rino. Erano entrambi toscani molto simpatici, e ci portarono subito a bordo a vedere la barca, e a darci delle spiegazioni sul comportamento marinaresco.
La barca era molto bella, tutta in teak tante vele e tanti attrezzi di cui ignoravo l’esistenza.
Raul ci portò subito a vedere la cambusa e le nostre cabine. Erano piccole ma con vari optional interessanti, dopo quattro chiacchiere e presentazioni varie, lo skipper diede inizio alla nostra crociera.
Era una splendida giornata e il mare non dava affatto problemi, alla barca ci pensavano i marinai e noi eravamo prima in cambusa a parlare, e poi sul solarium.
Si capì subito che occorreva molto spirito di sacrificio, infatti gli spazi erano limitati e occorreva stare sempre a contatto l’uno con l’altro.
Anche il bagno era soltanto uno e ciò si capiva avrebbe creato qualche problemino, anche se Raul ci fece capire che non dovevamo formalizzarci e per i piccoli bisogni dovevamo fare a mare e anche la doccia era esterna.
Il viaggio procedeva bene e la prima tappa dopo qualche ora di navigazione fu Ponza e le sue piccole isolette. C’era un mare fantastico, ci facemmo un bagno stupendo tutti assieme, mentre Rino ci osservava dall’alto e teneva a bada la barca.
La sera decidemmo di restare a Ponza, scendemmo per fare un giretto dell’isola, mangiammo qualcosa al ristorante in piazzetta, e poi rientrammo nelle nostre cabine.
Lì nacquero i primi problemi, infatti non essendo abituata sembrava che tutto si muovesse, il dondolio del mare creava una strana sensazione. Raul passò per tutte le cabine per tranquillizzarci, dicendoci che il mare era piattissimo, figuriamoci cosa sarebbe accaduto se fosse stato mosso.
Comunque col passare dei minuti ci cominciammo ad abituare.
Un’altra caratteristica della barca è che le cabine non sono molto insonorizzate, e infatti io e Marco sentivamo benissimo i gemiti che provenivano dalle cabine dei nostri amici. Si stavano dando da fare. Dopo qualche risata, decidemmo di prepararci per la nottata. Io indossai una camicia a maniche lunghe di Marco, con delle mutandine, mentre il mio lui solo con i boxer.
Per inaugurare la cabina anche noi facemmo un po’ di sesso, ma più per prova che per vero eccitamento. Infatti eravamo molto stanchi dalla giornata in mare.
Durò dieci minuti preliminari compresi, poi per non andare in bagno a pulirmi, e quindi uscire dalla cabina, il bagno era infatti alla fine del corridoio, preferii farmi venire in bocca e bere tutta la sborra del mio lui.
Subito dopo ci addormentammo.
Al mattino la sveglia era sul presto, alle sette eravamo gia tutti in cambusa per la colazione. Raul ci aveva fatto navigare tutta la notte per farci avvicinare a Capri dove avremmo sostato qualche giorno.
Raul ci prese subito in giro dicendo che dalle cabine, in nottata arrivavano strani rumori, e che dovevano andarci piano e aver rispetto per lui che in cabina aveva solo Rino.
Ci furono molte risate e cominciammo a conoscerci meglio.
Le giornate andavano avanti bene. La privacy era ormai sparita, e spesso ci ritrovavamo mezze nude dinanzi a tutti gli altri. Ho anche imparato a fare pipi seduta sul bordo della barca.
Stavamo veramente divertendoci.
Le difficoltà cominciarono con l’avvicinamento alla Sicilia.
Il tempo si modificò e per la nottata si preannunciava una piccola tempesta. Eravamo in alto mare e quindi non avevamo molte possibilità di arrivare in qualche porto per evitare la pioggia.
Raul fu molto carino, ci tranquillizzò, e ci disse come comportarci in caso di tempesta. Saremmo dovuti rimanere in cabina, e che avrebbero pensato a tutto lui e Rino. Essendo impreparati noi avremmo creato soltanto impaccio.
Verso l’una di notte la pioggia cominciò a scendere copiosa assieme ad un vento fortissimo, ci chiudemmo nelle nostre cabine. Sentivamo rumori fortissimi e la barca ondeggiava in maniera incredibile.
Poiché i guai non arrivano mai soli, nello stesso momento saltò anche il bagno. Si otturò tutto, e Raul ci disse che le pompe di aspirazioni erano imprendibili in quel momento e che avremmo dovuto aspettare il mattino che entravamo in qualche porto per risolvere il problema.
In cabina eravamo un po’ tutti preoccupati per il maltempo, e fu infatti anche l’unica sera che dalle camere non giungeva il rumore del sesso.
Io e Marco nonostante la pioggia e il vento ci abbracciammo e tentammo di dormire.
Marco ci riuscì mentre io avevo un po’ di nausea e rimasi a guardare il soffitto in legno della cabina per un bel po’ di tempo.
Erano ormai le tre quando avevo bisogno urgente del bagno. La sera avevamo bevuto abbastanza e adesso mi occorreva fare pipì.
Uscì dalla cabina, senza svegliare Marco e mi diressi verso il bagno. La situazione metereologica era migliorata, si sentiva solo una fitta pioggia ma il vento sembrava diminuito. Il bagno purtroppo era chiuso, l’unica possibilità era salire per farla fuori ma mi sembrava troppo pericoloso.
Guardai sulla scaletta che portava all’esterno della barca e vidi che Raul si stava dando molto da fare per gestire la difficile situazione .
Appena mi vide scese verso di me, chiedendomi come mai ero uscita dalla cabina, e alla mia risposta scoppiò a ridere.
Disse che le cose andavano meglio ma era impossibile intervenire con le pompe per riparare il bagno e che anche l’andare fuori poteva essere pericoloso, bastava pochissimo per scivolare e andare in acqua.
Rimanemmo li a parlare per dieci minuti. Ci conoscemmo meglio, lui era molto interessante, era davvero un bel tipo.
Io indossavo solo la mia camicia e sotto un paio di mutandine molto piccole. Anche se c’era penombra vedevo che lui mi osservava abbastanza eccitato, anche perché la camicia bianca metteva in mostra le mie tette, e per lui era ormai una settimana che non toccava donna, o almeno mi veniva da pensare.
In quel momento però non ero presa dal sesso ma molto di più dal bisogno di fare pipì.
Raul lo capì e mi disse di salire con lui e di mantenermi forte .
Uscimmo all’aperto e la pioggia era diminuita, ma si scivolava moltissimo. Mi disse che mi sarei dovuta sedere sul bordo della barca per farla fuori, ma sempre mantenendomi a lui, infatti l’acqua e il vento avrebbero potuto farmi scivolare in mare.
Fu imbarazzante, mi accovacciai sul bordo e con una mano tenevo il polso di Raul e con l’altra cercavo di spostarmi il perizoma per farla.
Era impossibile l’equilibrio era precario, cosi dovetti alzarmi in piedi e togliermi il perizoma, tutto davanti a Raul che se la rideva. La camicia era ormai inzuppata e completamente trasparente, e da sotto il bianco della camicia si notava il nero della figa. Costretta dagli eventi mi abbassai e chiedendo a lui di chiudere gli occhi incominciai a fare pipì in acqua. Fu una vera liberazione.
Ancora con le mutandine in mano stavo andando velocemente verso le scale, ringraziando Raul dell’aiuto. Questi ringraziò me del bello spettacolo, dicendomi che in cabina mi avrebbe pensato……
Contemporaneamente avvicinò la sua bocca alla mia. Presa dall’eccitazione lo baciai immediatamente.
Le sue mani frugavano la mia figa nuda e bagnata. Anche la camicia cadde. Chiuse la porta che conduceva alle cabine, e mi strinse forte.
Mi abbassò in modo che la mia bocca fosse all’altezza del suo cazzo. Lo tirai fuori e ci giocai, prima con le mani poi con la lingua. Lo slinguazzai tutto e divenne durissimo. A quel punto lo presi tutto in bocca e andando avanti e indietro gli feci un bel pompino. Causa l’astinenza la sua sborra mi venne subito in bocca, cercai di sputare per non ingoiare ma era tantissima. Sciacquatami con l’acqua che era sul teak della barca cervavo di ricompormi, ma Raul mi teneva stretta, voleva ancora qualcosa.
Il suo cazzo ricominciava a dare segni di vita, e mi teneva abbracciata da dietro, con la sua verga appoggiata sul mio culetto. Mi baciava sul collo mentre le sue mani toccavano la mia figa ormai bagnatissima. Fu in quel momento che dall’ombra, dalla prua della barca arrivò Rino tutto bagnato, era stato sotto l’acqua per varie ore a regolare le vele.
Non lo avevo visto sino a quel momento ma lui invece si. Rimasi di ghiaccio, ma Raul continuava come se niente fosse e anche Rino si avvicinò a noi.
Mentre Raul continuava a toccarmi da dietro Rino si avvicinò davanti e toccava le mie tette. Gli piacquero tanto e cominciò ad eccitarsi.
Raul, col cazzo ritornato in forma si sedette a terra con le gambe aperte, e mi fece abbassare su di lui. La mia figa non fece resistenza e sedendomi il cazzo entrò subito in me.
Con i piedi appoggiati sul legno mi alzavo e mi abbassavo mentre all’altezza della mia bocca c’era il cazzo di Rino. Si stava segando guardando la scena, poi lo avvicinò a me. Lo presi con le mani mentre continuavo il movimento per scopare il mio skipper.
Iniziai un nuovo pompino, mentre dalla mia figa scendeva tutto il mio piacere.
La figa cominciò a scaldarsi, e i gemiti mi impedivano di pompare al meglio Rino, volevo farlo venire subito per continuare al meglio la scopata. Ma ormai i piaceri erano all’unisono e quasi contemporaneamente il cazzo in bocca sborrò mentre quello in figa mi faceva raggiungere l’orgasmo, sentivo anche Raul pronto, tolsi il cazzo di Rino, e inginocchiandomi presi a ripompare Raul per farlo venire, ancora una sborrata fortissima, sentì gli schizzi ovunque.
Stando in ginocchio sentivo che l’altro mi toccava il culo, cercava di forzarlo con le sue dita. Lo fermai mi sciacquai di nuovo, presi entrambi i cazzi in mano, erano abbastanza moscetti, gli regalai le ultime leccatine e li salutai.
Ma Rino non era soddisfatto, mi voleva anche lui, cerco di farmi piegare in avanti, mentre le sue mani palpavano il mio culo, e le dita lo violavano.
Istintivamente mi inarcai in avanti, con le mani mi mantenevo ai raggi del piccolo timone, mentre mi prudeva sempre più il buchetto. Rino continuava a toccarlo e con il suo dito medio mi penetrava delicatamente. Poi lo tolse, stavo per rialzarmi, quando sentì il suo cazzo sostituirsi al dito. Mi piegai ancora di più in avanti, mentre Rino con i suoi movimenti riuscì a farlo entrare. Poche volte concedo il mio culetto, ma quella sera ero eccitata, e la pioggia e il vento aumentavano la mia voglia.
Cominciò a muoverlo lentamente, e pian piano riuscì a metterlo quasi tutto dentro. Mi sembrava di esplodere, cominciai a godere e a strillare, non pensavo in quel momento che potevano ascoltarmi, andammo avanti per interminabili minuti, dopodichè i colpi aumentarono d’intensità, e sentì la sua sborra invadere il mio interno, lui si staccò da me e dal culo scendevano gocce di sperma. Rimasi in quella posizione ancora per qualche attimo, ero estasiata mi sentivo piena di sborra.
Non potendo andare in bagno, mi lavai con la doccia di bordo e tutta bagnata riscesi in cabina. Marco dormiva ancora, ed io mi appoggiai al suo fianco e mi godetti il meritato riposo. FINE

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