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copertina racconto erotico

Tema: l’esibizione

Mentre io preparavo i caffè, Franco le aveva chiesto:
“allora, sei pronta? ”
“sì, ho un po’ paura, ma sono pronta, ormai l’ho promesso. ”
“ok, adesso facciamo l’estrazione allora. Giorgio, dove abbiamo messo l’urna? ” domandava a me che arrivavo dalla cucina coi caffè fumanti.
Ho posato i tre caffè in tavola, ho aperto il cassetto del mobile e ho tirato fuori la scatoletta di cartone che avevo preparato nel pomeriggio insieme a Franco. Dentro avevamo ripiegato una decina di bigliettini in modo che non si leggesse cosa ci avevamo scritto. Su ogni bigliettino c’era un ‘temà a cui sarebbe stata dedicata la serata: quello che veniva estratto si doveva fare. Era un gioco che ci eravamo inventati qualche sera prima tutti e tre insieme, e lì dentro c’era un pomeriggio di ‘lavorò mio e di Franco.
“Ecco qua il parto delle nostre menti malate. Guarda che ci siamo messi di impegno, perciò cerca di apprezzare”, dissi posando la scatola sul tavolo apparecchiato.
“ok ok, ora vediamo. – Aveva infilato la mano nella scatola – oddio, sono un po’ preoccupata”
“dai Martina, niente che non ti possa piacere, lo sai” – l’avevo incoraggiata.
“sì lo so, ma voi due insieme mi fate paura”, aveva detto, stuzzicando il nostro spirito di coalizione ai suoi danni. Poi aveva estratto uno dei bigliettino: “L’esibizione. Dio mio, che cav…”
“dai, leggi, non fare tutte queste storie”, incalzava Franco, piuttosto sulle spine.
“L’esibizione è il tema della serata. Dovrai seguire le istruzioni che ti saranno date volta per volta, mettendole in atto senza sottrarti… e se non dovessi accettare? “, ci domandava, più per non dare l’impressione di apprezzare subito, che per vero interesse alla risposta.
“Bè Martina, lo sai – rispondeva Franco – se non accetti, allora ti tocca un mese intero senza gioco”.
“oddio no, siete dei bastardi, ecco cosa siete. Ma tanto io accetto, che vi credete! ? ”
Avevamo riso, fugando il piccolo dubbio che per qualche strana ragione stasera davvero non le andasse di giocare.
“Allora ragazzi, da dove si comincia? ”
“Dunque, amore mio – avevo iniziato io, guardando mia moglie con aria di sfida – adesso andiamo a scegliere qualche vestito che faccia al caso nostro, e poi cominciamo. Franco, che ne dici, gonna o pantalone? ”
“Me lo domandi? Per caso vuoi tenere coperte quelle gambe da favola, proprio questa sera? Gonna, gonna! ”
“Scusate, maialini miei, posso dire la mia o no? ”
“no che non puoi. Forse non ci siamo spiegati come si deve, ma il gioco consiste nel fatto che tu devi fare quello che ti diciamo, dall’inizio alla fine, e fin nei più piccoli dettagli. Fai conto di essere una marionetta nelle nostre mani: sulla scena ci sei tu, ma i fili li tiriamo noi, ok? ”
“nessuna iniziativa? ”
“nessuna. Una sera senza pensare. L’unico tuo pensiero è eseguire senza farti troppe domande… né troppi scrupoli. ”
“mmm, niente pensieri? Proviamo, non vi assicuro nulla però! ”
“bè – era intervenuto Franco – sai qual è la penitenza, se non stai ai patti…”
“no no, ci sto eccome. Allora, cominciamo: gonna, quale gonna? Ditemi voi. ” – domandava aprendo l’armadio e sfogliando le gonne.
“mmm, vediamo… questa non è male” disse Franco estraendone una nera non molto corta, ma con due ampi spacchi davanti e dietro.
“ok, ottima scelta Franco. Ora io scelgo il sopra, direi… un maglioncino leggero con la cerniera, ce l’hai? ”
“questo? ” – domandava Martina tirando fuori un maglia celeste di cotone a coste con doppia cerniera, di quelle che si aprono sia dall’alto che dal basso.
“mmm, non sembra male – commentava Franco – facciamo una prova và”
Martina si era tolta lentamente la maglietta e i jeans, restando in mutande, e poi si era infilata prima il maglione e poi la gonna nera. Franco aveva fischiato in segno di apprezzamento.
“ok, ora scegli tu dei sandali adatti, purché siano molto sexy. ” l’avevo invitata, e lei era tornata dopo poco con un paio di sandalini neri tutti aperti con due soli lacci sul davanti, e tacco di circa 5 centimetri: “che ne dite? ”
“magnifico! “, dissi, e poi guardando Franco “e con l’intimo come la mettiamo? ”
“lo mettiamo? ” rispose facendomi il verso.
“ma…”, cercò di intervenire lei.
“zitta, sta a noi decidere. Io direi di sì, un perizoma minuscolo lo metterei. E niente reggiseno. ”
“ok, concordo”, disse Franco.
E con aria un po’ sollevata Martina estrasse dal cassetto un perizoma bianco piuttosto sgambato, indossandolo sotto la gonna.
“Ti piaci Martina? “, chiedevo io.
“Mi sento molto figa devo dire. ”
“Bene, allora andiamo”, disse Franco. E scendemmo in strada.
In macchina Martina si accomodò sul sedile posteriore, baciando e accarezzando un po’ me e un po’ Franco, finché arrivammo ad una birreria dove non eravamo mai stati insieme, ma soltanto io ed il mio amico qualche sera prima per un ‘sopralluogò. Era un posto senza troppe pretese, ma pulito e con gente a posto. La musica un po’ alta e diversi tipi di birra alla spina.
Ci sedemmo ad un tavolo tondo prendendo tre sgabelli: io e Franco ai lati, Martina al centro. Fece molta attenzione nel sedersi, perché la posizione era scomoda, e gli spacchi della gonna rischiavano di mostrare più di quanto lei non volesse. Vedendo la sua accortezza nel sedersi, Franco le disse:
“Via Martina, rilassati, non avrai paura di mostrarti per caso? “, e allo sguardo un po’ perplesso di lei aveva continuato:
“Il tema di stasera è l’esibizione, quindi non fare troppo la pudica. ”
Avevo visto Martina un po’ divertita, ma in parte anche turbata, perché sembrava che solo ora capisse davvero in che direzione ci saremmo mossi.
Ordinammo tre birre medie, senza consultare Martina, perché anche questo faceva parte del gioco. Sapevamo fin troppo bene che la birra è un ottimo modo per farla sciogliere un po’.
Dopo averne sorseggiata un po’ chiacchierando del più e del meno, vedemmo che Martina cominciava a sembrare a suo agio. Aveva iniziato a guardarsi intorno, a studiare i ragazzi seduti agli altri tavoli e a rilassarsi.
“Bene, Giorgio, direi che prima che Martina si faccia venire strane idee, dobbiamo procedere con i lavori. Tu che ne dici di quel tizio lì al tavolo all’angolo? ”
Martina ci guardò allibita, prima uno e poi l’altro, ma noi facemmo finta di non vedere.
“mmm, aria un po’ troppo porca secondo me. Io propenderei per quel tizio moro alle tue spalle. L’ho già visto entrando, e so che a Martina può piacere. Facciamole almeno questo favore, anche se non sta a lei decidere. ”
Sentite queste parole Martina non aveva resistito alla curiosità e si era voltata, incrociando lo sguardo del tizio in questione e del suo amico, che probabilmente avevano capito che si parlava di loro. Si era voltata subito verso di me:
“Scusa Giorgio, quale dei due sarebbe… il mio tipo? ”
“Bè, secondo me il moro, quello a sinistra. ”
Aveva taciuto per un attimo, e poi passandosi la mano fra i capelli aveva detto “bastardo, mi conosci fin troppo bene! ”
“Eh eh, che ti dicevo Franco? ”
“Ok, vada allora per il moro alle mie spalle. ”
“Scusate – interruppe Martina – che significa questo? ”
“Ogni cosa a suo tempo, stai tranquilla. Franco, comincia tu, dai. ”
“Io? – domandò guardandomi – ok. Allora Martina, ecco mister X – disse ridendo lui stesso della sua definizione – Stai bene a sentire. Il tema di questa sera è l’esibizione, lo sai, quindi cerchiamo di non… andare fuori tema, sai cosa intendo. ”
“dimmi, forza”, spronava lei, non facendo caso alle sue allusioni.
“bene. Allora, ti ha già notata mister X? ”
“bè, credo di sì, mi ha beccato quando mi sono voltata, porca puttana, colpa sua! “, disse dandomi una sberla leggera dietro la testa.
“ok. Tu Giorgio tieni d’occhio che succede alle mie spalle: se i due parlano, se commentano… tutto insomma. ”
“ok capo”, assicuravo io sorridendo.
“Cominciamo. Innanzitutto cerca di metterti un po’ a tuo agio, siediti come si deve su quello sgabello, e non startene lì in punta. Insomma, fagli un po’ vedere che bella figliola che sei! ”
Martina aveva fatto di sì con la testa, poi si era appoggiata con le mani sullo sgabello tirandosi su e appoggiando le scarpe al ferro. Aveva sorseggiato un po’ di birra e poi sorridendo a me che stavo dalla parte opposta, aveva accavallato le gambe. Questo movimento aveva fatto salire la gonna abbastanza in alto, aprendosi soprattutto in mezzo in direzione dello spacco.
“Bene, direi un 6, 6 e mezzo per ora” – giudicava Franco guardandola negli occhi.
“Solo 6 e mezzo? ” – domandava incredula, e continuava il suo gioco. Aveva buttato la testa all’indietro sistemandosi i capelli, e ora faceva girare lo sgabello verso i due ragazzi al tavolo. Poi, facendo finta di parlare e ridere con noi, lasciò cadere un sandalo per terra e cominciò ad accarezzarsi una gamba, piano piano dal ginocchio fino a scendere al piede. In quel modo offriva anche una vista sulla sua scollatura. Io e Franco cominciammo ad eccitarci, capendo che Martina stava entrando nella parte. Nel frattempo le davamo corda, facendo finta di chiacchierare dei fatti nostri, ma in realtà commentando quello che succedeva ed incoraggiandola a continuare.
“Che ne dite, come sto andando? ”
“Bene, bene, direi che siamo intorno all’8, stai migliorando. Continua pure. ” La invitò Franco.
“Continuo? Siete sicuri? ”
“Certo, mi sembra che mostrino un certo interesse”, confermavo io. In effetti vedevo che i due ragazzi si erano un po’ distratti dalla loro conversazione, e sbirciavano sempre più spesso le gambe di mia moglie.
“Oohhh, ragazzi, quanto ho bevuto” – riattaccò a recitare lei, e stirando le braccia verso l’alto fece alzare il maglioncino fino a scoprirle un bel po’ di pancia sopra l’ombelico “mi sta pure venendo caldo, con tutta quella birra. ”
“bè, spogliati allora”, spingeva Franco.
“ok”, rispose in tono scherzoso, e fece il gesto di slacciarsi la cerniera del maglioncino. Cosa che non fece, ma la abbassò abbastanza perché gli occhi dei due potessero sbirciarci dentro. Poi, per attirare l’attenzione un po’ di più, cominciò ad accarezzarsi il collo per qualche istante, come a dire “guardatemi”. I due cominciarono a tenere fissi gli occhi su di lei, e a fare qualche risolino. Ho imparato a riconoscere che questa è una reazione abbastanza normale in questi casi, quando i malcapitati non riescono a capire perché una ragazza accompagnata si metta così in mostra. So anche che è buon segno. Riferii la cosa ai miei due soci, e questo incoraggiò ulteriormente mia moglie, che prese il ciondolo che aveva al collo e se lo mise in bocca. Poi, con uno sguardo che avrebbe sciolto chiunque, si voltò e guardò dritta negli occhi mister X, che ricambiò per un istante.
“Colpito e affondato! ” – disse voltandosi verso di me, e ridendo soddisfatta.
“Porca puttana, ci credo, io manca poco vengo, figurati lui! ”
“ok, allora possiamo… continuare? ” teneva il passo Franco, che non si accontentava certo di questo gioco di sguardi. Franco è un tipo molto concreto.
“Continuiamo”, rispose Martina con fare deciso: “ai tuoi ordini! ”
“Ok – riprese Franco – Adesso fai vedere a questi due che bel perizoma che porti. ”
Io credevo che questo fosse troppo per Martina, e che potesse mollarci lì come due scemi, ma vidi che lei eseguì l’ordine di Franco senza esitazione: aveva davvero abbandonato le sue reticenze ed era entrata completamente nella parte. Scavallò le gambe, girò lo sgabello esattamente di fronte ai due e poi, con la scusa di rindossare il sandalo che si era tolto e che era finito un po’ più in là, si appoggiò di nuovo con le mani sullo sgabello e tese le gambe per scendere. Nel fare questo le divaricò un po’ più del necessario, facendo in modo che durante tutta questa manovra i due potessero sbirciare sotto la gonna a loro piacimento. Poi infilò il sandalo, si aggiustò la gonna e risalì sullo sgabello.
“Sono un po’ pallidi, staranno bene? ” riferivo io, in qualità di osservatore.
“vado a fargli la respirazione bocca a bocca? ” scherzò lei.
“A quale dei due? ”
“Mah, come volete – ci guardò – anche a tutti e due, se si può fare del bene…”
Io e Franco ci guardammo un po’ allibiti. Anche se questi giochi non erano nuovi per noi, Martina trovava sempre il modo di superarci in fantasia, una volta che si fosse sciolta. Io a questa frase ebbi un’improvvisa erezione, e credo anche Franco, a giudicare dal suo sguardo allibito. Poi lei si voltò verso il secondo ragazzo con uno sguardo fugace, e subito dopo bevve un sorso dal bicchiere di Franco e uno dal mio. Il messaggio mi sembrò fin troppo chiaro.
Franco dopo poco si riprese:
“Allora, ricapitoliamo. Adesso i nostri due amici dovrebbero avere un quadretto completo, no? Hanno visto tutte le tue grazie, sanno come sei acconciata anche di sotto, o mi sbaglio? E sanno anche che non sei uno stinco di santo. ”
“Assolutamente sì, ho sentito i loro sguardi dentro le mie mutande poco fa. ” Fece una pausa e poi aggiunse “sono tutta bagnata porca miseria! “.
Io e Franco ci scambiammo un altro sguardo inebetito.
“ok, allora adesso Martina osiamo tutto quello che si può osare in un locale come questo. ”
“Più di così? ” chiese stupita lei.
“bè certo, mica penserai di cavartela così! ”
“no ma…”
“ecco, allora stai a sentire. Adesso fai esattamente quello che ti dico. ”
“ok. ”
“ora, finisci la tua birra…”
lei prese il bicchiere.
“aspetta aspetta, prima ascolta tutto. Finisci il tuo boccale, e dando l’ultimo sorso vedi di sbrodolarti un po’ sul collo. Non fare casino, ma cerca di farne uscire un po’ sulla bocca e sul mento…”
Io ascoltavo un po’ stupito della fantasia di Franco, ma stavo zitto perché vedevo Martina molto concentrata, come se prendesse appunti.
“Poi prendi il tovagliolo e ti pulisci, ma nel fare questo cerca di abbondare un po’ nella scollatura. Anche se non ti sei sbrodolata fin lì, tu asciugati fin dove ti sembra… lecito, diciamo. ”
Martina annuiva.
“Fatto questo, scendi dallo sgabello, in modo magari un po’ porcello che non fa mai male, e vai in bagno”.
“bè, questo è facile…”
“Aspetta. In bagno ti chiudi dentro, ti togli il perizoma e lo metti nella borsetta”. Martina non fece una piega, e anche questo mi stupì moltissimo. “Poi voglio che torni di qui e riprendi il tuo posto sullo sgabello. Ma nel fare questo devi fare vedere a loro quello che hai combinato. ”
“C… cioè? ” domandò lei, che non si aspettava questa trovata.
“Cioè gli fai vedere che te lo sei tolto, capito? Allarghi bene le tue gambe, e se non sono fessi lo vedono. Voglio che me li fai svenire”.
“Certo che lo vedono, ma io…”
“ah, ah, Martina, i patti sono patti – ero intervenuto a dare man forte a Franco – quello che noi chiediamo tu devi eseguire. Gli ordini sono ordini. ”
“Va bene, ma voi siete e restate due grandissimi maiali! ”
“Certo, chi ha mai detto il contrario? – riprese Franco – ma a te piace così, no? Ascolta un’altra cosa. Potrebbe darsi che uno di questi due tenti un approccio con te. Se succede, tu non gli devi dire niente del nostro gioco: fai finta di niente e ti comporti come ti viene. ”
“ok”.
“è tutto. ”
“Ora io vado, ma voi ordinatemi un’altra birra, che ho bisogno di stordirmi”, disse, e cominciò la sua performance.
Afferrò il boccale di birra, ma prima di bere prese Franco dalla nuca e gli diede un bacio sulla bocca. La cosa non era prevista, ma non fece certo dispiacere né a me né tantomeno a Franco, anche se lui tentò di dissimulare l’eccitazione della sorpresa.
Poi Martina bevve dal boccale: prima un sorso, poi, quando rimase solo un dito di birra, fece finta di bere ma vidi chiaramente che non aprì nemmeno la bocca, sbrodolandosi più di quanto lei stessa non avesse calcolato. Il liquido le andò sulla bocca e sul mento, colandole lungo il collo e infilandosi rapidamente nella scollatura. Io e Franco prendemmo d’istinto due tovaglioli e glieli porgemmo, e lei iniziò a ridere e ad asciugarsi. La cosa non era affatto artificiale, perché in effetti si sporcò parecchio. Perciò vidi che ne approfittò per abbassare ancora un po’ la cerniera del maglioncino, e per passarsi il tovagliolo nella scollatura, ormai aperta ai limiti della decenza. La cosa più eccitante fu che un po’ di birra le scese lungo la scollatura fino all’ombelico, così prese rapidamente un altro tovagliolo e si asciugò anche la pancia, scostando con una mano il maglioncino dalla pelle ed arrivando a passarselo fra i seni. Questo spettacolo fuori programma attirò non solo lo sguardo dei due ragazzi al tavolo, ma anche l’attenzione di altri clienti intorno a noi, che ammiravano mia moglie mentre si esibiva – questa volta sì – in un pezzo carico di un certo erotismo. Accortasi dell’attenzione degli altri clienti, facendo finta di essersi innervosita per essersi sbrodolata, indugiò con il fazzolettino sulla pancia e sul collo per istanti interminabili. I due al tavolino rimasero inebetiti, ed il loro sguardo non si staccò neanche per un attimo da mia moglie, incuranti del fatto che io a mia volta li stavo guardando.
“porca puttana che maialata! ” fu la prima cosa che riuscì a dire Franco.
“questo è solo l’inizio, no? ” replicò lei, che appallottolò i tovaglioli sul tavolino, attese un attimo che gli altri clienti tornassero ai fatti loro, e poi scese dallo sgabello. Nel fare questo praticamente replicò quello che aveva fatto qualche minuto prima, ma questa volta allargando le gambe un po’ di più, in modo che i due vedessero ancora più chiaramente il suo intimo bianco. Rimase un attimo in piedi, facendoci ammirare lo spettacolo di quel maglioncino che ormai copriva quasi soltanto i seni, essendo stato aperto sia dall’alto che dal basso, e la sua scollatura ancora un po’ umida di birra, poi prese la borsetta e andò verso il bagno. Siccome la porta del bagno era poco distante sia da noi che dal tavolo dei due ragazzi, per arrivarci passò alle spalle del ragazzo moro, e nel fare questo incrociò di nuovo lo sguardo dell’amico, che la osservava rapito.
Io e Franco approfittammo della sua assenza per ordinare altre tre birre e per commentare l’accaduto. Entrambi non riuscivamo a credere a quello che era successo: in fin dei conti per Martina quella era una delle prime ‘esperienzè, e si era comportata come se non avesse fatto altro nei precedenti 30 anni di vita. Stavamo discutendo sul da farsi, quando mi accorsi che il moro si era alzato ed andava chiaramente verso il bagno. Evidentemente i richiami di mia moglie erano stati assai convincenti. Io mi preoccupai un po’ di quello che poteva succedere, ma mi sforzai di restare seduto. Il ragazzo moro la aspettò nello spazio comune a uomini e donne, e quando lei uscì dalla parte riservata alle donne le si piazzò davanti:
“ciao…” disse lei un po’ sorpresa quando se lo vide che le sbarrava la strada.
“ciao. Volevo dirti che… insomma ringraziarti per il tuo spettacolo. ”
“che… quale spettacolo? ”
Al che lui senza dire nulla l’aveva stretta contro il muro e l’aveva baciata sulla bocca, premendola con il bacino per farle sentire il suo affare.
Lei non si era sottratta, ma anzi dopo poco aveva cominciato ad accarezzarlo sulla testa e sulle spalle, scendendo lentamente verso il culo e tirandoselo a lei. Lui aveva fatto lo stesso, e ora si insinuava sotto la sua gonna, salendo verso l’alto. A questo punto Martina, un po’ per decenza, un po’ per non svelare il gioco, l’aveva fermato, dicendogli “aspetta, aspetta! ”
“cosa aspetto? ”
“stai tranquillo. C’è tempo”, e prese la via dell’uscita.
“Tempo? ”
Lei si era voltata, gli aveva mandato un bacio ed era tornata nel locale.
Tornò verso il nostro tavolo e sedendosi ripetè un’altra volta i movimenti di poco prima, facendo intravedere all’amico seduto al tavolo che là sotto… mancava qualcosa. Lo vedemmo guardare con aria un po’ perplessa. Probabilmente non era sicuro di quel che aveva visto.
Io e Franco cercammo di trattenerci, ma non potemmo fare a meno di domandarle subito che cosa fosse successo nel bagno con quel tizio, anche perché Martina non aveva mai avuto nessun contatto con sconosciuti, ma quei pochi giochi che avevamo fatto fin lì avevano coinvolto solo nostri amici, o amici di Franco.
“Martina cazzo, cosa è successo, tutto bene? ”
“Che c’è Giorgio, qualcosa non va? ” – replicò con aria sbarazzina, e leccandosi le labbra.
“ma…”
“ah tu dici con quel tizio nel bagno? “, era evidente che giocava con la nostra incredulità. “Niente, mi ha solo ficcato un po’ di lingua in corpo, eh eh! ”
“come, scusa, lingua…”
“me lo sono trovato lì, e l’ho baciato, che dovevo fare, poverino! ” e attaccò la seconda birra “però non gli ho detto del nostro segreto. ”
“che segreto? ”
“del perizoma, no? ”
“eh bè scusa, mica potevi dirgli guarda che non ho il perizoma! ”
“no, ma poteva accorgersene, se non gli davo una regolata! ” e ai nostri sguardi interrogativi continuò “insomma mi ha un po’ palpeggiata, che c’è di male? Ma lì no, se no addio gioco. Comunque non dev’essere male…”
“c… cioè? ”
“dico, deve averci un bel cazzo, a quel che ho constatato. Così, un’impressione. Poi vi saprò dire. ”
Noi rimanemmo ancora più senza parole. Io pensai che non solo si era baciato e si era fatta toccare ben bene da quello sconosciuto, ma metteva già in previsione di finirci a letto o qualcosa del genere. Questi pensieri aumentarono ulteriormente il mio livelo di eccitazione.
Breve pausa, poi Franco ‘la Guidà ricominciò.
“Ok Martina, i dettagli a dopo, ora continua. ”
“Scusa Franco, io STO continuando, sei ancora sveglio o sei già a nanna? “. Ormai mia moglie era lanciata, e nessuno di noi due si era accorto che lei se ne stava seduta rivolta dritta verso l’amico al tavolo, aveva fatto cascare i sandali ed ora era lì a piedi nudi, e stava portando un piede sullo sgabello. A quel punto ritornò dal bagno anche il primo ragazzo, giusto in tempo per vedere Martina che si sfilava la cavigliera dal piede e se la portava alla bocca. Questa manovra aveva permesso ai due non solo di indovinare che mia moglie non portava più il perizoma, ma di vederle chiaramente la sua fighetta bionda fradicia di umori. Il movimento era sicuramente molto più spinto del consentito, ma era ‘riservatò ai soli due ragazzi al tavolo, perché da quella posizione lei dava le spalle a tutto il locale.
“dio mio Martina, stasera devi essere impazzita|” commentai io.
“ma come, il gioco non era questo? Io sto semplicemente rispettando i patti. E a proposito, come si continua? “, domandò a Franco.
“va bene, vuoi giocare al rialzo? Eccoti accontentata.. Adesso Martina fai finta di prendere qualcosa dalla borsa e lasci cadere inavvertitamente il tuo perizoma, in modo che i due qui accanto lo notino. Poi…”
“bè Franco – interruppe lei – questo non è possibile. ”
“come, ti ritiri proprio adesso? Non me l’aspettavo! ”
“non è che mi ritiro, è che questa cosa è proprio impossibile. Non ce l’ho più quel perizoma. ”
“gliel’hai dato al tizio? ”
“nooo, sciocchino. è solo che…mi è caduto. ”
“caduto? E dove, scusa? ”
“mi è casualmente caduto sotto al tavolo qui accanto. Se guardi bene dovresti vederlo. ”
“oh madonna”, disse Franco, mentre io sbirciavo il posto dove doveva trovarsi il perizoma. “Guarda Martina che non c’è. “, riportai.
“ah bè Giorgio, allora l’avranno trovato”, disse girandosi e guardando insistentemente sotto al tavolo. Poi incrociò lo sguardo del secondo ragazzo con aria complice, e mi confermò “Sì, mi sa proprio che l’ha trovato. ”
Franco era allibito, forse più di me, visto che quelle che a lui sembravano sfide ormai erano per Martina quasi giochi innocenti e scontati. Nel frattempo continuava a tenere la cavigliera in bocca, succhiandola in modo molto provocante.
“ok Franco – interruppi io prendendo in mano la situazione – qui ci vuole qualcosa che muova un po’ il gioco, così vediamo chi la spunta! ”
Mi accorsi che Martina, finora padrona della situazione nonostante i nostri tentativi di superarla in audacia, mi guardò per la prima volta con aria preoccupata. Anche perché il prossimo passo non poteva che essere piuttosto pesante. Ci scambiammo uno sguardo di sfida.
“Diciamo che il tema di questa sera è stato svolto abbastanza bene, no? Anche se…” mi era venuta improvvisamente un’idea. Mia moglie se ne accorse e fu ancora più preoccupata.
“anche se? “, mi chiese impaziente di togliersi dall’incertezza.
“Ok, ecco il resto del piano. Mi pare evidente che è venuto il momento di coinvolgere l’altro amico. ”
“No scusa Giorgio, i patti prevedevano solo il moro, ricordi? “, obiettò mia moglie.
“Non fare la furbina – replicai io in tono scherzoso – i patti prevedevano che tu non decidi niente, quindi zitta e ascolta”. Ero stato forse troppo duro, ma stavo giocando, e i miei due complici non avevano dubbi. “Adesso vai da quel tizio e gli dici di seguirti nel bagno. ”
“Di nuovo nel bagno? ”
“Sì. Poi te lo porti in un box, e senza dire una parola gli fai un bel pompino! “, dissi, quasi ordinandoglielo.
“ma sei matto? ? ”
Anche Franco mi guardava come se temesse che fosse troppo, ma io continuai senza esitare.
“Sì, non gli dici nulla: lo porti nel bagno, glielo tiri fuori, ti siedi sul water e gli fai un bel pompino, non ti devo spiegare come si fa, no? ”
“n… no…” mi guardava atterrita.
“Dai, non fare quella faccia, è il gioco no? ”
“sì, certo. ”
“ecco, ”
“ma devo…”
“farlo venire? Certo. Poi, fatto questo, a quel punto gli parli, gli dici di darti il loro numero di telefono, e lo avvisi che saranno tuo marito ed il suo amico a telefonargli. Poi gli dici che prendano la macchina e ci seguano. ”
“Che cosa vuoi fare, non facciamo cazzate! “, obiettò lei.
“Niente di pericoloso, stai tranquilla. Ora vai! ”
Non so se perché era convinta, oppure perché era ipnotizzata dalla situazione, fatto sta che si infilò di nuovo la cavigliera e i sandali senza staccare lo sguardo dagli occhi della nuova ‘vittimà, e si alzò. Raggiunse alle spalle il tizio, che non sapeva più come comportarsi, e gli sussurrò “seguimi, non te ne pentirai”.
L’altro, dopo un attimo di titubanza, si alzò e le andò dietro come un cagnolino. Con la porta del bagno ancora aperta vedemmo che lei lo prese per mano e lo trascinò nello spazio delle donne. Io e Franco facemmo finta di niente, ignorando il moro che era rimasto solo al tavolo, e che probabilmente ce l’aveva duro come noi due al pensiero di quello che poco fa era successo a lui, e ora stava succedendo al suo amico in quel bagno.
Dopo una decina di minuti, in cui l’assenza dei due dai tavoli aveva attirato anche l’attenzione di alcuni clienti e della cameriera che ci aveva serviti, la vedemmo tornare. “ok ragazzi, possiamo andare ora? “, disse abbracciando Franco alle spalle.
“ok, andiamo”, replicò lui, rimandando a dopo le domande.
Quando mi alzai, mia moglie mi venne accanto e mi infilò una mano nella tasca. Credevo che volesse toccarmelo per vedere se l’idea di lei nel cesso che faceva un pompino a quello sconosciuto mi avesse eccitato. Invece sentii che mi stava bagnando il dorso della mano: quella porca si era sporcata la mano con il liquido del ragazzo, ed ora mi faceva sentire il risultato del suo pompino. Io sbiancai, perché non mi sarei mai aspettato un’iniziativa così spinta da parte sua. Lei mi guardò negli occhi e mi stampò un bacio sulla bocca. Non so se questo fosse perché voleva baciarmi, o servisse anche quello a farmi condividere il suo pompino. Tra l’altro in quell’istante pensai anche a tutti gli altri presenti nel locale, che l’avevano vista baciare Franco, e ora la vedevano baciare me. In più qualcuno aveva sicuramente notato che era stata in bagno prima con uno e poi con l’altro dei ragazzi al tavolo a fianco al nostro. La mia eccitazione andava a mille, e non vedevo l’ora di uscire da quel posto: avevo solo voglia di scoparmela, ma feci un ulteriore sforzo per portare avanti il mio ‘pianò, anche se l’ora era tarda, ed era ormai il caso di fare in fretta.
“Sei una porca”, le dissi senza riuscire a trattenermi appena uscimmo. “Avrai pane per i tuoi denti! ”
“Pane? “, replicò provocatoria.
“‘fanculo”, risposi ridendo.
“Il tema era l’esibizione? E esibizione sia! “, dissi mettendo in modo e vedendo la macchina degli altri due a poca distanza da noi.
“Giusto”, prese la parola Franco salendo dietro con mia moglie. “Ora Martina levati questi vestiti che ti voglio scopare! ”
Lei lanciò davanti sul sedile accanto a me prima i sandali, poi la gonna e infine il maglioncino. Facendo questo stette bene attenta che i due ragazzi dietro di noi seguissero i suoi movimenti. Poi si distese, appoggiando un piede sul pianale posteriore e l’altro sullo schienale del mio sedile, sentii Franco che si slacciava i pantaloni e poi un ansimo profondo di mia moglie: l’aveva penetrata, e ora cominciava a scoparla.
La macchina dietro di noi diede due colpi di flash in segno di apprezzamento, mentre i movimenti dietro di me si facevano sempre più convulsi. Sentivo Franco che le diceva “Martina, sei una grandissima porca, mi hai fatto morire stasera! ”
“Voi due siete dei porci, altro che. Guardate come mi avete ridotta”, disse cominciando a toccarsi il clitoride e ad ansimare più convulsamente.
Arrivammo al parcheggio che portava alla spiaggia, semideserto. Franco, accorgendosi che stavo per fermarmi, e sentendo che Martina stava perdendo la testa, accelerò il ritmo riempiendola di sperma e facendole fare dei gridolini che quasi non venivo anch’io. Mi voltai ad incrociare il suo sguardo nell’attimo culminante, e lei trovò ancora la forza di leccarsi le labbra per coinvolgermi in quel gioco. Poi scesi e raggiunsi gli altri due al finestrino:
“ragazzi, la regola è guardare e non toccare. ” – mi resi conto che avevo detto una cazzata, visto che lei si era fatta già toccare parecchio nel bagno del bar – “dico, adesso. ” Precisai, facendo intendere che sapevo cosa fosse successo. “Godetevelo, ma non rompete le palle. ”
“ok, d’accordo”, accettarono i due. “Ma senti, il marito non si incazza? ” mi domandò il moro facendo segno verso la nostra auto.
“no, non si incazza”, risposi. “E poi il marito sono io”, dissi lasciandoli inebetiti: avevano appena visto scopare mia moglie da un altro davanti ai miei occhi.
A quel punto, visto che in giro non c’era anima viva, facemmo scendere Martina completamente nuda dalla macchina, e le facemmo imboccare il sentiero per la spiaggia. Dietro di lei camminavamo io e Franco, e i due ci seguivano da una certa distanza.
Giunti sulla spiaggia, illuminata dalla luce della luna quasi piena, Martina cominciò a ballare in modo molto sensuale, venendo vicino a me e a Franco che ci eravamo seduti a poca distanza ad ammirare questo nuovo spettacolo. Ballando si avvicinava a noi fino a farci sfiorare il suo culo e la sua fighetta con la bocca, che cercavamo di leccare tirando fuori la lingua, finché ci alzammo e cominciammo a ballare intorno a lei. A quel punto cominciò a spogliarci, slacciando la camicia di Franco e sfilando a me la maglietta. Poi fu la volta dei jeans, e quando rimanemmo entrambi in mutande, abbassò con un colpo quelle di Franco e cominciò a succhiarlo mentre lui se ne stava in piedi, godendosi il secondo pompino che quella bocca faceva questa sera. Io mi chinai sotto di lei e cominciai a leccarle la figa ed il clitoride, mentre vidi che gli altri due si erano piazzati a non più di cinquanta metri da noi. Poi mia moglie si fece cadere sulla spiaggia, offrendomi le sue gambe aperte e invitandomi a penetrarla, tenendo sempre in bocca il membro di Franco. Sdraiandomi sopra di lei vidi che gli altri due ragazzi avevano cominciato a masturbarsi violentemente. Dopo qualche minuto sentii i mugolii di Franco che stava per venire, e appena vidi la bocca di mia moglie riempirsi del suo liquido venni anch’io, mentre lei si tormentava il clitoride con il dito fino a venire poco dopo di noi. Sentimmo uno dei due ragazzi in lontananza commentare a voce alta “sei una gran figa!!! “, . Si rialzarono e si allontanarono, mentre lei se ne stava lì sdraiata alla luce della luna.
Ma quei riflessi bianchi sul suo viso non erano solo raggi di luna. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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