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Theatre, my love

Quella sera si festeggiava il compleanno di Sandra, e noi amici avevamo deciso di andare a teatro a vedere “The importance of being Earnest”, una commedia surreale basata sull’equivoco, incentrato sul nome del protagonista, Ernesto.
In realtà Ernesto non esiste, e la sua identità è presa, per così dire, in prestito, da due cugini, per cercare di conquistare le donne che amano, e da questo scaturiscono un sacco di pasticci molto divertenti.
Eravamo in sei, la mia ragazza, Elisabetta, ed io, Sandra e suo marito Giorgio, Sabrina e Piero, una combriccola di amici intorno ai 25 anni. Io mi chiamo Luca, sono 1. 70 con i capelli castano chiaro, Eli una bionda piccolina e carina.
Era il 13 dicembre, il clima era molto rigido ma limpido a Milano, ed eravamo tutti vestiti eleganti, sotto i cappotti che ci proteggevano dalle sferzate di un venticello tagliente.
Prima dello spettacolo, c’eravamo fermati in un locale per bere un aperitivo e, ad un certo punto, mi sono alzato per andare in bagno ed Eli mi ha seguito: nell’angusto spazio di quella stanzetta, forse un po’ su di giri per quello che avevamo bevuto, abbiamo cominciato a masturbarci vicendevolmente, assaporando avidamente quei momenti fuggevoli.
Le ho slacciato la gonna scozzese, e ho infilato una mano fino a cingere il suo seno, nudo sotto il maglione, poi l’ho accarezzata attraverso il collant. Gliel’ho tirato giù accarezzandole le cosce e la punta del piede destro, poi la mia mano è risalita all’interno delle sue gambe, e ha trovato i suoi slip, bianchi, di un cotone impalpabile, umidi. Finalmente li ho scostati e ho insinuato le dita in una polla calda e profumata, provocandole un ansito.
Lei ha sollevato una gamba appoggiandola sul water, in modo da consentirmi di affondare le dita nella sua vagina e di separare le labbra per stuzzicare la clitoride. Era già fradicia ‘umori, avevo le dita tutte bagnate, mentre lei mi accarezzava attraverso la stoffa.
La stranezza della situazione era tale che stavo per macchiarmi, allora lei mi ha aperto la lampo, ha tirato fuori il mio pene e mi ha masturbato in modo che venissi sulla sua faccia.
Intanto ho accelerato le mie carezze, quasi con violenza, ed il suo respiro affannoso mi ha detto che l’orgasmo stava giungendo precipitosamente.
Le ho coperto la bocca con una mano per cercare di attutire i suoi gemiti, ed alla fine è esplosa sulla mia mano.
Il tutto era durato neanche cinque minuti, e fortunatamente e nessuno si era accorto degli strani rumori che provenivano dal bagno; ci siamo ripuliti e siamo tornati dai nostri amici per mangiare la torta e dare i regali a Sandra.
– Grazie, ragazzi! Me lo metto subito, è bellissimo – ha esclamato vedendo il regalo che le avevamo comperato tutti insieme, un pullover di cachemire aderente di un colore tra il grigio ed il nero – e ora si mangia… vi ho fatto la torta monte bianco (che, per chi non lo sapesse, è fatta con la panna montata, il pan di spagna ed i marron glacé).
Mentre Eli parlava con Sandra, ho mangiato parte della mia torta, scartando parte della panna perché, se è troppa, copre il gusto dei marron glacé
– non la mangi? – mi ha chiesto Sabry – ed io, molto maliziosamente, ho intinto un dito nella panna montata e gliel’ho porto
– aaahm – e si è leccata tutta la panna, succhiando il mio dito.
Mi è venuto in mente un attimo più tardi che era la mano che avevo appena infilato fra le gambe della mia morosa, ancora profumata del suo odore … e anche lei si deve essere accorta di qualcosa, perché ha fatto una faccia strana, come di chi sta cercando di identificare un sapore sfuggente.
Eli, che ha visto, mi ha lanciato un’occhiata di fuoco, ed io ho alzato le spalle come a dire
– ormai… – dopo qualche minuto eravamo finalmente pronti per andare a vedere lo spettacolo.
I nostri posti non erano un gran che, vista la solita cronica mancanza di denaro, sulla balconata, e sembrava che gli artisti fossero solo marionette. Accanto a me c’erano da una parte Eli, dall’altra Sandra, la festeggiata.
Il mio sguardo era attratto dalle sue gambe fasciate da un collant nero, coronate da una minigonna di pelle scamosciata color panna, n’ero come ipnotizzato.
Il contrasto tra i suoi lunghi capelli nerissimi, lisci, la sua pelle lattea, il suo maglioncino scuro… sembrava un fiume di panna e cioccolato, affiancati a formare linee sinuose.
Ad un certo punto la mia mano, come dotata di vita propria, si è avvicinata alle sue cosce, dal di sotto, e l’hanno sfiorate; l’ho vista trasalire, e mi aspettavo da un momento all’altro lo schiaffo che avrebbe posto fine alla mia storia d’amore ed alla mia amicizia con quel gruppo.
Invece lei non ha detto o fatto nulla, anche se il suo sguardo tremava nel riflesso delle luci di scena, poi ha accavallato le gambe, ha messo la giacca sulle gambe, e si è appoggiata con la testa sulla spalla del marito, che sedeva di fianco, asciandomi libero accesso alle sue gambe ed al suo sederino, che, messa così, risaltava come fosse la luna piena.
La mia mano si è posata appena sotto l’orlo della gonna, e poi l’ha fatta risalire di qualche centimetro fino a sentire sotto le dita la sua figa, protetta dal collant ma senza null’altro sotto, e piano piano ho cominciato a toccarla, ad accarezzare quell’albicocca succosa, quel picciolo inturgidito.
Poi il fiore si è dischiuso, e sotto il collant ho visto i petali rosa carico, quasi purpurei, della sua intimità premere come se volessero uscire, mentre le mie dita li chiamavano.
Intravedevo i suoi piedi che si arcuavano sempre di più all’interno delle scarpe Chanel col tacco che portava, fino a che, con un sussulto, ha raggiunto l’orgasmo, che ha rontamente mascherato dando un bacio a Giorgio.
Lui non ha capito, per fortuna, a cosa fosse dovuto quell’improvviso slancio di passione, e l’ha abbracciata, dandole modo di calmare i battiti del suo cuore.
Io ero eccitatissimo, sotto il soprabito piegato che mi copriva i pantaloni, allora ho preso la mano di Eli e l’ho infilata là sotto, con l’altra mi sono slacciato i pantaloni e poi, tenendole la mano, l’ho mossa su e giù sul mio pene, insomma, mi sono fatto una sega con la sua mano.
Sentivo che lei era terrorizzata dal fatto che qualcuno scoprisse cosa stavamo facendo … poi sono venuto, un fiume, e l’ho vista sollevata, rossa sulle guance, ma anche eccitata, l’ho capito da come si è messa a posto le mutandine sotto la gonna, che certo dovevano essersi incuneate tra le labbra, ridotte ad un filo, che se le avessi strizzate avrei potuto lavarmici le mani.
Il secondo atto è passato tranquillo, anche se pensavo: ora mi manca solo Sabrina, che noi segretamente chiamiamo la tigre del ribaltabile, non perché sia una puttanella, ma per come si veste, sempre scollature vertiginose e minigonne. D’altronde è uno splendido spettacolo, è alta come me (senza tacchi) e ha delle gambe che sembrano scolpite.
Avrei proprio voluto sentire sulla lingua il suo sapore, doveva essere dolcissimo.
Peccato che il suo ragazzo probabilmente non sarebbe stato d’accordo, e lo capisco, neanche io lo sarei stato.
Usciti da teatro ci siamo dati appuntamento a casa di Sandra.
In macchina, Eli era stranamente silenziosa.
– cos’hai? – niente – disse guardando fuori, poi colsi un lampo nei suoi occhi quando si voltò verso di me e, come una rivelazione, allungai una mano sul suo ginocchio, poi più su, fino a… c’era un buco nei suoi collant!
All’altezza del cavallo aveva rotto la cucitura del nylon ed ora potevo toccare direttamente i suoi peli riccioluti! Si era tolta anche gli slip!
– Stupendo – dissi mentre lei selezionata cammino guardava sorridendo apertamente, invitandomi con gli occhi a fare di più.
Ed io non me lo feci dire due volte, cominciai a masturbarla.
Ora si era abbandonata contro lo schienale, mentre il piacere saliva.
Ad un semaforo, dalla sua parte, si è affiancata una macchina con un ragazzo, che si è accorto di quello che stava succedendo e l’ha fissata con gli occhi sbarrati, mentre lei, voltatasi, è venuta con gemiti sempre più alti, quasi gridando, e mentre godeva lo guardava, come se fosse lui che le dava quel piacere e forse, nella sua mente, era così.

Giunti a casa di Sandra e Giorgio, ci siamo sparpagliati nel loro appartamento e abbiamo cominciato a chiacchierare del più e del meno come facciamo di solito quando siamo in gruppo; poi qualcuno, forse Piero, ha proposto di fare un gioco che aveva trovato su Internet, cara ti amo, una specie di gioco della bottiglia con delle penitenze un poco maliziose da fare non con il proprio partner, ma con uno degli altri partecipanti.
Ci si siede in cerchio e uno sta in mezzo.
Chi sta in mezzo deve scegliere uno di quelli che stanno in cerchio, sedersi davanti a lui e cercare di farlo ridere.
Deve dirgli:
“Cara (caro) ti amo, se mi ami sorridi”.
L’altra persona deve rispondere
“Caro/a ti amo, ma proprio non riesco a sorridere”
Bastava un sorriso per incappare nella penitenza, che poteva andare da un casto bacio a dei giochetti erotici tipo
“Guarda il seno di tre ragazze e poi identificali bendato, ma usando solo la bocca”:
Sembra stupido?
Se non siete per lo meno brilli lo è, ma noi eravamo sulla buona strada.
Allora ci siamo seduti in cerchio, e abbiamo cominciato a giocare: della mia posizione avevo una buona visuale delle ragazze, seduti sul tappeto con le gambe incrociate, potete immaginare lo spettacolo… vedevo i peli pubici di Sandra, che sotto il collant non portava le mutandine, buona parte delle cosce di Sabry e le adorate gambe di Eli quasi nella loro totalità, agevolato in questo caso dal fatto che lei volesse che io, e anche gli altri, vedessimo le sue grazie.
A me è toccato, in ordine crescente d’eccitazione: balla con un’altra persona;
Elenca i giorni della settimana in ordine alfabetico in meno di 20 secondi;
Scegli una persona e fissala per un minuto;
Coccola per 20 secondi una persona dell’altro sesso che non sia il tuo partner;
Nelle ultime due penitenza avevo scelto come partner Sabrina, e anche lei sembrava abbastanza vogliosa di approfondire la nostra conoscenza, quindi mi sono ripromesso di cogliere la palla al balzo quando me ne sarebbe capitata l’occasione.
E poi…
Racconta a tutti la verità a proposito dei cavoli e delle api (non dare per scontato alcuna conoscenza);
Bendato bacia tre persone dell’altro sesso (sulla bocca) e poi indovina chi erano; qui non avevano molto da scegliere, dato che le donne erano solo tre, e posso dire con orgoglio di avere azzeccata la sequenza.
Il gioco cominciava farsi interessante, mentre noi, che per ogni giro ci facevamo un bicchierino di rhum, eravamo sempre più eccitati e disposti a continuare, anche se così facendo sapevamo che avremmo perso ben presto il controllo.
Nel frattempo anche Elisabetta si stava dando da fare, le è capitato di farsi riconoscere dalla forma del seno, io visto, dei suoi occhi, che la cosa non le dispiaceva per nulla.
Quando ho dovuto (o forse dovrei dire gradito) accarezzare le gambe nude di una delle ragazze, ho scelto Sandra, e ho chiesto agli altri che lei tenesse i collant: le ho sfilato le scarpe e le mie mani hanno cominciato a massaggiarle i piedini, per poi via via risalire lungo i polpacci, le cosce, fino a sfiorare con il dorso della mano quella zona bollente e umida che avevo stuzzicato appena un ora prima.
Non c’è stato tempo di fare altro, ma quel fugace contatto mi aveva confermato, sempre che ce ne fosse stato bisogno, che eravamo quasi pronti per passare a giochi più seri.
Infatti i baci, con lingua o senza, a qualsiasi persona dell’altro sesso che fosse capitata a tiro, ormai si sprecavano, erano diventati leciti, quasi formali.
Ormai facevamo tutti apposta a ridere perché il gioco continuasse, tanta era la voglia di lussuria che ci aveva pervaso.
La penitenza successiva era: per 30 secondi accarezza i genitali coperti di una persona dell’altro sesso;
E qui Sabrina ci sarebbe cascata!
Infatti il massaggio fece il suo effetto, dato che si staccò da me con fatica, ansimando, e che io sentissi i suoi slip umidi addirittura attraverso le calze.
Qui ci fu un intermezzo comico, dato che Piero aveva avuto come penitenza di baciare alla francese un uomo, e avevamo tirato a sorte per sapere a chi sarebbe toccato l’onore.
Capitò a Giorgio, il quale non sembrò del tutto schifato dell’esperienza: lui fa il musicista, e pare, almeno a quanto racconta, che in quell’ambiente ci siano un sacco di gay… non so come mai, ma ho avuto l’impressione che andando con lo zoppo….
A Eli è capitato: per un minuto gioca il ruolo del sesso opposto in un rapporto sessuale; dato che eravamo tutti più o meno svestiti, a causa delle penitenze subite, ha scelto Sabrina cui erano rimaste solo le mutandine ed il reggiseno, forse come ripicca del mio evidente interesse per le sue forme, e con un dito puntato all’altezza del basso ventre, dopo averla fatta mettere a novanta gradi appoggiata sulla tavola, ha cominciato a stantuffarla da dietro, premendo contro il pizzo quasi volesse bucarlo.
A un certo punto Sabry ha fatto un verso a metà fra un grido ed un gemito:
Eli, con il suo dito birichino aveva bucato il tessuto, e l’aveva infilato nella figa di Sabry fino a sbattere con il pugno contro il clitoride, poi molto lentamente l’ha estratto, e me l’ha porto.
Ero combattuto tra il succhiarlo, come avevo una voglia matta di fare, confermandole però in questo modo le mie voglie, e farlo fare a lei, visto che anche questo mi eccitava da morire, vederla mentre assaporava il ciprino di un’altra donna, lei che non aveva mai avuto esperienze lesbo e che non era mai stata molto disinibita.
A toglierci d’impaccio è stato Piero, che si è gettato sul dito come se non mangiasse da giorni, e ha cominciato a ciucciarlo, mentre con l’altro braccio ha attirato contro di sé la mia Eli e le ha messo la mano sotto la gonna, certamente, dai mugolii di lei, accarezzandola ben bene.
Cosa avreste fatto voi?
Io mi sono gettato sul mucchio delle penitenze, ho scelto quella dell’ultimo livello che diceva pratica sesso orale su una persona dell’altro sesso per 30 secondi, ho abbrancato Sabrina, l’ho messa seduta sul tavolo, l’ho spogliata completamente e ho affondato le labbra un quel nettare, fra i suoi peli ricci castani, masturbandola con il naso mentre insinuavo la lingua nella sua vagina… e lei ansimava, si muoveva, mi metteva le gambe sulle spalle, le sollevava a candela per poi aprirle in una spaccata che mi lasciava la visione delle sue labbra completamente aperte e di un filo lattiginoso che univa la punta del mio naso alla sua fighetta.
Con la coda dell’occhio sbirciavo che intanto Elisabetta era in piedi, a gambe larghe, con ancora la gonna ed i collant (bucati), e Piero si stava abbassando le mutande, offrendole il suo cazzo da leccare, mentre Giorgio si era accucciato sotto di lei e stava mangiandosela.
Era il momento della verità: avrebbe accettato di fare un pompino a un altro o si sarebbe rifiutata interrompendo il gioco?
Non avrei neanche dovuto chiedermelo, vista la foga con cui lo prese in bocca e cominciò a succhiarlo, muovendo la testa su e giù e massaggiandogli le palle con l’altra mano.
Sandra si guardava intorno smarrita, si vedeva che avrebbe voluto partecipare ma non sapeva da che parte cominciare e, soprattutto, con chi.
Allora mi sono allontanato un attimo dal mio banchetto, l’ho presa per mano, le ho tolto tutto tranne i collant e l’ho presa in braccio, mettendola sulla tavola, in ginocchio con le parti intime sopra la testa di Sabrina, rivolta verso di me.
Poi sono tornato al mio posto, e prima di ricominciare, l’ho fissata fino a quando, molto lentamente, ha abbassato il bacino fino alla faccia di Sabrina, e le ho visto negli occhi il piacere che provava.
Finora nessuno aveva avuto un vero rapporto sessuale, ma tutti aspettavano solo che fosse qualcun altro a cominciare: ho cominciato io.
Mi sono spogliato, mentre Sabry continuava a leccare Sandra, e, per evitare che prendesse freddo, così aperta, ho messo la mano sulla testa di Sandra e l’ho fatta piegare fino all’inguine di Sabrina, poi ha scoperto da sola cosa fare.
Ho girato intorno al tavolo e ho tirato giù le calze alla festeggiata, che non si è accorta quasi di nulla, essendosi freneticamente persa fra le gambe della nostra panterona, e zac, gliel’ho infilato dentro.
Si è voltata di scatto e le ho detto
– sorpresa! Buon compleanno! – iniziando a muovermi su e giù.
Deve aver deciso che le piaceva perché si è rituffata nel suo 69, usando anche i suoi lunghi capelli per solleticarle la clitoride.
Sabrina si stava dando da fare con la lingua un po’ sul suo clitoride e un po’ sul mio cazzo, era stupendo sentirla saettare negli attimi che uscivo dalla calda vagina di Sandra.
Mi dovevo essere perso qualcosa nel frattempo, perché Eli stava leccando Giorgio mentre Piero era dentro di lei e stava stantuffando con molta foga, tanto che dopo qualche minuto ha eiaculato dentro di lei, mentre nello stesso momento Giorgio veniva nella splendida bocca della mia ragazza.
L’avevano riempita di sperma, ce ne aveva dappertutto… allora ho preso su Sandra, senza sfilarmi da lei, e l’ho portata fino da Elisabetta, gliel’ho fatta baciare e poi leccare per ripulirla, mentre continuavo a scopare Sandra.
Sono venute insieme, con lunghi gemiti, ed Eli le ha anche dato qualche leccatina in mezzo alle cosce, non certo facilitata dalla posizione.
Appena si sono calmate, sentendo che anch’io non ce la facevo più, sono uscito dalla figa di Sandra, gliel’ho messo in bocca e, baciando Eli, ho sborrato nella bocca della sua migliore amica.
Tutti e tre avevamo bisogno di una pausa, allora ci siamo messi a vedere che cosa stavano facendo gli altri:
Giorgio, che aveva ripreso vigore, ci stava dando dentro nella figa di Sabry, mentre il suo ragazzo, dopo esserselo fatto leccare per farlo ritornare duro, si è disteso sul pavimento
– dai, venite qui che ci facciamo un panino -.
Io non l’avevo mai visto fare dal vero, ma probabilmente neanche loro.
Ci sono voluti quasi dieci minuti di contorcimenti prima che riuscissero a trovare una sistemazione, pur usando i lubrificanti del caso e con lei che non era certo vergine, mentre le ragazze ed io ci rotolavamo dalle risate a vedere quel numero acrobatico, e Sabry che smaniava e cercava di dargli consigli:
– no, mettiti di qua… non così! – girati! – aspetta, se io sposto la gamba…
Finalmente un ritmo fu trovato, con Giorgio nel culo di Sabrina e Piero nella figa: si vedeva e sentiva che lei ci godeva tantissimo a fare il ripieno, ha avuto tre orgasmi prima che gli uomini crollassero sfiniti.
Intanto Eli ha leccato Sandra fino a farla urlare di piacere; dopotutto era la festeggiata!
Quella notte nessuno nel palazzo deve aver dormito molto, con il rumore e i gemiti che abbiamo fatto.
Stranamente non si è lamentato nessuno. FINE

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