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Un capriccio pericoloso

Alberta non vedeva l’ora che arrivassero le ferie. Era molto stanca, in ufficio aveva vissuto un periodo difficile lavorando moltissimo e sentiva davvero il bisogno di un po’ di relax. Ferdinando, suo marito, aveva appena prenotato l’albergo in cui alloggiavano ogni anno al mare, quando rincasando l’aveva salutata “Amore dove sei? ”
“Sono qui” la voce proveniva dalla cucina e Ferdinando dopo aver posato le chiavi nel tavolino dell’entrata, e, tenendo i fogli della prenotazione nella mano destra, era comparso alle spalle della moglie.
“Indovina cosa ho qui con me” le aveva chiesto giocoso
“La prenotazione dell’albergo” aveva risposto continuando a tenere le mani sotto il getto d’acqua del lavello.
“Si ma non solo… ” rilanciò cantilenando lo scherzo.
“Dai su, dimmelo”
“Ma non indovini neanche un po’? ”
“No, no proprio no! ”
Ferdinando senza essere visto s’era slacciato i pantaloni e sempre senza far rumore s’era quindi abbassato le mutande. Tenendo il pene in mano si era avvicinato di soppiatto alla moglie ancora di spalle poggiandole il pene ormai prossimo all’erezione sulle natiche di Alberta fasciate solo da un paio di fuseaux “Ho un bel pisellone per te! ”
“Ferdinando, la finestra! ” finse di protestare Alberta
“Ah, si la finestra… e adesso di quando in qua ti interessa dei vicini” le sussurrò abbassandole il fuseaux che la donna scalciò via assieme alle mutande giunte ormai al livello delle caviglie. Ferdinando la afferrò delicatamente per i capelli e le impose di girarsi ancora di spalle e così prostrata sul lavandino, allargò le sue natiche e con forza cominciò a penetrarle la vagina.
“Al mare dovremmo farci dare la solita camera in fondo al corridoio, quella più lontana… altrimenti come faremmo con i vicini, eh? ” la canzonò iniziando ad ansimare per lo sforzo.
“Si, si ma ti prego spingi più forte” l’implorò Alberta in preda ad un eccitamento quasi animale piegata in quella condizione di impotenza che l’eccitò a tal punto che prese a gemere ormai persa nel turbinio della libidine. Il pene caldo e turgido la fece urlare di piacere o più di una volta si bagnò le gambe e quelle di Ferdinando.
“Rallenta amore, ora rallenta” chiese Alberta stravolta dall’orgasmo mentre il telefono faceva sentire il suo trillo perentorio.
“Chissà chi è che rompe! ” sbottò Ferdinando che stava per riprendere gli affondi quando Alberta per qualche istante lasciò la presa dal piano di marmo e fissandolo con aria stravolta dal piacere lo implorò “Amore ti voglio sentire nel culo. Inculami ti prego” ,
Ferdinando si diede subito da fare eccitatissimo e, mentre gli ultimi squilli del telefono irrompevano nella tranquillità della cucina Ferdinando le fece muovere il bacino per avere libero accesso al delizioso ano della moglie, mentre lei riprendeva ad appoggiarsi saldamente al piano di marmo.
Il membro ben umettato dagli abbondanti umori di Alberta scivolò tra le natiche appoggiandosi allo sfintere che prese a contrarsi ansioso. Le prime spinte s’infransero contro i muscoli, poi Ferdinando incitato dalla moglie spinse con decisione sentendola aprirsi di fronte al suo glande che lentamente la dilatò sino a superare la stretta soglia ed affondare profondamente in lei.
“Ferdinando spingi più forte, dai più forte ” Alberta, con la bocca spalancata, emise un lungo gemito, che si ripeté ad ogni affondo, sino a quando ai suoi gemiti non si confusero con il ritmico tamtam del pube contro le natiche. Alberta venne nuovamente e finalmente anche Ferdinando ebbe un orgasmo prolungato che lasciò nello sfintere della moglie un bagnato, caldo e profumato ricordo. Poi inaspettatamente la donna spinse con decisione indietro il bacino con il chiaro intento di farsi penetrare sino in fondo, fino a sentire i testicoli di Ferdinando sulla sua vagina; voleva godere sino in ultimo del piacere sottile delle pulsazioni che il glande propagava nel il suo retto: amava sopra ogni cosa quelle calde vampate eccitanti.
Il telefono squillò ancora e Alberta sempre appoggiata al piano di marmo con il marito ancora dentro di lei ripose sgarbata recuperando la cornetta portatile appoggiata poco distante sul microonde. Appena capì che all’altro capo del telefono c’era disperata sua sorella Concetta cambiò tono.
“Luana ha bisogno di mare, glielo ha detto anche il medico, e noi quest’anno non possiamo andare in ferie” aveva spiegato ad una preoccupata Alberta che sempre più a disagio ascoltava i problemi della sorella. Ferdinando indispettito si mosse dentro la moglie con il pene rimasto turgido per quel nascente moto di stizza ch’era esploso con la telefonata della cognata; si mosse un paio di volte nel morbido sfintere finché capì che Alberta era abbastanza arrabbiata con la sorella per poter continuare.
“Ero tranquilla” stava dicendo Concetta e la sua voce stridula arrivava sino alle orecchie di Ferdinando “perché era stata invitata a passare le vacanze con una sua amica, ma poi hanno litigato e adesso non so proprio come fare. L’unica mia speranza sei tu” stava dicendo Concetta.
“lo? ” chiese toccandosi distrattamente lo sfintere dilatato spalmandosi meglio i grumi di sperma che le colavano sulle gambe.
“Oh, Alberta, non potresti portare Luana al mare con te? Non ti darà nessun disturbo, vedrai”
Era proprio quello che invece Alberta temeva fin dall’inizio della telefonata. Come farle capire, adesso, che aveva bisogno di rilassarsi e che non voleva delle responsabilità? Soprattutto avrebbe voluto essere sempre disponibile per Ferdinando, o semplicemente girare nuda per camera senza dover dare spiegazioni a chicchessia “Concetta, mi dispiace, ma… io non ho esperienza con i ragazzi di quell’età. è una grossa responsabilità… Insomma, non me la sento” tentò di obiettare senza risultato.
“Ti prego, non dirmi di no! ” insistette la sorella. “Luana è adulta, ha diciannove anni, è maggiorenne e poi è una ragazza con la testa sulle spalle, vedrai farà la sua vita senza disturbarvi”
Ferdinando appoggiato di spalle al tavolo con il pene ancora ritto dopo un paio di minuti pregni di nervosismo sentì la moglie salutare la sorella, quindi leggermente alterato per aver dovuto interrompere quel momento di intimità le chiese “Allora, cosa è successo? ”
Alberta gli raccontò ogni particolare della conversazione avuta con la sorella e si lasciò convincere da Ferdinando, non riuscendo a trovare dei veri impedimenti, a portare con loro nipote al mare “Calma Alberta, ascoltami” l’aveva bloccata Ferdinando tentando di portare un po’ di ordine nel racconto leggermente isterico della moglie ” Luana non è più una bambina e men che meno un adolescente! Ha diciannove anni, è una ragazza adulta e come tale la dobbiamo considerare; avremmo camere separate, magari comunicanti ma separate, e ognuno farà la sua vita” Ferdinando le fece inoltre notare che non era simpatico rifiutare un favore alla propria sorella, così non rimase loro che accettare.
“Allora dopo chiamo Concetta e le dico che Luana può venire con noi” gli disse lasciando il suo abbraccio.
“Si, ma chiamala dopo adesso c’è questo bel signore per te” rispose Ferdinando allusivo stringendosi il pene turgido fra le dita.
“Buona sera, piacere come va? ” recitò Alberta affondandosi il pene in gola.
Luana arrivò dagli zii la mattina della partenza. Alberta era parecchio che non la vedeva e per altro non aveva mai trascorso molto tempo con lei. L’avevano solo incontrata alle riunioni di famiglia, quindi praticamente, nonostante fosse loro nipote, quasi non la conoscevano, però Alberta dovette subito ammettere che Concetta aveva ragione. Era una ragazza educata e indipendente. Si muoveva in un abitino bianco dove sotto si intravedevano i lembi di un tanga suggestivo che indossava con un sorriso dolce e malizioso che poteva fare a meno di quel filo di trucco che appariva sulle labbra. Era un tipo acqua e sapone che dimostrava anche meno dei suoi diciannove anni, sembrava molto riservata e ed era sempre molto corretta quando si rivolgeva alla gente che non conosceva.
“Ti dispiace che io venga con voi, zia Alberta, ” le aveva chiesto.
“Ma non dire sciocchezze” le aveva risposto, conquistata dalla sua gentilezza “Spero soltanto che non ti annoierai” l’aveva quindi abbracciata spingendo il seno contro quello altrettanto turgido della nipote aggiungendo “Spero proprio che in albergo tu possa trovare ragazzi della tua età”
“Oh, certo, lo spero anch’io”
Durante il viaggio, Alberta pensò ch’era stata proprio una sciocca a fare tante difficoltà alla sorella, e ormai era certa che Luana non avrebbe affatto rovinato le loro vacanze; la ragazza sembrava fare di tutto per non dare fastidio, anzi dimostrò d’essere molto libera ed equilibrata nel discutere qualsiasi argomento ma soprattutto stupì gli zii per la determinazione con cui si imponeva nelle questioni che le stavano a cuore.
“Allora quella tua amica ti ha dato il due di picche” aveva accennato Ferdinando, più per amor di discussione che per un interesse pettegolo.
“Guarda zio, non è senz’altro più amica mia e da allora non le ho rivolto più la parola” aveva risposto piccata Luana
“Vedrai che in un modo o nell’altro le cose si aggiusteranno” aveva tentato di sdrammatizzare Alberta
“No zia! è voluta partire da sola con il suo bello, no? ” sbottò ormai stizzita “E allora che se lo tenga, visto che io non conto più niente per lei! ”
Quella sera, per cena, Luana si cambiò d’abito e si truccò leggermente. Alberta la vide per la prima volta un più spigliata. I pantaloni aderenti mettevano in evidenza le forme perfette del sedere e dell’inguine, e quel velo di trucco sugli occhi e sulle labbra le donava una volta di più una malizia sfrontata più consona alla sua età. Quel cambiamento suscitò in Alberta un’improvvisa, forte voglia di trasgressione. Era naturale che la nipote le rinfocolasse gli istinti femminili più focosi, come era altrettanto giusto che sua nipote desiderasse mostrarsi carina, tanto più che era più che mai evidente che la giovane sperava di incontrare ragazzi con i quali condividere la sua esuberanza.
Quella sera Ferdinando la volle subito nuda e Alberta si ritrovò sul piccolo balcone, schermato da sguardi indiscreti, ad imboccare il pene del marito in un lungo e coinvolgente rapporto orale dando prova di sapere molto bene che cosa fosse una fellatio.
“Alberta ti ho visto come guardavi nostra nipote, questa sera” le aveva sussurrato Ferdinando carezzandole la testa mentre la lingua frizionava instancabile il pene percorrendolo in continuazione dal glande sino allo scroto. Le morbide labbra avvolgevano il membro guidandolo ad affondare nella bocca sempre più profondamente verso limite della gola.
“Si è proprio bella e spero che possa trovare un bel ragazzo con cui perdere la verginità” affermò danzando armoniosa sul bacino di Ferdinando spostandosi in continuazione per meglio dare libero sfogo alla sua fantasia “Sai lei è ancora in un età in cui può dire sono vergine, ma già l’anno prossimo o tra due… beh comincia già ad essere imbarazzante”
“Sei sicura che lo sia ancora? ”
“Conoscendo mia sorella, si! E mi dispiacerebbe molto che Luana assorbisse le manie sessuofobe di Concetta” ciò detto si ributtò sul pene del marito per troncare quella fastidiosa conversazione. Era il segnale, le prese la nuca con l’altra mano e dolcemente le spinse la testa verso la sua finché non toccò le sue labbra. Ferdinando la baciò con passione e Alberta fece altrettanto, e presale una mano e gliela portò sul pene, lei si fermò staccandosi “Non staremo correndo troppo con Luana? ”
“No Alberta. è Luana che vuole correre. Lasciamola andare, e se occorrerà diamole pure qualche spintarella” Le parole di Ferdinando furono studiate, ma reali, come era altrettanto vero che desiderava la moglie e che non sarebbe riuscito a smettere. Riprese a baciarla rimettendole la mano sul pene.
“Hai ragione, ma ora pensiamo a noi” questa volta la mano di Alberta si mosse da sola, Ferdinando le prese i seni tra le mani e vi ci affondò il viso. Alberta mormorò sommessamente mentre Ferdinando, per parecchi istanti che a lei parvero infiniti, le leccò i capezzoli dalla suggestiva aureola marrone chiaro.
“Non ce ne sono molti di ragazzi, qui in albergo, eh? ” le chiese facendola alzare.
“Perché mi vuoi scaricare? ” scherzò Alberta mentre lui le accarezzava i fianchi armoniosi e proporzionati.
“Forse ci vuole una ragazza? ” le rispose sussurrando dopo aver poggiato il viso sulla vulva, in modo che Alberta percepisse il suo naso attraverso gli organi sessuali.
“Scemo… ”
“Io lo dicevo per Luana, bisognerà trovarle un ragazzo” glissò Ferdinando facendole cenno di andare verso il letto poco distante e di sdraiarsi “Ma visto che me lo chiedi… hai più pensato quale potrebbe essere il trio migliore… un altro uomo o un’altra donna? ”
“Dai Ferdinando lo sai che ho paura… di perderti”
“Allora facciamo con una donna… una donna ti va? ” le propose nuovamente. Alberta non rispose e Ferdinando dolcemente inginocchiandosi davanti a lei e mentre con una mano le accarezzava con delicatezza le gambe con l’altra entrò tra le pieghe della vulva.
“Lasciamo stare quest’argomento… ” disse in un atteggiamento di formale ritrosia “almeno per questa sera”
Ferdinando fece finta di non sentirla e appoggiate le labbra sulle sue cosce ed iniziò a baciarla con piccoli baci veloci, passando da una coscia all’altra avvicinandosi sempre di più alla vagina.
“Immagina che queste siano le labbra di una bella ragazza” le disse in un sussurro e riprese a baciarla, e mentre si riversava sul suo corpo la percepiva ancora un po’ titubante sull’argomento; doveva riuscire a convincerla a lasciarsi andare con una donna, e se ci fosse riuscito non si sarebbero più fermati. Tolse la mano dalla vulva ritornando a baciarla sulla bocca, ma prima di toccare le labbra con le sue le disse “Sei stupenda”
Il giorno dopo poterono effettivamente constatare che nell’albergo c’erano ben pochi ragazzi, ma Alberta confidò che ne avrebbe trovati in spiaggia. E in effetti un ragazzo al molo le si avvicinò, scambiò due parole con lei, e Luana, dopo aver chiesto il permesso alla zia, si unì ad un gruppo di coetanei. Alberta la lasciò andare tranquilla. Conosceva piuttosto bene quei ragazzi: erano figli di persone che da anni frequentavano lo stesso posto, ragazzi posati che all’occorrenza avrebbero preso tutte le precauzioni.
“Se hai ancora qualche remora, parlale! ” le aveva suggerito Ferdinando “chiedile se prende la pillola, e comunque invitala a portarsi lei stessa dietro dei preservativi”
“La fai facile, tu! ” aveva risposto leggermente alterata Alberta “Che cosa le dico, io? ”
“Alberta, per favore! è una adulta, e parlale da adulta! ” aveva chiuso il marito.
Con il passare dei giorni, però, dovettero constatare che Luana non si stava divertendo molto. Se si univa a qualche gruppetto di ragazzi, stranamente, pareva che lo facesse di malavoglia. Eppure sembrava avere successo. Tutti la guardavano con ammirazione e le facevano un sacco di complimenti e avance più o meno corrisposte. Però era evidente che lei si annoiava. Tanto che una sera disse che non aveva voglia di uscire con i ragazzi della compagnia e si aggregò agli zii.
“Per me va bene, ma… non pensi che ti annoierai? ” le chiese Alberta stupita. “Per te noi siamo due vecchi! ” scherzò alla fine per esorcizzare il disagio della nipote.
“lo per la verità trovo che i ragazzi della mia età siano piuttosto insulsi, ” osservò Luana con una smorfia, e mentre parlava, il suo sguardo, forse senza che nemmeno lei lo volesse, si posò su Ferdinando. Alberta si rabbuiò, e questa volta il problema sembrava più serio. Non si trattava affatto del semplice interessamento di una ragazza di vent’anni per suo marito, ma dei modi sotterranei della nipote. Che cosa diavolo stava combinando la dolce, angelica Luana? Forse era giunta l’ora di fare quattro chiacchiere riguardo al sesso e all’amore?
Era inequivocabile che Luana vedesse in Ferdinando un uomo maturo e magari più affascinante dei suoi coetanei, ma Alberta non doveva permettere che sua nipote si innamorasse di suo marito. Ormai non vedeva più nessun impedimento ad incontrare la nipote per spiegarle che il sesso preso da solo era troppo bello da svilirlo per forza con i legacci dell’amore, specialmente alla età di Luana. Appena la nipote avesse manifestato quell’aiuto, Alberta, si ripropose di parlarle con nerbo, ovviamente, assieme al marito.
Non era ancora giunto il momento ma in ogni caso, si ripromise di stare all’erta, e qualcosa le diceva che quella vacanza stava prendendo una piega diversa che non prometteva affatto di essere rilassante come avevano sperato, ma comunque interessante. Quella sera Luana per uscire con gli zii indossò un top laminato scollatissimo, molto sexy. I1 trucco era discreto, però le donava molto e la faceva sembrare più grande della sua età. Anche Ferdinando e Alberta non poterono fare a meno di rivolgerle apertamente un complimento e di guardarla con ammirazione. Ma la cosa che incuriosiva di più Alberta erano le occhiate che Luana lanciava a suo marito. Non più fuggevoli e distratte, ma con una luce speciale, come se si illuminasse tutta quando lo fissava.
Quella sera Luana si limitò a qualche sguardo, ma nei giorni successivi i suoi divennero veri e propri tentativi di seduzione. Alberta cominciò a notare che, quando si allontanava un momento per un motivo qualunque, guardava Ferdinando in maniera tanto provocante da non lasciare adito a dubbi.
“Non ti sembra che la nipotina stia un po’ esagerando? ” gli disse, quando furono soli, in camera.
Ferdinando si strinse nelle spalle “Confesso che la cosa mi mette un po’ in imbarazzo perché lo fa quando non ci sei tu, ” ammise. “lo sono e mi sento suo zio a tutti gli effetti e tu sei sua zia… ma siamo tutti maggiorenni e raziocinanti. ” tolse le mutande ed aggiunse “Ma non è il caso che le diamo peso. ”
La baciò appassionatamente, appoggiandole il petto sul suo seno, per coinvolgerla ancora di più “Forse è ora di farle quel discorsetto” Alberta non rispose ma Ferdinando la capì, percependo dai movimenti a scatto della sua lingua che era d’accordo e che era solo questione di non bruciare le tappe. Continuando a baciarla l’accarezzò a lungo partendo dai capelli, scendendo delicatamente lungo il viso, proseguendo con piccoli giochi sui seni e scendendo alla fine alle mutandine.
Alberta scosse la testa, convinta che il marito la stesse prendendo un po’ troppo alla leggera “Se non la rimettiamo al suo posto, quella rischia di prendersi troppa confidenza con te, rischia che si innamora” replicò.
“Ma figurati! Appena troverà un bel fusto di vent’anni, io tornerò a essere soltanto uno zio. Se le diamo importanza, è peggio, non ti pare? ”
“Potresti avere ragione, però… ”
“Però che cosa? ” ribatté lui, abbracciandola. “Ma per chi mi hai preso? Mi ci vedi a flirtare con una diciannovenne? La figlia di tua sorella, poi… Dai, Alberta… ”
Alberta sospirò, non era affatto tranquilla “è più facile a dirsi che a farsi, sai? ”
Ferdinando la tirò a sé e Alberta finì per lasciarsi andare fra le braccia del marito “Però, le dobbiamo parlare… scordandoci un po’ di essere suoi zii” e ciò detto infilò ancora la mano sotto le mutandine giocando un po’ con i radi peli dell’inguine guadagnando pochi millimetri alla volta fino a sentire le labbra sotto i polpastrelli “Per fortuna Luana sembra essere molto interessata alle gioie della passera, vedrai non sarà difficile parlarle” la rassicurò toccandola delicatamente, e passando ripetutamente lungo il solco aprì sempre un po’ di più le labbra. Alberta aveva un grandissimo bisogno di credergli e Ferdinando sentì il suo ventre che si sollevava per aumentare il contatto. Entrò con le dita bagnate di umori; ogni piega, ogni rima si dimostrava accogliente e morbida. Le sfilò le mutandine, e finalmente Ferdinando si ritrovò davanti a gli occhi la vulva di Alberta ed iniziò a leccarla.
Alberta nonostante la preoccupazione che la attanagliava, nei giorni successivi cercò di fare finta di niente, aspettando quella richiesta d’aiuto che avrebbe tolto di impaccio un po’ tutti. Invece la situazione peggiorava sempre di più. Adesso, addirittura, Luana rispondeva sgarbatamente alla zia, non aveva occhi che per Ferdinando e, quando la riprendeva, sbuffava senza ritegno. Un giorno la rimproverò per quell’atteggiamento irritante.
“Luana, se non ti sta bene il nostro modo di vivere le vacanze, puoi anche tornartene a casa, ” le disse piuttosto bruscamente.
“Non è il vostro modo. è il tuo modo, che mi dà fastidio, ” rispose dura
“Sei velenosa oggi, eh? ” intervenne Ferdinando, sperando, con il suo tono scherzoso, di rimettere pace.
“Alberta è una donna così abitudinaria! Ferdinando, non trovi? ” ebbe il coraggio di ribattere di fronte alla zia “Sempre la stessa vasca su e giù per la spiaggia, gli stessi orari… Mangia perfino il gelato sempre allo stesso gusto… A me invece piace cambiare. Sarà che sono giovane… ” Sottolineò la parola giovane, poi guardò la zia, come per dire -tu invece sei vecchia-, con aria di commiserazione.
Alberta avrebbe voluto prenderla a schiaffi. -Chi credeva di essere? E perché Ferdinando non le diceva il fatto suo? Non capiva che così la incoraggiava? – pensò furiosa. Poi colta improvvisamente da un pensiero goloso, -a meno che non sia proprio questo che vuole. Dopotutto, dev’essere lusinghiero per una trentottenne sentirsi corteggiata da una ragazza di diciannove anni! – Alberta sapeva che molte donne, anche ben più vecchie di lei, perdevano la testa per ragazze giovanissime. Poteva accadere anche a lei, -perché no Ferdinando le aveva sempre proposto di provare? Luana era molto attraente e la provocava in quel modo particolare. – Ma quello che aveva percepito era molto di più: si sentiva attratta da lei.
La scenata si era consumata in spiaggia e dopo qualche istante di gelo Luana s’era recata al bar. Alberta appena poté voltarsi verso il marito gli confidò con impeto “Credo che mi piaccia… hai capito in che modo? ”
“Questa si che è una bella sorpresa” rispose Ferdinando ad alta voce stupefatto e piacevolmente sorpreso “Vieni dobbiamo festeggiare”
“E come? ”
“Vieni” le disse prendendola per mano, correndo in costume da bagno verso l’albergo poco distante della spiaggia.
“E la nostra roba? ” aveva chiesto Alberta
“C’è il bagnino… e poi Luana rimane in spiaggia” rispose Ferdinando prima di lanciare un saluto al bagnino “Sergio noi si torna subito”
Appena Ferdinando si fu chiuso la porta dietro le spalle tolse il tanga alla moglie che a sua volta lo denudò sdraiandosi sul letto a cosce aperte. Dopo averla leccata per bene e contemporaneamente titillando con le dita il clitoride, la prese senza indugio. Entrò con un minimo sforzo, era molto bagnata. Si mosse piano, era ancora eccitato dalla notizia. Spingeva a fondo ed usciva quasi completamente, gli piaceva molto sentirla gemere e contrarsi quando la penetrava fino in fondo. Proseguirono a lungo cambiando molte volte posizione, alternando penetrazioni a fellatio e cunlingus. Ad ogni tocco di lingua alla vagina Ferdinando approfittava bagnandole l’ano e ogni tanto inseriva un dito.
“Alla pecorina, Ferdinando inculami alla pecorina” disse mettendosi a carponi sul letto. Ferdinando portatosi dietro di lei spinse con calma, ma senza esitazione.
“Amore che bello”
Ferdinando continuò a spingere muovendosi pianissimo avanti e indietro, ma senza avanzare, Alberta si contrasse un po’, poi quando sentì che ormai il piacere l’aveva pervasa ad ogni colpo avanzò finché tutto il pene fu dentro. Eiaculò dentro di lei crollandole addosso, baciandola con ardore e trasporto.
“Ferdinando… com’è baciare una donna… li? ”
“Bellissimo! ”

Ormai le vacanze di Alberta erano compromesse. Non godeva più di niente, né del sole, né del mare e quel pensiero fisso le provocava perfino emicranie sempre più frequenti. Un giorno Luana insistette per partecipare a tutti i costi a un’escursione in barca, proprio quando Alberta era tormentata da uno dei miei lancinanti mal di testa. Ferdinando avrebbe voluto rinunciare, ma la ragazza si intestardì al punto che alla fine lui l’accontentò. Era furiosa: suo marito la lasciava sola, sapendo che il suo pensiero fisso era rivolto al giovane corpo della nipote, per assecondare Luana. Avrebbe voluto seguirli e andare anche lei in barca, nonostante l’emicrania, per mostrarsi e spiare il corpo della nipote avvolta solo da un tanga inesistente, ma qualcosa la tenne inchiodata alla sedia mentre li vedeva allontanarsi. Luana aveva un’aria trionfante mentre seguiva Ferdinando. Avvolta nel suo abitino elasticizzato, aveva la baldanza di chi sapeva di avere vinto la sua battaglia. E Alberta si sentì irrimediabilmente sconfitta. Fu una giornata lunghissima, che passò a torturarsi e a fare le più fosche congetture -Che cosa sarebbe successo quel giorno tra zio e nipote? Come sarebbe stato spogliare Luana davanti a gli occhi di Ferdinando? –
Si buttò sul letto e scompostamente si tolse il costume e come non le accadeva da molto tempo si masturbò sognando Luana e Ferdinando nudi di fronte a lei che la invitavano a fare cose eccitantissime che ancora lei stentava ad immaginare. Quando arrivò l’ora del ritorno, lentamente Alberta si avviò verso il molo dove avrebbe attraccato il battello. Voleva vederli arrivare. Forse dalle loro facce avrebbe capito che cos’era accaduto veramente -Ferdinando avrà avuto il modo di parlarle? Oppure … no- Si nascose tra la folla che si assiepava lungo la banchina, in modo che loro non la vedessero mentre scendevano, e li spiò.
Ferdinando stava parlando animatamente e Luana aveva l’aria molto seria. Sembrava più adulta, più posata. -Che cosa stava succedendo? – si chiese Alberta
“E così i suoi genitori si sono dimenticati di darci le chiavi. Siamo rimasti fuori tutta la notte, e non ci siamo divertiti affatto. è stato uno degli episodi più scomodi della nostra storia” stava raccontando Ferdinando.
Alberta si rese conto che Ferdinando si stava riferendo ad un episodio che era capitato loro quando si erano recati nella casetta di montagna dei suoi genitori. Avevano le chiavi sbagliate e cosi avevano dovuto trascorrere la notte più scomoda e più svilente della loro vita in macchina aspettando i suoi genitori in arrivo il mattino seguente. Comprese allora che Ferdinando non doveva aver fatto altro che raccontare a Luana di loro due per tutto il tempo. Un sistema infallibile per stuzzicarla, e c’era riuscito davvero, a giudicare dallo sguardo vispo della ragazza.
“Capisci Luana, quella sera noi dormimmo fuori perché mia suocera non voleva che scopassimo. Ci aveva dato volutamente le chiavi sbagliate perché Alberta aveva insisto nel voler salire prima di loro. Per rimanere soli, ovviamente”
Tutta la fanciullesca baldanza della ragazza era scomparsa, “Come dici zio? ”
“Luana in questi dieci giorni quante volte hai scopato? ”
“Ancora nessuna, zio… non ho ancora trovato quello giusto” teneva le spalle ricurve, e perfino il suo atteggiamento da superdonna sexy era scomparso. Cercando di non farsi vedere Alberta tornò velocemente in albergo.
“Sciocchezze, non c’è bisogno di innamorarsi per scopare! ” ribatté severo Ferdinando “Alla tua età bisogna essere liberi se lo vuoi ancora essere tra dieci anni! Conosci tanti ragazzi adesso e troverai il vero uomo della tua vita quando avrai una laurea, un lavoro”
“Ma sei ancora vergine? ”
“No”
“Meno male, tua zia era preoccupata per questo”
Luana rimase sorpresa “la zia? ”
“Si, Alberta è preoccupata perché vede troppo trucco su gli occhi e troppi pochi giochini fatti con la passera… ”
“Zio, come, come? ”
“Luana quante volte al giorno di ti masturbi? ”

Alberta arrivò poco prima di Ferdinando e Luana, giusto in tempo per vederli tornare, sempre con la medesima espressione: Luana stupita e taciturna, Ferdinando pimpante e loquace.
“Allora, com’è andata l’escursione? ” chiese loro.
“Ah, benissimo! ” rispose Ferdinando
“Splendida… ” borbottò Luana, con lo sguardo perso a studiare il costume di sua zia Alberta che notato quello sguardo perso le chiese “Non sembri molto entusiasta. Non stai bene? ”
“Ho solo un po’ di nostalgia di casa” sospirò. Quella sera a cena Alberta notò che era arrivata una nuova compagnia di ragazzi, tra cui uno particolarmente carino. Occhi verdi, sguardo intrigante, il classico tipo che piace alle ragazze. E suscitò subito l’interesse di Luana.
“Lo sai vero cosa ci devi fare con lui, vero? ” le disse Ferdinando stringendole il polso.
“Zio, zia… io” balbettò Luana senza sapere come proseguire
Alberta la guardò intensamente “Luana con quello ci devi scopare, e poi ovviamente mi racconti tutto! ”
“Si, zia… ”
“Ma non ci devi arrivare, voglio dire, non devi presentarti a lui, fredda… ti devi mettere per qualche giorno in pre carica allenando la mente e la tua farfallina ” aveva spiegato Ferdinando allungandosi verso di lei “e, ti ricordi cosa ti ho detto oggi, vero? ”
Luana scosse la testa in modo affermativo “Zia ti devo chiedere una cosa… ma mi vergogno un po’”
“Dimmi pure Luana, non ti fare scrupolo” l’incoraggiò Alberta sorridendole amorevolmente
“Mi insegneresti le vere tecniche di seduzione… lo zio mi ha parlato molto dei giochini che si possono fare in due” e prima che Luana potesse finire Ferdinando aggiunse “e anche in tre… ”
Alberta sospirò “In tre… ”
“Si zia, in tre! Sento che può essere molto bello… forse più che in due… ” disse in un sol fiato Luana stringendo il polso di Alberta che alla fine acconsentì.
“Allora senti cosa facciamo Luana, ” propose Ferdinando con suggestione incoraggiandola a fare amicizia con i nuovi arrivati “Per questa sera fai modo di presentarti, fatti ben volere sia dai maschi che dalle femmine e non dare la preferenza a nessuno di loro. State un po’ qui al bar, sul lungo mare… poi quando tornerai in albergo vieni direttamente in camera nostra a raccontarci tutto”
Luana sorrise, un lampo malizioso di felicità illuminò la sua zazzera bionda “Vado” e, per la prima volta dopo diversi giorni, li lasciò volentieri soli.
“Sei molto carina questa sera, Alberta ” osservò Ferdinando, prendendola sottobraccio per la passeggiata sul lungomare.
“Anche tu. Non immaginavo di avere un marito che piace alle ragazzine, e che sta coccolando la sua donna alla vigilia d’una serata strana e incandescente”
“Ma che sa anche metterle al loro posto… le ragazzine intendo dire”
“Sei stato un genio con Luana”
“Se l’avessi ignorata, si sarebbe intestardita sempre di più, ” spiegò. “Aveva bisogno di capire quanto è forte il legame tra noi due e quanto fossero assurde le sue pretese di seduzione. Ci voleva un’occasione come questa, senza di te per portarla a letto con noi due insieme”
“Vuoi dire che per tutta la gita non hai fatto che parlare di me? ”
“Esattamente. Lei ha incominciato a elencare tutti i tuoi difetti e io ho rigirato la frittata raccontandole come ci siamo conosciuti, i primi approcci, il fidanzamento, il matrimonio e tanti altri piccoli episodi. All’inizio sembrava scocciata, poi ha capito il mio intento ed è rimasta folgorata. Da una parte mi dispiaceva essere così insistente sulle nostre faccende amorose, ma dall’altra… aveva proprio bisogno che qualcuno le parlasse di sesso. Sai a diciannove anni è brutto scambiare la voglia di scopare con l’amore, specialmente per lo zio”
La previsione di Ferdinando si rivelò esatta. Luana una volta in albergo si rese conto di essersi comportata male e bussando ansiosa alla porta degli zii era intenzionata a chiedere scusa a Alberta. Bussò tre volte perché temeva che all’una di notte i suoi zii si fossero già addormentati, invece la porta si spalancò “Perdonami, zia. A volte sono stata una stronza con te e mi sono comportata da sciocca, ” le disse d’un fiato prima di accorgersi che sia Alberta che Ferdinando erano nudi “scusate, scusate ci vediamo domani”
“Sciocca cosa dici, entra” la richiamò Alberta “non dirmi che ancora ti vergogni di fronte ad un corpo nudo? ”
“Un po’ si, mi vergogno” ammise Luana “Ma resto perché voi siete stati anche troppo pazienti con me. Altri mi avrebbero fatto filare a casa a calci nel culo… ”
“Confesso che sono stata tentata di farlo più di una volta, ” ammise Alberta chiudendo la porta. Luana l’abbracciò e si lasciò spogliare dalla zia che dopo averla depilata giocò con lei per molte ore, un abbraccio che significò un unione molto salda. Ferdinando per la gioia delle due donne alternò i giochi saffici di zia e nipote intervenendo virilmente su entrambe ogni volta che il suo fisico lo permise sino alle prime luci dell’alba.
In breve tempo Luana si innamorò del ragazzo dagli occhi verdi e visse con lui anche quei momenti da sogno, che non avrebbe potuto avere con i suoi zii, sino alla fine della vacanza, e il distacco con il giovane dagli occhi verdi la fece inevitabilmente piangere. Però Alberta sapeva che si erano scambiati gli indirizzi e sperava tanto che la loro amicizia avesse un seguito, un arrivederci e una frequentazione forte quasi quanto la loro. Difatti zii e nipote non si ritrovarono più solo per le ricorrenze, come una volta. Si sentirono quasi tutti i giorni e Luana spesso passava a trovare la zia per confidarsi con lei per lunghe ore, accoccolate l’una con il viso tra le gambe dell’altra. Così Alberta e Ferdinando seppero che Luana si vedeva ancora con Luca, il ragazzo del mare e che la loro amicizia stava diventando una cosa a tal punto seria che la nipote aveva avuto bisogno un’altra volta del sostegno degli zii. Difatti un fine settimana a casa di Alberta e Ferdinando servì a Luana e Luca per riscoprire una volta di più quanto fosse saldo il loro amore, ma soprattutto vissero sulla propria pelle la naturale esaltazione del sesso libero e disinibito. FINE

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