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Un massaggio molto particolare

Il mio nome è Eros e sono un massaggiatore trentacinquenne di Torino. Se dovessi definire il sesso, direi che si tratta di un bisogno fisiologico che la natura, per assicurare la continuazione della specie, ha reso irrifiutabilmente appagabile, una pulsione irresistibile che la morale ha cercato di legare indissolubilmente all’amore, come la religione al matrimonio se non alla sola procreazione all’interno di esso, e che in definitiva rimane la cosa più appagante e stimolante che esista, ben distinto dall’amore e che, se fatto con intelligenza e fantasia, può permetterci il raggiungimento di sensazioni molto intense ed impagabili. Ripensando alle mie esperienze, e provando a riviverle attraverso il ricordo che ho fissato nel mio cervello, mi capita di rieccitarmi e credo che ciò – l’eccitazione – sia un poco l’obiettivo di chi navigando, sbarca su questo sito; queste sono le mie prime righe, ma mi auguro non le ultime. Quello del massaggiatore è un lavoro particolare ed lo trovo soddisfacentemente stimolante: nella stragrande maggioranza dei casi, ho a che fare con persone che si rivolgono a me per reali problemi fisici o estetici; quando si tratta di donne, il fatto di finire col vederle poco vestite se non nude, è chiaro che non mi lascia del tutto indifferente e, per quanto mi sforzi di dimostrarmi tale, non mi considererei normale se lo fossi sul serio. Tuttavia, anche nel caso in cui mi renda conto che la signora o signorina in questione si mostri deliberatamente, e magari si ecciti pensando all’effetto ormonale della provocazione sul massaggiatore, non do segni di cedimento alcuno, ben sapendo che non è raro imbattersi in donne la cui intenzione non va al di là dell’edonistico autocompiacimento nel mostrare le proprie nudità, o al massimo nell’immaginare il desiderio che queste suscitano e l’altrui eccitazione che ne deriva. Dunque serietà professionale ma, nonostante possa asserire tranquillamente di lavorare in modo deontologicamente corretto, non posso negare che, allorquando – in verità piuttosto raramente – qualche cliente prenda per primo iniziative più esplicite e che esulino inequivocabilmente dal rapporto terapeuta-paziente, nel caso il discorso stuzzichi la mia libido, non ho grosse remore ad intavolare un discorso sull’eventuale accettazione di un ruolo diverso in un rapporto interpersonale con loro, che nulla centra più con la mia professione, e che ci relaziona come adulti consapevoli alla ricerca di una qualche reciproca soddisfazione. Un cliché che si è ripetuto già qualche volta è il classico signore di mezz’età che, acquisita un po’ di confidenza durante un ciclo di massaggi per lui, mi chiede se per caso mi fosse già capitato di massaggiare maliziosamente una donna con l’assenso ed anzi la complicità del marito stesso, il tutto con l’obiettivo di aprire a lei certi orizzonti, sfruttando il pretesto sempre buono di doversi/potersi spogliarsi di fronte ad un estraneo che offre il massaggio. Spesso è solo morbosa curiosità, talvolta invece la domanda anticipa la proposta di farlo con la propria consorte, che sempre viene descritta grande maialona da letto e pronta a tutto mentre viene montata, ma che poi a freddo tira il freno e risulta un po’ indecisa ad accettare la proposta del marito di un terzo invitato al talamo nuziale, per stimolanti giochini a tre, che invece spesso al principio stimolano la fantasia soprattutto di lui, mentre alla fine – quando e se tutto procede senza intoppi – finisce con il sollazzare soprattutto lei, soddisfacendo, secondo accreditate rilevazioni statistiche, una delle trasgressioni – e non solo oniriche – più gettonate della donna italiana: far l’amore con due uomini insieme. Un paio di mesi fa mi è capitata l’ultima esperienza di questo genere. Un signore cinquantenne finì col coinvolgermi nel provare a disinibire la consorte 46enne, sportiva nel rimanere in monokini al mare, senza problemi a spogliarsi davanti ai medici ma – sempre secondo lui – un po’ indecisa, nonostante il desiderio di provare dichiarato in certi momenti, ad accettare l’idea di amoreggiare con due maschi insieme (nella fattispecie il marito ed un estraneo) o di assecondare il desiderio per nulla nascosto del marito stesso di vederla amoreggiare con un altro uomo. Concordammo giorno ed ora e ci salutammo. L’aspetto della moglie non sarebbe stata per me una sorpresa assoluta – per certi versi l’incontro “al buio” sarebbe stato ancor più stimolante – poiché, per correttezza, mi aveva portato in visione una sua fotografia. Apparentemente non doveva trattarsi di una donna bellissima, ma la cosa era irrilevante, poiché per fare sesso la bellezza per me può essere importante ma non fondamentale; si trattava comunque di una normalissima bruna che andava verso i 50 anni, di tipo mediterraneo, carnagione scura, non troppo alta e leggermente formosa. Arrivò il momento fatidico, mi recai da loro, nella prima cintura di Torino e suonai al cancelletto della loro villetta; lui mi venne incontro ed entrai finalmente nella loro bella casa. Lei non era in effetti troppo diversa da come me l’ero immaginata, con la peculiarità – a me graditissima quanto poco lo è normalmente – non rilevabile dalla foto: le braccia scoperte erano piuttosto pelose e speravo che non fosse una maniaca della depilazione per il resto del corpo. Dopo le presentazioni di rito e quattro chiacchiere iniziali accompagnate da un drink, ci recammo in camera da letto, miglior posto proponibile per effettuare un massaggio a domicilio senza il lettino da massaggio pieghevole e trasportabile, opportunamente neppure menzionato. Mi sembra di rivivere tutta la scena…li osservo mentre lui per rompere il ghiaccio le dice alcune cose nell’orecchio, poi le accarezza il collo e comincia a baciarglielo. Vorrei essere già al suo posto mentre inizia a succhiare il lobo del suo orecchio mordicchiandolo delicatamente; la sua lingua entra nel suo orecchio, scorre sul padiglione, dietro di esso e poi giù lungo la gola fino al primo bottone della camicetta con le maniche corte. Lentamente lo slaccia e vedo i bordi dell’indumento che, non più tenuti, si aprono scoprendo uno spicchio di pelle in più; lui afferra piano questi bordi e scostandoli crea una nuova e più ampia scollatura a V con vertice al secondo bottone. Anche questo lascia la sua asola per sua mano ma è lei ad aumentare ancora la scollatura che ora permette di vedere il sottostante elegante reggiseno di pizzo nero. Si alza e dopo essersi messa di fronte a noi e aver per qualche secondo fissato negli occhi il marito, continua a spogliarsi in modo compassato proseguendo con la sbottonatura della camicetta; sale la tensione! Mi sembra la ecciti mostrare il suo corpo nudo ad un estraneo, specie in presenza del suo compagno, poiché sa che lui trova molto piacere nel vederla trasgressivamente esibire ed anch’io, buon ultimo, ma non certo per livello di eccitazione, sono stimolatissimo dalla situazione: “prende” anche me questa situazione, l’idea di guardare una moglie che si denuda lascivamente di fronte ai miei occhi con marito presente, consenziente e gaudente… La camicetta è la prima cosa che finisce sulla poltrona e presto va a farle compagnia la gonna; poi via le scarpe e con studiata e leggiadra maestria anche le calze, rigorosamente nere con la riga dietro, vengono da lei tolte arrotolandole lungo le gambe nella posizione seduta. Come temevo, secondo canoni estetici che non approvo, le gambe son ben depilate, anche se mi pare di vedere qualche ciuffo di nerissimo pelo che strabocca dalle mutande a livello dell’inguine e ci sono speranze che almeno sulla fica il pelo sia abbondante e tutto al suo sacrosanto posto. Via anche il reggipetto e poi…. finalmente tocca a me: la faccio distendere prona sul letto ed inizio in modo professionale a massaggiarla. Parto con un leggero sfioramento sulla cute del dorso per abituare al contatto; proseguo quindi con un piacevole massaggio rilassante sui paravertebrali, con lo scollamento dalle docce degli stessi, con frizioni, con leggere digitopressioni. Le mie mani scorrono abilmente anche sui fianchi lavorando gli obliqui e poi ….
“Se mi permette le abbasserei o meglio ancora le toglierei le mutandine… per proseguire il trattamento con i glutei… “. Ecco, se ne è andato anche l’ultimo indumento ed ho il suo morbido sedere nudo davanti ai miei occhi e sotto le mie mani che cominciano un’impastamento. Tale manovra è in questa sede apprezzata anche dal terapeuta “intenditore” poiché le natiche, ritmicamente ed in modo alternato, sono portate verso l’esterno, il solco intergluteo si allarga e scopre altrettanto ritmicamente il bocciolo posteriore, mentre più all’interno si scorge persino la peluria della rosea vulva, anche se, in questo caso, alcuni particolari “profondi” erano coperti da una fitta e per me arrapantissima dotazione di nero pelo che incorniciava l’ano e decorava libidinosissimamente il perineo, gli inguini e la parte alta dell’interno delle cosce. Son certo che lei “sente” il mio sguardo puntato lì, sui più nascosti angoli del suo corpo e le piace sentirti in tal modo violata nella sua intimità; sa anche che il suo lui sta guardando e sa che probabilmente gode per come la sua cagna in calore stia iniziando a sbloccarsi e a mostrare la porca che è in lei inarcando un poco la schiena per offrire meglio ed impudicamente al mio sguardo il suo buco del culo e la sua fica che sta cominciando ad inumidirsi. Ora sto massaggiando l’interno delle cosce che lei divarica ulteriormente per… agevolare il mio lavoro; le mie mani scorrono sulla sua pelle e, nel movimento, talvolta sembrano involontariamente sfiorare l’abbondante pelo, il perineo, le grandi labbra; tali contatti, apparentemente casuali, diventano però via via sempre più frequenti, decisi ed insistiti sino ad assumere le caratteristiche d’un vero toccamento, di una franca masturbazione…. (della serie: come far virare lentamente un massaggio vero in uno …” particolare”). Il ghiaccio è rotto, la fica è bagnata e finalmente, come da accordo verbale con il suo compagno, vista la sua reazione positiva allo sviluppo della situazione, posso partire con la bocca, mia somma passione. Inizio a baciarle il collo posteriormente scendendo dalla nuca: dei brividi anticipano il percorso della mia bocca e le scendono lungo la schiena; il mio itinerario è tortuoso e la lingua, le labbra e delicatamente i denti si alternano sulla sua pelle in disegni barocchi e spirali, per lo più scendendo, ma poi risalendo un poco ancora, quasi per esser certi di non aver tralasciato un centimetro della superficie del suo corpo. Mi ritrovo, e non certo in fretta a livello del bacino: mi “occupo” dei glutei in cerchi concentrici sempre più stretti; dubito che la sua voglia di sentire la mia lingua vellicarle l’ano possa essere anche solo la metà della mia di incollare la mia bocca al suo attraente e peloso buco del culo, ma in ogni caso deve essere presente perché allarga bene le cosce permettendomi non solo di vedere meglio ancora quello stupendo angolo di paradiso ma, se volessi, di leccarle al meglio lo sfintere…. troppo presto! La voglia deve salire ancora! Quando l’obiettivo sembra raggiunto, devio lateralmente sotto un gluteo ed inizio a scendere lungo la faccia posteriore di una coscia e poi , sino ai morbidi cavi poplitei; da lì ancor più giù, lungo le gambe e fino ai piedi, dei quali, a causa della posizione, mi offre le piante. Dopo averle leccate avidamente – e a tal proposito confido sempre nella capacità della partner del momento di saper differenziare fra solletico e stimolazione erotica – le chiedo di girarsi per potermi dedicare al resto dei suoi piedini ed intanto mi spoglio anch’io, se non altro perché mi infastidisce avere erezioni prolungate e dedicarmi a “quelle” attività mentre son vestito di tutto punto. Il piede è una zona erogena (del possessore s’intende), ma è per me anche un punto del corpo piacevole da baciare. Adoro guardarli, annusarli, appoggiarvici la bocca, leccarli piano, mordicchiarli, passare la lingua sotto le dita e nello spazio fra un dito e l’altro, prendere in bocca un dito per volta e spompinarlo, ciucciandolo come se fosse un piccolo cazzo ed infine, nel vano tentativo di prendere in bocca tutto il piede, infilarne comunque la massima parte possibile e succhiarla con autentica passione. Dopo aver così gustato anche i suoi – amorevoli i piccoli ciuffetti di pelo nero presenti sulle dita – proseguo la minuziosa esplorazione del suo corpo con la mia bocca già inebriata dai suoi sapori, risalendo di alcuni centimetri anteriormente lungo le gambe, ma percorrendo in realtà dei metri con la lingua sulla tua pelle fremente…. le ginocchia, le cosce, prima davanti e poi internamente, su verso l’inguine… Ed ecco che mi arriva da lei un altro inequivocabile invito ad indirizzarmi dove più vorrebbe: piega le gambe allargandole poi al massimo ed offrendo non solo ai miei occhi ma soprattutto alla mia bocca lo splendido fiore rosso già dischiuso ed imperlato di gustosa rugiada. Mi avvicino al suo sesso ammiccante, sfioro con la lingua le grandi labbra facendola sussultare ma è maledetta finta! Dovrà ancora aspettare! L’attesa finirà col far ulteriormente lievitare il desiderio, sino a sconfinare nel parossismo. Staziono un poco a livello dell’inguine (capace di ben soddisfare le aspettative e l’appetito animalesco dei sensi olfattivo e gustativo) e poi risalgo al rigoglioso Monte di Venere, più su ancora sul ventre che reagisce ad ogni contatto con piccole contrazioni di piacere, devio verso il fianco raggiungendo piano le coste e seguendone sempre con la bocca il decorso, dalla porzione laterale verso la loro attaccatura sullo sterno, anteriormente; per il ritorno, nuovamente verso il fianco, mi sposto sulla costa superiore, ritrovandomi ad ogni passaggio un po’ più in alto, e al termine infine sulla zona superiore del torace, vicino all’attaccatura inferiore del seno, piega cutanea ove il sapore della pelle è più intenso poiché, per gravità, il seno è piegato su sé stesso verso il basso, con conseguente minor evaporazione della sudorazione, specie per seni di grossa taglia come i suoi, inevitabilmente anche un po’ cadenti e con le grosse e scure aree capezzolari rivolte in basso. Ne inspiro il profumo e ne lecco la fragranza cominciando a girare perifericamente attorno alla tetta in una lunga spirale che, quasi al rallentatore, si restringe alla scura zona centrale. Prendo il capezzolo in bocca e inizio a titillarlo, a stimolarlo con la pressione della lingua inturgidita e con colpetti dati con le labbra, i denti e la lingua stessa, a succhiarlo con trasporto; nello stesso tempo eccito con le dita l’altro capezzolo già turgido, grosso bottone prepotentemente eretto. Ma la mia bocca non ha ancora terminato l’esplorazione del suo corpo: punto in direzione d’una spalla, scendendo poi lungo il braccio e l’avambraccio, esternamente sino alla mano; mi infila in bocca un dito ed io glielo succhio, poi un altro e un altro ancora e a tutti riservo il trattamento che ogni donna porcona riserverebbe ad un cazzo: un appassionato bocchino. Do uno sguardo al marito che, avvicinata la poltroncina al letto e calatosi brache e mutande, si gusta in primissima fila tutto lo spettacolo menandosi sapientemente il cazzo. Succhiate tutte le dita, ora tocca al palmo, poi su di nuovo sull’avambraccio e sul braccio fino all’ascella; lei, vista l’atmosfera bollente, si è ovviamente un poco accaldata e il cespuglio di peli delle sue ascelle (e qui specifico, casomai ce ne fosse il bisogno, che sono poco amante delle ascelle depilate e meno ancora di quelle profumate con i deodoranti) trattengono delle microgocciole di sudore: ne inspiro profondamente l’essenza e cerco con la lingua di raccoglierne l’aspro e intenso sapore, leccando accuratamente entrambi i cavi ascellari e succhiandone bene i peli. A proposito di ciò vorrei rimarcare quanto poco viene considerato importante l’aspetto olfattivo, fondamentale invece nel mondo della natura e nella mia sfera sessuale; agli odori della profumeria, peraltro gradevoli ma contestualmente avulsi, si dovrebbero prediligere gli eccitanti effluvi emanati naturalmente dal corpo femminile. Quando una donna si tiene pulita, potrà pur sudare ma non puzzerà anzi profumerà, magari qualcuna molto più intensamente di altre, di femmina. Dirò di più: ad una fica appena lavata e che sa di sapone, personalmente preferisco una fica lavata qualche ora prima e che sappia di fica, di donna; se poi il suo profumo sarà per sua natura particolarmente penetrante ed intenso, ebbene, sarà parimenti intenso il mio piacere nel gustarlo. Con in bocca l’esaltante sapore del suo sudore, salgo per il collo, le bacio il viso e vado dolcemente ad appoggiare le mie labbra sulle sue; le nostre lingue si toccano, si intrecciano, si leccano, si spingono e duellano un po’ fuori , un po’ nella mia ed un po’ nella sua bocca. Le lecco le gengive, i denti, il palato, il frenulo, l’interno delle guance, tutto dove la mia lingua riesce ad arrivare. Ora un desiderio e glielo esprimo: vorrei aspettare che lei possa accumulare nella sua bocca la maggior quantità possibile di saliva, per poi vederla uscire in un fiotto schiumoso e filante dalle sue labbra, spinta dalla lingua. Vorrei vederla e sentirmela colare ancora calda nella mia bocca. Ma ora sono eccitatissimo, e mentre il nostro attento spettatore continua a masturbarsi, neppure io riesco più ad aspettare: la faccio girare, la posiziono alla pecorina e incollo le mie labbra al suo buco del culo; comincio a leccare tutt’intorno, dal perineo alla parte più esterna dello sfintere, che ad ogni colpo di lingua, accompagnato da un suo rumoroso gemito, si contrae. La sistemo in una posizione più congeniale (e per me ancor più eccitante), analoga a quella del mussulmano in preghiera: spalle e capo in appoggio a terra, ginocchia piegate ma con le gambe ben divaricate, la schiena inarcata ed il culo rivolto in alto e indietro, oscenamente offerto. Le mie mani le tengono le chiappe bene aperte e la mia lingua passa e ripassa, mentre il buco pian piano si dilata e scopre punti sempre più interni dell’ano, mostrando la mucosa sempre nascosta e dalla colorazione rossa sempre più intensa. Riesco quasi a succhiarglielo e prenderne in bocca una parte mentre il buchino è sempre più dilatato e riesce a far passare la punta della mia lingua. Ne entrerà una parte sempre maggiore sinché potrà distintamente percepire la mia lingua frugarle nel culo e leccarle le pareti interne del retto. Adesso però è giunto il tanto agognato (da entrambi) momento di occuparmi dell’unico punto del suo corpo che ancora non ho assaporato, e che è la parte migliore, la più appetitosa: la vulva. Ormai è tumida, quasi congesta e fradicia di lubrificante vaginale. Può rimettersi supina con ginocchia piegate e cosce ben divaricate in attesa, come una gatta in calore, che le succhi dalla figa persino il midollo. Riparto dal suo buchetto posteriore ancora ben dilatato e risalgo al perineo. , . Come una farfalla succhia dal fiore il prelibato e dolce nettare, mi accingo a bere dalla sua vulva pelosa, rossa coppa degna degli dei, il prodotto dell’intensa eccitazione del suo madido sesso, le dense gocce di umori, che per la loro abbondanza fuoriescono e le colano verso il culo, attaccandosi ai peli del perineo, segno tangibile del gradimento della “seduta terapeutica”, del livello piuttosto alto di eccitazione e del prolungarsi dei preliminari. Bevuta (o mangiata? ) la sublime crema fuoriuscita della sua odorosa fregna sudata, vado a leccarle le grandi labbra, succhiandone con applicazione ogni piega, ogni plica, all’esterno e all’interno, ruotando il mio capo di 90 gradi, cioè con la mia rima buccale parallela al taglio della sua pussy; riesco a prenderle in bocca un labbro per volta per succhiarlo meglio. Poi, più all’interno, vado a vellicare le piccole labbra, evidenziate dalle mie mani che tirano delicatamente in fuori le grandi labbra, facendo sì che mi ritrovi il suo splendido sesso ben dischiuso di fronte al mio viso. Quale irresistibile tentazione! Mi ci vorrei tuffare…. passo, mi strofino, ci ripasso, con il naso, le guance, le labbra, sino a che mi ritrovo tutta la faccia intrisa dal profumato brodo della sua spacca; poi infilo la lingua nella vagina, la cui apertura campeggia ora lì in centro, miniatura d’una grotta che null’altro chiede se non d’essere violata. Cerco infatti di appuntire al massimo la lingua ed entro una, due, tre volte… provo a risucchiare nella mia bocca un orlo dell’apertura e poi riprendo ad infilarla ritmicamente muovendo anche il capo: praticamente la sto chiavando con la lingua, usandola come un cazzo piccolo ma saettante e piacevole al contatto con le pareti interne della vagina. Ultima tappa del mio lungo viaggio d’esplorazione del suo corpo è il clitoride: lo lecco, lo succhio, lo vellico… Alterno movimenti lenti ad altri frenetici, attività a pause, stimolazioni con la bocca a contatti con le dita, eccitato dal rumore che fa la mia lingua sbattendo sul suo sesso bagnato… poi prende su di me il sopravvento la pazzesca voglia che ho di sentirla godere nella mia bocca e, senza più rallentare, lecco e succhio il bottoncino della sua fradicissima fica, fino a che la pressione che le sue mani imprimono alla mia nuca premendo al massimo la mia bocca contro il suo sesso, mi fa capire che sta per arrivare il suo agognatissimo orgasmo. Finalmente gode, con gemiti, sussulti, dolci tremori e spasmi vaginali, mentre continuo a leccarla fra le gambe. Ora posso stendermi di fianco a lei, mentre lui, sempre seduto, ha continuato ad alternare una lenta masturbazione a mirate pause, aspettando ancora in tiro la fine dello show. Dopo un paio di minuti arriva il mio turno ed è lei che inizia a toccarmi il cazzo mentre lui la esorta:
“Dai amore, lui ti ha fatto godere, adesso ricambialo… vorrei vederti mentre gli fai un bel pompino, vorrei vedere il suo cazzo entrare e uscire dalla tua bocca, la tua lingua che gli lecca la cappella e poi la sua sborra calda che ti schizza in faccia…. ” Detto e fatto. Inizia a baciarmi delicatamente il pene e i testicoli, poi, fattemi piegare le ginocchia, sento la sua lingua vellicarmi l’ano accompagnata dai commenti di lui:
“Siii, mi piaci porca così! Leccagli bene il buco del culo, ficcagliela dentro… quanto sei troia…” Dopo un po’ riprende a lavorarmi di bocca l’uccello, sia lungo l’asta che soprattutto il glande, con la lingua bene fuori dalla bocca, per compiacere la sua dolce metà, che intanto prosegue con i suoi commenti osceni ma eccitanti credo per tutti e tre. Ad un certo punto, mentre la guardo succhiarmi la durissima verga, fissandomi a sua volta, si bagna di saliva il medio ed inizia a stimolarmi il buchetto posteriore, forzando presto lo sfintere, introducendo il dito e iniziando a stantuffare. Io sono al limite, incapace di resistere ancora oltre; se ne accorge anche lei che aumenta ancora il ritmo dei movimenti delle mani, continuando a tenere in bocca e a ciucciare con dovizia la mia ormai violacea cappella. Come chiesto precedentemente dal maritino, al momento giusto stacca la bocca per permettergli di osservare i primi violenti schizzi del mio sperma inondarle le guance, il naso e le labbra spalancate. Anche io, nonostante l’orgasmo – e forse per intensificarne il piacere – cerco di guardare notando il mio liquido seminale che le ottura le narici, le cola dalle gote e da sotto un occhio, le imbratta i capelli vicino all’orecchio destro ed unisce le due labbra e i denti sottostanti con un caldo ed elastico ponte biancastro filamentoso. Per gustare gli evidentemente graditi ultimi getti, mi riprende in bocca il cazzo, cercando di sincronizzare con questi l’azione di pompa esercitata dalla bocca sul mio membro. Proprio mentre termino di eiaculare, lui la prega di muoversi:
“Presto, prendimelo in bocca che sto venendo! ” Lei non se lo fa ripetere e, inginocchiandosi davanti alla poltroncina presso il letto, per la seconda volta nell’arco di pochi secondi riceve la seconda abbondante razione di sborra calda in faccia ed in bocca. Dopo aver terminato di ripulire accuratamente con la bocca il suo pene già ammosciato, ha ormai una sorta di translucida maschera opalescente che le imbratta una buona parte della faccia e lui, alzatosi e munitosi d’una macchina fotografica presa dal comodino, la immortala in qualche scatto così oscenamente conciata. Non contento, prende anche la telecamera e – probabilmente seguendo una prassi evidentemente da loro già concordata o prevista – la riprende mentre, accompagnata dalle sue solite sboccatissime esortazioni, con le dita piano piano recupera lo sperma che le cola sulla faccia per poi portarsele alla bocca e succhiarsele inghiottendo i due semi ormai mischiati… Devo dire che è stata un’esperienza molto positiva e stimolante tanto che mi auguro che lei abbia presto nuovamente necessità di un nuova seduta di massaggi. FINE

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