Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Gang Bang / Un te’ freddo, alla pesca
copertina racconto erotico

Un te’ freddo, alla pesca

Mario si avvicinò al bar; nello spiazzo antistante, sotto alcuni ombrelloni, vi erano dei tavolini, in cui i clienti potevano sedere all’aperto, parzialmente delimitati da alcune fioriere.
Per entrare nel bar occorreva passare tra stretti corridoi tra i tavolini.
Non tutti i tavolini all’aperto erano occupati, solo alcuni.
Entrando, Mario non potè non notare come uno dei tavolini fosse occupato da due ragazze, attorno ai vent’anni, che prendevano un cono gelato.
La prima era bionda, con i capelli abbastanza corti, mossi, con qualche traccia di castano.
Indossava una minigonna di un azzurro pastello ed una camicetta bianca annodata sul davanti.
L’abbottonatura chiudeva poco sopra l’altezza dei seni, lasciando intravedere due seni di buon volume, senza essere esagerato, con un evidente solco separatore.
Il tessuto della camicetta lasciava trasparire un reggiseno nero, a balconcino.
L’altra aveva capelli neri, lunghi e lisci che cadevano sulle spalle e portava una gonna lunga, simile alle seta, nera, a portafoglio con chiusura sul fianco più o meno all’altezza dell’inguine.
Sopra, portava un top di cotone, giallo tenue, lavorato a maglie abbastanza larghe, con una buona ed ampia scollatura.
Mario, giunto al banco, ordinò un te freddo alla pesca, possibilmente con ghiaccio, poi suggerì al cameriere di portarglielo fuori, avendo constatato che nei tavolini la leggera brezza rendeva il posto migliore rispetto all’interno.
Uscì e si sedette in un tavolino vicino ad una delle fioriere, non lontano da quello delle due ragazze, ma neanche vicinissimo.
Dalla sua posizione, Mario poteva osservare comodamente la cura, e la tecnica, con cui le due prendevano il loro gelato: sembrava che il cono fosse la rappresentazione di altro e non potè non pensare come avrebbe gradito che facessero lo stesso trattamento a lui.
Forse, non sarebbe stato così freddo, ma altrettanto piacevole, se non di più.
Mario si accorse che una delle due, la mora, lo guardava con una certa insistenza.
Quando fu sicura di avere attirato la sua attenzione, fece in modo di muoversi, spostando le gambe, prima accavallate, prima portandole alla pari e lasciando che i lembi della gonna ricadessero ai lati, subito dopo divaricando leggermente le gambe, favorendo un’ulteriore caduta dei lembi della gonna.
Aveva due gambe ben fatte, regolari, lisce, piacevoli allo sguardo.
L’apertura tra le gambe permetteva di intravedere slip di seta di colore viola; questo fatto incuriosì Mario che, con lo sguardo, cercò di verificare se anche il reggiseno fosse di tale colore.
Per quanto potesse intravedere tra le maglie del top, ritenne che il colore fosse lo stesso.
Dopo questa sommaria verifica, lo sguardo ritornò a fissarsi sugli slip.
Osservando con maggiore attenzione, potè notare come fuoriuscissero alcuni ciuffi di bei peli neri e lisci.
Osservava con attenzione.
Ad un certo punto, la ragazza divaricò ancora di più le gambe, poi, con un gesto apparentemente disinvolto, accavallò nuovamente le gambe, senza preoccuparsi di ricoprirle con i lembi della gonna.
Facendo questo movimento, continuava a fissare Mario, cosciente del suo sguardo e del suo crescente interesse.
L’altra accavallò a sua volta le gambe, ma con un movimento ampio e lento, prima divaricando le gambe, poi sovrapponendole.
Il movimento sembrava essere stato fatto volutamente per lasciare intravedere anche gli slip di quest’ultima.
Finito il gelato, la bionda inserì la mano sinistra nella camicetta, con un gesto che sembrava rivolto al collo, poi, ritraendola, la spostò verso l’esterno, allargando la camicetta, quasi per lasciare entrare un po’ di fresco, mettendo in maggior evidenza la bellezza di quei seni.
Poi, senza apparire, fece in modo di slacciare il bottone superiore, tra quelli che chiudevano la camicetta, con lo stesso scopo.
La mora, che aveva seguito i movimenti dell’amica e si assicurava che Mario prestasse loro la dovuta attenzione, sorrise.
Si alzò, avvicinandosi a Mario e gli chiese: “Ha da accendere? “.
Accendendo la sigaretta, si piegò verso l’accendino che Mario le porgeva, seduto, così che potè notare i suoi seni, non meno interessanti di quelli dell’amica, dandogli anche conferma del colore del reggiseno.
Poi tornò a sedere al suo posto, tenendo le gambe leggermente divaricate e i lembi della gomma ai lati delle belle gambe.
Finita la sigaretta, si alzarono e la bionda si diresse spavalda verso Mario.
Lo guardò con insistenza e disse: “Potremmo chiederle la cortesia di accompagnarci a casa? “.
Mario rispose di sì con un cenno del capo e si avviarono verso la macchina,
parcheggiata, purtroppo, al sole.
La mora sedette a fianco di Mario, la bionda dietro.
La mora disse: “Mi chiamo Lucia e questa è la mia amica, Denise. ”
Mario si presentò e le chiese l’indirizzo cui le doveva accompagnare.
Stranamente, il posto era vicinissimo, avrebbero potuto andare a piedi senza problemi.
Denise rilevò come la macchina fosse troppo calda per essere stata al sole e, ponendosi al centro del sedile posteriore, in modo da essere visibile dal retrovisore, slacciò qualche altro bottone della camicetta, sciolse il nodo e la smosse, tutta aperta, come per arieggiarsi.
Mario non trascurò di cogliere quei gesti, anche se il suo sguardo era attirato dalle belle gambe di Lucia, al suo fianco, che aveva lasciato il bordi della gonna scendere ai lati e teneva le gambe abbastanza aperte.
Si diresse all’indirizzo datogli, parcheggiò.
Denise si riabbottonò parzialmente la camicetta e la riannodò in vita.
“Grazie per il passaggio”, disse.
Fece una pausa, poi aggiunse: “Salga, le offriamo una tazza di tè freddo, … per sdebitarci della sua cortesia … “.
Mario accolse l’invito e le seguì.
Entrarono in un appartamento arredato con gusto, anche se non con moltissimi mobili.
Lo invitarono ad accomodarsi in salotto.
La sala era abbastanza fresca, dal momento che le imposte erano chiuse ed un enorme ventilatore oscillava in un angolo del salotto, lontano dal divano.
Denise, di nuovo, prese ad armeggiare con la camicetta, lamentando il caldo: sciolse il nodo, slacciò i bottoni, lasciando la camicetta aperta.
Lucia li aveva lasciati, dicendo di andare a prendere il tè.
Denise lo invitò ad accomodarsi sul divano, cosa che Mario fece.
Denise si sedette su una sedia, avvicinandola al tavolinetto che fronteggiava il divano.
La sedia, più alta del tavolinetto e del divano, consentiva a Mario di vedere gli slip neri di Denise, tanto più che questa teneva le gambe abbastanza aperte, che risaltavano decisamente per la pelle bianca di Denise.
Lucia arrivò quasi subito, con tre bicchieri ed una bottiglia di tè freddo, di quelle in plastica che si trovano nei supermercati.
Poggiò i bicchieri sul ripiano del tavolinetto, versò il tè, piegandosi in avanti e lasciando intravedere i seni, cosa che ricordò a Mario l’analoga visione quando, al bar, le aveva acceso la sigaretta.
Poi sedette accanto a Mario, sul divano; sedutasi, si inclinò in avanti prendendo un bicchiere, sorseggiò un po’ di tè, lo riappoggiò, dicendo: “è un gran caldo, oggi! “.
Anche Mario prese il bicchiere, bevve un sorso, e tenne il bicchiere in mano.
Denise si alzò, gli si avvicinò, si piegò su di lui, gli prese il bicchiere.
“Così diventa caldo”, disse e l’appoggiò sul tavolinetto.
Facendo questo gesto i suoi seni, pur trattenuti dal reggiseno nero, si avvicinarono moltissimo alla mano di Mario. Le falde della camicetta oscillavano liberamente.
“Denise è sempre così, sente anche lei il caldo, se potesse starebbe nuda … “, disse Lucia.
“Senti chi parla”, replicò Denise.
“Anche tu – proseguì – senti il caldo, e non sono come faccia a tenere quella roba, … almeno adesso che siamo tra noi”.
Quel “noi” poteva essere colto come un cenno di complicità, non coglierlo avrebbe fatto sentire Mario come un estraneo, come se le due lo considerassero inesistente, per cui propese per la soluzione che Denise avesse voluto dare proprio un segnale di complicità.
“Hai ragione – disse l’amica – Vediamo se si sta meglio senza … ” Fingendo di
accorgersi improvvisamente dell’ospite, aggiunse:
“Sempre che lei non abbia nulla in contrario … “.
Mario si limitò a: “Faccia pure, in fondo voi siete a casa vostra. ”
Lucia senza alzarsi dal divano si tolse il top.
Denise subito osservò: “Ma avevo detto … nuda”.
“Ho sentito, ma visto che abbiamo ospiti, vorrei che fossi tu a dare il buon esempio.
E poi la tua camicetta, così, non ti rinfresca proprio. Non ti lascia sentire il fresco del ventilatore. ”
“è vero”, così detto, Denise sganciò la minigonna, la sfilò lungo le gambe,
lasciandola cadere a terra.
Solo dopo essersi tolta la minigonna, si tolse anche la camicetta, mostrando un corpo magnifico, ancora racchiuso dagli slip neri, che in realtà si rivelarono essere un perizoma, quando compiuta l’operazione roteò su sè stessa, e nel reggiseno coordinato, che per la sua foggia metteva in evidenza quei due meravigliosi seni.
“Ecco fatto”, concluse trionfante.
“No – protestò Lucia – avevi detto che toccava a te dare il buon esempio. Così non sei nuda”.
Denise non replicò, ma si limitò a spostare le mani in mezzo ai seni, laddove era nascosto il gancio di chiusura del reggiseno, liberandolo.
Le due coppe si apersero, quasi sospinte dai seni turgidi, lasciando intravedere due bei seni grandi e con, alla sommità, due aureole di buona dimensione, con al centro i capezzoli, duri, irti, scuri.
Lasciò il reggiseno in quella posizione, si inchinò leggermente, quanto bastava per sfilarsi il perizoma.
Facendo questo gesto si inchinò, lasciando pendolare il reggiseno a balconcino aperto avanti di se.
Sfilato il perizoma, tolse anche il reggiseno e disse:
“Ora sto meglio … senti che fresco … “.
Lucia, nel frattempo, aveva sganciato la chiusura della lunga gonna a portafoglio nera,
senza che Mario se ne accorgesse.
Del resto, la chiusura era sull’altro lato e lui era intento ad osservare Denise in quel suo strip-tease casalingo.
Denise, nuda, si incamminò verso il ventilatore, mostrando due chiappe sode, che si muovevano ritmicamente ad ogni passo. Giunta di fronte al ventilatore, aprì le gambe, come per sentire il fresco che produceva sul pube.
Intanto, Lucia aveva richiamato l’attenzione di Mario, e sicura di averla ottenuta, con un gesto della mano, aprì totalmente la lunga gonna nera.
Portò le sue mani sulla schiena, sganciò il reggiseno, lo tolse, passandolo a Mario.
Si alzò, si sfilò gli slip, si inchinò per togliere dal divano la gonna aperta e si
risedette, nuda, accanto a Mario, che non potè evitare di notare come la fica di Lucia avesse i peli lunghi, molto più lunghi di quelli di Denise, che tra l’altro, erano di in colore castano chiaro e leggermente arricciati.
Lucia riprese il suo bicchiere, rivolse le sue gambe affiancate verso Mario e disse:
“Ma tu non hai caldo? “. Mario sentiva il caldo, apprezzava il fresco della stanza, ma la situazione faceva salire in ogni caso la temperatura, almeno quella del suo cazzo..
“Beh, si”, disse, quasi intimidito.
Lucia gli si avvicinò, passò prima una mano sui suoi capelli, con l’altra avvicinò il bicchiere ancora freddo all’altezza dell’apertura della camicia di Mario ponendolo a
contatto con la pelle.
“Così senti un po’ di fresco? “, chiese.
Non attese risposta, si girò di lato, poggiò il bicchiere e si rivolse di nuovo verso Mario, cominciando a slacciare i bottoni della camicia, uno alla volta, lentamente, partendo dall’alto, fino all’ultimo, vicino alla cintura.
Giunta a quel punto, tirò la stoffa in modo da farla uscire dai pantaloni, e liberò gli altri bottoni.
Tentò di togliergli la camicia, ma Mario dovette aiutarla in questa operazione, cosa che fece senza esitazioni, ma anche senza fretta, rimanendo a torso nudo.
Denise si era di nuovo avvicinata ai due.
“Alzati”, l’invitò. , sussurrando con molta dolcezza.
Non appena Mario fu in piedi, Denise gli aprì la cintura, poi il bottone dei pantaloni, poi prese di mira la cerniera e l’abbassò.
Senza altre parole, fece scendere i pantaloni, li sfilò completamente, lasciando Mario solo con i boxer.
Mario sentì una mano salirgli entrando da sotto i boxer, muoversi indiscreta alla base delle sue natiche, cercare un passaggio per raggiungere la parte anteriore, attraverso la parte più alta delle gambe.
Contemporaneamente, Denise, che era già davanti, passò una sua mano sulla stoffa dei boxer, ma subito infilò l’altra da sopra.
Afferrò con sicurezza e decisione il cazzo, la mano si mosse lungo di esso brevemente, poi fece in modo di portarlo all’aperto, abbassando i boxer.
Mario sentì che i boxer venivano presi da dietro, e che Lucia tirava in basso per toglierli e liberarlo di quell’ultimo indumento.
Gli rimanevano solo i calzini.
Denise si avvicinò ancora di più, senza mollare le mani dal cazzo di Mario, sospingendolo dolcemente verso il divano, così da sedersi.
Si trovarono seduti tutti e tre sul divano, Mario al centro e le due ragazze ai lati, con Denise che teneva ancora saldamente in mano il cazzo, ma saldamente non significa certo che stesse ferma, ma imprimeva costanti e ritmici movimenti.
Lucia si chinò, poggiò la bocca sul glande e accompagnava i movimenti dell’amica: Mario sentiva contemporaneamente come fosse piacevole una sega ed un pompino.
Istintivamente, le sue mani cercarono i seni delle due ragazze, toccandoli, saggiando la loro consistenza e quella dei loro capezzoli.
Dopo poco, si divincolò e cercò il seno più vicino da leccare: era quello di Lucia, che espose il petto per facilitare al massimo quel contatto.
Denise, prese a massaggiargli una natica, cercando di intrufolarsi nel solco del culo; con l’altra mano cerò il petto di Mario, i suoi capezzoli e, trovatoli, li strinse morbidamente, li massaggiò, ci giocò con passione.
Il cazzo di Mario, libero, era eretto, svettante, teso e qualche lieve goccia di liquido vischioso cominciava ad uscire dal suo buchetto sulla cappella.
Fu Denise a prendere l’iniziativa.
“Adesso prendimi, facciamo alla pecorina”, propose.
Lucia sottolineò l’iniziativa dell’amica: “Si dai, così ti lecco i coglioni finchè
di fai Denise! “.
Denise si girò e si dispose in modo che potesse prenderla da dietro, in parte sul bracciale del divano, con i seni che sporgevano al di fuori, appoggiati.
Mario si mise nella posizione per penetrarla da dietro, guidando il cazzo con la mano destra.
Subito percepì come anche Denise, con la sua mano, lo attendesse per guidarlo nella penetrazione, lasciando fare.
In fondo, la mano di una donna è più sapiente, in questi frangenti.
Lucia, da dietro, con la lingua si dava da fare attorno ai coglioni, a volte le sue mani cercano di aprire le natiche di Mario, in modo da potergli leccare l’ano.
Mario sentiva sensazioni irrefrenabili, cariche di erotismo di partecipazione, di voglia di sesso.
Si muoveva con ritmo regolare nella fica di Denise, sentiva la lingua di Lucia sui coglioni.
La fica di Denise era umida, calda, accogliente e, contemporaneamente, stretta al punto giusto, le sue pareti si stringevano attorno al cazzo di Mario elasticamente, ma mai con rilassatezza.
Dopo poco, Lucia smise di leccare i coglioni e l’ano, quando ci riusciva, prese Mario per i fianchi, tirandolo a sè, al punto da farne fuoriuscire il cazzo dalla fica di Denise, reclamando la sua parte: “Lo voglio anch’io, dentro”, poi aggiunse: “Fino in fondo”.
Mario si voltò, anche se non avrebbe lasciato volentieri la fica di Denise, ma non gli dispiaceva neppure l’idea di provare la fica dai lunghi peli neri.
Lucia si era appoggiata con la schiena, così che sembrò naturale prenderla dal davanti, infilandola nella fica nella più classica delle posizioni.
Denise, senza protestare per il furto del cazzo da parte dell’amica, lasciò fare, si spostò e cominciò a leccare le tette di Lucia.
Subito dopo, cercò di porsi a cavalcioni dell’amica, in modo che questa potesse leccarle la fica.
In quella posizione, poteva anche baciare Mario, cosa che fece immediatamente, inserendo la lingua tra le sue labbra, cercando la lingua di Mario, incrociandola, attorciliandola, sbavando saliva reagendo alle linguate in fica da parte dell’amica, linguate che erano in assonanza con i colpi avanti ed indietro del cazzo di Mario, nella sua fica.
“è caldo … ” – disse Lucia, in un momento in cui aveva lasciato di leccare la fica dell’amica – “Facciamo una doccia”, propose.
Denise non rispose, ma evidentemente aveva accettato la proposta di Lucia, perchè scese dal divano, rimanendo in piedi accanto ai due, mentre Mario aveva ancora il cazzo infilato nella fica bagnata di Lucia.
Si avvicinò, prese in mano la parte del cazzo che non era dentro la fica dell’amica e l’assecondò nell’uscita da quella fica meravigliosa.
Marco non aveva possibilità di scelta, visto che il gioco lo conducevano loro.
Denise, nello sfilare il cazzo dalla fica dell’amica, non mancò di infilarvi un dito, giusto per gradire, come si dice.
Non si trattò solo di infilarlo, ma fece anche alcuni lievi movimenti, cercando
l’interno delle pareti, saggiando quanto fossero umide.
Quando lo ritrasse, non mancò di fare una leggera frizione sul clitoride dell’amica, che reagiva positivamente a questo trattamento.
Si alzarono in piedi, Denise prese per mano Mario con atteggiamento invitante.
Lucia si alzò a sua volta, si affiancò e prese in mano il cazzo di Mario,
accompagnandolo alla doccia in questo modo.
Il cazzo di Mario si era leggermente ammosciato dopo avere abbandonato la calda fica pelosa di Lucia così inaspettatamente, ma il tocco della mano, anzi la presa per la mano, lo fece ritornare in erezione.
La doccia non era particolarmente grande, ma un po’ più grande del normale.
Denise aperse l’acqua, testò la temperatura con la mano e, quando ritenne che fosse quella giusta, disse a Mario: “Prego, si accomodi”, seguendolo sotto il getto d’acqua.
Anche se la doccia era leggermente più grande di altre, lo spazio non era moltissimo e Mario sentì i seni della donna prendere contatto con il suo petto.
Lucia li seguì immediatamente, senza indugiare.
Entrando, fece cenno a scivolare e si afferrò nuovamente con una mano al cazzo eretto di Mario.
Prese un flacone di bagno schiuma dal ripiano dentro la doccia, ne fece uscire un po’ e cominciò ad insaponare il corpo dell’uomo, ovviamente cominciando con il cazzo, per poi risalire al petto ed alla schiena.
Denise chiese un pari trattamento, seppure coadiuvava l’amica nell’insaponare Mario.
Chiuse l’acqua e Lucia prese ad insaponare il corpo splendido dell’amica, non trascurando di attardarsi sui seni e, soprattutto, sulla fica castano chiara.
Poi toccò a Denise insaponare Lucia, cosa che fece con cura, diligenza, amore.
Le due ragazze rivolsero quindi attenzione a Mario, riprendendo a toccarlo con le mani, a far scorrere il bagno schiuma sul suo corpo; quando arrivarono al cazzo, la loro opera fu compiuta a quattro mani, che si muovevano con esperienza, attente a provocare le più elettriche sensazioni.
Lucia si inginocchiò avanti di lui, con una mano spostò il prepuzio, ripulì bene dal sapone l’intero glande, mentre con un’altra mano cercava tra le sue natiche, dentro il solco, alla ricerca del culo dell’uomo.
A sua volta Denise si inginocchiò, ma non cercava il cazzo o il culo dell’uomo, ma la fica o il culo dell’amica.
Decise per quest’ultimo, passando una mano sulle sue natiche, giunse al solco e da lì all’ano dell’amica, che massaggiò un poco.
Poi le infilò un dito dentro.
Lucia reagì, quasi senza pensare la sua mano strinse forte il cazzo di cui si stava occupando, con un movimento spontaneo ed istintivo.
Denise si alzò e riaprì il getto dell’acqua, trovando i due nella posizione in cui li aveva lasciati.
Mario non perse occasione per allungare la sua mano alla ricerca della fica di Denise, la sola che, essendo in piedi, potesse agevolmente raggiungere.
Si alzò in piedi anche Lucia ed i tre corpi abbracciati si lasciarono detergere la schiuma dal getto dell’acqua, aiutandosi l’un l’altra, fino a che ogni traccia della schiuma non fosse stata del tutto sparita.
Le due ragazze uscirono dalla doccia, presero degli asciugamani, dandone uno a Mario e i tre si asciugarono.
“Vieni”, disse Denise, uscendo e dirigendosi in un’altra stanza.
Era la camera da letto, con un grande letto matrimoniale.
Lucia vi si distese, facendo cenno a Mario di fare altrettanto.
Denise girò attorno al letto e prese posto dall’altro lato, lasciando nuovamente Mario nel mezzo.
“Adesso, si sta meglio”, disse Lucia, accarezzando lievemente il petto di Mario. “non è vero? ” – aggiunse, rivolgendosi a lui sorridente.
“Si, certo”, rispose Denise, continuando: “Adesso si sta proprio meglio … e, fra poco, staremo tutti ancora meglio … “.
Detto questo, si avvicino al Mario, anzi al suo cazzo e lo prese con la mano dirigendolo sapientemente verso la sua bocca che subito lo ingoiò, iniziando un pompino su e giù, deciso.
Lucia si spostò, muovendosi attorno ai due corpi, si avvicinò all’amica, ma questa volta non cercava la sua fica da leccare: voleva leccare si, ma il culo.
Denise favorì l’intenzione dell’amica, allargando le gambe in modo che potesse raggiungere con una certa facilità l’ano, anzi con una mano, quella libera, fece in modo da allargarsi le chiappe, pur continuando nella sua azione con la bocca attorno al cazzo.
Lucia, dopo un po’, decise di cambiare e, smesso di leccare il culo dell’amica, non senza trascurare di tanto in tanto il perineo, cui Denise reagiva con maggiore intensità nel succhiare il cazzo di Mario, chiese la sua parte.
“Adesso, lo voglio anch’io alla pecorina”, affermò perentoria, disponendosi nella posizione propizia.
Denise lasciò il cazzo di Mario, quasi aiutandolo a prendere la posizione per infilare l’amica come lei voleva.
Quando Mario cercò di penetrare da dietro Lucia, sentì, come aveva già fatto Denise sul divano, che la mano della ragazza era lì per guidarlo, ma non lo guidò verso la fica, fece in modo che il cazzo di Mario si appoggiasse all’ano, tenendo il culo bene alzato.
Mario, anzi il suo cazzo, percepì la diversità, sentì la resistenza che l’ano gli
offriva, ma non si preoccupò e spinse.
In un attimo, fu dentro e, superata la prima fase, in parte di sorpresa, spinse ancora di più per affondare in quel culo fantastico che gli si offriva, in parte
inaspettatamente.
Entrava ed usciva, ma non completamente, imprimendo a quella scopata un ritmo di avanti ed indietro.
Percepì subito come Denise non rimanesse inerte, si era posta sotto ai due e con la lingua leccava i coglioni di Mario, ma poi, spingendo con il bacino, fece in modo da giungere a leccare la fica dell’amica, rimasta senza cazzo, avendo preferito Lucia ricevere la penetrazione nel culo.
Quando questa fase su sufficiente per le due ragazze, Lucia si sottrasse, dicendo: “Ora basta … adesso tocca a noi … ” e si sfilò dolcemente il cazzo dal culo, aiutando Mario con una mano.
Denise disse: “Mettiti a carponi, come se fossi tu a dover essere preso alla pecorina. ”
Lucia si mise in posizione da offrire la sua fica, nera e pelosa, piena di umori, alla bocca ed alla lingua di Mario, mentre Denise gli prese in mano il cazzo, da sotto, come quando si mungono le mucche.
Dopo pochi movimenti, si distese, infilo la sua testa sotto a Mario, riprendendo il pompino lasciato in sospeso da sotto.
Poi fu Denise a volerlo prendere nel culo, ma non alla pecorina, ma rimanendo di schiena, alzando le gambe verso il soffitto, aiutata in questo da Mario, così che l’inculata venisse dall’alto.
Contemporaneamente, reggeva il bacino verso l’alto con le mani, i gomiti saldamente puntati sul copriletto.
Lucia si inginocchiò e cercò di leccare la fica dell’amica in quella posizione
acrobatica.
Alla fine, Mario estrasse il cazzo dal culo proteso verso l’alto di Denise, si distese sul letto.
Le due ragazze si riversarono a loro volta sul letto, a fianchi di Mario.
Si guardarono complici e trovarono un’intesa.
Dai due lati presero in mano, contemporaneamente, il cazzo di Mario e, intrecciando le dita l’una con l’altra, presero a menargli una sega.
Non appena Mario cominciò ad ansimare e a dare segnali che si stava avvicinando alla sborrata, avvicinarono ancora di più i loro volti, facendo in modo che lo sperma dirigesse sui loro volti.
Fu Lucia a venire irrorata per prima, ma subito fece in modo che anche Denise non rimanesse senza sperma sulla faccia.
A turno, succhiarono il cazzo di Mario fino all’ultima goccia di sperma.
Finita questa operazione, cominciarono a leccarsi reciprocamente il viso, pulendosi dallo sperma con grandi baci, con lappate rumorose, una da un lato e una dall’altro di Mario e i loro volti si univano sopra il corpo di Mario, che poteva agevolmente seguire l’operazione.
Con quella visione, il cazzo dava segnali di volersi riprendere, ma il prosciugamento di cui era stato fatto oggetto poco prima dalle due bocche non glielo permise.
Quando Mario, rivestito, uscì da quella casa, aveva sete.
Di un tè alla pesca, con qualche cubetto di ghiaccio. FINE

About erotico

I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

Leggi anche

copertina racconto erotico

Grazie al borseggiatore

Mi chiamo Franco, ho 35 anni, sono il titolare di una Ditta di impianti Elettrici …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.