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Una sera di un anno fa

Una sera di un anno fa, mentre rincasavo, ho incontrato la mia vicina sotto casa che discuteva al telefonino, aveva una discussione animata che poi di colpo è cessata, nel frattempo mi ero nascosto nel giardino, e aspettavo i risvolti. Dopo un minuto intravedo dei fari, stà arrivando una macchina che si ferma davanti a lei, vedo che lei non vuol saperne nulla, ma all’improvviso vedo che lui scende, la picchia, fortissimo, lei sviene e l’uomo la carica in macchina fuggendo a tutta velocità. Io corro alla macchina, vi salto sopra e mi metto all’inseguimento dell’auto, va verso la campagna, qui a Prato è molto vicino alla città. Ad un tratto nei pressi di uno stradello di campagna, vi svolta e continua nella campagna, io non posso seguirli, sarei visto immediatamente. Fermo la macchina un centinaio di metri dopo e mi incammino vero la macchina dell’altro che si sta allontanando, sta andando in una zona disabitata, ma con diversi casali abbandonati.
L’auto si ferma davanti ad uno di essi, e vedo l’uomo che prende in braccio Elena, la mia vicina che non dà segni di vita. Io mi avvicino e mi affaccio alla finestra, vedo una scena strana, in quella stanza ci sono almeno cinque sei uomini che stanno seduti ad aspettare che Elena si riprenda. Dopo una mezzora abbondante che aspettavano, iniziano ad avere premura e iniziano a stuzzicarla, ma lei non dà segni di vita, intanto due di loro iniziano a spogliarsi, e iniziano a giocare tra di loro, prima limonano, poi iniziano a toccarsi e si allacciano in un sessantanove degno di una pornostar, vedendoli, gli altri rilasciano ogni freno inibitorio e iniziano anche loro a giocare fino a quando non arrivano a fare un trenino che li conduce in estasi, si stanno inculando in una maniera animalesca, si sentono mugugni da tutte le parti, fino a che non si sente un lamento di lei che si sta svegliando, loro si avvicinano e come apre gli occhi si trova sei cazzoni duri con gli umori e la merda dei culi appena profanati che in tiro aspettano la sua bocca, lei si impaurisce e si pietrifica, ma una sonora sberla la sveglia da questo letargo. Lei vede il suo rapitore e inizia ad imprecare verso di lui, ma un’altra sberla le fa tornare la ragione e si tranquillizza. Questi cazzoni iniziano ad avvicinarsi, e si appoggiano alle sue guance, sente l’odore nauseante e vorrebbe scomparire, ma la prendono per i capelli e le fanno capire la realtà delle cose, lei li deve succhiare.
Con il cuore in mano, apre le labbra e subito un cazzo le deflora la bocca. è schifata, ma sa che il gioco è quello, ma piange e ne momenti consulti del pianto, stringe la bocca facendo sentire i denti ad uno di loro. Questi non ci vede più e accecato dalla rabbia la prende la alza e la denuda in modo veramente brutale, la butta per terra nuda, completamente nuda e le salta addosso, glielo mette dentro e incita gli altri a fare lo stesso, un cazzo subito le si pianta nel culo e un altro le torna in bocca, con un’avvertenza amara, se avesse rifatto come prima, avrebbe dovuto vedersela con Giò.
Lei non capiva, ma purtroppo dovette capire quando al cambio di cazzo nel suo dolce culetto, dovette sopportare un calibro eccessivo, che le fece per il dolore serrare i denti, un urlo lancinante si levò dal casale, e vidi un cazzo sanguinante uscire dalla bocca di lei. La violenza si scatenò in maniera cieca e lei fu letteralmente riempita di botte.
Mentre due compagni si rivestivano frettolosamente e accompagnavano lo sfortunato a farsi medicare, gli altri due che erano rimasti, si dividevano, e mentre uno di loro usciva dalla stanza l’altro guardava Elena e si masturbava furiosamente, durante un attimo di distrazione del suo carceriere, vedo Elena balzare e cercare di fuggire, viene nella mia direzione, ma non voglio perdermi lo spettacolo, quindi la blocco e facendomi sentire urlo agli altri di venire a riprendersela. Mi aspettavo di essere picchiato, ma oramai anch’io ero eccitato e non volevo perdermi il seguito. Invece quello che credo fosse il capo, quello che era uscito dalla stanza, mi disse di mettermi comodo perché lo spettacolo me lo sarei goduto di più in libertà, e anche perché oramai che ero stato scoperto, non potevo tirarmi certo indietro, mi denudai, vedevo l’odio negli occhi di Elena, apparve il fantomatico Giò. Era uno stallone Arabo, aveva tra le gambe una mazza che sembrava da Baseball, Elena ritentò la fuga ma la fermai immediatamente e le sussurrai in un’orecchio:
– Vedi che prima o poi ti avrei scopato, però lo voglio fare prima di lui, altrimenti mi ci perdo – e indicai il cavallo.
Chiesi il permesso al capo e la misi a pecorina, mi appoggiai ma forzava un poco, allora diedi un colpo secco e sentii le labbra cedere, ero dentro di lei, la scopavo e con l’altra mano le mettevo tre quattro dita nel culo, e rimescolavo le sue viscere. Le venni dentro la fica, presi un po’ di sborra che ne usciva e gliela portai alla bocca, lei spavaldamente la lecco, allora le dissi di pulirmi per benino l’arnese e lei lo fece. Dovetti legarla, non voleva stare ferma, Giò era impaziente e per calmarlo, uno dei carcerieri lo spompinò un po’, poi fu messo dietro Elena e fu appoggiato l’immenso arnese alla fica gocciolante di sborra di Elena, il cavallo nitrì e con un paio di colpi affondo dentro di lei che urlava come un’ossessa. In quel momento, ero appoggiato al tavolo a vedere la scena, e mi sentii afferrare da dietro, e sentii battere sulle natiche un uccello, mi scostai ma le mani ferrarono la presa, mentre altre due, mi aprivano dolcemente il culo e mi ungevano un po’. Ovviamente quello era un rito di iniziazione, ma fu molto doloroso, anche se bellissimo, mi prese dolcemente, ma appena la cappella fu dentro, mi sfondò con un solo colpo, io per fare il duro non feci una parola, anzi spingevo il culo a più non posso, me lo aveva sempre detto una mia amica che faceva sesso anale. Dopo i primi due colpi, il mio cazzo riprese vigore e l’altro mi si mise davanti per farsi penetrare, io lo feci e senza difficoltà, notai che il suo culo era ben dilatato, poi si diedero il cambio e notai che anche l’altro culo era ben dilatato, allora capii, ma non feci in tempo, lo stallone era stato sfilato dalla fica di Elena ed era all’ingresso del mio culo, fu dentro velocemente, e io cercai di agevolarlo, intanto Elena era stata piazzata di nuovo sotto a me ed io me la stavo facendo a pecorina con il cazzo del cavallo nel culo. Le venni nuovamente dentro, e lei era felice, non piangeva più anzi, solo le botte che aveva preso le facevano male, io non mi potevo sedere, ma Elena sbalordì tutti dicendo di volere Giò nel culo, fu subito accontentata, anzi il cavallo le venne nell’intestino e le fece l’effetto clistere, lei dovette liberarsi subito e con la merda mista allo sperma equino inondò tutta la stanza fino a saturarne l’aria.
Fummo liberati, e Elena era completamente nuda, quindi corremmo alla macchina perché stava facendo giorno, e ci avrebbero potuti vedere, andammo verso casa con lei coperta con una coperta che tengo in macchina per le camporelle.
Arrivati a casa era oramai giorno e non poteva certo passare dalla portineria in quelle condizioni, allora escogitammo di prendere l’ascensore dai garage fino al mio appartamento, io vivo solo mentre lei vive con i genitori, che non si interessano di lei, ma non potevano certo sopportare di vederla tornare a casa in quelle condizioni.
Ci rifugiammo in casa mia, le proposi di farsi una doccia e lei mi disse che l’avrebbe fatta volentieri anche assieme a me. Io accettai, e facemmo la doccia. Usciti io ovviamente mi rivestii, ma lei non aveva vestiti ed i miei erano enormi per lei. Erano le nove del mattino e lei mi propose di restare li da me fino alla sera, io accettai e la invitai a coprirsi, lei mi disse:
– Tu devi solo abbassare le tapparelle e alzare la temperatura del riscaldamento, io amo stare nuda per casa. –
Io ero stordito, era stata violentata, aveva avuto un amplesso con un cavallo per colpa mia che l’avevo trattenuta e lei mi proponeva di stare fino a tarda sera a casa mia nuda.
Io accettai e chiusi le tapparelle e alzai di cinque gradi la temperatura, era intorno a venticinque gradi, caldino.
Piano piano anch’io mi sono spogliato e siamo rimasti nudi insieme per tutto il giorno, abbiamo fatto l’amore e sesso anale, clisteri sculacciate, le ho messo persino delle supposte di sapone che l’hanno mandata in estasi.
Tutto senza preservativo, le sono venuto nella fica almeno tre volte e nel culo almeno un paio, ero sfinito, ma al momento di congedarsi, mi ha detto:
– Amore, da domani vengo a vivere con te. –
Detto fatto, è venuta a vivere con me, adesso è quasi un anno che viviamo insieme e abbiamo una splendida bambina nata da quella sera di violenza, è sicuramente mia figlia, e comunque quello che sta per arrivare è sicuramente figlio mio. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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