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Una tranquilla giornata di lavoro

Fiona sentì la sveglia e con un gesto automatico la spense.
Sentiva il peso del sonno che la teneva ancorata al letto; si pizzicò i capezzoli del suo seno turgido per svegliarsi al meglio con stimoli eccitanti.
Passò una mano sulla vagina e senti che doveva liberarsi; doveva rimandare a dopo l’auto erotismo mattutino.
Seduta sul bidè cominciò a toccarsi il clito e come tutte le mattine si eccitò alla grande.
Tornò in camera buttandosi sul letto a gambe larghe cominciò a penetrarsi con un fallo bicefalo che le dava piacere contemporaneamente alla sua portentosa figa e al suo esigente ano.
Con una mano stantuffava mentre con l’altra raccoglieva gli umori che portava golosamente alla bocca.
Alle otto e un quarto si infilò un vestito a tubino, un paio di scarpe con tacco e partì alla volta del ufficio.
Era il mese più caldo dell’anno e quasi tutti erano al mare o in montagna e lei aveva tutti i suoi compagni in ferie ed era da quindici giorni che non si faceva penetrare, che non faceva un pompino: insomma erano quindici lunghissimi giorni che non trombava più come si deve.
Fisico slanciato e snello faceva impazzire gli uomini e non deludeva mai quando si offriva a loro facendosi cavalcare a ripetizione.
Arrivò in ufficio e la sua collega Melba la guardò con aria complice e esordì con una cifra
“Deve essere almeno di venticinque centimetri. ” e accompagnò l’affermazione con un gesto eloquente delle mani.
“Cosa chiese Fiona ? ”
“il suo cazzo ! ” ed indicò con la testa l’ufficio del loro capo
“il cazzo dell’ingegnere, sto parlando proprio di lui. Ieri sera abbiamo fatto conoscenza”
Fiona adesso era attentissima perché voleva sapere ogni dettaglio di quella storia interessante.
“Cosa è successo ieri sera ? ” chiese quindi già eccitata
“Erano le sette e mezza ed eravamo in straordinario per chiudere una pratica urgente.
Lui mi chiama nel suo ufficio e al telefono mi dice che è urgentissimo.
Quando arrivo da lui mi chiede a bruciapelo se ho sete perché lui è disposto a dissetarmi con la sua canna.
Sfodera il suo cazzo duro ed eretto e mi spinge verso quella belva.
Mi prende la testa e mi avvicina a quella verga ed io ho cominciato a leccarlo come un gelato”
“Ti è venuto in bocca ? ” chiese Fiona
“Si, ed era tanta, calda che mi scivolava in gola lentamente ed io la gustavo e godevo, godevo e mi bagnavo e speravo di prendermi quella nerchia anche in figa e, se ne rimaneva ancora, anche nel culo”
“e allora non gli l’hai sbattuta in faccia”
“Non ho fatto a tempo perché lui mi ha girata e ha cominciato a statuffare nella mia figa facendo cadere tutto dalla scrivania.
Ad un certo punto gli ho gridato di venirmi fuori perché non volevo casini.
Per tutta risposta me lo ficca in culo ed io comincio a godere un’altra volta.
Lo sentivo andare e venire fino a che non è venuto un’altra volta tutto nel mio sedere.
A quel punto mi ha fatto raccogliere la sua sborra che eruttava dal mio ano e poi mi sono rivestita e sono andata a casa contenta”

Squillò il telefono di Fiona ed era l’ingegnere. Fiona deglutì e rispose formalmente
“ha bisogno ingegnere ? ”
“si, porti qui la sua vulva e il suo culo e si faccia accompagnare da Melba”
Detto ciò riattaccò e rivolta a Melba riferì subito la conversazione
“ci vuole tutte e due da lui … ”
“adesso ? ” chiese Melba.
“Si” fu la risposta laconica della collega.
Entrarono nell’ufficio titubanti ma un poco arrapate.
“ragazze spogliatevi pure, mettetevi in libertà, fatemi vedere i vostri corpi”
L’uomo si avvicinò alle due donne, belle e nude, e cominciò a toccare quelle due vagine calde e odorose; notò che Fiona aveva il pupe completamente depilato mentre la Melba aveva solo una fila di peli lungo le grandi labbra.
“Fatemi vedere cosa sapete fare con le vostre lingue; la prima che viene sarà l’ultima che io visiterò. Voglio un bel sessantanove sugoso e arrapante; fatemi vedere cosa siete capaci di fare.
Fiona che era avvezza a leccare figa da sempre adagiò la collega sulla scrivania e le sali sopra affondando il suo viso tra le sue cosce.
Cominciò a cercare il suo odore, il suo sapore, e leccava, leccava spingendosi nella sua gemma bianca.
Una volta aperto il forziere lucidava con dovizia ora la gemma bruna, ora la gemma bianca con la sua lingua esigente.
Melba che aveva provato solo una volta il sesso femminile si eccitò oltremodo e sentì con violenza arrivare il coito; come un onda fragorosa il godimento arrivò forte e dirompente.
“Fiona ci sono quasi. Lo sento. è forte non resisto, sto godendo, sii sto godendo … ”
Fiona si preparò a ricevere il suo dolce miele affondando ancora di più il viso in quel nido di piacere.
Melba venne, e Fiona leccò e succhiò tutto il nettare.
Ogni cosa che colava la raccoglieva golosa nella sua bocca assetata. Melba si inarcava ad ogni coito e il suo corpo era scosso da fremiti e convulsioni.
Lei sussultava in preda all’eccitazione ogni volta che Fiona le succhiava il clito, o quando le metteva due dita dentro per far defluire meglio i suoi umori.
Venne ancora e ancora e ancora, Melba non ricordava più quante volte.
“Non prendere solo.
Comincia a leccarle la figa ! ” ordinò l’ingegnere a Melba.
Fiona continuò a leccare la figa di Melba spingendosi ed entrando nella vagina gaudente della sua collega.
Melba assaggiò la figa calda e umida di Fiona che sapeva di eccitazione e di sesso; la sua lingua era tutta dentro il dolce nido di miele della collega riscoprendo a poco a poco il sesso orale femminile.
Fiona, sdraiata sopra Melba, si dedicava con passione ora al suo clitoride ora al suo ano di quel culo delizioso di cui Melba era dotata. Cominciò a stuzzicarle l’ano introducendo prima una, poi due dita ben insalivate.
Melba apprezzava molto il trattamento ingoiando con sempre maggior foga gli umori di Fiona che erano a quel punto abbondanti.
L’uomo stanco di aspettare allargò le gambe di Fiona, scoprendo il suo ano splendidamente dilatato.
Si avvicinò e la penetrò con foga, con un solo colpo veloce e profondo; lei si lasciò sfuggire un gemito ma lo esortò a continuare.
Lui comincò a pompare con un ritmo crescente urlando “leca, lecca quella figa bagnata asciugala”
Quando lui esausto urlò
“Sto venendo”
Fiona implorò “mi venga dentro, mi venga dentro”
Lui la accontentò subito sborrandole nell’intestino, facendole dono di quel magnifico mare di sperma.
Appena tolse il pene da quel magnifico ano prese ad andare di sega per tenere viva la bestia e intanto ordinò
“Melba non si lasci sfuggire quella bontà si attacchi al suo culo e ciucci il miele che ho donato a Fiona”.
La ragazza appoggiò le labbra su quell’ano invitante e cominciò un lento e progressivo risucchio assaporando lo sperma che eruttava copioso.
Quando il suo ano non potè più abbeverarla cambiò posizione con Fiona che si mise sotto di lei lasciando le gambe a penzoloni giù dalla scrivania.
L’uomo si senti nuovamente pronto e infilò il suo fallo nella vagina di Fiona cominciando a stantuffare tanto che la scrivania scricchiolava sotto i suoi colpi. Melba era scossa da fremiti di passione violenta e cominciò a venire; Fiona presa per le natiche assecondava l’andirivieni dell’uomo e ansimava di piacere e di tanto in tanto cercava di asciugare la vagina della collega che colava sulla sua faccia tutto il suo miele.
A furia di affondare i colpi con foga l’uomo si senti prossimo all’eruzione e dopo aver indugiato troppo si trovò a eiaculare in faccia a Melba.
La ragazza con occhi sognati e pieni di gioia si massagiava faccia e capelli per non perdere neanche una goccia di quel nettare.
Fiona allora si alzò e andò a leccare la cappella dell’uomo bagnata di sborra e dei suoi umori.
Quando terminò la pulizia del membro passò a leccare la faccia di Melba coperta abbondantemente di sperma che rischiava di finire sulla scrivania.

Quando le due ragazze si furono ripulite l’uomo si prese le loro mutandine e le buttò nel cestino e disse loro
“Non voglio che quando siete in ufficio portiate questa roba perché io potrei avere bisogno di voi” le guardò con lussuria poi rivolto a Melba
“finisca di radersi bene la sua figa, guardi quella di Fiona”
“senz’altro ingegnere” fu la risposta di Melba ed uscirono dall’ufficio contente e arrappate e con i loro visi profumati di sperma e liquidi vaginali ripresero il loro lavoro. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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