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Amiche

Settembre 2000. Era una bella giornata e Marina stava percorrendo con la sua auto strade di montagna. Non aveva una meta o un motivo per essere lì piuttosto che da un’altra parte. La verità, era che quattro mesi prima, si era separata da suo marito e la cosa l’aveva fatta soffrire tantissimo al punto da uscire di casa, solo per recarsi al lavoro senza sentire più l’esigenza di frequentare nessuno. Gli amici e i parenti le avevano consigliato di farsi un giro fuori porta per uscire dal solito tran tran e lei adesso era li, senza un vero perché.

Quello che gli era successo l’aveva portata ad odiare gli uomini, persino l’avvocato che si era scelta per la separazione l’aveva pretesa ad ogni costo donna.

Mentre vagava a velocità ridotta, pensava, a quanto stronzi erano gli uomini e a quanto bello sarebbe stato il mondo se loro non ci fossero stati, potremmo farne a meno pensava se solo non fosse per quel problema della riproduzione, e come conseguenza a questi pensieri gli venne in mente un episodio felice e strano della sua vita, le vacanze del 1992 in Grecia con Monica, una sua amica dell’università.

Prima della vacanza erano diventate molto intime al punto di confessarsi l’un l’altra le reciproche fantasie masturbatorie, nonché tecnica e frequenze delle stesse. Monica era divenuta una vera specialista, dipendente ma entusiasta, al punto di ricorrere a quella pratica anche due o tre volte al giorno, va da se quindi che quando presero la decisione di passare insieme le vacanze Monica ci tenette senza vergogna alcuna a puntualizzare il fatto che nessun moralismo doveva insinuarsi tra di loro, quando una delle due lo voleva fare lo faceva, quando no, no.

Nei primi due giorni Monica cercò di trattenersi masturbandosi sotto le coperte non astenendosi però dall’emettere gemiti e sospiri, in seguito però, anche spinta un po’ dall’esibizionismo, un po’ dalla speranza di coinvolgere Marina non prese più nessuna precauzione facendolo completamente nuda, scoperta e in presenza di Marina, invitandola, se non l’avesse capito, a fare lo stesso. La provocazione sortì i suoi effetti. Marina, sempre più attratta dai maneggi di Monica su insistenza di questa aveva cominciato a mastrurbarsi in contemporanea.

Da lì, ad accettare la proposta di Monica di farsi l’un l’altra il passo fu breve, e ancora da lì, a passare a dei furiosi sessantanove, fu un tutt’uno. Lo facevano in continuazione al punto di non fare nulla per fare nuove conoscenze, contente com’erano di bastare a se stesse. Scherzavano sul fatto che tutti in albergo si erano accorti del loro ambiguo rapporto, sul fatto di essere meno abbronzate di quando erano arrivate, o sul fatto di stare attente a chi parlavano perché avevano l’alito che puzzava di fica.

Era durata due settimane, bellissime stupende, ma al loro ritorno a Torino, col riprendere delle vecchie abitudini, delle vecchie amicizie, con la reciproca consapevolezza di quanto strano fosse il loro rapporto e la voglia di un uomo e dei figli, tutto, com’era cominciato fini. Prima smisero lentamente di frequentarsi, poi venne l’uomo, sotto forma di amico prima, di fidanzato poi, di marito infine, ma senza quei figli che lei aveva tanto desiderato, e alla fine, dopo tante sofferenze fisiche e morali, anche l’uomo se ne era andato e lei era rimasta sola, chissà che fine aveva fatto Monica, chissà se…

I suoi pensieri vennero interrotti dalla vista di un piccolo incidente stradale ad un centinaio di metri di fronte a lei. Una ragazza in bicicletta, al termine di una piccola discesa aveva investito un gatto ed era caduta in avanti. Marina si fermò a soccorrerla. Fortunatamente la ragazza non si era fatta particolarmente male, graffi ad un braccio e ad una gamba, gonna e maglietta leggermente sgualcite, bicicletta completamente inutilizzabile ma quello che poteva sembrare meno importante ma senz’altro più buffo il fatto era di essere ricaduta su un cestino di uova che portava sul davanti, macchiandosi e imbrattandosi completamente la gonna. Dopo i primi logici soccorsi e dopo le prime poche parole di circostanza, Marina si offrì di accompagnarla a casa, ed Elena, questo era il suo nome, accetto di buon grado. Elena con tutto quell’uovo che le colava dalla gonna non voleva imbrattare il sedile dell’auto di Marina, e cosi, dopo aver constatato l’assenza di giornali, teli o altro nell’auto, Elena dicendo che tanto erano fra donne e l’importante era non sporcare si tolse la gonna e si sedette sull’auto. Sarà per i pensieri fatti poco prima dell’incidente, sarà perché quei pensieri l’avevano eccitata, Marina a quella vista si irrigidì diventando sempre più nervosa. Elena si accorse del cambiamento comportamentale di Marina, e divertita e incuriosita, non fece nulla per ricomporsi limitandosi a impartire a Marina, con fare distratto, le indicazioni di come arrivare a casa sua.

Per tutto il tragitto Marina si sforzò di non pensare, di non guardare, tuttavia non potè fare a meno di non lanciare di tanto in tanto, rapide occhiate in direzione delle mutandine da bimba di Elena, bianche a fiorellini rossi e gialli, di quelle che lei portava abitualmente, alle elementari, ma la cosa che più la eccitava era la vista, non celata bensì oscenamente esibita, dei peli pubici apparentemente umidi e neri come il carbone, che fuoriuscivano dai bordi e dal cavallo di queste.

Gli sembrava di percepire l’odore di femmina che Elena emanava, e sentiva suo malgrado l’eccitazione montargli in corpo riscaldandogli i capezzoli e inumidendogli la fica dandole, la non falsa sensazione, di liquefarsi bagnando oscenamente i suoi slip. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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