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Armando

Finite le scuole superiori, Claudio si trasferì a Roma per continuare i suoi studi all’università. Fu un momento cruciale della sua vita. Finalmente usciva dall’ambiente di paese e andava a vivere in una grande città, dove poteva vivere libero, confuso tra milioni di persone. Dopo una lunga ricerca trovo una buona sistemazione abitativa. Riuscì ad affittare un piccolissimo attico vicino l’università. In origine era stato il locale dove erano alloggiati i serbatoi dell’acqua di tutto il condominio. Per arrivarci bisognava uscire sul terrazzo condominiale che era enorme. A Claudio piaceva moltissimo proprio perché lassù si sentiva libero. In verità oltre al suo appartamentino sul terrazzo c’era un’altra costruzione. Lo stenditoio condominiale. Ma nessuno lo usava mai. Il proprietari dell’appartamento era un vecchio signore, che abitava in un bellissimo appartamento proprio sotto il terrazzo. Una persona molto gentile che si era mostrata contenta di affittare a Claudio. Erano i primi di ottobre quando Claudio prese possesso dell’appartamento. Vi si fermò per qualche giorno prima di tornare in paese a prendere tutta la sua roba. Era felicissimo, capi subito che sarebbe stato bellissimo vivere da solo. Sarebbe stato libero di fare tutto quello che voleva. Finalmente avrebbe potuto dare sfogo a quella sua voglia di indossare vestiti femminili. Una voglia che aveva da quando era bambino e che aveva sempre cercato di reprimere, ma senza alcun successo e che fino ad allora aveva potuto soddisfare solo saltuariamente e sempre con la paura di essere scoperto. Con gli anni si era creato un piccolo guardaroba che teneva nascosto come un tesoro. Naturalmente lo aveva in paese. Con se aveva portato solo due slip piccolissimi di pizzo. Gli piaceva moltissimo girare per la sua nuova casa indossando gli slip di pizzo e sopra solo un maglioncino che gli copriva le anche. Sicuro di non essere visto da nessuno, usciva anche sul terrazzo vestito cosi. Erano passati solo due giorni da quando aveva preso possesso del suo alloggio, quando rientrando a casa e ritirata la posta dalla sua cassetta delle lettere, in mezzo a tanti volantini pubblicitari trovo un biglietto scritto a macchina. Quando in ascensore lo lesse rimase di stucco, pietrificato. Vi era scritto:
“Sei uno schianto! Hai un sederino meraviglioso. Un ammiratore.” Chi poteva scrivere a lui una cosa del genere. Si convinse che non era destinato a lui. Convinzione che durò poco, perché il giorno dopo trovo un altro biglietto. Lo lesse col fiato sospeso in ascensore.
“Ieri sera con quei jeans aderenti eri uno schianto. Non si notava nessun segno di mutandine. Scommetto che portavi quel delizioso perizoma di pizzo. Un tuo ammiratore.” Ebbe un tuffo al cuore. Si senti scoperto. Ormai era certo che il biglietto era per lui. La sera prima era uscito con dei jeans aderentissimi. Poi l’accenno al perizoma di pizzo. Era vero sotto ai jeans aveva il perizoma di pizzo nero. Ma come faceva a saperlo l’autore del biglietto. Doveva averlo osservato mentre si vestiva. Arrivò alla conclusione che qualcuno lo aveva spiato stando nascosto nello stenditoio. Chi poteva essere stato? Fu assalito da sensazioni strane e contrastanti. Sentiva una certa vergogna per essere stato scoperto ma nello stesso tempo sentiva una certa eccitazione. In fondo l’idea che qualcuno lo trovava carino e lo spiava gli piaceva. Avrebbe pagato chissà quanto per sapere chi fosse l’autore dei biglietti, il suo ammiratore. Sceso dall’ascensore fece col cuore che gli batteva la rampa che lo portava al terrazzo. Uscito all’aria aperta ebbe l’impulso di andare verso lo stenditoio, per vedere se c’era qualcuno ma poi ci rinunciò e andò diritto verso la porta del suo appartamentino. Una volta dentro si trovò un po’ imbarazzato. Ora sapeva che poteva esserci qualcuno a spiarlo mentre girava per casa. Non sapeva che fare. Alla fine però ebbe il sopravvento la sua civetteria. Si spogliò e indossò il perizoma che era piaciuto tanto al suo ammiratore. Sopra infilò una maglietta alla quale aveva tolto le maniche ed aveva accorciato con le forbici rendendola un top. Cosi vestito girava per casa agitatissimo. Il pensiero che qualcuno lo stava spiando, lo eccitava. Più passava il tempo più si eccitava. Più si eccitava più camminava ancheggiando come una checca. Non riusciva a frenarsi. A pensare che per tutta la vita aveva cercato di nascondere a tutti il fatto che a lui piaceva sentirsi una donna ed ora invece si metteva in mostra cosi. Il mattino dopo usci da casa per tornare in paese a prendere tutta la sua roba. Passando davanti alla cassetta della posta vide con disappunto che non c’era nulla. Due giorni dopo torno carico di valige e borse. In una di quelle valige c’era il suo tesoro il suo guardaroba da donna. Nella cassetta della posta con grande sorpresa trovo una busta un po’ rigonfia. L’aprì in ascensore e il cuore gli saltò in gola. Dentro c’era un perizoma di pizzo nero. Appena a casa si spoglio e indosso quel perizoma e la solita maglietta sbracciata. Cominciò a sistemare tutta la robba che aveva riportato dal paese. Mentre sistemava le cose nei cassetti continuava a pensare a chi potesse essere il suo ammiratore. Chissà se in quel momento lo stava spiando. Il pensiero gli dava i brividi di eccitazione. Ad un certo punto comincio a farsi strada nella sua mente la convinzione che poteva essere il suo padrone di casa. A questo punto indossò i pantaloni bianchi aderenti che tanto erano piaciuti al suo ammiratore e scalzo, usci sul terrazzo, prese le scale e andò a suonare il campanello del suo padrone di casa. In effetti non sapeva perché lo stava facendo. Cosa avrebbe potuto scoprire? Forse avrebbe potuto leggere nei suoi occhi un segnale. Non venne ad aprire nessuno. Claudio suonò ancora il campanello e quasi contemporaneamente senti la porta del terrazzo aprirsi e poi richiudersi subito con il minimo rumore come se qualcuno stesse per uscire dal terrazzo ma accortosi di lui fosse ritornato indietro. Doveva per forza essere il suo ammiratore che stava lasciando il suo punto di osservazione avendo visto Claudio vestirsi e uscire. Ora era sicuro che qualcuno lo spiava dallo stenditoio. La cosa lo eccitava moltissimo. Era solo un po’ dispiaciuto di non sapere ancora con certezza chi fosse il suo ammiratore. Con le gambe che gli tremavano per l’emozione risali le scale e si avvio verso casa. Sapeva con certezza che il suo ammiratore era nello stenditoio e lo stava spiando. Pochi minuti dopo che era rientrato in casa, squillò il telefono. Era Armando, il suo padrone di casa, che gli diceva che aveva preparato la ricevuta dell’affitto e poteva passare a prenderla quando voleva. Claudio gli rispose che sarebbe sceso subito. Armando lo ricevette con molto calore. Era turbato. Claudio lo percepì chiaramente. Era lui il suo ammiratore ne era quasi sicuro. Si sentì molto eccitato. Nei pochi minuti che rimase in casa del vecchio, Claudio con la scusa di ammirare i quadri che erano appesi alle pareti gli volse spesso le spalle. Sapeva che offriva ad Armando uno spettacolo considerevole. Aveva i jeans infilati tra le natiche. Sapeva di provocarlo e ne provava piacere. Il pomeriggio successivo rientrando nella cassetta della posta trovo un biglietto.
“Ti è piaciuto il regalino? Ti sta benissimo. Spero che lo indosserai spesso. Se lo farai ti farò altri regalini.” Gli venne voglia di stuzzicare un po’ Armando. Uscito dall’ascensore suono alla sua porta. Gli chiese in prestito un cacciavite e gli disse che lo avrebbe riportato subito. Salito a casa indosso il perizoma ricevuto in regalo e sopra i soliti jeans. Questa volta però si tiro sopra le anche le striscette laterali in modo che si vedessero dai pantaloni. Sopra indossò una maglietta che arrivava appena alla cintola dei pantaloni. Scese a riportare il cacciavite. Come sperava Armando lo invitò ad entrare un attimo. Claudio si fece vedere interessato alla libreria di Armando in particolare ad un libro d’arte che era un po’ in alto. Chiese ad Armando se poteva dargli un’occhiata. Nel prenderlo alzo le braccia. Sapeva benissimo che la maglietta sarebbe salita scoprendo la sua vita e Armando che gli stava dietro avrebbe potuto vedere le striscette del perizoma uscire dai pantaloni. Il giorno dopo trovo nella cassetta della posta un’altra busta rigonfia. L’apri in ascensore curiosissimo. Dentro c’era un paio di calze autoreggenti. Erano la passione di Claudio. Sentire le gambe inguainate da calze di nylon lo faceva impazzire. Appena a casa si cambiò indossando le autoreggenti insieme al perizoma e sopra un maglioncino a pelle molto corto. Era sicuro che Armando lo stava spiando per cui girovago per casa ancheggiando. Era eccitatissimo ma non gli bastava. Voleva vedere l’effetto che faceva su Armando. Si cambio indossando un paio di jeans e un maglioncino un po’ più maschile. Lo fece lentamente in modo che Armando, capito che lui stava per uscire, poteva tornare a casa. Quando fu pronto scese da Armando. Quando questi gli apri noto che era palesemente turbato. Gli disse che aveva l’abatjour accanto al letto che non si accendeva più. Come sperava Armando si offri per darci un’occhiata. Appena in casa mostrò l’abatjour da riparare ad Armando poi si scusò e andò in bagno. Di proposito aveva lasciato sul comodino la pagina strappata da una rivista dove c’era la pubblicità di un body molto sexy. Voleva che Armando avesse modo di guardarlo con calma, per questo era andato in bagno. Ne usci solo quando Armando disse che aveva riparato la luce. Si profuse in ringraziamenti ad Armando con molta enfasi e alla fine gli disse:
-Si merita un bacio per quanto è stato bravo!- E senza indugi gli diede un bacetto sulla guancia. Aveva una voglia pazza di sconvolgere quel vecchio. La sera dopo rientrando rimase un po’ deluso non trovando niente nella cassetta della posta. Sperava che Armando avesse capito che a lui piaceva quel body. Prima di andare a casa suonò ad Armando facendo finta che non gli funzionava più il Walkman. In effetti lui in ascensore aveva invertito il verso delle batterie.
-Lei che è cosi bravo, potrebbe dare un’occhiata a questo coso?. – Fece Claudio quando Armando gli apri la porta e lo fece entrare.
-Ho anche cambiato le batterie ma non funziona.- Naturalmente ad Armando non occorse molto tempo per far funzionare l’apparecchio. Claudio fece salti di gioia.
-Lei è un mago! Non so come ringraziarla. – E avvicinatosi al vecchio gli diede un bacetto sulla guancia quasi all’attaccatura delle labbra prima di uscire.. Quando arrivò davanti alla sua porta si accorse che a terra vi era un pacchetto. Appena dentro lo aprì. C’era il body. Era eccitatissimo. Il gioco stava funzionando. Ormai non c’era più dubbio che il suo ammiratore era Armando e che era pronto ad esaudire tutti i sui desideri. Indosso il body. Era sgambatissimo. Dietro solo un filetto si infilava tra le natiche. Gli piaceva moltissimo. Infilo anche le autoreggenti. Sicuramente Armando era al suo posto di osservazione e se lo stava gustando. Claudio si immaginava come Armando si stesse eccitando. Se lo immaginava arrapato con la voglia di stare li vicino a lui, per poterlo guardare meglio e magari toccarlo. Si accorse che anche lui avrebbe voluto avere vicino Armando. Sarebbe stato bello sentirsi ammirato e magari sentire le mani vogliose di Armando sulla sua pelle. Si era inutile negarlo. Aveva voglia di essere oggetto di attenzione di un maschio. Armando era li che sbavava per lui, ma non si faceva avanti. Dopo un po’ rassegnato decise di mettersi a letto. Però si girava e si rigirava sul letto senza prendere sonno. Era troppo agitato, si alzo, indossò il perizoma nero, un paio di calzoncini aderentissimi e sgambati che gli lasciavano scoperte le chiappe e sopra indossò una maglietta. Aveva voglia di vedere Armando, sentire il suo sguardo pieno di libidine su di lui. Staccò l’interruttore generale della luce poi andò a suonare ad Armando pregandolo di andare ad aiutarlo perché era rimasto senza luce. Armando non si fece pregare. Appena in casa riattaccò l’interruttore e ovviamente la luce ritornò. Claudio con aria mortificata fece:
– Ma ci avevo provato tanto anch’io. Lei è un mago. –
-Probabilmente l’interruttore era surriscaldato e non si riattaccava. Nel tempo che sei venuto a chiamarmi si è raffreddato.- Come al solito Claudio cercò di ringraziarlo con enfasi ed entusiasmo dandogli un bacetto. Questa volta lo fece tenendo le sue mani sulle spalle di Armando e poggiandosi leggermente con il corpo a lui. Con le labbra arrivò a strusciare un po’ le labbra di Armando. Quando si staccò un po’ da Armando questi lo guardava incantato.
-Perché mi guarda tanto? –
-Ti stanno ben quei calzoncini. – Farfuglio Armando un po’ imbarazzato.
-Le piacciono veramente? – Fece Claudio con aria contenta .
-Si ti stanno benissimo. –
-Anche a me piacciono moltissimo.- Fece Claudio con voce squillante roteando d’avanti ad Armando e alzando le braccia per farsi vedere meglio. Era eccitatissimo e si stava lasciando andare.
-Cosa sono queste? – Fece Armando indicando con la mano le bretelline del perizoma che uscivano abbondantemente dai calzoncini di Claudio, che si erano scoperte quando Claudio alzando le braccia aveva fatto salire l’orlo del maglioncino.
-Sono gli slip! – Fece Claudio-
-Che tipo di slip sono? Sono piccolissimi-
-Si sono microscopici. –
-Porti quel tipo di slip? Sembrano da d…….-
-Si lo so. Li porto perchè me li hanno regalati. –
-Davvero te li hanno regalati? Chi te li ha regalati? –
-Non lo so. Non è buffo?- Fece Claudio con voce civettuola.
– E’ uno che si diverte a mandarmi regalini rimanendo anonimo. Non è carino? Mi dispiace solo che non posso ringraziarlo. A me fa impazzire ricevere regali.-
-Anche se sono poco adatti? – Fece Armando con un po’ di ironia.
-In che senso? – Chiese Claudio facendo finta di non aver capito.
-Be, quelle mutandine sono da donna. Non è vero? –
-Si. E’ vero. In effetti sono da donna.-
-Perchè allora li porti? –
-Ti dirò la verità. Lui mi ha scritto un biglietto dove mi diceva che gli avrebbe fatto piacere sapere che li indossavo. E’ un modo per ringraziarlo.-
-Che altri regalini ti ha fatto? –
-Queste. – Fece Claudio prendendo dal cassetto le calze e poi mostrando anche il body.
-E questo. E’ un regalone. E’ stupendo e costa un occhio.-
-Si è bellissimo ma anche questo è da donna. –
-Ma è il pensiero che conta. A caval donato non si guarda in bocca. A me basta pensare che qualcuno ha un pensiero gentile per me. Non importa se mi è utile. –
-Se ti fa tanto piacere ricevere regali te ne voglio fare uno anch’io. –
-No. Non si deve disturbare. Lei mi ha fatto gia tanti regali aiutandomi in tutti i modi. –
-Ma a me piace fartelo. Quando torni domani sera passa a prenderlo.- Quando si salutarono Claudio diede un altro bacetto ad Armando, poggiandosi con il corpo a lui e sfiorando ancora di più le sue labbra. La sera dopo Claudio eccitatissimo passò da Armando. Questi lo fece entrare e gli porse un pacchetto dicendogli:
– Non ti aspettare qualcosa di utile.- Claudio lo scartò e si ritrovò tra le mani una minigonna di velluto elasticizzata.
-E’ stupenda! – Fece Claudio, avvicinandosi al vecchio.
-Lei è un tesoro. Grazie. – Gli mise le braccia intorno al collo, si addossò a lui e fece per baciarlo sulla guancia. In realtà dopo avergli poggiato le labbra sulla guancia si spostò strusciando le sue labbra su quelle di Armando. Intanto questi gli teneva le mani sulle anche.
-Scommetto che vuole che lo metta. – Fece Claudio con aria complice. Armando fece cenno di si ed aggiunse:
-Ti ho comperato questa perché si abbina bene al body e alle calze. –
-OK. Vado a cambiarmi. Lei venga su tra poco. – Quando Armando salì da Claudio questi andò ad aprirgli vestito come voleva Armando.
-Sei uno schianto. – Fece il vecchio entrando in casa. Claudio piroettò graziosamente per farsi vedere.
-Sai che hai delle gambe stupende. Da far invidia ad una donna. –
-Davvero sono cosi belle le mie gambe. –
-Si. Però manca qualcosa. –
-Cosa?- Fa Claudio curioso.
-Queste. -E porse a Claudio una scatola.
-Un altro regalino!?- Cinguettò Claudio prendendo la scatola. La aprì e vi trovò un paio di sandali con tacco a spillo. Claudio emise un urlo di sorpresa. Poi gettò le braccia al collo di Armando dicendogli:
– Ma lei è un pazzo. Non doveva spendere tutti questi soldi. La ringrazio. – Il suo viso era vicinissimo a quello di Armando che stringeva la vita di Claudio con le sue mani. Avvicinò ancora di più il viso a quello di Armando e gli diede un bacetto, poggiando le sue labbra su quelle di Armando. Quando si ritrasse, Armando gli fece:
-Dai! Provale. –
-Sono stupende, fantastiche. – Fece Claudio mentre se le infilava. Quando si alzò in piedi Armando gli fece:-
-Ti stanno benissimo. Valorizzano le tue stupende gambe. –
-Davvero? – Fece contento Claudio facendo qualche passo.
-Si. Sei uno schianto.-
-Davvero le piaccio cosi tanto? – E intanto si avvicinò ad Armando.
-Si. Ti è piaciuto questo regalino? –
-Moltissimo. Grazie. – E cosi dicendo si accosto a lui e poggiate le mani sulle sue spalle avvicino i suo viso a quello di Armando per dargli un bacetto. Armando gli poso le mani sui fianchi e lo strinse a se. I loro visi si avvicinarono sempre di più finché le loro labbra si unirono. Armando dischiuse le sue mentre lo stringeva sempre di più. Anche Claudio dischiuse le sue labbra, ora si stavano baciando lingua in bocca. Claudio sentiva il pisello di Armando premere duro contro la sua pancia. Senti il desiderio irrefrenabile di toccarlo. Di sentirlo con le sue mani. Mentre continuavano a baciarsi, Claudio fece scivolare la sua mano destra tra lui ed Armando. Trovò la patta del vecchio e l’aprì. Arrivò all’uccello.Ebbe un brivido di piacere. Lo circondo con le dita e cominciò a massaggiarlo. Claudio si stava eccitando sempre di più. Sentire quell’uccello in mano lo faceva impazzire.
-Sono io che l’ho fatta eccitare cosi? – Mormorò Claudio. Staccandosi per un attimo dal bacio.
-Si. Sei più femmina di una vera donna. Sono sicuro che sei femmina anche dentro.- Si baciarono di nuovo lascivamente mentre Claudio continuava a massaggiare l’uccello di Armando fuori di se per l’eccitazione. Anche il vecchio era super eccitato, dopo poco lo senti mugolare di piacere e Claudio fece appena in tempo a spostarsi prima che il getto di sborra lo investisse. Continuo a massaggiare quel pisellone anche mentre si afflosciava.

FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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