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Batman & Robin

Era una notte buia e tempestosa e Bruce Wayne stava percorrendo solitario le strade di Gotham City.
Non era la prima volta che lo faceva, anzi, questa routine stava iniziando a stufarlo.
Non era più come ai bei vecchi tempi quando tutto gli sembrava bello ed eroico.
Ormai i criminali erano tutti pronti ad affrontarlo, l’effetto sorpresa non funzionava più.
Soprattutto a dire il vero non si sorprendeva più lui.
Di nulla. Nemmeno di uno sparo nel vicolo accanto.
Accorse. I soliti criminali dal grilletto facile stavano fuggendo.
Erano due.
Fermarli fu perfino troppo facile e legarli a testa in giù ad un lampione della luce durò troppo poco.
Fu solo allora, però che sentì qualcuno piangere.
Sommessamente, piano.
Stava invecchiando, evidentemente: si era preoccupato prima dei criminali che delle vittime; ma non sono anche i criminali delle vittime?
A leggere gli articoli di Vicky Vale si.
Nel vicolo in piedi sotto un lampione e fradicio di pioggia c’era un ragazzo dell’età apparente di 17, 18 anni.
Il ragazzo aveva lo sguardo rivolto verso il basso dove giacevano un uomo ed una donna inanimati. Batman si avvicinò lentamente e gli pose una mano sulla spalla. Il ragazzo lo guardò e lo riconobbe subito:
– Almeno li hai presi? – chiese?
– Sono appesi a quel lampione- rispose Batman, indicandolo con un cenno del capo.
– Per quattro soldi, li hanno ammazzati per quattro soldi-
– Ho già avvertito la polizia con il Batsegnale, saranno qui a minuti. Anche i miei genitori sono stati uccisi così. –
– Non erano i miei genitori, ma gli volevo bene lo stesso- rispose il ragazzo.
– Adesso, comunque è meglio che vada non sarebbe prudente se la polizia mi trovasse qui.
Né per me né per la loro memoria. –
Per la prima volta Batman guardò bene il ragazzo e lo trovò molto bello.
Era alto un metro e settantacinque, biondo, fisico atletico.
I lineamenti del viso erano delicati e contrastavano la durezza del suo sguardo sofferto e profondo.
Gli occhi azzurri del ragazzo si posarono sul volto mascherato di fronte a lui e cercarono lo sguardo cupo di Batman.
Che non poté fare a meno di chiedergli
– Che farai adesso? –
– Niente sparirò nella notte. –
– Non hai una casa, un lavoro? –
– Né una casa né un lavoro. –
– Tutti dovrebbero avere una casa e un lavoro-
– Tu non li hai. Io voglio essere come te-
Fu a quel punto che Batman prese la decisione.
– Vieni con me ti farò vedere come vive un pipistrello e se vuoi potrai starmi accanto, in futuro-
Non ci fu bisogno di risposte.
Dopo pochi secondi erano già sulla Batmobile.
Sfrecciando per strade buie e tortuose Batman si accorse che seppure il ragazzo restava zitto era emozionato ed eccitato.
Stranamente lo era anche lui.
Ma per un motivo diverso: quel ragazzo emanava un’aura incredibilmente torbida e sensuale.
Arrivarono nella Batcaverna dopo soli 13 minuti e dopo avere percorso ad enorme velocità molti chilometri.
Alfred guardò perplesso quel ragazzo ma non disse niente.
Non era la prima volta che qualcuno entrava nella Batcaverna.
C’era già stata quella giornalista, Vicky Vale. Almeno questo era un uomo, era giovane ed era forte.
Il ragazzo fu sorpreso dalle meraviglie tecnologiche che si nascondevano in quell’anfratto neanche molto grande.
C’erano computers che monitoravano l’intera città, strumenti per riparare qualsiasi automobile, ed altre cose che non riusciva ad interpretare.
C’era persino un attrezzassimo spogliatoio con docce e sauna.
– Vorrei fare una doccia- disse – e riposare un po’-
– Ti seguo, fai come se fosse casa tua. O meglio, la tua caverna-
In breve Batman e il ragazzo erano nudi in due docce una di fronte all’altra. Bruce ayne non potè fare a meno di guardare ammirato quel corpo perfetto quasi come il suo.
Mano a mano che il ragazzo si lavava Bruce Wayne ammirava gli addominali, i pettorali, i bicipiti seguendo con lo sguardo le sue mani.
Quando il ragazzo arrivò al proprio sesso Bruce rimase senza fiato: era enorme, bronzeo, non circonciso.
Ed eretto a metà.
Il ragazzo iniziò a lavarlo con cura, scappelandolo lentamente, facendo scorrere la mano per tutta la sua lunghezza e poi stringendolo alla base.
Poi si lavò le palle spalmandosi il sapone con il palmo della mano chiuso a coppa intorno a loro.
Sebbene non rivolgesse mai il suo sguardo verso Batman, sembrava proprio che egli stesse facendo ogni mossa solo per lui.
Quando si lavò il culo, infatti, si girò e iniziò ad insaponarsi le natiche una ad una per poi aprirle e con il medio iniziare a titillare il suo buco.
Poi di scatto infilò il medio dentro emettendo un sospiro, arrivò con violenza fino alla base del dito e, infine, molto lentamente lo estrasse.
Fu solo allora che si girò a guardare Batman negli occhi.
Bruce abbassò lo sguardo come se fosse stato colto a guardare qualcosa che non doveva.
E in effetti non aveva mai pensato che una scena del genere avrebbe potuto attirare in quel modo la sua attenzione.
Fu solo guardando verso il basso che si accorse che la scena non solo l’aveva incuriosito ma l’aveva anche enormemente eccitato.
Il suo cazzo era eretto, gonfio, pulsante.
La sua cappella di un rosso fuoco.
Guardò di nuovo il ragazzo e vide che lo osservava ancora.
Stava tenendosi il pugno stretto intorno al pene eretto e aveva tirato la pelle al massimo verso lo scroto.
In questo modo la sua cappella era ancora più grossa.
Non resistette oltre: anche la sua mano si avvolse intorno al proprio cazzo, sporse il busto verso il ragazzo e guardandolo iniziò lentamente ma evidentemente a masturbarsi.
– Lascia che inizi ora ad essere il tuo compagno- disse il ragazzo che senza attendere risposta si avvicinò a Bruce egli prese il cazzo in mano.
Anche Batman prese in mano quello del ragazzo e iniziò a gustarne il tatto. Non lo stava proprio masturbano, no.
Ne stava assaporando il contatto, massaggiandolo in lungo e in largo mentre il ragazzo faceva lo stesso con il suo pene.
I due ansimavano uno vicino all’altro mentre la doccia continuava a scorrere calda.
Fu Bruce, questa volta a prendere l’iniziativa.
Appoggiò il suo cazzo a quello del ragazzo e li strinse entrambi nella sua mano iniziando a menarli contemporaneamente.
Sentiva il piacere che veniva dal movimento della mano e dal contatto con l’altro cazzo.
– è la prima volta per me-
– Sei meraviglioso- rispose il ragazzo.
– Sono eccitatissimo-
– Si ma aspetta a sborrare voglio farlo insieme a te-
– Dillo ancora-
– Ho voglia di borrare con te, Batman, di spalmare il nostro seme insieme, e poi di leccarlo-
Così dicendo il ragazzo si abbassò e gli prese il cazzo in bocca.
Lo leccava con piacere immenso.
La sua lingua scorreva lungo tutta l’asta di Bruce Wayne per scendere fino alle palle e poi risalire.
Si stesero per terra.
– Anch’io voglio il tuo cazzo in bocca- disse Bruce.
– Voglio imparare a succhiarti e leccarti-
– Allora fai quello che faccio io-
Il movimento della loro bocca adesso era sincronizzato.
Entrambi leccavano le palle dell’altro, l’asta, la cappella.
Se il ragazzo si soffermava a leccare il buchetto sulla cappella Batman faceva lo stesso, se il ragazzo indugiava nel buco del culo Batman faceva altrettanto.
– Ci sono, sto sborrando- disse Batman
– Anche io disse il ragazzo e si avventò sull’uccello pulsante di Bruce Wayne facendo su e giù con la bocca e con la mano.
Voleva assaporare la sborra dell’uomo e anche Bruce voleva.
Un attimo prima di scaricarsi l’uno nella bocca dell’altro si infilarono un dito nel culo a vicenda.
Bevvero tutto fino all’ultima goccia ma mentre Bruce lo inghiottì direttamente il ragazzo si fece sborrare prima sulla lingua e poi deglutì.
– Da oggi starai sempre con me… – disse Bruce
– Non sai neanche il mio nome-
– Non importa visto il tuo meraviglioso uccello ti chiamerò Robin, pettirosso-
E detto questo si avventò sulla cappella del suo nuovo compagno di avventure per ripulirla dello sperma residuo.
Così nacque la leggenda di Batman e Robin FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L’immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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