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copertina racconto erotico

Bisex

La storia che vado a raccontare riguarda le mie prime esperienze bisex. Anzitutto mi presento: mi chiamo Simona, ho 24 anni e vivo in una cittadine del nord ovest che preferiscono non nominare per motivi di opportunità. Fisicamente sono proporzionata, forse non bellissima, ma con tutte le cosine al punto giusto. Caratterialmente sono una persona estroversa, gioviale, alla quale piace molto stare in compagnia.

La storia che vi voglio narrare è successa quando avevo 18 anni ed ero in gita scolastica a Firenze. Come si sa, sono queste le occasioni nelle quali le storielle che si hanno a scuola con i propri compagni o con qualcuno di altre classi possono tradursi in qualcosa di più concreto – alcune mie amiche hanno perso la verginità in gita – oppure chi ha un partner al di fuori della scuola può provare qualcosa di diverso.

Durante quella gita io era splendidamente single; non avevo alcuna storia e non intendevo certo farmene in gita, anche se solo per piacere. Lo stesso valeva per la mia migliore amica, Nadia, e per una terza ragazza, Marina, che non era assidua del nostro giro ma neanche troppo antipatica. Così decidemmo di andare in camera assieme, tanto nessuna aveva grilli per la testa.

Saremmo rimaste in quell’hotel per 4 notti. La prima passò senza problemi; non dormimmo molto perché gran parte del tempo lo passammo a chiacchierare ed a conoscerci meglio con Marina – io e Nadia sapevamo praticamente tutto l’una dell’altra – e venne fuori un quadro della nostra compagna di stanza diverso da quello che pensavamo: sicuramente più simpatica, non così altezzosa come sembrava. Era solo un po’ timida e, come tutti i timidi, l’impressione che dava era quella di una persona algida, che non dava confidenza.

La seconda sera decidemmo di non andare in discoteca con gli altri. Siamo rimaste nella nostra camera per continuare la chiacchierata della sera precedente. Stavolta il discorso si fece un po’ più piccante giacchè si spostò sui ragazzi e sulle nostre esperienze, anche sessuali. Grazie al feeling che si era creato tra di noi, anche Marina conversò senza problemi e ci confessò che lei era ancora vergine; certo, aveva avuto dei ragazzi, ma non aveva mai voluto fare l’amore con loro. Fino ad allora aveva solo fatto seghe e qualche pompino e si era fatta fare qualche ditalino. Mai si era fatta leccare perché si vergognava mostrarsi nuda ad un ragazzo. Io e Nadia, invece, qualche esperienza in più l’avevamo avuta; noi ci eravamo fatte leccare ed io non ero più vergine; Nadia, invece, lo era ancora.

Marina chiedeva a me, apparentemente la più esperta, notizie sulla prima volta, su come mi ero sentita, su cosa avevo provato. A me piaceva risponderle – mi dava una certa aria di superiorità – e ricordare la mia prima volta mi eccitò abbastanza. E, come seppi dopo, riuscivo ad eccitare anche loro.

Ad un certo punto Marina mi fece una richiesta che sorprese non poco Nadia e me. Infatti, ad un certo punto, diventando tutta rossa in viso disse:

“Scusa Simo, volevo chiederti una cosa. Mi fai vedere come diventa la passerina dopo che l’imene è stato rotto? Io guardo la mia e vedo la membrana; mi incuriosiva vedere come diventa dopo”.

Io feci una faccia stralunata e guardai con aria interrogativa Nadia; neanche lei, che pure era la mia migliore amica mi aveva mai fatto una richiesta simile. Nadia sorrideva beffarda e mi disse:

“In effetti neanche io so com’è. Dai faccela vedere! ”

“Voi due vi dovete essere ammattite; prendete un giornale porno e guardatelo”, risposi io, ma senza troppo convinzione nel rifiuto

“E dai, che ti costa? ? Siamo tra ragazze, mica andiamo in giro a sparlare come fanno i ragazzi. E poi siamo minorenni, chi ce lo vende un porno? Se Marina l’avesse chiesto a me, io non avrei fatto problemi” contrattaccò Nadia.

“Continuo a ritenere che vi siete ammattite”, ma nel dire questo mi filai il perizoma che avevo sotto la camicia da notte. Marina e Nadia applaudirono e quel mio gesto. Mi stesi sul letto e divaricai le gambe mettendo in mostra la mia passerina aperta e umida di umori. Scostai le labbra e la offrii così, oscenamente aperta, ai loro sguardi. Si avvicinarono con i loro visi per guardare meglio.

“Allora, avete visto? ” chiesi. Non ottenni risposta, ma sentii un brivido quando il loro respiro ravvicinato raggiunse la mia micina aperta.

“Scusa Simo, ma è il racconto di prima o è il fatto che ti stiamo guardando che ti ha fatta bagnare? ” chiese Nadia.

“Sei proprio scema; ovviamente è il racconto di prima”, era solo una parte di verità. Infatti l’essere lì a cosce aperte davanti a loro due, anche se erano ragazze, mi eccitava. Tolsi le mani dalla mia micina, ma loro protestarono perché non avevano visto bene. Così fu Marina che senza dire nulla, sostituì alle mie le sue mani scostandomi le labbra.

“Chi è che mi tocca” urlai quasi alzandomi a sedere.

“Scusa Simo, ma non avevo visto bene” disse

“Va beh, potevi dirlo, mica te la avrei negata un’altra visione”; la mia arrabbiatura non era sincera: quel tocco mi aveva fatto piacere, ma ne ero quasi spaventata.

“Ragazze, mi sa che Simo alla fine dovrà masturbarsi. È tutta bagnata; Marina, guarda come cola”. In effetti mi avevano proprio eccitata; sentivo che mi stavo bagnando sempre di più. Se avessi avuto a portata di mano un ragazzo me lo sarei scopato violentemente.

“Se vuoi puoi farlo ora”, disse Marina. Hai capito la stronzetta; vuoi vedere che è una lesbica incallita?

Accettai la sfida.

“Se lo fate anche voi, lo faccio, altrimenti nulla”. Marina e Nadia si guardarono negli occhi e, senza dire una parola, si sfilarono anche loro le mutandine. La passera di Nadia già la conoscevo avendola vista più volte. Ma quella di Marina era uno spettacolo: i peli erano rossi, di un bel colore fulvo, che arrivavano fino al buchino dietro; ma erano ben curati: l’inguine era depilato in maniera tale che non uscissero peli dagli slip; le labbra erano grosse, sporgenti alla cui sommità si ergeva il clitoride già bello eretto. Anche loro erano già eccitate.

Eravamo sedute una di fronte all’altra, con le cosce aperte; avevamo ancora qualche titubanza, nessuna iniziava. Fui io che dissi con voce roca:

“Allora, che si fa? ”

Nessuna rispose; ma Nadia portò la mano verso la sua passera ed iniziò a toccarsela, dolcemente, lentamente, guardandomi negli occhi. Fu il segnale; anche io e Marina iniziammo a toccarci. Era una situazione paradossale: nessuna di noi parlava, eravamo in silenzio. Ognuna di noi guardava le mosse dell’altra, osservando come muoveva la mano, le smorfie del viso; nella stanza c’erano solo i gemiti che non riuscivamo a trattenere. Io fui l’unica che oltre ad accarezzarsi il clitoride si infilò anche un dito dentro; le altre erano vergini e quindi, probabilmente, temevano di rompere l’imene. Ad un certo punto Marina si tolse anche la camicia da notte e rimase nuda; ci mostrò i suoi splendidi seni bianchi sormontati da due capezzoli rossi e dritti. L’avevamo già visto poiché la sera prima l’avevamo tolto assieme; ma ora sembravano più belle. Anche noi due facemmo altrettanto. Eravamo completamente nude, una di fronte all’altra. Una situazione che anche solo un ora prima nessuna di noi avrebbe mai immaginato.

Ognuna di noi aveva una sua tecnica: Marina, oltre ad accarezzarsi il clitoride, si titillava anche i capezzoli che diventavano sempre più dritti sotto i sapienti tocchi delle sue dita; Nadia si teneva aperta la micina con le dita di una mano e con l’altra si accarezzava lungo tutta la fessura; io, invece, mi infilavo dentro un dito mentre mi torturavo il clitoride. Nessuna di noi voleva venire per prima; cercavamo di prolungare il più possibile quel godimento che era per tutte veramente intenso. Finchè Nadia raggiunse il punto di non ritorno e quasi urlò:

“Ragazze non ce la faccio più; sto venendoooooo” ed iniziò e tremare per l’orgasmo ce stava provando; a quel punto, a quella visione, né Marina né io potemmo resistere oltre ed infatti anche noi urlammo il nostro godimento.

Per circa cinque minuti rimanemmo così, sul letto in silenzio ad assaporare quel momento di intensa libidine e di intenso godimento; fu ancora una volta Nadia a rompere l’immobilismo muovendosi a sedere sul letto e ci guardò con un viso molto dolce solcato dal suo splendido sorriso. Allungò una mano su noi ad accarezzarci le gambe; Marina ed io ci destammo e ci alzammo anche noi a sedere. Ci abbracciamo tutte e tre in una stretta che ci procurò dei brividi incredibili grazie al contatto della pelle nuda; sapevamo tutte e tre che quella esperienza sarebbe stata solo la prima; nessuna di noi aveva intenzione, pur continuando ad amare il cazzo, di rinunciare al piacere che soltanto una ragazza può dare. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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