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Claudia

Claudia non era mai stata così confusa.
Il telefono squillava e lei non lo sentiva nemmeno.
Si trovava seduta nel suo ufficio, al 12° piano del MintelPalace.
Erano le 9. 15 al di là della porta di mogano chiusa, la sua segretaria, Anne, sbrigava il suo lavoro come sempre.
Solo che quella non era una mattinata come le altre, il grande schermo a cristalli liquidi del suo computer lampeggiava istericamente, lamentandosi del numero preoccupante di messaggi e-mail che attendevano, invano, una risposta dalla 48enne manager.
Il fatto era che la sua mente aveva altro a cui pensare.
Fondamentalmente al fatto che si era appena fatta leccare la figa dalla donna delle pulizie.
Tutto era cominciato alle 6. 50.
Claudia, come al solito arrivava in ufficio prestissimo, per poter sbrigare il lavoro di routine prima delle 10, in modo da potersi dedicare alla parte più piacevole della mattinata, cioè l’incontro con i clienti, con tutta calma.
Era entrata in ufficio come al solito da sola, salutando Jake, il guardiano che stava per finire il suo turno, e che come al solito le rivolgeva sempre quell’occhiata allusiva.
Non che a lei dispiacesse: aveva ormai compiuto i 45 da qualche tempo, ma faceva ancora girare gli uomini quando passava per strada.
Inoltre vestiva sempre molto elegantemente, facendo risaltare la bellezza delle gambe e la sorprendente turgidità dei seni, ancora da ventenne.
Amava vestirsi italiano, le ricordava il suo paese, e mettersi velatissime calze con giarrettiera e reggicalze. Il contatto dei lacci con la pelle la faceva sentire sexy e desiderabile.
Per Claudia il lavoro e la sorprendente carriera che aveva fatto non erano evidentemente il solo scopo della vita.
Coi suoi capelli neri e i suoi occhi chiari aveva ancora un potere fortissimo sui giovani manager che la corteggiavano, e lei sceglieva solo il meglio.
Quella mattina stava leggendo i giornali del mattino, sorseggiando il cappuccino che tutti i giorni le veniva portato alle 8. 45 esatte dal Café Mart di Luigi, forse l’unico a saper fare un cappuccino degno di questo nome a New York.
E anche l’unico che lo faceva pagare alla compagnia 8. 99 dollari, trasporto compreso.
Ma quel piacere della mattina metteva sempre Claudia di buon umore, e per la Mintel questo significava milioni di dollari l’anno.
Benvenuto il conto del cappuccino.
Quel giorno però il cappuccino aveva deciso di prendere un’altra strada.
Quando, leggendo il WSJ Claudia allungò la mano per prendere la tazza, la mancò, anzi la fece cadere sul pavimento, con un fragore e un tripudio di schizzi che la fecero trasalire.
Imprecando, chiamò il portiere, e chiese se qualcuno delle pulizie fosse ancora presente.
“Aye màam, just a minute”, rispose l’uomo.
Un minuto più tardi bussò la ragazza delle pulizie.
Claudia la fece entrare, le indicò con un gesto del capo il disastro sul pavimento, senza degnarla di uno sguardo.
Una ragazza delle pulizie non era parte di ciò che Claudia Morena Tedeschi reputava degno di nota.
La ragazza cominciò a pulire per terra, in ginocchio e con uno strofinaccio, raccogliendo i cocci in un sacchetto.
“Si è sporcata le scarpe signora”
“Cosa? ” non pensava sapesse parlare. Non più di una sedia, almeno.
“Le scarpe, e anche le calze, sono un po’ sporche”
Claudia si guardò. In effetti era vero: le Ferragamo nere erano tutte macchiettate di almeno 1 dollaro di cappuccino.
Senza dire niente, la ragazza delle pulizie cominciò a pulire con lo straccio la punta delle scarpe di Claudia.
Poi abbandonò lo straccio in terra, e cominciò a lustrarle con le mani, toccando anche le caviglie.
“Ma cosa stai facendo? ” Claudia era immobile, col Wall Street J. in mano.
“Sono sporche… ” disse la ragazza, e alzò lo sguardo verso Claudia.
Fino ad ora non la aveva mai vista in faccia.
La ragazza delle pulizie era bellissima, e le sorrideva lascivamente.
Intanto con le mani non si era fermata, continuava a massaggiare le caviglie della manager, che stava cominciando ad eccitarsi.
Sempre stando in ginocchio, le strappò il giornale dalle mani, e la spinse contro la pesante scrivania di cristallo.
Nessuno aveva mai osato toccarla in quell’ufficio, ma ora era in totale potere di quella estranea nel suo grembiulino azzurro.
“Sei una bellissima donna, Claudia Mafia Spagetti, e adesso ti pulisco bene bene”
Le disse la ragazza, non più che 20enne.
Incominciò a tastare con le mani l’interno delle splendide gambe di Claudia, leccandole i polpacci attraverso le calze.
La manager non riusciva a dire una parola, il piacere del tutto nuovo che la stava invadendo la ipnotizzava.
Decise di non opporre resistenza, anche se questo le sarebbe potuto costare moltissimo.
Si abbandonò con le spalle sul piano di cristallo, la gonna tirata su , e quella belva che le faceva tutte quelle cose fra le gambe…
Le prese la testa fra le mani, solo per sentirla muoversi.
La ragazza intanto le aveva slacciato una giarrettiera, e leccava avidamente la bianca carne delle cosce di Claudia.
“Puttana ricca, ti piace, vero? Fammi sentire di che sa una puttana italiana” disse la ragazza, e cominciò a leccarle le mutandine.
Quella lingua che leccava e spingeva, senza levarle le calze e le mutandine la faceva impazzire.
Nessuno glielo aveva fatto fino ad ora.
La seta delle mutandine era bagnata delle sue secrezioni e della saliva della ragazza.
Cominciò a toccarsi un seno attraverso la camicetta di seta, sentendo il capezzolo duro e sensibilissimo.
Si infilò l’indice dell’altra mano in bocca e cominciò a leccarlo, per poi toccarsi, e tornare a leccarlo.
La camicetta era ormai aperta, e un seno coperto di saliva era uscito fuori.
Claudia sentì che la lingua della ragazza ora si insinuava dentro alle mutandine, nel suo splendido, bagnatissimo solco.
“O ra ti faccio morire” sentì dire dalla bozza che si muoveva dentro alla gonna Fendi.
E così fu: la ragazza si mise a succhiare il clitoride eretto della donna più anziana, ma, per quanto riguardava il mondo di Saffo, totalmente inesperta.
Le perle e gli orecchini di Claudia tintinnavano ritmicamente.
Ogni succhiata sparava tonnellate di endorfina nel cervello di Claudia, che ad un tratto credette davvero di morire dal piacere.
L’orgasmo giunse inaspettato e violento.
Sentiva fiumi di piacere che le sgorgavano dalla fica, e dovette mordere il Sole 24 Ore che era sulla scrivania per non urlare.
Un secolo dopo la ragazza si alzo` in piedi, paonazza e sporca dei succhi della manager. Sorrise e disse:
“Sai di buono, vuoi sentire? ”
Le si avvicinò e la baciò appassionatamente.
Claudia le restituì goffamente il bacio, assaporando il suo sapore per la prima volta.
La ragazza si pulì le ginocchia, raccolse lo straccio e se ne andò’, lasciandola gocciolante, ansimante con una calza su e una giù, distesa sulla scrivania.
Claudia Morena Tedeschi era molto confusa..
Il telefono squillava e lei non lo sentiva nemmeno… FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

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