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Colleghe a ora di pranzo (racconto lesbo)

È quasi ora di pranzo. Il traffico fuori impazza e la città sembra incazzarsi con se stessa, sempre a quest’ora poi. Roberta Neri è un’insegnante di sostegno in un liceo, lavora da poco anche se ha trent’anni. Questi sono tempi difficili per tutti. I ragazzi erano appena usciti in fretta dalla classe sudati e frenetici, poteva ancora avvertire nell’aria la scia di sudore dolciastro lasciata da qualche ragazza sciatterella. Stava rassettando la sua borsetta quando è comparsa Angela sulla porta

  • uno schianto di femmina mediterranea, con i suoi fianchi in carne non meno che le sue tette turgide, Angela con le sue labbra puntute ed asciutte, Angela coi suoi capelli nero corvino, mossi e folti e lunghi; Angela la mia collega notoriamente lesbica- Angela con la sua voce roca e il suo naso perfetto l’aveva salutata appellandola stacanovista e cosa fai, regali il tuo tempo allo stato sbrigati che oggi sono in vena di passaggi. Ora hanno appena raggiunto la macchina al parcheggio. Fa caldo, anche troppo per una giornata di Marzo. Roberta avverte una cappa mentale simile a quella che gravita sul centro città. È stanca, deve pisciare, vuole il suo piatto di spaghetti al pomodoro crudo e la sua vasca piena d’acqua e schiuma. Esita, poi glielo domanda:
  • Dì un po’, ti va di venire a pranzare da me o hai da fare nel pomeriggio? Angela tira una boccata voluttuosa di sigaretta e le risponde di sì, si può fare. Roberta quasi butta giù la porta di casa e si precipita al bagno, tira giù mutandine e collant e prorompe in uno scroscio di pipì sia lodato Gesù Cristo e accompagna il tutto con un sospiro soddisfatto. Cazzo, è finita la carta.
  • Angi, mi prenderesti per favore un rotolo di carta igienica? Stanno nello sgabuzzino qui di fronte… Angela appare sulla porta e le porge chinandosi un po’ il rotolo. Roberta avverte un certo disagio… cerca qualcosa da dire per spezzare quello sguardo d’occhi neri che la osservano con desiderio malcelato.
  • Scusa se te lo chiedo, ma che profumo usi? È buonissimo… Angela non risponde ma si china a 90° su di lei, ancora seduta sul gabinetto e le porge il collo denso di una fragranza che la stordisce e quasi le salta il cuore in gola perchè non se lo aspettava… i suoi capelli nero corvino le solleticano il volto e non sa che fare. La odora delicatamente sul collo, sperando che adesso si rialzi, ma non succede. Panico. Forse non ha sentito che l’ha annusata. Lo fa ancora: il profumo le sale alla testa e stringe il culo per fermare un brivido liquido che la lascia scioccata. Ma la collega proprio allora si tira su.
  • Ma come fai a non riconoscere un muschio bianco, eh? Questo è l’originale, è un olio; quando vuoi ti accompagno dove l’ho comprato. – Si siede sul bidet e le sorride. Roberta però è ancora frastornata dagli attimi precedenti. È sconvolta perchè… perchè le è piaciuto, perchè per un attimo avrebbe pure baciato quel collo perfetto, perchè sente di essersi bagnata… perchè quello che sa di Angela la fa tremare… “Dio che vergogna Dio che vergogna… Dio che bello, cazzo, ma no non lo devo pensare!”
  • Allora? Ti sei imbambolata?
  • S… scusa è che… non lo so, sarà stato un attimo di vuoto…

-Dai! Pulisciti che ho fame, posso cambiarmi qui, ti dispiace? É che indosso questi vestiti da stamattina alle sei, e i piedi mi stanno friggendo.

  • S… sì, certo… guarda, anzi, lì ci sono un paio di pantofole e… E Angela si è già messa nuda, con una rapidità eccezzionale! Ancheggia come se nulla fosse verso le pantofole e per calzarle si china alla pecorina dandole le spalle col suo culo da mille e una notte! Roberta può vedere per alcuni lunghissimi secondi le natiche turgide schiudersi oscenamente e svelare un ano rosa scuro e due labbra di figa perfettamente depilate… e che gnocca!

Ma non solo questo… appena Angela si è tolta le mutandine un odore intenso di fica e di culo sembra essersi diffuso nell’aria della stanza… ma non è cattivo odore, è l’odore tipico di una fica eccitata e rimasta per ore dentro un paio di mutandine… È troppo. Sente la testa girarle e la vulva palpitarle incontrollata ed ha l’impressione che cominci a grondare. “Sono cose da donne… non c’è nulla di strano – continua a ripetersi – ora mi chiederà una vestaglietta… ecco… sì… no, vestaglietta un cazzo! Guarda che bella… io… io… io non ho voglia di tirarmi indietro… ho voglia di provare tutto… mio Dio, sono proprio io che lo sto pensando!”. Angela si rialza lenta e inesorabilmente eccitante, si volta, nota lo sguardo imbambolato di Roberta ed esclama pacatamente:

  • Ancora non ti sei pulita? Roberta sa soltanto chiudere gli occhi e non pensare più a niente, non vuole pensare… Così, oscenamente aperta e seduta sulla tavoloccia con la vulva ancora impregnata di pipì, sente la voce di Angela molto vicina che le dice in un soffio: “… Vuoi che lo faccia io?” Accoglie la sua testa fra le coscie… Lei, Angela, è una maiala… è senza ritegno: prima le odora animalescamente tutta la fregna aperta, poi si tuffa a slurparla in ogni dove suggendone tutti gli umori e producendo al contempo rumoracci e scroscetti grotteschi che mandano in visibilio Roberta, che ora la prega di poter leccare anche lei e mentre lo dice ruota volgarmente la lingua fuori dalle labbra; Angi se ne accorge e le affonda un bacio alla francese riempendole la bocca del suo stesso sapore… la lecca, la bacia, la morde voluttuosamente attorno alle orecchie in un accesso di lussuria, le narici piene dell’odore di femmina e di pipì…
  • Aspetta tesoro… quanta fretta che hai… tieni – e le porge un dito
  • lecca questo per ora… Robi non se lo fa ripetere, e capisce perché ha leccato solo quando sente la pressione dello stesso dito umido contro il buchetto del culo, ma non ha nemmeno il tempo di realizzare… “flup! “… e una buona metà è già dentro. Nessun uomo le ha mai fatto un servizietto anale così, seduta sul gabinetto… è in estasi.

Angela è scioccata invece dalla disponibilità dell’amica… le ha dedicato molti ditalini solitari, ma non ci avrebbe mai sperato… Ora spinge il dito a fondo e sente che c’è della merda dentro… questo le piace un sacco, è una pervertita, le piace da morire veder cacare o pisciare un’altra donna… ma ha capito che per Roberta questa è la prima volta con una donna e non vuole rovinare tutto, non può correre così… è già tanto se si è fatta slinguare dopo aver pisciato… forse però questo glielo può chiedere… si, questo è certa che lo farà. Le sibila all’orecchio: “Piscia…. piscia ancora per me… ti prego… falla ora, falla ora!

“E detto questo l’abbraccia e la solleva dal gabinetto mettendola in piedi, quindi afferra il tappetino ai piedi del bidet e lo stende sotto le gambe spalancate dell’amica per poi stendercisi sopra e iniziare a lisciarle le gambe con le mani e a spalancare la bocca assetata… Non senza aver fatto sparire il dito sporco di merda nel proprio culo perché l’altra non ne capisse nulla.

A Robi gira la testa, si vede come una cagna di Saffo, una baccante dai capelli scarmigliati, ed è allora che sente salire un calore sordo fra le viscere e poi… ecco che scende…. e svuota un’altra volta la vescica in un getto d’orina gialla che Angi riceve rumorosamente in faccia e dentro la bocca, le cola fra le tette, dalle ascelle, giù per la pancia. Beve tutto quello che può, anche perché non dura molto: a un tratto il fiotto caldo e salato la colpisce a spruzzetti violenti e intermittenti: Roberta sta avendo un orgasmo incredibile!

Pisciare su un’altra in un rapporto saffico le ha dato alla testa, l’ha fatta impazzire di goduria! Emette soffi e sospiri, piagniucola mentre si regge con una mano il ventre e singhiozza vocali smorzate, mentre ondate di scosse elettriche per tutto il basso ventre la fanno contorcere…

Angela non resiste a quella vista in diretta dell’orgasmo dell’amica e, arrampicatasi letteralmente su per le sue coscie, le pratica una ventosa alla fregna ripulendola di tutti gli umori fuoriusciti e compiacendosi dei tremiti convulsi fino ad ubriacarsene, Angela coi suoi capelli inzaccherati di piscio, Angela che prorompe a sua volta in un orgasmo da cagna che la costringe a ululare mentre picchia con la mano destra per terra e se la fa addosso allagando il pavimento della stanza.

Un’esperienza fantastica. Cosa dovevamo fare? Boh, non mi ricordo, ho solo voglia di stendermi sul letto… con lei.

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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