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Conoscere Zara

Non era ancora propriamente primavera, ma era stata una bella giornata dal clima temperato e mite. Ora il cielo si colorava di un avvolgente arancione pastello mentre il sole tramontava lentamente dietro le colline, giusto alle spalle della città. Elisa era alla guida della sua Mercedes, ed ascoltava l’autoradio a volume altissimo, come se così facendo potesse cancellare tutti i suoi pensieri. Era stanca e certamente nervosa. Non vedeva l’ora di tornare a casa dopo la lunga e noiosa giornata di lavoro, anche se abitava ancora con mamma e papà, e non disponeva di tutta la libertà che invece avrebbe voluto. Guidando e canticchiando non si accorse del semaforo rosso che le veniva incontro ed attraversò distrattamente un incrocio, per fortuna non molto trafficato e, quando le apparve davanti la sagoma di una ragazza, fu costretta a frenare bruscamente. Il tempo si dilatò. Come spesso succede nei film d’azione, tutto si consumò in pochi, ma interminabili, istanti. Le ruote della Mercedes, morse dai freni, bruciarono con violenza l’asfalto, lasciandoci sopra due righe nere e parallele. La Mercedes occupò la strada di traverso e finì col toccare, con il paraurti, la giovane che attraversava, facendola cadere per terra. La potente automobile tedesca aveva quasi arrestato la sua corsa e l’impatto per fortuna era stato molto lieve. Elisa spense l’autoradio, sganciò la cintura di sicurezza, aprì lo sportello ed uscì dalla macchina. Era tutta spaventata, e non sapeva bene come comportarsi. Subito alcune persone lì presenti si avvicinarono alla scena del piccolo incidente per offrire il loro aiuto; ma nessuno dovette intervenire. La ragazza che era stata investita, si guardò attorno e si alzò subito da terra. Aveva lo sguardo fiero; non sembrava turbata. Era davvero graziosa; i capelli castani non erano molto lunghi: le coprivano appena le spalle, aveva gli occhi piccoli e neri, il naso sottile; portava un vistoso paio di orecchini argentati e finemente decorati; era magra ed indossava una vecchia felpa blu con la chiusura lampo, una lunga gonna a fiori, e scarpe da ginnastica. “Ti sei fatta male? ” le domandò subito Elisa, assolutamente mortificata. “No, non preoccuparti, va tutto bene. ” “Sei sicura? Chiamo un’ambulanza col mio cellulare. ” “No, non c’è bisogno, non mi sono ferita. Voglio solo andare via da qui. ” Furono le uniche parole che pronunciò la giovane. Intanto le automobili, tutto attorno, avevano cominciato a suonare; si era formata una piccola coda e, visto che la faccenda pareva risolta, erano tutti impazienti e smaniavano per rimettere in moto. Elisa cercò di giustificarsi come poteva: “Sono davvero dispiaciuta, è tutta colpa mia, ero distratta e non ho visto che il semaforo era rosso. C’è qualcosa che posso fare per te? ” domandò. La raggazza le sorrise appena. Elisa era molto carina. Dimostrava meno dei suoi ventiquattro anni; aveva gli occhi verdi ed un’espressione molto dolce. Portava i capelli biondi e lisci ordinatamente raccolti dietro la nuca. Era come sempre vestita in maniera sobria e molto elegante; indossava: scarpe nere basse, calze di seta, nere ed autoreggenti, una gonna nera a pieghe lunga fino sopra alle ginocchia, un maglioncino blu. La sua figura era armoniosa, sottile e ben proporzionata. Aveva la pelle bianca e levigata che pareva di porcellana per quanto era bella. Il suo volto pallido le conferiva un aspetto nobile. “Se proprio vuoi fare qualcosa per me” le disse la ragazza senza smettere di sorridere “Puoi riportarmi dove abito. Non mi va di camminare. ” Elisa accettò di buon grado; non era molto per sdebitarsi ma era meglio di niente, così le due ragazze salirono in macchina, e ripartirono. “Come ti chiami? ” domandò Elisa che si stava rilassando un po’ dopo lo spavento che si era presa per l’incidente. “Il mio nome è Zara. ” “E quanti anni hai? ” “Ne ho ventuno. ” Zara diede indicazioni ad Elisa che guidò la sua Mercedes per un lungo tratto della tangenziale, poi giù per una strada laterale che costeggiava il fiume. Mentre guidava Elisa volle rompere il ghiaccio e raccontò un po’ di se. Si era laureata in giurisprudenza da sei mesi, con il massimo dei voti. Lavorava da due in uno Studio Notarile e guadagnava molti soldi; il suo lavoro però la annoiava un po’ e non si trovava un gran che bene: la titolare dello Studio era una donna molto severa, quasi arcigna, e non le dava molta confidenza. Raccontò che la relazione con Fabio, il suo ragazzo, era naufragata l’anno precedente e che ultimamente si sentiva spesso sola e depressa. Era bello parlare un po’. Le parole correvano via semplicemente, senza impaccio; il legame che si era crato con Zara si era dimostrato subito forte e sincero; ad Elisa piaceva potersi raccontare e quella giovane sconosciuta la ascoltava in silenzio. Le prestava una discreta e presente attenzione ma senza giudicarla. Ad un certo momento, Zara, fece cenno di svoltare e di prendere per una stradina sterrata ai bordi della campagna. Erano arrivate. Elisa parcheggiò. “Vieni, ti faccio vedere dove abito. ” Elisa prese la sua borsetta, scese dalla Mercedes e seguì la sua compagna. Le due ragazze si inoltrarono in uno spiazzo sterrato, tre le roulottes tutte uguali e bianche parcheggiate qua e là a pochi metri l’una dall’altra in maniera del tutto casuale. C’erano bambini che giocavano a rincorrersi, alcuni uomini che si scaldavano le mani accanto ad un fuoco acceso in un bidone di metallo, ed alcune donne che raccoglievano i panni stesi sui fili di ferro. Zara aprì la porta della sua roulotte e fece accomodare Elisa. L’ambiente era piccolo ma confortevole e pulito; le due ragazze si accomodarono su di un divanetto. “Fammi vedere la mano” disse Zara sorridendo. “Non ti leggerò il futuro, voglio solo conoscerti meglio”. Elisa le porse il palmo aperto e Zara lo scrutò attentamente. “Sei una ragazza dolce e molto sensibile” disse dopo un po’ “ed avresti bisogno di conoscere meglio te stessa. ” Elisa si incuriosì. “Come posso conoscermi meglio? ” domandò. “Beh, ad esempio, così” le disse Zara. Le si fece più vicina e la baciò sulle labbra. Elisa arrossì. Le era capitato un paio di volte, per curiosità, di baciare una ragazza, ma era stato sempre e solo per gioco. Però non si scostò, non protestò, voleva vedere dove l’avrebbe condotta quella situazione così bizzarra. Zara prese coraggio, le carezzò i capelli, le sorrise e la baciò ancora, stavolta con la lingua. Fu un bacio tenero ed appassionato. Lungo. Elisa si eccitò moltissimo. Zara le mise una mano tra le cosce e la spinse poi più su, fin sotto la stoffa delle mutandine. Elisa allora cominciò a gemere. “Sei splendida” le sussurrò Zara “e se vorrai passare un po’ di tempo insieme a me, ti renderò felice, e ti farò scoprire una parte bellissima del tuo io. ” Così dicendo la ragazza dai capelli castani si fece più audace e senza smettere di espolrare il boschetto tra le mutandine di Elisa, cominciò a tastarle i seni con l’altra mano. Il cellulare di Elisa, però, prese a suonare. “Dev’essere mia madre! ” disse la biondina, scostandosi e tirandosi su di scatto. “Pronto, mamma, si sto arrivando, ho trovato un po’ di traffico. Non preoccuparti. Arrivo, ciao. ” fece parlando all’apparecchio in modo sbrigativo. Poi attaccò. “Vai via? ” “Sì, si è fatto tardi, a quest’ora dovrei già essere a casa. ” “Lasciami il numero del tuo cellulare” disse Zara. Elisa prese dal portafogli nella borsetta uno dei suoi biglietti da visita e lo porse alla sua nuova amica. “Lasciami anche le tue mutandine” disse Zara, maliziosa. “Come dici? ” “Sì, daì, così, se non ti vedrò più, mi ricorderò per sempre di te. ” Elisa, tutta eccitata, ci pensò su qualche istante, poi decise di buttarsi e si sfilò le mutandine. Erano graziose, rosa e di cotone, ed avevano il suo odore. Zara le annusò sorridendo. “Ti rivedrò? ” domandò. “Non lo so, forse sì! ” disse Elisa, in verità piuttosto confusa. Poi, senza salutare, si precipitò fuori dalla roulotte, percorse la strada all’indietro, risalì sulla sua Mercedes e si avviò verso casa. I lampioni erano accesi ed il sole tramontato. Non c’era quasi più traffico in giro. Elisa guidava ripensando a quello che le era accaduto, a come un banale pomeriggio si fosse trasformato di colpo in un’avventura erotica. Era seduta al posto di guida senza le mutandine, ed immaginò che chiunque potesse vederla tra le gambe. Un vigile, un lavavetri al semaforo, un passante che attraversava la strada. Sarebbe bastato che la sua gonna si fosse sollevata appena un po’ e che lo sguardo dell’ipotetico avventore fosse stato un po’ malizioso. Pensando a tutto ciò, si eccitò tantissimo. Una volta tornata a casa, una villetta a due piani sulle colline, Elisa parcheggiò la sua auto nel vialetto, entrò in casa, salutò mamma e papà e salì subito in camera sua. Indossò una tuta comoda ed un paio di mutandine, ma decise di non farsi la doccia; voleva conservare su di se, ancora per un po’, l’odore di Zara. Finito di cenare, e dopo aver guardato per un po’ la tv con i suoi genitori, Elisa si ritirò in camera sua, al piano di sopra. Indossò la sua camicia da notte preferita; era bianca, di seta, molto corta e sexy. Con le spalline sottili. Si stese sul letto ed infilò una mano nelle mutandine, si toccò il boschetto di peli biondi ripensando agli eventi del pomeriggio finchè venne. Il mattino seguente Elisa si alzò come sempre molto presto. Il suo primo pensiero fu per Zara, e decise che a lei avrebbe dedicato la sua corsa mattutina. Si spogliò completamente nuda e si guardò allo specchio. Poi indossò una canottiera sportiva, nera, corta ed attillata, una felpa a maniche lunghe, e prese in mano un paio di pantaloncini sportivi, neri ed aderenti. Era indecisa; farlo o no? Ci pensò su qualche istante, poi decise che li avrebbe indossati senza le mutandine. Infine si mise i calzini di spugna e le scarpe da ginnastica. Scese per le scale, aprì la porta, attraversò il giardino ed uscì in strada. C’era ancora un po’ di nebbia. L’aria frizzante del primo mattino le sferzò il viso. Elisa cominciò a correre lungo i viali eleganti ed alberati del quartiere, eccitandosi al pensiero di essere nuda sotto ai pantaloncini. Dopo un po’ che correva incontrò uno dei vicini di casa che portava a spasso il cane. Era un uomo di mezza età, alto, distinto, con tutti i capelli bianchi. Non era raro incontrarlo a quell’ora. Elisa lo salutò con un timido sorriso e l’uomo le fece un cenno con la mano. Dopo che lo ebbe oltrepassato, Elisa sentì lo sguardo di quell’uomo sulle natiche. Era sicura che le stesse guardando il sedere. Si sentì felice. Pensò che il suo culetto dovesse essere proprio provocante, coperto com’era dalla sola stoffa elastica e leggerissima dei pantaloncini aderenti. Sicuramente quel vicino di casa avrebbe fatto delle fantasie su di lei, pensò la ragazza. Svoltò l’angolo ed incrociò il camion che raccoglieva l’immondizia. L’autista ed i due addetti al raccoglimento, la guardarono sorridendole. Elisa sapeva di essere molto attraente, specialmente in quel momento. Non era molto vestita, aveva le guance rosse, ed un velo di sudore che le copriva la pelle. L’autista del camion le fischiò dietro quando lei lo sorpassò; Elisa fece finta di nulla ma era già tutta eccitata. Sentiva i seni duri, e anche la sua micetta si stava svegliando. Corse ancora un po’, poi, dopo venti minuti, fece ritorno a casa. Salì in camera sua, si spogliò, entrò nel bagnetto adiacente alla sua camera e si immerse sotto una lunga doccia calda, poi si vestì, fece colazione con i suoi genitori, e si recò al lavoro. Nello Studio Notarile regnava la solita aria noiosa ed austera. Viviana, la titolare, era come sempre molto scostante. Elisa invece era più allegra del solito, si ritrovò a metà della mattina in un baleno, e anche le pratiche da svolgere, non le pesavano più di tanto. Ad un certo punto il suo cellulare squillò. Apparve un numero sconosciuto sul display. Elisa rispose ed era Zara. “Ciao, sono al lavoro” disse la biondina. “Ho tanta voglia di rivederti” fece Zara. “Anche io ma ora non posso. ” “Allora oggi pomeriggio. ” “Sì, verrò a trovarti dopo il lavoro” disse Elisa che parlava piano per non farsi sentire dalla titolare dello Studio, nell’altra stanza “Non ho fatto altro che pensare a te” confessò. “Davvero? ” “Sì, e stamattina ho fatto jogging senza indossare le mutandine, così come ho guidato ieri per tornare a casa. ” “Allora fallo anche adesso per me. ” disse Zara. “Cosa? ” “Togliti le mutandine e resta senza per tutto il giorno. ” “Ma sono al lavoro! ” “Meglio così” tagliò corto Zara. “Ma, non so se posso! ” “Fa come ti dico, ti aspetto, a più tardi” senza aggiungere altro, Zara attaccò. Elisa chiuse il cellulare. Si alzò dalla scrivania, uscì dalla sua stanza, e percorse qualche metro del lungo corridoio di marmo, infine entrò in bagno. Chiuse a chiave la porta dietro di se. Si specchiò in un lampo di vanità. Era carina come sempre. Poi infilò le dita sottili sotto la gonna e sfilò le mutandine. Le fece passare oltre le caviglie, le prese in mano e rimase ad osservarle come fossero un tesoro. Pensò a Zara; a come avrebbero potuto baciarsi di nuovo, ed alle ore che mancavano al loro nuovo incontro. Poi si scostò un po’ per ammirarsi nello specchio a figura intera. Si mise seduta sul bordo della vasca ed accavallò le gambe per controllarsi; la gonna era abbastanza corta e lasciava intravedere una porzione delle cosce, ma, per fortuna, non fino al punto da scoprire tutto. In quel momento sentì bussare alla porta. “Signorina, c’è un cliente al telefono che chiede di lei, si sbrighi per cortesia! ” Era Viviana, la titolare dello studio che la chiamava. “Arrivo dottoressa! ” si affrettò a dire, sobbalzando, Elisa. Presa dal panico, senza pensarci, infilò le mutandine nel mobiletto basso, sotto al lavandino, richiuse le ante, schiavò la porta del bagno ed uscì. A grandi passi raggiunse la sua stanza di lavoro. La giovane trovò Viviana che l’aspettava col telefono in mano, e la guardava in modo severo. La biondina afferrò il ricevitore e rispose. Era un cliente dello Studio Legale che voleva notizie sulla sua pratica. Elisa gli fornì tutte le informazioni necessarie sotto lo sguardo attento di Viviana, poi attaccò. “Deve essere più rapida signorina, a svolgere suo lavoro. ” le disse la donna. “Sì dottoressa. ” rispose Elisa abbassando lo sguardo. “E non si dilunghi quando va in bagno. ” “Va bene, scusi tanto. ” fece Elisa. Viviana annuì, si girò ed uscì dalla stanza camminando sui suoi tacchi altissimi. Elisa era eccitata da morire. Era stata appena rimproverata mentre era senza mutandine, e quasi era stata scoperta mentre se le toglieva, in bagno. Pensò che avrebbe dovuto riprenderle, ma per il momento era troppo rischioso. Così si mise seduta alla sua scrivania e ricominciò a lavorare. Era difficile concentrarsi al computer. Elisa sentiva il contatto della pelle della poltrona sulle sue parti intime. Pensava a Zara e aveva voglia di toccarsi, ma Viviana poteva entrare in qualsiasi momento nella stanza, così dovette desistere. Fu costretta a rassegnarsi alla frustrazione. Il resto della giornata lavorativa trascorse tranquillamente, tra fax, telefonate, fotocopie, e pratiche compilate al computer. Alle sei, l’ora di andarsene, Elisa salutò Viviana ma non ebbe il coraggio di andare in bagno a riprendersi le mutandine nel mobiletto. Pensò che avrebbe potuto farlo il giorno successivo senza dare nell’occhio. Così uscì e scese in strada. Salì sulla sua Mercedes, avvertì a casa col cellulare che avrebbe cenato fuori, e si diresse verso il luogo in cui abitava Zara. Trovò il posto facilmente poichè lo aveva ben impresso nella memoria, parcheggiò la sua auto e si diresse verso la roulotte di Zara. Ad Elisa batteva forte il cuore e non vedeva l’ora di incontrare la sua amica. Bussò alla piccola porta bianca e Zara aprì quasi subito. Portava i capelli raccolti con un fermaglio di plastica, indossava pantaloni di velluto e la stessa felpa blu, con la chiusura lampo, del giorno prima. Era a piedi nudi. “Entra pure” disse. Elisa entrò e la sua amica richiuse la porta. “Hai tolto le mutandine come ti avevo chiesto? ” domandò Zara. “Sì, l’ho fatto, proprio come volevi tu” sorrise Elisa. “Fammi vedere” Elisa arrossì. Poi, con un gesto lento, afferrò i lembi della gonna e la sollevò, fino a mostrarsi completamente nuda, lì davanti. “Sei bellissima” le disse Zara. “Grazie” fece la biondina. “Da oggi in poi non le indosserai più le mutandine” fece Zara. “Ma, come farò? ” chiese Elisa. “Semplicemente, non le porterai più” tagliò corto la giovane padrona della roulotte. Elisa rimase un po’ perplessa, ma la prospettiva non le dispiaceva. Era un’idea folle ma eccitante. Valeva la pena provare. Zara aprì l’anta di un armadietto e ne tirò fuori un dildo. Era nero e misurava venti centimetri. “Vieni qui, inginocchiati davanti a me e prendilo in bocca” disse la giovane dai capelli castani, tenendo quell’osceno attrezzo con due mani, dritto davanti a se, all’altezza del bacino. Elisa mosse un passo, si inginocchiò sul pavimento della roulotte, e dopo un momento di esitazione prese in bocca quell’oggetto di gomma. Cominciò a leccarlo e poi lasciò che Zara glielo spingesse più in profondità, fino a sfiorarle la gola. “Succhialo, da brava. ” le disse Zara, tutta eccitata. Elisa prese a succhiare con dedizione. Spinta da un’eccitazione che mai aveva provato in vita sua, prima di allora. Mise le sue mani sul dildo e prese a farselo scorrere su e giù per la bocca. Immaginò quanto fosse volgare quella scena, vista dal di fuori; era degna di un film porno, e questo pensiero la fece eccitare ancor di più. “Ora alzati da terra e sdraiati sul letto” disse Zara ad un certo momento. Elisa si tirò su, tutta rossa in viso, e si sdraiò sul letto. Zara le divaricò le cosce, le sollevò la gonna, poi, con una spinta decisa, la penetrò col dildo. Cominciò a montarla con passione e costanza. Fece scorrere quell’arnese così lungo ed invadente su e giù per quanto volle, mentre Elisa si sforzava di non gridare per il piacere e la goduria che provava. “Sei la mia donna! ” disse Zara dopo un po’. “Dillo” aggiunse. “Sì, sono la tua donna, Zara! ” ansimò Elisa. “E finchè sarai la mia donna farai tutto quello che ti dirò di fare” “Sì! Sì! Farò tutto quello che vorrai” fece Elisa. Zara sorrise e dopo qualche spinta ancora, Elisa venne con un lungo e soffocato grido di piacere. Anche Zara venne. Le due ragazze rimesero per un po’ l’una a fianco all’altra. Stese. Immobili. Il rumore delle automobili che passavano in strada giungeva ovattato, da lontano e fuori era già completamente buio. “Ti va di rimanere a cena qui? ” domandò Zara, destandosi appena. “Volentieri” disse Elisa. Zara si alzò e cominciò a darsi da fare sul piccolo ripiano cucina, dove c’era il fornello a gas. Elisa invece si diede una sistemata davanti allo specchio appeso dietro la porta della roulotte. Si rifece il trucco, e si sistemò i capelli con alcuni colpi di spazzola. Poco dopo, mentre mangiavano, fu Zara a raccontare un po’ di se. La madre era morta quando lei era piccola; suo padre e suo fratello, in quel momento, si trovavano nei Balcani per lavoro. Li nel campo aveva altri parenti, zie e cugini. Non erano Nomadi, si erano fermati in quel posto tanti anni prima. Dopo cena Elisa propose di fare un salto in città, a bere qualcosa in un locale. Si sentiva felice e voleva prolungare la serata, e restare ancora un po’ con Zara. Le due ragazze uscirono dalla roulotte e salirono sulla Mercedes di Elisa. Dopo un po’ arrivarono in centro città, scesero ed entrarono in un locale in cui Elisa non era mai stata ma di cui aveva sentito parlare. Era un disco pub, pieno di gente e di musica ad alto volume. Una cameriera giovane e carina le fece accomodare ad un tavolo in fondo alla sala, accanto ad un lungo specchio. Elisa e Zara sfogliarono insieme il menu e presto furono serviti loro gli aperitivi ed alcuni salatini che le ragazze avevano chiesto. Zara si accorse che due tavoli più in là, c’erano seduti tre ragazzi sui venticinque anni. Uno fra loro guardava insistentemente Elisa, allora le venne un’idea. “Fatti vedere da quel ragazzo che ti sta guardando. ” Disse indicando verso il tavolo dove c’erano i tre giovani che in quel momento facevano i vaghi. “Cosa? ” domandò Elisa. “Sì, solleva la gonna, e fatti vedere tra le gambe” le disse Zara, già eccitata. Elisa si vergognava, ma memore della promessa che aveva fatto a Zara, cioè di ubbidirle finchè stavano insieme, e curiosa di vedere cosa sarebbe successo, decise di accettare. Si scostò appena mettendosi più in vista e quando incrociò lo sguardo dei ragazzi che erano di nuovo voltati verso di lei, divaricò leggermente le gambe, afferrò la gonna e la sollevò, scoprendo le cosce bianche e la sua micetta bionda. Il tutto non durò che pochi istanti, ma fu di un eccitante pazzesco. “Ti hanno visto per bene? ” le chiese Zara. “Penso proprio di sì. ” rispose Elisa tutta rossa. Uno dei ragazzi a quel punto prese l’iniziativa: fece cenno di andare al loro tavolo. “Andiamo” disse Zara. “Dove? ” domandò Elisa incredula. “Da quie tre! ” Elisa seguì Zara fino al tavolo occupato da quei tre giovani. “Io mi chiamo Daniele” disse uno di loro, biondo con gli occhi azzurri ” e questi sono Luciano e Paolo” fece indicando i suoi amici. “Io mi chiamo Zara e lei è Elisa” fu la risposta di Zara. “Mi chiedevo, se avevate voglia di seguirci in un posto un po’ più tranquillo di questo. ” disse Daniele. “Non è una cattiva idea, ma non ci allontaneremo da questo locale, perciò, o trovi un posto qui, o non se ne fa niente” fece Zara, come sempre molto sicura di se. “Non c’è problema, il padrone del locale è un mio amico e non avrà problemi ad aprire per me la porta del magazzino. ” fece Daniele. Elisa aveva seguito con trepidazione l’evolversi della discussione. Dovette ammettere che Zara ci sapeva proprio fare. Daniele si alzò e fece strada. Le due ragazze ed i tre ragazzi attraversarono il locale, poi Daniele parlottò con un tipo alto e robusto che stava dietro al bancone e si fece consegnare un mazzo di chiavi. I cinque raggiunsero una porta in fondo al locale, la aprirono, scesero dieci scalini, aprirono un’altra porta di ferro ed entrarono in una stanza senza finestre. La stanza era ben illuminata, e c’erano scaffali colmi di generi alimentari e bottiglie di birra. “Beh, noi vorremmo combinare qualcosa” ridacchiò Daniele, che era sicuramente il capo tra i suoi amici. “Va bene, ma di scopare non se ne parla proprio” disse Zara. “E allora? ” domandò Luciano. “Allora ad Elisa piace molto il sesso orale” dichiarò Zara facendo rimanere di stucco la sua giovane amante. I tre ragazzi si diedero di gomito sorridendo. Elisa era attraversata da mille emozioni, tutte positive; le piaceva essere trattata come un semplice oggetto di piacere. Essere completamente in balia della volontà di Zara. “Ma lei chi è? La tua puttana? ” domandò Paolo rivolgendosi a Zara ed indicando Elisa. “Bada a come parli. Niente volgarità” lo zittì Daniele. “Chiaro? ” “Va bene, era solo per dire” si giustificò Paolo “Volevo sapere se poi una volta fatto qualcosa, dovevamo pagare” “No, siamo solo amiche e vogliamo divertirci un po’” spiegò Zara. “Va bene, allora, faccio per prima io” disse Daniele. “Voi due sparite, fuori di qui” disse ai suoi amici “Vi chiamo quando ho fatto” Paolo e Luciano uscirono. Lasciarono la stanza e chiusero la porta. Daniele si slacciò la cinta, si sganciò i jeans, si abbassò i boxer e tirò fuori il suo arnese, già duro. Zara fece cenno ad Elisa di muoversi. La biondina si inginocchiò sul pavimento, davanti a Daniele e dopo un momento di esitazione glielo prese in bocca. Cominciò a succhiarglielo avidamente, tutta eccitata, mentre Daniele le mise le mani dietro la nuca e cominciò a spingerla verso di se. Il giovane affondò su e giù il suo arnese varie volte nella bocca di Elisa, finchè la venne dentro. Il tutto sotto lo sguardo eccitato e compiaciuto di Zara. Poi Daniele si ritirò e si rivestì. “Sei stata fantastica” disse ad Elisa. “Grazie” rispose la biondina, senza alzarsi da terra. Elisa era in preda alla lussuria; stava bruciando in mezzo alle gambe, avrebbe dato qualsiasi cosa per essere toccata lì in mezzo, ma era anche incredibile e bellissimo il rinunciare al proprio piacere ed il dover essere un oggetto di goduria e divertimento per gli altri, in più per degli sconosciuti. Daniele uscì, e allora fu la volta di Paolo. Infine dopo che Paolo si fu preso la sua soddisfazione fu la volta di Luciano. Alla fine Elisa era in terra, spettinata, sporca e stravolta dall’eccitazione. Ma certamente felice. Fu Daniele, una volta rientrato, a darle una mano ad alzarsi. “Ti lascio il mio numero di cellulare” disse il ragazzo rivolto a Zara “non si sa mai che voi, ragazze, abbiate voglia di divertirvi un’altra volta. ” Zara prese il numero, poi tutti si salutarono e le due ragazze uscirono dal locale e salirono sulla Mercedes. “Ti sei divertita? ” domandò Zara mentre l’automobile ripartiva. “Sì, sono stata bene. Non mi era mai successo prima…” disse Elisa sorridendo. “Sono felice” disse Zara. Elisa accompagnò Zara alla sua roulotte. Prima di lasciarsi le due ragazze si salutarono con un bacio, poi, nella notte che era già cominciata, Elisa fece ritorno sui colli, a casa sua. Parcheggiò la Mercedes nel vialetto, entrò in casa e in salotto non c’era nessuno. I suoi genitori evidentemente già dormivano; senza fare rumore la biondina salì e si chiuse in camera sua. Buttò la borsa sulla poltroncina ai piedi del letto e si specchiò. I capelli erano disordinati, la camicetta stropicciata, il trucco consumato. Elisa aveva ancora in bocca il sapore del seme dei tre giovani cui aveva regalato il sesso orale. Rimase davanti allo specchio nell’osservare come in pochissimo tempo fosse cambiata. Trasformata da ragazza anonima, carina, e un po’ noiosa, ad una puttana, al servizio di ragazzi sconosciuti, e lesbica. Si eccitò a questo pensiero. Si sdraiò sul letto e si toccò con l’immagine di se stessa, in ginocchio sul pavimento, mentre prendeva in bocca il pene di ragazzi che non aveva mai visto prima. Raggiunse il piacere quasi subito. Al risveglio, la mattina seguente, Elisa restò a lungo sotto la doccia calda. Poi si preparò come al solito per correre. Indossò la canottiera sportiva, la felpa, i pantaloncini elastici, calzini, scarpe, ma senza mutandine. Per un momentò le venne l’idea di ficcare in un sacco tutto il cassetto della biancheria intima e di svuotarlo in un secchio. In quella maniera non avrebbe avuto la possibilità di tornare indietro, si sarebbe in qualche modo costretta a vivere la sua nuova vita. Il pensiero la eccitava, ma poi rinunciò. Per il momento andava bene così. C’era già una nuova Elisa in giro; più felice, più disinibita, più donna. Così la giovane uscì e corse per circa mezz’ora nella nebbia ancora fitta del mattino. Tornata a casa fece un’altra doccia e si vestì per il lavoro. Scese in salotto e fece colazione con i genitori, poi salì sulla sua Mercedes e si recò allo Studio. Una volta arrivata, per prima cosa, dopo aver salutato Viviana e dopo aver acceso il computer, si ricordò di dover recuperare le mutandine dal mobiletto in bagno. Elisa uscì dalla sua stanza, percorse il corridoio ed entrò nella stanza da bagno. Aprì l’anta del mobiletto ma le sue mutandine non c’erano. La biondina si abbassò e guardò meglio dentro, ma niente, parevano scomparse. D’improvviso Viviana entrò. Senza bussare. “Stava cercando queste, signorina? ” domandò ad Elisa mostrandole le sue mutandine. Le teneva in bella mostra, a mezz’aria, stringendole con due dita. La biondina divenne rossa come un peperone. Travolta dalla vergogna nel vedere la sua responsabile, il suo capo, con in mano le sue mutandine. Rimase seduta sui talloni in terra senza trovare la forza di apripre la bocca. “Le ho trovate nel mobiletto ieri sera, mentre davo una pulita al bagno” disse Viviana. “Sì, le ho dimenticate” balbettò la biondina. “Dimenticate? Allora vuol dire, signorina, che lei va in giro senza biancheria intima? ” Domandò crudelmente Viviana, eccitata dal potere immenso che riusciva ad esercitare su Elisa. “No, cioè, è successo solo ieri” cercò di giustificarsi la ragazza in maniera piuttosto contraddittoria. “Quindi oggi lei indossa biancheria come una ragazza per bene dovrebbe fare” disse Viviana. Elisa si sentì confusa, non sapeva cosa fare, se mentire, oppure dire la verità. Confessare di essere nuda sotto e confessare che l’essere nuda le piaceva da matti. “Facciamo così” disse Viviana “se mi dimostrerà che oggi indossa la biancheria intima, le restituirò le sue mutandine e dimenticherò l’accaduto, altrimenti, la licenzierò; non ammetto la presenza di sgualdrine nel mio Studio Legale! ” disse la dottoressa con un tono che certamente non ammetteva repliche. Elisa si sentì perduta. Si vide precipitare in un baratro. Non poteva perdere il posto di lavoro, meno che mai per una motivazione come quella! Come avrebbe spiegato ai suoi genitori l’accaduto? Si sarebbe poi certamente sparsa la voce e tutti quanti l’avrebbero bollata come una sgualdrinella da quattro soldi. Occorreva una soluzione, e presto. “Allora? Si alzi da terra! ” le ingiunse Viviana. La biondina si alzò, e rimase dritta in piedi davanti a quella donna così autoritaria che la guardava severamente. Elisa non potè fare a meno di eccitarsi. “Sollevi la gonna signorina, altrimenti la licenzierò! ” disse Viviana. Elisa decise di arrendersi. Sollevò la gonna di velluto e scoprì la sua micetta bionda. Le venne in mente il momento in cui aveva compiuto quello stesso gesto davanti a Zara. Già, si trovò a riflettere la giovane, chissa cosa avrebbe pensato Zara. Sarebbe stata gelosa? Sarebbe stata contenta? Si sarebbe arrabbiata? “Allora è come pensavo, lei è solo una sgualdrina. ” disse Viviana “Può riprendersi le sue mutandine e ritenersi licenziata. ” fece la donna. “Oh no, la prego dottoressa! Non mi faccia questo! Non mi licenzi per favore, farò tutto quello che vorrà, ma non mi mandi via, giuro che non lo farò mai più” si affrettò a dire Elisa. “Va bene, se preferisce, signorina, posso punirla io. ” Ghignò Viviana. “Va bene, accetterò qualsiasi cosa! ” sussurrò la biondina a testa bassa. “Solo, ho una curiosità” disse l’austera titolare dello Studio Legale “Come mai non indossa le mutandine? è un giochetto erotico che fa col suo ragazzo? ” Elisa abbassò lo sguardo. Non sapeva proprio cosa rispondere, le cose stavano precipitando in un vortice di umiliazioni continue e la cosa, in fondo, fu costretta ad ammettere a se stessa, non le dispiaceva affatto. “Allora? ” “Veramente è stata una mia amica a suggerirmi di andare in giro senza mutandine. ” disse Elisa con un filo di voce, tutto di un fiato. “Bene, bene! Sei anche una lesbica allora. ” fece Viviana ridendo e passando dal lei al tu, cosa che le faceva assumere un maggior potere ed una più grande autorità “Non preoccuparti, non sono indifferente al fascino delle ragazze. Specialmente se sono graziose come te” fece la dottoressa. “Non vorrei offendere la tua amichetta, punendoti senza il suo permesso, quindi se non hai nulla in contrario vorreri conoscerla. ” Elisa rimase sorpresa; le cose si complicavano. “Chiamala e spiegale la situazione, dille che ho intenzione di punirti, qui allo Studio, e se vuole invitala qui. Può assistere alla tua punizione. ” “Non posso chiamarla, non ho il numero di telefono, è lei che mi chiama e la conosco da pochissimo” fece Elisa “ma sono sicura che più tardi mi chiamerà sul cellulare” aggiunse. “Va bene, aspetterò fino all’orario di chiusura” disse Viviana “ora mettiti al lavoro” aggiunse “le tue mutandine le tengo io” concluse, poi uscì dal bagno. Elisa si recò nella sua stanza, si mise seduta alla scrivania e cominciò a lavorare alle sue pratiche come faceva ogni giorno. Era confusa ed eccitata. Ogni tanto guardava il cellulare sperando che cominciasse a suonare e che fosse Zara a chiamarla. Viviana invece appariva tranquilla, come se la prospettiva di punire una sua dipendente, fosse una cosa del tutto normale. La mattina trascorse velocemente, come al solito tra fax e documenti, tra telefonate ed e-mail spedite col computer. Arrivarono allo Studio anche un paio di clienti. Poi vi fu la pausa pranzo: Elisa mangiò un panino ed una mela, come faceva quasi ogni giorno. Verso la metà del pomeriggio, finalmente, Zara chiamò. Elisa spiegò alla sua amica tutto ciò che era successo, poi le illustrò la proposta di Viviana. Zara si fece passare al telefono Viviana, parlottò con la donna per qualche minuto poi la conversazione ebbe fine. “La tua amica Zara verrà qui dopo le sei, quando avremo chiuso lo studio ed io ti punirò davanti a lei, e tu potrai continuare a lavorare qui, tranquillamente. ” “Grazie dottoressa. ” si sorprese a dire Elisa. Zara si presentò alle sei e venti. Sorrideva; indossava un giacchetto di stoffa verde, un paio di vecchi jeans e scarpe da tennis. Dal giacchetto sbucava sulle spalle il cappuccio di una felpa. Viviana si presentò. Zara e Viviana si trovarono subito bene insieme ed Elisa in qualche modo se ne rallegrò. Le tre parlarono un po’ di quanto era successo; sedute nel salottino dello studio dove c’erano due poltrone ed un divano di pelle. Poi Viviana ribadì la sua intenzione di punire Elisa, e Zara diede nuovamente il suo assenso. Il solo fatto di essere ormai un oggetto che dipende dalla altrui volontà eccitò Elisa. Viviana l’avrebbe punita con il consenso di Zara! “Spostiamoci nel mio ufficio” disse Viviana. Le tre si spostarono. “Ora Elisa, voglio che tu chini il busto sulla mia scrivania, e che sporga bene indietro il sedere” disse la titolare dello Studio Legale. Dunque, pensò Elisa fra se, avrebbe ricevuto una punizione corporale, proprio come si faceva una volta in certi colleggi inglesi; questa immagine le piaceva. Si chinò poggiando il busto sul ripiano dell’austera scrivania. Sentì i seni schiacciarsi sul legno e provò piacere; Zara intanto si avvicinò. Con un gesto lento e preciso le sollevò la gonna, scoprendole le natiche. Viviana fu molto soddisfatta, non vedeva l’ora di punire quel culetto così bello e tondo, ma al tempo stesso non voleva affrettare le cose. Zara era eccitata. Le piaceva l’idea che la sua ragazza fosse punita, e per giunta da un’estranea. “Riceverai dieci colpi con la cinta. ” disse Viviana rivolgendosi ad Elisa. “Sì Viviana. ” rispose la biondina. “Sempre che Zara sia d’accordo” disse la donna. “Sì, dieci colpi mi sembrano una punizione adeguata” furono le parole di Zara. A quel punto Viviana si sfilò la cinta dai passanti dei pantaloni, raramente indossava le gonne, e la piegò in due; la impugnò saldamente con la mano destra e si posizionò dietro Elisa. Lasciò che trascorressero alcuni lunghissimi istanti, sospesi nel silenzio, poi colpì. “Aaaahhh! ” gridò Elisa, quando la cinta le segnò le terga. Istintivamente la biondina fece per tirarsi su, ma Zara le mise una mano sulla schiena, in modo da rimetterla bene in posizione, cioè col busto ben aderente al ripiano della scrivania. Viviana colpì ancora, e poi ancora. Elisa gridò tutte le volte che venne colpita. La cinta lasciava delle righe rosse sulle natiche bianche della biondina che presto prese a singhiozzare dolcemente. Dopo sette colpi, Viviana, si fermò. “Penso che gli ultimi tre colpi spettino a Zara. ” disse la donna. Zara sorrise. Prese in mano la cinta che Viviana le porse e si avvicinò ad Elisa. “Ti amo” le disse quasi sussurrandoglielo in un orecchio. “Ti amo anche io” rispose Elisa, che era bellissima col viso tutto rosso, con le lacrime che le rigavano le gote. Zara si scostò e prese posizione. Si mise dietro alla sua giovane amante. Poi alzò il bracciò in alto e colpì. Colpì duramente, con più forza di Viviana. Elisa gridò. Per qualche motivo aveva immaginato che Zara sarebbe stata più dura con lei, rispetto a quanto non lo fosse stata Viviana. Perché l’amava. Zara, eccitata da morire, colpì ancora per due volte il culo di Elisa. “Basta così” fece Viviana. A quel punto alla biondina fu dato agio di alzarsi. Era davvero bellissima tutta stravolta da mille emozioni. “Bene, potrai continuare a lavorare qui da me, e potrai venire al lavoro senza le mutandine, se così vuole Zara” sorrise Viviana. “Sì” disse Elisa, asciugandosi le lacrime. “E tu Zara, sarai sempre la benvenuta in questo Studio” aggiunse la donna. “Grazie Viviana” disse Zara. Le tre si salutarono. Elisa accompagnò Zara con la macchina, poi fece ritorno a casa. La sera, in camera sua, la biondina si spogliò tutta nuda e si guardò allo specchio. Rimase affascinata nel vedere come le dieci righe rosse lasciate dalla cinta di Viviana, attraversassero le sue terga da parte a parte. Era stata ancora una volta una giornata ricca di emozioni. Una giornata da ricordare. Ora anche recarsi al lavoro, non sarebbe stato più nonioso come prima, pensò Elisa fra se. Anche se in maniera folle e del tutto inusuale era entrata in intimità con Viviana; e la cosa la piaceva. La rendeva felice. Elisa si sdraiò sul letto a pancia sotto. Il sedere le bruciava ancora. Abbassò i pantaloni del pigiama, e dormì con le natiche scoperte. Le due settimane che seguirono furono meno dense di avvenimenti. Elisa riprese tranquillamente il suo lavoro nello Studio Legale. Viviana si comportava gentilmente con lei, e non avevano più parlato di quanto era successo. Zara chiamava tutti i giorni e lei ed Elisa si incontravano dopo il lavoro, per stare un po’ insieme. Andarono in giro per la città, a fare lunghe passeggiate in centro, a guardare le vetrine dei negozi più belli, e una volta anche al cinema. Non ci fu niente di fisico tra loro, finchè giunse un sabato pomeriggio. Elisa era sola. I suoi genitori erano partiti di mattina prestro per la casa di campagna, e lì, sarebbero rimasti fino a sera del giorno successivo. Quando Zara chiamò, Elisa la invitò a casa sua, in collina. Zara accettò volentieri l’invito. Elisa tutta contenta andò a prendere con la Mercedes la sua giovane amante. Poco dopo le due ragazze erano in camera di Elisa. “Hai una casa davvero bella” disse Zara. “Grazie, è merito dei miei genitori” sorrise Elisa. Zara la baciò sulla bocca. “Spogliati” le sussurrò. Elisa si tolse la camicetta ed il reggiseno, poi le scarpe. Si tolse le calze ed infine lasciò sfilare sul pavimento la gonna. Adesso era completamente nuda davanti a Zara. Arrossì. Non si sarebbe mai abituata a mostrare il proprio corpo nudo, seppure era bellissimo. “Girati. ” le disse la ragazza dai capelli castani. Elisa si voltò. Mostrò il suo sedere tondo con orgoglio, alla sua amante. I segni lasciati dalla cinta di Viviana erano completamente scomparsi, e da vari giorni. La pelle era tornata immacolata; bianca e liscia. “Non voltarti, mettiti sul letto, chinata in avanti. ” suggerì Zara. Elisa, già eccitata, lo fece. La biondina salì sul letto e poggiò le mani e le ginocchia sul materazzo, facendole affondare appena un po’. La ragazza era ora a quattro zampe. “Vorrei punirti, come nello Studio di Viviana. Niente mi ecciterebbe di più. Posso farlo? ” domandò Zara. Non trascorsero che pochi istanti. “Sì, puoi farlo. Puniscimi, puniscimi come vuoi tu. ” disse Elisa. Il cuore le batteva forte. Era felice, felice di apprtenere alla sua amante. Felice di essere punita solo per amore. Zara aprì lo zainetto che aveva portato con se, e ne tirò fuori una stecca di legno. Era piatta e sottile; flessibile ma al tempo stesso robusta; lunga una cinquantina di centimetri. Zara mostrò ad Elisa l’attrezzo con cui l’avrebbe punita. Poi si mise dietro di lei e senza esitare la colpì sul culo. “Aaahhhhiiii” Elisa gridò. La stecca era più dura da sopportare rispetto alla cinta con cui l’aveva punita Viviana. Lasciava un segno più largo sulle terga. E bruciava di più. Ma la biondina avrebbe sopportato. Se la sua amante voleva punirla, lei avrebbe accettato la sua punizione. Zara colpì ancora. Il colpo della stecca risuonò nella stanza e bruciò di nuovo le natiche di Elisa. La biondina chiuse gli occhi e gridò ancora, e questo eccitò ancor di più Zara. Un nuovo colpò colpì le terga di Elisa che non riuscì più atrattenere due dolcissime lacrime. Da quel momento in poi Zara colpì con regolarità le natiche della sua bionda e giovane amante, fino a che contò un totale di dieci colpi. Poi lasciò cadere la stecca in terra. Elisa era sul letto, col culo tutto rosso che le bruciava. Era deliziosa. Zara si tolse la felpa e la maglietta. Non aveva il reggiseno. Poi tirò fuori dal suo zainetto il didlo di gomma e lo indossò con una cintura intorno alla vita. “Girati e guardami” disse. Elisa si voltò e vide per la prima volta le tette di Zara. Erano piccole ma sode, molto invitanti. “Ti piaccio? ” domandò la ragazza con i capelli castani. “Sei davvero bella. ” le disse Elisa. “Cosa vuoi che faccia? ” “Mettiti come prima” disse Zara. Elisa si voltò e si mise di nuovo a quattro zampe. Zara sali dietro di lei sul letto e le penetrò la bionda vagina col dildo, da dietro. Cominciò a montarla con foga e vigore, muovendosi su e giù. Elisa strinse le lenzuola con le mani, mosse il bacino cercando di assecondare i movimenti imposti da Zara. Cercando di assecondare quella sfacciata, piccola e magnifica amazzone che la cavalcava. Zara andò avanti per un bel po’, finchè alla fine venne. Anche Elisa venne, lì sul letto. Alla fine Zara si ritirò e si sdraiò proprio accanto alla sua amante. Le due ragazze si lasciarono andare e quasi subito si addormentarono. Si svegliarono che era buio fuori. Era ora di cena. Si tuffarono insieme, ridendo, sotto il getto della doccia calda, poi si vestirono ed uscirono da casa, presero la macchina ed andarono a cenare in un locale giù in città. Quando tornarono, Zara trascorse la notte a casa di Elisa. Poi di domenica pomeriggio fu Elisa stessa a riportarla alla sua roulotte. Il lunedì Elisa si recò come sempre al lavoro. Viviana era, come capitava ultimamente, più cordiale con lei. La biondina si eccitava sempre adesso quando era al lavoro nello Studio Legale. Le eccitava il pensiero che Viviana la sapesse nuda sotto la gonna; inoltre Viviana possedeva ancora le sue mutandine. Chissà cosa ci faceva, chissà se aveva delle fantasie su di lei, rifletteva Elisa tra se. Nel primo pomeriggio Zara chiamò; ma inaspettatamente chiese ad Elisa di poter parlare con Viviana. Elisa acconsentì. “Andiamo” disse Viviana alla fine della conversazione telefonica con Zara. “Dove? ” domandò Elisa. “Da Zara. ” “Ma, il lavoro? ” chiese la biondina. “Oggi chiudiamo in anticipo. Facciamo solo mezza giornata. ” tagliò corto Viviana. A Viviana piaceva guidare, così presero la sua Jaguard, costosa e tutta nera. Elisa era seduta dalla parte dl passeggero, e sentiva il contatto delle sue parti intime con la pelle del sedile. Succedeva anche quando era alla guida della sua Mercedes, ma era certamente più eccitante nella macchina di Viviana. La biondina diede le indicazioni e dopo un po’ le due arrivarono al campo dove abitava Zara. Scesero dalla Jaguard e si inoltrarono fino alla roulotte di Zara. La ragazza dai capelli castani vedendole arrivare si affacciò e fece loro cenno di entrare. “Ho voluto che tu venissi qui e che fosse presente anche Viviana, perché vorrei che tu facessi una cosa per me. ” disse Zara rivolta ad Elisa una volta che tutte e tre furono sedute intorno al tavolino. “Va bene Zara. Cosa vuoi che faccia? ” chiese Elisa. “Un tatuaggio dietro la schiena, appena sopra le natiche, che sia il segno tangibile della tua devozione nei miei confronti. ” sorrise Zara. “Un tatuaggio? ” domandò la biondina. “Esatto” fece Zara. “Una rosellina rossa, per la precisione. ” “Mi sembra una bellissima idea” fu il commento di Viviana, in realtà molto eccitata alla prospettiva di veder tatuare Elisa. “E chi me lo fara? ” chiese Elisa. “Mio zio, si chiama Zoltan, ed è un tatuatore davvero esperto. Non preoccuparti, non ti farà male. ” Elisa era un po’ perplessa, si vergognava all’idea di farsi tatuare in una zona così intima da un uomo. Però da una parte non le dispiaceva. Aveva già pensato altre volte a farsi fare un tatuaggio; molte sue amiche lo avevano già fatto. Alla fine decise di accettare. Poi era un bel gesto d’amore verso Zara, che certamente era la persona che l’aveva resa davvero felice e l’aveva fatta sentire viva. Zara fu felice, anzi non stava più nella pelle; si sporse dal vetro e chiamò a gran voce suo Zio. Pochi istanti dopo Zoltan entrò nella roulotte e chiuse la porta. Si presentò. Era un uomo alto e magro. In qualche modo nei tratti del volto somigliava a Zara. Portava un orecchino e i capelli lunghi raccolti con un codino dietro la nuca. Il momento più imbarazzante per Elisa fu quando dovette spogliarsi. Completamente nuda. Poi fu fatta stendere a pancia sotto sul divanetto della roulotte. Zoltan cominciò a lavorare con il suo ago. Bruciava, ed Elisa dovette stringere i denti per resistere. Zara non smise mai di tenerle la mano, infondendole coraggio, mentre Viviana si godeva quella bellissima scena. Dopo due ore di intenso lavoro, Zoltan terminò il tatuaggio. Ora una deliziosa rosellina rossa con un gambo sottile e due foglie verdi e decorava perfettamente il fondoschiena di Elisa. Era qualcosa che sarebbe rimasto lì per sempre come eterno pegno d’amore nei confronti di Zara. Elisa si specchiò la sera, in camera sua, e fu in grado di ammirare quella rosellina. Si sentì felice. Quasi si commosse per la felicità. Pensò che era stata una vera fortuna, conoscere Zara. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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