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Diario

sabato 1 luglio 2000
“Non ho mai tenuto un diario, ma oggi è accaduto qualcosa che al tempo stesso, non doveva, ma non poteva, non accadere, che mi costringe in qualche modo a memorizzare quanto sto vivendo.”
Vuole che posi le mani sulle sue cosce, per accarezzarle, per sentirle fremere nervose, aprirsi e richiudersi per trattenere il piacere, percorrerle col palmo delle mani dall’inguine al ginocchio, a Lisa piace iniziare così i nostri incontri, mostrandosi a cosce aperte, chiedermi in silenzio, col solo sguardo, di leccarla e accarezzarla solo lì, farsi aprire, prima dagli occhi, poi dalle mani, solo alla fine dal sesso.
Oggi o un’altro giorno, prima o poi, i confini rigidi che credevo di aver posto, tra la realtà e le mie fantasie, si sono improvvisamente rivelati labili, la mia mano che scende per accarezzare, obbedendo ad un pensiero rimosso, colpisce, schiaffeggia, lasciando un’impronta rossa sulla sua pelle, percuote l’aria con un suono secco, che tutto ferma, tutto, si concentra nei nostri occhi, ci leggiamo dentro, come mai prima, scambiandoci pensieri inespressi, ma forse intuiti, la colpisco ancora, con più forza, ormai certo del suo consenso, , lei si raccoglie, per qualche istante, stringe le gambe tra le braccia, poi le riapre, chiedendo altri colpi, controlla il respiro talvolta a fatica, l’interno delle cosce diventa rosso, Lisa frena la mia mano, la porta ai seni coperti di sudore, anche loro divengono dolorosi bersagli, qualche carezza, poi sono colpiti con crescente durezza, Lisa non rifiuta, non evita, il suo busto continua ad offrirli alle mie mani, alla fine, quasi per fuggire da quello che sto facendo, la prendo, il suo seno sul mio torace, le sue gambe sui miei fianchi bruciano per il colpi subiti, il suo sesso pulsa, avvolge il mio, lo imprigiona, lo succhia, svuotandomi del mio seme.
Martedì 4 luglio 2000
Di solito i nostri incontri sono più radi, ma sabato è stato diverso, quello che è accaduto ha cambiato tutto, c’incontriamo da circa un anno, sempre a casa sua, lei è libera, io sposato, tra noi c’è molto sesso, ma anche affetto, cultura e lavoro comuni, il mio matrimonio non sembra porle problemi, come d’altra parte, non ne ho io, per qualche fuggevole relazione che talvolta Lisa intrattiene, con altri, ha chiesto lei incontrarsi, mi trovo a dettarle delle condizioni, scelgo, il posto, un albergo anonimo, l’ora, ritardo di proposito, e lei mi aspetta, la trovo seduta su uno sgabello del bar, indossa un elegante tailleur blu, con la gonna corta, porta occhiali da sole, non è una sua abitudine, e rivelano il suo imbarazzo, le chiedo di toglierli, mi attardo a bere qualcosa, voglio tenerla in mostra, per chi passa, devono capire, che è li per me, intuisce quello che desidero, la cosa la irrita e la eccita allo stesso tempo, voleva chiudere con me, tappare un vaso di Pandora da cui può uscire di tutto, ma la regia che improvviso nel nostro incontro, la lega, si trova a vestire un personaggio che le si attaglia, schiude le gambe, lasciando libero accesso agli sguardi, del portiere, e di qualche ospite, raccogliendo per questa improvvisata esibizione, la mia muta approvazione.
Su nella camera, dopo averla presa, la lascio sul letto, nuda, con il viso sporco, non chiudo la porta dietro di me, voglio vedere come reagisce al rischio di essere vista in quelle condizioni da possibili estranei, non la sento alzarsi, né sento la porta richiudersi, aspetto l’ascensore, guardando quella porta ancora ostentatamente aperta, pensandola sul letto, scomposta, forse intenta a toccarsi.
Venerdì 7 luglio 2000
Un angolo nascosto del magazzino, il giovane garzone con i pantaloni abbassati, Lisa schiacciata contro al muro, la giacca, la camicia aperta, il reggiseno abbassato lascia esposti i seni, gli slip, penzolano avvolti ad una caviglia, le braccia basse, allargate, le mani aperte, appoggiate al muro, lui spinge con forza facendola sobbalzare, quasi l’alza da terra, Lisa perde una scarpa, ansima ma continua a guardarmi fisso, anche quando il giovane le si scarica dentro, anche quando lo pago, e se ne va’, sorpreso e divertito, dall’insolita esperienza.
Lunedì 10 luglio 2000
I nostri incontri non sono mai stati così fitti, questo pomeriggio, sono tornato nel suo appartamento, dove solitamente avvenivano, facciamo l’amore ancora come due semplici amanti, ma ormai è altro che cerchiamo, entrambi razionalmente vorremmo in qualche modo controllare, pianificare, le future esperienze, che a questo punto non vogliamo evitare, abbozziamo un dialogo, cerchiamo nervosamente di inventare delle regole, ma i nostri nuovi personaggi rifiutano il controllo, devono travolgerci o scomparire, accettiamo di lasciaci andare, di farci possedere, parte della nostra vita, ora sarà la loro.
Giovedì 13 luglio 2000
Ancora in un albergo, ancora un po’ di vetrina per Lisa, la gonna un po’ più corta, giacca e camicia, un po’ più aperte, poi in camera, la sua lingua, su tutto il corpo, d’improvviso Lisa a preso a leccarmi, non solo sul sesso, ma su tutto il corpo, senza ritegno, tutta la mia pelle è umidità, appiccicosa di saliva, mi lecca sotto le ascelle, nelle pieghe dello scroto, apre le natiche e le lecca all’interno, prima aveva troppo rispetto per se stessa, per fare, e forse anche per pensare, a cose del genere, ora non difende più nulla, la sua lingua affronta il mio sfintere, gode l’oscenità dell’atto che si impone, gusta il piacere di essere libera da ogni dignità, torna sul mio sesso, leccandolo e succhiandolo, mi fa venire sul suo viso, poi quasi scordandosi di me, si avvicina allo specchio, si guarda la faccia sporca, le gocce di sperma che scivolano sul mento e in parte cadono sui seni, e si tocca, oscenamente aperta, si tocca, si penetra, emette suoni bassi da bestia, il corpo si scuote, e trema, gode con rumore, con piacere, con il gusto, appena scoperto, dell’indecenza, e torna verso di me sorridente, leccandosi le dita.
Giovedì 20 luglio 2000
Apro la borsa con il mio piccolo segreto, ho lavorato di nascosto su quella cosa per quasi un anno, non pensavo a Lisa, non a lei in particolare, ho lavorato il cuoio, l’ho tagliato, cucito, il manico d’ebano è stato lentamente formato, levigato e lucidato, la cosa più difficile è stata unire in maniera salda e coerente i due materiali, trovare forme che rendessero logico e inevitabile il passaggio dal legno a cuoio.
Ora ho in mano un oggetto lungo circa 50 cm e largo 10, il manico di legno nella parte superiore avvolge il cuoio, poi si restringe creando la vera e propria impugnatura, all’interno della larga striscia di pelle, una sottile lama d’acciaio le conferisce robustezza ed elasticità.
Sono in una rimessa vuota, che sono venuto a visionare per conto di un cliente, Lisa sta’ entrando, sento i suoi passi scanditi dal vuoto, tocca con la mano il cuoio, e come una scolaretta d’altri tempi mi offre i palmi rivolti in alto, li percuoto entrambi, con più colpi, gustandomi il viso che si contrae od ogni battuta.
Venerdì 13 luglio 2000
Ancora nella rimessa, quello di ieri era solo un assaggio, aspettavo il cliente interessato al suo acquisto, ora abbiamo tempo, Lisa mi aspetta nuda, con la mano sul sesso, si masturba per provocarmi, inizio a colpirla, senza un programma preciso, ogni volta mi fermo, ci guardiamo, studiamo le reazioni l’uno dell’altra.
Lei non mi frena, non mi incita, trattiene il respiro quando il colpo parte, socchiude gli occhi e respira forte, quando il dolore si fa intenso, quando la parte colpita cambia colore, a tratti si tocca giustificando col piacere il dolore provato, io lascio che se lo prenda, pregustando il mio, alla fine, quando sarà sfiancata, e potrò prenderla come una bambola di pezza, priva di ogni volontà, con i sensi carichi di sensazioni troppo forti per essere ancora distinte e distinguibili, non capirà più dove e come la sto possedendo, saprà solo di essere mia.
Sabato 22 luglio 2000
Ho visto Lisa tutti i giorni, ma solo per pochi istanti, in appuntamenti improvvisati, fissati all’ultimo minuto, scopate brevi, condizionate dal tempo e dal luogo, l’ho sempre presa in fretta, utilizzandola per scaricarmi, quando ne sentivo voglia, a lei sembra vadano bene questi incontri, questo modo barbaro di farsi possedere.
Domenica 23 luglio 2000
Mi cerca, sa che non posso vederla, ma mi cerca, non debbo scordarmi di lei neanche un’instante, mi parla al telefono, offrendomi fantasie bizzarre da interpretare assieme, io annuisco, rispondo a monosillabi innocui, la sua voce mi eccita, mi costringe a scopare, la mia moglie “normale”, pensando a lei, ci vediamo domattina in albergo.
Lunedì 24 luglio 2000
Affondo la mano unta di vaselina dentro il suo sesso, le sue, sono aggrappate alla testiera del letto, soffre ma non grida, nelle camera accanto stanno pulendo, il suo respiro affannoso si mescola ai rumori comuni, ai passi frettolosi, allo scroscio del sciacquone al rumore dell’aspirapolvere, nel corridoio, gli ultimi ospiti se ne vanno, non può urlare neanche quando con il polso varco la sua soglia, il corpo sudato s’inarca, trema, il respiro sibila fra i denti bianchi.
Con la mano libera, le giro il volto verso lo specchio, deve vedersi, riconoscersi, associare quello che sente dentro, a quello che vede, estraggo lentamente la mano, la passo sul suo viso con una carezza unta d’olio e d’umori, che le imbratta la pelle, lei mormora un “ancora” che mi costringe a riaprirla con più forza e meno riguardo, mugola e gode, guardando allo specchio le sue gambe spalancate e il mio braccio dentro di lei.
Mercoledì 2 agosto 2000
Vorrei ritrovare sul suo volto i tratti di bimba, la ragazzina ribelle, l’adolescente irriverente, non per un gioco ancora più sporco, ma per riprenderla dall’inizio, per rivivere le sue ansie, le scoperte, i rossori, forse potrei anche amarla, tornare anch’io dolce e affettuoso, baciarle il corpo, lasciandolo pulito, provare un’appagante godimento, che non ha bisogno di nuove sordide mete, ma ormai è troppo facile, troppo comodo risvegliare la puttana, è li appena sotto alla pelle, basta poco, niente, ed emerge, sorride si muove lasciva, e si offre.
Mercoledì 3 agosto 2000
Tra due ore parto, l’incontro non può essere che breve, ha la faccia da febbre, mi racconta il suo programma durante i giorni delle mie vacanza, a chi si darà e come lo farà, s’inventa amplessi bestiali, si racconta offrirsi, a giovani e vecchi, la schiaffeggio con forza, e lei descrive come s’infilerà su due cazzi neri, schiacciata da corpi lucidi, e muscolosi, colpisco ancora il viso già rosso, e lei si vende al bordo di una strada, per pochi soldi, ma a molti clienti, il mio sesso la azzittisce, entrandole in gola, la sua nuca contro al muro mi consente di spingere a fondo, allarga le braccia in segno di resa, la sua bocca la sua gola, non cercano difesa, accosciata sotto di me si lascia quasi soffocare per farsi strumento di piacere, ora la lascio, con il mio sapore in bocca, la gola irritata, il viso segnato da lividi, le labbra che colano sperma e bava, gli occhi febbrili pieni di sfide da affrontare, il mio aereo parte tra un’ora, e lei mi lascia questa immagine per perseguitarmi anche da lontano.
Lunedì 21 agosto 2000
Ritorno dalle vacanze, Lisa non c’è non è ancora rientrata
In ufficio trovo il programma per una trasferta di due giorni, so che c’è il suo zampino, l’affare è già chiuso, e non necessita di ulteriori approfondimenti.
Mercoledì 23 agosto 2000
Lisa è stupenda, mi accoglie all’aeroporto, sorridente, abbronzata, indossa una gonna cortissima che appena le copre l’inguine e le natiche, la maglia sottilissima le disegna il corpo, si capisce che gode nel mostrarsi.
Più tardi in albergo Lisa mi chiama sottovoce facendomi voltare, la nostra camera è a pochi passi, ma lei è ferma, appoggiata al muro del corridoio, alza la corta gonna scoprendosi il ventre, sotto non porta biancheria, si è depilata, nulla più nasconde o vela il suo sesso che ha ornato con un anello d’oro, lasciamo scorrere il tempo, io la guardo, e lei si mostra, fino a che, passi sempre più vicini ci costringono raggiungere la camera.
La sera.
Non ero mai entrato in un Privè, Lisa mi guida, mi presenta, si mostra e si fa toccare davanti a me, rendendo a tutti, agevole e facile ogni carezza, altre donne, stanno interpretando sui divani lo stesso ruolo, alcune goffamente, altre con la stessa naturalezza di Lisa, la seguo in uno dei salotti più grandi, è già nuda, senza che ricordi di averla vista togliersi il vestito, tre, poi quattro uomini, la accarezzano, la prendono, senza che io ricordi di averli visti arrivare, lei si muove con loro, su di loro, sinuosa e fluida, dura e decisa, si adatta all’istante al ritmo di chi la sta possedendo, urla o sussurra, usando il tono che il momento esige, spesso mi guarda, per cogliere il piacere del mio sguardo, altri uomini e donne, guardano con me, una di loro, si complimenta per la mia donna, mi tocca, mi apparto con lei, scopiamo ascoltando i rumori che vengono dal salotto di Lisa.
Giovedì 24 agosto 2000
Lisa si veste, si spoglia, si riveste, studia il mio sguardo, ad ogni pizzo, ad ogni parte di pelle che copre e poi scopre, esce dalla camera, vestita e truccata, in modo pesante inutilmente volgare, ritorna dopo un’ora abbondante, il suo profumo è coperto da un’altro più forte, posa delle banconote sul letto, il suo cellulare squilla, lei risponde, annuisce, la seguo nel bagno, la guardo urinare, lavarsi seduta sul bidè, e poi uscire di nuovo, il cellulare squilla molte volte, tutto il giorno, le banconote aumentano sul letto, la guardo mentre seduta sul Water si scarica le viscere preparandosi per il prossimo cliente, non l’ho mai sentita così oscena, ma capisco il gusto che prova ad offendersi mettendosi in vendita, le riempio la bocca, perché porti il mio odore addosso, e poi pago anch’io aggiungendo il mio denaro a quello degli altri, mi sorride e spegne il cellulare, ero l’ultimo cliente.
Martedì 29 agosto 2000
Oggi guardavo Lisa, mentre si dedicava con la solita cura e precisione al proprio lavoro, il suo corpo sembra diverso, intuisco fianchi più rotondi, una vita più sottile, un seno più sodo e arrogante, i sui movimenti si sono fatti sinuosi, fluidi, si muove, si veste, si mostra, per piacere, per sedurre.
Stasera, voglio metterla con il viso davanti allo specchio, prenderla da dietro, prima il sesso, e poi dilatarle con le dita l’ano fino a che entrare per quella porta mi diventi facile e comodo, guardarla, mentre mi gusta, ingiuriarla, perché si ecciti, e stringa i sui muscoli allenati, sul mio pene.
Giovedì 31 agosto 2000
Ci siamo appartati in un parco, all’ora di pranzo è quasi deserto, cerchiamo di riflettere, di pensare, o meglio io cerco, di gestire una situazione, che diventa sempre più scivolosa, difficile, pericolosa, Lisa non sembra condividere le mie preoccupazioni, vuole ancora sfide, sensazioni, piaceri, un grosso cane si avvicina, ci guarda ci studia, amo i cani, mi chino ad accarezzarlo, mi annusa le gambe le mani, annusa anche Lisa, passa il muso umido sulle gambe nude, Lisa trasale, ma poi si alza la gonna, il suo sesso, ormai è sempre nudo e depilato, il cane insinua il muso curioso tra le gambe, le lecca le cosce, le gambe si aprono, la grossa lingua passa e ripassa sul sesso, Lisa posa la schiena sull’albero vicino, e si lascia leccare, le mani si aggrappano ai primi rami, per meglio offrirsi al cane, io guardo mi tocco senza quasi volerlo, anche il padrone del cane ci raggiunge, un ragazzo giovane, che si ferma allibito davanti alla giovane donna che si sta facendo amare dalla sua bestia.
Venerdì 1 settembre 2000
Si avvicina per farmi annusare, non il suo profumo che ormai conosco, ma l’odore di maschio, Lisa vuole che lo senta, un abito leggero copre il sudore, lo sperma da poco raccolto sulla pelle, ormai i limiti, la prudenza sono lontani ricordi, sulla sua coscia il mio sguardo coglie gocce di sperma che scendo, lei sorride le raccoglie con un dito, e lo succhia avida.
Poi mi offre il suo culo per accogliere l’eccitazione che mi ha causato, la stringe, l’amplifica, fino a farla esplodere, dietro la porta del bagno, gli altri continuano il loro consueto lavoro.
Domenica 3 settembre 2000
Una scusa, una corsa veloce in macchina, il suo respiro rotto, le sue parole spezzate nelle orecchie, la trovo nascosta in un angolo del grande parcheggio, i vestiti stracciati, il viso livido, ha cercato la violenza, lo stupro, e ovviamente non le è stato difficile trovarlo.
Giovedì 14 settembre 2000
Lisa non si ferma, non si ferma più, mi mostra fiera, il suo corpo, un corpo da Troia totale, sa del mio diario, mi ha sentito dettare molti di questi appunti sul piccolo registratore che porto sempre con me, ma vuole sentirsi descrivere, senza i piccoli pudori linguistici che normalmente uso, non ha più un sesso ma una figa, ora ornata da un monile a forma di cazzo che dondola appeso all’anello che già la marchiava, una serpe tatuata sembra uscirle dal di dentro e minacciare dal suo ventre, non ha più seni ma tette con i capezzoli forati, e grossi e vistosi anelli che li attraversano, non ha più natiche ma un culo che si lascia facilmente aprire da qualsiasi cazzo lo voglia, si mostra eccitandosi per la propria oscenità, poi chiama al telefono alcuni amici, alcuni clienti, uomini che l’hanno sempre desiderata, e mai l’hanno avuta, alcuni vengono sentendo lo strano messaggio, e chi la vuole, la prende, qualcuno fugge , impaurito e sconvolto, io rimango, e osservo, e quando posso mi unisco agli amplessi, sempre più estremi, sono le dieci di sera, siamo rimasti soli, bussano alla porta, una voce di donna, la prima e l’unica, resto immobile, gelato da qualcosa di inatteso, e fino ad un attimo prima inconcepibile, cerco di ricordare, di trovare qualche segno, qualche minuscolo indizio, che nel recente passato mi avrebbe dovuto preparare a quella scena, ma niente, assolutamente niente.
Anna, mia moglie, è giovane quasi quanto Lisa, forse più bella, ha il viso rosso, il passo incerto, evita il mio sguardo, Lisa la chiama per nome, con dolcezza, è rimasta sul pavimento, scomposta come l’ha lasciata l’ultimo “ospite”, Anna si china su di lei, si scambiano parole che non riesco a percepire, con le dita Anna cerca e trova, le numerose tracce lasciate da chi è passato sul corpo di Lisa durante quest’assurdo pomeriggio, solo ora mi guarda, e guardandomi si spoglia, levandosi il vestito e la biancheria con movimenti impacciati e confusi, ora è in ginocchio sul pavimento, si china mostrandomi le terga, Lisa le mormora sconce istruzioni, e Anna mi offre il culo, aprendosi con le mani le natiche, muove le anche, in un goffo tentativo di essere volgare, lasciando a me e a Lisa, la scelta di come usarla, di come darle e prenderle qualsiasi piacere.
Lunedì 18 settembre 2000
Ieri, domenica, io e Anna in piazza, la sensazione del vuoto attorno, l’assurda certezza che tutti sappiano, parlino, giudichino, condannino, Anna è vestita con la gonna più corta che abbia mai portato, con la pancia scoperta, Anna è bella come sempre, la porto in mostra, e lei si lascia guidare, docile ma impacciata.
Lisa ci aspetta seduta ai tavolini del Bar Centrale, ha passato la notte con due Bulli che dividono il loro tempo tra la palestra la sauna e la Piazza, dove esibiscono il loro corpo scolpito e vantano le prede abbattute, parla con loro e ci indica, i due annuiscono, e concentrano la loro attenzione su Anna , aumentando il suo già forte imbarazzo, ci sediamo, scambiando poche parole, la disponibilità di Anna viene saggiata, misurata, un caffè, la campana suona, qualcuno va a messa, Anna al mio invito si alza, e si avvia verso casa, che le deve sembrarle troppo vicina, troppo visibile, troppo conosciuta, i due ci salutano, e la seguono, la affiancano, la piazza guarda, la piazza parla, giudica, condanna, la piazza invidia.
Abbiamo lasciato passare un’ora, la nostra presenza avrebbe dato una protezione che Anna non doveva avere, io e Lisa entriamo in casa, i tre sono in salotto, Anna è schiacciata tra i corpi dei due maschi, Lisa controlla divertita i due sessi che le riempiono figa e culo , Anna ha il viso contratto, con piccoli gemiti, risponde, alle parole sconce, agli ordini sconci, Lisa la accarezza, regalandole qualche attimo di tenerezza, poi incita i due amici a fotterla con più vigore, mostrando loro, i suoi addobbi volgari, con il cazzo occupo la bocca di Anna, bloccandole quasi il respiro, e mi ci scarico dentro, lasciandola con al bocca piena di sperma e saliva, mentre i due, estratti i loro cazzi le schizzano sul ventre e sulla schiena.
Improvvisiamo una colazione oscena, il corpo di Anna diventa il nostro tavolo e il nostro piatto, beviamo dalla sua bocca dal suo sesso, poi Lisa si riprende i sui uomini e si fa fotterre fino a sfinirli.
Più tardi ancora in Piazza, Anna sotto il mio braccio, ancora impacciata, si sente guardata, chiacchierata, la sua mattinata è stata raccontata, descritta, Lisa e i due vitelloni, hanno parlato del suo corpo di come si è aperta, di come è stata usata, agli avventori del bar, ai passanti curiosi, forse si, forse no, ma io voglio che lo pensi.
Si ferma, siamo al centro della piazza, in piana vista, mi fissa negli occhi, e si alza sulle punte per baciarmi, un bacio lungo, profondo, umido, con la lingua, che non si nasconde, e il corpo, spalmato sul mio, poi si lascia guidare nel passeggio, qualche refolo d’aria, le alza la gonna, ricordandole di essere nuda, e che dovrà esserlo sempre, arrossisce e mi guarda, ma non tenta di trattenere il movimento del leggero tessuto, per Lisa il pudore era un fardello di cui liberarsi, per Anna resta una porta che va aperta ogni volta, un senso di disagio che si trasforma in eccitazione, in nuovo piacere.
giovedì 21 settembre 2000
Tutti, lavoriamo per raccoglie approvazione, riconoscimento sociale, è difficile vivere senza il consenso, anche parziale, della comunità a cui si appartiene, è il liquido dove ci muoviamo, se diventa denso, agitato, ostile, la vita diventa più difficile e piena di insidie.
Ora, che le nostre “perversioni” sono quasi pubbliche, la disapprovazione ci circonda, ci isola, ci relega in un limbo ovattato, circondato, da insulti, da sguardi oltraggiati, da invidie non espresse.
Eppure assieme ci sentiamo forti, Lisa da qualche giorno, dorme da noi, anzi con noi, la sera si accoccola sul nostro letto, ride nervosa raccontando la sua giornata costellata, di appuntamenti annullati, di frasi mozzate, di rifiuti decisi, poi ci assiste mentre facciamo l’amore, si fa nostra ancella, accompagna, aiuta i nostri gesti, mormora ad Anna consigli, mi incita, mi sollecita, e alla fine, condivide i nostri orgasmi.
Questa mattina la sua bocca sul mio pene mi ha svegliato, succhia con sete, con fame, Anna in ginocchio accanto a noi, le accarezza i capelli, accompagna con la mano, l’andare e il venire della sua testa, Lisa m’inghiotte fino in fondo, mi godo il suo viso deformato, dal mio sesso, il rossore diffuso sul corpo di Anna, che ora si mostra ad entrambi con un vibratore infilato nell’ano, vuole regalarci un’immagine volgare, vuole farsi possedere dai nostri sguardi, godiamo tutti e tre, assieme, prima di uscire e offendere con la nostra esistenza, l’onorata società che ci circonda.
venerdì 22 settembre 2000
Ieri sera siamo usciti in macchina, io e Lisa davanti, Anna sul sedile posteriore, Lisa, vestita di pelle, pantaloni strettissimi, e giacchino senza maniche, Anna con addosso una giacca di maglina che le evitato di percorrere nuda, il piccolo tragitto tra la casa e la macchina. Anna è nervosa, agitata, continua a cambiare posizione, le imponiamo di restare immobile, di sedersi al centro della macchina, con le braccia allargate dietro ai poggiatesta, e le gambe aperte, Lisa le apre la giacca scoprendola, le luci dei lampioni, dei fari, la raggiungono, a tratti la rendono visibile dall’esterno, qualche sguardo, dalle altre macchine e dai passanti, la coglie, la giostra inizia, dalla periferia al centro, e viceversa, luci la illuminano, occhi la vedono, la guardano, poi ci fermiamo nel parcheggio vuoto dello stadio, la facciamo scendere, lasciandola nuda sotto la luce di un faro, le abbiamo imposto di muoversi a quattro zampe, perchè si senta solo una bestia, la nostra macchina disegna cerchi larghi girandole attorno, la vediamo muoversi prima con disagio evidente, poi la parte che le abbiamo imposto di recitare, la prende, la possiede, i suo movimenti diventano armoniosi, fluidi, perde ogni ombra di imbarazzo, con gusto, si rotola tra le pozzanghere lasciate dalla pioggia del pomeriggio, si fa animale per soddisfare i nostri occhi, si tocca, dimenticando ogni decenza, si penetra, senza cercare alcuna delicatezza, trova un orgasmo urgente, che la lascia a terra sfinita, solo allora, ci fermiamo a raccoglierla, tremante per la paura e l’eccitazione provate.
sabato 23 settembre 2000
Un avviso di sfratto e la lettera di risoluzione del contratto di lavoro, nella posta di Lisa, torna a casa, da noi, ride, piange, si spoglia con rabbia, spalanca le belle gambe e ordina ad Anna di leccarle il sesso, Anna lo fa, ma con troppa dolcezza, lei si prende tra le dita gli anelli che le forano i capezzoli, e tira fino ad urlare per il dolore, Anna ora ha abbandonato ogni dolcezza la morde sul sesso sulle cosce, sa di doverlo fare, Lisa le viene in faccia scaricando tutta la sua rabbia in un ultimo urlo poi, torna calma tranquilla, si veste, ed esce a fare “marchette” a vendersi a chi probabilmente, in pubblico la insulta e la espelle.
Anna ha il viso ancora lucido dell’orgasmo di Lisa, sul corpo nudo, ha stretto due cinture di cuoio, una ai fianchi, quasi le toglie il respiro, l’altra attraverso i seni, i due improvvisati cilici, le deformano la figura, mi offre il culo, un culo da sfondare, lo chiede con parole oscene che non ha mai usato, si gira e mi presenta le natiche aperte.
domenica 24 settembre 2000
Se Anna avesse tenuto gli occhi aperti mentre ci amavamo, forse non avrei mai cercato Lisa, forse non l’avrei mai trovata, Anna partecipava, godeva, sempre ad occhi chiusi, una parte di lei non accettava, continuava a controllare ad attutire quello che provava, ora Anna scopa ad occhi aperti, non si nega nessuna sensazione, si sente, si guarda, vede tutto, vive l’amplesso con ogni fibra, si avvolge attorno al sesso che la penetra, lo stringe per meglio conoscerlo, si allarga, per riceverlo più a fondo, ascolta i rumori, annusa gli odori, gusta i sapori, guarda e si guarda, mi porta, all’orgasmo, regalandomi il suo, poi resta sul letto, aperta, lasciando il corpo esposto, vuole essere vista, mostrata, vuole essere offerta, messa in vendita, invento per lei una pubblica monta, nella piazza di un mercato, racconto, la gente che si affolla, che si accalca attorno, chi mormora, chi urla, i grandi maschi che la prendono, la coprono, la sua mano mima i loro falli, la folla la incita la approva, lei si lancia sul mio cazzo, mi ingoia, spalancandomi gli occhi addosso, si immagina guardata, e gode nel lasciarsi guardare, posso vederle dentro, vederla accogliere i sessi del mondo, vederla aprirsi, allargasi, per farli entrare, vederla piena di angeli e di demoni, ora sono solo un pene succhiato, e la mia visione diventa indistinta, confusa, mi scarico ancora su di lei, per poi ritrovare i suoi occhi, ancora aperti, ancora limpidi, ancora curiosi.
lunedì 25 settembre 2000
Oggi ho amato Lisa per tutto il giorno, Anna è fuori dai parenti che chiedono di essere rassicurati per le voci troppo insistenti che circolano su di noi, Lisa è stata prima una dolce e attenta amante, poi si è fatta animale, e ora si fa schiava e puttana, ha usato me, ricordandosi di essere ancora donna, poi è passata agli oggetti di casa, a volte usandoli come grotteschi falli, altre, come improvvisati strumenti di dolore, io sono, spettatore, amante, aguzzino.
E’ sera ed il corpo di Lisa e tutta la casa raccontano le nostre ore impazzite, disordine, odore di sesso, di cera, di latrina, Anna rientra a tarda sera, senza parlarci riordina tutto, e ci mette a letto, ci racconta le bugie che ha detto ai parenti come una fiaba per calmarci, ed addormentarci, Lisa si addormenta per prima, mentre Anna percorre con le dita, segni rossi che le rigano la pelle, Anna accarezza Lisa guarda me, e si tocca, prima leggera, poi più profonda, si penetra con tutta la mano, urla il suo piacere solo con lo sguardo per non disturbare Lisa che già dorme e sogna.
martedì 26 settembre
Abbiamo portato Anna al “nostro albergo”, l’abbiamo vestita da prostituta, come lei ci ha chiesto, Lisa la sta presentando ad un cliente con cui ha già avuto altri incontri, dopo l’incontro in entrata, si sono spostati nell’angusto corridoio che porta agli ascensori, per togliersi dalla vista della strada, mai io, il portiere e il barman, possiamo ancora vedereli ed essere testimoni.
Anna è di fronte al cliente, Lisa al suo fianco, la sta vendendo, gustando un nuovo perverso piacere, descrive le attitudini, le disponibilità, di Anna, il cliente sta al gioco e chiede prove, Lisa lascia che sia il corpo di Anna a darle, le braccia abbandonate lungo i fianchi, il busto portato in avanti, i seni offerti, le gambe larghe, aperte, fanno salire il tessuto della gonna corta e stretta, il sesso, che porta nudo, resta esposto, Anna è lì pronta e disponibile, la mano del cliente tocca, verifica, prima con le dita, poi con tutto il palmo, Anna fa un solo piccolo movimento, sembra appoggi tutto il corpo sulla mano che la tocca, Anna è tutta lì, in quel triangolo umido e aperto, corpo e anima, una vita, la sua memoria, il suo passato e suo futuro.
Il cliente si schiarisce la voce, rivelando emozione imbarazzo, accetta e paga in anticipo come richiesto, Anna lo segue verso l’ascensore, la gonna, ancora leggermente arrotolata lascia scoperto il sedere, lei non cerca più nessuna protezione, Lisa mi porta i soldi, scrutando il mio sguardo, non so cosa esprima, in realtà non so cosa sento, eccitazione, gelosia, certamente, confusione.
Più tardi a casa: Lisa è rimasta in albergo, “lavoro” ha detto ridendo, Anna sta leggendo sul PC il mio diario, non sapeva esistesse, scorre lentamente le pagine le parole, è rimasta nuda dopo la doccia, non sente più l’esigenza di coprirsi, legge, e a tratti, interrompendo la lettura, racconta la sua parte, nella storia, i primi sospetti, l’incontro con Lisa, le sue rivelazioni su di noi, sono in piedi dietro di lei, e rileggo quello che ho scritto, ascolto il suo racconto, il mio pene la sfiora, e poi si poggia sulla sua schiena, lei si muove appena, con delicatezza, rivelando il piacere che sente per quel contatto, le pagine del mio diario, si incrociano, con le sue scoperte, le sue sorprese, fino alla decisione, di incontrarsi con noi, fino al ricordo del corpo nudo di Lisa, steso sul pavimento, fino al mio pene che per la prima volta la viola da dietro.
Cavalchiamo il nostro presente, il futuro incerto, il rapporto con Lisa, abbiamo, ho ancora fantasie inespresse, escono, senza ritegno, la pelle di Anna mi trasmette, eccitazione, paura, repulsione, disponibilità assoluta, lei si tocca mentre legge e ascolta, la sua schiena mi accarezza, mentre si offre come interprete dei miei sogni più, bui, vengo sulla sua schiena, mentre lei scrive sulla tastiera, la sua totale disponibilità.
mercoledì 27 settembre 2000
Sono rientrato a casa nel tardo pomeriggio, Lisa ci ha avvertito che si assenta per qualche giorno, sento rumori che escono dalla nostra camera, Anna è in piedi le mani e la schiena appoggiati sulla vecchia cassettiera, un uomo, anzi un ragazzo nudo è in ginocchio sotto di lei, ha a testa in mezzo alle sue gambe aperte, gli occhi di Anna brillano di piacere, si stringono in un silenzioso saluto, poi il ragazzo percepisce la mia presenza, si scosta, cerca nervoso di coprirsi, avrà forse 20 anni, 10 di meno di Anna, io non mi muovo, resto appoggiato alla porta, Anna gli parla con calma con dolcezza, lo rassicura, gli accarezza le spalle il collo, il ragazzo è ben fatto, ha un viso pulito, i capelli ben tagliati, mi allontano per aiutarlo a calmarsi, quando torno sulla soglia, Anna ha il suo sesso in bocca, lui mi vede appena, impegnato com’è a trattenere il suo piacere, mi gusto per qualche istante la bocca di Anna che si allarga, si riempie, succhia, il viso che si gonfia, si arrossa, quando spinge le sue labbra fino alla base del sesso, e questo le raggiunge la gola togliendole il respiro, poi mi ritiro e dal salotto resto ad ascoltare solo i rumori.
E’ passata poco più di un’ora, il ragazzo è uscito salutandomi, con un pò di imbarazzo ancora non assorbito, Anna mi viene incontro, mi sembra di vederla nuda per la prima volta, si ferma sulla porta, allarga le braccia e le gambe fino a toccarne gli stipiti, la pelle è lucida, i capelli bagnati le coprono parte del viso, mi guarda con con occhio febbrile, le labbra del sesso sono ancora dilatate, aperte, i muscoli dell’addome si contraggono, il bacino ruota lentamente, fili liquidi di sperma escono e gocciolano sul pavimento, li raccolgo con la mano, le infilo le dita sporche in gola, mugula di piacere, le mie mani la frugano, cercando altre tracce lasciate dal ragazzo, lei si lascia maltrattare, ho voglia di essere ruvido, tratto il suo corpo come una proprietà induscussa, offendendolo con gesti privi di armonia e di tatto, ma poi mi lascio sedurre, lasciandola libera di muoversi su di me, scoprendo la sua capacità di plasmarsi ad ogni mia esigenza.
sabato 30 settembre 20000
Oggi piove, piove fitto, gocce calde bagnano tutto e tutti, Anna cammina sola, in una città che non conosce, cammina senza riparo, la maglia e la corta gonna, inzuppate le pesano sul corpo, io e Lisa la seguiamo da lontano, guardiamo lei e la gente che che la incrocia, qualcuno si offre di coprirla, ma lei rifiuta con cortesia, passeggia come le abbiamo chiesto di fare, nella città estranea, dove l’abbiamo mandata, indossa i vestiti che le fabbiamo dato, la pioggia non cambia niente, anzi aggiunge qualcosa all’ubbidieza che sta dimostrando, la chiamiamo sul cellulare, rivelando la nostra presenza, si avvicina, sorridente, si ferma a pochi passi da noi, e con un gesto non richiesto, scosta il tessuto della gonna scoprendosi il sesso, è solo un istante, appena percepibile, in istante che rivela la sua nuova gioia di sentirsi impudica e perversa.
sabato 30 settembre 2000
Tarda sera: Lisa, folle Lisa, Anna ha appena finito di prepararla come lei ha chiesto, che gli “invitati” iniziano ad arrivare, siamo in vicolo ceco formato da due piccoli capannoni, solo una rete divide le piccole industrie dai primi campi coltivati, Lisa è legata alla rete, Anna ha fissato con corde i polsi e le caviglie, pezzi di sagola annodano gli anelli dei capezzoli e del sesso alle maglie di rete più vicine, ogni mossa mescolerà piacere e dolore, le prime mani inizziano toccarla, verificano i legami promessi ed attuati, qualcuno scavalca la rete per poterla guardare in faccia, nessuno la accarezza, solo mani che la frugano, che la toccano, figure indistinte si accalcano attorno a Lisa, si scambiano i ruoli, parole grida ordini, bestemmie, tutto si mescola e si confonde.
giovedì 5 ottobre 2000
Mi sono preso qualche giorno di tregua, forse di fuga, avevo bisogno di riflettere di pensare, trovo Anna in casa che mi aspetta, è nuda, in modo assoluto, definitivo, ogni suo gesto ogni movimento, ogni curva del corpo, la svela la racconta.
Il suo sesso è aperto, come se qualcuno ne fosse uscito da poco, la pelle lucida ornata da piccole perle di sudore, le sue dita mi toccano, mi riconoscono, ma io ora voglio essere solo uno dei tanti, lei cancella ogni memoria, si mostra come una nuova amante, si vende come un’esperta puttana, si scosta incerta, come una vergine insicura, interpreta le mie mille voglie, godendo nel ritrovarle ancora intatte e insoddisfatte.
Più tardi per strada, mi trascina tirandomi per la mano, la seguo travolto dalle sue risate allegre, conosco i suoi nuovi amici, la guardo, mentre scivola tra di loro, mentre le scoprono i seni, li stingono, la guardo aprire i loro pantaloni, giocare con i loro cazzi, li impugna decisa, uno per mano, ma poi si offre come docile agnella, i respiro le si ferma, quando entrano, le aprono il sesso, l’ano, la possiedono due, tre alla volta, sotto i mie occhi.
sabato 7 ottobre 2000
Offrire la propria donna ad altri, talvolta venderla, è una sensazione difficile da spiegare, è come un piatto forte della cucina tradizionale, pieno di odori e di sapori, difficile da digerire, ma difficile da rifiutare, ricordi ancora, la bocca amara del giorno dopo, la nausea, lo stomaco acido, ma il profumo è forte, troppo invitante, l’occhio dell’estraneo, dell’amico, del cliente, che guarda e la desidera, ti esalta, il profumo del suo sesso è sempre più forte, e la voglia di assaggiare ancora una volta, cresce e ti prende, anche se sai che starai male, le tue mani le tolgono i pochi vestiti, maneggi i suoi seni li maltratti esibendo un tuo presunto potere, comprimi il suo ventre, le tue dita si bagnano sul suo sesso, e poi la concedi, la dai, oppure peggio concordi il prezzo e la vendi, prendila è tua per un’ora per un giorno, fottila, inculala, sborrale sul viso, e tu sii porca come non mai, muoviti sul nuovo arrivato senza ritegno, annusa il suo odore, cerca il suo sapore, gustalo anche quando è troppo forte, chiedigli di farti un po’ male, e fatti battere più forte, per vederlo stupito, e poi torna da me con la sua puzza ancora addosso, mostrami i lividi i graffi sul seno, dammi i suoi soldi, ma poi lasciami solo a smaltire la mia nausea.

FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

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