Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Gay e Lesbo / Donna
copertina racconto erotico

Donna

Se io fossi donna sarei certamente lesbica.

Mi sono sempre domandato cosa si provi ad essere donna ed a fare l’amore con un’altra donna perché credo non ci sia niente di più erotico di due donne che fanno l’amore tra di loro. Ed ogni volta che prendo a fantasticarci sopra vengo preso da un’eccitazione irrefrenabile, quasi dolorosa.

è per colpa del corpo femminile, credo…

Cosa c’è di più bello in fondo? Ed è naturale che il corpo di una donna sia lo strumento più adatto per toccare, accarezzare, eccitare e far godere il corpo di un’altra donna… cosce contro cosce, seni contro seni, lingue contro lingue, in un amplesso sinuoso ed eccitante.

Ma, se c’è davvero un lato positivo nell’essere un mago, così come lo sono io, è che non c’è niente di impossibile. Niente di irrealizzabile…. anche… diventare donna. Così decido di trasformarmi, almeno per un po’, per sperimentare, una volta nella vita, cosa si provi a cambiar sesso.

Sfoglio qualche rivista erotica per scegliere il mio nuovo “look”. C’è una bionda statuaria dalle labbra rosee e carnose. Ha un volto da ragazzina e lo sguardo di una troia, ed il corpo… è semplicemente straordinario: due tette dai capezzoli larghi e chiari, ed una folta peluria bionda tra le gambe… mi piacerebbe essere così… sono sicuro che, con un fisico del genere, farei morire di voglia qualsiasi lesbica dotata di sani istinti sessuali, quindi preparo tutto ciò che mi serve per l’incantesimo… e mi trasformo in una figona bionda alta circa 184 centimetri, con due gambe che non finiscono più.

E sono donna.

Che sensazione eccitante.

La prima cosa che noto è il peso del seno. Mi sembra anche normale, perché ad occhio e croce di tratta di una quarta abbondante. Me lo tocco, con le mani, e sperimento in prima persona l’immediata reazione dei capezzoli che si induriscono… uhmm… che meraviglia… chissà se riesco a leccarmelo da sola, penso…

La seconda cosa che noto è un senso di vuoto tra le gambe.

Anche questo è normale. Non c’è più il cazzo… è stato sostituito da una foresta di peli biondi che si aprono come un sipario, ad incorniciare un succoso fiore dai petali carnosi… li sfioro con la mano, ed in quel momento ho la netta percezione della mia fica. è una sensazione particolare perché non è data da una presenza, ma da un’assenza. Avverto un senso di vuoto che pulsa, che si contrae e che desidera essere riempito… ed io lo voglio riempire… ohhh sì… io voglio riempire ogni cosa di questo mio corpo… la bocca, la fica… ed anche il culo… sento pulsare anche quello, e lo voglio pieno…

Mi rendo conto che questo è un corpo difficile da gestire. Il solo fatto di possederlo mi sta eccitando… mi metto davanti allo specchio, con le gambe aperte, ed incomincio a toccarmi con una certa inesperienza… non l’ho mai fatto così: a me stessa… ma la sensazione è meravigliosa… affondo un dito dentro… giù… lo inzuppo nella fica bagnatissima, e poi lo lecco assaporandone tutto il sapore. Poi lo infilo di nuovo, e lo passo sui capezzoli… alla fine perdo il controllo, prendo una banana dalla cucina, ci srotolo sopra uno dei miei preservativi ed incomincio a masturbarmi davanti allo specchio, cercando di non perdermi neanche un po’ dello spettacolo.

Vengo così… dopo pochissimo.

Pensavo che da donna ci avrei messo di più. Ma sono così eccitata, con quella banana nella fica, che non riesco a trattenermi.

Alla fine, sfilo il preservativo, sbuccio la banana, me la passo tra le gambe per raccogliere un po’ di gustoso aroma, e la mangio con voluttà, pregustando le scopate che mi farò tra poco sfruttando questo corpo divino…

E penso che essere donna non è niente male.

Naturalmente non posso indossare i miei vestiti. Forse avrei dovuto pensarci prima. Ma non sono certo la tipa che si perde d’animo per così poco.

Indosso uno spolverino leggero e mi ci avviluppo in modo che non si capisca che sono nuda. Il tessuto mi sfrega sui capezzoli e sulla peluria tra le gambe eccitandomi da impazzire.

Le scarpe da ginnastica mi vanno un po’ abbondanti, ma si tratta di un ripiego temporaneo.

Esco così. Con la consapevolezza di essere nuda. E mentre passeggio mi sento come una dea. Entro nel negozio di articoli sportivi che ho sotto casa. La commessa è un tipino che difficilmente passa inosservato e mi ha sempre fatto gli occhi dolci, ma, ovviamente, non può riconoscermi nel mio corpo di donna.

Per fortuna siamo sole.

Entro fingendomi imbarazzata, e le spiego che avrei bisogno urgente di tuta e scarpe da ginnastica ed un completino di body e calzoncini per la palestra… poi, tra una parola e l’altra le faccio capire che sono completamente nuda sotto lo spolverino. Lei sgrana gli occhi incredula, ma la reazione, nel complesso è un poco ambigua.

Se fossi maschio saprei come condurre il gioco della seduzione, ma in questo corpo, pur sapendo di essere una gran figa, non so bene come comportarmi… soprattutto per capire se l’altra può avere inclinazione per un’avventura con una dello stesso sesso. Comunque ci provo, incominciando a far aprire un po’ lo spolverino, quasi casualmente, facendo vedere un po’ di seno, mentre scegliamo il completino.

Le spiego che voglio qualcosa di comodo, ma anche di sexy, perché mi piace mostrare il mio corpo, e lei mi rifila un body elasticizzato scollatissimo e semitrasparente, con un paio di calzoncini fatti apposta per incunearsi tra le natiche e delineare la protuberanza del monte di venere… ha capito i miei gusti.

Le do da parlare mentre mi avvio verso la cabina dove devo cambiarmi, in modo da farmi seguire, e mi spoglio davanti a lei. Si chiama Monica, è piccolina, con una folta cascata di ricci bruno rossicci ed un visino da gattina che mi fa impazzire. Posso immaginare, al di sotto della maglietta di filo che indossa, due piccoli seni dai capezzoli duri e scuri che, molto probabilmente, riempiono esattamente il palmo della mia mano messa a coppa.

L’ombelico è scoperto, e sembra un’isolotto da conquistare nel mare splendido di un ventre piatto, ben delineato da una sana attività sportiva, mentre il jeans stretto evidenzia due natiche tonde tonde su cui vorrei far scorrere la lingua.

Anche se è bassina, è ben proporzionata, e mi arriva col viso all’altezza del seno, così mi diverto a sfiorarla con le tette mentre mi spoglio e ridacchio fingendo un imbarazzo che non provo per niente. Anche lei è imbarazzata, ma resta vicino a me… buon segno.

“Certo… ” dico all’improvviso, “non posso presentarmi così in palestra… voglio dire… senza slip. Va bene mettersi in mostra, ma se metto questi pantaloncini senza niente sotto, rischio di essere violentata al primo piegamento… ”

“Beh sì… ma noi non ne abbiamo… ” fa lei.

“Potresti darmi le tue” propongo.

“Oh… ma non credo proprio che abbiamo la stessa taglia… ” dice lei. Ed ha ragione, naturalmente, ma a me non frega niente, quello che voglio è riuscire a sfilarle le mutandine per trovarmi nuda insieme a lei nello stretto spazio della cabina. Quindi insisto.

“Non importa che mi vadano strette… l’importante è che coprano i peli ed evitino che mi si stampi il contorno della fica sul tessuto dei pantaloncini… ” e mentre parlo le slaccio i jeans senza incontrare troppa opposizione “dai… tanto tu puoi stare benissimo senza mutandine con questi pantaloni! ”

Le abbasso i pantaloni con decisione, scoprendo un paio di slippini di cotone bianco a fiorellini blu, e subito le abbasso anche quelli, inginocchiandomi e trovandomi col viso a pochi centimetri da un ciuffetto di peli rossicci.

Il suo monte di venere è semplicemente splendido, senza contare la depilazione che ha modellato i peli rendendoli un triangolino slanciato e perfettamente simmetrico, ma la cosa che mi eccita di più è quel meraviglioso colore rossiccio… ho un attimo di esitazione, restando in contemplazione… poi mormoro: “Dio Santo, ma sei bellissima… ”

Lei non dice niente, ma allarga impercettibilmente le cosce, ed io protendo il volto in avanti a baciarla tra le gambe, con la lingua che scorre avidamente sull’interno delle sue cosce.

“Ma che fai? ” domanda lei con poca convinzione.

Io ignoro la sua protesta e continuo a leccarla avidamente mentre, contemporaneamente, le mie mani le accarezzano le natiche ed il fondo schiena. Sento che lei reagisce assecondandomi con un ritmico ondeggiamento del bacino e quindi salgo con la bocca già pregustando il sapore della sua fica, quando la mia lingua si imbatte in un corpo estraneo che non dovrebbe essere lì. Mi tiro indietro per vedere di cosa si tratti, e noto con estremo disappunto che c’è il filo di un tampax che le fuoriesce dalla fica.

“No cazzo! ” penso, “non è giusto! ” alzo subito lo sguardo per interrogarla e lei mi rimanda un’espressione desolata che conferma i miei timori.

“Mi… mi dispiace… avevo dimenticato di avere le mestruazioni… ”

“Dimmi che non è vero… ” mormoro.

Lei mi prende per una mano e mi fa alzare. Salendo le sfioro il pelo con i capezzoli provando una fitta di piacere, e poi resto immobile, quasi pietrificata, davanti a lei, che mi si avvicina dicendo: “mi dispiace, mi dispiace… ” e mentre lo dice avvicina le labbra al mio seno ed incomincia a baciarmi. Io mi protendo in avanti spingendole il capezzoli sul volto, e lei mi lecca con furia crescente, passando dai baci a piccoli morsi appena accennati. E intanto continua a ripetere “mi dispiace… davvero… non sai quanto mi dispiace… ”

La furia quasi disperata con cui si butta sul mio seno mi trasmette un’eccitazione incontrollabile. Stringo le mie dita intorno ai suoi riccioli rossicci e l’attiro su di me cercando di affondare tra i suoi denti bianchi e mi abbandono a questa sensazione meravigliosa, offrendole il mio corpo perché ne faccia ciò che vuole. Ma il piacere è come un martello sordo che mi percuote dall’interno ed io non riesco a restare ferma… la voglio, esattamente come lei vuole me. Mi sottraggo ai suoi baci con un gemito strozzato e cerco di sfilarle la maglietta con gesti frenetici. Il suo seno è proprio come lo avevo immaginato ed è facile preda per la mia bocca. Succhio i suoi capezzoli con violenza fino a farle emettere dei sordi lamenti di dolore, ma non mi fermo, anzi, aumento l’intensità alternandola però a baci delicati carichi di umida saliva. Quando il suo seno è completamente bagnato, mi spingo su di lei facendo in modo che i nostri capezzoli si tocchino, ed incomincio ad ondeggiare ritmicamente su e giù, sfregando le tette contro le tette in un erotico e delizioso massaggio.

Salgo… i capezzoli sbattono contro i capezzoli e proseguono la corsa verso l’alto per arrestarsi tra le sue labbra, che si socchiudono liberando la lingua a cercarli affannosamente…

Scendo… i capezzoli sbattono contro i capezzoli e proseguono la loro corsa verso il basso finendo contro il suo ventre piatto, mentre questa volta è la mia bocca a piombare sul suo seno…

Uhmmm!

Dopo un po’ di questo gioco incomincio a sentirmi come un’ubriaca.

Avrei voglia di leccarla tra le gambe. Una voglia così forte che, alla fine, mi protendo verso il basso incurante del tampax. Ma lei mi ferma con un’energia insospettabile in un corpo così piccolo… sorride.

“Per questa volta no… lascia divertire solo me, la prossima volta ricambierai… ”

Annuisco scostandomi dal viso una ciocca di capelli biondi. Sono leggermente sudata, mi posso vedere nello specchio del camerino e mi rendo conto di essere bellissima, come lei, del resto.

Mi siedo su una panchetta davanti allo specchio, e allargo le gambe lentamente nel più esplicito degli inviti guardando Monica negli occhi. Lei avanza verso di me a quattro zampe, mi allarga ulteriormente le gambe ed incomincia a baciarmi l’interno delle cosce.

La maledetta dimostra di conoscere bene questo tipo di gioco. I suoi baci sono leggeri come un soffio. Le sue toccatine con la lingua sono appena accennate, e sempre, i movimenti concentrici si fermano senza raggiungere la mia fica, ma girandole intorno ed allontanandosi improvvisamente. Alla fine, quando mi sembra di stare per impazzire dal desiderio, la sua lingua affonda con forza nella mia fica e lei incomincia a slinguarmi selvaggiamente scorrendo con movimenti ampi che terminano nel mio buco del culo.

“Ahhhhhhhh! ” urlo.

E lei affonda con maggior impeto, baciando, leccando e succhiando, alternando la lingua alle dita che entrano ed escono da entrambi i miei buchi.

Io riesco a malapena a mantenere la lucidità necessaria per assumere una posizione che mi consenta di vedere tutto quello che mi fa nello specchio… poi perdo totalmente il controllo ed incomincio a gemere con intensità crescente, muovendomi allo stesso ritmo della sua bocca… godendo di ogni colpo della sua lingua, che lecca così il mio orgasmo… lunghissimo, infinito… fatto di una serie interminabili di contrazioni tutte sulla sua bocca.

Vengo… come una troia… premendomi su di lei… inondandola, quasi stessi sborrando…

Infine, dopo un’eternità, quando finalmente smetto di ansimare, la guardo.

Lei ha uno strano luccichio di trionfo negli occhi, il mento umido di saliva e di me, ed è stupenda. La tiro verso di me e la bacio in bocca assaporando il mio stesso sapore e restiamo così per qualche minuto, con le lingue intrecciate in una danza che non vorrebbe finire.

Solo molto dopo, ci rendiamo conto di dove ci troviamo e che solo per fortuna non è ancora entrato nessuno nel negozio. Ci rivestiamo ridendo come due scolarette. Io mi conservo le sue mutandine, e le metto nella sacca da ginnastica appena comprata, poi indosso il completino e mi guardo nello specchio.

“Sei fantastica… ” dice lei baciandomi dietro al collo “ma sembri una troia da palestra così… sei quasi indecente… ”

“Beh… è proprio quello che voglio essere” rispondo.

“Così mi fai diventare gelosa”

La bacio ancora sulle labbra, leccandola dolcemente.

“Voglio che tu sia gelosa… ” le dico, “così ci sarà più gusto nel farmi scopare dalla prima che incontro in palestra… ”

Monica mi morde il labbro con forza, ma sorride come una pantera.

“Fai come vuoi… vedremo se riuscirà a farti godere come ho fatto io… ”

“Se dovesse riuscirci, te la porto qui… ” prometto. E dopo un ultimo bacio ed una carezza al suo sedere sodo, esco dal negozio assaporando ancora il piacere del recente orgasmo e pregustando quelli che stanno per arrivare.

Già… essere donna non è davvero niente male!

Come uomo frequento regolarmente la stessa palestra da quasi quattro anni.

Mi ci trovo bene per vari motivi. Ci sono degli ottimi istruttori, per esempio. E si lavora bene. Ma soprattutto, c’è un’altissima densità di ragazze. E non parlo di ragazze normali. Parlo di ragazze giovanissime che sembrano uscite dalle pagine di Penthouse. Non so, sarà qualcosa nell’alimentazione, ma non ricordo che quando avevo diciott’anni ci fosse un così alto numero di tette stratosferiche e ventri piatti. Invece, adesso, andare in palestra, oltre ad essere un toccasana per il corpo è anche una gioia per gli occhi…

Naturalmente non posso pretendere di usare il mio tesserino, con un nome maschile, visto che in questo momento ho un corpo da donna. Fortunatamente la mia palestra è di ampie vedute, e pratica comunemente l’abitudine della lezione di prova, per consentire agli aspiranti clienti di verificare personalmente ambiente, macchinari e personale, così, mi presento come “mandata da me” e vengo subito accompagnata verso lo spogliatoio da un entusiasta istruttore che, si vede bene, più che insegnarmi esercizi per gli adduttori, vorrebbe divaricarmele, le cosce, e poi infilarcisi dentro… cosa che potrei anche decidere di fargli fare, prima o poi, visto che bisogna provare tutto nella vita…

Tuttavia oggi ho un obiettivo ben preciso.

L’ho già vista alcune volte, in palestra, ma il mio corpo da uomo non sembra aver destato il suo interesse. Mentre i suoi apprezzamenti maggiori vanno alle persone del suo stesso sesso… beh… inutile dire che personalmente condivido i suoi gusti…

Si chiama Valeria. è un bel tipetto dal caschetto nero e gli occhi verdi, un bel seno, ed uno splendido modo di passare la lingua sulle labbra. Soprattutto quando guarda la sua amica del cuore: Sara.

Anche lei non è niente male, ma i suoi colori sono diversi… più solari. Capelli biondi, occhi azzurri, fisico da vera atleta ed ombelico sempre scoperto… come a voler dire, io sono qui, il centro dell’universo parte da qui…

Me le immagino, quelle due, a letto. Devono essere due gran troie, esperte in tutti i giochi di lingua… e chissà che sapore devono avere le loro due fiche insieme… i loro sapori mischiati devono essere stupendi…

Così… mi accingo ad un’interessante seduta, in palestra, sperando di far colpo su di loro, e di riuscire a portarmi a letto almeno una delle due… che cavolo, con questo corpo che mi ritrovo non dev’essere così difficile, no?

O almeno questo era quello che credevo quando ho incominciato a fare un po’ di stretching, davanti allo specchio, in posizione strategica per essere notata. Facendo ondeggiare le natiche all’altezza del viso di Valeria, che intanto sta facendo i pettorali sulla panca orizzontale. Sento il tessuto del body che mi affonda tra le gambe ad ogni piegamento. Lo sento addentarmi le natiche disegnando il contorno dei glutei tondi e stampandosi sulla mia fica, e penso che un richiamo del genere non può che sortire il suo effetto… il problema, perché, a quanto pare, dev’esserci sempre un problema… è che non sono l’unica a giocare questo tipo di gioco. E l’altra sembra essere più esperta di me.

Si chiama Sarah anche lei, ma con l’h finale. Ed è la cosa più straordinaria che abbia mai visto, senza contare che gioca in casa, perché la palestra è sua.

Me n’ero quasi dimenticata, perché è successo solo pochi giorni fa… ma il tipo tutto muscoli che si era aperto la palestra qualche hanno fa, ha deciso di cedere la gestione per potersi dedicare liberamente all’attività agonistica, ed è subentrata lei… Sarah.

Un’Afro-americana da poco trasferitasi in Italia, dal corpo simile a quello di una pantera, che dà un nuovo significato all’aggettivo selvaggio. Perché in lei tutto è selvaggio, istintivo e sensuale. Il corpo, snello, solcato da una muscolatura mai eccessiva, ma evidente, si muove con un’eleganza ferina. Lo sguardo, quasi feroce, sembra avere il potere di passarti da parte a parte, di farsi strada fin nelle profondità della tua anima per scoprire ogni tuo segreto. Le labbra rosse, piegate in uno strano sorriso enigmatico e un po’ sinistro, sembrano volerti avvertire che, di fronte a te, non c’è un normale essere umano, ma una dea della foresta e del sesso. Ed i seni oscillano, mentre cammina, premendo contro la maglietta di cotone, indossata quasi distrattamente, larga in modo da non fasciare il contorno del corpo, ma resa ancora più sensuale dall’assenza del reggiseno che libera quelle sue tette incredibili facendole stampare ritmicamente contro il tessuto.

E Sarah ha adocchiato Valeria, proprio come me.

Così iniziamo il nostro duello a distanza. Un duello fatto di ammiccamenti, di culi e seni ondeggianti, ora protesi in avanti, quasi a volersi offrire allo sguardo di Valeria, ora nascosti improvvisamente, in una sorta di danza erotica. Gambe che si aprono e si richiudono, labbra che sorridono e che si socchiudono… lingue che fanno fugacemente capolino… eppure mi basta davvero poco per capire che sto perdendo terreno, perché Sarah ha qualcosa che mi manca: il perfetto controllo del suo corpo di donna, un corpo che io ancora non riesco a padroneggiare… senza contare la selvaggia sensualità che riesce ad emanare quasi senza sforzo…

Alla fine devo capitolare… sarà lei a scoparsi Valeria, è più che evidente. E visto che non ho più speranze, decido di lavare ogni frustrazione sotto la doccia.

Prima di andarmene nello spogliatoio, faccio un rapido esame della palestra per individuare qualche possibile “preda”, ma non c’è nessuno. Mi sono fatta prendere così tanto dal confronto a distanza con Sarah che non mi sono accorta del passare del tempo… s’è fatto tardi, ed a parte un gruppetto di irriducibili super-steroidati dai muscoli gonfi ed il pisello piccolo siamo rimaste solo noi tre. Perfino di Sara non c’è più traccia… merda! Peggio di così non poteva andare…

Così me ne vado nello spogliatoio, dove invece della solitudine che mi aspettavo, trovo una Sara piuttosto giù di morale. Si sta facendo la doccia, e mentre si insapona i lunghi capelli biondi, con l’acqua che le schizza sui capezzoli è una visione da lasciare senza fiato. Sarei tentata di saltarle addosso, ma non so come reagirebbe, quindi mi limito a spogliarmi… lei mi guarda di sottecchi, ottimo… e mi ficco sotto la doccia accanto a lei.

“Non c’è niente di meglio di una bella doccia dopo una seduta in palestra… ” dico.

“Già” fa lei. Decisamente poco loquace. Evidentemente ha notato il mio gran daffare per cercare di far colpo su Valeria, e la cosa non deve averle fatto piacere.

Insomma. Comunque ogni mio tentativo di avviare una conversazione va a monte, mentre ci riasciughiamo. Lei si passa quell’asciugamano tra le gambe con una noncuranza intollerabile, ed io mi sento impazzire. Me lo sento diventar duro, d’acciaio. E la consapevolezza che, invece di avere un cazzo, tra le gambe, ho una fica, me lo fa sentire ancora più duro… e mi sembra che prema da dentro, per uscire fuori e sgusciarle in bocca.

Dopo essersi asciugata Sara indossa un perizoma rosso, con calze autoreggenti, minigonna minima, ed una magliettina che mette in evidenza il suo seno.

Guardandola non posso fare a meno di dirle: “certo che sei proprio uno schianto… ”

Sorride.

“Allora ci riesci… ” dico.

“A far cosa? ”

“A sorridere… ”

“Certo che ci riesco, quando non sono incazzata nera… ” risponde.

Io intanto sto guardando il mio completino zuppo di sudore. Non posso certo rimettermi quello, e non ho nient’altro… quindi non mi resta che lo spolverino. Scrollo le spalle, e lo indosso.

“Ma che fai, esci così? ” mi domanda Sara.

“Ho dimenticato il ricambio, e non posso rimettermi quelle cose lì” dico “quindi mi resta solo questo… ” poi mi giro verso di lei con aria sorniona con lo spolverino mezzo aperto e aggiungo “perché sto molto male? ”

Lei mi guarda sorridendo, poi si avvicina e mi ficca la lingua in bocca senza preavviso. Il suo sembra quasi un morso… feroce e rapido, poi si allontana, sempre sorridendo, passandosi la lingua sulle labbra.

“No… direi che stai molto bene. ”

Io la guardo negli occhi… “potresti rifarlo? ”

“Cosa? ” fa lei, fingendo di non capire.

“Quello che hai fatto prima… ”

Lei si avventa di nuovo… ma questa volta la sto aspettando e risucchio la lingua nella mia bocca mordicchiandola. Lei colpisce due, tre volte, affonda, scappa e ritorna, insalivandomi le labbra, poi si allontana di nuovo.

“Così va bene? ” domanda.

“Si, solo che… ” apro lo spolverino in modo che scopra i peli della mia fica, e come lei abbassa lo sguardo le faccio un sorriso eloquente e dico “non volevo che lo facessi con la mia bocca… ”

“Forse sarà meglio che ce ne andiamo a casa mia… ” dice lei prendendo la sacca e mettendosela sulla spalla, “così posso accontentarti… ”

Così usciamo dallo spogliatoio proprio mentre entrano Sarah e Valeria.

Sara lancia un’occhiata gelida alla sua amica, che fa finta di niente. E ci incrociamo.

“Vieni”, le dico. “Vedrai che ti saprò consolare… ”

Lei annuisce, ma si vede che è furibonda. Ed infatti, quando siamo fuori, si volta e mi fa “Scusami ma io devo tornare indietro… ”

“Ma perché? ”

“Non ce la faccio, devo dirglielo a quella troia… ”

Scrollo il capo ” e va bene, ma ti accompagno. ”

Così torniamo indietro.

Quando entriamo nello spogliatoio si sente solo lo scroscio dell’acqua della doccia. Sara vorrebbe precipitarsi da Valeria, ma io la trattengo per un braccio e le faccio segno di fare silenzio, poi sussurro: “Aspetta, prima di partire in quarta, magari non fanno niente… ”

Poi, sentiamo il suono della voce di Sarah: “Ma lo sai che hai un gran bel corpo? ”

“Troia… ” mormora Sara.

“Beh, anche tu, sei molto bella… ” risponde Valeria.

“Si, ma io faccio sport da quando avevo 5 anni. A te, invece, si vede che l’attività fisica ha solo migliorato ciò che già era perfetto… guarda che bel culo. Con due natiche così faresti impazzire chiunque… ”

“Grazie.. ma adesso mi fai arrossire… ”

“Sciocchezze… fatti guardare un po’, dai… anche il seno è bellissimo… ”

“Ma la senti che troia? ” mi fa Sara.

“Zitta. ”

Intanto Sarah continua… “Girati forza, che t’insapono la schiena… ”

Poi, dopo una breve pausa di silenzio, si sente Valeria “Ma cosa stai facendo? ”

“Ti sto insaponando, no? ”

“Queste non sono le mani… ”

“Certo che no… sarebbe troppo banale usare le mani, quando posso farlo usando il mio corpo. Un seno sodo come il mio può essere usato in tanti modi… considerala una lezione di scuola tailandese… perché non ti piace? ”

“No anzi… continua… ”

“Uhm… che bella schiena liscia.. senti i capezzoli come ci scivolano sopra? ”

“Si… ”

“Girati, che ti insapono anche davanti… ”

“Ma qui sono già insaponata… ”

“E chi se ne frega… vieni qui dai… ”

“Adesso se la scopa direttamente sotto la doccia! ” fa Sara furibonda.

“E che importa! ” dico io, aprendomi lo spolverino, “una ragione in più per darci da fare anche noi… ”

“Beh… forse non è una cattiva idea.. ” mi risponde, facendo scorre le mani sui miei fianchi. Il suo tocco è delicato sulla mia pelle liscia. Le sue dita affusolate mi solleticano salendo verso l’alto, girando seguendo il contorno dei seni, seguono il bordo delle areole dei capezzoli, che subito reagiscono al suo tocco indurendosi… e poi prende a leccarmi con furia. La sua lingua struscia, spinge, gira intorno, lecca di taglio, di punta, giocherellando con i miei capezzoli senza sosta. Piombando giù ogni volta da un lato diverso, saltando da un seno all’altro come se fosse impazzita; Ogni tanto le sue labbra si serrano come una morsa su uno dei capezzoli, lo stringono e lo tirano fino a farmi male… la pelle si tende fino al limite, mentre lei mi guarda negli occhi, con un sorriso da gatta e poi sorride liberandomi dalla morsa, con un sordo “plop” umido di saliva.

Una vera meraviglia.

Mentre sto lì, stesa a terra, con Sara su di me che si diverte a leccarmi come fossi un gelato alla crema, sento una voce, come se provenisse da un altro sistema solare: “E voi cosa state combinando? ”

Apro gli occhi, e vedo Valeria e Sarah, ancora gocciolanti, che incombono su di noi.

“Cosa vi sembra che stiamo facendo? ” Risponde Sara senza voltarsi, tra una leccata e l’altra.

“Però non ritenetevi escluse… ” mormoro allargando le cosce… “se pensate che la cosa possa interessare anche voi… ”

Subito dopo sento le cosce bagnate di Sarah strusciarmi sul volto. Si sta accoccolando sulla mia faccia, con la fica sospesa a mezz’aria che sale e scende a sfiorarmi le labbra…

“Vediamo come funzioni da asciugamano… ” dice “sono tutta bagnata… e non solo d’acqua”.

Così incominciamo una danza tutta particolare, fatta di brevi inseguimenti, e pressioni sempre maggiori. è bravissima ad ondeggiarmi intorno alla lingua. Io mi protendo, e lei si ritrae, poi, all’improvviso, si abbassa schiacciandomi la fica sulla faccia e lasciando che la lingua affondi dentro di lei.

Non avevo mai leccato la fica di una negra prima d’ora. Il sapore è lo stesso, ma la consistenza è diversa, mi sembra più ruvida ed accogliente… larga, e grondante, più di qualsiasi altra fica mi sia passata per la bocca. Ma la cosa che mi fa arrapare in modo incontenibile è il contrasto di colore, il rosa delle grandi labbra e del suo clitoride, gonfio e duro, contrapposto al nero della sua pelle.

Ed io me la lecco avidamente… succhiandola… bevendola… fino a che, un angolino del mio cervello, non percepisce che le bocche che stanno mordendomi le tette adesso sono due. Sara e Valeria si contendono ogni centimetro della mia pelle in una guerra fatta di leccate e morsetti deliziosi… e intanto le loro bocche stanno scivolando verso il basso seguendo il contorno del mio ventre piatto, costeggiando l’ombelico, piombando giù per i fianchi per poi salire per l’interno delle cosce, che spalanco freneticamente fino ad accogliere entrambe le lingue nella fica. Tutt’e due dentro… e come sono lunghe, e come si muovono bene! In un affiatamento perfetto, come se non avessero mai fatto nient’altro.

E non so se concentrarmi di più sulla fica di Sarah, che si contrae intorno alla mia bocca, o sulle lingue scatenate di quelle due indemoniate.

“Mmm, come sei brava! ” dice Sarah sopra di me. “La tua lingua sembra un serpente. Ma adesso basta con la fica… ti voglio sentire nel culo… ”

Ed io l’accontento subito.

Lei si solleva leggermente, permettendomi di guardarla tra le gambe ed individuare il mio nuovo obiettivo: un delizioso buchetto rosa dal contorno leggermente sollevato, dislocato in mezzo alle sue natiche dure come il marmo. La mia lingua incomincia a leccare quasi timidamente, con vera e propria adorazione… seguendo la strada che porta dalla fica al culo, divagando solo un attimo lungo le natiche, tanto per saggiarne la consistenza, e poi va ad infilarsi nel suo ano, profondamente. Su e giù, su e giù… senza mai fermarsi.

E mentre mi godo questo nuovo sapore, che poi è un misto di fica e culo insieme, mi accorgo che qualcuna, Sara o Valeria, non so… mi sta ficcando tre o più dita nella fica. La sua mano sui sta facendo strada con determinazione ed io mi sento come se avesse deciso di aprirmi in due. La pelle si tende tutt’intorno, le cosce sono così spalancate che di più non si può, e la fica è aperta… ma sembra che non basti… la mano non si accontenta e continua a spingere, insistentemente, senza alcuna pietà… e quando mi sembra che la pressione sia divenuta davvero intollerabile, e che non ci sia più neanche un millimetro di margine per la mia fica, ecco che, improvvisamente, con un rumore sordo, la mano scivola tutta dentro, e mi rendo conto che si è infilata tra le mie gambe fino a metà dell’avambraccio.

E mentre incomincio a contrarmi freneticamente, pronta a venire come una vera vacca… qualcos’altro di duro e grosso… probabilmente un cazzo di gomma, si fa strada nel mio culo con estrema facilità… ed io mi sento piena da scoppiare… con fica e ano tesi al parossismo… separati da un sottile velo di carne, la mano e il cazzo che quasi si toccano, dentro di me… e vorrei che non finisse mai mentre urlo il mio orgasmo tra le gambe di Sarah… singhiozzandole nella fica e mordendola… sussultando insieme a lei che, sentendomi godere, mi viene in bocca inondandomi letteralmente, manco fosse un uomo… sborrandomi sulla lingua.

Che goduria.

Alla fine rotolo di lato, quasi stremata. Ma so benissimo che non ho ancora finito, perché adesso tocca a Sara e Valeria, che sono state così brave… e meritano qualcosa.

Come se ci fossimo messe d’accordo in precedenza, Sarah ed io le prendiamo e le facciamo mettere a quattro zampe, come delle cagne. Con i culi che si toccano e le punte dei capezzoli che sfiorano il pavimento.

Il Cazzo di gomma è lì, a portata di mano. E, come avevo immaginato, è un delizioso strumento a due punte. Cosi posso infilarlo in entrambe le fiche, mentre la mia collaboratrice nera facilita l’operazione aprendo la strada con la lingua. E così prendiamo a farle dondolare, pacca contro pacca, con il cazzo finto piantato in profondità che, ad ogni colpo, fa gemere di piacere tutt’e due. E così le facciamo galoppare, mettendoci a cavalcioni io di Valeria e Sarah di Sara. Ed incitandole a sgroppare sempre di più, in modo che il cazzo affondi e affondi, e affondi sempre di più. Con noi due cavallerizze, che ci baciamo, con le tette che sobbalzano tra di loro, e le nostre lingue l’una nella bocca dell’altra. Una cavalcata interminabile… fino a che anche le nostre due puledrine non vengono… gemendo da vere troie.

Quando l’ultima contrazione si è smorzata, sfiliamo il cazzo di gomma per leccarlo, come se fosse un bel cono gelato, io da una parte e Sarah dall’altra… ed io sento che sto per “partire” ancora una volta…

Poi, improvvisamente, con una strana sensazione di dolore, mi rendo conto che sono un’intrusa in questo paradiso. Il mio corpo di donna è solo in prestito, presto tornerò ad essere me stesso, e tutto finirà.

Merda!

Guardo Sarah, col corpo scuro ancora bagnato. Le goccioline cristallizzate in una miriade di gemme sui peli ricciuti della fica.

“Sei lesbica o bisex? ” le chiedo a bruciapelo.

“Bisex, perché? ”

Sorrido. “Ho un amico che devi assolutamente conoscere…” FINE

About erotico

I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

Leggi anche

copertina racconto erotico

Armando

Finite le scuole superiori, Claudio si trasferì a Roma per continuare i suoi studi all’università. …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.