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E’ meglio maschio o femmina?

Ci sono dei momenti in cui mi sento il languidire e mi prende la voglia immensa di lunghe ed estenuanti carezze. Spesso ci mi capita di mattina, prima di alzarmi; senza dubbio il calduccio delle lenzuola che mi dà quelle sensazioni che vorrei durassero a lungo. In quei momenti la voglia di dare e di ricevere tenerezza mi fa fare sogni soavi: come con me vorrei una dolce fanciulla, sdraiata al mio fianco, nuda, con i lunghi capelli che le coprono le spalle! La guarderei mentre ancora assopita, ne ascolterei il respiro lieve, ne scoprirei la nuca, scostandole i capelli, e gliela bacerei, sfiorandola con le labbra; ne aspirerei il profumo che esala dal suo collo, mentre la mia mano scivola sulla sua schiena, sulla sua pelle liscia e delicata. La mia carezza si fermerebbe sui glutei, ne seguirei la rotondità fino a raggiungere quella parte dove, tra una morbida peluria, si annida la conchiglietta d’amore. Senza dubbio a quel punto lei si desterebbe, solleverebbe gli occhi su di me; le sorriderei e lei mi ricambierebbe. Le sfiorerei quindi le labbra, le darei la mia lingua da succhiare, poi succhierei la sua. Il bacio la sveglierebbe definitivamente: lei si rigira sulla schiena ed io potrei accarezzarle i seni, la pancia, il ventre. Mi apre le cosce per accogliere la mia carezza più intima; questo il momento più dolce, reso ancora più allettante dal fatto che lei adesso mi ricambia, prendendomi in bocca i capezzoli, succhiandoli e facendoli rizzare come due lamponi ancora non del tutto maturi.
La farei venire col mio dito, pianamente, quietamente. Poi vorrei la sua lingua tra i miei inguini…
No, non sono lesbica e non sono mai stata con una donna, perché mi piacciono gli uomini e mi piace essere frugata da mani virili; mi piace l’odore del maschio. Credo che non ci sia niente di meglio che ricevere a gambe aperte l’urto di una verga vogliosa: ah, come bello sentirselo rigirare dentro, avvertire la cappella mentre batte contro l’utero, impazzire di piacere nel sentirlo passare lungo le pareti della vagina, mentre due mani ti abbrancano il culo, te lo stringono e te lo strizzano, e lo tirano a se perché il cazzo penetri fino in fondo. Onde di piacere partono dalle mie viscere, si diffondono per tutto il corpo, serpeggiano per tutte le fibre, arrivano al cervello; mi sento morire, ma una morte che mi rende libera, che mi appaga e mentre stringo le cosce in un ultimo sussulto, emetto suoni inarticolati, mi lamento di gioia. Sento la mia fica liquefarsi e aspetto che lui mi sborri dentro e m’inondi. Ecco che la verga sussulta e sprizza il suo liquore, la sento scaricarsi: due, tre, quattro caldi fiotti di odoroso sperma… Adesso il momento del dolce rilasciamento…

Eppure… eppure non mi dispiacerebbe avere, ogni tanto, qualche fanciulla fra le mani, poterla spogliare lentamente, aspirarne l’odore, palparle i seni… Oh, come mi piacerebbe averci due poppe con cui giocare… piccole, grosse, non avrebbe importanza; purché siano belle sode, turgide, libidinose, da farti venire solo a vederle. Potersene riempire il palmo delle mani, soppesarle, portarsele alla bocca… Certe volte non credo che ci sia niente di meglio che di due tette offerte alla tua voglia; due tette bianche col capezzolo rosso e ritto…
Due tette… ma anche due palle di maschio, dalla pelle bruna, con qualche pelo lungo e morbido. Sentirle gonfie nelle mani, turgide, con le gonadi dure perché piene di sperma. E poi portarsele in bocca, leccarle, ingoiarle una per volta e vedere, come effetto immediato, il cazzo rizzarsi a poco a poco, ondeggiare fino a divenire stabile, dritto come un fuso… A quel punto, bastano due dita per tirare in giù la pelle e far apparire il rosso glande. Due secondi per guardarlo e poi con la lingua titillarlo nello spacco centrale, mentre l’odore di maschio mi va per le narici, mi entra nel cervello, da cui parte una scossa che mi si scarica tra le gambe.
Non so decidermi, tra maschio e femmina; so solo che mi piace godere e far godere. Non mi interessa se vengo perché ho un bastone che mi scava tra le cosce, o perché sto facendo un sessantanove con una donna, bocca-fica e fica-bocca. Una volta, mi ricordo, c’era qualcuno sul cui cazzo mi ero seduta; e mentre mi impalava, guardavamo un filmetto porno. Una donna era sdraiata su un tavolo, un’altra, inginocchiata davanti a lei, le leccava la fica. Ad ogni slinguata sentivo il cazzo che mi si gonfiava dentro, facendomi godere immensamente; ma godevo altresì vedendo quella lingua che si stendeva sulla fica, le lambiva i contorni, ne allargava le labbra, vi si ficcava dentro. Avrei voluto che quella lingua fosse la mia, che fossi io a far contorcere di piacere quella bella femmina che, a gambe aperte sul tavolo, riceveva quelle effusioni; avrei voluto essere io a leccarle gli umori mentre mi dimenavo sul cazzo, che intanto mi riempiva la vagina. Sullo schermo le immagini cambiarono: adesso la leccatrice si era ritirata per farci vedere cosa aveva leccato; quella giaceva a cosce aperte, con le ginocchia leggermente alzate: non solo la fica era tutta palese, ma anche la fenditura tra le chiappe e l’inizio del buco anale erano invitanti. E difatti non mi potei frenare: allungai la mano e la poggiai sulla parte dello schermo dove campeggiava la fica, aperta in un’offerta appassionata. Vi passai sopra le dita, come se le avessi voluto fare un ditalino e mugolai di desiderio. Sentii il cazzo dentro di me gonfiarsi ed eruttare un caldo fiotto; strinsi le cosce e venni mentre mi chinavo verso il televisore, con la lingua penzoloni che cercava quell’osceno fiore aperto da leccare. FINE

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