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Racconto erotico

Esplorando la passione

Un’altra serata con Luca, il solito rapporto privo di tutti quei corollari atti a renderlo unico e appagante. Piera si era lasciata prendere da lui sul divano della sala, unica concessione trasgressiva alla norma del letto. Lei aveva proposto di spegnere la luce e aprire le tende in modo da avere l’impressione di farlo di fronte a tutta la città: un innocente espediente per donare un po’ di sapore piccante al loro accoppiamento. Com’era prevedibile Luca si era rifiutato adducendo banali e futili scuse.
Piera aveva in mente l’avventura vissuta pochi giorni prima con l’amico di chat e ricordava ogni minimo dettaglio del loro incontro. Inevitabilmente paragonò le mani del suo ragazzo con quelle dell’uomo, il sui baci con quelli di lui e la violenta passione con la quale l’aveva presa con il dolce distacco di Luca. Era giunta all’orgasmo più per merito di queste memorie che per l’abilità del suo amore.
Come il solito lui si accomiatò verso le classiche undici di sera e Piera rimase da sola a meditare sul loro rapporto. Accaldata decise di rinfrescarsi prima di andare a dormire.
Durante la doccia iniziò a sentirsi meglio, il delicato massaggio dell’acqua tiepida rinnovava in lei il ricordo di quelle mani stupende che aveva provato sulla propria pelle. Stava godendosi questa nuova sensazione quando squillò il telefono.

– Ciao, Luca è già andato via … immagino! – disse la voce dall’altro capo appena lei rispose.
– Ciao, Chiara! Si, lo sai che lui va sempre a dormire presto … gli esami!
– Ok, meglio. Senti, sarò brevissima, sto per uscire. Preparati che tra meno di un quarto d’ora ti passo a prendere.
– Ma … ma sono sotto la doccia!
– Hai scopato, vero?
– Lasciamo stare … ok? !
– Anche tu … tra quindici minuti siamo da te!
– Ma ….

Non riuscì a protestare ulteriormente poiché Chiara aveva già messo giù la linea; guardò la sveglia che teneva sul mobile del bagno, segnava pochi minuti prima della mezzanotte. Era indecisa sul da farsi, normalmente avrebbe declinato l’invito dell’amica adducendo come scusa la stanchezza, ma la realtà era che non voleva uscire da sola, senza Luca. Questa volta, però, sentì come una pressione allo stomaco che la spingeva ad agire. Si preparò in fretta ma con cura, scelse l’abbigliamento che meglio le si confaceva evidenziando i lati positivi del suo fisico come le lunghe gambe e i bei fianchi valorizzati dalla vita sottile. Il seno non era il massimo ma sapeva che l’attenzione dei ragazzi si sarebbe fermata sulle gambe e il sedere, se esposti nel modo giusto.
Quando Chiara la chiamò nuovamente era sotto casa sua in attesa. Piera si precipitò in strada e la trovò in macchina da sola. Aveva sperato che arrivasse in compagnia di qualche amico; non che avesse delle idee particolari in mente, ma la compagnia maschile l’avrebbe aiutata a verificare se veramente iniziava a staccarsi da Luca.
Mascherò la delusione e salì in macchina al fianco dell’amica. Dopo i convenevoli di rito Chiara l’aggiornò sul programma: avevano appuntamento in un locale dove si sarebbe esibita una band di suoi conoscenti. Piera si dichiarò ben disposta e incitò l’amica ad avviarsi. Nel tragitto Chiara, che la conosceva ormai da anni, intuì qualcosa di diverso in Piera. Delicatamente indagò sul suo stato d’animo finché lei si aprì e scarico sull’amica tutto ciò che aveva fatto e pensato quella sera. Chiara l’ascoltò senza interrompere fin quando disse, lapidaria com’era suo stile:

– C’è poco da fare. O sconvolgi lui, se ancora ci tieni, o sconvolgi te!
– Che vuoi dire. – domandò Piera.
– Dico che la situazione è in stallo. Lui ha trovato in te una ragazza bella e brava, disposta ad aspettarlo mentre si crea la sua vita e il suo futuro. Però non è disposto a ripagarti per questo … o non n’è capace, questa è una cosa che devi dirmi tu.
– Cosa?
– Se è capace di ripagarti del tempo e dell’amore che gli dedichi e … dei tuoi anni migliori passati ad aspettarlo.
– Non lo so … certo, lui mi ama; ma non … non c’è! Insomma, non mi da tutto quello che desidero, soprattutto nello specifico del sesso.
– Appunto! Quindi puoi provare a dargli una bella botta per vedere se cambia in meglio. Se non cambia in meglio la botta la dai a te!
– La botta me la faccio dare … intendi!
– Però! Vedi che quando vuoi sei sveglia! – disse con un gran sorriso Chiara.
– Sei sempre la solita! – incalzò Piera – Ma allora … che faccio?
– Devi decidere tu, l’ami … ancora?
– Forse!
– Ma, bene! Sino ad ieri avresti risposto: ” Sì, certo che lo amo”; ed ora che fai? Mi rispondi: “Forse! ”
– Hai ragione, ma sono confusa. Non so più cosa provo per lui, questa sera mi ha delusa troppo.
– Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso … ma dolcemente e con grande industria. Perché sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra ricevendo forza dalle cose superiori e inferiori. – disse ermeticamente Chiara.
– Cosa? – domandò Piera stupita e ancor più confusa – Ti sei bevuta il cervello o hai nuovamente testato uno dei tuoi infusi omeopatici?
– Scusa, mi lascio sempre coinvolgere da ciò che sto leggendo! Intendevo dire che dovresti estraniarti dal tuo corpo e osservare te stessa dal di fuori. Riuscire, quindi, a non coinvolgere i sentimenti, piacevoli o spiacevoli che siano, nella tua analisi. Quando avrai ottenuto dei risultati da quest’esame, ricollega i sensi e lascia proporre anche a loro una soluzione, quindi valutale tutte e due, quella razionale e quella irrazionale; non devi farne una media ma unirle in modo che una tragga forza dall’altra … – stava spiegando Chiara.
– Scusa, ma un sistema più veloce non c’è? – intervenne Piera.
– A me piaceva la spiegazione che ti stavo dando, ma questa sera non sei in vena per queste cose, scusa! Hai ragione!
Decidi solo se vuoi dargli un’altra possibilità o meno, il resto verrà da se.
– Si, questo è il punto cruciale.
– Tutto gira intorno a questo: vuoi dargli un’altra possibilità? – domandò Chiara
– Glielo devo!
– Allora dovrai trovare un modo di smuoverlo
– Si, ma non è facile!
A proposito … la botta a me l’ho già data! – confessò con un sorriso Piera.
– Cosa ? !
– Si, ti avevo parlato di quell’uomo conosciuto in chat, ecco … l’ho fatto con lui!
– Ma tu guarda questa … !
Racconta .. dai!

Piera riferì gli avvenimenti di quel magico pomeriggio all’amica, senza omettere alcun particolare. Notò con piacere che Chiara si stava eccitando mentre procedeva con il racconto, lo capiva dalla luce che vedeva nei suoi occhi e da come muoveva le gambe azionando la pedaliera dell’auto. Stimolata da ciò si ritrovò a descrivere con voce sempre più calda le emozioni che aveva provato, le attenzioni che aveva ricevuto; ogni particolare insomma, anche quelli finali.

– Lo hai fatto venire dentro? !
Ma tu sei pazza!
– Dai, non correvo alcun rischio in quel periodo e … non potevo rinunciare provare anche quello.
– Ti ha proprio sconvolta quell’esperienza … un po’ t’invidio!
Ok, siamo quasi arrivate. Scollega il cervello e divertiti, ti serve un po’ di sana distrazione.
– Grazie … cosa farei senza di te?
– Ti faresti tutti i tuoi amici di Chat! – terminò Chiara ridendo.

Entrarono nel locale che il concerto era già iniziato e faticarono a trovare gli amici nella calca. Soliti saluti, classici convenevoli e si ritrovarono a ballare al ritmo vagamente afro suonato dai loro amici.
Piera si allontanò da Chiara vedendola preda o predatrice in un duplice corteggiamento, pensò che in quel momento non aveva certo bisogno di lei. Si ritrovò quindi a danzare da sola a lato della improvvisata pista. Con gli occhi chiusi andava dietro la cadenza delle percussioni, amava quel genere musicale, sentiva i colpi decisi dei bassi entrare nel suo corpo e guidarlo nei movimenti. Tempo prima aveva anche frequentato un corso di danza afro e lì aveva imparato a seguire la musica non con le gambe ma con il bacino. Fu come un’illuminazione per lei scoprire che il suo istinto la portava a muoversi in quel modo.
Ballando non si accorgeva di quanto potessero apparire eccitanti agli occhi di un uomo le lente evoluzioni delle anche e del bacino. Il ventre si muoveva sensuale richiamando l’attenzione di coloro che le stavano intorno. Di lì a poco la sua concentrazione fu bruscamente interrotta da Chiara la quale stava tentando di disfarsi di uno dei due corteggiatori offrendolo a lei. Il ragazzo fissò per un lungo istante Piera intenta a seguire la musica, poi si presentò con le solite banali parole. Subito lei lo valutò come una seccatura ma doveva occuparsene per dare il tempo all’amica di sedurre l’altro. Notò che, nonostante l’apparente insipienza, si muoveva bene, come lei seguiva naturalmente quel ritmo ancestrale. Lo rivalutò, almeno dal punto di vista istintivo.
Tra una sezione e l’altra dello spettacolo si riposarono ad un tavolo e qui scoprì che l’apparente mancanza di attrattive era, in realtà, solo una grande timidezza. Decise di metterlo a suo agio in modo da sbloccarlo, anche perché iniziava a vedere in lui delle potenzialità nascoste. Il modo in cui muoveva le mani le ricordava in maniera impressionante l’uomo della chat, il suo occasionale amante. Si accorse che avevano molto in comune: lo sguardo, ad esempio, che spaziava dai suoi occhi alle gambe senza imbarazzo. Le piaceva il contrasto tra la notevole timidezza nel parlare e la sfrontatezza dello sguardo. Era chiaro che in lui convivevano due nature in perenne conflitto, la sensualità e il desiderio si scontravano con la timidezza, vincendola quando si trovava di fronte ad una ragazza attraente. Piera si stava interessando pericolosamente a lui e lo sapeva, ma non fece nulla per impedire agli eventi di evolversi.
Quando ripresero a suonare e gli amici tornarono a ballare loro rimasero lì, l’uno a fronte dell’altra impossibilitati a comunicare dalla musica. Iniziò quindi un lungo dialogo tra i loro corpi fatto di gesti e di mosse. Lei controllava dove gli occhi di lui si posavano e si divertiva ad attirarli verso le varie zone del suo corpo spostandosi, inspirando, accavallando le gambe, chinandosi verso di lui, sistemando i capelli, scostando una spallina del vestito o sistemando l’orlo del vestito. Le piaceva essere sottoposta a quella silente esplorazione. Lui la seguiva fedelmente, reagendo esattamente come lei si aspettava.
Senza averlo previsto o cercato razionalmente, Piera si eccitò. Gli occhi del ragazzo premevano sul suo corpo e lei ne percepiva psicologicamente il tocco. Ad un tratto ebbe una visione: l’immagine di Luca sulla porta di casa sua mentre usciva quella stessa sera, ma la ricacciò prontamente da dove era venuta. Libera da ogni condizionamento avvicinò il viso a quello del ragazzo canticchiando le parole della canzone che era diffusa nella sala e fissandolo negli occhi. Arrivò a pochissimi centimetri da lui solleticandogli il naso con i capelli, si sentiva in preda ad un’euforica eccitazione, vedeva quel ragazzo bloccato dalla sua sensualità e se ne compiaceva. Stava per ritrarsi da lui, sfuggendo all’inevitabile tentativo di bacio per tenerlo ancora un po’ sulle spine, quando percepì la sua lingua sulle labbra. Istintivamente aprì la bocca e si fece ancora più incontro a lui. Si unirono in un bacio carico di così tanta passione che Piera ne fu sconvolta, non si aspettava che sapesse muovere la lingua con tanta abilità.
In quell’istante sparì tutto: la musica, gli amici e la gente che avevano intorno. Esistevano solo loro due e il desiderio che stava crescendo. Piera si avvicinò ancora di più a lui scivolando sul divanetto senza staccare le labbra dalle sue. Finalmente avvertì una mano che si appoggiava sulla vita e subito dopo un’altra sulla nuca. Mugolò la sua approvazione mentre sperava che le carezze si facessero presto più intime e particolari. Pensò di stimolare la fantasia del ragazzo aprendo leggermente le gambe, in modo da sfiorare le sue: un invito difficile da ignorare. Infatti, subito la sua mano iniziò a scivolare dalla vita verso le cosce e da qui sulle gambe alla ricerca dell’orlo del vestito. Lei sussultò, rinnovando la frenesia del bacio, quando lui passò dall’esterno all’interno delle cosce e aprì sempre di più le gambe mentre la sua mano saliva lentamente verso il pube. Poiché indugiava a pochi centimetri da dove lei ormai lo voleva, Piera lo sbloccò appoggiando con forza la mano sulla patta dei suoi pantaloni. Lui si staccò dal bacio per fissarla negli occhi, forse per ricevere un silente invito a procedere. Piera strinse, per risposta, tra dita il tessuto dei pantaloni ripieno del membro turgido del ragazzo e attese che lui ricambiasse l’attenzione. La timidezza svanì del tutto, lui la fissò mentre raggiungeva il pube e allargava come poteva la mano su di esso, restò ad osservare le variazioni delle pupille di lei, sintomo di piacere e desiderio, poi intrufolò due dita sotto gli slip e s’insinuò tra le grandi labbra.
Piera emise un forte sospiro a labbra dischiuse e spalancò le gambe tendendo allo spasmo il tessuto della gonna. Silenziosamente implorava con gli occhi una penetrazione anche simbolica a mezzo delle dita. Fu soddisfatta immediatamente, lui aveva la capacità d’indovinare i suoi pensieri. Piera sentì la sua mano farsi spazio in lei e spingere sempre di più, pareva volesse aprirla lì in mezzo alla sala. Dopo un gemito più intenso degli altri tornò a baciarlo mentre strofinava forte la mano sul suo pene. La voglia di unirsi stava divenendo insopportabile, la testa le girava rendendole impossibile ogni pensiero più razionale di quello della ricerca di un angolo tranquillo per loro due. Il silenzio subito rotto da un forte applauso che segnava la fine di un brano li distrasse riportandoli alla realtà. Lui ritrasse la mano da sotto la gonna e se la portò nei pressi del naso per inalarne il profumo quindi, del tutto incurante di lei, allungò la lingua per analizzarne anche il sapore. Piera pensò d’impazzire alla vista di quella scena, ora era lei a restare imbambolata di fronte a lui. Dovevano donarsi a vicenda quella stessa sera, non potevano rischiare di lasciar calare la tensione erotica che si era creata tra di loro. Il giorno seguente la razionalità derivata dal raffreddamento degli animi li avrebbe allontanati, e per sempre.
Piera prese l’iniziativa alzandosi in piedi ed invitandolo a seguirla. Dopo averlo preso per mano fendette con lui la folla che ballava senza degnare di risposta lo sguardo interrogativo della sua amica. Raggiunse il retro del palco, conosceva bene il locale e sapeva dell’esistenza della saletta dove i membri delle band si potevano riposare tra una sezione e l’altra. La raggiunse con lui sussurrandogli, prima di entrare, che lo voleva in quel momento e in quel posto.
Tentò di chiudere la porta ma constatò che mancava la chiave, per nulla preoccupata da ciò prese un tovagliolo e lo legò sulla maniglia esterna. Quello era il segnale che, per tradizione di quel locale, indicava lo stato di occupato di una saletta. Terminato il suo lavoro, Piera richiuse la porta e si girò verso l’interno della stanza alla ricerca del ragazzo. Lo trovò in piedi nei pressi del divano che la fissava incredulo. Tutta la sua sicurezza di poco prima sembrava sparita, ma ormai lei sapeva che bastava poco per trasformarlo.
Si avvicinò a lui mentre con le mani dietro la schiena slacciava il vestito. Questa semplice mossa risveglio l’istinto del giovane il quale iniziò a spogliarsi della camicia. Lei lo raggiunse e solo quando gli fu innanzi osservò che arrivava a mala pena al suo petto. Ballando non aveva notato la sua altezza, forse a causa del primo impatto negativo che le aveva dato. Ora che l’aveva meglio valutata, capì il motivo delle sue grandi mani e si ritrovò a sperare che la natura avesse seguito lo stesso principio rispettoso delle proporzioni nella costruzione del resto del corpo.
Lo abbracciò alzando il viso verso la sua bocca alla ricerca di un nuovo bacio che non dovette sospirare a lungo. Le mani, scivolando sulla pelle nuda della schiena generavano degli splendidi brividi che si allargavano per tutto il corpo, non indossava il reggiseno e loro potevano scorrere libere da ogni ostacolo scendendo sempre di più verso i glutei. Senza che se ne rendesse conto si ritrovò con il vestito calato in vita e il seno scoperto. Le mani di lui indugiavano aperte a pochi centimetri dai capezzoli, come se aspettassero l’autorizzazione a calare su di loro. Piera percepiva chiaramente il calore dei palmi, abbassò lo sguardo e spinse in avanti il busto premendo le mammelle su di loro. Il contatto e la forte presa le strapparono un gemito di soddisfazione che si trasformò in un forte trasporto verso di lui; lo baciò con maggiore passione facendo aderire ogni centimetro del suo corpo a quello del ragazzo. Premendo con forza il bacino contro la zona genitale, constatò un rigonfiamento inequivocabile. Lo sentiva premere attraverso i pantaloni sulla sua pelle, questa sensazione spinse ancora più in alto l’eccitazione, ma quello che rischiò di farle perdere ogni forma di controllo furono le sue mani che lente le sfilavano gli slip dal sedere.
Di lì a poco si ritrovò completamente nuda al centro della stanza, in piedi di fronte a lui ancora vestito dei calzoni e con la camicia aperta sul petto. Infilò la mano sotto la cintola e, dopo averla tirata verso di se, la slacciò; passò quindi a liberare i bottoni e calare la zip con dei movimenti decisi ed apparentemente esperti. Il lavoro diede i suoi frutti, presto si ritrovò a brandire soddisfatta il membro del ragazzo. Non aveva ancora abbassato gli occhi sul fallo in quanto aveva eseguito tutte le operazioni precedenti fissandolo degli occhi, ma come si accorse che faticava a cingerlo con le dita decise di verificare visualmente ciò che intuiva.
La sua preghiera iniziale sul rispetto delle proporzioni da parte della natura era stata soddisfatta, Piera guardò incredula, misurando con gli occhi, il pene che teneva in mano: era sicuramente in proporzione al resto del corpo. Aveva sempre pensato che le dimensioni non fossero determinanti, ma l’esperienza con il suo fidato surrogato fallico che teneva nascosto nel cassetto e l’uomo della chat, avevano seriamente intaccato questa sua convinzione. Si ritrovava ora tra le mani un pene del tutto simile nelle dimensioni a quello sintetico che lei reputava enorme. Non del tutto convinta e temendo un abbaglio si mise in ginocchio davanti al ragazzo per poterlo meglio osservare. Cambiò posizione della mano sul membro più volte, lo scappellò, lo spostò da un lato all’altro, poi ammise con se stessa che l’unico modo di verificare con certezza le reali dimensioni di quella meraviglia era cingerlo con le labbra. Lei ricordava bene lo sforzo necessario ad ingoiare il suo amico nel cassetto.
Aprì la bocca avvicinandola al membro e percepì un leggero fremito con la mano, appoggiò le labbra sul glande e sentì un gemito, quindi a fatica lo ingoiò e non sentì più nulla. Lui era rimasto impietrito temendo di fare qualsiasi mossa, resto a godersi la bocca della ragazza che ormai scivolava sicura sul suo membro. Lei pareva non capire il forte piacere che gli stava dando e continuava a scorrere il pene in lunghezza, succhiandolo e stimolandone il glande con la lingua quando ne aveva la possibilità. Si fermò solo quando lui sfuggi da lei ritraendosi con uno scatto di reni e la sollevò prendendola per le ascelle.
Piera venne guidata verso il divano e ivi fatta accomodare, lui terminò di spogliarsi poi fu il suo turno di inginocchiarsi di fronte a lei. Le aprì le gambe con dolcezza, stimolandone il movimento con delle delicate carezze nell’interno coscia, quindi passò le mani sulla vita e la trascinò verso il bordo del sedile. L’accarezzò sul ventre, sul bacino e poi sul seno, baciò i capezzoli alternando le labbra ai denti per mordicchiarli sempre più forte. Piera si stava lasciando andare abbandonando ogni forma di volontà, le tenere ma sensuali carezze, i dolci baci e i morsi decisi le facevano ben sperare nella completa abilità del ragazzo di portarla verso le più alte vette dell’eccitazione. In quella occasione desiderava essere presa, non aveva alcuna intenzione di dettare regole o limiti al loro incontro, voleva sentirsi ancora una volta preda, vittima, oggetto di un uomo. Si concedeva questo intuendo, dai preliminari, che lui avrebbe saputo interpretare la parte del maschio senza dimenticare il suo piacere.
Ebbe un sussulto quando riconobbe il tocco umido e morbido della lingua tra le grandi labbra, tentò per un istante di capire il tipo di movimento impresso e riversato sulla sua femminilità, ma il gioco era troppo complesso e vi rinunciò sospirando. Piera sentiva il piacere crescere con un forte impulso, quando lui stimolava il clitoride, per cedere il passo all’eccitazione quando la lingua passava sull’ingresso del suo ventre. Nell’attimo che sperò d’essere penetrata da quella massa di carne a volte morbida altre turgida venne esaudita, quasi che lui riuscisse a leggerle il pensiero. Sperò con tutte le sue forze che non fosse così, i suoi pensieri in quel momento non erano affatto adatti ad una ragazza seria e educata quale voleva apparire.
Stentava nuovamente a trattenere l’orgasmo che percepiva latente e pronto ad esplodere. Prese i capelli del ragazzo e lo allontanò da se, senza parlare lo invitò con lo sguardo a riempirle il ventre con quel suo considerevole pezzo di carne che teneva inutilizzato in mezzo alle gambe, era giunto il suo momento ed era scortese farlo attendere.
Seguendo quello che oramai era un rito per lei fissò i suoi occhi mentre lui si preparava a penetrarla e non li staccò da lì anche quando lo colse entrare. Piera si sentì riempire sempre di più, attendeva da un momento all’altro l’impatto con il bacino del ragazzo ma questo non arrivava. Il membro la stava invadendo sempre più in profondità generando un lieve dolore in quando stuzzicava delle zone mai sfiorate da nessuno. Era decisamente eccitata, ma la lubrificazione e la dilatazione interna non aveva ancora raggiunto quel livello tipico della fase avanzata del rapporto. Sapeva quindi che presto il dolore avrebbe ceduto il passo al piacere e la sua sensibilità nel rilevare le dimensioni sarebbe diminuita. Sperò che lui la prendesse ora con tutta la foga possibile, incurante delle sue smorfie di dolore, in modo da darle sin che era ancora leggermente chiusa la chiara percezione dell’enormità del suo pene. Anche in questo caso parve che lui leggesse il suo pensiero, spinse nell’ultimo tratto con forza, poi dopo essersi assestato bene sulle ginocchia iniziò a muoversi avanti e indietro. Usciva da lei lento, quasi a dimostrare il dispiacere che provava ad abbandonare il calore e l’umidità di quella caverna accogliente, poi vi rientrava deciso, spingendosi sino in fondo, impalando la ragazza che gli si offriva aprendo sempre di più le gambe. Piera assorbiva quei colpi con tutto il corpo inspirando nell’attimo che lui era dentro e contraendo l’interno della vagina. Seguiva la corsa con i movimenti del pube, inclinandolo secondo il tipo di corsa e la direzione da cui lo sentiva arrivare. Lui la tratteneva ferma per la vita e la sollevava leggermente costringendola ad inarcare la schiena. Sapeva che in quel modo lei lo avrebbe sentito di più.
Il viso di Piera dimostrava tutto il suo coinvolgimento e il piacere che stava provando, con la bocca socchiusa ansimava e gemeva seguendo la cadenza dettata dal ragazzo. Un pensiero razionale in quel momento di passione si formò nella sua mente, si ricordò del fatto che la porta non era chiusa a chiave. Il fazzoletto o tovagliolo, un comune pezzo di stoffa, legato sulla maniglia doveva comunicare a tutti il desiderio di non essere disturbati degli occupanti la stanza, così le avevano detto; ma poteva giungere qualcuno che non conosceva quel codice ed entrare all’improvviso. La possibilità d’essere sorpresa mentre faceva l’amore in quel modo diede un travolgente impulso alla sua eccitazione. S’immaginò la scena di loro due visti dalla porta: lei semisdraiata sul divano con il corpo teso e leggermente inarcato, le gambe aperte, spalancate al ragazzo che spingeva con forza il suo membro dentro di lei. Vide i loro corpi lucidi di sudore, sentì i suoni prodotti dall’accoppiamento in atto e prese coscienza del profumo di sesso che ormai permeava la stanza. Si rese conto che la scena era estremamente eccitante, d’un tratto iniziò a sentirsi ancora più partecipe, più coinvolta in quel amplesso; come se sino a quel momento avessero compiuto solo una lunga serie di preliminari. Iniziò a muoversi meglio e più provocante, stava chiaramente tentando d’intensificare al massimo gli stimoli della penetrazione, la quale da subita era divenuta condivisa. Lui intese il suo cambiamento e ritenne che fosse finalmente giunto il momento di farla venire, spostò le mani dai fianchi al bacino, quindi le allargò e con i pollici raggiunse il pube. Litigando con il suo stesso membro trovò il clitoride e lo stimolò ferocemente. Piera non resse a lungo quel duplice stimolo, puntò la testa contro il divano e spingendo sui piedi sollevò tutto il corpo lanciando delle brevi e ritmiche urla di piacere. Lui non smise di muoversi in lei, sapeva che continuando a penetrarla le avrebbe amplificato l’orgasmo.
Piera crollò esausta, con il respiro affannato, restando inerme ad accogliere gli ultimi colpi di lui. Era disposta a farlo godere come meglio preferiva, dopo il piacere che le aveva donato sentiva di non potergli negare nulla. Visto che lui non accennava a fermarsi pensò che intendesse raggiungere l’apice dentro di lei. Da qualche giorno prendeva delle precauzioni tali da garantirle il controllo della sua fecondità, l’esperienza con l’uomo della chat le aveva fatto conoscere il piacere di un eiaculazione all’interno del ventre ed intendeva riprovarla ogni volta che ne aveva l’occasione
Spinse forte i muscoli del ventre in modo da apparire più chiusa e stimolante per lui, immediatamente prima e subito dopo l’orgasmo l’eccitazione, la dilatava troppo anche per un membro notevole come quello. Lui gradì questa mossa e lo dimostrò rallentando vistosamente il ritmo, in modo da far crescere il proprio piacere il più lento possibile.
Piera stava pensando che il ragazzo oltre a saper far godere una donna sapeva anche godere di lei. Improvvisamente, lui uscì velocemente per alzarsi in piedi mentre stringeva forte il membro con la mano. Lei raddrizzò la schiena portando il viso in linea con il pene e aprì la bocca. Il ragazzo non attendeva altro, spinse il pene nella gola di Piera la quale non riuscì ad impostare alcun movimento che il seme uscì. Lui fremeva in silenzio emettendo solo dei leggerissimi gemiti, ma il liquido seminale che usciva pareva non avere fine. Piera, poco abituata a quel genere di rapporto non riuscì ad ingoiarlo tutto e dei rigagnoli le scendevano dai lati della bocca.
Sfiniti e soddisfatti impiegarono parecchio tempo a rivestirsi, per tutto il rapporto quasi non avevano parlato tra di loro e neppure ora il dialogo era al centro delle loro attenzioni. Il giovane si dimostrò, oltre che un abile amante, carico di attenzioni verso di lei, non le permise di chinarsi per raccogliere i pochi indumenti che giacevano in terra, le offrì una bottiglia d’acqua per dissetarsi, si sincerò del suo aspetto controllandone le sbavature del trucco. Tutta una lunga serie d’attenzioni alla quali Piera non era abituata, mentre usciva dalla porta non capiva se ad averla colpita di più fosse stato il suo magnifico membro o quelle premure.
Raggiunse l’amica, la quale non le fece alcuna domanda, si limitò a lanciarle uno sguardo enigmatico e curioso. Chiara sapeva che Piera non avrebbe resistito a lungo prima di raccontarle tutto, le comunicò di aver rinunciato alle sue idee su quel ragazzo e d’essere intenzionata ad uscire per tornare a casa. Come previsto nel tragitto Piera iniziò a raccontarle tutto ciò che era successo nello stanzino dietro al palco. Non dimenticò alcun particolare, descrivendo nei dettagli il suo stupore alla scoperta delle qualità di quel ragazzo apparentemente senza alcun attributo interessante. Quando giunse a descrivere il membro e come l’aveva usato, Chiara ebbe un moto di stizza seguito da una vago senso di depressione.

– Ma cosa hai? – le domandò Piera.
– E me lo chiedi pure? ! – rispose Chiara ancora più stizzita, poi pentendosi di aver risposto bruscamente all’amica disse – Te l’ho scaricato perché pensavo che potesse interferire con i miei tentativi di sedurre l’amico. Solo che l’amico si è dimostrato un fallimento totale mentre lui, a quanto pare, è un mago del sesso!
– Mi spiace … davvero! – disse Piera mentre appoggiava teneramente una mano sulla coscia dell’amica. – Cosa posso fare per ringraziarti? – terminò con un sorriso beffardo.
– Innanzi tutto togliere la mano da lì! Questa sera sono così carica che potrei anche decidere che la tua mano è meglio della mia e desiderare di ricavare il piacere agognato da essa.
– Non stai dicendo sul serio! Dai ! – disse Piera mentre stringeva ancora di più la presa.
– Non ci contare, cara. Potrei violentarti! – rispose Chiara con un sorriso per nulla rassicurante.
– Mi piace come si muovono i tuoi muscoli mentre guidi. – la stuzzicò Piera.
– Stringi più forte allora … e più in alto! – la incitò Chiara con un sussurro.
– Si, ma non sulla gonna. Il tessuto disturba il tatto. – chiarì Piera mentre scivolava con la mano verso il ginocchio per poi risalire da sotto la gonna verso la coscia dell’amica.
– Fermati! Un centimetro di più e non rispondo più delle mie azioni. – la pregò Chiara.

Piera non si curò di quell’avvertimento. La pelle liscia e vellutata dell’amica la stava attraendo in un modo incredibile, non riusciva a staccare la mano da lei.
Chiara, a dispetto delle sue stesse parole, aveva aperto un po’ di più le gambe tendendo il tessuto della corta gonna. Era troppo invitante e il calore che saliva dal pube attirava la mano dell’amica.

– Hai un bell’intimo, senti che pizzo … morbido! – disse Piera mentre esplorava il pube con un dito.
– Lo so! Era tutto programmato per una bella serata!
– Sei calda!
– Sono bagnata! Se non la pianti … ti … ! – disse Chiara terminando con un gemito.
– Mi?
– Siamo arrivate, fammi salire date e te lo dimostro.
– Tra un attimo! – disse maliziosa Piera.

Terminata la frase attese che l’amica posteggiasse con comodo, senza mai togliere la mano però. Una volta spento il motore, Piera cercò gli occhi dell’amica, voleva vedere se era disposta ad andare avanti. Trovò due occhi carichi di speranza e desiderio, allora intrufolò un dito sotto i suoi slip e accarezzo la pelle morbida del pube.

– Ti sei depilata per bene, sento!
– Continua, ti prego!

Piera tentò allora di separare i lembi delle labbra per raggiungere la fonte del calore che percepiva, ma era troppo scomoda. Seduta a lato dell’amica riusciva unicamente a sfiorarne la superficie del pube. Allora la invitò a salire da lei.
Mentre apriva la porta dello stabile iniziò a rendersi conto di quello che aveva appena fatto di ciò che stava per fare con Chiara. Lei da sempre etero convinta tanto da non avere mai avuto delle fantasie saffiche, aveva appena fiorato con intenzione il pube dell’amica. Un pube magnificamente depilato, il ricordo della morbidezza di quelle labbra la eccitò nuovamente, aiutandola a scacciare ogni dubbio dalla testa. Si disse che in quel momento non poteva tirarsi indietro, al limite si sarebbe pentita il mattino seguente, ma ora doveva e voleva andare avanti.
Entrarono in casa senza aver detto una parola, Piera chiuse la porta e si diresse decisa in camera, sull’uscio si voltò verso Chiara che era rimasta in anticamera e le disse:

– Vieni!
– Sei sicura?
– Di cosa?
– Di quello che vuoi fare! Per me … ecco, è la prima volta che … lo faccio con una donna! – disse Chiara.
– Anche per me è la prima volta, ma ti voglio! Ora!
– Anche io. Saremo pazze o perverse ma ti voglio! – confermò Chiara.
– Non siamo perverse, siamo solo due amiche affamate di piacere che stanno per darselo. – la confortò Piera. – Vieni! – aggiunse.
– Sì! – disse Chiara avviandosi verso di lei – ma non ridere, non ho la minima idea di cosa fare.
– Ci verrà tutto naturale, credo! – terminò Piera.

Chiara la raggiunse sul ciglio della camera, si lasciò prendere per mano dall’amica e condurre vicino al letto. Qui si fermò innanzi a lei; guardandola negli occhi alzò tentennante la mano verso il suo seno. Vincendo le ultime incertezze vi appoggiò il palmo aperto e lo richiuse dolcemente sulla mammella. Piera chiuse gli occhi sollevando il viso verso il soffitto, godendosi quel tocco.

– È la prima volta che tocco un seno … che non sia il mio! È strano, è … bello! – disse chiara con la voce rotta dall’emozione.
– Continua! Ti prego! – la incitò Piera, incapace di formulare altro.

Chiara, allora premette più forte spingendo la mammella verso l’alto, poi con il pollice e l’indice cercò il capezzolo. Aveva gli occhi puntati sul punto di contatto e osservava ancora incredula le sue dita che giocavano con il seno dell’amica. Piera si avvicinò ancora di più abbracciando in vita Chiara, quindi portò la bocca vicinissima a quella di lei e, schiudendola, disse:

– Baciami, facciamo anche questo e vinciamo le ultime remore … dai!

Chiara accettò l’invito e appoggiò le labbra su quelle dell’amica. Il contato scatenò come una scossa elettrica che a Piera ricordò il primo bacio dato ad un ragazzo tanto tempo prima. Presto le loro lingue s’incontrarono lottando tra di loro per la conquista della cavità dell’altra. Nel bacio i loro corpi aderirono sempre di più sino a copiare uno le curve dell’altro, quello che sconvolgeva i sensi di tutte e due era il fatto di trovare un rigonfiamento all’altezza del seno, un ostacolo mai trovato prima con i ragazzi e che quasi impediva alle loro labbra di unirsi nel bacio. Era proprio il seno a comunicare a loro le più forti sensazioni in questo momento.

– Hai un sapore … strano! – disse Chiara.
– È il sapore di uomo, quello di prima!
– Lo hai fatto venire in bocca?
– Si e non riuscivo a berlo tutto! – disse Piera.
– Vorrei fosse qua, ci pensi … io, te e un bel ragazzo! – sognò Chiara.
– Si, ma ora ci sei solo tu per me!

Piera intrufolò una mano sotto la maglietta aderente dell’amica, cercando il seno cha sapeva nudo, lo raggiunse con sommo piacere di Chiara e lentamente iniziò a spogliarla. Era combattuta tra l’eccitazione e la sensazione strana di denudare un corpo femminile che non fosse il suo. Aveva sempre ammirato il seno dell’amica così pieno e ben disegnato, ora poteva finalmente toccarlo. Si ritrovò studiarne freddamente la consistenza e la forma, per un attimo la sua vanità aveva preso il controllo. Chiara reagiva in maniera stupenda ai suoi palpeggiamenti: i lunghi capelli neri le cadevano sugli occhi velati dal piacere e spingeva il seno verso le sue mani. Quando le venne sfilata la maglietta si dedicò al vestito di Piera, aprì il bottone e tirò giù la zip sino alle natiche, quindi si allontanò da lei per lasciarlo cadere ai suoi piedi. Piera sentiva gli occhi dell’amica che esploravano il suo corpo con intenzioni ludiche, non era certo la prima volta che si trovavano l’una di fronte all’altra nude o semi nude. Quell’occasione però era diversa, Piera sentiva gli occhi di Chiara così come percepiva quelli dei suoi amanti. All’inizio questa sensazione la sconvolse, ancora una volta tornò lucida a pensare che stava per avere un rapporto saffico con la sua amica d’infanzia; poi realizzò che quel rapporto era già iniziato e tanto valeva andare avanti sino in fondo.

– Togliti la gonna! – ordinò a Chiara.

Lei eseguì, slacciandola sul fianco per farla cadere in terra come avrebbe fatto di fronte ad un uomo che voleva far impazzire dal desiderio, poi fissando Piera negli occhi iniziò a sfilare gli slip. Anche l’amica la imitò seguendo fedelmente le sue mosse.
Finalmente nude si abbracciarono di nuovo scoprendo il piacere di mettere le loro pelli a contatto, una sensazione anche questa nuova, l’assoluta mancanza di peli, la morbidezza vellutata, l’elasticità del tessuto, il calore delle mammelle schiacciate tra di loro, i giochi dei capezzoli usati per stuzzicare quelli dell’amica. C’era da perdersi solo in queste sensazioni.
Piera, più per istinto che per volontà, portò la mano verso l’inguine dell’amica. Sfiorò il pube aspettandosi un rigonfiamento, un qualcosa di pendulo che non c’era. Incredula aprì la mano appoggiandola di piatto sulla vagina di Chiara, la quale aveva aperto le gambe per facilitarla. Restò lì ferma a godersi il solletico della pelle morbida e glabra. Chiara voleva ricambiarla ma in quella posizione erano scomode, d’intesa di accomodarono sul bordo del letto. Sedute l’una al fianco dell’altra si scambiarono delle tenerissime effusioni, le loro mani appoggiate sul pube a vicenda non cercavano il clitoride o la penetrazione, come sarebbe abitualmente avvenuto con un maschio, ma si limitavano ad accarezzare le grandi labbra stuzzicandole. Scambiandosi un lungo bacio si lasciarono cadere sdraiate con le gambe avvinghiate in modo che la coscia di una premeva sul pube dell’altra a vicenda. Abbracciate con le lingue a contatto si strofinavano il pube eccitandosi ancora di più.
Fu Chiara a non resistere più a lungo nei preliminari, lei era quella più desiderosa di godere, alzandosi sulle ginocchia mise il pube sulla faccia di Piera poi si chinò verso il suo. Piera non sapeva che fare, si stava domandando come usare la lingua per donare all’amica tutto il piacere possibile quando, improvvisamente, avvertì il tocco umido della sua lingua sul clitoride. Pensò di impazzire dal piacere, lei era abilissima e stimolava incessantemente il punto giusto, senza estendere la leccata altrove come di solito le capitava; con le mani divaricò la vagina dell’amica e la imitò. Sentì il corpo sopra di lei sussultare scosso da un forte brivido, capì che era nel giusto e insistette in quel modo. Presto capì che lei si muoveva esattamente come sentiva muoversi Chiara e la stessa amica riportava fedelmente le mosse sue. Era l’intensità dello stimolo a decidere quale delle due dettasse le modalità. Piera, allora, spinse lenta l’indice dentro il corpo dell’amica, arcuandolo in modo da premere in un punto preciso delle pareti interne, lo ruotò esplorandola sin che non la sentì gemere forte, allora insistette lì continuando a leccarla sin che non la sentì urlare di piacere. Aveva scollegato la mente da quello che saliva dal ventre per concentrarsi meglio su di lei. Quando Chiara venne si ritrovò a bere la grande quantità di umori che colavano dalla sua vagina, con sua sorpresa scoprì di apprezzarne il sapore trovandolo migliore di quello del seme maschile.
Chiara si contorceva su di lei, ansimando e alternando i gemiti alle leccate. Al termine, esausta si sollevò da Piera per consentirle di respirare liberamente e si portò tra le sue gambe, aveva intenzione di terminare l’opera ricambiandola del piacere. La leccò e la penetrò prima con uno poi con due dita sino a farla venire così com’era venuta lei. Piera provò un orgasmo diverso dal solito, un piacere privo di quella componente ventrale che solo un membro maschile profondamente piantato dentro di lei le sapeva dare, ma questa volta sentì d’essere stata portata all’orgasmo in modo “scientifico”, con tutte le mosse giuste per farla godere di più. Il piacere fu molto intenso e lungo, continuamente mantenuto dalla lingua di Chiara che non si staccava un istante da lei. Dovette allontanarla bruscamente per potersi finalmente rilassare nel languore.
Le due amiche si rivestirono poco dopo, senza una parola. Ancora scosse da quell’esperienza non sapevano che dirsi. Piera offrì un caffè all’amica che doveva tornare a casa sua.

– Sei pentita? – le domandò Chiara dopo il primo sorso della calda bevanda.
– No, assolutamente no. Mi sento solo … strana! Ho scoperto un aspetto di me che nemmeno sospettavo … ma ti rendo conto, siamo bisex?
– Si … è bellissimo però! – confermò Chiara.
– È bellissimo, vero! Grazie!
– E di che? Grazie a te cara!
– E adesso? – domando Piera.
– Adesso siamo anche amanti oltre che amiche! Pensa a quello che potremo fare insieme … !
– Ci sto pensando cara la mia perversa amica! – terminò Piera con uno strano sorriso FINE

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