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Femminite

Fin da ragazzino ho avuto una passione per gli abiti femminili. Mi piaceva guardarli, toccarli sentirmeli addosso.
C’erano periodi in cui la cosa mi prendeva più e periodi in cui sentivo meno desiderio. Quando mi prendeva, non perdevo occasione. Provavo ogni capo che mi capitava. Cose di mia madre, o di mia zia. Una volta mi sono eccitato moltissimo ad indossare la biancheria intima di un’amica di mia madre che era ospite a casa nostra per qualche giorno. Aveva una biancheria molto sexy. Fu la prima volta che indossai un bustino con reggicalze.
Avevo 19 anni quando cominciai ad aver voglia di avere dei capi miei. Come dicevo precedentemente passavo periodi in cui non avevo nessun desiderio di indossare biancheria e altri in cui il desiderio era fortissimo. Io dicevo a me stesso che mi prendeva la femminite. Una femminite che certe volte era leggera e altre volte rasentava la paranoia. Non pensavo ad altro e osavo moltissimo. Rischiavo addirittura di essere scoperto per dare sfogo alle mie voglie.
Con alcuni stratagemmi riuscii a farmi un piccolo guardaroba sottraendo i capi a mia madre e a mi zia. Quello che usavo di più era quello di mettere il capo che desideravo, nello spazio che si crea tra i cassetti e il fondo della cassettiera. Aspettavo del tempo e quando loro ormai si erano dimenticate di quel capo io lo prendevo. Se invece lo avessero cercato con insistenza, per evitare sospetti le avrei aiutate a ritrovarlo. Debbo dire che non è capitato quasi mai che abbiano ricercato qualche capo. I miei primi trofei furono slip e collant.
Quando mi prendeva la femminite li indossavo sotto i pantaloni anche per andare a scuola.
Col passare del tempo il guardaroba si ingrandì notevolmente. Ricordo ancora la felicità che provai quando riuscii a far mio un reggicalze di zia. Prima di prenderlo lo lasciai nascosto dietro il cassetto per mesi.
Un indumento che mi ha sempre fatto impazzire è il body. Ne aveva uno bellissimo mia madre nero con riporti di pizzo, sgarbatissimo. Non lo metteva mai. Io ci facevo l’amore. Non osavo indossarlo per paura che lei si fosse accorta che era stato usato visto che era come nuovo. Ad un certo punto non ce la feci più e lo feci scivolare dietro il cassetto. Ve lo lasciai quasi un anno prima di farlo mio. Dovetti aspettare ancora un po’ di tempo per poterlo indossare sotto i miei vestiti. Le coppe del reggiseno anche se di pizzo si notavano sotto le camice, per cui dovetti aspettare l’inverno per poter nascondere ogni segno sotto un maglione pesante.
Ricordo che la prima volta ci andai al cinema. Ero in estasi. Indossavo il body e calze autoreggenti sotto un paio di jeans strettissimi.
Ormai avevo la taglia di mia madre che poi era la stessa di mia zia. Di nascosto appena potevo riuscivo a vestirmi con tutti i loro vestiti. Oggettivamente debbo dire che il mio fisico si prestava e i loro abiti mi stavano molto bene. In particolare mi vedevo molto sexy con un paio di jeans di zia. Erano bianchi elasticizzati. Quelli non potevo nasconderli dietro i cassetti. Dovetti aspettare che cambiasse stagione per metterli nel mio guardaroba. Intanto li provavo spesso. Con il body mi si vedeva il segno, l’ideale sarebbe stato un perizoma. Mia zia pero non ne aveva e neppure mia madre. Li provai con i collant solamente. Mi stavano d’incanto.
All’inizio dell’inverno la zia fece il cambio di stagione e io riuscii a trafugargli i jeans bianchi. Ero in una fase di femminite acuta. Appena avuti i pantaloni volli uscirci. Li indossai sotto una tuta da ginnastica acetata e sotto la giacca della tuta a pelle indossai un pullover a Vu che mi stava aderente. Sopra a tutto avevo un giaccone d’incerata tre quarti.
Cosi vestito verso le dieci di sera andai alla stazione Termini. Nei bagni mi sfilai la tuta che misi in una busta di plastica. Depositai la busta nelle cassette deposito bagaglio a gettoni e cominciai a girare per la città. Fu una passeggiata eccitantissima. Ripetei l’esperienza qualche tempo dopo. Uscii da casa verso le sei, era gia buio. Andai come al solito alla stazione, dove mi tolsi la tuta. Come dicevo ero in un momento di femminite sfrenata. Non riuscivo a frenarmi. Più mi eccitavo più avevo voglia di fare cose eccitanti. Avevo voglia di osare.
A me piaceva indossare abiti femminili per vedermi donna ma la cosa che più mi piaceva era quella di essere visto da altri. Mi eccitava l’idea che chi mi vedeva dubitasse che indossavo cose femminili. Il giaccone che la prima volta avevo portato sempre chiuso ora lo tenevo sbottonato e svolazzante. Camminando un po’ velocemente si scostava lasciando scoperta tutto il mio corpo fasciato dal maglioncino e dai jeans a pelle. Gli sguardi di quelli che mi notavano mi eccitavano. Quegli sguardi o sorpresi o attoniti o anche sarcastici, invece di farmi vergognare mi eccitavano. Non mi importava cosa pensavano di me, o meglio non mi dispiaceva che dubitassero di me, anzi, la cosa mi eccitava.
Mi faceva piacere che loro pensassero che ero vestito da donna. Più glielo leggevo negli occhi più mi piaceva. Mi venne voglia di entrare in un negozio, era un negozio tipico di quelli intorno alla stazione.
Vendeva di tutto, felpe, magliette, jeans, souvenir, e altra chincaglieria. Il proprietario sui cinquanta mi si avvicino solo dopo un po’ che giravo per il negozio. Stavo toccando una felpa e mi girai verso di lui per chiedergli quanto costava. Lessi nei sui occhi cosa pensava di me e sentii un brivido di eccitazione percorrere il mio corpo. Gli chiesi se potevo provarla. Mi tolsi il giaccone e poi dandogli le spalle mi infilai la felpa. Mentre lo facevo mi faceva impazzire l’idea che lui poteva vedere i miei jeans infilati tra le mie natiche.
Lui mi disse che mi stava bene e nel farlo mi diede del tu. Un tu che mi diede un brivido. Un brivido che divenne pelle d’oca quando lui indicandomi un giubbino di felpa avvitato mi disse che quello pero mi sarebbe stato meglio, quella che indossavo era troppo lunga, l’altra invece arrivava solo poco sotto la vita, ed era a fiori. Io rimasi confuso e stordito e gli risposi che non mi piaceva e farfugliando che sarei ripassato mi allontanai eccitatissimo.
L’uomo del negozio mi aveva consigliato un capo femminile, mi aveva fatto capire che sapeva che mi piaceva vestire da donna. Consigliandomi di indossare qualcosa di meno coprente mi aveva anche detto che quello che si vedeva era piacevole. Ero in estasi. Mi diedi dello stupido per essere scappato cosi. Mi dissi che sarebbe stato eccitantissimo provare quel giubbino. Sarebbe stato come dirgli. “Si mi piace sentirmi femmina”. Lui magari mi avrebbe consigliato qualcosa di ancora più femminile. Mi venne voglia di tornare in quel negozio. Stavo per farlo quando passai d’avanti ad un negozio di biancheria. Fui attratto dalla vetrina. Attraverso la vetrina vidi che non c’era nessun cliente.
La proprietaria, una signora sui quarantacinque, alzo lo sguardo da una rivista e incrociai il suo sguardo. In vetrina erano esposti dei perizomi carinissimi. Erano il mio sogno. Perchè non entrare? Potevo dire che ero forestiero e me l’aveva ordinato mia sorella perchè in paese non ne trovava. Il desiderio di comperare il perizoma era troppo forte. Se la signora ci credeva bene, altrimenti chi se ne importa.
Aprii la porta. Incrociando lo sguardo della donna ogni mio piano andò in fumo. Il suo sguardo complice e il buona sera caldo che mi diede mi fecero scordare tutto. Quando mi chiese cosa desideravo riuscii a bisbigliare che volevo un perizoma come quello nero che stava in vetrina. Lei non mi chiese la misura. Mi guardò e andò verso uno scaffale. La cosa mi diede un brivido. La donna con quel gesto mi diceva che sapeva che era per me. Era inutile che cercassi scusa, ne in quel momento sentii il bisogno di farlo. Al contrario ebbi il desiderio di espormi di più mi avvicinai ad una rastrelliera piena di Body ne presi uno e le chiesi quanto costava. Lei mi disse il prezzo mentre mi mostrava il perizoma. Io le dissi con un filo di voce che andava bene.
Ero al settimo cielo a stare li con quella donna che senza dirmelo apertamente mi trattava come una donna. Volevo prolungare quell’incontro che mi faceva sentire donna. Come se me lo ricordassi solo in quel momento le chiesi se aveva delle calze autoreggenti.
Lei questa volta mi chiese se la terza misura andasse bene, mentre mi fissava come a prendere le misure. Io le dissi di si. Ormai avevo perso ogni freno inibitore. Mi venne la voglia di indossare subito il perizoma e le calze. Cosi mentre stavo per uscire le chiesi se aveva un bagno.
Eccitatissimo mi cambiai mi stava benissimo. Infilai i collant nella busta e uscii con il giaccone sul braccio. Senza più nessuna vergogna mi volevo mostrare al massimo. Lei stava rimettendo a posto il body che io avevo ammirato. Mi chiese se non volevo rifarci un pensierino su quel body cosi carino. Io senza più nessun pudore mi avvicinai e toccando il body le dissi che era bellissimo ma che costava un po’ troppo. A malincuore mi avviai verso l’uscita.
Il giorno dopo ritornato in me rendendomi conto di quanto mi ero esposto e di come avevo perso il controllo di me come per reazione decisi di non lasciarmi più andare. Per parecchio tempo riuscii a stare lontano dai vestiti femminili. Facilitato dal fatto che ero distratto da tanti impegni tra i quali quell’o della scuola guida.
Avevo preso la patente da poco quando mi riprese un’attacco di femminite. Per un po’ resistetti poi una pomeriggio ero a casa solo, cominciò a salire in me la fregola di indossare biancheria sexy ed uscire, avevo una voglia pazza di andare ancora per negozi.
Erano le sei quando uscii dal garage. Mi ero portato la tuta da infilare sopra al rientro perché avrei trovato i miei in casa. Mi avviai verso la stazione. Scesi dalla macchina avvolto in un impermeabile. Mi avviai verso la zona commerciale intorno alla stazione. Per un po’ non ebbi il coraggio di aprire l’impermeabile. Lo feci piano piano, prima socchiudendolo appena. Sotto indossavo i soliti jeans e sopra un pullover a vu di ciniglia celeste. Era freschetto ma io ero eccitatissimo e non lo sentivo. Giravo indeciso in quale negozio entrare quando passai d’avanti ad un vecchio cinema varietà dove ora facevano film a luci rosse. Mi sentii attratto da quel posto.
Senza pensarci entrai, nella sala c’erano pochissime persone. Sullo schermo si stava svolgendo un’orgia pazzesca. Mi sedetti sulle ultime poltrone. Davo uno sguardo al film e uno alla sala. Gli spettatori saranno stati una decina. Tutti molto maturi. Il più giovane avrà avuto una sessantina di anni.
Avevo bisogno di andare in bagno. La toilette era al lato dello schermo all’inizio della sala. L’impermeabile me lo ero tolto e lo tenevo in mano. Mentre percorrevo il corridoi centrale per andare al bagno mi sentivo guardato. Scostata la tenda che portava nel bagno mi ritrovai in uno stanzone sporchissimo, illuminato da un neon spettrale. Sulla destra c’erano tre lavandini malandati con i rubinetti che perdevano, nella parete di fondo vi erano quattro orinatoi ingialliti pieni di mozziconi di sigarette. Sul lato sinistro vi erano tre stanzini con le tazze. Le porte erano tutte scrostate.
Entrai nello stanzino centrale. La tazza era senza copri tazza il fondo tutto ingiallito il bordo della tazza pieno di gocce di urina e riccioloni di peli.. Mentre orinavo lessi un po’ di scritte sulle pareti. Tutte frasi oscene, spesso illustrate da disegni di cazzi. Un ambiente a dir poco lurido, che pero a me eccitava. Mi eccitava lo stesso odore che si sentiva. Un odore acre di orina e sudore stantio.
Quando usci dallo stanzino trovai uno spettatore davanti ad un orinatoio che si giro a guardarmi . Avrà avuto una settantina d’anni, magro e alto, con capelli a spazzola. Nel girarsi non si preoccupo del fatto che gli si vedeva l’uccello. Non potei fare a meno di guardare quell’uccello semi eretto.
Mentre stavo per varcare la tenda che mi riportava in sala, sbucò da essa un altro spettatore. Sui sessanta basso, pelato tracagnotto. Lo feci passare poi tornai in sala rifacendomi tutto il corridoi. Mi accorsi che quasi tutti gli spettatori si erano spostati nelle poltrone lungo il corridoio. Quindi per andare al mio posto passai vicinissimo a loro. Mentre passavo tutti mi squadravano con ostentazione e si giravano per guardarmi da dietro. Mi tremavano le gambe per l’emozione. Quella passerella mi aveva eccitato da morire.
Dopo poco mi alzai di nuovo e tornai al bagno. Volevo ancora una volta essere bombardato dagli sguardi di quei maschi. Una volta nel bagno entrai in uno stanzino. Vi rimasi un paio di minuti che passai leggendo le frasi oscene scritte sui muri. Questa volta vi erano due uomini agli orinatoi molto spostati e girandosi un po’ verso di me potei vedere i loro membri semi eretti. Mi fissavano con ostentazione.
Io andai ad un lavandino a lavarmi le mani sapendo che mi stavo mostrando completamente. Non c’era nulla per asciugarsi per cui tornai in uno stanzino per prendere della carta igienica. Nel mentre entrò un altro uomo che si sbottono la patta prima di arrivare all’orinatoio e si tiro fuori l’uccello davanti a me che stavo sulla porta dello stanzino . Uscii dal bagno sotto lo sguardo pieno di libidine di quei tre uomini. Rifeci la passerella lungo il corridoi lentamente incrociando lo sguardo con quelli che incontravo.
Ero ormai fuori di me, eccitatissimo da tutti quegli occhi che mi guardavano desiderosi. Appena mi fui seduto , vidi uno, seduto poco avanti a me, alzarsi e venirsi a sedere accanto a me. Ebbi un tuffo al cuore. Avrà avuto settanta anni, con la coda degli occhi vedevo che mi guardava. Allargò le gambe e con il ginocchio toccò il mio. Dopo poco sentii la sua mano poggiarsi sul mio ginocchio.
Nelle mie fantasie spesso avevo sognato di essere oggetto di attenzione di un uomo. Adesso questa cosa si stava avverando e mi accorsi di non essere pronto. Il contatto di quella mano mi turbava e mi piaceva moltissimo ma mi prese di sorpresa. Non sapevo come reagire.
Senza sapere perché mi ritrovai in piedi. A passo veloce imboccai l’uscita e uscii dalla sala. Mi ritrovai in strada con il cuore che mi batteva a mille. Eccitatissimo senza sapere cosa fare. Vagai per un po’ come in trance.
Perché non ero rimasto li ad assaporare le attenzioni di quell’uomo?
Me lo domandavo dandomi dello stupido. In fondo lo desideravo. Era inutile nasconderlo. Che stupido ero stato a scappar via, avrei potuto fare un’esperienza eccitantissima. Con quell’uomo mi sarei potuto sentire completamente femmina.
Mentre pensavo queste cose mi ritrovai d’avanti ad un negozio di scarpe. Le scarpe erano un mio cruccio. Mia madre calza il 38 come pure mia zia mentre io il 39. Quando mi vestivo in casa le uniche scarpe femminili che potevo mettere erano i loro zoccoli. Mi stavano un po’ stretti ma riuscivo a metterli.
Avevo una voglia matta di provare un paio di scarpe a tacco alto. Mi ritrovai a rimirare la vetrina come mi era capitato altre volte. Ora pero ero eccitatissimo e pronto ad osare tutto. Mancava poco alla chiusura del negozio. Entrai nel negozio con le gambe che mi tremavano. Mi venne incontro un uomo sulla sessantina, feci una timida finta dicendo che dovevo comperare le scarpe per una cugina che abitava in paese e le necessitava urgentemente un decoltè con tacchi alti.
L’uomo mi chiese se avevo visto qualcosa in vetrina. Da come mi guardava capivo che aveva capito tutto. Gli indicai un paio di scarpe nere con tacco a spillo. Mi chiese che numero volevo e nel farlo diede uno sguardo ai miei piedi. Il provai a fingere ancora dicendogli che mia cugina portava il 39. Lui mi disse che lo immaginava.
Con quella frase voleva farmi capire che sapeva benissimo che erano per me. Sentirmi scoperto invece di farmi vergognare mi fece eccitare di più ed ebbi voglia di espormi ancora di più. Mentre prendeva le scarpe nel retro bottega io scelsi un mocassino che gli mostrai dicendogli che avrei voluto provarlo. Mi chiese il numero.
Provandomi la scarpa lui avrebbe visto che indossavo calze da donna sotto i pantaloni. L’idea mi piaceva da morire. Lui mi provo la scarpa come se niente fosse. Io gli dissi che non mi piacevano come mi stavano. Lui mi disse che avendo lo stesso numero di mia cugina potevo provarmele al posto di mia cugina.
Una cosa stupidissima ma che io feci finta essere un’idea buona. Eccitatissimo mi feci infilare le scarpe. Mi alzai in piedi per provarle e lui mi indico lo specchio dove potevo vedermi. Quel vigliacco stava giocando con me, ma a me piaceva, e cercai di prolungare il gioco. Gli dissi che mia cucina mi aveva chiesto di prendergliele nere o grigie e che ora mi veniva il dubbio che forse grigie sarebbero state meglio.
Lui andò subito a prenderle grigie. Io mi sfilai il giaccone, non avevo più pudore. Quando lui torno mi feci trovare ancora d’avanti allo specchio. Mi sedetti per farmi infilare le altre scarpe. Mentre mi avviavo allo specchio lui mi disse che le scarpe non si apprezzano bene con i pantaloni. Per vedere bene se valorizzano il piede e la gamba bisogna avere il polpaccio scoperto.
Mi venne vicino e prese l’orlo dei pantaloni e lo tirò su a scoprirmi il polpaccio. Senti un brivido di eccitazione percorrere tutto il mio corpo. Mi chiese se mi piacevano. Gli risposi che forse erano meglio le nere. Lui si disse d’accordo. Disse proprio che mi stavano meglio le nere. Con questa frase mi faceva capire ancora di più che sapeva che erano per me.
Io però ero cosi eccitato che volevo sentirmi trattare da lui come una donna. Dallo specchio andai verso la vetrina e gli indicai un altro paio di scarpe. Con tacchi a spillo rosse. Gli dissi che anche quelle potevano andare bene. Lui mi disse che però di quel tipo le aveva solo rosse. Io gli replicai che però erano molto belle. Lui le andò a prendere e mi aiuto a metterle.
Mentre mi guardavo allo specchio mi disse che mi stavano benissimo e aggiunse che la mia gamba comunque valorizzava qualsiasi scarpa. Mi stava facendo un complimento e mi eccitava da morire. Uscito dal negozio mi avviai verso la macchina. Non vedevo l’ora di correre a casa per provarmi le scarpe con una minigonna.
Oggettivamente ero d’effetto. Ho delle belle gambe, ben tornite e depilate, sono molto femminili. Tutto il corpo e molto femminile. Il viso poi è molto delicato. Specialmente a 19 anni , bastava che mi pettinassi i capelli in un certo modo per sembrare una donna anche senza trucco, anche perché ho pochissima barba. Quella sera godetti carezzandomi mentre mi guardavo allo specchio.
Nei giorni a venire mi ritornava sempre alla mente il cinema e l’uomo che aveva provato a pomiciarmi. Nei momenti di lucidità mi dicevo che non potevo abbassarmi a frequentare un posto cosi squallido. In altri momenti l’idea di quel cinema mi faceva impazzire e mi assaliva un desiderio irrefrenabile di tornarci.
Dopo due settimane mi lasciai andare e vi tornai di sera molto tardi. Gli spettatori erano sempre pochi, anche meno della sera precedente. Io ero vestito allo stesso modo. Appena nella sala mi tolsi l’impermeabile.
Senza sedermi mi avviai per il corridoio centrale verso il bagno. Il solito odore forte mi avvolse appena superai la tenda che separava il bagno dalla sala. Mi avviai verso uno stanzino. Più sporco di quanto lo ricordassi. Il pavimento bagnato di urina, sul bordo de Water tra le macchie di orina e riccioloni di peli spiccava uno spruzzo di sperma. Lessi alcune frasi oscene scritte sui muri poi uscii dallo stanzino.
Come prevedevo trovai un uomo d’avanti ad un orinatoio. Un uomo sui sessanta robusto, con la faccia da porco un po’ pelato. Mi guardava mentre con la mano si massaggiava l’uccello che potevo vedere benissimo. Io incrociai il suo sguardo e andai lentamente verso la sala. Andai a sedere nella penultima fila nella quinta poltrona dal corridoi.
Contai altri sei spettatori oltre a me compreso il pelato che era nel bagno. Questi rientrò di li a poco e venne a sedersi sulla prima poltrona della mia fila. Dopo poco un altro spettatore venne a sedersi sulla mia fila, nella prima poltrona esternamente. Questo era alto sui sessantacinque anni.
Ogni volta che mi giravo a guardarli li trovavo che mi fissavano. Mi venne voglia di provocarli. Mi alzai e andai per uscire dalla parte del corridoio. Passai d’avanti al pelato che rimase seduto cosi che con il mio sedere passai d’avanti al suo viso. Mi avviai al bagno, un altro spettatore delle file più avanti si era alzato insieme a me e mi aveva preceduto. Lo trovai d’avanti all’orinatoio, con l’uccello in mano bene in vista.
Era sulla sessantina non molto alto ma in forma e muscoloso. Entrai in uno stanzino mi tremavano le gambe per l’emozione, rimasi li per un paio di minuti prima di uscire. L’uomo era sempre li con l’uccello in mano che mi guardava, io tenni lo sguardo sul suo uccello per qualche secondo prima di lasciare il bagno.
Rientrato in sala andai verso la fila dove ero seduto prima pero dalla parte della parete. Dove c’era l’altro spettatore , lui ritrasse un po’ le ginocchia e io gli passai d’avanti. Andai a sedere nella stessa poltrona di prima.
L’uomo che avevo lasciato in bagno venne a sedersi proprio dietro a me e nel farlo mi urto la testa. Potrei scommetterci che mi aveva urtato con il suo pacco.
Ero circondato Dietro quello a destra a tre poltrone di distanza il pelato e sulla sinistra a cinque poltrone di distanza lo spilungone. Dopo poco questi andò al bagno ma ritorno quasi subito e torno nella mia fila ma invece di sedersi nella poltrona che occupava prima venne a due poltrone da me.
Ora i due uomini mi guardavano massaggiandosi apertamente davanti. Sentii di nuovo premermi dietro la nuca. L’uomo che era seduto dietro di me, si era alzato e prima di uscire dalla fila mi aveva premuto vistosamente con il suo pacco sulla nuca, poi si era venuto sedere sulla nostra fila nella poltrona lasciata dallo spilungone.
Mi alzai di nuovo, usci dalla parte del pelato. Questa volta lui si alzo senza però lasciarmi molto spazio cosi che passandogli d’avanti strusciai le mi natiche sul suo pacco. Ero sempre più eccitato.
Entrai un attimo nei bagni e riuscii subito. Per tornare a sedere nella poltrona che occupavo prima passai d’avanti sia al tipo muscoloso che allo spilungone. Entrambi si alzarono strusciandomi il loro coso sulle natiche mentre passavo.
Intanto il pelato si era spostato accanto alla poltrona che occupavo io per cui mi sedetti proprio accanto a lui. Si stava carezzando il bozzo che aveva tra le gambe. Potevo udire i suo odore. Non era certo un profumo ma in quel momento quell’odore di sudore mi eccitava.
Mi aspettavo che lui avrebbe preso l’iniziativa ma continuava a massaggiarsi tra le gambe. La stessa cosa faceva lo spilungone che era alla mia sinistra. Io ero eccitatissimo ma non volevo essere io a prendere l’iniziativa anche se la voglia di poggiare la mia mano su bozzo che si evidenziava tra le loro gambe era enorme.
Mi alzai un’altra volta e uscii dalla fila passando d’avanti al pelato. Per farmi passare lui si alzo ma non mi lascio molto spazio per passare e quando gli fui d’avanti mi premette forte il suo pacco sulle chiappe tanto che potei sentire quanto lo aveva duro. Intanto un altro spettatore si era alzato, lo trovai in bagno, anche lui davanti all’orinatoio con l’uccello in mano in bella mostra. Era un roscio mingherlino di una sessantina di anni. Io entrai nello stanzino più vicino agli orinatoi e mentre vi andavo guardavo il cazzo che lui si massaggiava lentamente.
Riuscii quasi subito e lui era ancora li. Incrociai un attimo il suo sguardo poi fissai il suo uccello. A dire la verità avevo una gran voglia di prenderlo in mano. Mi lavai le mani poi per asciugarle tornai allo stanzino a prendere un po’ di carta igienica. Mi asciugai le mani guardandolo, poi lentamente mi avviai verso la sala.
Risalii verso il mio posto lungo il corridoio laterale. Il muscoloso sulla prima persona si alzo mentre mi avvicinavo e quando passai lui mi premette forte contro la spalliera della poltrona d’avanti. Io tenevo l’impermeabile con la mano sinistra, lo lasciai cadere per terra sul corridoi mentre sfilavo d’avanti a lui per cui dovetti tornare indietro a raccoglierlo dandogli modo di strusciarmelo sulle chiappe altre due volte.
Lo spilungone si era spostato di poltrona. Ora era sulla poltrona accanto a quella dove ero seduto io. Si alzo per farmi passare. Quando gli passai d’avanti anche lui mi premette forte contro la spalliera. Io per qualche attimo mi soffermai davanti a lui poi mi sedetti.
Poggiai l’impermeabile sulla spalliera della poltrona davanti a me e feci in modo che scivolasse a terra. Mi alzai e piegandomi tutto cercai di prenderlo, ma feci finta di non riuscirci e dovetti uscire dalla fila per raccoglierlo passando davanti al pelato che questa volta mi blocco per qualche attimo per quanto premeva.
Aveva l’uccello durissimo. Lo stesso fece quando, dopo aver raccolto l’impermeabile, ripassai davanti a lui. Per qualche attimo mi ritrovai premuto contro la poltrona davanti, con le mani poggiate sulla spalliera. Sentivo distintamente la sua verga dura premere contro le mie chiappe.
Quando sentii diminuire la pressione, e potei scivolare verso la mia poltrona, sentii la sua mano sulla mia mano destra. Me la strinse e mentre ci sedevamo la portò sul bozzo che aveva tra le gambe. Attraverso la stoffa dei pantaloni sentivo il suo uccello grosso e duro. Lui guido la mia mano aperta a carezzarglielo. Dopo un po’ mi lascio la mano.
Io eccitatissimo continuai a carezzare. Sentii le sue dita aprire la zip della patta. Mi ritrovai il suo uccello duro in mano e cominciai a menarlo.
Era stupendo sentire quel tronco duro e guizzante tra le dita. Pian piano aumentai la forza con cui lo pompavo.
Sentii prendermi anche l’altra mano. Era l’uomo che mi stava a sinistra. Mi porto la mano tra le sue gambe e sentii tra le mie dita un altro uccello. Era meno grosso ma anch’esso duro e cominciando a massaggiarlo sentii che era più lungo. Sentii il pelato mugolare di piacere.
Vinsi la vergogna e mi girai a guardarlo in viso, stava per godere. Dalla tasca aveva tirato fuori un fazzoletto. Io accentuai il ritmo con la mano destra mentre con la sinistra andavo più lentamente. Il pelato stava per sborrare, lo sentivo.
Era stupendo. Il suo cazzo stava scoppiando. Si mise il fazzoletto sulla punta, appena in tempo per raccogliere gli schizzi che sgorgarono dal suo cazzone. Sentii il suo seme impiastricciarmi le dita. Intanto sentivo agitarsi lo spilungone alla mia sinistra e cominciai ad accelerare il ritmo di pompaggio del suo uccello.
Il pelato comincio ad ammosciarsi, lasciai il suo uccello. Mi dedicai all’altro con passione. Aveva l’uccello lunghissimo. Mentre gli facevo la sega lui mi carezzava una coscia. L’uomo sulla mia destra si era ricomposto, si alzo e se ne andò.
Lo spilungone stava arrivando all’orgasmo. Anche lui aveva pronto un fazzoletto, che si mise sulla cappella un attimo prima di sborrare. Era stupendo sentire l’uccello teso pulsare, sentivo il getto di sperma scorrere lungo quel tubo di ciccia e poi colare tra le mie dita. Lo tenni stretto finche non sentii che cominciava ad ammorbidirsi.
Avevo entrambe le mani intrise di sborra. Lascia l’impermeabile sulla poltrona e andai in bagno. Mentre mi stavo lavando le mani vidi entrare l’uomo che era seduto in fondo alla mia fila. Davanti ad un orinatoio apri la patta e tirò fuori il pisellone gia duro. Io andai in uno stanzino a prendere un po’ di carta igienica per asciugarmi le mani, quando mi girai per uscire lo trovai sulla porta dello stanzino con l’uccello in mano.
Io feci un passo in dietro fissando il suo pisellone. Lui entrò e chiuse la porta. Io allungai la mano sul suo cazzone. Cominciai a carezzarlo, prima lentamente poi sempre più forte. Ero in estasi tutto mi inebriava. La situazione in cui mi trovavo, l’ambiente cosi squallido ma nello stesso tempo cosi arrapate.
Lui stese le mani per carezzarmi le natiche io mi misi in posizione per agevolarlo. Ero quello che avevo sempre sognato.
Senza più nessun freno inibitore gli mormorai: -Ti piacciono? –
E lui ormai sull’orlo dell’orgasmo mi fa: – Hai un culo da favola! Frocetto! –
Era quello che mi volevo sentire dire. Misi più passione nel massaggiarglielo e con l’altra mano giocherellavo con le sue palle. Il suo uccello esplose. Getti di sborra si spiaccicarono contro la parete del bagno.
Usci dal bagno inebriato prima che lui si ricomponesse. FINE

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