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copertina racconto erotico

Fitness Club (racconto lesbo)

Sono sudata. Proprio oggi che mi son portata un completino con pantaloni al ginocchio per la palestra, l’impianto di climatizzazione è fuori uso. Appena entrata non ho sentito il solito vociare che mi accoglie sempre: un silenzio rotto solo occasionalmente dal rumore di qualche attrezzo. Niente musica che in genere accompagna lo spinning. niente risate sonore, il silenzio.
Mi reco negli spogliatoi, mi sfilo i sandaletti, mi levo la gonna, la camicetta. Mi sfilo rapidamente il completino in pizzo: è nero con dei fiorellini ricamati, e le mutandine sono trasparenti dietro, mentre sul davanti portano una rosa gialla. Nuda così sento un filo d’aria ed è piacevole. Mi metto le mutandine in microfibra, indosso il top ed i miei pantaloni sportivi. Raccolgo i capelli con un
elastico e apro la porta che immette nella sala degli attrezzi. Non c’è nessuno! Eppure è orario di lezione. Non c’è nemmeno un istruttore od una istruttrice. Allora vado verso l’ingresso, per chiedere che succede; e mentre sto percorrendo il corridoio, da una porta sbuca l’istruttrice di spinning. Mi accoglie con un sorriso e mi dice:
“Claudia! ma che ci fai qui a cuocere?”. Che ci faccio, rispondo io, quando posso vengo sempre in palestra a quest’ora. Mi dice che siccome fa caldo nessuno ha osato muovere nemmeno un dito e che in palestra non c’è nessuno. Eh tante grazie, lo avevo capito da sola!.
Ma di già che ci sono non si può fare qualcosina di leggero leggero?
Magari da non faticare (leggere sudare…) troppo?. Certo, mi dice, potrei usare un po’ gli attrezzi. Conosce molto bene il mio timore di diventare grossa, i miei muscoletti saranno piccoli ma provate a litigare con me e ve ne accorgerete!
Mi dice che anche Chiara (una ragazza che ho conosciuto proprio in palestra) è di la (io non l’ho vista o sentita) e sta usando attrezzi leggeri. Va bè… vado con lei. Ritorno nella sala e non sento niente. Sono tentata di urlare “CHIARAAAAAAAAAA”, salvo essere presa per matta. Così dico un normalissimo “Chiara ci sei??”. Mi risponde con voce ansimante (alla faccia dell’esercizio leggero).
La trovo sdraiata su una panca a fare una serie di addominali: indossa un body bianco, è a piedi scalzi, e i capelli le si appiccicano alla fronte, alle spalle. A vederla mi sembra stanchissima. E a dirvela tutta non mi entusiasma proprio di mettermi a faticare, oggi mi sento così, strana, stanca. Glielo dico e lei con un sorriso affaticato mi chiede perché mai allora mi son fatta viva in palestra! Bella domanda. Vorrei aver una bella risposta per lei, e invece sto zitta. Restiamo così per dei lunghi secondi, nessuna delle due apre bocca: Chiara ha un sesto senso e sa sempre quando non è il caso di fare altre domande. Credo che sia per questo che siamo diventate amiche. Poi mi chiede se ho voglia di aiutarla. Certo, tanto non ho intenzione di fare nulla. E così mi siedo ai suoi piedi e poso le mie mani sulle sue caviglie: gliele devo tenere ferme mentre lei si dimena come una pazza. Tutto subito non ci faccio caso, ma poi mi chiedo come mai non usa gli appositi bloccaggi della panca, o come accidenti si chiamano. Insomma, ci son due protuberanze imbottite, ed ho sempre visto gli altri che ci piazzano sotto le caviglie e si tengono così. Ma a lei non dico nulla e sto zitta, mentre le mie dita scivolano leggermente sulla sua pelle umida.
L’ultima volta che ci siamo viste non indossava un body, o meglio, sopra metteva un paio di pantaloncini. Si è depilata l’inguine (come me) e proprio li il body le disegna una fossetta molto provocante. E con il sudore il bianco diventa un po’ trasparente. Sul ventre, ogni volta che si solleva, il tessuto non appena si stacca ridiventa di un bianco latteo, mentre quando si corica e viene a contatto con il sudore e la pelle il bianco latteo diventa leggermente rosato.
Tiene le mani dietro la nuca, ed ha delle belle braccia. Le ascelle sono perfettamente depilate, un filo di abbronzatura, le spalle ben fatte segnate solo dalle spalline.
Mi accorgo di sentire dell’umido tra le mie cosce, e non solo perché sono sudata.
Quasi non sento che mi chiede di lasciarle libere le caviglie: ero troppo presa ad ammirarla.
Si vuole girare a pancia sotto. La panca è bagnata con il suo sudore, e così prende un asciugamano e le da una passata. Si tampona prima il viso, le braccia, le gambe. E si sdraia. Mi chiede di passarle due pesi per le mani. “Questi?” chiedo io. Glielo porgo. Le chiedo se le devo sempre tenere le caviglie; se ne hai voglia molto volentieri, così fatico meglio, mi dice lei.
Mi vado a risiedere ai suoi piedi, a cavalcioni sulla panca. Le tengo le caviglie fisse alla panca e unite, ma è una parola. Ha molta forza e dopo poco le caviglie si aprono leggermente. Meno male che non volevo faticare: sono stanca e sudata. Quasi non mi accorgo che il suo body è molto sgambato. Oddio ci risiamo… sento umido… cerco di non pensarci, di guardare altrove, ma è più forte di me. Mi sento attratta da lei, dal suo corpo, da quel suo modo di parlare così dolce e educato in ogni circostanza.
Man mano che si muove, che solleva prima le braccia, poi il busto leggermente, il body si “scompone”, e le scende un po’ tra i glutei.
Sono tentana dal chiederle se glielo posso mettere a posto, ma no! non sono mica così sfrontata! ma che mi prende oggi? Lei continua a fare i suoi esercizi. Le chiedo se va bene come le tengo le caviglie.
Benissimo mi risponde. Non resisto, è più forte di me: “Hai il body fuori posto” le dico con tutta la naturalezza che riesco a trovare dentro di me. Cerco di fare la indifferente, come se fosse una cosa che ho notato così, per caso.
“Lo sento” mi dice lei, con quella sua voce dolcissima, e con un tono troppo bello. Credo di aver deglutito, e allora le dico “Sa, te lo metto a posto”. Mi risponde solo con un “Va bene” tra il divertito e il sorpreso, ma sempre dolce. Le lascio andare le caviglie e mi alzo.
Sono di fianco ai suoi fianchi: ha la schiena madida di sudore, e tra i glutei è sudatissima. Il body le è sceso tantissimo. Passo le dita sotto l’elastico, e percorro il perimetro partendo dai fianchi scendendo piano piano verso l’inguine. Lei non mi vede e così avvicino il mio viso al suo corpo e inspiro il profumo della sua pelle. Lascio che le mie dita scorrano sulla pelle e si inzuppino del suo sudore. Le dico che più in giù non riesco a metterglielo a posto.
Sorride, e dice che ci penserà poi lei appena si alza. Sento i capezzoli inturgiditi sotto il top.
Non faccio in tempo a risiedermi sulla panca che lei lascia cadere i pesi, e si gira. Si siede sulla panca e posa un piede sopra, per asciugarsi la gamba. Si guarda e sbotta in un “mai più un body bianco. Tu Claudia sai consigliarmi qualche negozio che venda cose più decenti?” Ma no, cosa dici, le rispondo. Ti sta benone, il bianco con i tuoi capelli castano scuro e la tue pelle leggermente abbronzata secondo me ti sta benone. Si, risponde lei, ma hai visto come diventa quando è sudato? Eh Chiara, vorrei dirti che non ho visto, vorrei recuperare un briciolo della mia decenza, ma non ci riesco. Meno male che non c’è nessuno oggi, prosegue lei. Poi mi fissa con i suoi occhioni da cerbiatta e scoppia in una risata sincera: Claudia, ma sei più sudata te di me! Lo so che sono sudata.
Tra il caldo, lo sforzo di tenerti le caviglie e il turbamento che i tuoi glutei mi hanno provocato mi sento imperlata di sudore da capo a piedi. E mentre le dico queste cose non riesco a distogliere gli occhi da lei. Non posso credere che sia una semplice impiegata, poteva tranquillamente fare la modella e sarebbe tra le più acclamate, tra le più ricercate. Ed invece sgobba tutta la mattina in un part-time che non le basta nemmeno per andarsene di casa. Penso a tutte queste cose e la guardo, anzi la osservo. Ogni volta scorgo qualcosa in lei che non avevo mai notato. E così vedo che si passa le mani sotto le cosce, se le stringe e resta così a parlare. Parliamo per circa 10 minuti: parlo bene con lei, è un po’ la mia confidente.
Forse perché sa capirmi, anche se non sa bene nemmeno lei cosa veramente si deve capire di me stessa.
Non glielo avevo detto mai di essere attratta dalle donne, di essere lesbica. Non ne avevo avuto il coraggio. Ma oggi si, voglio che lo sappia. Sono sempre stata sincera almeno con le amiche, e anche lei deve saperlo. Per me è una amica vera, e spero di esserlo per lei.
Mentre mi allaccio una scarpa, con gli occhi un po’ impauriti le dico con un filo di voce di essere lesbica. Non oso guardarla in viso, non voglio turbarla oltre, non voglio che si senta in obbligo di sorridere, di dire una cosa carina nei miei confronti. La voglio lasciare “da sola” a pensare quello che vuole di me. I secondi di silenzio si fanno lunghi, sento appena il mio respiro, non sento nulla di lei. Ad un certo punto trovo il coraggio e alzo gli occhi sul suo viso: la sua espressione è perplessa, se ne accorge e sorride lievemente. Non so se prenderla bene o male. Le sue labbra si schiudono in un sorriso sincero mentre sussurra: “Non ti è costata molta fatica aggiustarmi il body” e mentre lo dice mi strizza leggermente la mano con la sua. Ecco: mi ha spiazzata. Non so che dire. E come al solito quando mi procura imbarazzo è lei che porta tutto nella norma. “Spero tu non ti vergogni!” mi dice ascoltando solo il mio silenzio. “No, solo non so mai la gente che pensa” le rispondo. Mi dice che la gente pensa troppo a volte, e troppe volte pensa sempre ai fatti degli altri e poco ai proprio. Il suo modo gentile per mandare al diavolo le persone. Come se non lo sapessi anche io.
La guardo dritta negli occhi, e le sussurro: “Chiara, te lo avrei sfilato il body” e mentre lo dico già me ne pento. Ho la pelle d’oca (e se qualcuna dice che è la mia naturale GRRRRRRRRR). Devo essere diventata rossa. Di tutti i colori. Perché lei sta ridendo come una pazza. Poi all’improvviso resta zitta. Si fa seria. Si guarda i piedi scalzi, le gambe. Si aggiusta i capelli. Mi sento nuovamente a disagio. Sento che sta per dire qualcosa di importante, e come ogni volta che apre bocca, non lo fa per dire sciocchezze.
Mi guarda di nuovo, il suo viso dolcemente sorridente nel suo insieme. “Prima o poi dovrò sfilarlo il body, la doccia mica la faccio così. In genere sono nuda sotto l’acqua”. Oddio. Il mio disagio cresce. Lei si alza, mi prende per mano e si avvia con passo deciso negli spogliatoi. Io la seguo. In silenzio. Chiude la porta dietro di noi. L’aria negli spogliatoi è più fresca, e gradevole.
Specialmente oggi che non c’è nessuna. Lei è rimasta in silenzio da quando ci siamo alzate dalla panca. Ha preso l’accappatoio e un asciugamano in spugna. Io l’ho imitata, non so più che fare, sembro diventata scema all’improvviso. Mi siedo a rovistare nella mia sacca alla ricerca del doccia schiuma. Non riesco a trovarlo, eppure sono sicura di averlo preso. Sento una mano sul mio braccio, una mano che mi invita ad alzarmi: è lei. Si è sfilata il body, e quasi incredula guardo dietro le sue gambe: giace sul pavimento. Mi sfilo il top, mi aiuta a togliere i pantaloni. Ci dimentichiamo entrambe che era meglio togliere le scarpe prima. Mi ritrovo seduta per terra con i pantaloni intrisi di sudore e arrotolati ai polpacci, con le sue mani che mi sfilano le scarpe senza slacciarle. Si incammina verso le docce. Le dico di aspettare, ho ancora le mutandine. Non mi lascia la mano, me le sfilo con una sola.
Entriamo nella prima doccia. Apre l’acqua e la regola sul caldo. Mi spinge delicata contro le piastrelle. Il freddo improvviso mi procura brividi sulla schiena. E non solo per quello sono percorsa da brividi. Oddio e se Mari lo viene a sapere? Che sto facendo? Che stronza che sono. Sento le sue mani che mi bloccano dolcemente. Che mi levano l’elastico. I miei capelli ricadono sulle spalle. Una sua gamba si insinua tra le mie e mentre le sue labbra rapiscono le mie sento la sua coscia che struscia sul mio inguine. Le sue labbra giocano a lungo con la mia lingua, mentre con le mani mi stringe le guance. Le mie braccia sono abbandonate lungo i miei fianchi. Sento le sue che piano piano scendono lungo le mie braccia. Mi stringe le mani e le posa sui suoi fianchi. Le sue risalgono sul mio corpo. Mi accarezza delicata il fianco e con la punta delle dita titilla un capezzolo mentre preme piano piano il suo seno al mio. Prendo coraggio. Le mie mani iniziano ad accarezzarle la schiena. Salgono fino alle sue spalle per ridiscendere giù giù. Oso. Le passo un dito tra i glutei premendo leggermente. La sento gemere, e sento le sua labbra stringersi sulle mie, la sua lingua vogliosa cercare la mia.
Le mie mani le avvolgono i glutei. Mi stacco dalle piastrelle. Le allargo leggermente i glutei mentre la attiro contro di me. Lei fa altrettanto con me. Sono eccitata. E glielo dico. Anche lei me lo dice. Si stacca da me. La lascio andare. Si mette con la schiena contro il muro irrorato dalla doccia e mi abbraccia da dietro. Sento i suoi capezzoli contro la mia schiena. La sua bocca che bacia il mio collo. Le sue mani sono ora sul mio ventre ora sul seno. Mi sta tirando un capezzolo, lo stringe tra le dita e lo tira fino a che non mi sente gemere. Con l’altra mano mi sta invitando a divaricare le gambe mentre con le labbra cerca di nuovo le mie. Sento il suo dito che percorre le mie labbrette, mi sussurra in orecchio “ti desidero”.
Le prendo la mano, intreccio le mie dita con le sue e mi lascio accarezzare. Senza muovere la mano da li, con le dita che giochicchiano con il mio inguine si china, mi bacia le schiena, mi bacia i glutei. Con la mano libera divarica i miei glutei e lascia che la lingua affonda fino a sfiorare la pelle delicata. D’un tratto non la sento più su di me. Si inginocchia davanti a me. Mi sta leccando il bottoncino. Lo ha stretto con due dita e avvolgo con le labbra. E con le dita mi penetra. Non riesco a fare altro che accarezzarle la testa, i capelli bagnati. Mi sento eccitata. Molto.
Lei si sta accarezzando l’inguine. Vorrei farlo io. Ma non ha intenzione di lasciarmi andare. Adesso sento la sua lingua che sprofonda nel mio corpo. La sento premere con il viso, mentre con la mano mi accarezza le gambe. Mi scappa la pipì, ma non voglio andare via! No, mi scappa proprio. Glielo dico. Accucciati qui mi dice, l’acqua laverà via. Lei si alza, in due accucciate nella doccia non ci stiamo. Mi accuccio e lei si mette alle mie spalle, in piedi. Mi prende per le spalle e mi preme contro le sue gambe. La mia nuca contro il suo inguine. Sento dai movimenti che continua ad accarezzarsi da sola. I nostri piedi sono circondati da acqua e pipì.
Mi passo una mano tra le cosce per darmi una lavata. Sento che sono bagnata, la pelle appiccicaticcia. Mi giro restando accucciata. Lei mi spinge contro la parete e si lascia scivolare lungo il muro, accucciandosi a sua volta. Siamo strette strette. Mi bacia, mi accarezza il seno. Mi sussurra in un orecchio che anche lei deve fare la pipì. E mentre sento l’odore pungente mi bacia a lungo..
..
.. oh mammamia!!! Lo senti anche tu?? Uno scampanellio. Deve essere l’allarme antincendio!! Oddio che ne so… non ne ho mai sentito uno prima d’ora! Si si deve esserci un incendio nello stabile!!!…
..
.. brutta stronzettina di una sveglia maledetta! Ma proprio adesso dovevi metterti a suonare? Uffaaaaaaaa e quando mi ricapita un sogno così!
Va bè.. lo so da me che devo alzarmi. Ma sai bene anche tu che per quanto presto mi svegli poi sono troppo brava a far tardi. Va bè va bè… ho capito… toh non rompere più. Mi sono alzata dal letto. E non ti dirò mai che il mio pigiamino corto era piacevolmente umidino li… li dove? A te brutta svegliaccia non lo dirò mai!

FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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