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Il bagno pubblico

Erano molti anni che non tornavo nella mia città, ed ero eccitato al pensiero di rivedere i luoghi della mia giovinezza. Mentre mi lasciavo cullare dal dondolio del treno, tenevo gli occhi chiusi, e ricordavo le vie, le piazze, gli amici dell’infanzia, i primi flirt con le compagne di scuola. Con gli occhi della memoria, rivivevo i bei momenti irrimediabilmente perduti.
Abitavamo in una casa popolare, senza servizi. Non essendoci bagno, ci lavavamo in cucina, usando una tinozza di ferro zincato, la stessa che serviva per il bucato. Solo quando fui giovinotto presi ad andare, una volta la settimana, in un bagno pubblico vicino la stazione.

Quando il treno rallentò nei pressi della stazione, mi venne il desiderio di andare a vedere se il bagno pubblico c’era ancora. Erano solo pochi passi, e li percorsi con il timore di vedere che il bagno non c’era più; del resto me l’aspettavo, non potevo certo pretendere che nulla fosse cambiato, anzi, mi era stato detto che la città aveva avuto una trasformazione che aveva dell’incredibile; tuttavia volevo almeno vedere che n’era stato del locale che ospitava il bagno pubblico. Invece, percorsi pochi metri sotto i portici, eccolo! Il bagno era ancora lì: stessa porta a vetri, forse un po’ più grande di come la ricordavo, ma sempre nello stesso posto. Mi avvicinai: sulla porta c’era un’insegna che diceva: SAUNA. Ero accaldato, ed una sauna non era certo quello che mi ci voleva, ma non resistetti alla tentazione, ed entrai: potevo sempre farmi una doccia e rinfrescarmi un po’; dopo il viaggio mi avrebbe fatto bene. Nell’ingresso c’era una piccola ricezione; dietro il banco, un uomo con il camice bianco. Sorridendo mi chiese se conoscessi già il posto; io risposi di si, senza specificare che la mia conoscenza si riferiva a molti anni prima, quando da noi non si sapeva nemmeno cosa fossero le saune. Pagai quello che mi chiese, presi il lenzuolo da bagno,  l’asciugamani, una chiave d’armadietto numerata e le ciabatte di plastica, che egli mi consegnò, ed entrai dalla porta che immaginai introducesse alla sauna. Nell’aprire la porta si sentì suonare un campanello; fatti due metri nel corridoio che si dipartiva dalla porta, vidi, sulla destra, una stanza illuminata con due lunghe panche di legno e, tutt’attorno, degli armadietti di ferro. Cercai l’armadietto con il numero corrispondente alla chiave che mi era stata data; l’aprii e mi spogliai.

Era mattina, e la sauna era stata aperta da pochi minuti quando io entrai, perciò ero il primo cliente, ed ero solo. Misi le mie cose nell’armadietto e lo chiusi a chiave; questa era attaccata ad un braccialetto di plastica, che mi allacciai al polso, quindi uscii dallo spogliatoio. Di fronte vidi un locale per doccia parzialmente chiuso da una tenda di plastica, entrai e vidi che era una doccia a più posti. Aprii uno dei rubinetti e mi feci una rapida doccia, quindi uscii di nuovo nel corridoio. Fatti altri due metri, mi trovai in una saletta con divani e poltrone foderati di similpelle; in un canto, un tavolino con delle riviste. A destra ed a sinistra, arrivando, c’erano due varchi senza porte; m’inoltrai in quello di sinistra e mi trovai in un locale poco illuminato. Di fronte a me c’era una porta che dava in una stanza quasi completamente buia, a sinistra un’altra doccia con, di fronte, finalmente, la sauna. Non era grandissima, ma c’era spazio per una diecina di persone. Non era ancora calda, perciò volli fare una visita agli altri locali, nell’attesa che si riscaldasse. Guardai dentro la stanza buia e, dopo pochi secondi, cominciai a distinguere i particolari: era lunga forse quattro metri e, a destra ed a sinistra entrando, c’erano dei tavolati, come dei grandi letti, ricoperti da due grandi materassi sottili, foderati di similpelle, che occupavano entrambe le pareti. Immaginai che si trattasse del locale per il relax, e che la luce non fosse stata accesa per dimenticanza, giacché non c’era ancora nessuno, a parte me.
Visitai le altre parti del locale e vidi ancora sale da relax, più piccole della prima; anzi, mi parve che potessero ospitare una sola persona. C’erano anche altre docce ed una saletta, illuminata, con la televisione accesa. Insomma, una sauna come tante.
Tornai nella sauna e, vedendo che si era riscaldata, entrai. Stesi il mio lenzuolo da bagno, e mi sdraiai nudo sulla panca più alta.

Ero lì da pochi minuti che si aprì la porta ed entrò un giovane; stese il suo lenzuolo sulla panca mediana, proprio sotto di me, e si sdraiò.
Lo guardai: era un giovane di forse trent’anni, snello, non alto, ma ben fatto. Il suo pene pur essendo in stato di riposo, mi parve che avesse un principio d’erezione; non ci feci troppo caso, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo. Lui non sembrava badare a me, e non cercava di nascondere il suo sesso, che ora era ostentatamente eretto. Erano ormai passati dieci minuti da quando ero entrato, perciò uscii, coprendo il mio sesso con l’asciugamani mentre passavo davanti al giovane. Feci una doccia fredda, mi asciugai ed andai nella sala buia. Cercai l’interruttore della luce ma, non avendolo trovato, stesi il mio lenzuolo ugualmente e mi sdraiai. Dopo pochi minuti mi accorsi che, in realtà, la luce c’era, ma si trattava di una lucina debolissima, che permetteva di vedere a malapena i contorni delle cose solo dopo che gli occhi s’erano abituati al buio. Poco dopo anche il giovane entrò, stese il suo lenzuolo vicino a me, tanto che pensai che non mi avesse visto, e si sdraiò. Forse lui non mi vedeva ancora bene, ma io notai che aveva una grossa erezione. Trovarmi vicino ad un giovane eccitato sessualmente, mi ricordava alcuni episodi della mia prima giovinezza, quando fra compagni ci si masturbava senza vergogna. Qualche volta, anzi, avevo anche preso in mano il pene di un mio amico e l’avevo masturbato, mentre lui masturbava me. Questi ricordi mi eccitarono.
Passarono altri minuti, e già stavo pensando di tornare nella sauna per una seconda sudata, quando entrò un altro uomo di mezz’età; ora i miei occhi s’erano abituati all’oscurità e ci vedevo abbastanza bene. Si sdraiò anche lui accanto a noi lasciando il giovane in mezzo. Rinunciai ad andarmene!
Fingevo indifferenza, ma li guardavo di sottecchi. Non passò molto che il nuovo venuto cominciò ad accarezzare il mio vicino e gli prese il membro eretto in mano, poi si abbassò e glielo prese in bocca. Il giovane non si scompose e lo lasciò fare. Dopo poco, l’uomo lasciò il cazzo che stava succhiando, ed andò a sussurrare qualche parola all’orecchio del giovane. Non riuscii ad udire ciò che disse, ma mi fu chiaro poco dopo. Si abbracciarono e si baciarono per alcuni minuti, toccandosi ed accarezzandosi, senza assolutamente badare a me, che ora mi ero sollevato e guardavo la scena eccitato. L’uomo maturo, ad un certo punto, si voltò, sollevandosi sulle ginocchia ed alzando il sedere. Pensai che volesse farsi penetrare, ma il giovane gli andò dietro, e gli leccò l’ano; poi gli infilò un dito, quindi due o tre; infine lo fece voltare e porsi supino, gli alzò le gambe, se le mise sulle spalle e lo penetrò in quella posizione, come se stesse penetrando una donna. Sentii l’uomo mormorare: “Che bello! Sei stupendo, mi stai riempiendo tutto, mi sento una puttana. Dai! Dai! Scopami forte, fammi morire”. Era una scena sconvolgente.
Intanto, senza che me ne fossi accorto, tanto ero preso dalla scena, erano entrate altre tre persone, che s’erano fermate vicino a noi e guardavano i due amanti.
Sentii una mano che mi sfiorava una coscia: lasciai fare! Lentamente la mano, che ora avevo visto appartenere ad un uomo sui quaranta, si avvicinò al mio pene, ormai eretto e duro come il ferro, e lo afferrò; poi egli si abbassò su di me e me lo prese in bocca. Fu in quel momento che sentii il gemito di godimento del giovane che, accanto a noi, stava sodomizzando il suo amante. Subito estrasse il cazzo, e se ne andò senza dire una parola. L’altro rimase lì con gli occhi chiusi. Dopo pochi minuti il mio fellatore, evidentemente alla ricerca di altre emozioni, mi lasciò e se ne andò. L’uomo che si era appena fatto sodomizzare, aveva preso in mano il suo pene e lo accarezzava lentamente; nel muoversi, mi toccò lievemente; io non mi mossi, e lui mi sfiorò di nuovo il fianco e, questa volta, incrementò impercettibilmente la pressione su di me; evidentemente lo stava facendo con intenzione. A questo punto non potevo più fingere di non aver notato i suoi movimenti, e, vincendo il turbamento che si era impossessato di me, lo sfiorai a mia volta. Lui allungò la mano fino a raggiungere il mio membro, lo impugnò e sussurrò: “Che bel cazzo hai”. Quasi che ad agire non fossi io, ma un altro fuori di me, impugnai il suo, che era molto grosso, e risposi: “Il tuo è meglio”. Lui si avvicinò fino a far aderire il suo corpo al mio, si abbassò su di me, in posizione di sessantanove, e mi prese il cazzo in bocca; io gli ricambiai il favore. Non mi rendevo conto di quello che stavo facendo, ma mi piaceva! Mi piaceva sentire quel grosso cazzo che mi penetrava in gola, provocandomi, a volte, dei conati di vomito, ma dandomi delle sensazioni mai provate. Mi piaceva succhiarlo, sentire il grosso glande riempirmi la bocca, sentire l’asta pulsare. Mi accorsi che stava per godere e lo trattenni, per timore che uscisse dalla mia bocca, lui spinse e godette con un gemito, riempiendomi la bocca di sperma acre e denso. Al colmo della libidine, inghiottii tutto. Appena ebbe goduto, l’uomo si alzò e mi lasciò senza una parola.
Ero sconcertato. Avevo assistito ad una sodomizzazione che mi aveva eccitato moltissimo, ero stato oggetto di fellazione e, a mia volta avevo fatto godere un uomo con la bocca, ma ero rimasto insoddisfatto. Non volevo masturbarmi; perciò tornai nella sauna.

Questa volta c’erano sei uomini, tutti di mezza età, salvo un giovanissimo sui venti anni. Andai a sdraiarmi sulla panca più alta, già occupata per metà da un uomo di forse quaranta anni, che aveva i piedi rivolti verso di me. La panca era abbastanza lunga, ma i miei piedi sfioravano i suoi. Mi guardai attorno e notai, sotto di me, sulla panca mediana, un uomo sdraiato che faceva penzolare il braccio verso la panca sottostante, dove stava seduto il ragazzo giovane, sfiorandogli, a tratti, come casualmente, la coscia. Il giovane pareva indifferente, ma aveva un principio di erezione e l’uomo, di tanto in tanto, gli sfiorava il membro. Ero eccitatissimo ed avevo voglia di godere.
Sentii qualche cosa sfiorarmi il piede: era il piede dell’altro occupante della panca. Dapprima pensai che si trattasse di un caso ma, poiché il fatto si ripetè più volte, reagii sfiorando il suo piede  a mia volta. Ora ci stavamo apertamente toccando vicendevolmente i piedi. Lui mi guardò e mi fece cenno di uscire. Accettai l’invito. Era un bell’uomo, con un arnese di rispettabili dimensioni, sia pure in posizione di riposo. Andammo nella sala illuminata; ci sedemmo sul divano, fasciandoci i fianchi con il lenzuolo, e ci presentammo: si chiamava Felice. Mi chiese se era la prima volta che venivo in quella sauna, ed io risposi affermativamente. Poi, a mia volta, gli chiesi se i clienti fossero tutti omosessuali; lui sorrise e rispose:”Forse la maggior parte sono bisex, come me per esempio, ma certo nessuno è contrario all’omosessualità”. Era una persona intelligente, e conversammo un po’ piacevolmente. Dopo poco, arrivò un altro signore, che Felice evidentemente conosceva, che si aggiunse alla conversazione. Erano entrambi persone distinte, tutt’altro che volgari, e mi piaceva parlare con loro. Dopo una ventina di minuti, i due, quasi fossero già d’accordo, mi invitarono ad unirmi a loro nella sala buia: accettai con piacere. Ci sdraiammo vicini e, subito, presero a baciarsi sulla bocca e ad accarezzarsi. Uno dei due allungò una mano e mi prese il membro. L’altro si era sdraiato supino e Felice, che mi stava masturbando, si abbassò su di lui e gli prese il cazzo in bocca, senza lasciare il mio.
Volevo partecipare più attivamente, perciò abbassai a mia volta il capo e presi in bocca il cazzo di Felice, che fu costretto a lasciare la presa del mio membro. Fu a quel punto che mi sentii toccare dietro; mi voltai e vidi il giovane ragazzo, che avevo visto nella sauna, che mi stava accarezzando le natiche. Allungai una mano e sentii il suo bastone durissimo, anche se non enorme. Desideravo essere penetrato e sporsi il sedere verso di lui, rimanendo su di un fianco. Lui capì che accettavo la sua tacita proposta, e cominciò a leccarmi l’ano. Intanto avevo ripreso il pompino a Felice che, a sua volta stava succhiando il suo amico. Era una situazione oltremodo eccitante, non avrei mai pensato di provare tante sensazioni contemporaneamente!
Il giovane m’introdusse un dito nell’ano, procurandomi un piacere grandissimo, ma volevo di più. Dopo poco me ne introdusse due, poi tre, facendomi un po’ male, ma sopportai. Infine tolse le dita, mi leccò ancora un po’ il buco dilatato, poi mi puntò il cazzo e prese a spingere: entrò tanto facilmente che mi stupii. Era una sensazione meravigliosa: avrei voluto che non finisse mai; finalmente mi pareva di essere una donna posseduta da un maschio. Mentre mi inculava, il ragazzo mi masturbava dolcemente, ed io continuavo il mio pompino. Il primo a godere fu l’amico di Felice, ma rimase a guardare la sodomizzazione. Il ragazzo stava per godere anche lui; me ne accorsi dall’accelerazione che aveva preso il suo va e vieni nel mio culo. Felice godette nella mia bocca, ed io ne bevvi tutto lo sperma, ma volevo sentirmi un cazzo in bocca mentre godevo, quindi lo trattenni; lui mi accontentò, si voltò, tolse la mano del ragazzo che mi stava masturbando, e mi prese il cazzo in bocca. Il giovane godette nelle mie viscere, ed io lo seguii con un getto di sperma nella bocca di Felice.

Fu un’esperienza indimenticabile. Quando uscii, presi la mia valigia, che avevo lasciato in deposito dal gestore della sauna, e mi avviai verso l’albergo poco lontano.
Ora ero pienamente cosciente della mia bisessualità, e capivo perché spesso fantasticavo di un uomo che penetrava mia moglie alla mia presenza. In realtà ero io che volevo essere posseduto da un maschio, e mia moglie, nel mio subconscio, prendeva il mio posto.

FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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Un commento

  1. bellissima questo racconto penso vissuto molto eccitante e scritto dettagliatamente benissimo in ogni sua forma molto particolare, non sono mai andato in una sauna spero di avere coraggio e avere una bella avventura come questa letta

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